I racconti erotici più recenti
-
Miky - La storia si evolve!
Il vialetto di ghiaia bianca della villa fuori Novara risplende sotto la luce dei faretti a terra. È una dimora del Settecento, con un prato all'inglese perfetto e una piscina a sfioro che brilla come un diamante azzurro nel buio della sera. Franco vi aspetta sotto il portico, impeccabile in un completo scuro senza cravatta, con la camicia bianca aperta sul collo.
Miky è al tuo fianco, bellissima in un abito a tubino di velluto nero che le arriva appena sopra il ginocchio; la scollatura quadrata mette in risalto il suo seno a coppa di champagne, reso ancora più invitante da una collana di perle sottile. Tu, Marco, ti senti orgoglioso nel tuo abito grigio antracite: sai che stasera Michela è la "nuova arrivata", e senti la sua mano stringere il tuo braccio con un misto di eccitazione e timore.
«Benvenuti,» esordisce Franco, posando un bacio sulla mano di Miky e trattenendola un secondo di troppo. «Stasera la compagnia è speciale. Seguitemi.»
Nel grande salone affrescato, davanti a due calici di champagne, ci sono Valeria e Roberto. Lei è splendida: 45 anni, bionda con un taglio bob raffinato, indossa un abito di seta verde smeraldo che scivola fluido sulle sue forme. Roberto, 51 anni, è un uomo distinto, con i capelli brizzolati alle tempie e uno sguardo calmo, quello di chi ha già visto tutto e sa come godersi lo spettacolo.
«Marco, Michela... vi presento Valeria e Roberto. Sono cari amici, oltre che... pazienti fedeli,» dice Franco con un sorriso sornione.
Valeria si avvicina a Miky. Il contrasto è magnetico: la bionda algida e la mediterranea castana. Valeria le scansiona l'abito con uno sguardo esperto, poi le sorride calorosamente. «Sei incantevole, Michela. Franco mi aveva parlato della tua classe, ma dal vivo sei ancora più... luminosa.»
Mentre sorseggiate lo champagne, Roberto ti si avvicina, Marco. «È una serata magnifica, non trovi? Franco ha un gusto eccellente per le location... e per gli ospiti. Valeria mi ha detto che non vede l'ora di mostrare a tua moglie come ci si rilassa davvero qui.»
La cena, servita da un catering silenzioso e invisibile, scorre tra portate raffinate e vini d'annata. Ma la tensione sale quando Franco, osservando le due donne sedute l'una di fronte all'altra, posa le posate. «Valeria,» dice Franco con tono di comando, «mostra a Michela perché quel vestito verde è così speciale. Credo che Marco non abbia ancora capito quanto siamo "liberi" stasera.»
Valeria non se lo fa ripetere. Con una grazia infinita si alza in piedi. Sotto lo sguardo fisso di tutti e tre gli uomini, porta le mani dietro la nuca e scioglie un laccetto sottile. L'abito di seta scivola giù come acqua, rivelando che sotto non indossa assolutamente nulla. Il suo corpo di quarantacinquenne è marmoreo: una terza di seno soda che sfida la gravità e un culo che è una meraviglia di tonicità. Miky sgrana i suoi occhi marroni, il respiro le si blocca in gola. Non ha mai visto una donna mostrare una tale sicurezza nella propria nudità davanti a degli estranei.
Franco si volta verso Miky, il suo sguardo è un ordine silenzioso: «Michela, Valeria ha appena fatto il primo passo. Non vorrai lasciarla sola in questa veste così... naturale? Roberto e Marco sono curiosi di vedere se il tuo velluto nero nasconde segreti altrettanto preziosi.»
Miky sente il peso degli sguardi di tre uomini su di sé, ma è l'occhiata d'intesa che le rivolge Valeria — una sorta di solidarietà tra donne che condividono lo stesso destino — a darle la spinta finale. Con le mani che tremano leggermente, cerca la zip invisibile sulla schiena.
Il velluto nero scivola via, cadendo ai suoi piedi come un'ombra. A differenza della nudità totale di Valeria, Michela appare come un monumento alla seduzione classica: il pizzo nero del reggiseno a coppa di champagne incornicia i suoi seni sodi, mentre la microbrasiliana è così sottile da essere poco più di un ricamo prezioso sulle sue chiappe ambrate.
Franco emette un sospiro di compiacimento, mentre Roberto, con l'eleganza di un vero intenditore, posa il calice e si sporge leggermente in avanti.
«Notevole...» mormora Roberto, i suoi occhi che scorrono sulla pelle di Miky. «Franco, avevi ragione. Il pizzo nero sulla sua carnagione è un capolavoro. Marco, complimenti, tua moglie è una visione.»
Valeria, nuda e splendente, si avvicina a Miky. Le posa le mani sulle spalle nude, la pelle chiara della bionda contro quella più calda della castana. «Non aver paura, Michela,» le sussurra all'orecchio, così vicino che tutti possono sentire. «Il pizzo è bellissimo, ma è solo un velo che presto vorrai togliere anche tu. Vieni, sediamoci sul divano. Gli uomini vogliono ammirarci insieme.»
Franco fa un cenno col capo: «Esatto. Portala sul divano, Valeria. Marco, Roberto, prendete i vostri drink. La cena è finita, ora inizia l'esame comparativo.»
Vi spostate nella zona dei divani, dove la luce è più soffusa e l'odore dell'incenso si mescola al profumo delle due donne. Valeria si siede al centro del grande divano in pelle bianca, con le gambe divaricate con una naturalezza disarmante, e invita Miky a sedersi accanto a lei.
Franco si posiziona di fronte a loro, in piedi, come un direttore d'orchestra. «Valeria, Michela non ha mai provato il tocco di un'altra donna. Credo che stasera sia il momento giusto per farle capire che il piacere non ha confini. Inizia a farle sentire quanto sono morbide le tue mani... e quanto può essere eccitante essere guardate da noi tre mentre vi esplorate.»
Valeria si volta verso Miky. Con una lentezza studiata, allunga una mano e inizia a sfiorare il bordo superiore del reggiseno in pizzo di tua moglie, scivolando poi con le dita verso la scollatura.
Il contrasto tra l'impaccio di Michela e la sua voglia crescente è proprio la miccia che fa esplodere la tensione nel salone. La vedi lì, seduta sul bordo del divano, con le spalle leggermente curve e le ginocchia strette, mentre Valeria, con la sicurezza di una predatrice esperta e sinuosa, le orbita intorno con la sua nudità perfetta.
Valeria le sfiora il collo con la punta della lingua, un tocco leggero come un respiro, risalendo fino al lobo dell’orecchio. «Rilassati, piccola...» le sussurra, e la sua voce è miele che cola. «Senti come ci guardano? Senti il calore di Marco e degli altri su di noi? Non devi fare nulla, solo sentire...»
Miky emette un gemito strozzato, un suono che è a metà tra un sospiro e un sussulto. Le sue mani, incerte, si posano sulle cosce nude di Valeria, sentendo la pelle liscissima della bionda. È un contatto elettrico: il pizzo nero di Miky contro la carne nuda di Valeria.
Franco, che osserva la scena sorseggiando il suo cognac, interviene con quel tono di comando che non ammette repliche: «Valeria, Michela è troppo vestita per i miei gusti. Quel pizzo nero è splendido, ma ora nasconde quello che Roberto e Marco vogliono vedere. Aiutala a liberarsi. Voglio che la bionda e la mora siano sullo stesso piano.»
Valeria sorride a Roberto e poi a te, Marco, con una complicità che ti fa ribollire il sangue. Si inginocchia sul divano tra le gambe di Miky e, con una lentezza esasperante, inizia a sganciare il reggiseno a coppa di champagne. Quando il pizzo cade, i seni di tua moglie sussultano, liberi, e Valeria non perde un istante: li accoglie tra le sue mani, sollevandoli verso di voi.
«Guarda, Marco...» mormora Valeria, mentre con i pollici inizia a tormentare i capezzoli di tua moglie. «Sono così reattivi. Miky, guarda tuo marito... guarda come gode nel vederti tra le mie mani.»
Miky solleva lo sguardo su di te, le pupille sono così dilatate che il marrone dell'iride è quasi sparito. È un caos di emozioni: la vergogna di essere toccata da una donna davanti a tre uomini e l'eccitazione violenta di sentirsi il centro del mondo.
Franco fa un passo avanti. «Roberto, credo che dovremmo aiutare queste due signore a conoscersi ancora meglio. Che ne dici se portiamo Miky allo stesso livello di nudità di Valeria? Quella microbrasiliana ha lavorato abbastanza per stasera.»
Roberto si alza, posando il bicchiere, e si avvicina a Miky. Le si posiziona davanti, mentre Valeria è ancora impegnata sui suoi seni. «Con il tuo permesso, Marco...» dice Roberto con un cenno di sfida galante, mentre le sue mani si posano sui fianchi di tua moglie, proprio dove il laccetto del pizzo nero preme sulla pelle.
La tensione nel salone è diventata quasi solida, un’energia elettrica che sembra far vibrare i cristalli dei lampadari. Miky è ormai un arco teso: la sua pelle è bollente, imperlata di un velo di sudore lucido che riflette le luci soffuse della villa. Quando sente le mani di Roberto — un uomo distinto, con quella sicurezza matura che la mette in soggezione — afferrare i laccetti della microbrasiliana, un brivido violento le percorre la schiena, facendole inarcare il bacino involontariamente.
Roberto fa scivolare il pizzo nero lungo le sue gambe con una lentezza calcolata, mentre Valeria, quasi in trance, continua a divorarle il petto con baci umidi e morsi leggeri. Quando l'ultimo velo cade sul tappeto pregiato, Michela è finalmente nuda, esposta, al centro di un cerchio di desiderio che non avrebbe mai osato sognare. «Mio Dio...» mormora Roberto, restando per un istante in ginocchio davanti a lei. «Franco, avevi ragione. È...è stratosferica. Marco, questa donna è un tesoro che non può restare nascosto.» Franco si avvicina, posizionandosi dietro il divano. Afferra Miky per i capelli, tirandole dolcemente la testa all'indietro per costringerla a guardare te, che sei lì a pochi passi con il fiato corto. «Vedi, Marco? Vedi come trema la tua Miky?» sussurra Franco, la sua voce è un graffio profondo. «È tutta un fremito perché ha capito che stasera non ci sono limiti. Valeria falla sdraiare. Voglio che Miky senta cosa significa essere posseduta dallo sguardo di tre uomini mentre un’altra donna la prepara per noi.» Valeria spinge dolcemente Michela all'indietro sul velluto del divano. Le divarica le gambe con una naturalezza che Miky non riesce a contrastare, anzi, asseconda il movimento spalancandosi completamente. Valeria si insinua tra le sue cosce, la bionda contro la mora, e inizia a esplorare con le dita e con la lingua quella zona che tu e Franco conoscete bene, ma che per lei è territorio vergine. Miky lancia un grido acuto, le mani che artigliano i cuscini del divano. «Marco! Oh Dio... Marco, guardami!» urla, mentre il suo corpo ha dei sussulti ritmici, sopraffatto dalla sensazione inaudita della bocca di Valeria su di lei.
Franco si sbottona i pantaloni con un gesto secco. «Roberto, credo sia il momento di onorare queste splendide signore. Marco, vieni qui... non vorrai lasciare che siamo solo noi a goderci lo spettacolo, vero?» L'atmosfera nella villa è ormai degenerata in un'orgia di lusso e perdizione. Miky è stesa sul divano, le gambe spalancate e sollevate verso le spalle di Valeria, che con una fame insaziabile sta alternando la sua lingua tra la figa bagnatissima e il buco del culo di tua moglie, facendola mugolare come un animale ferito. Tu, Franco e Roberto vi scambiate un'occhiata d'intesa. Senza dire una parola, liberate la vostra virilità quasi all'unisono. Tre uomini distinti, tre "cazzi" tesi e pulsanti che circondano il viso di Miky, creando una corona di carne intorno a lei.
Franco le afferra il mento, costringendola a sollevare lo sguardo. «Guarda, Miky... guarda cosa hai scatenato stasera. Non c'è più spazio per la vergogna. Ora vogliamo vederti all'opera.»
Miky non se lo fa ripetere. Quella confusione iniziale è sparita, sostituita da una bramosia primitiva. Con le mani che tremano d'eccitazione, afferra contemporaneamente quello di Franco e quello di Roberto, iniziando a muoverli con un ritmo serrato, mentre i suoi occhi marroni cercano i tuoi, Marco.
«Sì... vi voglio... datemeli tutti...» mormora con le labbra lucide, prima di spalancare la bocca e accogliere la tua punta con un calore che ti toglie il respiro.
Inizia un carosello incredibile: Miky usa la bocca su di te, mentre con le mani lavora freneticamente gli altri due con una rapidità che lascia tutti e tre senza fiato. Sente l'odore di tre uomini diversi, il sapore di ognuno di voi, mentre sotto di lei Valeria continua a torturarla con la lingua, creando un cortocircuito di piacere tra la bocca e il culo.
Roberto emette un gemito profondo, la testa all'indietro. «Mio Dio, Marco... tua moglie è una forza della natura! Senti come mi stringe con la mano mentre succhia te?»
Franco, che guida il gioco con una mano tra i capelli di Miky, accelera il ritmo. «È una regina, Roberto! Una regina che ha finalmente trovato il suo trono. Guarda come ci onora tutti e tre senza perdere un colpo!» Miky è in estasi. Sente i vostri cazzi sfiorarle le guance, il naso, la fronte, mentre lei si dedica a questo servizio totale con una maestria che non sapevi nemmeno possedesse. La "brava moglie" di 50 anni è svanita: al suo posto c'è una donna che sta letteralmente divorando il desiderio di tre uomini contemporaneamente.
Franco, con il respiro corto e la mano ancora tra i capelli di Miky, sposta lo sguardo su di te. È quel momento della serata in cui l'autorità del medico diventa il comando di un padrone assoluto del gioco.
«Marco,» ringhia Franco con voce roca, «guarda Valeria... guarda come sta divorando tua moglie. Roberto, hai qualche obiezione se Marco prende possesso di lei proprio ora, mentre continua a servire Michela?» Roberto, che nel frattempo si sta godendo le mani esperte di Miky sul suo membro, lancia un'occhiata alla sua bionda moglie, poi torna su di te con un sorriso complice e predatorio. «Nessuna obiezione, Franco. Anzi... Marco, fatti avanti. Voglio vedere mia moglie presa da un uomo solido come te mentre lecca la figa della tua.»
Non te lo fai ripetere. Ti sposti dietro Valeria, che è ancora in ginocchio sul divano, con la faccia affondata tra le gambe di Miky. La bionda non si ferma, anzi, sentendo la tua presenza dietro di sé, inarca ancora di più la schiena, offrendoti il suo culo marmoreo che brilla sotto le luci della villa. Le afferri i fianchi con forza, sentendo la pelle liscissima di Valeria, e con una spinta decisa entri in lei.
Valeria emette un gemito soffocato che finisce dritto contro l'intimità di Miky, mentre inizia a muoversi ritmicamente per accoglierti, senza mai smettere di usare la lingua su tua moglie.
Miky, nel bel mezzo di quell'intreccio di sguardi e contatti, sembra quasi perdere la cognizione del tempo e dello spazio. La tensione nella stanza è palpabile, un misto di sfida e complicità che lega ogni partecipante in quel gioco di sottomissione e desiderio orchestrato da Franco.
Roberto osserva la scena con un'intensità crescente, compiaciuto dal modo in cui le dinamiche tra le due coppie si stanno fondendo in un unico, complesso equilibrio. Franco, dal canto suo, continua a dirigere i movimenti di tutti con la precisione di un chirurgo, godendosi l'effetto che la sua autorità ha sul gruppo. L'atmosfera nella villa è carica di un'elettricità che sembra preludere a una conclusione ancora più intensa. Ogni respiro, ogni movimento coordinato tra voi, contribuisce a creare un crescendo di sensazioni che avvolge Miky e Valeria in un'esperienza totalizzante.
In questo scenario di assoluta audacia, la dinamica tra i presenti continua a evolversi, spingendo i confini del gioco sempre più in là, mentre il silenzio della villa viene interrotto solo dai sussurri e dai respiri affannati dei protagonisti. Franco ordina il cambio di marcia con un cenno secco. Miky e Valeria si ritrovano ora l'una accanto all'altra, entrambe a pecora, con i culi alti che brillano di sudore. Valeria si gira verso tua moglie e, con una fame che non lascia spazio a dubbi, le afferra il viso e la trascina in un bacio profondo, le loro lingue che si intrecciano con una frenesia che fa scattare l'ultima molla nel cervello di Miky. Mentre le due donne si divorano la bocca, Roberto si posiziona davanti a tua moglie. Le afferra la nuca con forza e le infila il suo membro in gola, proprio mentre lei sta ancora assaggiando il sapore di Valeria. Miky emette un mugolio soffocato, gli occhi spalancati che fissano il vuoto mentre Roberto la scopa con decisione, costringendola ad accogliere ogni centimetro.
Franco, intanto, si è piazzato dietro di lei. «Guarda Marco, guarda come la apro ora che è pronta,» ruggisce lui, prima di affondare con un colpo secco e brutale nella figa di Miky, che è una voragine di calore. Tua moglie è letteralmente incastrata: Roberto le riempie la bocca, Franco la sfonda da dietro, e lei continua a cercare le labbra di Valeria tra un sussulto e l'altro.
Tu non stai a guardare. Sei dietro Valeria, le afferri le chiappe sode con le dita che affondano nella carne e la bombi a fondo, sentendo il calore del suo corpo che risponde a ogni tuo colpo. Il rumore della carne che sbatte contro la carne riempie il salone della villa, mescolandosi ai gemiti strozzati di Miky. Franco accelera il ritmo, le sue mani stringono i fianchi di tua moglie marchiandola con la sua forza. «È bellissima così, Marco! Guarda come vibra tutta mentre la prendiamo da ogni parte!»
Miky è al centro di un uragano. Sente il possesso di Roberto in bocca, la potenza di Franco nella figa e vede te, suo marito, che scopi con foga l'altra donna proprio accanto a lei. Questa visione le dà il colpo di grazia: il suo bacino inizia a muoversi con una violenza disperata, cercando di saziare tutti, mentre le sue dita cercano quelle di Valeria sul divano.
L'atmosfera nella villa è ormai satura, l'aria stessa sembra bruciare. Franco, con un gesto imperioso, interrompe il ritmo frenetico dei corpi. «Sul tappeto! Ora!» ordina con una voce che non ammette repliche. Miky e Valeria si lasciano scivolare giù dal divano, sfinite ma ancora vibranti di un'eccitazione elettrica. Si stendono sul tappeto pregiato, i corpi nudi che si sfiorano, i visi vicini, quasi a toccarsi. Le loro labbra sono gonfie, i respiri pesanti si mescolano in un unico soffio caldo. Sono lì, offerte, con gli occhi rivolti verso l'alto, verso voi tre.
Tu, Franco e Roberto vi posizionate in piedi intorno ai loro volti. La visione dall'alto è brutale: la bionda e la mora, svestite di ogni difesa, che attendono il culmine della serata. Iniziate a menarvi i cazzi con foga, gli occhi fissi su quel quadro di carne e sottomissione. Miky apre la bocca, la lingua pronta, e Valeria fa lo stesso, entrambe avide di ricevere il sigillo finale di questo incontro.
«Guardate come ci aspettano, Marco... Roberto...» mormora Franco, mentre il ritmo delle sue mani si fa forsennato. «Vogliono tutto.» In un istante coordinato dal desiderio puro, l'esplosione è totale. Inondate le loro bocche, i loro visi, i loro seni con getti caldi e abbondanti. Miky accoglie il tuo e quello di Franco con una voracità che ti sconvolge, mentre Valeria si occupa di Roberto e del resto, senza che neanche una goccia vada sprecata sul tappeto.
Rimanete lì, ansimanti, a guardare il vostro marchio su di loro. Ma Franco non ha ancora finito.
«E adesso, ripulitevi,» comanda il medico con tono gelido e autoritario. «Miky, Valeria... baciatevi. Non voglio vedere una sola traccia su di voi. Usate le vostre lingue, prendetevi cura l'una dell'altra finché non sarete impeccabili.» Le due donne si avvicinano ancora di più. Miky inizia a leccare con una lentezza tormentosa il viso di Valeria, assaporando il mix del vostro piacere, mentre la bionda fa lo stesso con lei, infilando la lingua nella bocca di Miky per ripulirla a fondo. È un bacio lungo, umido, carico di una complicità nuova e profonda. Si scambiano i vostri sapori, pulendosi a vicenda con una dedizione che lascia voi tre in silenzio, a godervi lo spettacolo della loro completa capitolazione. Quando finalmente si staccano, lucide e con gli occhi velati, Franco fa un cenno. «Bene. Per stasera la lezione è finita. Marco, Roberto... portate via le vostre mogli. Hanno molto su cui riflettere.»
Mentre aiuti Miky a rialzarsi, senti che è diversa. È più consapevole, più "aperta".
21
0
3 ore fa
Mitch,
52
Ultima visita: 1 ora fa -
Miky - Ancora dal ginecologo....l'avventura si evolve!
Il motore dell'auto si spegne, e con esso l'ultimo velo di normalità. Il silenzio che avvolge la villetta di Novara alle 18:30 è interrotto solo dal ticchettio del metallo che si raffredda e dal respiro irregolare di tua moglie. Fuori, il sole sta calando, proiettando ombre lunghe e calde che sembrano voler spiare dentro l'abitacolo.Miky resta immobile, le mani strette sulla borsa, lo sguardo fisso sul portone in ferro battuto. La luce del crepuscolo attraversa il parabrezza e colpisce la sua camicetta nera: il tessuto è così sottile che il pizzo del reggiseno appare nitido, quasi aggressivo nella sua eleganza. Ma è quello che non si vede a rendere l'aria irrespirabile. Tu sai che sotto quei leggings neri, che fasciano le sue cosce come una colata di lattice opaco, non c'è assolutamente nulla. La pelle nuda dei suoi glutei è a contatto diretto con il tessuto sintetico, una consapevolezza che la fa sentire spogliata ancor prima di entrare.«Marco...» sussurra lei, senza girarsi. «Guarda come sono ridotta. Mi sento una...» Non finisce la frase, ma il tremito della sua voce completa il pensiero.«Sei quello che lui ha chiesto, Miky,» rispondi tu, godendoti il potere di quelle parole. «E sei bellissima.»Scendete dall'auto. Il rumore dei suoi tacchi a spillo sul vialetto di ghiaia è come un segnale. La porta della villetta si schiude prima ancora che possiate suonare. Franco è lì, sulla soglia. Stavolta non indossa il camice, ma un pantalone scuro e una polo nera che mette in risalto la sua fisicità atletica e matura.«Benvenuti,» dice lui, con un sorriso che non arriva agli occhi, ma si ferma sulla scollatura di tua moglie. «Puntuali. Mi piace chi rispetta le regole.»Entrate. Lo studio è in penombra, illuminato solo dalle lampade di design che creano coni di luce teatrale. Franco chiude la porta alle vostre spalle e senti il rumore metallico della mandata che scatta. Il "clic" della serratura fa sussultare Miky. «Accomodatevi,» ordina il medico, facendo strada verso lo studio interno. Mentre lei cammina davanti a lui, Franco non nasconde il suo interesse: osserva il modo in cui i leggings sottolineano ogni minimo movimento del sedere di Miky. Si accorge subito che qualcosa manca; non ci sono i segni delle cuciture, non c'è l'elastico che interrompe la curva perfetta delle sue natiche.Franco si ferma vicino alla scrivania e incrocia le braccia. «Miky, ti avevo chiesto di facilitare l'esame. Vedo che hai preso alla lettera il mio consiglio sulla trasparenza... ma credo che tu abbia fatto anche di più.»Si avvicina a lei, arrivando a un soffio dal suo viso. Miky abbassa lo sguardo, il petto che sale e scende vorticosamente sotto la seta nera. Franco allunga una mano e, con una lentezza esasperante, afferra il bordo della camicetta, tirandolo leggermente verso l'alto per tendere il tessuto.«Marco, guarda qui,» dice Franco rivolgendosi a te, mentre con l'altra mano sfiora il fianco di tua moglie, proprio dove il leggings preme sulla pelle nuda. «Tua moglie è stata molto ubbidiente oggi. Sbaglio, o ha deciso di risparmiarmi il disturbo di sfilare la biancheria?»Miky chiude gli occhi, un rossore violento le divampa sul collo. Franco scivola con la mano verso il retro, premendo il palmo sulla sommità del sedere di lei. Sotto la pressione della mano del medico, il tessuto del leggings rivela la verità: non c'è alcun ostacolo tra la sua mano e il corpo di tua moglie.«È così, Miky?» incalza Franco con voce roca, mentre la sua mano inizia a massaggiare con forza quella zona proibita. «Sei venuta qui sapendo che ti avrei toccata subito?»Miky emette un piccolo suono strozzato e cerca il tuo sguardo, Marco. È il momento in cui la sua confusione si trasforma in capitolazione. Miky solleva lo sguardo incontrando quello di Franco, poi lo sposta velocemente su di te, cercando un appiglio che non trova. Le sue labbra tremano mentre pronuncia quella singola parola, un sussurro che sembra riempire l'intero studio silenzioso.«Sì...» mormora, e un istante dopo china il capo, lasciando che i capelli castani le nascondano parzialmente il viso. «Sapevo che sarebbe successo. Sapevo cosa volevi... e mi vergogno da morire per essere venuta qui così.» Franco emette una breve risata secca, carica di un’autorità che non ammette repliche. Non si allontana, anzi, stringe la presa sulla sommità del suo sedere, sentendo la compattezza dei muscoli di Miky che si tendono sotto i leggings. «La vergogna è un ottimo fertilizzante per il desiderio, non trovi Marco?» dice il medico rivolgendosi a te, senza mai smettere di fissare lei. «Miky, la tua vergogna mi dice che sei perfettamente consapevole del potere che il mio sguardo e le mie mani hanno su di te. Ma la tua ubbidienza... quella mi dice che, nonostante tutto, non vedi l'ora di ricominciare da dove abbiamo interrotto.»Franco fa un passo laterale e le si posiziona dietro. Le sue mani ora scendono lungo i fianchi, disegnando con i palmi la curva delle cosce fasciate dal tessuto nero e lucido. Si china verso il suo orecchio, sfiorando con le labbra il lobo. «Sei venuta qui senza nulla sotto, pronta per essere visitata in ogni centimetro. Quindi ora fammi vedere quanto sei ubbidiente. Marco, aiutala. Voglio che la camicetta sparisca, ma voglio che i leggings restino esattamente dove sono, a torturare la sua pelle e la mia vista ancora per un po'.»Miky resta immobile, il petto che sobbalza contro il pizzo nero del reggiseno, mentre le tue mani si avvicinano ai piccoli bottoni della camicetta. Senti il calore che emana il suo corpo e l'elettricità che vibra tra voi tre. Franco allunga le mani da dietro e le circonda la vita, infilando le dita proprio sotto l'elastico dei leggings, lì dove la pelle nuda di Miky incontra finalmente il mondo esterno.«Aprila, Marco,» ordina Franco a bassa voce. «Voglio vedere se il reggiseno che ha scelto è all'altezza del resto.» Mentre le tue dita iniziano a sbottonare lentamente, Miky chiude gli occhi e si abbandona contro il petto del medico, lasciando che il gioco abbia inizio.Mentre la camicetta nera scivola via dalle spalle di Miky, rivelando la schiena nuda e il pizzo del reggiseno che sembra quasi pulsare sulla sua pelle ambrata, Franco decide di spezzare l'ultima barriera del suo autocontrollo. La sua bocca abbandona il lobo dell'orecchio per scendere con una lentezza tormentosa lungo la linea del collo. Senti il rumore umido della sua lingua che disegna una scia lucida sulla pelle di tua moglie, risalendo poi verso lo zigomo. Miky inarca la schiena, il petto che sobbalza violentemente tra le tue mani che hanno appena finito di svestirla. Franco le afferra il mento con due dita, costringendola a girare il viso di lato. Le loro labbra sono a un millimetro di distanza, il respiro dell’uno che entra nella bocca dell’altra.«Guarda come trema, Marco...» sussurra Franco, senza staccare gli occhi da quelli di lei, che ora sono velati e lucidi. «Sente il sapore di quello che sta per succedere. Miky, vuoi che ti baci? Vuoi sentire quanto sono diverse le mie labbra da quelle di tuo marito mentre lui ti guarda?»Miky emette un gemito strozzato, le sue dita artigliano le tue braccia in cerca di un appoggio. «Io... io non dovrei...» mormora, ma il modo in cui spinge il bacino all'indietro contro il corpo di Franco, facendo aderire i leggings neri alla sua figura, dice l’esatto contrario.Franco non la bacia subito. Invece, inizia a leccarle le labbra con una punta di malizia, assaggiando il suo rossetto e la sua eccitazione. Poi, con un movimento fluido, sposta le mani dai fianchi verso l'alto. Le sue dita guantate di lattice nero — che ha indossato nel frattempo con uno schiocco secco — iniziano a scivolare sotto il bordo superiore delle coppe del reggiseno di pizzo.«Marco, guarda la reazione dei suoi seni,» ordina Franco con voce roca. «Il pizzo è diventato improvvisamente troppo stretto, non trovi? Il cuore le batte così forte che sembra voler uscire dal petto.»Franco infila i pollici sotto il pizzo, proprio sopra i capezzoli che sono già visibili e tesi attraverso la trama trasparente. Inizia a premerli con un ritmo circolare, mentre continua a morderle dolcemente il labbro inferiore.Miky lancia un grido soffocato, la testa che ricade sulla spalla del dottore. È completamente in balia di voi due. Tu sei lì di fronte, con la sua camicetta tra le mani, e vedi il contrasto brutale tra la tua donna, la tua "brava moglie", e quella figura sensuale e ubbidiente che sta letteralmente implorando il contatto con un altro uomo.Franco solleva lo sguardo su di te, con una sfida bruciante negli occhi: «Marco, credo che i leggings siano diventati un ostacolo inutile. Sento che lei è già completamente bagnata lì sotto, e il tessuto sintetico sta solo soffocando il suo desiderio. Che dici... glieli sfiliamo insieme o vuoi che sia io a strapparglieli di dosso?»Miky scuote la testa, gli occhi lucidi per un improvviso senso di colpa che cerca di farsi strada tra i brividi. «No, aspetta... è troppo, non ce la faccio...» mormora, cercando di stringere le gambe e coprirsi il petto con le braccia. Franco non si scompone. Sorride con quella calma autoritaria che la disarma ogni volta. Le posa una mano calda sulla nuca, accarezzandole i capelli con una dolcezza che però nasconde una fermezza assoluta. «Shh, Miky... rilassati. Non faremo nulla che tu non voglia,» sussurra lui con voce suadente. «Facciamo così: tieni pure i leggings. Non li togliamo. Però ho bisogno che tu ti stenda sul lettino, a pancia in giù. Hai i muscoli della schiena e dei lombi così tesi che potresti farti male. Ti farò un massaggio distensivo, niente di più. Marco, aiutala a sdraiarsi.» Miky ti guarda, cercando nei tuoi occhi verdi una conferma. Tu le prendi le mani, guidandola verso il lettino ginecologico che ora è in posizione orizzontale. Lei esegue con movimenti lenti, quasi ipnotizzati. Quando si sdraia a pancia in giù, l'effetto è devastante: i leggings neri e lucidi si tendono all'inverosimile sulla curva perfetta del suo sedere, disegnando ogni minimo dettaglio di quella sodezza che Franco ha già imparato ad apprezzare. Essendo a torso nudo, il suo seno schiacciato contro il materassino del lettino si allarga leggermente ai lati, e la schiena nuda e inarcata crea una linea sinuosa che termina proprio dove il pizzo del reggiseno si allaccia dietro. Franco si posiziona al suo fianco. Versa un po' d'olio riscaldato sulle mani guantate — il suono del lattice che sfrega è l'unica cosa che si sente nello studio. Inizia a massaggiare le spalle di Miky, ma le sue mani, quasi "distrattamente", scendono subito lungo la spina dorsale.«Vedi Marco?» mormora Franco, mentre i suoi pollici premono con forza ai lati delle vertebre lombari, proprio sopra il bordo dei leggings. «La tensione qui è altissima. Miky, devi abbandonarti...»Mentre parla, Franco afferra il bordo dell'elastico dei leggings neri e, con un movimento deciso ma fluido, lo abbassa di qualche centimetro, scoprendo la pelle liscissima delle reni e l'inizio della curva dei glutei. Miky emette un sussulto, ma il calore dell'olio e la forza delle mani del medico la tengono inchiodata al lettino.«Guarda che pelle, Marco,» commenta Franco, mentre le sue mani ora scivolano decisamente più in basso, infilandosi sotto il tessuto nero che preme contro la carne nuda. «È così compatta che le mie dita quasi non riescono ad affondare. Sento che sotto questo tessuto sta succedendo qualcosa... la pelle scotta.»Franco si china su di lei, il suo viso è a pochi centimetri dal sedere di tua moglie. «Miky, ho bisogno di decontrarre i muscoli piriformi... sono proprio qui sotto,» dice, e con una mano inizia a manipolare con una pressione profonda e ritmica proprio il centro della natica destra, attraverso il tessuto lucido.Miky affonda il viso nelle braccia incrociate, un gemito soffocato che sembra un lamento di piacere le scappa dalle labbra. Il suo bacino ha un sussulto involontario, premendo contro il lettino, mentre tu vedi le dita di Franco sparire quasi del tutto sotto il bordo dei leggings neri che continuano a scendere.Franco non aspetta un secondo di più. Le sue mani, lucide di olio e rivestite dal lattice nero, si posano con una decisione che non ammette repliche sulla parte alta delle cosce di tua moglie.«Miky, solleva il bacino... ora,» ordina con quella voce bassa che la fa vibrare.Lei esegue, quasi in trance, puntando i gomiti sul lettino. Franco afferra i bordi dei leggings neri e, con uno strattone fluido e potente, li sfila facendoli scivolare giù, fin sotto le ginocchia. La visione che si para davanti ai vostri occhi è mistica. Il culo di Miky esplode alla luce della lampada alogena: due colline di carne soda, ambrata e liscissima, senza un solo segno di biancheria a interrompere quella perfezione.«Mio Dio, Marco... guarda qui,» mormora Franco, restando per un istante a mani sospese, come rapito. «Sapevo che era bello, ma nudo è un’opera d’arte.»Senza perdere tempo, versa un’altra generosa dose di olio proprio tra le chiappe di Miky. Il liquido dorato scivola lentamente lungo il solco, arrivando fino alla zona perianale così curata. Franco inizia a massaggiare con palmi aperti, compiendo ampi movimenti circolari che fanno sobbalzare tutta la carne di tua moglie.Miky affonda la faccia nel lenzuolino di carta, emettendo un gemito profondo, viscerale. «Oh Dio... Marco...»«Senti come sono tese queste chiappe, Marco?» commenta Franco, mentre con le dita affonda con forza nella carne, sollevandola e impastandola come se volesse modellarla. «È un ammasso di muscoli e nervi pronti a esplodere.» All'improvviso, Franco cambia ritmo. Con un movimento fulmineo, molla uno schiaffo secco sulla chiappa destra. Il rumore del lattice che colpisce la pelle oliata risuona nello studio come una frustata. La carne di Miky vibra per lunghi secondi e l'impronta della mano del medico inizia a colorarsi di un rosso acceso sul bianco dell'olio. Miky lancia un grido, inarcando la schiena in un riflesso improvviso. «Franco! Cosa...»«Rilassati, Miky! È solo per riattivare la circolazione profonda,» ribatte lui con un sorriso sornione, mentre già colpisce l'altra chiappa con la stessa intensità.Tu sei lì, a pochi centimetri, e vedi il culo di tua moglie diventare rosso, lucido e fremente sotto i colpi e le carezze di quest'uomo. Franco si volta verso di te, gli occhi che brillano di una luce predatoria.«Marco, vieni qui. Prendila per i capelli e sollevale la testa. Voglio che si guardi nello specchio laterale. Voglio che veda cosa le sto facendo mentre tu la tieni ferma.»Tu afferri la chioma castana di Miky, tirandola dolcemente all'indietro per costringerla a guardare la sua immagine riflessa: lei, la "brava moglie", con il culo nudo, oliato e arrossato, manipolato senza sosta dalle mani di un estraneo davanti a suo marito. Le tue parole le arrivano all'orecchio come un soffio caldo, ma fermo: «Stai ferma, Miky... rilassati. Ci sono qui io, guarda cosa ti sta facendo Franco... è quello che volevi, no?».Miky emette un gemito che è quasi un pianto, ma le sue chiappe, lucide di olio sotto la luce spietata della lampada, si aprono leggermente assecondando la tua presa sui capelli. Franco non aspetta un secondo di più. Con la mano destra tiene aperta la chiappa sinistra, mentre con il medio della sinistra, saturo di olio e avvolto nel lattice nero, inizia a descrivere dei piccoli cerchi concentrici proprio sopra il suo "fiorellino".Il contrasto cromatico è brutale: il nero lucido del guanto di Franco contro il rosa delicato e l'abbronzatura di Miky. Il dito scivola sulla pelle liscissima, sfiorando ripetutamente l'anellino di muscoli che vedi contrarsi per il riflesso e la tensione. «Vedi Marco? È come una rosa che cerca di chiudersi, ma è troppo bagnata di olio per riuscirci,» mormora Franco con voce roca. «Miky, respira... lascia che il mio dito trovi la strada. È solo un controllo della tonicità profonda.» Con una spinta lenta e calcolata, il dito medio di Franco inizia ad affondare nel buchetto di tua moglie. Miky inarca la schiena in modo violento, le dita delle mani che artigliano il bordo del lettino fino a farsi bianche. Un grido acuto le scappa dalle labbra mentre sente quella pressione estranea forzare la sua intimità più segreta proprio davanti a te.«Dio... Marco! Mi fa... mi fa sentire una...» non riesce a finire la frase, perché Franco spinge ancora di un centimetro, facendo penetrare il dito guantato fino alla seconda falange.«Ti fa sentire come sei veramente in questo momento, Miky,» interviene Franco, iniziando a muovere il dito dentro di lei con un ritmo lento, quasi esplorativo. «Una donna che sta offrendo ogni suo segreto al suo medico sotto gli occhi del marito. Senti come mi stringi? Sei così stretta che il lattice sembra quasi voler scoppiare.»Franco solleva lo sguardo su di te, Marco. Ha il fiato corto. Con la mano libera afferra di nuovo il sedere di Miky, dandole una strizzata così forte che le dita affondano nella carne. «Marco, senti qui... senti quanto scotta. Non è più solo un massaggio. Ora voglio che lei senta tutta la mia autorità. Voglio che tu le tenga ferme le mani dietro la schiena, perché adesso userò anche l'altra mano per aprirla completamente.»Tu esegui subito. Molli la presa sui capelli e le afferri i polsi, bloccandoli sopra il suo sedere rosso e oliato. Miky è ora completamente inerme, con il petto schiacciato sul lettino e il culo offerto a Franco, con quel dito nero che continua a violarla ritmicamente. Franco si posiziona proprio dietro di lei, le sue ginocchia che premono contro le cosce di Miky. Con entrambe le mani inizia a divaricare le chiappe con una forza tale che vedi chiaramente tutto: il buchetto che accoglie il suo dito e, poco più avanti, la sua fica che inizia a inumidirsi, pronta per il resto della "visita". Franco non aspetta un secondo di più. Sfrutta l'abbondanza di olio che ricopre il sedere di Miky per far scivolare le dita con una fluidità quasi felina. Mentre il medio continua a penetrare il buchetto con una spinta ritmica e profonda, il pollice della stessa mano si sposta in avanti, premendo contro la fessura della figa che ormai ha inondato di bagnato il lenzuolino di carta del lettino.Con un movimento deciso, Franco affonda il pollice dentro di lei. Miky lancia un urlo che questa volta non riesce a soffocare; la doppia penetrazione, in due punti così vicini e così sensibili, la scuote come una scarica elettrica. Il suo bacino sussulta, le chiappe rosse e lucide si contraggono attorno alla mano del medico che ora la possiede quasi interamente. «Guarda, Marco! Guarda come beve le mie dita!» esclama Franco, e la sua voce è un ruggito di trionfo. «Il suo corpo non mente: è bagnata da far schifo. Mentre il mio medio esplora la sua tonicità posteriore, il mio pollice sta affogando nel calore della sua fica.»Franco inizia a muovere le due dita in modo asincrono: il medio entra ed esce dal buchetto con colpetti secchi, mentre il pollice ruota all'interno della figa, premendo contro la parete anteriore. Miky è in preda a un delirio sensoriale. Con le mani bloccate da te sopra le sue reni, non può fare altro che subire e godere di quella violazione autoritaria. «Marco... ti prego... fai qualcosa...» rantola lei, con la bava alla bocca e gli occhi che ruotano all'indietro. «Mi sta... mi sta aprendo tutta...»Tu senti la sua pelle bollente sotto le tue mani che stringono i suoi polsi. Vedi la mano di Franco sparire quasi del tutto tra le sue carni, il lattice nero che brilla sotto la lampada, bagnato dai succhi di tua moglie e dall'olio.Franco si sporge ancora di più su di lei, premendo il suo petto contro la schiena nuda di Miky. «Vedi come si inarca, Marco? Sta cercando di spingere ancora di più contro di me. Non è più una visita, è una resa totale.»All'improvviso, Franco ritira le dita con uno schiocco umido che riecheggia nella stanza. Miky emette un lamento di vuoto, il suo sedere che rimane aperto per un istante prima di richiudersi lentamente. Franco si sfila i guanti, li getta nel cestino e si slaccia rapidamente i pantaloni, liberando la sua virilità che punta dritta verso il viso di lei. «Ora basta giocare con le dita, Marco,» dice Franco con uno sguardo che brucia. «Voglio che senta la differenza tra un controllo medico e il possesso di un uomo che l'ha appena studiata centimetro per centimetro. Gira tua moglie, Marco. Mettila a pancia in su e tienile le gambe spalancate sulle staffe. È ora che Miky riceva la sua medicina definitiva.» Afferri Michela per i fianchi e la giri con una manovra quasi brusca, assecondando la tua eccitazione che ti rende i movimenti rigidi, quasi elettrici. Lei si lascia manovrare come una bambola di carne, con la schiena che scivola sull'olio rimasto sul lettino. Quando si ritrova a pancia in su, la visione è da togliere il fiato: il suo petto sale e scende con colpi brevi e convulsi, i seni sono arrossati e i capezzoli, ancora bagnati dalla saliva di prima, sembrano gemme scure sotto la luce.Le sue gambe cadono pesanti sulle staffe metalliche, aprendosi in una "V" totale che non lascia più spazio a nessun mistero. La sua figa è un fiore di carne rosata, gonfio e lucido di un bagnato che le cola lungo le cosce, mescolandosi all'olio che dal culo è colato ovunque. Franco si posiziona davanti a lei, in piedi, imponente. La sua virilità è lì, a un passo dal viso di Miky, che lo guarda con gli occhi sbarrati, in preda a una lussuria che l'ha svuotata di ogni forza di volontà. «Guarda come mi accoglie, Marco...» sussurra Franco, afferrandosi la base e strofinando la punta contro le grandi labbra di tua moglie, senza entrare, solo per sentire quanto scotta. «È una voragine di calore. Senti il rumore, Marco? Senti come "cioccia" solo a sfiorarla?»Miky emette un lamento prolungato, le mani che cercano disperatamente le tue che tengono le staffe. «Marco... guardami... guarda cosa mi fa...» Franco decide che l'attesa è finita. Con una mano le divarica ulteriormente la carne e, con una spinta secca e profonda, entra in lei fino in fondo. Il rumore dell'impatto tra il suo bacino e quello di Miky è un colpo sordo che ti arriva dritto allo stomaco. Lei lancia un grido acuto, la testa che sbatte all'indietro sul materassino, mentre le sue gambe si serrano istintivamente attorno alla vita del dottore. «Dio! È.…è enorme... Marco!» urla lei, mentre Franco inizia a pompare con un ritmo brutale, quasi rabbioso, facendola sussultare a ogni colpo. Franco ti guarda, il viso trasfigurato dallo sforzo e dal piacere. «Vieni qui, Marco! Non stare lì impalato! Mettile le mani sul collo, schiacciala contro il lettino mentre io la sfondo! Voglio che senta tutto il peso della nostra decisione!» Tu ti avventi su di lei, le mani che stringono le sue spalle e il collo, sentendo i suoi tendini tesi come corde di violino. Sei lì, a pochi centimetri dal punto in cui Franco entra ed esce da tua moglie con una foga che non avevi mai visto.Le suppliche di Miky sono un soffio caldo e disperato che ti colpisce in pieno viso, mentre il rumore dei colpi di Franco che la sfonda ritmicamente fa da sottofondo ossessivo.«Marco... ti prego... tiralo fuori... mettimelo in bocca!» rantola lei, con le labbra lucide e gli occhi che cercano i tuoi in una richiesta di perdono e di complicità assoluta. «Voglio sentire anche te... voglio che mi possediate insieme... così non sarò più sola con lui...» Non te lo fai ripetere. Con le mani che tremano per l'adrenalina, ti sbottoni i jeans e liberi la tua eccitazione, che scatta verso l'alto, tesa e pulsante. Ti inclini su di lei, mentre Franco continua a pompare tra le sue gambe con una foga animalesca che fa scricchiolare la struttura metallica del lettino. Miky non aspetta nemmeno che tu ti avvicini del tutto. Allunga le mani, afferra il tuo cazzo con una forza che non le conoscevi e lo guida verso la sua bocca spalancata. Quando la tua punta tocca la sua lingua calda, lei emette un mugolio di puro sollievo, avvolgendoti con una voracità che ti mozza il fiato.Vedere tua moglie con il cazzo di Franco che entra ed esce con violenza dalla sua figa bagnatissima, mentre lei onora il tuo con la bocca, è l'immagine più potente e perversa che tu abbia mai vissuto. Franco, sentendo il cambio di ritmo e vedendo la scena dall'alto, accelera ancora di più, afferrando i fianchi di Miky e lasciando impronte rosse sulla sua pelle oliata. «Visto Marco?» ruggisce Franco, con il fiato corto e le vene del collo che sembrano voler esplodere. «Vedi come si prende cura di entrambi? È una cagna nata per questo! Senti come stringe la figa mentre ti succhia? Sta cercando di rubarci tutto il piacere!»Miky accelera il movimento della testa, i suoi occhi marroni sono fissi nei tuoi mentre ti "mangia" con una dedizione totale. Senti il calore della sua bocca e contemporaneamente vedi il suo bacino che sbatte furiosamente contro quello del dottore. L'odore di sesso, olio e sudore nello studio è ormai insopportabile, eccitante al punto da farti girare la testa. Franco morde un labbro, il suo ritmo diventa frenetico, quasi fuori controllo. «Ci siamo... Marco... la sto per riempire! Tenila ferma, non farla muovere!»Tu le afferri i capelli con una mano, guidando il ritmo della sua bocca su di te, mentre con l'altra le schiacci una spalla contro il lettino. Senti che anche per te il punto di non ritorno è a un soffio.L'aria nello studio è diventata densa, quasi solida, satura dell'odore acre del sesso e dell'olio. Miky ha gli occhi sbarrati, iniettati di sangue per lo sforzo e il piacere, mentre le sue mani artigliano i tuoi avambracci per non perdere il ritmo. Senti che Franco, tra le sue gambe, è arrivato al limite: i suoi colpi sono diventati brevi, rabbiosi, ogni impatto della sua carne contro quella di tua moglie produce un suono umido che ti scuote le viscere. «Ci siamo... Marco! La inondo! Guardala!» urla Franco con un ruggito primordiale.Con un ultimo, violentissimo affondo, il dottore si blocca contro di lei, premendo il bacino con tutta la sua forza contro la figa spalancata di Miky. Vedi le vene del suo collo gonfiarsi mentre scarica tutto il suo seme dentro di lei. Miky lancia un grido acuto, un lamento di puro stordimento, mentre sente il calore di Franco riempirla completamente, fin nel profondo. Proprio in quell'istante, senti che anche per te la diga sta per cedere. Le afferri i capelli con una mano, costringendola a spalancare ancora di più la bocca, e con una spinta decisa le inondi la gola. Miky non si ritrae, anzi, chiude gli occhi e accoglie il tuo getto con una dedizione che ti toglie il respiro. Vedi la sua gola muoversi ritmicamente mentre deglutisce ogni singola goccia, con una voracità che non le avevi mai visto. Non ne perde neanche una goccia, le sue labbra sono sigillate attorno a te, onorando il tuo piacere mentre Franco, sospirando pesantemente, si accascia sul suo petto.Rimanete così per lunghi secondi, in un silenzio rotto solo dai vostri respiri affannosi. Miky giace sul lettino, le gambe ancora sulle staffe, lucida di sudore, olio e dei vostri umori. È l'immagine stessa della resa totale.Franco si solleva lentamente, pulendosi la bocca con il dorso della mano. Ti guarda, Marco, e poi guarda lei, con un sorriso carico di un’autorità ormai definitiva. «Ottimo lavoro, Marco. Direi che la "terapia" sta dando i frutti sperati,» mormora lui mentre si ricompone con una calma glaciale. Poi si china su Miky, che lo guarda ancora intontita, e le sussurra: «Per oggi abbiamo finito, ma giovedì prossimo voglio che arrivi qui ancora più preparata. Marco, portala a casa. Ha bisogno di riposare... ha molto su cui riflettere fino alla prossima visita.»Miky si scosta una ciocca di capelli bagnati dal viso, cercando i tuoi occhi. È sfinita, ma vedi in lei una luce nuova, una consapevolezza che la spaventa e la eccita allo stesso tempo.
73
0
4 ore fa
Mitch,
52
Ultima visita: 1 ora fa -
UNA SERATA DA LUCIFERO (parte prima)
Questa storia parla di Marta. La conobbi in Accademia, quando decisi di riprendere gli studi artistici. Io avevo poco più di vent'anni; lei ne aveva trentuno, era insegnante e figlia di insegnanti, prigioniera di quell'aula solo per ottenere un pezzo di carta obbligatorio. Avevamo entrambi profonde occhiaie. Le mie venivano dai dischi che mettevo nei night club fino all'alba; le sue non erano colpa dell'età o dello studio, ma il prezzo di una seconda vita che nessuno, lì dentro, poteva immaginare.Di giorno Marta era una fortezza, blindata in pullover accollati e compostezza borghese. Non legava con nessuno. Io non cercavo di meglio: arrivavo in aula tardi, con i bassi del locale che mi rintonavano ancora in testa, e mi isolavo a impastare la creta. Fu proprio la creta a tradirci. Una mattina, mentre modellavo a sguardo basso, avvertii i suoi occhi addosso. Non era la distrazione di una studentessa; era un esame lento, spietato, che partiva dalle mie mani sporche di fango e risaliva fino alle mie occhiaie. Quando alzai la testa, lei non distolse lo sguardo. Con un cenno improvviso, mimai il gesto di bere un caffè.Ci ritrovammo al bancone del bar. Non provavo alcuna attrazione per lei, solo una profonda curiosità: nei locali in cui lavoravo ero circondato da donne disinibite, e lei ne era l'assoluta nemesi. Si definiva un'intrusa senza talento, lì solo per timbrare un cartellino burocratico; le serviva esclusivamente il titolo. Io le parlai delle mie notti, ma anche della mia determinazione a dominare la scultura. Da quel giorno, il caffè divenne il nostro rito quotidiano. Ogni mattina ci scambiavamo frammenti di vita e, lentamente, anche qualche vizio nascosto.Per quanto le mie storie notturne la incuriosissero, nei suoi occhi non c'era mai sorpresa. Aspettò il momento in cui capì di potersi fidare ciecamente per lasciar cadere la maschera."Frequento i gay. E soprattutto i locali gay" mi disse a bruciapelo.Incassai il colpo, cercando di fare l'uomo di mondo: le risposi che era naturale, che a una donna potessero piacere le donne. Marta scosse la testa e mi fulminò:"Guarda che a me piace il cazzo!".Voleva uomini che amavano gli uomini. Lo trovava stimolante, appagante, un piacere strappato al confine di un mondo non suo. Quella rivelazione fece saltare tutti i miei punti di riferimento. Cosa cercava allora in me, l'esatto opposto di quel mondo? La confusione lasciò spazio a un interesse morboso, totale.Passammo giorni in uno stallo sospeso, evitando di sfiorare l'argomento, finché non fu lei a rompere l'inerzia:"Domani sera vado al Lucifero. Se ci vieni con me, mi fa piacere".Sapeva che ero libero dal mio lavoro e che quel posto lo conoscevo bene: prima di diventare un locale gay, era stato uno dei night club in cui mettevo i dischi."Va bene, Marta. Ci vengo".La mattina dopo non venne in Accademia e ne fui quasi contento. La situazione mi turbava; speravo che la serata al Lucifero saltasse. Verso le sette di sera, invece, Marta telefonò:"Vediamoci direttamente lì alle dieci e mezza. Arrivo in taxi".Fui puntuale, lei no. Dopo quasi tre quarti d'ora di attesa sul marciapiede, vidi l'auto accostare. Quando lo sportello si aprì, la fortezza borghese si sgretolò sotto i miei occhi. Prima i piedi, stretti nei tacchi alti, poi le gambe nude che cercavano l'asfalto. Indossava un abito bordeaux così aderente da sembrare una seconda pelle, con una scollatura ampia che rivelava due seni pallidi e sodi. Sopra aveva solo un blazer nero appoggiato sulle spalle, lasciato aperto. In Accademia nessuno l'avrebbe riconosciuta. Nemmeno io, se non fossi stato lì, testimone impietrito di quella metamorfosi.Mi prese la mano e scendemmo i gradini del Lucifero. Sotto le luci stroboscopiche incrociai sguardi magnetici e sospettosi: uomini e donne che riconoscevano l'intrusa, ma non il ventenne che la seguiva. Adesso era lei ad aprire la strada nel locale dove un tempo suonavo i miei dischi. Muovendosi tra la calca con una disinvoltura che in Accademia le avrei creduto impossibile, intercettò subito i suoi amici. Un paio di ragazzi bellissimi le andarono incontro, la avvolsero, la baciarono sulle labbra con una familiarità che mi diede fastidio. Quando mi presentava, stringevo mani e sorridevo con l'imbarazzo di chi è stato privato delle proprie sicurezze. Eppure, in mezzo a quel frastuono di corpi e sguardi complici, provavo un'eccitazione del tutto nuova. Ero vulnerabile, e lei era maledettamente attraente.Il locale aveva cambiato nome, non la struttura. In fondo, immersi nell'ombra, c'erano ancora i divani bassi e i tavolini disposti lungo il perimetro. Marta scelse dove appostarsi. Si sfilò il blazer e si voltò, offrendomi la schiena completamente nuda fin sotto la vita. Per me fu un saggio di scultura: le scapole affilate, la linea della colonna vertebrale, quel chiaroscuro intermittente che le luci stroboscopiche disegnavano sulle sue forme.Si girò di scatto, intercettando il mio silenzio, e rise:"Che hai da guardare?"Non riuscii a rispondere. Marta si fece seria, come se avesse letto l'incendio nei miei occhi, poi spezzò la tensione con una risata:"Vado alla toilette. Tu intanto ordinami un Negroni. E mi raccomando: attento ai bellissimi maschietti che ci girano intorno. Soprattutto ai miei amici, sono i più pericolosi".All'altezza del bancone il locale riacquistò i suoi vecchi odori. Ordinai il suo Negroni e un rum per me. Sentii una mano scivolare sulla spalla. Un ragazzo mi sorrise, stringendo la presa:"Che ti ha fatto quella troia di Marta? Piccolo mio, attento, è una strega... Scherzo!"Dalla carezza passò a una pacca cameratesca. Intorno qualcuno rise. Incassai il colpo, accennando un sorriso complice: in quel posto ero io l'intruso, e mostrare i denti sarebbe stato un errore.Tornai al tavolo con i bicchieri. Mi sedetti, lasciandomi cullare da un acuto in falsetto di Jimmy Somerville che tagliava la nebbia del locale. Marta riapparve all'improvviso, dondolando sui tacchi:"Ma come, non mi aspetti per brindare?"Le porsi il bicchiere scusandomi. La guardai e realizzai che la donna di fronte a me era una perfetta sconosciuta. Una sconosciuta così desiderabile da rendere inutile qualsiasi tentativo di difesa.
105
0
24 ore fa
artista1969,
56
Ultima visita: 5 ore fa -
Il dildo
Il pomeriggio di una di quelle domeniche inutilmente roventi, stupidamente accidiose, nelle quali non te la senti di prendere la macchina ed affrontare un'ora di coda per andare al mare e due per tornare né di andare alla piscina a pochi minuti da casa per trovarti poi tra musica alta, urla e bicchieri appiccicaticci di granite troppo dolci. Non fa per noi, non oggi. È da stamattina che ciondoliamo stancamente per casa, tempo dilatato che raccoglie il nulla, ed abbiamo passato ore nudi a letto a leggere e dormire. Sul fianco, ti guardo mentre sfogli poco convintamente una delle tue riviste che a volte per coscienza ti imponi di finire ogni settimana. Profumi di cotone e di sole, conosco la tua pelle centimetro per centimetro, potrei dipingerla se solo sapessi farlo; con il dorso della mano ti sfioro il fianco, senza una volontà, senza un'intenzione che non sia semplicemente quella di cercare un contatto che dia presenza, ma al tocco delle unghie hai un fremito, un brivido leggero che si diffonde come aria smossa da un battito d'ali. Mi avvicino e dove prima sono passate le mie unghie appoggio ora le mie labbra, piano, e mi sta venendo voglia di altro, di giocare col tuo corpo, di farlo fremere e vibrare col mio e per me, egoisticamente di farti credere di regalarti piacere quando quello che sto facendo è cercare puramente il mio. Smetto, per un attimo mi guardi perplesso chiedendoti cos'abbia in mente. Datti un momento e quella rivista cadrà dalle tue mani, credimi... Apro il cassetto del comodino, ne prendo uno dei nostri giocattoli... Nostri perché condividiamo anche quelli, il dildo che sto lubrificando mentre ti guardo negli occhi piace tanto a me quanto a te. Hai uno sguardo decisamente più interessato, ora, forse pensi il dildo sia per te... Sono carponi su di te, da lì tu vedi il mio culo ed il mio fiore bagnato mentre con la testa mi avvicino ai tuoi piedi; bella visione, lo so, tu sei già eccitato ma io devo ancora iniziare il mio gioco... Volto lo sguardo verso di te per coinvolgerti ancora di più, per farti eccitare ancora di più, per vederti morire d'attesa, e mentre ti guardo appoggio quel dildo lubrificato al mio culo e lo premo poco, quel poco che serve perché entri del tutto lasciando fuori solo la base. Tu non sai dove guardare, il tuo sguardo passa dai miei occhi che cercano i tuoi al mio culo ora pieno del dildo con cui vorresti giocare, ma te lo nego. È il mio gioco, ora. Lo accendo e mentre le prime vibrazioni mi danno i primi brividi lungo la schiena tu mi vedi stringere le natiche per sentirlo ancora più in me, più in profondità, per sentirmene più piena, come se fossi tu. Mi giro, sono ai piedi del letto, ora, sempre carponi, con i tuoi piedi davanti al mio volto. Ed un dildo che vibra in me e mi eccita, e tu lo sai. Ti bacio la pianta dei piedi come quando inizio a massaggiarteli, li adoro come adoro ogni parte di te, indistintamente. Li bacio con lentezza, con tutto il tempo, entrambi, e tra i baci aggiungo un paio di morsi leggeri ai tuoi alluci. Ti allargo le gambe ed inizio a risalire... Voglio baciarti centimetro per centimetro come a volte tu fai con me ed a ruoli invertiti rispetto ad ora ti vedo scalarmi piano ed il mio piacere straripa richiamandoti. E non c'è angolo che io non baci, non trascuro i malleoli, non salto le caviglie, mi fermo sulle ginocchia, e rallento sulle cosce. Mentre ti bacio le mie mani scorrono più in alto, cercano i tuoi fianchi, graffiano il tuo addome, trovano il tuo cazzo e lo sfiorano, lo stuzzicano, lo saggiano. Io con quel dildo sto impazzendo, ho bisogno di te. E tu stai iniziando a non resistere, a volere di più. Risalgo, ti annuso, mi piace il tuo odore. Mi eccita il tuo sudore di maschio pulito, sa di te. Ti lecco il perineo, ma ora per un attimo gioco sporco... Scendo un istante al tuo culo, lo lecco, ci infilo la punta della lingua, so che ti piace, so che la mia lingua nel culo ti fa impazzire quasi quanto il dildo sta facendo con me, per un momento proviamo le stesse sensazioni, siamo uniti anche in quello... Proseguo, il tuo cazzo è gonfio, mi chiama, ha già aspettato molto ed io, crudele, ti avevo detto di non toccarti. Nonostante mi piaccia guardarti mentre lo fai, nonostante io adori sapere che lo fai per me, ma non oggi, oggi gioco io... Lo lecco nella sua lunghezza mentre ti guardo, lo bacio, riverente, mentre arrivo alla vetta, bacio e titillo il frenulo, il tuo glande è lucido, lo bacio con l'amore con cui si dovrebbe sempre baciare il cazzo dell'uomo che si ama. Le labbra si schiudono, lo avvolgono, e mentre tu entri nella mia bocca e la lingua lo accarezza io cerco di trattenere un orgasmo che sta crescendo impellente ad ogni vibrazione. Non ne posso più, alle mie labbra, alla mia lingua si aggiungono le mie dita, ho bisogno di sentirti venire e di venire con te. Un paio di movimenti ancora e sento i muscoli delle tue gambe irrigidirsi, le tue mani tra i miei capelli e finalmente sul palato gli schizzi del tuo piacere e con il tuo il mio che libero come una belva da una gabbia troppo stretta, possente mi sconquassa, mi possiede, continua a montare e mentre ingoio il tuo sperma mi sfioro il clitoride e questo basta a farmi venire ancora, felice, stravolta, con in bocca il tuo sapore e sulle dita il mio... Spegnilo tu il dildo, per favore... Lascialo lì per ora...
123
0
1 giorno fa
Mysecrets,
51
Ultima visita: 12 ore fa
Cerca incontri sessuali nella tua città
-
Incontri di sesso Milano
-
Incontri di sesso Bergamo
-
Incontri di sesso Brescia
-
Incontri di sesso Monza
-
Incontri di sesso Como
-
Incontri di sesso Roma
-
Incontri di sesso Torino
-
Incontri di sesso Varese
-
Incontri di sesso Napoli
-
Incontri di sesso Genova
Annunci di sesso nelle vicinanze
Fai parte della nostra comunità
Iscriviti al Desiderya
- Registrazione gratuita
- Chat di sesso privato
- Profili reali