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Miky e la prima volta in un Club Privè
L’appartamento di Milano sembra quasi troppo silenzioso, ma è un silenzio carico di elettricità. State per fare qualcosa che non avete mai fatto da soli: varcare la soglia di un club privè.
Miky è davanti allo specchio della camera da letto. La luce delle abat-jour è calda, riflette la sua figura con una precisione che quasi intimidisce. Ha scelto un abito nero a tubino, di una seta così pesante da sembrare scolpita, lungo fin sotto il ginocchio. Davanti è castigato, con uno scollo a barchetta che esalta il collo lungo, ma la schiena è completamente nuda fino alla base della colonna vertebrale. Si volta verso di te mentre allaccia un sandalo dal tacco vertiginoso."Marco... sei sicuro?" sussurra. C'è una punta di esitazione nella sua voce, un riflesso della Michela "borghese" che ancora lotta con la predatrice vista sul lago. "Non sono mai stata in un posto del genere. Cosa penseranno? Cosa ci chiederanno di fare?" Mentre parla, si sistema il vestito e, per un istante, la seta scivola rivelando il contrasto che avevi chiesto: sotto quel rigore esteriore, il pizzo nero di una brasiliana finissima e un reggiseno a balconcino che sostiene il suo seno maturo con una malizia che solo tu conosci. È il suo segreto, la sua armatura trasgressiva.
Tu la guardi e senti quel misto di protezione e voglia di vederla esposta. Le tue mani tremano leggermente mentre ti sistemi la camicia. Il dubbio è normale: è il confine tra il desiderio e la realtà.
"Andremo lì solo per guardare, se è quello che vuoi," le dici, ma entrambi sapete che è una bugia. Il navigatore segna la destinazione. Un portone di ferro anonimo, nessuna insegna luminosa, solo un piccolo citofono e una telecamera che vi osserva. L'aria di Milano è umida. Miky ti stringe il braccio con forza. La sua mano è fredda."Ho il cuore a mille," confessa mentre vi avvicinate al citofono. "Mi sento come se stessi andando al patibolo... o a un’incoronazione." Il portone scatta con un ronzio metallico. Oltre la soglia, un corridoio buio illuminato da candele profumate porta a una reception di velluto rosso dove un uomo imponente, in completo scuro, vi accoglie con un cenno del capo professionale e distaccato. "Buonasera. Benvenuti. È la vostra prima volta?"
L’uomo alla reception sorride in modo cordiale, un sorriso addestrato a mettere a proprio agio chiunque. Il contrasto tra la sua formalità e l'idea di ciò che accade oltre quelle porte rende l'aria quasi densa, difficile da respirare. Tu senti il braccio di Miky che preme contro il tuo; è una pressione costante, un modo silenzioso per chiederti protezione. Ti schiarisci la voce, cercando di dominare quel leggero tremolio che senti fin nello stomaco. "Guardi, rispondo con sincerità... sì, è la nostra prima volta," dici all'uomo, cercando il suo sguardo. "Sa com'è... siamo un poco indecisi. Non sappiamo bene come muoverci o cosa aspettarci, vorremmo fare le cose con estrema calma."
Miky scocca un'occhiata grata verso di te, visibilmente sollevata dal fatto che tu abbia dato voce ai suoi stessi dubbi. L’uomo fa un cenno rassicurante con la mano.
"È normalissimo, signore. Molte delle nostre coppie più affezionate hanno iniziato esattamente così. Qui la parola d'ordine è rispetto. Non dovete fare nulla che non vi sentiate di fare. Potete anche solo sedervi al bar, bere un drink e restare a guardare. Siete voi i padroni assoluti del vostro tempo."
Mentre parla, porge a Miky una chiave magnetica legata a un braccialetto di seta nera. Lei lo prende con dita leggermente tremanti, facendolo scivolare sul polso. "Se volete," prosegue lui con tono pacato, "potete andare negli spogliatoi a lasciare i soprabiti. Oppure, se preferite, potete entrare così come siete per dare un'occhiata veloce alla sala principale senza sentirvi troppo... esposti." Miky ti si stringe ancora più addosso. "Marco," sussurra avvicinando le labbra al tuo orecchio, "forse è meglio se andiamo nello spogliatoio. Ho bisogno di un momento solo io e te, lontano da sguardi esterni, prima di... prima di uscire allo scoperto." Accompagni Michela verso la zona degli spogliatoi. È un corridoio silenzioso, moquettato, dove il rumore dei suoi tacchi viene assorbito completamente, rendendo l'atmosfera ancora più ovattata e irreale. Trovate la vostra cabina privata; è piccola, accogliente, con un grande specchio a tutta parete e una panca di pelle nera.
Miky entra e si chiude la porta alle spalle, emettendo un lungo sospiro. Si appoggia alla porta per un istante, chiudendo gli occhi. "Dio, Marco... il cuore mi batte così forte che mi sembra di averlo in gola," dice con un sorriso nervoso.
Si stacca dalla porta e si posiziona davanti allo specchio. Inizia a sbottonare lentamente il cappotto, ma le sue dita sembrano quasi impacciate, tradendo l'emozione. Ti guarda attraverso il riflesso. "Mi aiuti tu? Mi tremano le mani." Ti posizioni dietro di lei. Le tue mani scivolano sulle sue spalle per sfilare il cappotto. Man mano che il tessuto scivola via ed emerge la schiena nuda di Miky, la pelle ambrata e vellutata che contrasta con il nero profondo del vestito di seta. Sotto il tubino, vedi il sottile laccio di pizzo della brasiliana che risale leggermente sui fianchi, un dettaglio che avevate scelto insieme e che ora, in questa stanza, sembra un invito silenzioso.
Lei resta immobile, osservando le tue mani che accarezzano la sua pelle nuda mentre adagi il cappotto sulla panca. "Così mi sento... indifesa," sussurra, mentre si sistema i capelli castani spostandoli su una spalla per lasciare il collo libero. "Tutti quelli là fuori mi vedranno così. Saprai che sotto questo vestito c'è solo il pizzo che piace a te... e che sono qui solo perché tu mi ci hai portata." Si volta lentamente tra le tue braccia, restando vicinissima. Il profumo del suo corpo, mescolato alla fragranza che si è messa prima di uscire, ti riempie le narici.
"Sembriamo due ragazzini al primo appuntamento," ridacchia piano, ma i suoi occhi sono lucidi e fissi nei tuoi, carichi di una sfida sensuale che sta prendendo il posto della paura. "Cosa facciamo adesso? Usciamo subito o.…o abbiamo bisogno di un altro minuto qui dentro, al sicuro?"
Ti avvicini ancora di più, annullando ogni spazio tra i vostri corpi. Le tue braccia la avvolgono con decisione, una mano che si posa sulla sua schiena nuda, sentendo il calore elettrico della sua pelle, e l'altra che le accarezza la nuca, affondando tra i capelli.
La stringi forte, quasi a volerle trasmettere la tua stessa scarica di adrenalina. Miky abbandona la testa sulla tua spalla per un istante, lasciando andare un respiro profondo che le scuote il petto. Senti il suo cuore battere all'impazzata contro il tuo. "Sei bellissima, Miky," le sussurri all'orecchio, con voce calda e ferma. "In questo momento sei la donna più elegante e desiderabile che abbia mai varcato quella soglia. Non devi avere paura di nulla, perché io sono con te e non ti perdo di vista un secondo." Lei solleva lo sguardo verso di te, i suoi occhi cercano conferme e le trovano nella tua determinazione. Allora ti chini e la baci. È un bacio lungo, profondo, che sa di complicità e di quel segreto che portate sotto i vestiti. È il bacio che le serve per trasformare l'ansia in audacia: senti che le sue labbra, prima contratte, ora si schiudono e rispondono con un’urgenza nuova. Quando vi staccate, lei ha un piccolo rossore sulle guance e lo sguardo più lucido. Si sistema il vestito sui fianchi con un gesto lento, quasi rituale, assicurandosi che la seta segua perfettamente le curve esaltate dalla brasiliana di pizzo. "Ok," dice con un filo di voce, raddrizzando la schiena e assumendo quella postura regale che la rende irresistibile. "Ok, Marco. Sono pronta. Portami dentro."
Uscite dalla cabina. Il corridoio ora sembra meno minaccioso. Vi avvicinate alla porta a vetri oscurati che conduce alla sala principale. Senti il battito profondo dei bassi di una musica lounge che vibra sotto i piedi.
Varchi la soglia e le luci cambiano: un soffuso blu notte misto a riflessi dorati. L'ambiente è lussuoso, divani di velluto scuro circolari, piccoli tavoli con candele e un bancone del bar in marmo nero che domina la scena. C'è gente, ma non troppa. Qualche coppia sussurra negli angoli, alcuni uomini sono in piedi al bar, e i loro sguardi, inevitabilmente, si posano su di voi non appena entrate. Miky ti stringe il braccio, ma stavolta non è un segno di fuga. È il gesto di chi sta iniziando a godersi l'effetto che fa. Ti dirigi verso il bar con passo calmo, trascinando Miky nel cuore pulsante del locale. Il bancone di marmo nero riflette le luci soffuse e le silhouette degli altri ospiti. È il palcoscenico perfetto: mentre avanzate, senti gli sguardi degli uomini al bancone scivolare su di voi, attirati dal portamento di Michela e dal contrasto tra la sua eleganza composta e l'evidente sensualità di quell'abito che lascia scoperta la schiena.
Vi accomodate su due sgabelli alti di pelle. Lei si siede con grazia, incrociando le gambe e lasciando che il tubino si sollevi appena, quanto basta per mostrare la linea perfetta dei suoi sandali. Si aggrappa al bordo del bancone, le nocche leggermente bianche, mentre evita di guardarsi intorno troppo direttamente.
"Due gin-tonic, per favore," ordini al barman, che vi accoglie con un cenno professionale, abituato a quella miscela di curiosità e tensione che emanano le coppie nuove.
Miky ti guarda, il riflesso dei bicchieri brilla nei suoi occhi. "Sento gli occhi di tutti addosso, Marco," sussurra, avvicinandosi a te mentre il barman prepara i drink. "È una sensazione strana... mi fa sentire nuda, ma in un modo diverso rispetto al lago. Qui è tutto più... sottile."
Proprio in quel momento, un uomo poco lontano al bancone — sui cinquant'anni, vestito con un abito grigio fumo molto ricercato — solleva leggermente il suo bicchiere verso di voi, un cenno di saluto silenzioso e rispettoso, ma con uno sguardo che indugia sulla scollatura posteriore di Michela un secondo di troppo.
Lei se ne accorge. Arrossisce leggermente, ma invece di voltarsi dall'altra parte, prende il suo drink e ne beve un sorso lungo, senza staccare gli occhi dai tuoi.
"Cosa hai visto nei suoi occhi?" ti chiede a bassa voce, riferendosi all'uomo. "E tu... cosa provi nel vedere che mi guardano così, sapendo cosa porto sotto questo vestito?"
Ti avvicini al suo orecchio, tanto che il profumo della sua pelle ti riempie i polmoni, e le parli con una voce bassa, quasi un respiro. "Quell'uomo non sta guardando il vestito, Miky," le sussurri, mentre le tue dita sfiorano appena il bordo della seta sulla sua schiena nuda. "Sta cercando di indovinare cosa c'è sotto. Sta immaginando il pizzo nero della tua brasiliana, sta cercando di capire quanto è sottile la stoffa che ti separa da lui. Gli piace quello che vede, ma lo sta facendo impazzire quello che può solo immaginare."
Michela ha un brivido che le percorre tutta la colonna vertebrale. Vedi le sue spalle raddrizzarsi e il suo respiro farsi più profondo, mentre il petto preme contro la seta del tubino. Le tue parole hanno agito come una scossa: la paura si è trasformata istantaneamente in una vanità eccitata.
"Davvero pensi che stia immaginando il mio pizzo?" risponde lei con un filo di voce, senza staccare gli occhi dai tuoi, ma con un sorriso malizioso che inizia a farsi strada sulle labbra.
"Dimostraglielo," continui tu, sfidandola dolcemente. "Voltati leggermente, come se volessi solo controllare chi c'è in sala. Offrigli la tua schiena, fagli vedere bene fin dove arriva lo scollo. Lascia che si perda nel tuo riflesso."
Miky beve un altro sorso di gin-tonic, poi, con una lentezza studiata che mi sorprende, ruota lo sgabello di pochi gradi. Non guarda l'uomo direttamente, ma inclina il capo di lato, lasciando che i capelli cadano in avanti e rivelino completamente la curva del collo e tutta la nudità della schiena fino al limite proibito del vestito.
È un gesto di un’eleganza suprema e, al tempo stesso, di una sfrontatezza assoluta. L'uomo al bancone si blocca con il bicchiere a mezz'aria, catturato da quella visione. Miky lo sa. Sente il peso di quello sguardo e la sua pelle sembra quasi brillare sotto la luce bluastra del club.
"Mi sento... potentissima e vulnerabile allo stesso tempo, Marco," mormora lei tornando verso di te, con il viso acceso da un rossore delizioso. "È questo che volevi? Vedermi esposta così?"
Proprio mentre lei assapora questa nuova sensazione, noti che una coppia, poco distante sul divanetto di fronte al bar, ha smesso di parlare e sta osservando la scena con un interesse evidente. La donna, una bionda sofisticata sui quarant'anni, sussurra qualcosa all'orecchio del suo compagno senza mai distogliere gli occhi da Michela. Ti posizioni dietro di lei, aiutandola a scendere dallo sgabello con un gesto che è metà cavalleria e metà possesso. Le posi una mano sulla parte bassa della schiena, proprio dove la seta finisce e inizia la pelle nuda, e le sussurri:
"Miky, non siamo gli unici a divertirci. Guarda quella coppia sul divano... non riescono a staccarti gli occhi di dosso. È il momento di far vedere loro chi è la regina della serata. Cammina verso quel tavolino in fondo, nell'angolo più in ombra. Ma fallo come se questo posto fosse tuo." Lei prende un respiro profondo, si raddrizza e accetta la sfida. Inizia la sua "passerella" attraverso la sala principale. Il rumore dei suoi tacchi sul pavimento lucido scandisce il ritmo di una seduzione silenziosa. Miky cammina con una lentezza studiata, le gambe lunghe che si muovono con grazia sotto il tubino nero, mentre il bacino oscilla appena, quel tanto che basta a far intuire la tensione della brasiliana di pizzo sotto la seta.
Senti il silenzio che si crea intorno a voi. Gli sguardi convergono su di lei come riflettori. L'uomo dell'abito grigio al bar si volta completamente per seguirla con gli occhi; la donna bionda sul divano segue ogni centimetro della sua schiena nuda con una curiosità che va oltre la semplice osservazione.
Miky non abbassa lo sguardo. Ora che ha rotto il ghiaccio, la sua parte trasgressiva sta prendendo il sopravvento sulla paura. Arrivate al tavolino nell'angolo, una zona più riparata ma con una visuale perfetta su tutta la sala. Ti siedi e lei fa lo stesso, ma invece di accomodarsi normalmente, incrocia le gambe in modo che lo spacco del vestito si apra leggermente più del dovuto, offrendo un riflesso di pelle e pizzo a chiunque passi di lì. "Marco..." mormora, mentre il suo petto si alza e si abbassa velocemente per l'emozione. "Mi tremavano le gambe mentre camminavo, ma sentire i loro occhi... è come se mi stessero toccando. Mi sento sporca e bellissima allo stesso tempo."
In quel momento, la bionda della coppia che vi osservava si alza dal suo divanetto e, con una scusa banale — forse per andare verso il bagno o il bar — passa proprio accanto al vostro tavolo, rallentando vistosamente. Il suo sguardo cade indugiando sulle gambe di Miky e poi risale verso di te, con un sorriso d'intesa appena accennato.
Mentre la donna bionda si allontana, lasciando dietro di sé una scia di profumo sofisticato e quella muta promessa d'intesa, Miky rimane immobile per qualche secondo. Ha lo sguardo fisso sul bicchiere, ma vedi che le sue dita tamburellano piano sulla superficie scura del tavolo. È in trance agonistica, sospesa tra l'adrenalina della sfida e lo stupore per la propria audacia. "Hai visto, Marco?" sussurra, senza sollevare la testa. "Mi ha guardata. Non come si guarda un'altra donna per giudicarne il vestito... mi ha guardata come se volesse capire quanto sono disposta a spingermi oltre."
Si sporge verso di te, invadendo il tuo spazio vitale. Il calore che emana è palpabile. "Quell'uomo al bar, la donna bionda... sanno tutti che siamo 'carne fresca' qui dentro. E io... io inizio a sentire un calore strano, proprio qui," dice posandosi una mano sullo sterno, proprio dove la seta scura del vestito accoglie il suo respiro corto.
In quel momento, vedi l'uomo in abito grigio fumo staccarsi dal bancone. Non viene verso di voi, ma si dirige verso una scala laterale, seminascosta da una tenda di velluto bordeaux, che porta al piano superiore, dove le luci sono ancora più basse e i divani più profondi. Prima di sparire dietro la tenda, si volta un'ultima volta e vi lancia un'occhiata d'invito, quasi una sfida silenziosa. Ti alzi lentamente e le porgi la mano. "Andiamo a vedere cosa c'è di sopra, Miky. La sala principale era solo l'antipasto." Lei esita un istante, guarda la tua mano, poi la afferra con una decisione che ti sorprende. Si alza, raddrizza le spalle e si sistema il vestito con un colpo d’anca. Ora non è più la preda che trema: è consapevole che ogni suo movimento è studiato da decine di occhi.
Mentre salite i gradini moquettati, senti il contatto della tua mano sulla sua schiena nuda. La sua pelle è calda, quasi bollente. Arrivati in cima, l'atmosfera cambia drasticamente. Non c'è più musica lounge, ma solo un mormorio soffuso, interrotto da qualche sospiro e dal tintinnio di ghiaccio nei bicchieri. Qui le coppie sono più vicine, i corpi si intrecciano nell'ombra. Miky si ferma di colpo. A pochi metri da voi, in un angolo illuminato solo da una candela rossa, una coppia si sta scambiando effusioni molto spinte. L'uomo sta accarezzando la gamba della donna, risalendo molto in alto, mentre lei ha la testa rovesciata all'indietro, gli occhi chiusi.
Miky osserva la scena, rapita. Senti il suo braccio che trema leggermente contro il tuo. "Marco... guarda," mormora con un filo di voce. "Lui lo sta facendo davanti a tutti. E a lei... a lei non importa."
Ti porti dietro di lei, circondandole la vita con le braccia e appoggiando il mento sulla sua spalla, costringendola a guardare quella scena mentre sente il tuo corpo premere contro il suo. "Non le importa perché sa che ogni sguardo che riceve aumenta il piacere del suo uomo. Proprio come sta succedendo a noi."
Le tue mani scivolano lungo i suoi fianchi, sentendo attraverso la seta la consistenza della brasiliana di pizzo. Michela chiude gli occhi e si abbandona contro di te, emettendo un piccolo gemito soffocato.
Miky ha un sussulto quando le tue mani scendono con prepotenza verso il suo culo, stringendo con forza le natiche attraverso la seta pesante del vestito. La senti inarcarsi, cercando il contatto con il tuo inguine, mentre il suo respiro si fa roco, spezzato da quella realtà che ora non è più solo immaginata.
"Cerchiamo un angolo tutto nostro," le soffi nell'orecchio, "voglio vedere come reagisci quando non hai più la scusa della folla a proteggerti." La guidi verso un separé in fondo alla sala, protetto da pesanti tendaggi di velluto che lasciano intravedere solo scorci di penombra. È un divano profondo, quasi un letto, dove la luce arriva solo di riflesso. La spingi con decisione contro lo schienale e lei si accascia, le gambe che si aprono istintivamente, offrendo una visione devastante.
Senza dire una parola, le afferri i polsi e glieli blocchi sopra la testa. Con l'altra mano, scendi sulla scollatura a barchetta del vestito. "Questo tubino è troppo castigato davanti, Miky... ma sappiamo entrambi cosa nasconde."
Con un gesto brusco, tiri giù la seta, liberando le sue tette sode che balzano fuori dal balconcino di pizzo nero. I capezzoli sono già duri, pronti, che puntano contro il tessuto trasparente della lingerie. Lei emette un gemito strozzato, la testa che scatta di lato mentre guarda oltre la tenda, terrorizzata e al tempo stesso eccitata all'idea che qualcuno possa scorgere la scena. "Marco... qualcuno potrebbe entrare," ansima, mentre tu inizi a morderle il collo, scendendo verso l'attaccatura del seno. "È quello che vuoi, no? Sentirti addosso gli occhi di quegli sconosciuti mentre ti prendo," le rispondi, mentre la tua mano scivola giù, oltre la vita, infilandosi sotto l'orlo del vestito che è risalito fino all'inguine.
Le tue dita incontrano subito la seta finissima della brasiliana, ma non ti fermi lì. Sposti il lembo di pizzo di lato, cercando il contatto diretto con la sua figa, che senti già bagnata, calda, pulsante di quel desiderio che ha accumulato per tutta la sera. Michela spalanca gli occhi, un fremito violento le scuote tutto il corpo quando il tuo pollice inizia a lavorare sul suo clitoride con un ritmo insistente. "Sei una troia bellissima stasera, Miky," le sussurri con cattiveria, "mentre sfilavi al bar ridevi dentro, vero? Sapevi che avresti finito la serata con le gambe aperte in un club, con la tua figa bagnata per gli sguardi di gente che non conosci nemmeno." Lei non risponde a parole, ma i suoi fianchi iniziano a spingere contro la tua mano, cercando di affondare ancora di più nelle tue dita. "Sì... sì, guardami," mormora lei, ormai preda del piacere. "Guardami mentre mi godi così... non fermarti." Proprio in quel momento, il velluto della tenda si muove appena. Noti un'ombra che si staglia contro la luce della sala principale: qualcuno si è fermato proprio lì davanti, attirato dai gemiti soffocati di Michela.
Afferri Miky per il mento, costringendola a voltare la testa verso l'apertura della tenda. Lei vede l'ombra, una sagoma scura che proietta un profilo maschile contro il velluto rosso. Il suo corpo si irrigidisce all'istante; senti la sua figa avere un sussulto nervoso attorno alle tue dita, una contrazione dettata dal panico che si mescola a un'eccitazione quasi insopportabile.
"Marco... c'è qualcuno," sussurra lei con la voce rotta, cercando di coprirsi le tette nude con un braccio, ma tu le blocchi di nuovo i polsi. "Lascia che guardi, Miky. Lascia che veda quanto sei bagnata per noi," le rispondi con un tono che non ammette repliche. La tenda viene scostata lentamente. È l'uomo dell'abito grigio, quello del bar. Non entra del tutto, resta sulla soglia, immerso nella penombra. Il suo sguardo scivola avidamente sulle gambe divaricate di Michela, indugiando sul contrasto tra la pelle chiara e il pizzo nero della brasiliana spostata di lato.
Miky emette un piccolo lamento, un suono che oscilla tra la vergogna più profonda e un invito disperato. Si morde il labbro inferiore, gli occhi lucidi di lacrime e lussuria. Non ha mai provato nulla di simile: essere esposta così, con la sua figa tra le tue dita, offerta allo sguardo di un estraneo che la divora con gli occhi.
L'uomo fa un passo avanti, con una calma studiata. "È una visione magnifica, signore," dice con voce bassa, profonda, rivolgendosi a te ma senza staccare gli occhi dal culo di Miky che preme contro il divano. "Spero di non aver interrotto un momento... troppo privato." Tu non smetti di muovere le dita su di lei, anzi, aumenti il ritmo, costringendo Michela a inarcarsi e a offrire ancora di più il suo petto nudo alla vista. "Voleva solo un pubblico, non è vero Miky?" le chiedi con crudeltà.
Lei scuote la testa, ma i suoi fianchi la smentiscono, spingendo con forza contro la tua mano. "Io... io non..." prova a dire, ma lo sguardo dell'uomo, così fisso e carico di desiderio, le toglie le parole. C'è una titubanza palpabile nell'aria; Miky si sente morire per la vergogna, ma la sensazione di essere l'oggetto di una simile bramosia collettiva le sta bruciando ogni residuo di resistenza borghese. L'uomo in grigio si avvicina ancora di un passo, allungando una mano verso il bordo del divano, proprio vicino ai piedi di Miky. "Posso...?" chiede, lasciando la domanda sospesa.
"Puoi fare molto di più che guardare," rispondi con un tono cupo e possessivo, senza smettere di torturarle il clitoride. "Assaggia pure la sua pelle, ma non dimenticare che è la mia donna."
Miky sussulta, un gemito strozzato le muore in gola mentre vede l'uomo in grigio inginocchiarsi lentamente davanti a lei. La sua vergogna è ai massimi livelli: le guance bruciano, gli occhi sono vitrei, persi tra il soffitto scuro e la sagoma dell'estraneo. Ma quando le dita dell'uomo sfiorano la caviglia e iniziano a risalire con una lentezza esasperante lungo il polpaccio, senti che la sua resistenza crolla definitivamente.
"Oh Dio, Marco..." mormora lei, chiudendo gli occhi mentre la mano dell'uomo raggiunge l'interno della coscia, proprio sopra il bordo dei sandali vertiginosi. L'uomo non parla. Ha il respiro pesante, lo senti ammirare da vicino la grana della pelle di Miky. Le sue mani sono calde, esperte, e risalgono decise finché non arrivano a sfiorare il pizzo nero della brasiliana, proprio a pochi centimetri dalle tue dita che continuano a tormentare la sua figa bagnata.
Miky è in preda a un corto circuito sensoriale: le tue dita che la possiedono dall'interno e le mani di uno sconosciuto che le accarezzano le cosce, risalendo fin sotto il tubino di seta. La vedi spalancare le gambe ancora di più, quasi offrendosi a quell'invasione, mentre le sue tette nude sussultano a ogni respiro affannoso.
"È così... così calda," mormora l'uomo, la voce ridotta a un ruggito basso, mentre con un dito inizia a scostare il pizzo dall'altro lato, specchiandosi nel tuo gesto. Ora la figa di Miky è completamente esposta tra le vostre mani: le tue dita esperte e quelle di lui, che si avventurano curiose tra le pieghe bagnate.
Miky inarca la schiena, gettando la testa all'indietro. Non c'è più traccia della Michela del lago; ora è solo un corpo vibrante, una preda che gode nell'essere usata da quattro mani contemporaneamente. "Marco, ti prego... guardami... guarda cosa mi sta facendo..." ansima lei, cercando il tuo sguardo per non annegare nel piacere sporco che le sta regalando l'estraneo.
L'uomo in grigio solleva lo sguardo verso di te, un’intesa silenziosa e animalesca brilla nei suoi occhi mentre inizia a leccarsi le labbra, guardando la carne umida di Miky.
"Guarda cosa gli stai facendo, Miky," le sussurri all'orecchio, mentre con la mano libera le afferri i capelli per costringerla a osservare l'uomo. L'uomo in grigio non se lo fa ripetere. Con un gesto rapido sbottona i pantaloni e libera il suo cazzo, già duro e pulsante, che punta dritto verso il viso di lei. Miky sbarra gli occhi; la titubanza riaffiora per un istante, un riflesso di puro shock davanti a quella virilità sconosciuta a pochi centimetri dal suo naso. Ma il calore delle tue dita che continuano a tormentarle la figa e la pressione del tuo corpo contro il suo la spingono oltre l'ultimo ostacolo.
"Prendilo, Miky. Dimostragli quanto sei brava," ordini.
Lei allunga una mano tremante e avvolge le dita attorno alla carne calda dell'estraneo. Inizia a muoverle con un ritmo incerto che diventa subito più fluido, guidato dal desiderio di compiacerti. L'uomo emette un grugnito di puro piacere, chiudendo gli occhi mentre la mano della tua donna lo lavora con quella dedizione che credevi riservata solo a te.
Proprio mentre la tensione nel separé diventa insostenibile, la tenda si scosta di nuovo. La bionda sofisticata dai capelli corti entra con una naturalezza disarmante, seguita dal suo compagno. Non dicono una parola. Lei si ferma in piedi, a braccia conserte, osservando la scena con un sorriso predatore che le illumina il viso. Il suo sguardo cade subito sulle tette di Miky, libere dal vestito e lucide di sudore, per poi scendere sulla tua mano che sparisce tra le pieghe della sua figa bagnata. Miky si blocca, il respiro le si ferma in gola. "Marco..." ansima, vedendo la bionda che si avvicina lentamente al bordo del divano. "Non fermarti, continua a pomparlo," le dici con voce ferma, mentre la bionda si china su di lei.
La bionda si avvicina ulteriormente, il suo sguardo magnetico fisso su Miky, che appare sopraffatta dall'intensità del momento. Con un gesto lento e deliberato, la nuova arrivata allunga una mano per accarezzare il profilo del viso di Miky, scivolando poi con le dita lungo il collo fino alla spalla nuda. "È ancora più affascinante da vicino," mormora con un tono vellutato che aggiunge un ulteriore strato di tensione nell'aria già densa della stanza.
Miky reagisce al tocco con un fremito, lasciando che il piacere e l'emozione prendano il sopravvento. Si ritrova ora al centro di un gioco di sguardi e contatti: la tua presenza rassicurante e dominante alle sue spalle, l'attenzione dell'uomo che ha di fronte e la curiosità esplorativa della donna bionda che ha appena iniziato a scoprire la sua pelle.
Miky è completamente sopraffatta. Mentre la sua mano continua a pompare ritmicamente il cazzo dell’uomo in grigio, la bionda le afferra il volto con entrambe le mani, inchiodandola con uno sguardo che brucia. Poi si china e la bacia: non è un bacio timido, è un’invasione. Le loro lingue si intrecciano con ferocia, e Miky emette un gemito soffocato contro le labbra della donna, mentre le mani della bionda scivolano con prepotenza sulle sue tette, strizzando i capezzoli duri e facendola sussultare. In quel momento, il compagno della bionda ti si avvicina. Ha lo sguardo fisso sulla figa di Miky, che continua a pulsare attorno alle tue dita. "Lasciami il posto" ti sussurra con un tono carico di bramosia, "voglio sentire quanto scotta questa piccola preda." Tu ti scosti di pochi centimetri, ma rimani lì, a guardare tutto dall'alto, mantenendo il controllo. L'uomo si avventa sulle gambe di Miky: con una mano le allarga brutalmente le cosce, esponendo la sua intimità bagnata alla luce fioca della stanza, mentre con l'altra inizia a massaggiarle con forza il culo, infilando un dito tra le natiche e spingendo verso il suo buco stretto e ancora vergine di sguardi esterni.
"Dio, Marco! Marco!" grida Miky nel bacio, mentre sente l’invasione da ogni lato. L'uomo dell'abito grigio, eccitato dai gemiti di lei, le spinge il cazzo quasi contro la guancia, mentre lei continua a segarlo con una foga disperata.
La bionda si stacca un secondo dalle sue labbra, solo per scendere con la bocca su una delle sue tette, mordicchiando il capezzolo mentre l'uomo sotto di lei inizia a lavorare di dita nella sua figa e a premere con decisione sul suo buco del culo.
"È così stretta... è meravigliosa," mormora l'uomo, mentre Miky si inarca, con il corpo scosso da fremiti continui, ormai ridotta a un puro oggetto di piacere tra le mani di quattro persone.
L'atmosfera nella stanza è satura di tensione. Miky sembra aver perso ogni cognizione del tempo e dello spazio, stretta tra le attenzioni dei presenti che sembrano voler testare ogni suo limite. Ogni centimetro della sua pelle è elettrizzato, e il respiro della bionda sul suo collo le provoca brividi continui che si propagano lungo tutta la schiena.
Mentre l'uomo continua a esplorare la sua reazione con movimenti decisi, la bionda riprende il controllo della situazione, guidando i movimenti di Miky con sussurri autoritari. Gli sguardi si incrociano, pesanti e carichi di significati non detti, mentre il gruppo sembra attendere un tuo segnale per capire fino a dove spingere questa esplorazione sensoriale. Miky cerca il tuo sguardo, quasi a voler confermare che questo vortice di sensazioni sia reale, mentre la situazione si fa sempre più densa e carica di elettricità. L'uomo in grigio si stacca per un istante dalla mano di Miky, il respiro pesante e il cazzo lucido di umori che punta ancora verso il soffitto. Ti guarda negli occhi, poi sposta lo sguardo sulla bionda che sta ancora torturando i capezzoli di tua moglie. "Qui siamo sacrificati," ringhia con voce roca. "Portiamola nel privé con il lettone rotondo. Voglio che tutti vedano come questa bellezza si trasforma quando viene aperta per bene."
Miky alza lo sguardo, i capelli spettinati e il trucco leggermente sbavato dal bacio della bionda. Quando sente parlare del letto rotondo e delle aperture per il pubblico, un lampo di puro terrore eccitato le attraversa gli occhi. Sa bene di cosa parla: la "vetrina" del club, dove l'intimità sparisce e si diventa spettacolo puro.
Vi alzate tutti insieme. Tu la tieni per un braccio, sentendo che le sue gambe tremano quasi a non reggerla. La scorta è d'eccezione: l'uomo in grigio davanti, la coppia bionda ai lati, e tu dietro a chiudere la fila, con la mano ferma sul suo culo che oscilla vertiginosamente sui tacchi. Attraversate un breve corridoio fino a una porta di mogano massiccio. Quando si apre, la scena è teatrale. Al centro di una stanza circolare domina un letto immenso, coperto di raso nero. Tutto intorno, le pareti non sono murate ma costituite da grate eleganti e vetri che permettono a chi sta nei corridoi esterni di osservare ogni dettaglio, ogni spinta, ogni centimetro di pelle. "Oddio, Marco... ci guarderanno tutti," sussurra Miky, ma intanto si lascia spingere verso il centro del materasso. L'uomo in grigio le afferra le caviglie e, con un colpo secco, la stende sulla schiena. Il tubino di seta nera sale fino alla vita, rivelando la figa bagnata e la brasiliana ormai ridotta a un filo inutile. La bionda si inginocchia sopra di lei, bloccandole le braccia e offrendole di nuovo le sue tette da baciare, mentre il compagno della bionda si posiziona dietro Miky, facendole sentire la pressione del suo inguine contro il buco del culo.
Dalle fessure laterali iniziate a vedere le prime ombre: altri soci del club si stanno avvicinando, attirati dalla carne fresca in esposizione. Miky sente i loro sguardi, sente i commenti sussurrati dall'altra parte della grata, e questo la fa impazzire.
"Apriti, Miky. Fagli vedere bene quanto sei troia stasera," le comandi, mentre l'uomo in grigio si prepara a penetrarla davanti a quella platea invisibile ma presente.
La bionda non perde tempo: si alza e, con movimenti lenti e calcolati per il pubblico che ora preme eccitato contro le grate, si sfila il vestito restando completamente nuda, mostrando un fisico asciutto e spregiudicato. Poi si avventa su Miky. Con mani decise e impietose le strappa di dosso il tubino di seta, che scivola via rivelando la meraviglia del pizzo nero della brasiliana e del balconcino. Ma i sandali... quelli restano lì, con i tacchi vertiginosi che slanciano le gambe di Miky rendendola un'opera d'arte della perversione. L'uomo in grigio non aspetta un secondo di più. Si posiziona tra le sue gambe aperte, afferra le sue cosce e, con un colpo secco e brutale, affonda tutto il suo cazzo dentro la figa di Miky. Lei lancia un urlo che viene assorbito dalle pareti del privé, un mix di shock e piacere puro mentre viene posseduta alla missionaria sotto gli occhi di tutti. Ma non è finita. Il marito della bionda si inginocchia sopra di lei e, senza complimenti, le sbatte il suo cazzo duro sulla faccia, costringendola ad aprire la bocca. Miky si ritrova con la gola piena, soffocando i suoi gemiti mentre viene scopata con violenza dall'uomo in grigio. Contemporaneamente, la bionda si sdraia al suo fianco e inizia a morderle e manipolarle le tette nude con una ferocia che fa impazzire Michela.
Tu resti in disparte, nell'ombra dell'angolo più buio della stanza. Ti tiri fuori il cazzo e inizi a segarti con forza, guardando la tua donna ridotta a un cumulo di carne tremante, usata da tre persone contemporaneamente mentre una folla di sconosciuti si gode lo spettacolo dalle feritoie. Miky incrocia il tuo sguardo per un istante, tra una spinta e l'altra, e vedi nei suoi occhi la perdita totale di ogni inibizione: è diventata la troia da esposizione che avevi sempre sognato.
"Guardatela!" esclama l'uomo in grigio mentre continua a pomparla. "Guardate come questa borghese si gode il cazzo in gola e in figa!" Miky è in preda a convulsioni di piacere, il suo culo sbatte contro il raso nero del letto mentre i tacchi alti puntano verso il soffitto. Il marito della bionda le afferra la testa e le sbatte il cazzo in gola con violenza, costringendola a ingoiarlo tutto mentre lei emette versi strozzati. Intanto, la bionda è ai tuoi piedi: ti guarda negli occhi mentre ti pompa il cazzo con una voracità esperta, facendoti godere della visione della tua donna ridotta così.
Ma il peggio per Miky deve ancora venire. L'uomo in grigio le divarica le natiche con le mani, esponendo il suo buco del culo rosa e contratto alla luce delle candele e agli occhi dei guardoni. Inizia a leccarla con una foga animalesca, infilandole poi le dita per allargarla, preparandola a qualcosa che lei non ha mai provato.
Miky scuote la testa, con gli occhi sbarrati dal panico: sente che quel confine sta per essere violato. Capisce che quell'uomo sta per prendersi la sua verginità anale, un segreto che non ha mai dato nemmeno a te, e lo farà davanti a una platea di sconosciuti mentre lei ha la bocca piena del cazzo di un altro. La senti implorare con lo sguardo, ma il suo corpo è ormai un incendio di voglia sporca. "Guardatela," sibila l'uomo in grigio mentre le infila due dita nel culo, "la stiamo aprendo per bene." La tensione nella stanza è ormai insostenibile. Miky si trova in una posizione di totale vulnerabilità, circondata da sguardi che pesano su di lei mentre il confine della sua intimità più profonda viene messo alla prova. Il contrasto tra il timore nei suoi occhi e l'atmosfera carica di aspettativa crea un momento di rottura definitiva con il passato.
L'uomo in grigio non perde altro tempo. Afferra una boccetta di olio dal bordo del letto e ne versa una generosa quantità sulle dita, tornando a massaggiare con forza il buco del culo di Miky, che si contrae e si rilassa in un ritmo frenetico di puro terrore. Poi, senza più avvertimenti, posiziona la punta del suo cazzo — corto ma maledettamente massiccio — proprio contro l'anello di muscoli ancora intatto della tua donna.
Miky emette un gemito soffocato contro il cazzo del biondo che ha ancora in gola, mentre l'uomo in grigio spinge con decisione. La pelle del suo culo si tende all'inverosimile, diventando bianca mentre quella cappella spessa inizia a forzare la sua verginità anale. Lei sbarra gli occhi, le lacrime iniziano a rigarle il viso per il dolore acuto della carne che si lacera per la prima volta, ma non può urlare, non può scappare: è inchiodata dai due uomini e dagli sguardi di chi, fuori dalle grate, si sta godendo lo spettacolo della sua sconsacrazione.
"È stretta come un tunnel, Marco!" grida l'uomo in grigio mentre, con una spinta brutale, affonda finalmente tutto il suo cazzo dentro il suo culo. Miky ha un sussulto violento, la schiena si inarca quasi a spezzarsi e le sue dita artigliano le lenzuola di raso nero. Sente il calore di quel cazzo sconosciuto che le riempie le viscere, un'invasione totale che la sta cambiando per sempre. Intanto la bionda, ai tuoi piedi, accelera il ritmo sul tuo cazzo, guardandoti con sfida mentre ti vede godere del dolore e della degradazione di tua moglie.
L'uomo in grigio inizia a pomparla con colpi secchi e costanti, ogni spinta fa sobbalzare le sue tette nude e fa vibrare i tacchi a spillo che lei tiene ancora alti, come un segnale di resa. La sua figa bagnata gocciola sul letto mentre viene violentemente posseduta dall'altro lato, diventando finalmente la troia totale che il club pretendeva.
Le porte laterali si spalancano e il silenzio del privé viene squarciato dal respiro pesante di sette o otto uomini che, eccitati a morte dall'aver visto Miky venire inculata a sangue, irrompono nella stanza. Hanno tutti i cazzi fuori, duri e violacei, e iniziano a segarsi con furia mentre si dispongono in cerchio attorno al lettone rotondo.
L'uomo in grigio si sfila finalmente dal culo di Miky con un suono umido, lasciandola tremante e con il buco ancora dilatato e arrossato. La bionda la afferra per le spalle e la trascina al centro del materasso, facendola stendere sulla schiena. Si mette accanto a lei: due corpi nudi, sudati, con i tacchi a spillo che puntano verso il soffitto e le gambe spalancate che mostrano le loro fighe bagnate e sfinite. "Aprite quelle bocche, troie!" ringhia uno degli uomini.
Miky e la bionda obbediscono all'istante, con i visi uno accanto all'altro, le lingue fuori e le bocche spalancate, pronte a ricevere il tributo di quel branco di maschi allupatissimi. Gli uomini si stringono sopra di loro, i loro cazzi a pochi centimetri dai loro nasi, mentre la tensione esplode. È l'inizio di un bukkake clamoroso: i primi getti di sperma iniziano a colpire con violenza i loro visi, le loro tette e le loro labbra. Miky chiude gli occhi mentre sente il liquido caldo e denso imbrattarle le guance e finirle in gola; la bionda ride e apre ancora di più la bocca, incitandoli. In pochi istanti, i loro corpi sono ricoperti da una colata bianca e appiccicosa, mentre tu, dal tuo angolo, continui a segarti guardando la tua Michela letteralmente sommersa dalla sborra di un sacco di sconosciuti. È la sua consacrazione finale, l'immagine definitiva della sua trasformazione in una vera troia da club. Miky e la bionda sono un groviglio di carne, tacchi a spillo e sborra. Senza bisogno di altri ordini, le due donne si avventano l'una sull'altra con una fame animalesca. Miky affonda la lingua nell'incavo del collo della bionda, leccando avidamente le scie dense e biancastre che le colano tra le tette, mentre la bionda fa lo stesso sul viso di tua moglie, ripulendole le guance e le labbra con colpi di lingua esperti.
Miky e la bionda non si fermano alla superficie. Mentre la bionda lecca via le ultime gocce di sborra dal mento di tua moglie, Miky le afferra la nuca con forza, attirandola a sé per un bacio che è un travaso di umori. Le loro lingue si intrecciano con violenza, passandosi il sapore denso della sborrata collettiva in una limonata sporca e rumorosa che fa impazzire i maschi ancora presenti intorno al letto. Miky succhia la lingua della bionda, ingoiando avidamente il carico che l'altra ha raccolto, mentre le sue mani scendono ad artigliare le tette della compagna, sporcandole ancora di più con i residui appiccicosi che ha sulle dita. La bionda risponde con un gemito soffocato, scendendo poi con la faccia verso la figa e il culo di Miky per ripulire con la lingua ogni singola traccia lasciata dall'uomo in grigio.
"Guarda come se la scambiano" ringhia, rivolto a te, uno degli spettatori che si sta ancora segando. "Se la stanno mangiando tutta." Miky solleva lo sguardo verso di te mentre ha ancora la bocca imbrattata e lucida, un rivolo bianco che le cola dall'angolo delle labbra. Ti guarda con una sfida suprema, gli occhi che brillano di una lussuria che non avevi mai visto. Non è più la Michela che avevi accompagnato al club: è una creatura che ha scoperto il piacere della degradazione totale e ora ne vuole ancora. Con un ultimo gesto teatrale, Miky passa la lingua sulle labbra della bionda, ripulendola completamente e ingoiando l'ultimo sorso con un colpo di gola deciso, prima di sorriderti con una malizia che ti fa scoppiare il sangue nelle vene. Miky si solleva dal raso nero con una grazia che ha del miracoloso, considerando quello che ha appena subito. Si scosta i capelli appiccicati dalla fronte e, con un movimento fluido, si rimette in piedi. L'impatto visivo è devastante: è completamente nuda, sporca, ma svetta su quei tacchi altissimi con un portamento regale che ammutolisce la stanza. Il suo culo spettacolare, ancora arrossato dai colpi e dilatato dall'inculata dell'uomo in grigio, vibra a ogni passo mentre lei inizia a muoversi con la sicurezza di una dea depravata. Gli uomini del cerchio sono immobili, i cazzi ancora umidi tra le mani, sorpresi da quella reazione così inaspettata e fiera. Miky si avvicina al primo, un ragazzo giovane che trema ancora per l'eccitazione. Gli poggia le mani sulle spalle, lo guarda fisso negli occhi e gli stampa un bacio bagnato e profondo, passandogli sulle labbra il sapore del mix di sborra che ha appena ingoiato dalla bionda.
Miky continua il suo giro, avvicinandosi a ogni uomo presente nel cerchio. A ciascuno dedica un momento di attenzione, un bacio che suggella la fine di quell'esperienza così intensa e particolare. Il contrasto tra la sua figura fiera, esaltata dai tacchi che risuonano sul pavimento, e l'atmosfera carica di silenzio della stanza, rende il momento quasi solenne.
A ogni passo, il suo portamento rimane impeccabile, catturando lo sguardo di tutti i presenti che osservano ammutoliti la sua sicurezza. Dopo aver completato il giro e aver salutato l'ultimo dei presenti, Miky si ferma e si volta verso di te. Nonostante tutto, mantiene la testa alta, comunicando con lo sguardo che quel capitolo si è appena concluso. Miky si stacca dall'ultimo uomo, lasciandolo interdetto e con il fiato corto, poi torna verso di te. Ti guarda con un sorriso che non è più quello della donna che è entrata poche ore prima: ora c’è una complicità oscura, un segreto condiviso che vi lega più di qualunque altra cosa. La prendi per mano e la guidi fuori dal privé, sotto gli sguardi ancora famelici dei soci che la guardano sfilare nuda sui suoi tacchi, con il culo che oscilla fiero e segnato. Entrate nella zona docce degli spogliatoi, un ambiente di marmo scuro e vapore caldo. Sotto il getto dell’acqua, inizi a lavarle via i resti di quel bukkake furioso; vedi la sborra densa scivolare lungo le sue tette e sparire nello scarico, insieme alla stanchezza. Vi baciate con foga sotto l'acqua, un bacio che sa di vittoria e di una nuova libertà sessuale appena conquistata.
Mentre vi rivestite, con Miky che infila di nuovo il tubino nero sulla pelle ancora calda e umida, la coppia della bionda e suo marito vi raggiunge. La bionda ha i capelli corti ancora scompigliati e uno sguardo che non smette di studiare Miky."Siete stati incredibili," dice l'uomo, stringendoti la mano con forza. "Una coppia così non si vedeva da tempo in questo club." La bionda si avvicina a Miky e le sfiora il braccio. "Dobbiamo assolutamente rifarlo. Marco, Michela... dateci i vostri numeri." Vi scambiate i contatti con la promessa silenziosa di un nuovo incontro, magari in una situazione ancora più privata. Arrivati alla reception di velluto rosso, il proprietario che vi aveva accolti solleva lo sguardo dal bancone. Vi osserva con un cenno di approvazione, notando la luce diversa negli occhi di Michela e il modo in cui ti stringe il braccio."Allora, signori? Com'è andata questa vostra prima volta?" vi chiede con un sorriso d'intesa.Ti volti verso Miky, che ti guarda con un’espressione radiosa e maliziosa. "È andata benissimo," rispondi con voce ferma e un pizzico di orgoglio. "Molto intenso. Ci si rivedrà sicuramente, può scommetterci." Uscite nel freddo della notte milanese. L'aria umida vi colpisce il viso, ma il calore che sentite dentro è ancora fortissimo. Salite in auto e Miky si sporge verso di te, appoggiando una mano sulla tua coscia, proprio vicino al tuo cazzo che già ricomincia a pulsare. "Grazie, Marco," sussurra. "Non sapevo di essere così... non sapevo che mi sarebbe piaciuto così tanto essere la tua troia per una notte."
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9 ore fa
Mitch,
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Caccia all' uomo pt4
Caccia all' uomo 4 Si dice che quando si è toccato il fondo si può solo risalire. Io so solo che le disposizioni di Lorena non migliorarono per niente la mia condizione.Anzi.Non solo Evelyn e Cloe si sentirono autorizzate a molestarmi a loro piacimento, ma la voce che si diffuse e anche altre ospiti cominciarono a rivalersi su di me per tutto quello che avevano subìto fino ad allora.Quando pensavo di dover cominciare a scavare, arrivò Desirée.Era poco più di una ragazzina, maggiorenne da pochi mesi.Teneva sempre la testa bassa, lasciando che i suoi capelli corvini le nascondessero il viso; parlava con un filo di voce e sembrava sempre volersi mimetizzare con l' arredamento.Provai un' immediata simpatia per lei e ne fui ricambiata. Ci ritrovavamo spesso a parlare e mi raccontò di cosa l' aveva portata lì.Una storia di abusi famigliari, fughe e dipendenze, poi l' incontro con una signora dell' alta borghesia, moglie di un importante manager e filantropa che l' aveva adottata diventandone prima amica, poi confidente e infine amante.Ma erano state scoperte e così lei era stata cacciata e parcheggiata lì, in attesa di non si sa bene cosa.In breve, lei cominciò ad appoggiarsi a me per ogni necessità: lei aveva evidentemente bisogno di una figura di riferimento e a me faceva piacere avere qualcuno di cui prendermi cura.Ogni sera, prima di coricarmi, passavo da lei per darle le buona notte; la trovavo sempre sola percui, quella sera, mi stupii di sentire delle voci provenire dalla sua stanza. Bussai ed entrai. Evelyn e Cloe erano lì.E non per dare la buona notte. -Desi- dissi.Era coricata sul letto, con Cloe che le teneva le braccia sopra la testa ed Evelyn seduta sopra di lei.-Cosa fate qui? Lasciatela--Marta- esclamò Evelyn, le mani che cercavano i seni di Desirée, nascosti sotto la felpa -ti stavamo aspettando-Cloe lasciò Desirée e venne verso di me.-Cosa volete? Andatevene- dissi.Cloe mi bloccò le braccia dietro la schiena con un braccio; con la mano libera, mi fece voltare verso il letto.-Stai tranquilla e stasera sarai solo pubblico non pagante- disse Evelyn.Desirée, liberata dalla presa di Cloe, aveva incrociato le braccia sul petto.Evelyn gliele forzò ancora sopra la testa e con l' altra mano le sollevò la felpa, coprendole il viso.-No...ti prego...non respiro- -Ma che belle tettine che abbiamo qui...hai visto, Marta? Tu lo sapevi che la tua amichetta fosse così ben fornita?--Lasciala subito--Subito...subito... prima giochiamo un po', no?-Le sue mani impastarono i morbidi seni di Desirée, che si dimenava cercando di liberarsi.-Va bene...va bene...- disse -Mi arrendo-Evelyn le sollevò la felpa sopra la testa, liberandole il viso, ma non le braccia.-Brava. Vedrai che se non opponi troppa resistenza finirà col piacerti-Si chinò per baciarla, ma Desirée girò la testa; allora partì dal collo, scendendo verso i seni. Prima uno, poi l' altro, i capezzoli sparirono tra le labbra di Evelyn, ricomparendo turgidi e luccicanti di saliva.-Si direbbe che le stia piacendo, fin qua- mi disse Cloe.-Lasciatela in pace- dissi.-Vediamo cos' abbiamo qui sotto- disse Evelyn; la sua mano d' insinuò sotto l' elastico dei pantaloni della tuta di Desirée: lei strinse le gambe, ma non fu abbastanza veloce.-A-ha!- esclamò Evelyn.Vidi la mano muoversi, sotto il tessuto e vidi il cambiamento nella reazione di Desirée: le sue gambe si aprirono, lasciando spazio all' intrusione di Evelyn e il suo bacino cominciò a rispondere.-Le sta piacendo, alla puttanella- disse Cloe.Quella parola.Quella parola mi riportò indietro, come un reset mentale: cessai di resistere.-Ehi...anche la nostra amica qui... sta cominciando ad eccitarsi-Mi abbracciò da dietro, mi sbottonò la divisa e mi prese i seni tra le mani. Mi abbandonai a lei, appoggiando la testa sulla sua spalla. Sentii le sue labbra scivolare sul mio collo, accompagnando il palpeggiamento dei miei seni.-È meglio che guardi- mi sussurrò all' orecchio -Ti stai perdendo lo spettacolo-Obbedii.Evelyn stava cavalcando il viso di Desirée; con una mano le teneva ferma la testa, con l' altra le rovistava tra le gambe.-Ti piace, vero?- mi sussurrò ancora all' orecchio Cloe. -E anche la tua nuova amichetta sta godendo come si deve-Mi afferrò per i capelli e mi trascinò verso il letto, spingendomi verso la femminilità violata di Desirée.-Leccala, puttanella. È quello che vuoi, no?-Era quello che volevo? Probabilmente si. Ma non così, non con lei. Cercai di opporre resistenza, già sapendo che era inutile.La mia bocca sostituì la mano di Evelyn, con Cloe che mi manteneva in posizione.Non appena cominciai a stimolarle il clitoride: i fianchi di Desirée cominciarono a muoversi in modo più accentuato, assecondando il lavoro della mia lingua.Evelyn liberò la faccia di Desirée e finì di sfilarle la felpa, liberandole anche le braccia.-La ragazza sta per venire- sentii dire Cloe -Dovremmo fare qualcosa--Non ancora- rispose Evelyn -Lasciamole fare ancora un po'-Desirée stava gemendo e io mi concentrai su questo, ma appena gemiti e movimento del bacino cominciarono ad accelerare, ci separarono.Cloe mi trascinò via e mi fece inginocchiare davanti a sé.Evelyn rivolse le sue attenzioni a Desirée, incrociando le gambe con le sue e strusciando la sua femminilità contro quella della ragazza.-Desirée- riuscii a mormorare, prima che Cloe mi premesse la faccia contro di sé. Passò del tempo. Non saprei dire quanto. Cloe ed Evelyn si tolsero i loro sfizi e ci lasciarono, io seduta sul pavimento, Desirée rannicchiata tra le lenzuola.Dopo un po', strisciai verso il letto e mi coricai di fianco a lei.Quando la sfiorai, ebbe un movimento difensivo.-Sss...sono io ...sono io- le dissi.L' abbracciai e lei mi prese le mani. Pochi istanti dopo, si addormentò.Provai un' improvvisa tenerezza, seguita da un altro sentimento: la rabbia.Una rabbia che mi tolse il fiato.Non lo avrei più permesso.Basta così.Lorena, Evelyn e tutte le altre non mi avrebbero più toccato. Soprattutto, non avrebbero più toccato Desirée.La decisione fu presa all' improvviso, come capita spesso: ora o mai più, pensai.-Desi... Desi ... Svegliati--...sciami stare--Desi... Svegliati. Devi svegliarti- Quello che ricordo bene, è che c' era la nebbia: quella fitta e pesante che a Milano chiamano scighera. Camminammo lungo i campi andando quasi a tentoni, finché non raggiungemmo i sobborghi della città. Per la stazione ferroviaria...a sinistra.-Andiamo, Desi. Coraggio- La destinazione era la più improbabile e, d' altra parte, l' unica possibile. Le tendine alle finestre dell' ingresso erano diverse e la luce sopra la porta d' ingresso adesso era bianca e fredda. Suonai il campanello.-Vado io- disse una voce conosciuta.Riconobbi il suono dei passi che si avvicinavano e trattenni il fiato, mentre sentivo la chiave girare nella toppa: tre mandate, come al solito.-Cosa ci fai qui?-Desirée si nascose dietro di me.-Ciao Claudio- -Non avreste dovuto venire qui- disse Claudio. Desirée si era seduta sul divano. Aveva abbassato il cappuccio della felpa, ma ci pensavano i capelli a nasconderle il viso.-Non sapevo dove altro andare. E questa è ancora anche casa mia--Non per molto comunque--Non siamo ancora divorziati-Claudio scosse la testa. Alle sue spalle, appoggiata allo stipite, la sua nuova compagna (della quale avevo già dimenticato il nome) ascoltava a braccia conserte e un' espressione ostile sul viso.-In ogni caso, non potete stare qui- disse ancora Claudio.-Non daremo nessun fastidio. Possiamo usare la tavernetta: c' è tutto quello di cui abbiamo bisogno e l' ingresso è indipendente. Il tempo necessario per trovare un' altra sistemazione--E come pensi di fare? Con quali soldi?--Con i miei--Tu non hai niente--Ho metà della casa- -Questo divano letto non è proprio il top- dissi.-È perfetto- disse Desirée. Alzò la testa dal mio petto e mi baciò.-Cosa faremo?- chiese.-Quello che vogliamo--Davvero pensi che lui ti darà i tuoi soldi?--Deve farlo. Hai visto la faccia della sua ragazza? Non era contenta. Farà pressione perché ci mandi via al più presto--Ma se...--Basta adesso. Ti do due scelte possibili: dormire. Oppure...--Oppure- disse, ridendo.
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16 ore fa
Lea G,
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Cecilia Stones e il tempio del bondage
Capitolo 1Ufficio di Cecilia Stones - Berkley University - USACarol Reed si stagliava come una dea della seduzione, il completo nero che le aderiva come una seconda pelle, i tacchi a spillo che la facevano oscillare con felina sensualità. Sotto il braccio, stretto come un amante, un manoscritto antico dalle pagine che promettevano segreti proibiti. Il suo sguardo predatorio squarciò il silenzio del corridoio, tre colpi secchi contro il vetro che echeggiavano come un verdetto. Sul vetro campeggiava il nome "Cecilia Stones, Ph.D. – Professor of Pre-Columbian Central American Civilizations"Il caos ordinato dell'ufficio di Cecilia si spalancò davanti a lei. Marina Kasimsky, la giovane studentessa e assistente ,piccola e tagliente come una lama, sollevò lo sguardo dai libri. La sua maglietta bianca, quasi trasparente, si fondeva con i la minigonna jeans stretta, gli stivali neri che le accarezzavano le gambe sottili come una carezza al tempo stesso delicata e provocatoria."Cecilia?" Carol annunciò, la voce un velluto graffiante che tagliava l'aria satura di polvere e carta vecchia.Marina sollevò appena un sopracciglio sottile, spostando con studiata lentezza una pila di papiri maya."Non è qui, signora Reed," rispose Marina, l'espressione neutra, ma gli occhi verdi che guizzavano rapidi verso il manoscritto stretto sotto il braccio di Carol.«Dov'è Cecilia?» domandò Carol, la voce un sussurro caldo che tagliava l'aria polverosa.Marina piegò un foglio con precisione chirurgica, gli occhi verdi fissi sul dorso di un tomo rilegato in cuoio."La dottoressa Stones è nella sua stanza dei giochi," mormorò Marina, la voce un sussurro carico di significati nascosti.Carol reclinò leggermente la testa, un sorriso che le solcò le labbra come un disegno sapiente."La Stanza dei Giochi..ovvio!"Marina annuì, i ricci castani che ondeggiavano appena."Si sta rilassando, provando un nuovo gioco.""Rilassando..Certo" sorrise Carol "Cosa si è inventata stavolta?""Lo sa, signora Reed" rispose Marina "Trova sempre nuovi modi per "rilassarsi"""Si lo so benissimo" Sorrise maliziosamente Carol.La sua mente, traditrice e voluttuosa, balzò all'indietro, a due notti prima, in quella stanza dei Giochi , foriera di piacere e tormento che ancora le bruciava dentro. Cecilia, nuda, offerta come un sacrificio profano, era avvinta al palo di fronte a lei. Le mani, strette in una morsa di corda ruvida dietro la schiena, le tiravano le spalle in un arco doloroso ma sensuale. Un bavaglio di cuoio spesso, quasi una museruola, le imbavagliava la bocca, soffocando ogni grido, ogni supplica, lasciandole appena un rivolo d'aria per sopravvivere. I piedi, anch'essi legati al legno freddo, le impedivano ogni fuga.Era una statua di carne tremante, un'anima prigioniera che poteva solo dimenarsi in una danza disperata. E poi c'era Carol, anch'ella nuda, legata alla sedia senza seduta, una tortura sottile che esponeva impudicamente il suo sedere nudo e teso. I polsi ammanettati dietro la schiena, le caviglie strette, mentre sotto di lei, un vibratore, posizionato con sadica precisione all'ingresso della sua vagina, la costringeva a gemiti strozzati, annegati dal bavaglio di cotone che le riempiva la bocca. I suoi capezzoli, quasi violacei, erano straziati dalla morsa crudele di quelle pinzette che ne esaltavano la sensibilità al limite del sopportabile.Cecilia, con occhi imploranti e lucidi, cercava lo sguardo di Carol, l'unica in grado di liberarle da quella prigione di corda. Di fronte a loro, sinistramente posizionata, troneggiava la scatola di ferro magica, il contenitore della chiave delle manette, l'unica via d'uscita da quel tormento estenuante. Una scatola di ferro con un timer per l'apertura che ticchettava inesorabile, scandendo il tempo che si faceva sempre più breve, mentre i mugolii di Cecilia si intensificavano, trasformandosi in una melodia di angoscia e piacere forzato.Mancava mezz'ora... Al meccanismo a tempo, infatti, era collegato un filo sottile ma implacabile, che comandava l'intensità della vibrazione del dildo inserito nel culo di Cecilia. Ad ogni quarto d'ora, la vibrazione aumentava, un'onda crescente di sensazioni che la spingeva sull'orlo del baratro, fino a raggiungere il parossismo.Venti minuti... Carol, spinta da una determinazione feroce, spinse la sedia in avanti, un movimento goffo ma deciso, per avvicinarsi alla scatola. Sapeva che avrebbe dovuto dimenarsi con tutte le sue forze, una volta che la scatola si fosse aperta, per recuperare quella dannata chiave e aprire le manette.Quindici minuti... "MHHHHHHHH! MHHHH!" I suoni gutturali di Cecilia si trasformarono in urla soffocate contro il bavaglio. Il vibratore nel suo culo era ormai al massimo della sua potenza, un ronzio assordante che Carol percepiva. Vedeva Cecilia dimenare il sedere a destra e a sinistra, in un tentativo disperato e vano di espellere l'oggetto del suo tormento, le sue natiche scuotersi in un ritmo convulso di piacere e dolore.Carol tornò di colpo al presente, le immagini di quella notte ancora vivide e brucianti. Sentiva il calore dell'eccitazione che le inondava il corpo e l'umidità traditrice che si era fatta strada tra le sue gambe, un promemoria sensuale di ciò che era stato e di ciò che ancora pulsava in lei.Carol lasciò cadere il manoscritto sul tavolo ingombro, il cuoio antico che sussurrò contro il legno."Bhe, ora mi sa che dovrò interrompere il suo giochino...E' troppo importante"Marina la guardo con fare sornione..."Vada pure, conosce il codice per sbloccare la porta no?"Carol annuì, il sorriso che si allargava in una smorfia di attesa impaziente.Fece un passo verso la porta blindata che conduceva al santuario segreto. La sua mano, sfiorò il freddo metallo del tastierino numerico. Ogni cifra digitata risuonò nel silenzio dell'ufficio come un tamburo che annunciava un rituale. Il meccanismo scattò con un *clic* secco, un invito esplicito.Lei spinse la porta, il metallo che strideva leggermente contro il cemento.Dentro, l'aria era densa, satura di un odore acre di sudore, cuoio e un sentore metallico quasi ferroso. L'armadio di ferro giaceva spalancato, le sue viscere metalliche esposte, frustini e corde che pendevano mollemente dalle pareti interne. Maschere in latex con bavaglio giacevano a terra, forse una preselezione di Cecilia.. Al centro, la cassa di ferro chiusa con un timer digitale sulla serratura che indicava 45 minuti all'apertura. Dall'interno provenivano gemiti bassi, quasi animali, accompagnati da leggeri, tonfi.Carol si avvicinò alla cassa, il sorriso che si induriva in un lampo di comprensione famelica."Ancora a giocare da sola, Cecilia?"La cassa rispose con un colpo più forte, un battito disperato contro il coperchio freddo.Carol mosse verso la cassa, i suoi tacchi battevano un ritmo sordo sul cemento."Cecilia, tesoro, che cosa ti è venuto in mente stavolta?"Il metallo freddo della cassa vibrò sotto il palmo di Carol mentre si chinava."Scommetto che ti sei chiusa dentro e sei legata e imbavagliata""MHHH! MHHHHHH!" ricevette come risposta.Carol aprì la cassa con un cigolio metallico. Cecilia era rannicchiata all'interno, il suo corpo atletico e sensuale completamente esposto, i muscoli tesi sotto la tensione delle corde di canapa che le stringevano polsi e caviglie con precisione chirurgica. Una ball-gag rossa cremisi le riempiva la bocca, soffocando i gemiti, mentre una benda di cuoio nero le oscurava gli occhi, privandola del senso della vista. Un capezzolo era stretto nella morsa di una molletta collegata con una catenella ad un altra molletta penzolante mentre l'altro capezzolo era arrossato. La sua pelle chiara, imperlata di sudore, risaltava contro il metallo freddo della cassa, un quadro vivente di sottomissione volontaria e desiderio trattenuto.Carols sospirò con un misto di sconsolatezza ma anche di eccitazione nel vedere l'amica in quella situazione"Adesso basta giocare", disse mentre estraeva Cecilia dalla cassa "Ho cose importanti di cui parlare con te".Carol iniziò a liberare Cecilia con movenze lente e provocanti, le sue dita sottili che scivolavano tra le corde di canapa come serpenti addestrati. Prima le tolse la benda di cuoio nero, gli occhi verdi di Cecilia che si spalancarono come gemme preziose, rivelando un'espressione che danzava tra l'estasi trattenuta e l'irritazione per l'interruzione. Uno sguardo felino, insieme rabbioso e sensuale. Con gesti esperti, Carol iniziò a sciogliere i nodi delle corde.Cecilia una volta liberate le mani si tolse di bocca la ball-gag, completamente ricoperta di bava..."Ma insomma, Carol! Che cosa succede? Mi stavo quasi liberando da sola a forza di dimenarmi e stavo quasi raggiungendo l'orgasmo!" e staccò il morsetto ancora appeso dal capezzolo.Carol ignorò la protesta focosa, liberando le caviglie di Cecilia con uno strattone deciso."Ti devo parlare urgentemente di una cosa che ho appena trovato.""Spero per te che sia importante sennò rinchiudo te per tutto il fine settimana in questa cassa e senza timer!"Cecilia, completamente nuda, si stropicciò i polsi ancora rossi, il corpo vibrante di adrenalina repressa."Parla, Carol, non farmi aspettare più del dovuto, l'eccitazione si sta dissolvendo.""Ho trovato delle prove certe della sua esistenza""Di che parli? ...Non sarà mica....""Esatto! Ho trovato un manoscritto che ne conferma l'esistenza! Non è più solo una leggenda!"Cecilia si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano, i suoi occhi verdi ora fissi su Carol con un'intensità che avrebbe potuto sciogliere l'acciaio."Il Tempio Maya perduto del bondage?"Carol annuì, un lampo predatorio negli occhi nocciola."II contenuto del libro è inconfondibile.""Dov'è? Voglio vederlo adesso," la voce di Cecilia era un comando rauco, i suoi pensieri andarono a mille."Ho appoggiato il libro nel tuo ufficio"Cecilia balzo in piedi, lanciando per terra la ball-gag e si diresse nuda verso la porta della stanza dei giochi.Nell' altra stanza Marina stava ancora riondinando e guardò Cecilia entrare nuda con noncuranza...era abituata alle sue stranezze.Cecilia ignorò la sua presenza, i suoi piedi nudi che picchiettavano sul cemento freddo, il corpo ancora luccicante di piacere negato."Dove sta?, Dove l'hai messo?" chiese Cecilia.Carol indicò il tavolo ingombro, il manoscritto che sembrava pulsare di un'energia antica."Lì, vicino alla pila di tavolette atzeche. Il cuoio è spesso, le pagine rigide, quasi fossili."Cecilia afferrò il tomo massiccio, la ruvidità del cuoio antico quasi una scarica elettrica sulle sue dita ancora frementi."Non ti vestirai prima?" chiese Carol, sollevando un sopracciglio."Non ho tempo per le formalità, Carol, voglio esaminare questo dannato libro. ora!"Marina chiese "Di cosa si tratta?""Se Carol non ci ha preso in giro, interrompendo la mia "meditazione" abbiamo conferma dell' esistenza del tempio Maya perduto del bondage!" disse Cecilia eccitata. Capitolo 2Cecilia accarezzò la copertina del manoscritto, gli occhi che brillavano di un fuoco selvaggio. Le sue dita seguirono i contorni delle lettere sbiadite sulla copertina, Le lettere formavano il nome "Bartolomeo de Murgia". Conosceva questo nome. Era frate domenicano al seguito dell'esploratore Rodrigo de la Vega, esploratore spagnolo minore, ossessionato dalla ricerca di rovine Maya da saccheggiare."Spagnolo... del Cinquecento, direi..." sibilò, aprendo con cura il volume."Allora, è vero?" chiese Marina, le parole un filo sottile nel brusio dell'ufficio."Più vero di quanto avremmo mai osato sperare, Marina," rispose Cecilia, senza distogliere lo sguardo dal tomo. Le sue dita volavano sulle parole, i suoi occhi verdi divoravano ogni riga come un falco sulla preda. "Il tempio del bondage! Perduto nelle profondità della giungla, dove alcune sacerdotesse scelte tra le più resistenti e procaci venivano iniziate attraverso un rituale composto da serie di tormenti bondage estremamente sofisticati per giorni , portando tramite il dominio alla sottomissione più assoluta. E ne uscivano come delle macchine da guerra, senza pietà , perfetti soldati ubbidienti, insensibili al dolore e alla paura..praticamente invincibili. Diventando poi adorate dal popolo e messe alla testa degli eserciti in battaglia!""Finora pensavamo fosse solo una leggenda" aggiunse Carol appoggiata allo stipite della porta "Ma ora..guarda al suo interno! Se non è il tempio non so cosa possa essere!"Cecilia mise il libro sulla scrivania , sopra alle altre cartaccie e lo aprì. Il libro era in uno stato pietoso, le prime pagine erano assolutamente illeggibili. Ogni pagina sembrava contenere delle annotazioni sulla sinistra e sulla destra alcuni disegni troppo sbiaditi per essere decifrati."Accidenti Carol! Il libro è illegibile tanto è rovinato!""Aspetta. Apri le pagine centrali!" la esortò CarolCecilia aprì il libro nel mezzo, che conteneva due pagine non troppo rovinate e leggibili. Nella pagina destra campeggiava il disegno di una donna di chiara etnia maya, in carne, con seni enormi, pube peloso e nuda. Era legata con le mani dietro la schiena a quello che sembrava un trono di pietra senza seduta. Le gambe erano divaricate e le caviglie erano bloccate ai piedi della sedia da una catena. In bocca aveva un grosso straccio legato dietro la testa che le impediva di parlare. Sotto di lei quello che sembravano due grossi dildi di pietra collegati con una sbarra, uno per la vagina e uno per il sedere che sembravano muoversi alternativamente su e giù. Erano collegati tramite alcuni meccanismi ad un piccolo mulinello ad acqua che girava trasmettendo il movimento. Il viso della donna era un misto di sofferenza, paura ed eccitazione. Sulla destra della donna un'uomo completamente nudo, con il grosso pene in tiro, ricoperto di tatuaggi rituali e con indosso una maschera spaventosa con alcune punte teneva le braccia alzate in segno di invocazione. Sulla sinistra alcune annotazioni del frate che descrivevano nel dettaglio il meccanismo."Ma quindi...lui le ha viste!E disegnate!"Nella pagina successiva un po' più rovinata ma leggibile,il disegno raffigurava un meccanismo fatto per infliggere sofferenza di gruppo. Una donna dai lunghi capelli neri, nuda, procace ben legata mani e piedi ad un palo al centro di una stanza, montato su una piattaforma girevole con dei meccanismi visibili sotto e imbavagliata con uno straccio. Dietro di lei un mulino ad acqua faceva ruotare delle piume su e giu per provocarle solletico su addome, pube e braccia, facendola dimenare. Il meccanismo sotto di lei era collegato tramite corde e puleggie direttamente a corde che passavano tra le gambe di altre due donne nude, legate mani e piedi a due paletti nel terreno, in piedi, imbavagliate e bendate , con le gambe divaricate. Il meccanismo sembrava funzionare in modo che al dimenamento della donna al centro tramite la piattaforma girevole si trasmettesse il suo movimento ad un meccanismo che faceva si che le corde in mezzo alle gambe delle altre ragazze si tendessero sempre di più. In disparte un uomo somigliante a quello del disegno precedente sempre nudo, stessi tatuaggi e con la stessa maschera, guardava la scena con le braccia al cielo."Incredibile.." disse Marina "Ma come facciamo a sapere che non sia un falso di qualche buontempone perverso?""Per via di questo!" disse Cecilia indicando il disegno più piccolo sotto le annotazioni.Era il disegno dell'ingresso di un tempio maya nella giunga. Sullo stipite della porta la statua di una donna corpulenta con un seno enorme, nuda legata e imbavagliata in piedi, mani legate dietro la schiena, piedi legati, addobata come una dea che guardava il visitatore con aria severa."Ti presento...Ix'Chelab, dea della sofferenza! Come vedi la stessa figura della statua è tatuata anche sulle schiene dei "sacerdoti", chiamiamoli così, presenti nei disegni."Prosegui " La rappresentazione è coerente con le descrizioni che ho letto finora, ma non avevo mai visto una sua rappresentazione visiva. Solo chi l'ha effettivamente vista potrebbe disegnarla in maniera così precisa!""Quindi ora che si fa?" domando Marina "non mi sembra che ci siano indicazioni precise in questo libro, a parte qualche disegno e qualche annotazione!""Si" disse Cecilia "Ma ora sappiamo che è realmente esistito! Dobbiamo cercarlo per scoprirne i segreti! Carol, dove hai trovato questo libro?""Proviene da un mercatino delle pulci di una piccola città dello Yucatan" disse Carol " E secondo me dovremmo andare li e indagare magari salta fuori qualcosa di più"."Va bene, è deciso" disse Cecilia "Marina, ti va di fare un giretto nello yucatan? potebbe essere d'aiuto per la tua tesi di laurea!""Professoressa, per me sarebbe fantastico""Ok. Carol tu verrai con noi! Conosci i dettagli del ritrovamento meglio di chiunque altro e solo col tuo aiuto potremo trovare qualcosa"."Va bene" disse carol "ma non vuoi farti una doccia e cambiarti prima? Se esci di qui nuda ti arresteranno prima di arrivare all'aereoporto!" disse sorniona guardando il corpo nudo di Cecilia."Si hai ragione forse è il caso. Ci vediamo fra un po'..Marina, annulla tutti i miei impegni e prenota un volo, tre biglietti per Cancoon""Si dottoressa Stone."Marina si mise alla scrivania e cominciò a digitare sul computer."Noi ti aspettiamo qui!" disse Carol " Ero già pronta a partire, sapevo che non avresti resistito e che saremmo partite subito!"Cecilia uscì dalla stanza , recandosi nel bagno accanto alla sala dei giochi.
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MasterGiTS,
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L'ultimo sogno Realizzato
Ho realizzato tempo fa uno dei miei ultimi sogni, e vorrei condividerlo con voi. Dovete sapere che anni fa, mi avevano offerto un lavoro come accompagnatrice, lavoro che ovviamente rifiutai per mille ragioni che non sto qui a spiegare, ma che sono facilmente intuibili. Non sono donna, ma ho un aspetto molto femminile e non passo inosservato agli occhi soprattutto di uomini maturi e facoltosi.Ho sempre detestato le etichette perché non rappresentano ciò che una persona è realmente, al di là dei gusti sessuali definirmi gay, bisex, fluido, non binario ecc non mi identifica. Quindi non mi sono mai dato una classificazione in scala per fare parte della comunità LBGTQ+. Come dicevo, il mio aspetto che sul web potrebbe apparire fake, del resto chi è troppo perfetto agli occhi della massa è sempre fatto con la IA, oppure ritoccato con il famoso Photoshop, ma vi assicuro che il sottoscritto non ha bisogno di ritocco fotografico, ne di apparire chi non sia. Chi mi ha incontrato sa benissimo che non sono un prodotto di una IA, e il fatto che sia stato più volte contattato da varie agenzie di Milano molto importanti, ben dimostra la mia autenticità. Prima della sua chiusura, fui pure contattato da agenti dell'agenzia 'Diva Futura' che i più attenti ricorderanno sicuramente come l'agenzia porno gestita da Riccardo Schicchi, colui che lanciò Moana Pozzi e Ilona Staller negli anni ottanta. Ho sempre rifiutato questo tipo di offerte di lavoro perché mai ritenute degne del mio tempo e della mia attenzione. Inoltre non ho mai voluto rovinare la mia reputazione avendo una vita sociale ben radicata. Come si dice, la fortuna bussa una volta sola, e se non le apri hai perso un'occasione importante che non ritorna. A me le occasioni invece a dispetto del detto, sono sempre tornate, e puntualmente rispedite al mittente. Quella volta chissà perché, ho voluto accettare una di quelle offerte, realizzando così un ultimo sogno rimasto nel cassetto troppo a lungo. E di sogni modestamente ne ho realizzati parecchi. Avevo delle foto su una chat che ormai ha chiuso da poco tempo chiamata 'Digiland' sul portale Libero, un giorno chattando come al solito tra le stanze dedicate agli utenti, entro in contatto con questa persona, che dice di essere un imprenditore abbastanza conosciuto.Un imprenditore che passa il suo tempo in una chat con tutti gli impegni che dovrebbe avere lo trovai subito ridicolo. In chat si sa, ognuno si spaccia per chiunque pur di fare colpo sugli altri. Le chat ormai sono diventate una vetrina per mettersi in mostra e non un posto per passare il tempo. Accertato che l'uomo in questione, fosse davvero chi diceva di essere, mi fece subito una proposta secca. Mi disse che se quello in foto ero davvero io, voleva assumermi come accompagnatrice.Avrei dovuto mettere dei vestiti da donna eleganti che mi avrebbe fornito lui, truccarmi, e accompagnarlo a delle cene o pranzi d'affari. Non capivo perché proprio io, perché non cercava una Escort o una vera donna? Non ho mai capito, del resto pur avendo un aspetto totalmente femminile, non avevo mai indossato abiti di quel genere prima d'ora. L'uomo insistette mettendo sul piatto anche una cifra non indifferente che mi fece riflettere un'attimo. Mi servivano soldi e subito, il lavoro che avevo al momento non mi garantiva uno stipendio alto, e avevo dei conti arretrati da chiudere in tempi brevi.Valutando i pro e contro, accettai l'offerta dell'uomo che si premurò di darmi informazioni più dettagliate a telefono, ma prima voleva una dimostrazione che fossi io il soggetto delle foto caricate sul profilo della chat. Ovviamente la cifra che metteva era alta, e voleva garanzie. Decidemmo così di incontrarci e parlare dei dettagli direttamente di persona. Concordammo di vederci in un bar di zona, e puntualmente mi presentai all'appuntamento.Aspettai anche più a lungo del dovuto, ma dell'uomo nessuna traccia. Stavo per alzarmi e tornare a casa, mi dissi tra me che forse era stato uno dei soliti scherzi di qualche troll del web per verificare se avessi davvero fatto quell'incontro. Ma prima che potessi pagare le tre birre ordinate e uscire dal locale, l'uomo scusandosi per il ritardo si presentò davvero. Era un uomo vestito elegante sulla sessantina d'anni, viso ben rasato, fisico ancora in buona forma, una leggera abbronzatura, e un classico accento milanese alla Berlusconi. Un tipo originale non c'è che dire.Mi fece subito i complimenti notando pure com'ero meglio di persona piuttosto che in foto, dove la mia immagine sembrava finta e creata con la IA a suo parere. Eppure per scattare i selfie uso sempre delle fotocamere digitali non dei cellulari. Non capivo come potevo risultare fatto con la IA. L'uomo come già spiegato per telefono, mi ribadì i dettagli del lavoro che avevo accettato di svolgere, oltre la somma che mi avrebbe versato in modalità assegno o bonifico, li dipendeva dalla mia scelta.Al vestiario avrebbe pensato lui, e mi avrebbe fatto recapitare tutto a casa con un corriere. L'importante era che tenessi un atteggiamento e un aspetto più femminile possibile. A lui serviva una vera donna in tutto, non importava se non avevo le tette o la figa, l'importante era l'aspetto estetico. Gli garantii che per quella cifra, avrei pure potuto farmi crescere un paio di tette, ma l'uomo rise dicendo che non era necessario, bastava l'immagine esterna.Avevo solo una settimana di tempo per prepararmi, perché il primo viaggio d'affari lo avrebbe fatto mi disse proprio la settimana dopo quell'incontro tra noi, e voleva avere già a disposizione la sua accompagnatrice. Dunque passai una settimana di totale femminilizzazione. Arrivarono i vestiti qualche giorno dopo, erano tutti abiti firmati e costosi di una certa eleganza. Roba che potevano permettersi solo vip o donne di un certo rango sociale. Intimo completo di calze a rete e collant di vari colori, perizomi, corpetti, reggiseni, reggicalze, vestiti scollati a paillettes, roba che avrebbe fatto impallidire pure la Rodriguez o la Ferragni. Provai tutto il vestiario con i vari abbinamenti di intimo, e cambiai diverse pettinature per adattarli ai vestiti in questione. Avendo lunghissimi capelli biondi lisci, potevo adattare la mia pettinatura allo stile dell'abbigliamento da indossare. Mentre mi guardavo allo specchio di casa, immaginai l'effetto che avrei fatto tra tanti uomini che mi avrebbero guardata e desiderata. Mi eccitai e sbrodolai masturbandomi sul letto con addosso l'intimo. Per me era una novità, non avevo mai fatto un lavoro simile in vita mia, ma era talmente eccitante che il gioco valeva la candela.Ero sicura, perché ormai pensavo totalmente al femminile essendo lì come donna, che in quelle cene e pranzi non mi sarei limitata a fare presenza. So benissimo cosa succede agli incontri d'affari di un certo tipo, ed ero sicura che avrei dovuto soddisfare più di un cliente del mio Boss, cosa che mi faceva letteralmente impazzire. Arrivò il fatidico giorno del mio debutto come accompagnatrice, ero nervosissima ma cercai di darmi un contegno. Il primo appuntamento d'affari l'uomo che chiamerò per privacy Massimo, lo ebbe in Svizzera a Lugano, dove ci recammo con la sua auto con tanto di autista, non ricordo che macchina fosse, ma pareva tanto una limousine, era un salottino con vari confort all'interno, io seduta accanto all'uomo dietro, e l'autista vestito impeccabile davanti.Non vi descrivo l'intera mattinata perché sarebbe lunga, sebbene molto emozionante avere gli occhi di tutti puntati addosso, non ci furono eventi da segnalare, quindi passo oltre. Arriverei subito al pranzo, dove mangiammo in un costoso ristorante credo fosse da Cracco o roba simile, io che più del McDonald's o Burger King non frequento, essere da Cracco con i prezzi che ha onestamente... Terminato il pranzo costoso, e sbrigate le formalità tra i due uomini, ero ormai entrata nel mio personaggio. Credo pure di aver fatto un'ottima impressione all'uomo con cui trattava il mio principale, ormai lo chiamavo così. Non mi sbagliavo sul fatto che ci sarebbe stato un dopo - pranzo, perché il mio principale mi diede le chiavi di una camera d'albergo dove poco prima si era registrato, dicendo di aspettare in stanza il suo collega d'affari, e di fare tutto ciò che l'uomo mi avrebbe chiesto di fare, senza fare commenti, e senza fare domande di nessun genere. Ci sarebbe stato un extra molto cospicuo se avessi soddisfatto il tizio mi disse.Non ho battuto ciglio, ho preso le chiavi annuendo semplicemente, chiamai l'ascensore dalla hall dell'albergo, e salii in camera. Aspettai qualche minuto che si presentasse l'uomo che dovevo soddisfare, e mi preparai a ricevere il mio primo e sicuramente non unico extra per quel lavoro in più che stavo facendo. Ero diventata una escort di lusso in meno di poche ore, e la cosa mi eccitava parecchio. Mentre mi spogliavo e mi mettevo nel letto matrimoniale della camera, pensavo a quante vere donne avrebbero voluto essere al posto mio, e mi sentivo davvero fortunato.L'uomo che avevo difronte era un bel tipo, sulla sessantina come il mio principale, un bel cazzo duro e un fisico passabile nonostante un po' di pancetta e troppo dopobarba che mi dava la nausea. Gli presi in mano il cazzo e me lo portai alle labbra rosse, facendolo sparire nella mia bocca. Iniziai a succhiare avidamente mentre lui godeva come un maiale, prendendo in mano il mio e segandomi piano piano. Scostai i lunghi capelli dal viso e lo feci quasi venire subito, sentivo già delle calde gocce in bocca, che presto si trasformarono in un getto caldo che ingoiai tutto fino all'ultima goccia alzando lo sguardo e fissandolo negli occhi. Era dolce, molto dolce il suo sperma. Segno di un uomo che mangia molti zuccheri, come del resto avevo visto a tavola, dove si era fatto portare una razione doppia di tiramisù. Tolsi il suo cazzo ancora duro dalla mia bocca, per assecondare i suoi desideri. Mi fece mettere a pecora, posizione che personalmente detesto, ma che accettai senza problemi, lui si mise sulla mia schiena, infilandosi dentro al mio culetto già bello lubrificato, entrando fino alle palle pelose, iniziando a fare avanti e indietro velocemente, mi stava cavalcando da vero fantino, e pareva piacergli molto. Ad ogni stantuffata che l'uomo mi dava, ho benedetto il giorno un cui ho capito che mi piaceva il cazzo. Non mi sono mai vergognata di ammetterlo, essendo pure una femmina mancata, era nel mio destino. Mia madre me lo aveva ripetuto milioni di volte che avrei dovuto nascere femmina. E si sa che al proprio destino non si sfugge. Ero li in una camera d'albergo a cinque stelle, sul letto con tanto di lenzuola di raso, a farmi rompere il culetto da un uomo di cui nemmeno conoscevo il nome, ma che alla fine, mi avrebbe lasciata soddisfatta e con una bella somma. Mia madre non sarebbe stata fiera di me mi dissi, ma lei purtroppo non c'era più, e io non mi vergognavo affatto di godermi quel cazzo che mi stava sfondando tutta.Con mia profonda delusione l'uomo non durò molto, dopo qualche altra pompata nel culo mi scaricò dentro un litro di sperma caldo che accolsi rilassando i muscoli delle natiche e godendomi quella lunga ingravidata. Ne fece davvero tanta devo ammetterlo. Rimasi supina sul letto con ancora il suo sperma colante dal buchetto slabbrato, i capelli schiacciati sul viso e sulla schiena. Mentre lui si ricompose dopo essersi lavato accuratamente nel bagno della camera, oltre ai doverosi complimenti per la bellissima scopata, "ero molto meglio io di tante donne che gli avevano portato" disse, lasciandomi sul comodino del letto una somma in contanti di 500€. Per nemmeno mezz'ora di sesso avevo guadagnato la paga che era pari alla mia nell'attuale lavoro che facevo in un mese. Ed era solo la "mancia extra", il compenso intero doveva ancora arrivare dal Boss che mi aveva assunta.Boss che fu molto soddisfatto del mio operato come prima mattinata, ma mi disse che potevo fare meglio, molto meglio, avevo del potenziale per diventare una vera puttana per gente facoltosa. Onestamente non sapevo se era quello il lavoro che avevo un mente di fare per il mio futuro gli risposi. Però la situazione mi piaceva molto, e mi ritrovai a riflettere su ciò che l'uomo mi aveva appena accennato. Amavo gli uomini e mi piaceva il cazzo, non potevo scegliere un lavoro migliore pensai.Ero sola, nessuno a cui rendere conto di ciò che facevo, avrei guadagnato un sacco di soldi, e avrei avuto uomini tutti i giorni con cui scopare oltre a conoscere gente importante che mi avrebbe sempre fatto comodo. L'unica cosa che mi preoccupava, era che potessi innamorarmi di un cliente. Io mi conosco bene, ho già avuto relazioni con uomini sbagliati di cui mi ero innamorata dopo solo una scopata. Purtroppo sono così, se trovo un uomo che mi prende il cuore oltre che il culo, perdo la testa. Ci avrei pensato su risposi alla fine, al momento mi interessava finire la settimana per cui mi ero impegnata, dopodiché avrei valutato se continuare o meno.La settimana passò rapidamente, e avevo intascato molte mance extra, oltre ad essermi fatta rompere il culetto ed essere stata ingravidata da diversi uomini facoltosi. Stavo davvero pensando di continuare quel lavoro che oltre a rendere molto a livello economico, mi stava dando piaceri unici ogni giorno in città diverse d'Italia, perché all'estero non potevo andare non avendo il passaporto e la carta d'identità non valida per l'espatrio.Il mio principale era diventato quasi un padre, mi aveva regalato un cellulare personalizzato con cui chiamarmi per sapere sempre come stavo dopo ogni rapporto, e sapse qualcuno si fosse comportato male. Era davvero premuroso non c'è che dire. Avevamo preso una bella confidenza. Il problema che tenevo però accadde l'ultimo giorno di lavoro, eravamo a Genova per un meeting, e io ho accompagnato come al solito il mio principale.C'erano diversi uomini con cui avrei dovuto finire a scopare prima di chiudere la giornata. E tra questi uomini c'era pure lui, Gianni (nome di fantasia) quello che purtroppo mi fece perdere la testa tanto da farmi innamorare al primo colpo di cazzo dentro me. Avevamo iniziato bene, anzi benissimo. Lui era un uomo diverso dagli altri frequentati durante la settimana, e diverso perfino da quelli con cui scopai prima di lui. Era bello brizzolato, aveva quel fascino dell'uomo maturo che io ho sempre amato, e aveva un bel cazzo lungo e duro con cui mi stava facendo impazzire seduta sulle sue ginocchia saltellando su e giù. No, Gianni era diverso da tutti, e lo avevo capito subito appena mi diede il primo bacio. Restammo incollati e abbracciati a lungo su quel letto. Mi chiese che posizione preferivo, cosa che nessuno in precedenza aveva mai fatto. Tutti nonostante i complimenti e le mance, mi avevano trattata da puttana, Gianni no, lui mi stava trattando da persona, da donna non da un oggetto da sfondare riempire e poi dire "e stato meraviglioso.. grazie ciao". Con lui non era un lavoro, con lui era vera passione che ben presto si sarebbe trasformata in amore con la A maiuscola.Fu mentre gli saltellavo sulle gambe, con il suo cazzo che entrava e usciva dal mio culetto slabbrato che il mio cuore iniziò a battere più veloce in petto come se volesse uscire. Iniziai a provare sensazioni che conoscevo fin troppo bene. E alla fine, mi trovai a versare lacrime senza motivo, che scendevano dalle mie guance senza freni. Eravamo faccia a faccia, e l'uomo vedendo la mia reazione smise di scoparmi, temendo di avermi fatto male in qualche modo. Lo rassicurai dicendo che stavo benissimo.Il problema dissi, era che mi ero innamorata di lui. L'uomo senza togliere il suo cazzo duro dentro di me mi abbracciò forte, ricambiando in pieno il mio sentimento. E stato il momento più bello di tutta quella settimana. Non mi fregava niente dei soldi in quel momento, non mi fregava più niente di nessuno, volevo solo fare l'amore con l'uomo che avevo scoperto di amare, e lo facemmo. Da quell'istante, non fummo più cliente e la sua puttana, mi sentivo un po' come Julia Roberts in Pretty Woman, avevo trovato il mio Richard Gere. Non credo di riuscire a spiegarvi la situazione in cui mi trovai, perché a parole non si può davvero spiegare. Mi fece alzare delicatamente dal suo cazzo che uscì dal mio culetto con un leggero risucchio, passando dalla sedia al letto.Mi misi sdraiata su un fianco con lui dietro di me a tenermi sollevata una gamba con la calza a rete nera, e mi penetrò nuovamente con dolcezza mentre voltavo la testa scostando i lunghissimi capelli biondi per baciarlo nel frattempo lui spingeva dentro di me tutto se stesso. Con un braccio piegato mi reggevo, con l'altra mano libera, lo aiutavo a spingere più dentro possibile ad ogni affondo. Volevo mi entrasse dentro l'anima. Ho goduto come mi è successo poche volte nella vita. Mentre sentivo la sua lingua dentro la mia bocca, e il suo respiro affannoso. Che momento meraviglioso, non potete nemmeno immaginare cosa ho provato. Farsi scopare è bellissimo, ma fare l'amore non ha prezzo. Gianni mi sfondò a dovere, e poi dicono che gli uomini di una certa età non riescono ad avere resistenza... Mi ingravidò completamente, e a differenza degli altri uomini, questa volta, sarà stata suggestione dell'uomo con cui lo stavo facendo, ma giuro che mi sentivo davvero in quello stato. So che non è clinicamente e fisiologicamente possibile, ma era come se fossi davvero incinta, e in uno stato di benessere mai provato. Restammo a lungo in quella posizione anche dopo che il suo cazzo si era ormai afflosciato. Fu una decisione davvero difficile da prendere, ma alla fine, una puttana, perché quello ero diventata, che si innamora dei suoi clienti non va bene per niente. Le Escort, le accompagnatrici, chiamatele come vi pare, non possono innamorarsi nel fare il loro lavoro. Ringraziai infinitamente il mio principale, che mi diede la cifra pattuita per quella settimana più le mance che avevo preso in precedenza, e mi disse testuali parole: Chris.. e davvero un peccato che non vuoi continuare. Ma comprendo le tue motivazioni. Mi lasciò il cellulare dicendomi che se per qualsiasi ragione avessi cambiato idea, potevo cercarlo con quel telefono speciale. Lui sarebbe stato contento di rivedermi. Lo ringraziai nuovamente tenendo il cellulare, ma ben sapendo che non lo avrei mai più rivisto. Così è stato.
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Chris R88,
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