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Infermiere
A 18 anni, sono stato ricoverato in ospedale per coliche renali, si è scoperto che avevo una malformazione congenita all’uretere e dovevo essere operato.Dovete sapere che a quell’età, rispetto ai miei amici, mi sentivo meno cresciuto, meno sviluppato e durante le docce in piscina o a scuola vedevo gli altri ragazzi con molti peli e piselli più grossi del mio, mentre io di peli ne avevo pochissimi e il mio pisellino era piccolo e questo mi metteva a disagio. Avevo anche un carattere remissivo e subito le forti personalità.Fra l’altro ero ricoverato in un ospedale lontano da casa e quindi non sempre i miei genitori e la mia ragazza potevano venirmi a trovare tutti i giorni.Al secondo giorno di ricovero, ho cominciato con gli esami di routine per prepararmi all’operazione, fra cui anche la depilazione e il clistere.Insolitamente, rispetto alla consuetudine mi assisteva e mi accompagnava per questi esami il capoinfermiere Sig. Cesare, un uomo massiccio, sulla 50ina.Io mi chiamo Ettore ma lui ha cominciato a chiamarmi Ettorino, era molto gentile, mi consolava e mi confortava sull’esito dell’operazione e anche perché non sempre i miei venivano a trovarmi. Mi diceva che ero un bel ragazzo, e che assomigliavo a una femminuccia, (con i capelli lunghi che avevo e i lineamenti poteva anche starci) educato e rispettoso e io diventavo rosso Veniva spesso nella mia camera, che era a 2 letti, anche se dopo i primi 3 giorni l’altro letto si è liberato e non hanno più messo nessuno.Tue le mattine la sera veniva a misurare la pressione e non perdeva occasione, con la scusa di sistemare il letto, metter a posto il pigiama, ecc. di sfiorarmi con la mano o appoggiandola sull’inguine o sul sedere. Io a dir la verità lasciavo fare, un po' perché non mi sembrava niente di disdicevole, un pò per la situazione un po' perché mi piaceva la sua gentilezza. E come sempre mi veniva a dare la buonanotte e a sistemarmi le coperte dalla terza sera a iniziato a darmi un bacio sulla guancia. Io per tutte queste attenzioni ero disponibile e mi sentivo sicuro e protetto, considerata anche la sua autorità nel reparto, e quindi contraccambiavo la gentilezza, mi sentivo anche lusingato dai suoi complimenti. Una mattina “Andiamo Ettorino è ora di vare l’epilazione, per essere operato bisogna che il corpo sia privo di peli, adesso vieni con me che ci penso io e non preoccuparti perché ti piacerà essere tutto liscio e senza peli come il bel bambino che sei”. Io naturalmente ubbidiente lo segui sulla carrozzina che aveva portato. Mi portò in una camera per le visite dedicata a queste pratiche infermieristiche ma mi accorsi che chiuse la porta a chiave: “cosi non ci disturbano” disse.Mi fece spogliare completamente e mi fece distendere su un lettino. “Che bello che sei Ettorino, ha i un bellissimo culetto, il pisellino è piccolo ma non importa, il tuo sederino è a mandolino e sembra quello di una ragazza. Prima ti devo lavare con la spugna e poi ti devo togliere tutti i peli col rasoio, sdraiati e rilassati, chiudi gli occhi che faccio tutto io Ettorino” In effetti io mi sentivo completamente rilassato e il fatto d’essere completamente nudo davanti a lui mi davo un senso di benessere e di piacevolezza.Ha cominciato col il lavarmi con una spugna prima supino e poi a pancia sotto, soffermandosi con la mano (era senza guanti) ma in quegli anni non era insolito, soffermandosi in particolare sul sederino ed accarezzando in particolare il buchino. A me sembrava un pochino strano, ma come ho detto il mio carattere remissivo e la mia fiducia e deferenza nei suoi confronti mi faceva subire la cosa, anche con un certo piacere. Poi ha iniziato a depilarmi con la schiuma e rasoio. “Devi essere bello liscio dappertutto, anche sul sederino. Sarà bellissimo il tuo corpo cosi liscio e poi dovremo farla regolarmente questa operazione, te la farò io, Ti piace vero? Ti fidi di me vero Ettorino? Io ti voglio bene e ti curerò e ti assisterò Sei il mio protetto e nessuno potrà farti nulla” Devo dire che lui aveva il camice e i pantaloni da infermiere e mentre faceva queste operazioni: lavarmi, spalmarmi la crema e rasarmi con noncuranza ma in maniera abbastanza palese per me si appoggiava al lettino e anche al mio fianco e “casualmente” il suo inguine veniva a contatto con la mia mano che lasciavo inerte lungo in fianco. Io con queste manovre avvertivo la sua erezione e capivo che io gli piacevo e che probabilmente sarebbe andato oltre i suoi doveri di infermiere.“Si signore”, io risposi, “Si Signor Cesare”, “Ecco Ettorino, devi sempre rivolgerti a me dandomi del Lei e chiamandomi Signor Cesare d’accordo?” “Si Signor Cesare, io risposi”Dopo avermi depilato completamente, anche sul buchino dietro, mi ha spalmato una crema lenitiva, mi disse di chiudere gli occhi e di rilassarmi. Prima a pancia sotto me l’ha spalmato sul culetto e anche nel buchino. Io ero eccitatissimo in questa situazione, quando mi ha fatto girare e mi ha messo la mano sul pisello sono venuto immediatamente.“Bravo Ettorino, non diventare rosso e vergognarti, alla tua età capita ed è normale, è stato bello vederti godere, sarà un nostro segreto e non lo diremo a nessuno. Io non faccio di queste cose di solito ma tu sei talmente bello che ti ho fatto un trattamento diverso dal solito, con più delicatezza e attenzione. Ti è piaciuto?“Si signor Cesare” “No Ettorino dillo bene: devi dire Si Signor Cesare mi è molto piaciuto e la ringrazio e devi chiedermelo in futuro se vuoi farti lavare e spalmare la crema, a condizione d’essere ubbidiente”“Si Signor Cesare mi è molto piaciuto e mi piacerebbe se mi lavasse e mi spalmasse la crema in futuro, e si io Sarò sempre ubbidiente con Lei.Continua…
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5 ore fa
Ettorino961,
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Miky - La prima volta al cinema
L'insegna al neon del cinema "Splendor" ronza e lampeggia, proiettando una luce giallastra sul marciapiede bagnato. Franco paga i cinque biglietti alla cassa, mentre tu, Roberto, Miky e Valeria aspettate nell'atrio deserto. Michela si stringe nell'impermeabile nero, i capelli raccolti in una coda alta che mette in risalto il collo teso e il rossetto rosso acceso, quasi violento, che le hai ordinato di mettere.Entrate nella sala. È quasi vuota, solo qualche ombra solitaria sparsa nelle prime file. L'odore di chiuso e di eccitazione stantia è opprimente. Franco vi guida verso le ultime file.«Voi due, lì davanti,» ordina Franco con un sussurro autoritario, indicando la fila centrale.Miky e Valeria si siedono l’una accanto all’altra. Senti il fruscio dei loro impermeabili che si aprono leggermente mentre si accomodano. Tu, Franco e Roberto vi sedete esattamente dietro di loro. Dalla vostra posizione, vedete le loro nuche, le code dei capelli e intravedete la curva delle loro spalle nude.Sullo schermo iniziano a scorrere immagini esplicite, il volume è basso, un ronzio di gemiti che riempie il buio. Franco si sporge in avanti, infilando le mani tra i due sedili, proprio tra le teste delle due donne.«Miky... Valeria... aprite gli impermeabili,» sussurra Franco. «Voglio che la luce dello schermo rifletta sul vostro pizzo. E voi tre, guardatevi intorno: voglio che sentiate gli occhi di quegli uomini soli su di voi mentre fate quello che vi dirò.» Miky esegue con le mani che tremano. Apre l'impermeabile e il reggiseno di pizzo nero brilla sotto i lampi di luce blu e rossa che provengono dallo schermo. Valeria fa lo stesso. Ora sono lì, seminude nel buio di un cinema pubblico, mentre voi tre, dalla fila dietro, iniziate a far scorrere le mani sulle loro spalle e dentro i loro colletti. «Marco, Roberto,» mormora Franco, «tirate fuori i vostri strumenti. Voglio che le vostre mogli sentano il calore della vostra presenza proprio dietro le loro orecchie, mentre iniziano a prendersi cura l'una dell'altra sotto lo sguardo degli sconosciuti in sala.»Roberto allunga una mano e afferra la coda di cavallo di Valeria, tirandola verso di sé. Tu fai lo stesso con Miky, sentendo il profumo del suo collo che contrasta con l'odore della sala. Le loro teste sono reclinate all'indietro, i loro volti a pochi centimetri.«Valeria, inizia...» comanda Franco. «Metti la mano sotto l'impermeabile di Michela. Trova il suo perizoma e falle capire che stasera non siamo in una villa privata.»Miky emette un gemito soffocato che si perde nel buio, mentre sente la mano di Valeria che inizia a esplorarla proprio mentre un'ombra solitaria in terza fila si gira, incuriosita dal movimento.«Miky ti prego lasciati andare... sii te stessa non succederà nulla di brutto sono qui con te...» le sussurri all'orecchio con un tono che è al contempo una protezione e un ordine.Le tue parole le scivolano sulla pelle come una carezza elettrica. Miky chiude gli occhi, lasciando che la testa ricada completamente all'indietro contro lo schienale, proprio mentre la tua eccitazione preme contro la sua nuca. «Sì, Marco... mi fido...» sussurra lei con un filo di voce, mentre il rossetto rosso brilla nell'oscurità ogni volta che una scena più chiara illumina la sala.Valeria, sentendo il tuo via libera, non perde un istante. Sotto la copertura degli impermeabili aperti, la sua mano scivola con decisione lungo la coscia di Miky, risalendo finché le dita non incontrano il bordo sottile del perizoma. Michela ha un sussulto violento, le sue gambe si aprono istintivamente sotto il tessuto scuro, offrendo alla bionda l'accesso totale.Franco, dalla fila dietro, si sporge ancora di più. «Guarda, Marco... guarda come Valeria la lavora bene. Roberto, tieni ferma tua moglie, non voglio che si distragga dal suo compito.»Roberto afferra Valeria per le spalle, spingendola quasi sopra Miky, mentre tu senti tua moglie che inizia a muovere il bacino ritmicamente. Il fruscio dell'impermeabile contro la pelle nuda di Miky è un suono che ti fa impazzire. Intanto, tre file più avanti, l'uomo solitario si è alzato e si è spostato di qualche posto, sedendosi ora in diagonale rispetto a voi: lo vedi chiaramente, nell'ombra, mentre fissa intensamente il movimento sospetto sotto i vostri cappotti.Miky se ne accorge. Vede quell'ombra che la osserva e il terrore di essere scoperta esplode in una scarica di piacere puro. «Marco... c'è qualcuno... ci guarda...» rantola lei, mentre la mano di Valeria affonda nel suo bagnato con una velocità che la sta portando al limite.«Lascia che guardi, Miky,» mormora Franco, mentre anche lui libera la sua virilità e la posa sulla spalla di Valeria. «Anzi, fagli vedere meglio. Valeria, apri completamente l'impermeabile di Michela. Voglio che quel tipo veda bene il pizzo e la carne di tua moglie mentre tu la porti all'orgasmo.»Valeria esegue con un sorriso complice. Spalanca il cappotto di Miky, rivelando il contrasto tra il reggiseno nero e la pelle bianca nel buio della sala. Michela è lì, seminuda in un cinema pubblico, con un estraneo che la osserva e tre uomini dietro che la controllano.Il buio del cinema "Splendor" diventa il complice perfetto di questa nuova, incredibile svolta. Franco, vedendo l'uomo in terza fila immobile e ipnotizzato dalla visione di Miky e Valeria, gli fa un cenno secco con la mano, quasi un ordine silenzioso a farsi avanti.L’estraneo non se lo fa ripetere. Si alza con una lentezza carica di incredulità: è un uomo sulla sessantina inoltrata, fisico ancora asciutto e uno sguardo che sprizza un misto di saggezza e lussuria. Si avvicina alla vostra fila, il rumore dei suoi passi sul pavimento appiccicoso scandisce il battito accelerato di Miky.«Siediti qui, vicino a loro,» sussurra Franco con tono gelido, indicando lo spazio accanto a Michela.L'uomo si siede. Michela è rigida come una corda di violino, il suo rossetto rosso spicca nel buio mentre fissa lo schermo senza vederlo. Sente il calore di questo sconosciuto alla sua destra e quello di Valeria alla sua sinistra. Valeria, con la solita sfacciataggine, gli prende subito la mano e la guida sotto l'impermeabile di Miky, portandola direttamente sulla sua coscia nuda.«Guarda, Marco...» mormora Franco dietro di te, «guarda come trema la tua Miky al tocco di un uomo che potrebbe essere suo padre. È un’esperienza che le mancava.»L'uomo, incoraggiato dalla vostra presenza silenziosa e approvante, inizia a muovere la mano con una sapienza antica. Quando decide di liberarsi dai pantaloni, rivelando quella dote inaspettata e imponente che avevi previsto, il silenzio della sala sembra farsi ancora più denso. È un cazzone che brilla di una luce sinistra sotto i lampi dello schermo, un monumento alla virilità matura che lascia Miky senza fiato.Franco ti mette una mano sulla spalla. «Marco, dì a tua moglie cosa deve fare. Digli che stasera questo sconosciuto è il suo padrone, proprio qui, davanti a noi e a Valeria.»Tu ti sporgi verso di lei, le afferri i capelli raccolti nella coda e le sussurri: «Miky... servilo. Voglio vedere la tua bocca su di lui mentre Valeria ti lavora da dietro. Non farmi aspettare.»Miky emette un sospiro che è una resa totale. Si gira verso l'uomo, che la guarda con un sorriso di pura gratitudine, e allunga le mani verso quella virilità così diversa dalla nostra, ma così eccitante nel suo squallido contesto di periferia. Miky non esita. Le sue dita si chiudono attorno a quel cazzo imponente, sentendo sotto il palmo la consistenza di una carne calda, vissuta, che pulsa di una vitalità grezza. L'uomo emette un rantolo profondo mentre la testa di Michela si abbassa lentamente: il contrasto tra il suo rossetto rosso acceso e la pelle ambrata dello sconosciuto è un’immagine che vi brucia le cornee, illuminata a intermittenza dai lampi bluastri del film pornografico. «Brava, Miky... così, puliscilo bene,» mormora Franco, la voce ridotta a un soffio roco. «Roberto, tieni ferma Valeria. Deve vedere come la tua amichetta si gode questo regalo.»Roberto esegue, bloccando Valeria per i fianchi e schiacciandola contro lo schienale, obbligandola a osservare Miky che accoglie l'estraneo in bocca con una devozione quasi rituale. Valeria, eccitata oltre ogni limite dalla scena, non resta a guardare: mentre tua moglie è impegnata davanti, le mani della bionda tornano a saettare sotto l'impermeabile di Michela, affondando con dita esperte nella sua figa bagnata, tormentandola con un ritmo frenetico che fa sussultare tutto il corpo di Miky.Tua moglie è intrappolata in un vortice di piacere e sottomissione: davanti ha la potenza di quel cazzo, tra le gambe la sapienza cattiva di Valeria, e sopra di lei il tuo sguardo, Marco, che la possiede più di chiunque altro in quella sala.L'estraneo, ormai fuori di sé, afferra la nuca di Miky con una mano nodosa, guidando il movimento con una forza che non ammette repliche, spingendo a fondo. Michela solleva gli occhi verso di te, cercando il tuo sguardo nell'oscurità; è un'occhiata carica di smarrimento e lussuria pura, un grido silenzioso mentre sente il sapore di quell'uomo sconosciuto.«Marco...» riesce a mugolare contro la carne dell'uomo, «guarda... guarda come lo prendo tutto...»Proprio in quel momento, la porta della sala si apre con un cigolio sinistro. Un fascio di luce giallastra taglia il buio, proiettando una lunga ombra sul pavimento. È la maschera del cinema che sta risalendo i gradini con una torcia, controllando le ultime file. Il cuore di Miky accelera selvaggiamente, la sua figa pulsa contro le dita di Valeria per il terrore e l'eccitazione di essere beccata così, con un vecchio sconosciuto tra le labbra.Franco ti guarda, un sorriso folle stampato in faccia. Non ha intenzione di fermarsi. Anzi, ti fa cenno di spingere ancora di più la testa di tua moglie verso il basso.La torcia della maschera taglia il buio come una lama, fermandosi proprio sulle gambe nude di Miky e sulla mano dell'estraneo che le stringe i capelli. Il fascio di luce è impietoso, illumina il pizzo nero e il movimento ritmico della testa di tua moglie. La maschera, un uomo trasandato con la divisa sgualcita, si ferma a due passi da voi. Il suo volto, scavato dalle rughe, passa dall'ira a una sorta di cinica fascinazione.«Ehi! Ma che cazzo state facendo qui? Questo non è un bordello!» esclama con una voce che vorrebbe sembrare autoritaria, ma che tradisce un fremito di eccitazione.Franco non si scompone. Si alza lentamente, estrae una banconota da cinquanta euro dal portafoglio e la fa roteare tra le dita sotto la luce della torcia. «Calmati, amico. Siamo solo persone che sanno come godersi la serata. E abbiamo pensato che forse anche tu avessi bisogno di una pausa dal tuo giro di controllo.»La maschera guarda i soldi, poi guarda Miky che, terrorizzata, non ha smesso di lavorare sul cazzo dello sconosciuto, e infine sposta lo sguardo su Valeria. La bionda, capendo al volo l'antifona, si scosta da Michela e si alza in piedi, aprendo completamente l'impermeabile. Sotto non ha nulla, se non un paio di reggicalze che segnano le cosce sode. «Hai una faccia stanca,» sussurra Valeria, avvicinandosi alla maschera finché il suo seno non sfiora la giacca della divisa. «Perché non ti siedi qui dietro con Roberto? Ti assicuro che so come farti dimenticare questa sala deprimente.» L'uomo deglutisce a vuoto. La torcia gli trema in mano mentre la abbassa, lasciandovi di nuovo nella penombra complice. Non dice una parola; intasca i soldi e si siede pesantemente accanto a Roberto, nella fila dietro. Con le mani tremanti si apre i pantaloni, liberando un cazzo nervoso, ansioso di ricevere il suo compenso.Franco ti lancia un'occhiata trionfante. «Hai visto, Marco? Tutti hanno un prezzo quando c'è della buona carne in ballo. E tu, Miky, non fermarti... lo sconosciuto è quasi arrivato, voglio che tu senta ogni goccia del suo piacere in gola.»Miky, eccitata dal pericolo appena scampato e dalla presenza di un secondo estraneo, accelera il ritmo, mentre Valeria si inginocchia sul pavimento appiccicoso del cinema, scomparendo tra le gambe della maschera che emette un gemito soffocato non appena la bocca esperta della bionda lo avvolge.Siete lì, nel cuore dello "Splendor", con due estranei che vengono serviti dalle vostre donne sotto i vostri occhi.La maschera, ormai completamente soggiogata dal carisma di Franco e dalla visione di Valeria nuda sotto l'impermeabile, si lascia andare sullo schienale, abbandonandosi al piacere che la bionda gli sta procurando con una voracità animalesca. Davanti a te, la scena è ancora più cruda. L'uomo che era in terza fila, il sessantenne che ora Miky sta servendo con una devozione totale, le afferra le spalle con forza, piantando le dita nella carne bianca di tua moglie. Il suo cazzo è una verga scura e venosa che scompare ritmicamente tra le labbra tinte di rosso di Michela. «Guarda come lo prende, Marco...» sibila Franco, mentre con una mano accarezza la nuca di Miky, spingendola ancora più a fondo. «Tua moglie sta succhiando la vita a uno sconosciuto che dieci minuti fa la guardava da lontano come un vecchio guardone. E guarda la sua figa... è un lago di piacere.» Ed è vero. Miky è in estasi. Il terrore della maschera, la presenza di Roberto dietro che controlla Valeria, e quel sapore estraneo in bocca la stanno portando al punto di non ritorno. La sua figa, esposta dall'impermeabile spalancato, pulsa visibilmente, lucida di umori che colano sul sedile di velluto dello Splendor. L'uomo della terza fila emette un grugnito rauco, inarcando la schiena. Capisci che è al limite. Le sue mani si stringono sui capelli di Miky, mentre lei accelera, i suoi occhi sbarrati che cercano i tuoi in un’ultima, disperata richiesta di appartenenza proprio mentre sta per essere inondata.«Ora, Miky! Prendilo tutto!» ordina Franco con voce brutale.In quel momento, l'uomo esplode. Miky sussulta, il suo corpo scosso da brividi violenti mentre accoglie ogni schizzo, senza staccare gli occhi dai tuoi, orgogliosa di mostrarti quanto possa essere lurida per te. Nello stesso istante, Valeria solleva lo sguardo dalla maschera, con un sorriso complice e sporco, mentre anche il dipendente del cinema sembra stia per perdere i sensi dal piacere.Il silenzio torna a regnare nella sala, rotto solo dai gemiti sullo schermo e dal respiro affannato di tutti voi.Il silenzio carico di elettricità dello "Splendor" viene spezzato solo dal fiato corto dei due estranei, ormai svuotati e tremanti. Franco si sporge in avanti, godendosi lo spettacolo della distruzione della morale delle vostre mogli.«Bene... il primo round è andato,» mormora con un cinismo che ti eccita il sangue. «Ma non abbiamo ancora finito. Valeria, Miky... scambiatevi. Voglio che ognuna pulisca il disordine lasciato dall'altro. Non lasciate una goccia su quei cazzi.» Le due donne si muovono come in trance, i loro sguardi si incrociano per un istante: Valeria ha negli occhi una sfida selvaggia, Miky una resa totale e lussuriosa. Sotto lo sguardo della maschera e dell'uomo della terza fila, le due si scambiano di posto. Miky scivola davanti alla maschera, mentre Valeria si avventa sul sessantenne. Iniziano a usare le lingue con una foga quasi rabbiosa, ripulendo i resti di quell'orgia improvvisata, finché ogni traccia di sperma non è sparita nelle loro bocche.«E ora,» ordina Franco, alzando il tono, «la parte migliore. Marco, Roberto, guardate bene.»Miky e Valeria si alzano in piedi nello spazio stretto tra le file. I loro impermeabili sono ormai solo un ricordo, aperti e scivolati sulle spalle, rivelando i corpi sudati e segnati dalle mani degli estranei. Si avvicinano l'una all'altra, i petti che si sfiorano. Miky sente il profumo di Valeria mescolato all'odore del cinema, e Valeria vede il rossetto di tua moglie sbavato, testimonianza del servizio appena reso.Si afferrano per i capelli, tirando le code con forza, e si fondono in un bacio profondo, brutale. Le loro lingue si intrecciano, scambiandosi i sapori dei due uomini che hanno appena servito. È un bacio che sigilla il loro patto di complicità: non sono più solo amiche, sono complici in un abisso di perversione che hanno scelto di abitare insieme. Senti il cuore esplodere nel petto mentre guardi tua moglie scambiarsi i fluidi di quegli sconosciuti con Valeria, proprio davanti a te. Franco si siede all'indietro, soddisfatto. «Ecco. Questo è lo Splendor. Ora sapete che non ci sono più confini.»Uscite dal cinema poco dopo, nel freddo della notte, mentre la maschera vi guarda andare via con la torcia ancora accesa, come un faro che illumina il vostro segreto. Salite in macchina in un silenzio tombale, ma carico di una tensione erotica che promette un seguito ancora più oscuro una volta arrivati a casa.
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7 ore fa
Mitch,
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Fecondata dal mio migliore amico
Capitolo 3 : Il Ritorno a Casa e la Verità della CarneFinita la serata alla "Lanterna", salutammo Sergio e Sara con i soliti modi cordiali. Sergio mi diede la solita pacca spavalda sulla spalla, stringendo poi la mano a Giuliana con una pressione leggermente più lunga del dovuto, mentre mia moglie manteneva gli occhi bassi, con il viso ancora arrossato.Durante tutto il tragitto in macchina verso casa, decisi di continuare a portare avanti la mia recita. Non feci alcuna menzione al blackout, né alla borsa sul sedile posteriore che custodiva le sue mutandine. Allungai semplicemente la mano destra sul suo sedile, posandola sulla sua coscia coperta dal vestito leggero, cominciando ad accarezzarla dolcemente mentre guidavo nel buio della provinciale. Giuliana sussultò appena al mio tocco, girando la testa verso il finestrino per nascondere l'imbarazzo profondo e il respiro che le si faceva di nuovo corto. Sapeva di essere completamente nuda sotto la mia mano, ancora impregnata dell'odore e del tocco di Sergio, ma il mio silenzio la rassicurava e, al tempo stesso, aumentava la sua eccitazione colpevole.Arrivati finalmente nell'intimità della nostra camera da letto, l'atmosfera divenne rovente. Giuliana si sfilò l'abito in fretta, cercando di infilarsi sotto le coperte per non farsi guardare troppo, ma io la raggiunsi immediatamente.Quando iniziammo a fare l'amore, la realtà fisica di ciò che era accaduto alla balera mi travolse. Non appena le mie mani accarezzarono il suo corpo, notai che i suoi capezzoli erano turgidi, durissimi, eretti come raramente le succedeva. E quando scesi con la mano tra le sue gambe, scoprii che la sua figa era letteralmente una spugna: era caldissima, incredibilmente bagnata, colma di un liquido lubrificante che era il risultato diretto del ditalino e del bacio che Sergio le aveva dato in pista durante il blackout.Mentre la possedevo, guardando il suo viso scarlatto che si voltava di lato sul cuscino con gli occhi lucidi, decisi di lanciare la mia esca, sussurrandole all'orecchio con voce dolce e ignara:"Giuliana... sei incredibilmente calda stasera. Non ti ho mai vista così eccitata e bagnata. Forse tutta quella confusione in balera e la musica ti hanno fatto venire una gran voglia di me, vero? Mi desideravi proprio tanto stasera..."Giuliana trattenne un gemito acuto, stringendo i denti e affondando le unghie nelle mie spalle. Sotto di me, il suo corpo ebbe un sussulto violento di puro piacere e vergogna: sentirmi lodare la sua eccitazione, attribuendola al mio desiderio quando invece era il frutto del possesso del mio amico, la fece crollare in un orgasmo intenso e tremante, mentre continuava a custodire quel segreto che bruciava tra le lenzuola.La notte ha sigillato la prima parte del gioco: Giuliana ha goduto con me ma sotto l'effetto dell'eccitazione di Sergio, e io ho finto di credere che fosse per me.Nei giorni successivi a quella notte memorabile, l'atmosfera all'interno della nostra casa si fece ancora più densa e carica di un'elettricità sospesa. Giuliana camminava per le stanze con un'aria distratta, quasi trasognata, ma c'era un dettaglio che non sfuggiva alla mia attenta osservazione: il suo legame ossessivo con il telefono cellulare.Non lo lasciava mai, nemmeno per un istante. Lo portava con sé in cucina mentre preparava la cena, lo teneva sul bordo del lavandino mentre si faceva la doccia e, sul divano la sera, lo stringeva tra le mani con lo schermo rigorosamente rivolto verso il basso. Ogni volta che un segnale acustico rompeva il silenzio del salotto, notavo un sussulto immediato nei suoi occhi lucidi; il suo viso andava istantaneamente a fuoco, accendendosi di quel rosso scarlatto che ormai avevo imparato a riconoscere come il segno inconfondibile della sua sottomissione psicologica a Sergio.I messaggi del mio amico stavano diventando sempre più frequenti, audaci e pressanti. Sergio, forte della spavalderia dimostrata alla "Lanterna", stava colonizzando lo spazio mentale di mia moglie giorno dopo giorno.Una sera, mentre Giuliana era in bagno a lavarsi, il telefono rimase per un attimo sul tavolo della cucina. Un bip vibrò sul ripiano, seguito subito da un altro. Mi avvicinai lentamente, senza fare rumore. Sullo schermo bloccato apparvero due notifiche consecutive con l'anteprima del testo, inviate da Sergio.«Ancora sento le mie dita bagnate della tua figa in pista, cagnolina. Sabato prossimo voglio di più. Non metterti le mutandine nemmeno per uscire di casa.»«Tuo marito continua a fare l'ignaro? Meglio così, ci lascia campo libero.»Mi mancò quasi il respiro per l'eccitazione profonda che provai nel leggere quelle parole stampate sul display. Sentii lo scatto della serratura del bagno: Giuliana stava uscendo. Mi allontanai rapidamente, tornando a sedermi sul divano con la massima calma, continuando a recitare la mia parte.Quando entrò in cucina e vide il telefono sul tavolo, si avventò sull'apparecchio con una fretta colpevole. Controllò lo schermo e il suo collo si tinse immediatamente di un rosso porpora. Si voltò verso di me, cercando di capire se avessi visto, ma io le rivolsi un sorriso sereno, del tutto naturale.Tuttavia, decisi che il tempo del silenzio era finito. Era il momento di far saltare il banco e di svelare a mia moglie i miei veri pensieri."Giuliana, vieni qui un secondo sul divano," le dissi con voce bassa, ferma e priva di rabbia, ma carica di una sfumatura che la bloccò sul posto.Lei si avvicinò lentamente, stringendo il telefono al petto come se volesse proteggere quel segreto. Si sedette sul bordo del cuscino, mantenendo una postura rigida, con il cuore che le batteva così forte da essere visibile sotto la camicetta."Prendi il telefono, sbloccalo e mostrami i messaggi di Sergio," le ordinai, guardandola dritto negli occhi.Giuliana spalancò gli occhi, il viso le andò letteralmente a fuoco, diventando scarlatto fino all'attaccatura dei capelli. Provò a formulare una scusa, la voce le tremava: "Luigi... cosa dici... sono solo messaggi normali...""Giuliana, so tutto," la interruppi, accarezzandole delicatamente una guancia bollente. "So delle mutandine nella borsa alla Lanterna. So cosa ti ha fatto Sergio in pista nel buio, e so quanto eri bagnata in figa e calda quando siamo tornati a casa. E ho appena letto quello che ti ha scritto adesso."Un pianto misto di vergogna devastante e di paura le rigò le guance. Ma prima che potesse implorare il mio perdono, le presi le mani, stringendole con calore."Ascoltami bene, però: a Sergio non devi dire assolutamente nulla. Lui deve continuare a pensare che io sia completamente ignaro di tutto," le sussurrai, avvicinandomi al suo orecchio mentre il suo respiro si faceva affannato. "Ti confesso che sono geloso... una gelosia che mi brucia dentro, Giuliana. Ma al tempo stesso, l'idea mi fa impazzire. Mi piacerebbe moltissimo che tu avessi una storia con Sergio. Voglio che tu continui a vederlo, voglio che tu sia sua, mentre io resto qui a guardare e ad ascoltare i tuoi racconti."Giuliana lanciò un gemito soffocato, completamente sopraffatta dalla confessione e dalla perversione inaspettata di quel momento. Il terrore nei suoi occhi si trasformò in un'eccitazione indicibile. Sotto il mio sguardo, con il viso in fiamme, realizzò che il suo matrimonio non era finito, ma era appena entrato in una dimensione totalmente nuova e proibita.Ora il segreto è condiviso tra me e Giuliana, ma Sergio è ancora convinto che io non sappia nulla, il che rende il gioco ancora più piccante.... continua
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montaGIULIANA,
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Colloquio di lavoro
Giorni fa, ho fatto un gioco con la mia amica Moniq: Lei, faceva la parte della seduttrice (parte che le calza a pennello) io, la parte della mogliettina indifesa.Quella che segue, è la trasposizione in prosa di questo gioco. Per me e Moniq, è stato divertente ed eccitante. Speriamo che lo sia anche per voi. Colloquio di lavoro Iniziai la giornata che avrebbe cambiato la mia vita in uno stato d' inconsapevole euforia.Un colloquio di lavoro.Erano mesi che cercavo, senza successo, di fare accettare a mio marito l' idea che volessi cercarmi un lavoro."Non hai bisogno di lavorare, Lea" era la sua obiezione standard "Io so cosa succede negli uffici, vedo cosa fanno i dirigenti con le loro segretarie e ti dico che tu non lavorerai mai in un posto simile"."Mi stai dicendo che non ti fidi di me? Pensi davvero che farei una cosa del genere?""Discorso chiuso" diceva lui.Poi, avevo incontrato Moniq. Lei abitava due piani sopra di noi, all' attico, e mi capitava spesso di trovarla, nell' androne, e di scambiare qualche parola con lei.Quella mattina, la mia espressione doveva essere rivelatrice del mio stato d'animo."Cosa ti preoccupa?" mi aveva chiesto e io le avevo spiegato il problema.Lei mi aveva ascoltato, poi aveva detto:"E se il datore di lavoro fosse una donna e non ci fossero uomini in azienda?""Mmmm....beh, forse potrebbe cambiare idea. Conosci qualcuno?"Lei aveva spalancato braccia e sorriso:"Io. Sto giusto cercando una segretaria e tu potresti proprio fare al caso mio".Così, ci eravamo accordate per vederci il giorno successivo, a casa sua, per un colloquio.La sera ne avevo parlato con mio marito che si era dimostrato possibilista, ma meno di quanto mi aspettassi."Va bene, non ci sono uomini...ma quella lì...mah""Cosa c' è che non va, adesso?" Avevo replicato, esasperata "È una donna... Pensi che ti tradirei con una donna?"Alla fine si era convinto, ma mi aveva detto di stare attenta.Attenta a che cosa, non era stato in grado di dirlo. Col senno di poi, avrei potuto dare un peso diverso ai segnali che Moniq mi aveva lanciato, nel tempo, tipo certe occhiate quasi "maschili", certi ammiccamenti, certi sfioramenti. E soprattutto, avrei potuto dare il giusto peso a ciò che quei segnali provocavano in me: i fugaci rossori e quello strano tic della mano che andava ad arricciare i capelli come facevo da adolescente, per esempio.Ma, come si dice, del senno di poi sono piene le fosse e le cose andarono come dovevano andare.Moniq era stata molto precisa, riguardo al come avrei dovuto presentarmi da lei: camicetta bianca, gonna lunga al ginocchio, una giacca leggera, scarpe con tacco significativo ("il portamento è importante e io voglio vedere come cammini", aveva detto). Mentre, allo specchio, controllavo che il trucco fosse a posto, m' interrogai ancora riguardo al punto sul quale aveva insistito di più: legare i capelli a coda di cavallo.Mi dissi che, se c' era una ragione specifica, l' avrei capito a suo tempo, ignara di quanto presto quel tempo sarebbe arrivato. -Puntualissima- disse Moniq, aprendo la porta -Hai già guadagnato dei punti-Mi fece accomodare in un salotto inondato dal sole del pomeriggio.-Per prima cosa, Moniq- dissi -Voglio ringraziarti per l' opportunità--Mi piace come ti sei vestita e come ti sei truccata. Sei molto carina--Beh ...anche tu sei molto bella. Detto senza piaggeria--I complimenti tra donne sono spesso ipocriti, ma io voglio essere diretta: per me, sei molto interessante. Tuo marito sarà geloso di te, immagino--Moltissimo. Non sai quanto--Perché? Gliene dai motivo?--No, non direi... È che lui... È fatto così. Non ha mai voluto che lavorassi perché dice che i suoi capi fanno...certe cose...con le loro segretarie. Ha acconsentito che venissi da te solo perché sei una donna e gli ho detto che non hai uomini alle tue dipendenze--Mhm... Questo potrebbe essere un problema--Perché?--Potrà capitare che tu debba seguirmi nei miei viaggi di lavoro e un marito geloso potrebbe non prenderla benissimo. Che ne dici?--No, di certo non la prenderà bene. Ma gliene parlerò. Se ne convincerà--Potremmo doverci fermare in hotel qualche notte: non vorrei che ti chiamasse in continuazione, facendoti innervosire...--Sono certa di poterlo gestire--Bene. Mi fido di te. Bevi qualcosa?--Grazie, volentieri. Purché non alcoolico--Oh, è un cocktail di frutta con appena un goccio di vino bianco. Non te ne accorgerai nemmeno--È che non vorrei fare brutta figura-Mi porse il bicchiere e brindammo: il cocktail era deliziosamente fresco e dolce. Prima di rendermene conto, avevo finito il bicchiere.-Non reggi l' alcool?- chiese Moniq, versandomi dell' altra bevanda.-Non bevo quasi mai. Mio marito...non vuole--Quando saremo fuori, capiterà di bere un bicchiere di vino--Mi abituerò- -Ai maschi, sai...piace vederci un po' allegre--A tutti, tranne al mio-Moniq si appoggiò allo schienale della poltrona e accavallò le gambe. Portò il bicchiere alla bocca, fissandomi.Mi mossi sul divano, sentendomi improvvisamente a disagio.-Rilassati, Lea. Ti vedo tesa--Beh...--Guarda, ho letto il tuo curriculum e vedo che sei qualificata. Ma non è così importante perché, vedi, io non ho bisogno solo di una segretaria che smisti le telefonate e mi organizzi gli appuntamenti... quello che mi serve, soprattutto, è una complice--Una complice?--Si. Una che sappia calmarmi quando sono nervosa, che sappia ascoltarmi e consigliarmi, che sia molto, molto riservata...e che faccia tutto quello che le dico--Una persona di fiducia--Esatto. Adesso, posso darti un' occhiata?--Prego?--Voglio vedere come cammini-Alzandomi, mi accorsi che la testa era leggera, ma le gambe no.-Non sono una fotomodella- mi giustificai.-Solo perché non ne hai avuto la possibilità. Hai delle bellissime gambe- disse Moniq.-Alza la testa e tira indietro le spalle... così--Ehm... Così?--Serve a mettere in risalto il seno. Brava. Vieni qui-Moniq si alzò con un movimento felino; ero arrossita? Forse si.-Vediamo... proviamo ad aprire un bottone della camicetta...posso?--Oh...ok--Vedi? Sei più sexy... proviamo con un altro bottone... Ah, ecco. Porti un reggiseno morbido--Beh...si. È comodo...--...ma se ne mettessi uno appena un po' più stretto, stringerebbe e alzerebbe il seno. Capisci cosa intendo? Ti faccio vedere-Mi spinse davanti a uno specchio a figura intera e si mise alle mie spalle.Lo specchio mi restituì l' immagine delle sue mani che stringevano i miei seni, sollevandoli. -Oh...ma...--Vedi? Sei molto sexy. Guardati-Mi sentii avvampare.-Vedi quanto sei sexy?--S...si...ma...--Niente ma. O si o no. Vuoi lavorare con me?-La voce di Moniq prese un tono duro e severo che non conoscevo e che mi fece subito sentire in soggezione...-Si. Si, lo voglio tanto-...per tornare dolce e amichevole così in fretta da farmi dubitare che il cambiamento ci fosse stato.-Allora devi essere disponibile. Hai un bellissimo seno, Lea. Ma lo nascondi. Proviamo ad aprire un altro bottone... così... guarda. Non vedi come sei sexy?--Si, ma... Ecco, mi sento un po' in imbarazzo--Devo sapere se sei la persona giusta per me--È che ... Non sono abituata--Allora è meglio che ti abitui subito. Togliti la camicetta--C...come?--Toglila. Se non vuoi, quella è la porta--V...va bene...-Lanciai la camicetta sul divano e incrociai le mani davanti al petto.-Abbassa quelle mani-Obbedii.-Nessuno ti costringe. Se non vuoi, puoi non farlo. In questo caso, il nostro colloquio finisce qui. Vuoi il lavoro?--Io ... S...si... Si--Bene. Aspetta qui-Uscì dalla stanza e tornò subito dopo.-Togliti il reggiseno- ordinò.-Il reggiseno?!--Voglio che provi questo. Toglilo. Anzi, girati, faccio io-Il mio reggiseno volò a fare compagnia alla camicetta.-Giù quelle mani- Rimasi davanti allo specchio, a seno nudo, le mani lungo i fianchi e il viso in fiamme, per alcuni interminabili secondi. -Moniq...posso... Coprirmi?--No-Percepivo il suo sguardo su di me, ma non osavo alzare gli occhi.-Moniq... adesso posso?--No. Hai un bellissimo seno e dei bellissimi capezzoli. Molto intriganti. Toccali--C...come?--Toccali, ho detto-Obbedii. I miei capezzoli reagirono istantaneamente, come se non aspettassero altro, come se il mio corpo avesse già capito qualcosa che a me sfuggiva ancora.-Guarda come rispondono. Questo è il tuo reggiseno giusto: sostiene le coppe, ma lascia intravedere i capezzoli sotto la camicetta--Moniq, adesso... posso rimettere il mio?--Immaginati a un convegno: i maschi impazzirebbero, guarderebbero solo te. Non senti questo potere?--Io ...no ... Si. Credo di si--Devi imparare a dominare e gestire questo potere. È questo, quello che voglio da una donna che lavora per me. Ma per dominarlo e gestirlo non devi esserne intimorita. Togliti la gonna--Moniq...se mio marito mi vede così mi ammazza...--Tuo marito non è qui. Avanti-Lasciai cadere la gonna ai miei piedi. Alla sensazione di essere una piccola preda in balìa di una fiera assetata di sangue se ne stava aggiungendo un' altra: calore, desiderio forse. Di certo, qualcosa stava succedendo tra le mie gambe.Moniq si sedette ancora sulla sua poltrona. -Fammi vedere come cammini- Feci un passo, ma di nuovo mi sentii ridicola e impacciata.-Devi indossare la tua nudità come un abito elegante. Devi pensare a te stessa come una prostituta che vuole essere scelta. Usa la tua nudità per affascinarmi- -Devo affascinare te?--Se non ci riesci qui, con me, non ci riuscirai fuori di qui-Mi sforzai di focalizzare, inutilmente.-Mi gira la testa--Non va bene- disse Moniq -Pensavo che tu fossi la persona giusta. Peccato--Devo aver bevuto troppo--Te lo chiedo per l' ultima volta- sibilò- Lo vuoi, il lavoro?--S...si--Guardami- Alzai la testa: io e Moniq siamo quasi alte uguali, eppure, guardandola, mi sentii sovrastata.-Vedi, la tua mente è piena di remore, piena di moralismi e pregiudizi, ma il tuo corpo no-Mi sentii toccare un capezzolo, poi l' altro.Trasalii.-Devi seguire il tuo istinto. Il tuo corpo lo sa. Chiudi gli occhi-Il tono della sua voce era cambiato di nuovo: adesso, sembrava il canto ammaliante di una sirena.Di nuovo, mi sentii sfiorare il seno: un dito descrisse un cerchio attorno a un capezzolo, poi all' altro. -Moniq...--Sssh... Il tuo corpo sa benissimo cosa fare. Guardati...sei bellissima e non lo sai-Mentre una mano mi palpeggiava il seno, le unghie dell' altra mi sfioravano la pelle del ventre.-Moniq ... Cosa mi stai facendo...--Hai i brividi. Sei sensibilissima-Le sue labbra si poggiarono sulle mie e io, d' istinto, misi le mani sulle sue spalle, in un estremo tentativo di difesa, ma lei mi afferrò per i polsi, forzandomele dietro la schiena.E quando mi baciò con forza, con la sua lingua si faceva largo verso la mia quasi con violenza, fu lì che cedetti e mi arresi all' abuso.Avrei potuto liberarmi dalla sua stretta facilmente, se avessi voluto. Ma non volevo.Mi resi conto che, fin dal primo momento, Moniq aveva voluto sedurmi: mi aveva desiderata, mi aveva voluta e adesso mi stava prendendo, stava prendendo possesso del mio corpo come se fosse suo diritto, come se fosse la mia ...Padrona.Non saprei spiegare a parole quanto questo solo pensiero contribuì a fare crollare le mie ultime difese, consegnandomi a lei.-Mmm ... Moniq... Siiii--È questo che volevi?-Il suo viso era vicinissimo al mio.-Si...--Dimmelo. Dimmi prendimi. Dimmi scopami. Dimmi sono tua--Si. Moniq...sono tua. Prendimi. Scopami. Ti prego--Sono padrona del tuo corpo... della tua bocca...dei tuoi seni...-Mi mise una mano tra le gambe, stringendo: per sfuggire alla presa, mi sollevai sulle punte dei piedi, ma ll perei non mi diede tregua.-Sono padrona della tua fica--S...si... Moniq...-Mi penetrò con due dita.-Sei bagnata--Ooooh...-Pensavo che mi avrebbe finito, ma lei aveva altri programmi: mi trascinò verso la sua poltrona e mi obbligò ad inginocchiarmi.Si sedette e aprì le gambe.-Sai cosa fare- -Vuoi...vuoi davvero...--Avanti, hai capito--Non l' ho mai fatto-Mi afferrò per la coda e mi tirò bruscamente verso di sé.-Leccami-Non avevo mai visto una figa così da vicino, né avevo pensato che l' avrei mai fatto; ma c'era l' eccitazione del momento, c' era il profumo della femminilità di Moniq e poi, c' erano i suoi gemiti di piacere e di incoraggiamento, quando cominciai a lappare le sue labbra ... Tutto ciò mi diede alla testa, mi aggrappai alle sue cosce e leccai con tutto il desiderio di cui ero capace.-Mmmm... Brava ... Vedi che lo sai fare... Mmmm... Da quanto tempo aspettavo questo momento... Toccati. Voglio che tu venga mentre me la lecchi... Mmm... Fallo e come premio ti verrò in bocca-Obbedii: a ripensarci, credo che quello fu il momento in cui, per la prima volta, capii cos' è l' eccitazione.-Mmmm ... Lo sapevo che eri così... Ti piace. Mmmmm ... Sei proprio una brava cagnetta... La mia bella cagnetta leccafiga...mmm... Daiii... Scopami con le dita... Ooohhh ...siiiii... Sto venendo...--Vieni, padrona... vieni per me--Oooohh... Siiii... Ti marchio con mio odore...adesso sei mia... --Padrona, io...non ci riesco--Devi venire. Se non ci riesci da sola, ti faccio venire io con la forza-Mi spinse sul tappeto e mi tenne aperte le gambe: la guardai avvicinarsi a me, un' espressione famelica sul viso e poi...-Ooohh... Padronaaa...-Mi sentii divorare. La sua bocca avvolse la mia fica e poi la sua lingua...la sua lingua mi penetrò come un piccolo membro.-OOOOH...si... proprio liiiiiiiì... Siiiii...vengo VENGOOOO-Continuò a scoparmi con la lingua, via via più dolcemente mentre l' orgasmo si spegneva.Poi, risalì lungo il mio corpo e venne a baciarmi sulla bocca.-Moniq... credo di amarti--Ci divertiremo un sacco, io e te--Farò tutto quello che vuoi--Fallo e godrai tantissimo--E... Mio marito?--Il marito lo lasciamo a casa--Si, padrona. Credo che avrò spesso mal di testa, da ora in poi-Ridemmo.-Moniq... quando comincio?--Hai già cominciato. Il lavoro è questo: rilassarmi, consolarmi, farmi godere. Sarà il nostro segreto-
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1 giorno fa
Lea G,
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