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Cecilia Stones e il tempio del bondage
Capitolo 1
Ufficio di Cecilia Stones - Berkley University - USA
Carol Reed si stagliava come una dea della seduzione, il completo nero che le aderiva come una seconda pelle, i tacchi a spillo che la facevano oscillare con felina sensualità. Sotto il braccio, stretto come un amante, un manoscritto antico dalle pagine che promettevano segreti proibiti. Il suo sguardo predatorio squarciò il silenzio del corridoio, tre colpi secchi contro il vetro che echeggiavano come un verdetto. Sul vetro campeggiava il nome "Cecilia Stones, Ph.D. – Professor of Pre-Columbian Central American Civilizations"
Il caos ordinato dell'ufficio di Cecilia si spalancò davanti a lei. Marina Kasimsky, la giovane studentessa e assistente ,piccola e tagliente come una lama, sollevò lo sguardo dai libri. La sua maglietta bianca, quasi trasparente, si fondeva con i la minigonna jeans stretta, gli stivali neri che le accarezzavano le gambe sottili come una carezza al tempo stesso delicata e provocatoria.
"Cecilia?" Carol annunciò, la voce un velluto graffiante che tagliava l'aria satura di polvere e carta vecchia.
Marina sollevò appena un sopracciglio sottile, spostando con studiata lentezza una pila di papiri maya.
"Non è qui, signora Reed," rispose Marina, l'espressione neutra, ma gli occhi verdi che guizzavano rapidi verso il manoscritto stretto sotto il braccio di Carol.
«Dov'è Cecilia?» domandò Carol, la voce un sussurro caldo che tagliava l'aria polverosa.
Marina piegò un foglio con precisione chirurgica, gli occhi verdi fissi sul dorso di un tomo rilegato in cuoio.
"La dottoressa Stones è nella sua stanza dei giochi," mormorò Marina, la voce un sussurro carico di significati nascosti.
Carol reclinò leggermente la testa, un sorriso che le solcò le labbra come un disegno sapiente.
"La Stanza dei Giochi..ovvio!"
Marina annuì, i ricci castani che ondeggiavano appena.
"Si sta rilassando, provando un nuovo gioco."
"Rilassando..Certo" sorrise Carol "Cosa si è inventata stavolta?"
"Lo sa, signora Reed" rispose Marina "Trova sempre nuovi modi per "rilassarsi""
"Si lo so benissimo" Sorrise maliziosamente Carol.
La sua mente, traditrice e voluttuosa, balzò all'indietro, a due notti prima, in quella stanza dei Giochi , foriera di piacere e tormento che ancora le bruciava dentro. Cecilia, nuda, offerta come un sacrificio profano, era avvinta al palo di fronte a lei. Le mani, strette in una morsa di corda ruvida dietro la schiena, le tiravano le spalle in un arco doloroso ma sensuale. Un bavaglio di cuoio spesso, quasi una museruola, le imbavagliava la bocca, soffocando ogni grido, ogni supplica, lasciandole appena un rivolo d'aria per sopravvivere. I piedi, anch'essi legati al legno freddo, le impedivano ogni fuga.
Era una statua di carne tremante, un'anima prigioniera che poteva solo dimenarsi in una danza disperata. E poi c'era Carol, anch'ella nuda, legata alla sedia senza seduta, una tortura sottile che esponeva impudicamente il suo sedere nudo e teso. I polsi ammanettati dietro la schiena, le caviglie strette, mentre sotto di lei, un vibratore, posizionato con sadica precisione all'ingresso della sua vagina, la costringeva a gemiti strozzati, annegati dal bavaglio di cotone che le riempiva la bocca. I suoi capezzoli, quasi violacei, erano straziati dalla morsa crudele di quelle pinzette che ne esaltavano la sensibilità al limite del sopportabile.
Cecilia, con occhi imploranti e lucidi, cercava lo sguardo di Carol, l'unica in grado di liberarle da quella prigione di corda. Di fronte a loro, sinistramente posizionata, troneggiava la scatola di ferro magica, il contenitore della chiave delle manette, l'unica via d'uscita da quel tormento estenuante. Una scatola di ferro con un timer per l'apertura che ticchettava inesorabile, scandendo il tempo che si faceva sempre più breve, mentre i mugolii di Cecilia si intensificavano, trasformandosi in una melodia di angoscia e piacere forzato.
Mancava mezz'ora... Al meccanismo a tempo, infatti, era collegato un filo sottile ma implacabile, che comandava l'intensità della vibrazione del dildo inserito nel culo di Cecilia. Ad ogni quarto d'ora, la vibrazione aumentava, un'onda crescente di sensazioni che la spingeva sull'orlo del baratro, fino a raggiungere il parossismo.
Venti minuti... Carol, spinta da una determinazione feroce, spinse la sedia in avanti, un movimento goffo ma deciso, per avvicinarsi alla scatola. Sapeva che avrebbe dovuto dimenarsi con tutte le sue forze, una volta che la scatola si fosse aperta, per recuperare quella dannata chiave e aprire le manette.
Quindici minuti... "MHHHHHHHH! MHHHH!" I suoni gutturali di Cecilia si trasformarono in urla soffocate contro il bavaglio. Il vibratore nel suo culo era ormai al massimo della sua potenza, un ronzio assordante che Carol percepiva. Vedeva Cecilia dimenare il sedere a destra e a sinistra, in un tentativo disperato e vano di espellere l'oggetto del suo tormento, le sue natiche scuotersi in un ritmo convulso di piacere e dolore.
Carol tornò di colpo al presente, le immagini di quella notte ancora vivide e brucianti. Sentiva il calore dell'eccitazione che le inondava il corpo e l'umidità traditrice che si era fatta strada tra le sue gambe, un promemoria sensuale di ciò che era stato e di ciò che ancora pulsava in lei.
Carol lasciò cadere il manoscritto sul tavolo ingombro, il cuoio antico che sussurrò contro il legno.
"Bhe, ora mi sa che dovrò interrompere il suo giochino...E' troppo importante"
Marina la guardo con fare sornione..."Vada pure, conosce il codice per sbloccare la porta no?"
Carol annuì, il sorriso che si allargava in una smorfia di attesa impaziente.
Fece un passo verso la porta blindata che conduceva al santuario segreto. La sua mano, sfiorò il freddo metallo del tastierino numerico. Ogni cifra digitata risuonò nel silenzio dell'ufficio come un tamburo che annunciava un rituale. Il meccanismo scattò con un *clic* secco, un invito esplicito.
Lei spinse la porta, il metallo che strideva leggermente contro il cemento.
Dentro, l'aria era densa, satura di un odore acre di sudore, cuoio e un sentore metallico quasi ferroso. L'armadio di ferro giaceva spalancato, le sue viscere metalliche esposte, frustini e corde che pendevano mollemente dalle pareti interne. Maschere in latex con bavaglio giacevano a terra, forse una preselezione di Cecilia.. Al centro, la cassa di ferro chiusa con un timer digitale sulla serratura che indicava 45 minuti all'apertura. Dall'interno provenivano gemiti bassi, quasi animali, accompagnati da leggeri, tonfi.
Carol si avvicinò alla cassa, il sorriso che si induriva in un lampo di comprensione famelica.
"Ancora a giocare da sola, Cecilia?"
La cassa rispose con un colpo più forte, un battito disperato contro il coperchio freddo.
Carol mosse verso la cassa, i suoi tacchi battevano un ritmo sordo sul cemento.
"Cecilia, tesoro, che cosa ti è venuto in mente stavolta?"
Il metallo freddo della cassa vibrò sotto il palmo di Carol mentre si chinava.
"Scommetto che ti sei chiusa dentro e sei legata e imbavagliata"
"MHHH! MHHHHHH!" ricevette come risposta.
Carol aprì la cassa con un cigolio metallico. Cecilia era rannicchiata all'interno, il suo corpo atletico e sensuale completamente esposto, i muscoli tesi sotto la tensione delle corde di canapa che le stringevano polsi e caviglie con precisione chirurgica. Una ball-gag rossa cremisi le riempiva la bocca, soffocando i gemiti, mentre una benda di cuoio nero le oscurava gli occhi, privandola del senso della vista. Un capezzolo era stretto nella morsa di una molletta collegata con una catenella ad un altra molletta penzolante mentre l'altro capezzolo era arrossato. La sua pelle chiara, imperlata di sudore, risaltava contro il metallo freddo della cassa, un quadro vivente di sottomissione volontaria e desiderio trattenuto.
Carols sospirò con un misto di sconsolatezza ma anche di eccitazione nel vedere l'amica in quella situazione
"Adesso basta giocare", disse mentre estraeva Cecilia dalla cassa "Ho cose importanti di cui parlare con te".
Carol iniziò a liberare Cecilia con movenze lente e provocanti, le sue dita sottili che scivolavano tra le corde di canapa come serpenti addestrati. Prima le tolse la benda di cuoio nero, gli occhi verdi di Cecilia che si spalancarono come gemme preziose, rivelando un'espressione che danzava tra l'estasi trattenuta e l'irritazione per l'interruzione. Uno sguardo felino, insieme rabbioso e sensuale. Con gesti esperti, Carol iniziò a sciogliere i nodi delle corde.
Cecilia una volta liberate le mani si tolse di bocca la ball-gag, completamente ricoperta di bava..."Ma insomma, Carol! Che cosa succede? Mi stavo quasi liberando da sola a forza di dimenarmi e stavo quasi raggiungendo l'orgasmo!" e staccò il morsetto ancora appeso dal capezzolo.
Carol ignorò la protesta focosa, liberando le caviglie di Cecilia con uno strattone deciso.
"Ti devo parlare urgentemente di una cosa che ho appena trovato."
"Spero per te che sia importante sennò rinchiudo te per tutto il fine settimana in questa cassa e senza timer!"
Cecilia, completamente nuda, si stropicciò i polsi ancora rossi, il corpo vibrante di adrenalina repressa.
"Parla, Carol, non farmi aspettare più del dovuto, l'eccitazione si sta dissolvendo."
"Ho trovato delle prove certe della sua esistenza"
"Di che parli? ...Non sarà mica...."
"Esatto! Ho trovato un manoscritto che ne conferma l'esistenza! Non è più solo una leggenda!"
Cecilia si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano, i suoi occhi verdi ora fissi su Carol con un'intensità che avrebbe potuto sciogliere l'acciaio.
"Il Tempio Maya perduto del bondage?"
Carol annuì, un lampo predatorio negli occhi nocciola.
"II contenuto del libro è inconfondibile."
"Dov'è? Voglio vederlo adesso," la voce di Cecilia era un comando rauco, i suoi pensieri andarono a mille.
"Ho appoggiato il libro nel tuo ufficio"
Cecilia balzo in piedi, lanciando per terra la ball-gag e si diresse nuda verso la porta della stanza dei giochi.
Nell' altra stanza Marina stava ancora riondinando e guardò Cecilia entrare nuda con noncuranza...era abituata alle sue stranezze.
Cecilia ignorò la sua presenza, i suoi piedi nudi che picchiettavano sul cemento freddo, il corpo ancora luccicante di piacere negato.
"Dove sta?, Dove l'hai messo?" chiese Cecilia.
Carol indicò il tavolo ingombro, il manoscritto che sembrava pulsare di un'energia antica.
"Lì, vicino alla pila di tavolette atzeche. Il cuoio è spesso, le pagine rigide, quasi fossili."
Cecilia afferrò il tomo massiccio, la ruvidità del cuoio antico quasi una scarica elettrica sulle sue dita ancora frementi.
"Non ti vestirai prima?" chiese Carol, sollevando un sopracciglio.
"Non ho tempo per le formalità, Carol, voglio esaminare questo dannato libro. ora!"
Marina chiese "Di cosa si tratta?"
"Se Carol non ci ha preso in giro, interrompendo la mia "meditazione" abbiamo conferma dell' esistenza del tempio Maya perduto del bondage!" disse Cecilia eccitata.
Capitolo 2
Cecilia accarezzò la copertina del manoscritto, gli occhi che brillavano di un fuoco selvaggio. Le sue dita seguirono i contorni delle lettere sbiadite sulla copertina, Le lettere formavano il nome "Bartolomeo de Murgia". Conosceva questo nome. Era frate domenicano al seguito dell'esploratore Rodrigo de la Vega, esploratore spagnolo minore, ossessionato dalla ricerca di rovine Maya da saccheggiare.
"Spagnolo... del Cinquecento, direi..." sibilò, aprendo con cura il volume.
"Allora, è vero?" chiese Marina, le parole un filo sottile nel brusio dell'ufficio.
"Più vero di quanto avremmo mai osato sperare, Marina," rispose Cecilia, senza distogliere lo sguardo dal tomo. Le sue dita volavano sulle parole, i suoi occhi verdi divoravano ogni riga come un falco sulla preda. "Il tempio del bondage! Perduto nelle profondità della giungla, dove alcune sacerdotesse scelte tra le più resistenti e procaci venivano iniziate attraverso un rituale composto da serie di tormenti bondage estremamente sofisticati per giorni , portando tramite il dominio alla sottomissione più assoluta. E ne uscivano come delle macchine da guerra, senza pietà , perfetti soldati ubbidienti, insensibili al dolore e alla paura..praticamente invincibili. Diventando poi adorate dal popolo e messe alla testa degli eserciti in battaglia!"
"Finora pensavamo fosse solo una leggenda" aggiunse Carol appoggiata allo stipite della porta "Ma ora..guarda al suo interno! Se non è il tempio non so cosa possa essere!"
Cecilia mise il libro sulla scrivania , sopra alle altre cartaccie e lo aprì. Il libro era in uno stato pietoso, le prime pagine erano assolutamente illeggibili. Ogni pagina sembrava contenere delle annotazioni sulla sinistra e sulla destra alcuni disegni troppo sbiaditi per essere decifrati.
"Accidenti Carol! Il libro è illegibile tanto è rovinato!"
"Aspetta. Apri le pagine centrali!" la esortò Carol
Cecilia aprì il libro nel mezzo, che conteneva due pagine non troppo rovinate e leggibili. Nella pagina destra campeggiava il disegno di una donna di chiara etnia maya, in carne, con seni enormi, pube peloso e nuda. Era legata con le mani dietro la schiena a quello che sembrava un trono di pietra senza seduta. Le gambe erano divaricate e le caviglie erano bloccate ai piedi della sedia da una catena. In bocca aveva un grosso straccio legato dietro la testa che le impediva di parlare. Sotto di lei quello che sembravano due grossi dildi di pietra collegati con una sbarra, uno per la vagina e uno per il sedere che sembravano muoversi alternativamente su e giù. Erano collegati tramite alcuni meccanismi ad un piccolo mulinello ad acqua che girava trasmettendo il movimento. Il viso della donna era un misto di sofferenza, paura ed eccitazione. Sulla destra della donna un'uomo completamente nudo, con il grosso pene in tiro, ricoperto di tatuaggi rituali e con indosso una maschera spaventosa con alcune punte teneva le braccia alzate in segno di invocazione. Sulla sinistra alcune annotazioni del frate che descrivevano nel dettaglio il meccanismo.
"Ma quindi...lui le ha viste!E disegnate!"
Nella pagina successiva un po' più rovinata ma leggibile,il disegno raffigurava un meccanismo fatto per infliggere sofferenza di gruppo. Una donna dai lunghi capelli neri, nuda, procace ben legata mani e piedi ad un palo al centro di una stanza, montato su una piattaforma girevole con dei meccanismi visibili sotto e imbavagliata con uno straccio. Dietro di lei un mulino ad acqua faceva ruotare delle piume su e giu per provocarle solletico su addome, pube e braccia, facendola dimenare. Il meccanismo sotto di lei era collegato tramite corde e puleggie direttamente a corde che passavano tra le gambe di altre due donne nude, legate mani e piedi a due paletti nel terreno, in piedi, imbavagliate e bendate , con le gambe divaricate. Il meccanismo sembrava funzionare in modo che al dimenamento della donna al centro tramite la piattaforma girevole si trasmettesse il suo movimento ad un meccanismo che faceva si che le corde in mezzo alle gambe delle altre ragazze si tendessero sempre di più. In disparte un uomo somigliante a quello del disegno precedente sempre nudo, stessi tatuaggi e con la stessa maschera, guardava la scena con le braccia al cielo.
"Incredibile.." disse Marina "Ma come facciamo a sapere che non sia un falso di qualche buontempone perverso?"
"Per via di questo!" disse Cecilia indicando il disegno più piccolo sotto le annotazioni.
Era il disegno dell'ingresso di un tempio maya nella giunga. Sullo stipite della porta la statua di una donna corpulenta con un seno enorme, nuda legata e imbavagliata in piedi, mani legate dietro la schiena, piedi legati, addobata come una dea che guardava il visitatore con aria severa.
"Ti presento...Ix'Chelab, dea della sofferenza! Come vedi la stessa figura della statua è tatuata anche sulle schiene dei "sacerdoti", chiamiamoli così, presenti nei disegni."Prosegui " La rappresentazione è coerente con le descrizioni che ho letto finora, ma non avevo mai visto una sua rappresentazione visiva. Solo chi l'ha effettivamente vista potrebbe disegnarla in maniera così precisa!"
"Quindi ora che si fa?" domando Marina "non mi sembra che ci siano indicazioni precise in questo libro, a parte qualche disegno e qualche annotazione!"
"Si" disse Cecilia "Ma ora sappiamo che è realmente esistito! Dobbiamo cercarlo per scoprirne i segreti! Carol, dove hai trovato questo libro?"
"Proviene da un mercatino delle pulci di una piccola città dello Yucatan" disse Carol " E secondo me dovremmo andare li e indagare magari salta fuori qualcosa di più".
"Va bene, è deciso" disse Cecilia "Marina, ti va di fare un giretto nello yucatan? potebbe essere d'aiuto per la tua tesi di laurea!"
"Professoressa, per me sarebbe fantastico"
"Ok. Carol tu verrai con noi! Conosci i dettagli del ritrovamento meglio di chiunque altro e solo col tuo aiuto potremo trovare qualcosa".
"Va bene" disse carol "ma non vuoi farti una doccia e cambiarti prima? Se esci di qui nuda ti arresteranno prima di arrivare all'aereoporto!" disse sorniona guardando il corpo nudo di Cecilia.
"Si hai ragione forse è il caso. Ci vediamo fra un po'..Marina, annulla tutti i miei impegni e prenota un volo, tre biglietti per Cancoon"
"Si dottoressa Stone."
Marina si mise alla scrivania e cominciò a digitare sul computer.
"Noi ti aspettiamo qui!" disse Carol " Ero già pronta a partire, sapevo che non avresti resistito e che saremmo partite subito!"
Cecilia uscì dalla stanza , recandosi nel bagno accanto alla sala dei giochi.
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MasterGiTS,
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Cecilia Stones e il tempio del bondage
Capitolo 1
Ufficio di Cecilia Stones - Berkley University - USA
Carol Reed si stagliava come una dea della seduzione, il completo nero che le aderiva come una seconda pelle, i tacchi a spillo che la facevano oscillare con felina sensualità. Sotto il braccio, stretto come un amante, un manoscritto antico dalle pagine che promettevano segreti proibiti. Il suo sguardo predatorio squarciò il silenzio del corridoio, tre colpi secchi contro il vetro che echeggiavano come un verdetto. Sul vetro campeggiava il nome "Cecilia Stones, Ph.D. – Professor of Pre-Columbian Central American Civilizations"
Il caos ordinato dell'ufficio di Cecilia si spalancò davanti a lei. Marina Kasimsky, la giovane studentessa e assistente ,piccola e tagliente come una lama, sollevò lo sguardo dai libri. La sua maglietta bianca, quasi trasparente, si fondeva con i la minigonna jeans stretta, gli stivali neri che le accarezzavano le gambe sottili come una carezza al tempo stesso delicata e provocatoria.
"Cecilia?" Carol annunciò, la voce un velluto graffiante che tagliava l'aria satura di polvere e carta vecchia.
Marina sollevò appena un sopracciglio sottile, spostando con studiata lentezza una pila di papiri maya.
"Non è qui, signora Reed," rispose Marina, l'espressione neutra, ma gli occhi verdi che guizzavano rapidi verso il manoscritto stretto sotto il braccio di Carol.
«Dov'è Cecilia?» domandò Carol, la voce un sussurro caldo che tagliava l'aria polverosa.
Marina piegò un foglio con precisione chirurgica, gli occhi verdi fissi sul dorso di un tomo rilegato in cuoio.
"La dottoressa Stones è nella sua stanza dei giochi," mormorò Marina, la voce un sussurro carico di significati nascosti.
Carol reclinò leggermente la testa, un sorriso che le solcò le labbra come un disegno sapiente.
"La Stanza dei Giochi..ovvio!"
Marina annuì, i ricci castani che ondeggiavano appena.
"Si sta rilassando, provando un nuovo gioco."
"Rilassando..Certo" sorrise Carol "Cosa si è inventata stavolta?"
"Lo sa, signora Reed" rispose Marina "Trova sempre nuovi modi per "rilassarsi""
"Si lo so benissimo" Sorrise maliziosamente Carol.
La sua mente, traditrice e voluttuosa, balzò all'indietro, a due notti prima, in quella stanza dei Giochi , foriera di piacere e tormento che ancora le bruciava dentro. Cecilia, nuda, offerta come un sacrificio profano, era avvinta al palo di fronte a lei. Le mani, strette in una morsa di corda ruvida dietro la schiena, le tiravano le spalle in un arco doloroso ma sensuale. Un bavaglio di cuoio spesso, quasi una museruola, le imbavagliava la bocca, soffocando ogni grido, ogni supplica, lasciandole appena un rivolo d'aria per sopravvivere. I piedi, anch'essi legati al legno freddo, le impedivano ogni fuga.
Era una statua di carne tremante, un'anima prigioniera che poteva solo dimenarsi in una danza disperata. E poi c'era Carol, anch'ella nuda, legata alla sedia senza seduta, una tortura sottile che esponeva impudicamente il suo sedere nudo e teso. I polsi ammanettati dietro la schiena, le caviglie strette, mentre sotto di lei, un vibratore, posizionato con sadica precisione all'ingresso della sua vagina, la costringeva a gemiti strozzati, annegati dal bavaglio di cotone che le riempiva la bocca. I suoi capezzoli, quasi violacei, erano straziati dalla morsa crudele di quelle pinzette che ne esaltavano la sensibilità al limite del sopportabile.
Cecilia, con occhi imploranti e lucidi, cercava lo sguardo di Carol, l'unica in grado di liberarle da quella prigione di corda. Di fronte a loro, sinistramente posizionata, troneggiava la scatola di ferro magica, il contenitore della chiave delle manette, l'unica via d'uscita da quel tormento estenuante. Una scatola di ferro con un timer per l'apertura che ticchettava inesorabile, scandendo il tempo che si faceva sempre più breve, mentre i mugolii di Cecilia si intensificavano, trasformandosi in una melodia di angoscia e piacere forzato.
Mancava mezz'ora... Al meccanismo a tempo, infatti, era collegato un filo sottile ma implacabile, che comandava l'intensità della vibrazione del dildo inserito nel culo di Cecilia. Ad ogni quarto d'ora, la vibrazione aumentava, un'onda crescente di sensazioni che la spingeva sull'orlo del baratro, fino a raggiungere il parossismo.
Venti minuti... Carol, spinta da una determinazione feroce, spinse la sedia in avanti, un movimento goffo ma deciso, per avvicinarsi alla scatola. Sapeva che avrebbe dovuto dimenarsi con tutte le sue forze, una volta che la scatola si fosse aperta, per recuperare quella dannata chiave e aprire le manette.
Quindici minuti... "MHHHHHHHH! MHHHH!" I suoni gutturali di Cecilia si trasformarono in urla soffocate contro il bavaglio. Il vibratore nel suo culo era ormai al massimo della sua potenza, un ronzio assordante che Carol percepiva. Vedeva Cecilia dimenare il sedere a destra e a sinistra, in un tentativo disperato e vano di espellere l'oggetto del suo tormento, le sue natiche scuotersi in un ritmo convulso di piacere e dolore.
Carol tornò di colpo al presente, le immagini di quella notte ancora vivide e brucianti. Sentiva il calore dell'eccitazione che le inondava il corpo e l'umidità traditrice che si era fatta strada tra le sue gambe, un promemoria sensuale di ciò che era stato e di ciò che ancora pulsava in lei.
Carol lasciò cadere il manoscritto sul tavolo ingombro, il cuoio antico che sussurrò contro il legno.
"Bhe, ora mi sa che dovrò interrompere il suo giochino...E' troppo importante"
Marina la guardo con fare sornione..."Vada pure, conosce il codice per sbloccare la porta no?"
Carol annuì, il sorriso che si allargava in una smorfia di attesa impaziente.
Fece un passo verso la porta blindata che conduceva al santuario segreto. La sua mano, sfiorò il freddo metallo del tastierino numerico. Ogni cifra digitata risuonò nel silenzio dell'ufficio come un tamburo che annunciava un rituale. Il meccanismo scattò con un *clic* secco, un invito esplicito.
Lei spinse la porta, il metallo che strideva leggermente contro il cemento.
Dentro, l'aria era densa, satura di un odore acre di sudore, cuoio e un sentore metallico quasi ferroso. L'armadio di ferro giaceva spalancato, le sue viscere metalliche esposte, frustini e corde che pendevano mollemente dalle pareti interne. Maschere in latex con bavaglio giacevano a terra, forse una preselezione di Cecilia.. Al centro, la cassa di ferro chiusa con un timer digitale sulla serratura che indicava 45 minuti all'apertura. Dall'interno provenivano gemiti bassi, quasi animali, accompagnati da leggeri, tonfi.
Carol si avvicinò alla cassa, il sorriso che si induriva in un lampo di comprensione famelica.
"Ancora a giocare da sola, Cecilia?"
La cassa rispose con un colpo più forte, un battito disperato contro il coperchio freddo.
Carol mosse verso la cassa, i suoi tacchi battevano un ritmo sordo sul cemento.
"Cecilia, tesoro, che cosa ti è venuto in mente stavolta?"
Il metallo freddo della cassa vibrò sotto il palmo di Carol mentre si chinava.
"Scommetto che ti sei chiusa dentro e sei legata e imbavagliata"
"MHHH! MHHHHHH!" ricevette come risposta.
Carol aprì la cassa con un cigolio metallico. Cecilia era rannicchiata all'interno, il suo corpo atletico e sensuale completamente esposto, i muscoli tesi sotto la tensione delle corde di canapa che le stringevano polsi e caviglie con precisione chirurgica. Una ball-gag rossa cremisi le riempiva la bocca, soffocando i gemiti, mentre una benda di cuoio nero le oscurava gli occhi, privandola del senso della vista. Un capezzolo era stretto nella morsa di una molletta collegata con una catenella ad un altra molletta penzolante mentre l'altro capezzolo era arrossato. La sua pelle chiara, imperlata di sudore, risaltava contro il metallo freddo della cassa, un quadro vivente di sottomissione volontaria e desiderio trattenuto.
Carols sospirò con un misto di sconsolatezza ma anche di eccitazione nel vedere l'amica in quella situazione
"Adesso basta giocare", disse mentre estraeva Cecilia dalla cassa "Ho cose importanti di cui parlare con te".
Carol iniziò a liberare Cecilia con movenze lente e provocanti, le sue dita sottili che scivolavano tra le corde di canapa come serpenti addestrati. Prima le tolse la benda di cuoio nero, gli occhi verdi di Cecilia che si spalancarono come gemme preziose, rivelando un'espressione che danzava tra l'estasi trattenuta e l'irritazione per l'interruzione. Uno sguardo felino, insieme rabbioso e sensuale. Con gesti esperti, Carol iniziò a sciogliere i nodi delle corde.
Cecilia una volta liberate le mani si tolse di bocca la ball-gag, completamente ricoperta di bava..."Ma insomma, Carol! Che cosa succede? Mi stavo quasi liberando da sola a forza di dimenarmi e stavo quasi raggiungendo l'orgasmo!" e staccò il morsetto ancora appeso dal capezzolo.
Carol ignorò la protesta focosa, liberando le caviglie di Cecilia con uno strattone deciso.
"Ti devo parlare urgentemente di una cosa che ho appena trovato."
"Spero per te che sia importante sennò rinchiudo te per tutto il fine settimana in questa cassa e senza timer!"
Cecilia, completamente nuda, si stropicciò i polsi ancora rossi, il corpo vibrante di adrenalina repressa.
"Parla, Carol, non farmi aspettare più del dovuto, l'eccitazione si sta dissolvendo."
"Ho trovato delle prove certe della sua esistenza"
"Di che parli? ...Non sarà mica...."
"Esatto! Ho trovato un manoscritto che ne conferma l'esistenza! Non è più solo una leggenda!"
Cecilia si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano, i suoi occhi verdi ora fissi su Carol con un'intensità che avrebbe potuto sciogliere l'acciaio.
"Il Tempio Maya perduto del bondage?"
Carol annuì, un lampo predatorio negli occhi nocciola.
"II contenuto del libro è inconfondibile."
"Dov'è? Voglio vederlo adesso," la voce di Cecilia era un comando rauco, i suoi pensieri andarono a mille.
"Ho appoggiato il libro nel tuo ufficio"
Cecilia balzo in piedi, lanciando per terra la ball-gag e si diresse nuda verso la porta della stanza dei giochi.
Nell' altra stanza Marina stava ancora riondinando e guardò Cecilia entrare nuda con noncuranza...era abituata alle sue stranezze.
Cecilia ignorò la sua presenza, i suoi piedi nudi che picchiettavano sul cemento freddo, il corpo ancora luccicante di piacere negato.
"Dove sta?, Dove l'hai messo?" chiese Cecilia.
Carol indicò il tavolo ingombro, il manoscritto che sembrava pulsare di un'energia antica.
"Lì, vicino alla pila di tavolette atzeche. Il cuoio è spesso, le pagine rigide, quasi fossili."
Cecilia afferrò il tomo massiccio, la ruvidità del cuoio antico quasi una scarica elettrica sulle sue dita ancora frementi.
"Non ti vestirai prima?" chiese Carol, sollevando un sopracciglio.
"Non ho tempo per le formalità, Carol, voglio esaminare questo dannato libro. ora!"
Marina chiese "Di cosa si tratta?"
"Se Carol non ci ha preso in giro, interrompendo la mia "meditazione" abbiamo conferma dell' esistenza del tempio Maya perduto del bondage!" disse Cecilia eccitata.
Capitolo 2
Cecilia accarezzò la copertina del manoscritto, gli occhi che brillavano di un fuoco selvaggio. Le sue dita seguirono i contorni delle lettere sbiadite sulla copertina, Le lettere formavano il nome "Bartolomeo de Murgia". Conosceva questo nome. Era frate domenicano al seguito dell'esploratore Rodrigo de la Vega, esploratore spagnolo minore, ossessionato dalla ricerca di rovine Maya da saccheggiare.
"Spagnolo... del Cinquecento, direi..." sibilò, aprendo con cura il volume.
"Allora, è vero?" chiese Marina, le parole un filo sottile nel brusio dell'ufficio.
"Più vero di quanto avremmo mai osato sperare, Marina," rispose Cecilia, senza distogliere lo sguardo dal tomo. Le sue dita volavano sulle parole, i suoi occhi verdi divoravano ogni riga come un falco sulla preda. "Il tempio del bondage! Perduto nelle profondità della giungla, dove alcune sacerdotesse scelte tra le più resistenti e procaci venivano iniziate attraverso un rituale composto da serie di tormenti bondage estremamente sofisticati per giorni , portando tramite il dominio alla sottomissione più assoluta. E ne uscivano come delle macchine da guerra, senza pietà , perfetti soldati ubbidienti, insensibili al dolore e alla paura..praticamente invincibili. Diventando poi adorate dal popolo e messe alla testa degli eserciti in battaglia!"
"Finora pensavamo fosse solo una leggenda" aggiunse Carol appoggiata allo stipite della porta "Ma ora..guarda al suo interno! Se non è il tempio non so cosa possa essere!"
Cecilia mise il libro sulla scrivania , sopra alle altre cartaccie e lo aprì. Il libro era in uno stato pietoso, le prime pagine erano assolutamente illeggibili. Ogni pagina sembrava contenere delle annotazioni sulla sinistra e sulla destra alcuni disegni troppo sbiaditi per essere decifrati.
"Accidenti Carol! Il libro è illegibile tanto è rovinato!"
"Aspetta. Apri le pagine centrali!" la esortò Carol
Cecilia aprì il libro nel mezzo, che conteneva due pagine non troppo rovinate e leggibili. Nella pagina destra campeggiava il disegno di una donna di chiara etnia maya, in carne, con seni enormi, pube peloso e nuda. Era legata con le mani dietro la schiena a quello che sembrava un trono di pietra senza seduta. Le gambe erano divaricate e le caviglie erano bloccate ai piedi della sedia da una catena. In bocca aveva un grosso straccio legato dietro la testa che le impediva di parlare. Sotto di lei quello che sembravano due grossi dildi di pietra collegati con una sbarra, uno per la vagina e uno per il sedere che sembravano muoversi alternativamente su e giù. Erano collegati tramite alcuni meccanismi ad un piccolo mulinello ad acqua che girava trasmettendo il movimento. Il viso della donna era un misto di sofferenza, paura ed eccitazione. Sulla destra della donna un'uomo completamente nudo, con il grosso pene in tiro, ricoperto di tatuaggi rituali e con indosso una maschera spaventosa con alcune punte teneva le braccia alzate in segno di invocazione. Sulla sinistra alcune annotazioni del frate che descrivevano nel dettaglio il meccanismo.
"Ma quindi...lui le ha viste!E disegnate!"
Nella pagina successiva un po' più rovinata ma leggibile,il disegno raffigurava un meccanismo fatto per infliggere sofferenza di gruppo. Una donna dai lunghi capelli neri, nuda, procace ben legata mani e piedi ad un palo al centro di una stanza, montato su una piattaforma girevole con dei meccanismi visibili sotto e imbavagliata con uno straccio. Dietro di lei un mulino ad acqua faceva ruotare delle piume su e giu per provocarle solletico su addome, pube e braccia, facendola dimenare. Il meccanismo sotto di lei era collegato tramite corde e puleggie direttamente a corde che passavano tra le gambe di altre due donne nude, legate mani e piedi a due paletti nel terreno, in piedi, imbavagliate e bendate , con le gambe divaricate. Il meccanismo sembrava funzionare in modo che al dimenamento della donna al centro tramite la piattaforma girevole si trasmettesse il suo movimento ad un meccanismo che faceva si che le corde in mezzo alle gambe delle altre ragazze si tendessero sempre di più. In disparte un uomo somigliante a quello del disegno precedente sempre nudo, stessi tatuaggi e con la stessa maschera, guardava la scena con le braccia al cielo.
"Incredibile.." disse Marina "Ma come facciamo a sapere che non sia un falso di qualche buontempone perverso?"
"Per via di questo!" disse Cecilia indicando il disegno più piccolo sotto le annotazioni.
Era il disegno dell'ingresso di un tempio maya nella giunga. Sullo stipite della porta la statua di una donna corpulenta con un seno enorme, nuda legata e imbavagliata in piedi, mani legate dietro la schiena, piedi legati, addobata come una dea che guardava il visitatore con aria severa.
"Ti presento...Ix'Chelab, dea della sofferenza! Come vedi la stessa figura della statua è tatuata anche sulle schiene dei "sacerdoti", chiamiamoli così, presenti nei disegni."Prosegui " La rappresentazione è coerente con le descrizioni che ho letto finora, ma non avevo mai visto una sua rappresentazione visiva. Solo chi l'ha effettivamente vista potrebbe disegnarla in maniera così precisa!"
"Quindi ora che si fa?" domando Marina "non mi sembra che ci siano indicazioni precise in questo libro, a parte qualche disegno e qualche annotazione!"
"Si" disse Cecilia "Ma ora sappiamo che è realmente esistito! Dobbiamo cercarlo per scoprirne i segreti! Carol, dove hai trovato questo libro?"
"Proviene da un mercatino delle pulci di una piccola città dello Yucatan" disse Carol " E secondo me dovremmo andare li e indagare magari salta fuori qualcosa di più".
"Va bene, è deciso" disse Cecilia "Marina, ti va di fare un giretto nello yucatan? potebbe essere d'aiuto per la tua tesi di laurea!"
"Professoressa, per me sarebbe fantastico"
"Ok. Carol tu verrai con noi! Conosci i dettagli del ritrovamento meglio di chiunque altro e solo col tuo aiuto potremo trovare qualcosa".
"Va bene" disse carol "ma non vuoi farti una doccia e cambiarti prima? Se esci di qui nuda ti arresteranno prima di arrivare all'aereoporto!" disse sorniona guardando il corpo nudo di Cecilia.
"Si hai ragione forse è il caso. Ci vediamo fra un po'..Marina, annulla tutti i miei impegni e prenota un volo, tre biglietti per Cancoon"
"Si dottoressa Stone."
Marina si mise alla scrivania e cominciò a digitare sul computer.
"Noi ti aspettiamo qui!" disse Carol " Ero già pronta a partire, sapevo che non avresti resistito e che saremmo partite subito!"
Cecilia uscì dalla stanza , recandosi nel bagno accanto alla sala dei giochi.
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MasterGiTS,
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L'ultimo sogno Realizzato
Ho realizzato tempo fa uno dei miei ultimi sogni, e vorrei condividerlo con voi. Dovete sapere che anni fa, mi avevano offerto un lavoro come accompagnatrice, lavoro che ovviamente rifiutai per mille ragioni che non sto qui a spiegare, ma che sono facilmente intuibili. Non sono donna, ma ho un aspetto molto femminile e non passo inosservato agli occhi soprattutto di uomini maturi e facoltosi.
Ho sempre detestato le etichette perché non rappresentano ciò che una persona è realmente, al di là dei gusti sessuali definirmi gay, bisex, fluido, non binario ecc non mi identifica. Quindi non mi sono mai dato una classificazione in scala per fare parte della comunità LBGTQ+. Come dicevo, il mio aspetto che sul web potrebbe apparire fake, del resto chi è troppo perfetto agli occhi della massa è sempre fatto con la IA, oppure ritoccato con il famoso Photoshop, ma vi assicuro che il sottoscritto non ha bisogno di ritocco fotografico, ne di apparire chi non sia.
Chi mi ha incontrato sa benissimo che non sono un prodotto di una IA, e il fatto che sia stato più volte contattato da varie agenzie di Milano molto importanti, ben dimostra la mia autenticità. Prima della sua chiusura, fui pure contattato da agenti dell'agenzia 'Diva Futura' che i più attenti ricorderanno sicuramente come l'agenzia porno gestita da Riccardo Schicchi, colui che lanciò Moana Pozzi e Ilona Staller negli anni ottanta.
Ho sempre rifiutato questo tipo di offerte di lavoro perché mai ritenute degne del mio tempo e della mia attenzione. Inoltre non ho mai voluto rovinare la mia reputazione avendo una vita sociale ben radicata. Come si dice, la fortuna bussa una volta sola, e se non le apri hai perso un'occasione importante che non ritorna. A me le occasioni invece a dispetto del detto, sono sempre tornate, e puntualmente rispedite al mittente.
Quella volta chissà perché, ho voluto accettare una di quelle offerte, realizzando così un ultimo sogno rimasto nel cassetto troppo a lungo. E di sogni modestamente ne ho realizzati parecchi. Avevo delle foto su una chat che ormai ha chiuso da poco tempo chiamata 'Digiland' sul portale Libero, un giorno chattando come al solito tra le stanze dedicate agli utenti, entro in contatto con questa persona, che dice di essere un imprenditore abbastanza conosciuto.
Un imprenditore che passa il suo tempo in una chat con tutti gli impegni che dovrebbe avere lo trovai subito ridicolo. In chat si sa, ognuno si spaccia per chiunque pur di fare colpo sugli altri. Le chat ormai sono diventate una vetrina per mettersi in mostra e non un posto per passare il tempo. Accertato che l'uomo in questione, fosse davvero chi diceva di essere, mi fece subito una proposta secca. Mi disse che se quello in foto ero davvero io, voleva assumermi come accompagnatrice.
Avrei dovuto mettere dei vestiti da donna eleganti che mi avrebbe fornito lui, truccarmi, e accompagnarlo a delle cene o pranzi d'affari. Non capivo perché proprio io, perché non cercava una Escort o una vera donna? Non ho mai capito, del resto pur avendo un aspetto totalmente femminile, non avevo mai indossato abiti di quel genere prima d'ora. L'uomo insistette mettendo sul piatto anche una cifra non indifferente che mi fece riflettere un'attimo. Mi servivano soldi e subito, il lavoro che avevo al momento non mi garantiva uno stipendio alto, e avevo dei conti arretrati da chiudere in tempi brevi.
Valutando i pro e contro, accettai l'offerta dell'uomo che si premurò di darmi informazioni più dettagliate a telefono, ma prima voleva una dimostrazione che fossi io il soggetto delle foto caricate sul profilo della chat. Ovviamente la cifra che metteva era alta, e voleva garanzie. Decidemmo così di incontrarci e parlare dei dettagli direttamente di persona. Concordammo di vederci in un bar di zona, e puntualmente mi presentai all'appuntamento.
Aspettai anche più a lungo del dovuto, ma dell'uomo nessuna traccia. Stavo per alzarmi e tornare a casa, mi dissi tra me che forse era stato uno dei soliti scherzi di qualche troll del web per verificare se avessi davvero fatto quell'incontro. Ma prima che potessi pagare le tre birre ordinate e uscire dal locale, l'uomo scusandosi per il ritardo si presentò davvero. Era un uomo vestito elegante sulla sessantina d'anni, viso ben rasato, fisico ancora in buona forma, una leggera abbronzatura, e un classico accento milanese alla Berlusconi. Un tipo originale non c'è che dire.
Mi fece subito i complimenti notando pure com'ero meglio di persona piuttosto che in foto, dove la mia immagine sembrava finta e creata con la IA a suo parere. Eppure per scattare i selfie uso sempre delle fotocamere digitali non dei cellulari. Non capivo come potevo risultare fatto con la IA. L'uomo come già spiegato per telefono, mi ribadì i dettagli del lavoro che avevo accettato di svolgere, oltre la somma che mi avrebbe versato in modalità assegno o bonifico, li dipendeva dalla mia scelta.
Al vestiario avrebbe pensato lui, e mi avrebbe fatto recapitare tutto a casa con un corriere. L'importante era che tenessi un atteggiamento e un aspetto più femminile possibile. A lui serviva una vera donna in tutto, non importava se non avevo le tette o la figa, l'importante era l'aspetto estetico. Gli garantii che per quella cifra, avrei pure potuto farmi crescere un paio di tette, ma l'uomo rise dicendo che non era necessario, bastava l'immagine esterna.
Avevo solo una settimana di tempo per prepararmi, perché il primo viaggio d'affari lo avrebbe fatto mi disse proprio la settimana dopo quell'incontro tra noi, e voleva avere già a disposizione la sua accompagnatrice. Dunque passai una settimana di totale femminilizzazione. Arrivarono i vestiti qualche giorno dopo, erano tutti abiti firmati e costosi di una certa eleganza. Roba che potevano permettersi solo vip o donne di un certo rango sociale. Intimo completo di calze a rete e collant di vari colori, perizomi, corpetti, reggiseni, reggicalze, vestiti scollati a paillettes, roba che avrebbe fatto impallidire pure la Rodriguez o la Ferragni.
Provai tutto il vestiario con i vari abbinamenti di intimo, e cambiai diverse pettinature per adattarli ai vestiti in questione. Avendo lunghissimi capelli biondi lisci, potevo adattare la mia pettinatura allo stile dell'abbigliamento da indossare. Mentre mi guardavo allo specchio di casa, immaginai l'effetto che avrei fatto tra tanti uomini che mi avrebbero guardata e desiderata. Mi eccitai e sbrodolai masturbandomi sul letto con addosso l'intimo. Per me era una novità, non avevo mai fatto un lavoro simile in vita mia, ma era talmente eccitante che il gioco valeva la candela.
Ero sicura, perché ormai pensavo totalmente al femminile essendo lì come donna, che in quelle cene e pranzi non mi sarei limitata a fare presenza. So benissimo cosa succede agli incontri d'affari di un certo tipo, ed ero sicura che avrei dovuto soddisfare più di un cliente del mio Boss, cosa che mi faceva letteralmente impazzire. Arrivò il fatidico giorno del mio debutto come accompagnatrice, ero nervosissima ma cercai di darmi un contegno. Il primo appuntamento d'affari l'uomo che chiamerò per privacy Massimo, lo ebbe in Svizzera a Lugano, dove ci recammo con la sua auto con tanto di autista, non ricordo che macchina fosse, ma pareva tanto una limousine, era un salottino con vari confort all'interno, io seduta accanto all'uomo dietro, e l'autista vestito impeccabile davanti.
Non vi descrivo l'intera mattinata perché sarebbe lunga, sebbene molto emozionante avere gli occhi di tutti puntati addosso, non ci furono eventi da segnalare, quindi passo oltre. Arriverei subito al pranzo, dove mangiammo in un costoso ristorante credo fosse da Cracco o roba simile, io che più del McDonald's o Burger King non frequento, essere da Cracco con i prezzi che ha onestamente... Terminato il pranzo costoso, e sbrigate le formalità tra i due uomini, ero ormai entrata nel mio personaggio. Credo pure di aver fatto un'ottima impressione all'uomo con cui trattava il mio principale, ormai lo chiamavo così. Non mi sbagliavo sul fatto che ci sarebbe stato un dopo - pranzo, perché il mio principale mi diede le chiavi di una camera d'albergo dove poco prima si era registrato, dicendo di aspettare in stanza il suo collega d'affari, e di fare tutto ciò che l'uomo mi avrebbe chiesto di fare, senza fare commenti, e senza fare domande di nessun genere. Ci sarebbe stato un extra molto cospicuo se avessi soddisfatto il tizio mi disse.
Non ho battuto ciglio, ho preso le chiavi annuendo semplicemente, chiamai l'ascensore dalla hall dell'albergo, e salii in camera. Aspettai qualche minuto che si presentasse l'uomo che dovevo soddisfare, e mi preparai a ricevere il mio primo e sicuramente non unico extra per quel lavoro in più che stavo facendo. Ero diventata una escort di lusso in meno di poche ore, e la cosa mi eccitava parecchio. Mentre mi spogliavo e mi mettevo nel letto matrimoniale della camera, pensavo a quante vere donne avrebbero voluto essere al posto mio, e mi sentivo davvero fortunato.
L'uomo che avevo difronte era un bel tipo, sulla sessantina come il mio principale, un bel cazzo duro e un fisico passabile nonostante un po' di pancetta e troppo dopobarba che mi dava la nausea. Gli presi in mano il cazzo e me lo portai alle labbra rosse, facendolo sparire nella mia bocca. Iniziai a succhiare avidamente mentre lui godeva come un maiale, prendendo in mano il mio e segandomi piano piano. Scostai i lunghi capelli dal viso e lo feci quasi venire subito, sentivo già delle calde gocce in bocca, che presto si trasformarono in un getto caldo che ingoiai tutto fino all'ultima goccia alzando lo sguardo e fissandolo negli occhi.
Era dolce, molto dolce il suo sperma. Segno di un uomo che mangia molti zuccheri, come del resto avevo visto a tavola, dove si era fatto portare una razione doppia di tiramisù. Tolsi il suo cazzo ancora duro dalla mia bocca, per assecondare i suoi desideri. Mi fece mettere a pecora, posizione che personalmente detesto, ma che accettai senza problemi, lui si mise sulla mia schiena, infilandosi dentro al mio culetto già bello lubrificato, entrando fino alle palle pelose, iniziando a fare avanti e indietro velocemente, mi stava cavalcando da vero fantino, e pareva piacergli molto.
Ad ogni stantuffata che l'uomo mi dava, ho benedetto il giorno un cui ho capito che mi piaceva il cazzo. Non mi sono mai vergognata di ammetterlo, essendo pure una femmina mancata, era nel mio destino. Mia madre me lo aveva ripetuto milioni di volte che avrei dovuto nascere femmina. E si sa che al proprio destino non si sfugge. Ero li in una camera d'albergo a cinque stelle, sul letto con tanto di lenzuola di raso, a farmi rompere il culetto da un uomo di cui nemmeno conoscevo il nome, ma che alla fine, mi avrebbe lasciata soddisfatta e con una bella somma. Mia madre non sarebbe stata fiera di me mi dissi, ma lei purtroppo non c'era più, e io non mi vergognavo affatto di godermi quel cazzo che mi stava sfondando tutta.
Con mia profonda delusione l'uomo non durò molto, dopo qualche altra pompata nel culo mi scaricò dentro un litro di sperma caldo che accolsi rilassando i muscoli delle natiche e godendomi quella lunga ingravidata. Ne fece davvero tanta devo ammetterlo. Rimasi supina sul letto con ancora il suo sperma colante dal buchetto slabbrato, i capelli schiacciati sul viso e sulla schiena. Mentre lui si ricompose dopo essersi lavato accuratamente nel bagno della camera, oltre ai doverosi complimenti per la bellissima scopata, "ero molto meglio io di tante donne che gli avevano portato" disse, lasciandomi sul comodino del letto una somma in contanti di 500€. Per nemmeno mezz'ora di sesso avevo guadagnato la paga che era pari alla mia nell'attuale lavoro che facevo in un mese. Ed era solo la "mancia extra", il compenso intero doveva ancora arrivare dal Boss che mi aveva assunta.
Boss che fu molto soddisfatto del mio operato come prima mattinata, ma mi disse che potevo fare meglio, molto meglio, avevo del potenziale per diventare una vera puttana per gente facoltosa. Onestamente non sapevo se era quello il lavoro che avevo un mente di fare per il mio futuro gli risposi. Però la situazione mi piaceva molto, e mi ritrovai a riflettere su ciò che l'uomo mi aveva appena accennato. Amavo gli uomini e mi piaceva il cazzo, non potevo scegliere un lavoro migliore pensai.
Ero sola, nessuno a cui rendere conto di ciò che facevo, avrei guadagnato un sacco di soldi, e avrei avuto uomini tutti i giorni con cui scopare oltre a conoscere gente importante che mi avrebbe sempre fatto comodo. L'unica cosa che mi preoccupava, era che potessi innamorarmi di un cliente. Io mi conosco bene, ho già avuto relazioni con uomini sbagliati di cui mi ero innamorata dopo solo una scopata. Purtroppo sono così, se trovo un uomo che mi prende il cuore oltre che il culo, perdo la testa.
Ci avrei pensato su risposi alla fine, al momento mi interessava finire la settimana per cui mi ero impegnata, dopodiché avrei valutato se continuare o meno.
La settimana passò rapidamente, e avevo intascato molte mance extra, oltre ad essermi fatta rompere il culetto ed essere stata ingravidata da diversi uomini facoltosi. Stavo davvero pensando di continuare quel lavoro che oltre a rendere molto a livello economico, mi stava dando piaceri unici ogni giorno in città diverse d'Italia, perché all'estero non potevo andare non avendo il passaporto e la carta d'identità non valida per l'espatrio.
Il mio principale era diventato quasi un padre, mi aveva regalato un cellulare personalizzato con cui chiamarmi per sapere sempre come stavo dopo ogni rapporto, e sapse qualcuno si fosse comportato male. Era davvero premuroso non c'è che dire. Avevamo preso una bella confidenza. Il problema che tenevo però accadde l'ultimo giorno di lavoro, eravamo a Genova per un meeting, e io ho accompagnato come al solito il mio principale.
C'erano diversi uomini con cui avrei dovuto finire a scopare prima di chiudere la giornata. E tra questi uomini c'era pure lui, Gianni (nome di fantasia) quello che purtroppo mi fece perdere la testa tanto da farmi innamorare al primo colpo di cazzo dentro me. Avevamo iniziato bene, anzi benissimo. Lui era un uomo diverso dagli altri frequentati durante la settimana, e diverso perfino da quelli con cui scopai prima di lui.
Era bello brizzolato, aveva quel fascino dell'uomo maturo che io ho sempre amato, e aveva un bel cazzo lungo e duro con cui mi stava facendo impazzire seduta sulle sue ginocchia saltellando su e giù. No, Gianni era diverso da tutti, e lo avevo capito subito appena mi diede il primo bacio. Restammo incollati e abbracciati a lungo su quel letto.
Mi chiese che posizione preferivo, cosa che nessuno in precedenza aveva mai fatto. Tutti nonostante i complimenti e le mance, mi avevano trattata da puttana, Gianni no, lui mi stava trattando da persona, da donna non da un oggetto da sfondare riempire e poi dire "e stato meraviglioso.. grazie ciao". Con lui non era un lavoro, con lui era vera passione che ben presto si sarebbe trasformata in amore con la A maiuscola.
Fu mentre gli saltellavo sulle gambe, con il suo cazzo che entrava e usciva dal mio culetto slabbrato che il mio cuore iniziò a battere più veloce in petto come se volesse uscire. Iniziai a provare sensazioni che conoscevo fin troppo bene. E alla fine, mi trovai a versare lacrime senza motivo, che scendevano dalle mie guance senza freni. Eravamo faccia a faccia, e l'uomo vedendo la mia reazione smise di scoparmi, temendo di avermi fatto male in qualche modo. Lo rassicurai dicendo che stavo benissimo.
Il problema dissi, era che mi ero innamorata di lui. L'uomo senza togliere il suo cazzo duro dentro di me mi abbracciò forte, ricambiando in pieno il mio sentimento. E stato il momento più bello di tutta quella settimana. Non mi fregava niente dei soldi in quel momento, non mi fregava più niente di nessuno, volevo solo fare l'amore con l'uomo che avevo scoperto di amare, e lo facemmo.
Da quell'istante, non fummo più cliente e la sua puttana, mi sentivo un po' come Julia Roberts in Pretty Woman, avevo trovato il mio Richard Gere. Non credo di riuscire a spiegarvi la situazione in cui mi trovai, perché a parole non si può davvero spiegare. Mi fece alzare delicatamente dal suo cazzo che uscì dal mio culetto con un leggero risucchio, passando dalla sedia al letto.
Mi misi sdraiata su un fianco con lui dietro di me a tenermi sollevata una gamba con la calza a rete nera, e mi penetrò nuovamente con dolcezza mentre voltavo la testa scostando i lunghissimi capelli biondi per baciarlo nel frattempo lui spingeva dentro di me tutto se stesso. Con un braccio piegato mi reggevo, con l'altra mano libera, lo aiutavo a spingere più dentro possibile ad ogni affondo. Volevo mi entrasse dentro l'anima.
Ho goduto come mi è successo poche volte nella vita. Mentre sentivo la sua lingua dentro la mia bocca, e il suo respiro affannoso. Che momento meraviglioso, non potete nemmeno immaginare cosa ho provato. Farsi scopare è bellissimo, ma fare l'amore non ha prezzo. Gianni mi sfondò a dovere, e poi dicono che gli uomini di una certa età non riescono ad avere resistenza...
Mi ingravidò completamente, e a differenza degli altri uomini, questa volta, sarà stata suggestione dell'uomo con cui lo stavo facendo, ma giuro che mi sentivo davvero in quello stato. So che non è clinicamente e fisiologicamente possibile, ma era come se fossi davvero incinta, e in uno stato di benessere mai provato. Restammo a lungo in quella posizione anche dopo che il suo cazzo si era ormai afflosciato.
Fu una decisione davvero difficile da prendere, ma alla fine, una puttana, perché quello ero diventata, che si innamora dei suoi clienti non va bene per niente. Le Escort, le accompagnatrici, chiamatele come vi pare, non possono innamorarsi nel fare il loro lavoro. Ringraziai infinitamente il mio principale, che mi diede la cifra pattuita per quella settimana più le mance che avevo preso in precedenza, e mi disse testuali parole: Chris.. e davvero un peccato che non vuoi continuare. Ma comprendo le tue motivazioni. Mi lasciò il cellulare dicendomi che se per qualsiasi ragione avessi cambiato idea, potevo cercarlo con quel telefono speciale. Lui sarebbe stato contento di rivedermi. Lo ringraziai nuovamente tenendo il cellulare, ma ben sapendo che non lo avrei mai più rivisto. Così è stato.
[email protected]
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1 giorno fa
Chris R88,
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Ultima visita: 1 giorno fa
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L'ultimo sogno Realizzato
Ho realizzato tempo fa uno dei miei ultimi sogni, e vorrei condividerlo con voi. Dovete sapere che anni fa, mi avevano offerto un lavoro come accompagnatrice, lavoro che ovviamente rifiutai per mille ragioni che non sto qui a spiegare, ma che sono facilmente intuibili. Non sono donna, ma ho un aspetto molto femminile e non passo inosservato agli occhi soprattutto di uomini maturi e facoltosi.
Ho sempre detestato le etichette perché non rappresentano ciò che una persona è realmente, al di là dei gusti sessuali definirmi gay, bisex, fluido, non binario ecc non mi identifica. Quindi non mi sono mai dato una classificazione in scala per fare parte della comunità LBGTQ+. Come dicevo, il mio aspetto che sul web potrebbe apparire fake, del resto chi è troppo perfetto agli occhi della massa è sempre fatto con la IA, oppure ritoccato con il famoso Photoshop, ma vi assicuro che il sottoscritto non ha bisogno di ritocco fotografico, ne di apparire chi non sia.
Chi mi ha incontrato sa benissimo che non sono un prodotto di una IA, e il fatto che sia stato più volte contattato da varie agenzie di Milano molto importanti, ben dimostra la mia autenticità. Prima della sua chiusura, fui pure contattato da agenti dell'agenzia 'Diva Futura' che i più attenti ricorderanno sicuramente come l'agenzia porno gestita da Riccardo Schicchi, colui che lanciò Moana Pozzi e Ilona Staller negli anni ottanta.
Ho sempre rifiutato questo tipo di offerte di lavoro perché mai ritenute degne del mio tempo e della mia attenzione. Inoltre non ho mai voluto rovinare la mia reputazione avendo una vita sociale ben radicata. Come si dice, la fortuna bussa una volta sola, e se non le apri hai perso un'occasione importante che non ritorna. A me le occasioni invece a dispetto del detto, sono sempre tornate, e puntualmente rispedite al mittente.
Quella volta chissà perché, ho voluto accettare una di quelle offerte, realizzando così un ultimo sogno rimasto nel cassetto troppo a lungo. E di sogni modestamente ne ho realizzati parecchi. Avevo delle foto su una chat che ormai ha chiuso da poco tempo chiamata 'Digiland' sul portale Libero, un giorno chattando come al solito tra le stanze dedicate agli utenti, entro in contatto con questa persona, che dice di essere un imprenditore abbastanza conosciuto.
Un imprenditore che passa il suo tempo in una chat con tutti gli impegni che dovrebbe avere lo trovai subito ridicolo. In chat si sa, ognuno si spaccia per chiunque pur di fare colpo sugli altri. Le chat ormai sono diventate una vetrina per mettersi in mostra e non un posto per passare il tempo. Accertato che l'uomo in questione, fosse davvero chi diceva di essere, mi fece subito una proposta secca. Mi disse che se quello in foto ero davvero io, voleva assumermi come accompagnatrice.
Avrei dovuto mettere dei vestiti da donna eleganti che mi avrebbe fornito lui, truccarmi, e accompagnarlo a delle cene o pranzi d'affari. Non capivo perché proprio io, perché non cercava una Escort o una vera donna? Non ho mai capito, del resto pur avendo un aspetto totalmente femminile, non avevo mai indossato abiti di quel genere prima d'ora. L'uomo insistette mettendo sul piatto anche una cifra non indifferente che mi fece riflettere un'attimo. Mi servivano soldi e subito, il lavoro che avevo al momento non mi garantiva uno stipendio alto, e avevo dei conti arretrati da chiudere in tempi brevi.
Valutando i pro e contro, accettai l'offerta dell'uomo che si premurò di darmi informazioni più dettagliate a telefono, ma prima voleva una dimostrazione che fossi io il soggetto delle foto caricate sul profilo della chat. Ovviamente la cifra che metteva era alta, e voleva garanzie. Decidemmo così di incontrarci e parlare dei dettagli direttamente di persona. Concordammo di vederci in un bar di zona, e puntualmente mi presentai all'appuntamento.
Aspettai anche più a lungo del dovuto, ma dell'uomo nessuna traccia. Stavo per alzarmi e tornare a casa, mi dissi tra me che forse era stato uno dei soliti scherzi di qualche troll del web per verificare se avessi davvero fatto quell'incontro. Ma prima che potessi pagare le tre birre ordinate e uscire dal locale, l'uomo scusandosi per il ritardo si presentò davvero. Era un uomo vestito elegante sulla sessantina d'anni, viso ben rasato, fisico ancora in buona forma, una leggera abbronzatura, e un classico accento milanese alla Berlusconi. Un tipo originale non c'è che dire.
Mi fece subito i complimenti notando pure com'ero meglio di persona piuttosto che in foto, dove la mia immagine sembrava finta e creata con la IA a suo parere. Eppure per scattare i selfie uso sempre delle fotocamere digitali non dei cellulari. Non capivo come potevo risultare fatto con la IA. L'uomo come già spiegato per telefono, mi ribadì i dettagli del lavoro che avevo accettato di svolgere, oltre la somma che mi avrebbe versato in modalità assegno o bonifico, li dipendeva dalla mia scelta.
Al vestiario avrebbe pensato lui, e mi avrebbe fatto recapitare tutto a casa con un corriere. L'importante era che tenessi un atteggiamento e un aspetto più femminile possibile. A lui serviva una vera donna in tutto, non importava se non avevo le tette o la figa, l'importante era l'aspetto estetico. Gli garantii che per quella cifra, avrei pure potuto farmi crescere un paio di tette, ma l'uomo rise dicendo che non era necessario, bastava l'immagine esterna.
Avevo solo una settimana di tempo per prepararmi, perché il primo viaggio d'affari lo avrebbe fatto mi disse proprio la settimana dopo quell'incontro tra noi, e voleva avere già a disposizione la sua accompagnatrice. Dunque passai una settimana di totale femminilizzazione. Arrivarono i vestiti qualche giorno dopo, erano tutti abiti firmati e costosi di una certa eleganza. Roba che potevano permettersi solo vip o donne di un certo rango sociale. Intimo completo di calze a rete e collant di vari colori, perizomi, corpetti, reggiseni, reggicalze, vestiti scollati a paillettes, roba che avrebbe fatto impallidire pure la Rodriguez o la Ferragni.
Provai tutto il vestiario con i vari abbinamenti di intimo, e cambiai diverse pettinature per adattarli ai vestiti in questione. Avendo lunghissimi capelli biondi lisci, potevo adattare la mia pettinatura allo stile dell'abbigliamento da indossare. Mentre mi guardavo allo specchio di casa, immaginai l'effetto che avrei fatto tra tanti uomini che mi avrebbero guardata e desiderata. Mi eccitai e sbrodolai masturbandomi sul letto con addosso l'intimo. Per me era una novità, non avevo mai fatto un lavoro simile in vita mia, ma era talmente eccitante che il gioco valeva la candela.
Ero sicura, perché ormai pensavo totalmente al femminile essendo lì come donna, che in quelle cene e pranzi non mi sarei limitata a fare presenza. So benissimo cosa succede agli incontri d'affari di un certo tipo, ed ero sicura che avrei dovuto soddisfare più di un cliente del mio Boss, cosa che mi faceva letteralmente impazzire. Arrivò il fatidico giorno del mio debutto come accompagnatrice, ero nervosissima ma cercai di darmi un contegno. Il primo appuntamento d'affari l'uomo che chiamerò per privacy Massimo, lo ebbe in Svizzera a Lugano, dove ci recammo con la sua auto con tanto di autista, non ricordo che macchina fosse, ma pareva tanto una limousine, era un salottino con vari confort all'interno, io seduta accanto all'uomo dietro, e l'autista vestito impeccabile davanti.
Non vi descrivo l'intera mattinata perché sarebbe lunga, sebbene molto emozionante avere gli occhi di tutti puntati addosso, non ci furono eventi da segnalare, quindi passo oltre. Arriverei subito al pranzo, dove mangiammo in un costoso ristorante credo fosse da Cracco o roba simile, io che più del McDonald's o Burger King non frequento, essere da Cracco con i prezzi che ha onestamente... Terminato il pranzo costoso, e sbrigate le formalità tra i due uomini, ero ormai entrata nel mio personaggio. Credo pure di aver fatto un'ottima impressione all'uomo con cui trattava il mio principale, ormai lo chiamavo così. Non mi sbagliavo sul fatto che ci sarebbe stato un dopo - pranzo, perché il mio principale mi diede le chiavi di una camera d'albergo dove poco prima si era registrato, dicendo di aspettare in stanza il suo collega d'affari, e di fare tutto ciò che l'uomo mi avrebbe chiesto di fare, senza fare commenti, e senza fare domande di nessun genere. Ci sarebbe stato un extra molto cospicuo se avessi soddisfatto il tizio mi disse.
Non ho battuto ciglio, ho preso le chiavi annuendo semplicemente, chiamai l'ascensore dalla hall dell'albergo, e salii in camera. Aspettai qualche minuto che si presentasse l'uomo che dovevo soddisfare, e mi preparai a ricevere il mio primo e sicuramente non unico extra per quel lavoro in più che stavo facendo. Ero diventata una escort di lusso in meno di poche ore, e la cosa mi eccitava parecchio. Mentre mi spogliavo e mi mettevo nel letto matrimoniale della camera, pensavo a quante vere donne avrebbero voluto essere al posto mio, e mi sentivo davvero fortunato.
L'uomo che avevo difronte era un bel tipo, sulla sessantina come il mio principale, un bel cazzo duro e un fisico passabile nonostante un po' di pancetta e troppo dopobarba che mi dava la nausea. Gli presi in mano il cazzo e me lo portai alle labbra rosse, facendolo sparire nella mia bocca. Iniziai a succhiare avidamente mentre lui godeva come un maiale, prendendo in mano il mio e segandomi piano piano. Scostai i lunghi capelli dal viso e lo feci quasi venire subito, sentivo già delle calde gocce in bocca, che presto si trasformarono in un getto caldo che ingoiai tutto fino all'ultima goccia alzando lo sguardo e fissandolo negli occhi.
Era dolce, molto dolce il suo sperma. Segno di un uomo che mangia molti zuccheri, come del resto avevo visto a tavola, dove si era fatto portare una razione doppia di tiramisù. Tolsi il suo cazzo ancora duro dalla mia bocca, per assecondare i suoi desideri. Mi fece mettere a pecora, posizione che personalmente detesto, ma che accettai senza problemi, lui si mise sulla mia schiena, infilandosi dentro al mio culetto già bello lubrificato, entrando fino alle palle pelose, iniziando a fare avanti e indietro velocemente, mi stava cavalcando da vero fantino, e pareva piacergli molto.
Ad ogni stantuffata che l'uomo mi dava, ho benedetto il giorno un cui ho capito che mi piaceva il cazzo. Non mi sono mai vergognata di ammetterlo, essendo pure una femmina mancata, era nel mio destino. Mia madre me lo aveva ripetuto milioni di volte che avrei dovuto nascere femmina. E si sa che al proprio destino non si sfugge. Ero li in una camera d'albergo a cinque stelle, sul letto con tanto di lenzuola di raso, a farmi rompere il culetto da un uomo di cui nemmeno conoscevo il nome, ma che alla fine, mi avrebbe lasciata soddisfatta e con una bella somma. Mia madre non sarebbe stata fiera di me mi dissi, ma lei purtroppo non c'era più, e io non mi vergognavo affatto di godermi quel cazzo che mi stava sfondando tutta.
Con mia profonda delusione l'uomo non durò molto, dopo qualche altra pompata nel culo mi scaricò dentro un litro di sperma caldo che accolsi rilassando i muscoli delle natiche e godendomi quella lunga ingravidata. Ne fece davvero tanta devo ammetterlo. Rimasi supina sul letto con ancora il suo sperma colante dal buchetto slabbrato, i capelli schiacciati sul viso e sulla schiena. Mentre lui si ricompose dopo essersi lavato accuratamente nel bagno della camera, oltre ai doverosi complimenti per la bellissima scopata, "ero molto meglio io di tante donne che gli avevano portato" disse, lasciandomi sul comodino del letto una somma in contanti di 500€. Per nemmeno mezz'ora di sesso avevo guadagnato la paga che era pari alla mia nell'attuale lavoro che facevo in un mese. Ed era solo la "mancia extra", il compenso intero doveva ancora arrivare dal Boss che mi aveva assunta.
Boss che fu molto soddisfatto del mio operato come prima mattinata, ma mi disse che potevo fare meglio, molto meglio, avevo del potenziale per diventare una vera puttana per gente facoltosa. Onestamente non sapevo se era quello il lavoro che avevo un mente di fare per il mio futuro gli risposi. Però la situazione mi piaceva molto, e mi ritrovai a riflettere su ciò che l'uomo mi aveva appena accennato. Amavo gli uomini e mi piaceva il cazzo, non potevo scegliere un lavoro migliore pensai.
Ero sola, nessuno a cui rendere conto di ciò che facevo, avrei guadagnato un sacco di soldi, e avrei avuto uomini tutti i giorni con cui scopare oltre a conoscere gente importante che mi avrebbe sempre fatto comodo. L'unica cosa che mi preoccupava, era che potessi innamorarmi di un cliente. Io mi conosco bene, ho già avuto relazioni con uomini sbagliati di cui mi ero innamorata dopo solo una scopata. Purtroppo sono così, se trovo un uomo che mi prende il cuore oltre che il culo, perdo la testa.
Ci avrei pensato su risposi alla fine, al momento mi interessava finire la settimana per cui mi ero impegnata, dopodiché avrei valutato se continuare o meno.
La settimana passò rapidamente, e avevo intascato molte mance extra, oltre ad essermi fatta rompere il culetto ed essere stata ingravidata da diversi uomini facoltosi. Stavo davvero pensando di continuare quel lavoro che oltre a rendere molto a livello economico, mi stava dando piaceri unici ogni giorno in città diverse d'Italia, perché all'estero non potevo andare non avendo il passaporto e la carta d'identità non valida per l'espatrio.
Il mio principale era diventato quasi un padre, mi aveva regalato un cellulare personalizzato con cui chiamarmi per sapere sempre come stavo dopo ogni rapporto, e sapse qualcuno si fosse comportato male. Era davvero premuroso non c'è che dire. Avevamo preso una bella confidenza. Il problema che tenevo però accadde l'ultimo giorno di lavoro, eravamo a Genova per un meeting, e io ho accompagnato come al solito il mio principale.
C'erano diversi uomini con cui avrei dovuto finire a scopare prima di chiudere la giornata. E tra questi uomini c'era pure lui, Gianni (nome di fantasia) quello che purtroppo mi fece perdere la testa tanto da farmi innamorare al primo colpo di cazzo dentro me. Avevamo iniziato bene, anzi benissimo. Lui era un uomo diverso dagli altri frequentati durante la settimana, e diverso perfino da quelli con cui scopai prima di lui.
Era bello brizzolato, aveva quel fascino dell'uomo maturo che io ho sempre amato, e aveva un bel cazzo lungo e duro con cui mi stava facendo impazzire seduta sulle sue ginocchia saltellando su e giù. No, Gianni era diverso da tutti, e lo avevo capito subito appena mi diede il primo bacio. Restammo incollati e abbracciati a lungo su quel letto.
Mi chiese che posizione preferivo, cosa che nessuno in precedenza aveva mai fatto. Tutti nonostante i complimenti e le mance, mi avevano trattata da puttana, Gianni no, lui mi stava trattando da persona, da donna non da un oggetto da sfondare riempire e poi dire "e stato meraviglioso.. grazie ciao". Con lui non era un lavoro, con lui era vera passione che ben presto si sarebbe trasformata in amore con la A maiuscola.
Fu mentre gli saltellavo sulle gambe, con il suo cazzo che entrava e usciva dal mio culetto slabbrato che il mio cuore iniziò a battere più veloce in petto come se volesse uscire. Iniziai a provare sensazioni che conoscevo fin troppo bene. E alla fine, mi trovai a versare lacrime senza motivo, che scendevano dalle mie guance senza freni. Eravamo faccia a faccia, e l'uomo vedendo la mia reazione smise di scoparmi, temendo di avermi fatto male in qualche modo. Lo rassicurai dicendo che stavo benissimo.
Il problema dissi, era che mi ero innamorata di lui. L'uomo senza togliere il suo cazzo duro dentro di me mi abbracciò forte, ricambiando in pieno il mio sentimento. E stato il momento più bello di tutta quella settimana. Non mi fregava niente dei soldi in quel momento, non mi fregava più niente di nessuno, volevo solo fare l'amore con l'uomo che avevo scoperto di amare, e lo facemmo.
Da quell'istante, non fummo più cliente e la sua puttana, mi sentivo un po' come Julia Roberts in Pretty Woman, avevo trovato il mio Richard Gere. Non credo di riuscire a spiegarvi la situazione in cui mi trovai, perché a parole non si può davvero spiegare. Mi fece alzare delicatamente dal suo cazzo che uscì dal mio culetto con un leggero risucchio, passando dalla sedia al letto.
Mi misi sdraiata su un fianco con lui dietro di me a tenermi sollevata una gamba con la calza a rete nera, e mi penetrò nuovamente con dolcezza mentre voltavo la testa scostando i lunghissimi capelli biondi per baciarlo nel frattempo lui spingeva dentro di me tutto se stesso. Con un braccio piegato mi reggevo, con l'altra mano libera, lo aiutavo a spingere più dentro possibile ad ogni affondo. Volevo mi entrasse dentro l'anima.
Ho goduto come mi è successo poche volte nella vita. Mentre sentivo la sua lingua dentro la mia bocca, e il suo respiro affannoso. Che momento meraviglioso, non potete nemmeno immaginare cosa ho provato. Farsi scopare è bellissimo, ma fare l'amore non ha prezzo. Gianni mi sfondò a dovere, e poi dicono che gli uomini di una certa età non riescono ad avere resistenza...
Mi ingravidò completamente, e a differenza degli altri uomini, questa volta, sarà stata suggestione dell'uomo con cui lo stavo facendo, ma giuro che mi sentivo davvero in quello stato. So che non è clinicamente e fisiologicamente possibile, ma era come se fossi davvero incinta, e in uno stato di benessere mai provato. Restammo a lungo in quella posizione anche dopo che il suo cazzo si era ormai afflosciato.
Fu una decisione davvero difficile da prendere, ma alla fine, una puttana, perché quello ero diventata, che si innamora dei suoi clienti non va bene per niente. Le Escort, le accompagnatrici, chiamatele come vi pare, non possono innamorarsi nel fare il loro lavoro. Ringraziai infinitamente il mio principale, che mi diede la cifra pattuita per quella settimana più le mance che avevo preso in precedenza, e mi disse testuali parole: Chris.. e davvero un peccato che non vuoi continuare. Ma comprendo le tue motivazioni. Mi lasciò il cellulare dicendomi che se per qualsiasi ragione avessi cambiato idea, potevo cercarlo con quel telefono speciale. Lui sarebbe stato contento di rivedermi. Lo ringraziai nuovamente tenendo il cellulare, ma ben sapendo che non lo avrei mai più rivisto. Così è stato.
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