I racconti erotici più recenti
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E riecco Silvia...
Mia moglie ha organizzato un piccolo evento. Questa nostra amica Silvia (la Silvia del primo racconto) ha partecipato un mese fa e ieri ha voluto portare sua madre, io sono sempre presente a questi eventi per dare una mano a mia moglie.
Ieri Silvia è arrivata con una minigonna...non tanto corta....ma quanto basta per mettere in mostra le gambe...e lei conosce la mia passione per le gambe...
Prima che iniziasse la conferenza chiede a me e mia moglie se potevo accompagnarla a casa perché aveva un altro impegno con sua figlia e per questo era venuta con l'auto di sua madre. Il mio aiuto per mia moglie consiste nell'allestire la location e siccome era tutto pronto potevo accompagnarla. Saliamo in macchina e mi avvio verso casa sua...più o meno 45 minuti dalla location dell'evento. L'ultima volta che ci eravamo visti c'erano stati degli scambi di sguardi ma non ho voluto dare peso per non illudermi. Appena partiti chiedo come stava suo marito e se stava lavorando al pomeriggio o notte, lui fa solo quei due turni, lei mi risponde "pomeriggio" e subito dopo mi ha detto "... quanto tempo abbiamo?.....io non nessun impegno" e mentre lo ha detto ha allargato leggermente le gambe....come un invito....gli ho messo la mano sulla coscia e gli ho risposto "....il tempo necessario..." e ho cominciato a salire con la mano fino ad arrivare alle mutandine...erano umide...aveva programmato questo incontro...e quindi ho preso una strada di campagna per andare in un posto tranquillo che conoscevo. Mentre mi davo da fare anche lei si è fatta avanti e con la mano dalla coscia è salita al rigonfiamento che andava aumentando...mi ha slacciato i pantaloni e mi ha aiutato a tirarli giù...io ero già dentro di lei con le dita...lei si è chinata su di me e me lo ha preso in bocca...sembrava lo desiderasse da tempo...se l'è gustato come fosse un gelato... fortunatamente sono arrivato sotto l'albero d'acacia che conoscevo...con lei che succhiava in quella maniera io cominciavo a non capire più nulla! L'ho lasciata fare ancora un po'...non ho spento la macchina...ieri faceva un caldo micidiale...non c'era nessuno nella campagna....mi sono sfilato pantaloncini e mutande... sono sceso e sono andato dalla sua parte...il tempo che sono arrivato da lei si era già tolta le mutandine... l'ho fatta scendere e l'ho fatta mettere a 90 gradi e gli ho leccato la figa...era profumata...aveva programmato tutto... l'ho fatta venire e senza aspettare l'ho penetrata mentre ancora aveva orgasmi...stavo sudando tantissimo e mi sono tolto la maglietta...ho dato colpi lunghi e decisi...mi sono fermato un paio di volte per non venire subito....poi ho aumentato il ritmo fino a venire...stavo per tirarmi fuori ma lei mi ha tenuto...e sono venuto dentro...e lei insieme a me...ho fatto ancora un po' di movimenti pelvici mentre il mio seme gli colava dalle cosce...
Dopo più di vent'anni ci siamo ritrovati e nulla è cambiato...l'attrazione è sempre fortissima...forse per quello teniamo le distanze...per non rovinare i matrimoni che tutto sommato funzionano...non so quando ci vedremo ma sarà meglio non da soli o ci saltiamo addosso di nuovo. Quello che c'è tra noi è pura attrazione sessuale, caratterialmente non andremmo molto d'accordo....ma sul sesso siamo esplosivi.
L'ho accompagnata a casa, mi fatto dare una rinfrescata per rimettermi in ordine. Ieri è stata una giornata bollente in tutti i sensi...
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4 ore fa
Faber,
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Ultima visita: 1 ora fa -
Trentino tremolante 🐽
Questa storia è liberamente ispirata a un’esperienza reale che un utente ha condiviso con noi. Ha chiesto lei stessa di trasformarla in un racconto erotico. Vittoria e Giovanni vivevano in un vecchio maso ristrutturato sulle colline sopra Trento. Lui lavorava come ingegnere in una ditta li vicino. lei aveva fatto la mamma a tempo pieno per i loro due figli, ormai già grandicelli. Dopo anni di routine, Vittoria aveva deciso di riprendersi il suo corpo: sei mesi di palestra dura, dieta ferrea, e finalmente si sentiva di nuovo desiderabile.Quella sera di fine estate il Trentino era ancora caldo. I bambini erano dai nonni per il fine settimana. La casa era silenziosa, illuminata solo dalle luci soffuse della camera da letto che dava sulla valle.Vittoria era sdraiata sul letto in reggiseno di pizzo nero e perizoma, i capelli castani sparsi sul cuscino. Giovanni entrò dalla porta del bagno con un sorrisetto strano. Si baciarono con fame, lingue che si intrecciavano, mani che già esploravano. Quando lei gli infilò la mano dentro i boxer rimase di sasso.«Cazzo… ma cos’è questo?» sussurrò con voce tremante.Il cazzo di Giovanni sembrava enorme. Le sue dita non riuscivano più a chiudersi intorno. Lui le aveva messo uno sleeve spesso e lungo, di silicone morbido ma rigido, che trasformava il suo membro già rispettabile in una verga grossa e venosa, quasi oscena.«Fidati di me, amore» mormorò lui baciandole il collo. «Voglio farti sentire cose che non hai mai provato.»Vittoria aveva il cuore a mille. Era sempre stata vanilla: niente giocattoli, niente masturbazione, solo sesso “normale” per dieci anni di matrimonio. Ma quella sera qualcosa dentro di lei si ruppe.Giovanni le aprì le gambe, si inginocchiò e iniziò a leccarla con voracità. Lingua sul clitoride, due dita dentro, poi tre. La stava preparando. Vittoria ansimava, stringeva le lenzuola, guardava quel mostro di silicone che oscillava tra le gambe del marito.«Ti prego… mettimelo dentro» implorò.Giovanni si posizionò. La punta grossa premette contro la sua figa già fradicia. Spinse piano. Vittoria spalancò gli occhi e la bocca in un gemito strozzato mentre sentiva le pareti dilatarsi come mai prima. Centimetro dopo centimetro, quel cazzo finto-gigante la apriva, toccava punti che non sapeva esistessero. Quando fu completamente dentro, lei tremava già sull’orlo dell’orgasmo.«Scopami» ordinò con voce roca.Giovanni iniziò a muoversi. Prima lento e profondo, poi sempre più forte. I colpi diventarono violenti, il suono bagnato della figa di Vittoria riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti sempre più acuti. Venne la prima volta dopo pochi minuti, contraendosi violentemente intorno a quel grosso intruso. Giovanni non si fermò. La girò a pecorina, le afferrò i fianchi e la martellò da dietro, le palle che sbattevano contro il clitoride.«Sei la mia troia stasera» ringhiò, e Vittoria, invece di scandalizzarsi, si eccitò ancora di più.Venne una seconda volta, urlando, con la faccia premuta sul cuscino. Le lenzuola erano già bagnate del suo squirt. Vennero forte entrambi in una vibrazione di umori e odori. E rimasero li ad abbracciarsi e farsi le coccole finché non si addormentarono.La mattina dopoVittoria si svegliò con la figa ancora pulsante e sensibile. Giovanni era già in cucina a preparare il caffè. Lei scese con solo una maglietta lunga, si avvicinò da dietro e gli infilò la mano nei pantaloni della tuta.«Ancora?» rise lui.«Ancora» rispose lei, già bagnata.Lo spinse sul divano del soggiorno, gli abbassò i pantaloni e prese in bocca quel cazzone. Non era abituata, ma la voglia era troppa. Lo succhiò con fame, saliva che colava, cercando di prenderne più che poteva in gola. Giovanni le teneva la testa e spingeva piano.Poi indosso di nuovo lo sleeve e la fece sedere sopra di lui. Vittoria scese lentamente su quella grossa asta, gemendo a ogni centimetro. Quando fu tutta dentro iniziò a cavalcarlo con forza, le tette che rimbalzavano, le mani di lui che le strizzavano il culo. La luce del mattino entrava dalla finestra, illuminando il suo viso arrossato dal piacere.Venne di nuovo, bagnandogli il ventre e le cosce.Nel pomeriggio la portò in camera, la legò dolcemente i polsi alla testiera del letto con la cintura dell’accappatoio e la scopò di nuovo in missionaria. Questa volta le mise anche un piccolo vibratore sul clitoride. Vittoria urlò, pianse di piacere, venne così forte che per qualche secondo perse quasi i sensi.La sera, prima di andare a riprendere i bambini, Giovanni la prese un’ultima volta contro il muro della doccia. Acqua calda, sapone, il suo corpo premuto contro le piastrelle mentre lui la penetrava da dietro con quel grosso sleeve, una mano a strofinarle il clitoride.«Voglio che diventi la mia zoccola personale» le sussurrò all’orecchio mentre lei veniva per l’ennesima volta.Vittoria, con la voce rotta, rispose solo: «Sì… sono tua.»Da quel giorno, Vittoria non fu più la stessa. Pensava al sesso continuamente. In macchina, al supermercato, mentre cucinava. Sognava il cazzo grosso di suo marito, sognava di essere presa in modi sempre più spinti. E Giovanni era più che felice di accontentarla. Grazie per la lettura nomi e posti sono inventati per privacy spero di avervi reso felici e bagnati 😈
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10 ore fa
༺VerbaErotika༻,
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Ultima visita: 6 ore fa -
L'anziana vicina - Parte 1
Luca aveva trent’anni e insegnava letteratura italiana e inglese in un liceo del centro di Bologna. Alto, robusto, con la barba nera ben curata e uno sguardo intenso, era il tipo di uomo che le donne notavano facilmente. Viveva al secondo piano di un antico palazzo in via Farini, in un appartamento piccolo ma luminoso.Al piano di sotto abitava lei.Elena aveva settant'anni, ma portava l’età con una grazia che non aveva nulla di rassegnato. Era alta, e una vita a praticare yoga le avevano dato una linea flessuosa, con una corporatura ancora snella e delle gambe lunghe, affusolate, che attiravano lo sguardo anche quando erano coperte. I capelli bianchi li portava raccolti in una treccia morbida, e il viso, segnato dal tempo in modo elegante, conservava lineamenti fini e occhi scuri molto vivi. Era nata a Bologna, ma aveva vissuto a lungo all’estero — soprattutto in India e in Turchia — e il suo appartamento ne conservava l’eco: libri ovunque, statue di bronzo, tappeti kilim e un profumo leggero di sandalo e incenso che usciva sempre dalla porta socchiusa.Si erano incontrati per la prima volta sulle scale, qualche mese prima. Lei stava rientrando con due borse della spesa; lui le aveva offerto di aiutarla. Da quel giorno, ogni tanto si fermavano a parlare sul pianerottolo. Niente di più. Saluti, qualche commento sul tempo, un consiglio su un libro. Eppure Luca aveva cominciato a notare certe cose: il modo in cui lei saliva le scale con passo sicuro, la linea delle sue caviglie nude quando indossava sandali, la curva del polpaccio sotto l’orlo della gonna.Una sera di fine maggio, mentre Luca saliva con una pila di compiti da correggere, la porta di Elena si aprì.«Luca» disse lei con la sua voce calma e leggermente roca. «Stavo per preparare un tè. Se non hai troppa fretta…»Lui accettò senza pensarci troppo.L’appartamento di Elena era come sempre: ordinato, pieno di libri, con la luce bassa delle lampade da terra. Lei indossava un caftano leggero color avorio che le cadeva morbido sul corpo, lasciando scoperte le braccia e i piedi. I piedi erano nudi, lunghi, curati, con le unghie laccate di un rosso scuro. Luca li notò subito, come sempre, sperando che Elena non se ne accorgesse.Si sedettero in salotto. Elena versò il tè in tazze di ceramica scura e si accomodò sul divano di fronte a lui, incrociando le gambe con naturalezza. Il caftano si aprì leggermente su una coscia.«Mi sembri stanco. Studenti indisciplinati?» chiese, osservandolo con quei suoi occhi attenti.«Più o meno» rispose Luca. «Ma mi piace. Mi tiene giovane.»Elena sorrise, un sorriso lento che le illuminò il viso.«Sei già giovane» disse semplicemente. «Non hai bisogno di niente per esserlo.»Ci fu un silenzio. Non imbarazzato, ma carico. Luca sentì lo sguardo di lei posarsi su di lui con una calma che non aveva niente di materno. Era uno sguardo da donna. Da donna che sa cosa vuole.Elena appoggiò la tazza sul tavolino e si sistemò meglio sul divano. Una delle sue gambe si distese leggermente in avanti. Il piede, affusolato e elegante, rimase visibile. Luca non riuscì a non guardarlo.«Luca, mi stai guardando i piedi?» chiese lei all’improvviso, con voce bassa e senza alcuna ironia.La domanda cadde nella stanza come qualcosa di pesante e caldo.Luca alzò gli occhi. Elena lo stava guardando senza imbarazzo, con un’espressione serena ma diretta. Non c’era sfida. C’era solo una domanda sincera.«Scusi» rispose lui, dopo qualche secondo. La voce gli uscì più roca del previsto. «Non l'ho fatto apposta.»Elena annuì lentamente, come se quella risposta la soddisfacesse. Si tolse con calma la ciabattina dal piede sinistro e lo sollevò leggermente, appoggiandolo sul bordo del tavolino basso tra di loro. La pianta era liscia, la curva dell’arco pronunciata, le dita lunghe e ben formate.«Allora guardali» disse piano. «Senza vergogna.»Luca sentì il sangue affluirgli caldo nelle vene. Non era solo eccitazione. Era qualcosa di più profondo: il riconoscimento che quella donna, con i suoi settant'anni, stava facendo qualcosa di audace e bello. Stava offrendosi senza filtri.Si sporse leggermente in avanti. Il suo sguardo scese sul piede di Elena, poi risalì lungo la caviglia, il polpaccio, fino all’orlo del caftano che le copriva appena il ginocchio.Elena lo osservava in silenzio. Il suo respiro era diventato un po’ più profondo.«Vieni qui» disse infine, con voce bassa.Luca si alzò. Fece il giro del tavolino e si fermò davanti a lei. Elena alzò lo sguardo su di lui, poi tese una mano e gli sfiorò l’interno della coscia, sopra i pantaloni, con una leggerezza che gli fece battere forte il cuore.«Siediti» mormorò.Luca si sedette sul divano, accanto a lei. Elena si girò leggermente verso di lui. Il caftano si aprì di più, scoprendo parte della coscia. Il suo piede nudo si posò con naturalezza sulla gamba di Luca.«Da quanto tempo volevi toccarmi?» chiese lei, senza giri di parole.Luca deglutì.«Da un po’» ammise.Elena sorrise. Un sorriso piccolo, femminile, soddisfatto.«Allora tocca» disse semplicemente.Prese la mano di lui e la portò sulla sua coscia. La pelle era calda, liscia, ancora sorprendentemente soda. Luca sentì sotto le dita la consistenza di una donna che si era presa cura del proprio corpo per decenni.Elena si avvicinò. Il suo respiro gli sfiorò l’orecchio.«Luca» sussurrò, «non ho più l’età per perdere tempo.»Poi lo baciò.Fu un bacio lento, profondo, senza fretta. La bocca di Elena sapeva di tè e di qualcosa di più dolce. La sua lingua cercò quella di lui con una sicurezza che non aveva niente di timido. Mentre si baciavano, la mano di lei scese e gli accarezzò il membro già duro sopra i pantaloni, con una pressione decisa e sapiente.Luca gemette piano contro la sua bocca.Elena si staccò appena, gli occhi scuri luccicanti.«Vieni in camera» disse. «Voglio sentirti dentro di me.»Si alzò con grazia, il caftano che le cadeva lungo il corpo. Prima di voltarsi, gli lanciò un’ultima occhiata da sopra la spalla.«Voglio che mi baci i piedi mentre mi scopi.»Poi si diresse verso la camera da letto, scalza, lasciando Luca seduto sul divano con il cuore che gli batteva forte nel petto e il desiderio che gli bruciava nelle vene.
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17 ore fa
Basil,
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online -
Freya 23 06 26
Pensavo a quello che ho scritto ieri e ho deciso di spiegare qualcosa di me, di come sono. Io amo la sborra. Lo so, sembra una frase idiota, ma quando mi chiedono cosa mi piace di più, la mia risposta sarebbe questa. La sborra. Una risposta che ho dato raramente in vita mia per ovvi motivi. Non so quando è iniziato. Forse è sempre stato lì, nascosto in un angolo della mia testa, in attesa di essere scoperto. Ricordo la prima volta che l'ho visto da vicino, in un video. Ero piccola, non capivo cosa fosse, ma qualcosa in quel liquido denso e bianco mi ha attratta. Un fascino viscerale che non ho mai saputo spiegare. Crescendo, quel fascino è diventato ossessione. Amo vederlo sgorgare. Il momento esatto in cui il piacere di un uomo raggiunge il culmine e si manifesta in quel getto potente, caldo, inarrestabile. È la prova tangibile del suo desiderio, la materializzazione di tutto ciò che ha provato in quel momento. Il suo corpo che si tende, i muscoli che si contraggono, il respiro che si spezza, e poi quel liquido che esce, che schizza, che cola. In alcuni uomini senti anche il rumore dello spruzzo, quando è potente. Ogni uomo ha il suo sperma diverso. Alcuni lo hanno denso, quasi cremoso, che scivola lento sulla pelle. Altri lo hanno fluido, acquoso, che si disperde in rivoli rapidi. Alcuni lo hanno abbondante, uno schizzo potente che parte con forza. Altri lo hanno scarso, che cola quasi timidamente. Alcuni sono dolci, altri salati, altri amari. Lo so perché ne ho assaggiati molti. La consistenza mi affascina. Quella sensazione viscosa tra le dita, quel calore che si attacca alla pelle, quel modo in cui rimane sulla lingua come una carezza persistente. Odorarlo, sentirlo sulla mia pelle, vederlo mescolarsi ai miei umori. È come se il mio corpo lo riconoscesse come nutrimento. Ogni uomo ha un sapore diverso. È come conoscerlo attraverso il gusto, decifrare la sua essenza in un sorso che contiene tutto di lui. A molte donne non piace, lo trovano amaro o strano. Io lo adoro. È caldo, leggermente salato, con una punta di dolcezza che varia da uomo a uomo. A volte ha un retrogusto metallico che mi fa venire voglia di leccare ancora. Lo tengo in bocca il più a lungo possibile, lo faccio scivolare sulla lingua, lo sento scendere in gola. Ogni goccia è preziosa. Ma non è solo questo. È il potere che sento quando un uomo viene per me. Sapere che sono stata io a portarlo a quel punto, io con il mio corpo, le mie mani, la mia bocca, i miei occhi. È una forma di controllo che mi eccita. Vederlo perdere il controllo, sentirlo gemere, sentirlo dire il mio nome mentre esplode. Il suo piacere diventa il mio. Quando guardo un filmato e vedo l'uomo che sborra, il mio corpo reagisce prima ancora che la mia mente lo capisca. La bocca si inumidisce, la figa si bagna, le mani cercano qualcosa da stringere. Non posso fare a meno di immaginare come sarebbe averlo in bocca, sulla pelle, dentro di me. È un bisogno fisico, quasi animale. Ecco perché nel racconto precedente, quando S ha raccontato del suo ragazzo, ho dovuto chiedere. Ho dovuto sapere. Ho dovuto immaginare. Ogni dettaglio era per me un nutrimento, un'immagine da conservare e da rivivere. Lo sperma è la mia ossessione, la mia dipendenza. È ciò che cerco in ogni rapporto, ciò che mi manca quando non c'è, ciò che mi fa sentire completa quando lo ricevo. Ogni volta che un uomo viene per me, è un'offerta che accetto con gratitudine, devozione e soprattutto sottomissione. Non c'è nulla che mi faccia sentire sottomessa, usata e umiliata come l'essere usata come raccoglitore di sborra. Come una tela da dipingere e poi essere osservata dal proprio pittore. Forse anche per questo mi piace la parola "sborra" rispetto a sperma, venire o altre. Perché è quella che ti fa sentire più sporca. E mentre sono qui a scrivere sul letto, con la mano destra, con l'altra mano sto esplorando la mia figa per raggiungere un orgasmo, l'unica cosa che può placare questi miei pensieri per qualche minuto. Penso a Matty, con la sua sborra abbondante, liquida, dal sapore dolcissimo. Penso a quella di Ezio, poca ma densa, come un chewing gum da tenere in bocca il più possibile. Ma è quando penso a Fede che l'eccitazione è totale. Una media dagli otto ai dieci schizzi. Qualcosa di indescrivibile. Purtroppo è un po' troppo liquida, anche il sapore è eccessivamente salato forse. Ma esserne inondata è qualcosa di sublime. Infatti è proprio pensando a lui che sono appena venuta. Mi sembra quasi di sentirne il sapore. Di questi tre ragazzi (e magari anche di altri) e di quelli che adoro fare con la sborra (cosette interessanti) ne riparleremo, se mi leggerete ancora.
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17 ore fa
Freya07,
18
Ultima visita: 4 ore fa
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