I racconti erotici più recenti
-
In cinque è meglio
Avevamo circa 35 anni io, Alberto, e Carla. Lei era una donna molto sexy, alta 1,75 m per 59 kg. Io ero alto 1,83 m per 90 kg, con un pene di poco più di 18 cm, abbastanza grosso. Ero sempre rasato e con un ano naturalmente liscio.
Mi consideravo versatile, non sapevo cosa significasse effettivamente all'epoca. Avevo iniziato con giochi con lo strap-on con la mia ragazza finché lei non ha voluto che provassi a farmi scopare da partner maschile.
Dopo lunghe chiacchierate abbiamo deciso di provare, per la prima volta, con una coppia. Dove, però, i due uomini sarebbero stati perlopiù sottomessi alle donne assecondando i loro desideri e i loro ordini.
Carla si è data da fare sul sito di incontri per individuare una coppia bisessuale. L’ha incuriosita la pagina di una bellissima coppia, Maria e Filippo. Quindi li ha contattati e dopo un lungo intrecciarsi di messaggi e telefonate abbiamo programmato un incontro dal vivo.
Durante la lunga trama di conversazioni abbiamo appreso che Filippo era principalmente sottomesso a lei.
A Maria piaceva vestirlo da donna e truccarlo in modo sexy. Ovviamente, era anche attivo se lei glielo ordinava, quindi sembrava la coppia perfetta per noi.
Arrivò venerdì sera e, come concordato, raggiungemmo casa loro. Dove, dopo esser entrati, ci sedemmo in un ampio salone per chiacchierare e bere qualche drink.
Eravamo molto agitati tutti e quattro, ma l’alcol dei drink ha permesso di rilassarsi.
Maria, riappropriandosi del suo ruolo di dominatrice ordinò: “Voglio che vi spogliate a vicenda.”
Filippo obbedì immediatamente e, mentre mi baciava sul collo, mi slacciò i pantaloni e mi tolse la maglietta. Lo stesso feci io con lui.
Continuammo ad accarezzarci e, poi, a succhiarci i capezzoli per diversi minuti, finché i nostri peni non divennero duri come la pietra.
Maria disse a suo marito: “Prendilo per mano e accompagnalo nella stanza da letto, state per diventare i protagonisti di un gran movimento.”
Non avevamo idea di cosa avessero in mente, stavamo per essere sottoposti a qualcosa che non potevamo immaginare in quanto totalmente ignari, ovviamente le due donne avevano concordato tutto tra di loro.
Quando entrammo in camera da letto, le ragazze si denudarono e Maria e Carla indossarono due strap-on con un fallo di notevole dimensioni, probabilmente il loro intento era di usarli su di noi.
Ci fecero mettere immediatamente in ginocchio. Maria mi ordinò di succhiare il suo fallo mentre a Filippo ordinò di succhiare il mio cazzo.
Non avevamo idea ancora cosa ci aspettasse e, dopo qualche minuto di sesso orale, sua moglie ci annunciò: “Filippo deve farsi sodomizzare per primo, Alberto sarai tu a scopartelo. Non devi fermarti finché non raggiungi l’orgasmo, devi venire nel suo culo. Poi per te ci sarà una ulteriore sorpresa.”
Solo a sentirla dire il programma e, con la vista della mia ragazza che annuiva, la mia eccitazione era al massimo.
Lui era già a quattro zampe vicino al bordo del letto, noi tre stavamo dietro di lui. Le due ragazze gli sculacciavano le chiappe. Poi, Maria e Carla, guidarono il mio cazzo, abbondantemente lubrificato con del gel, nel suo piccolo buco rosa.
Iniziai a pompare lentamente nel suo culo. Filippo lanciava gridolini di goduria.
La mia ragazza si infilò sotto di noi e inizio a succhiare il suo cazzo. Lo lavorava con la bocca in un modo tale da farlo rizzare su come una roccia. Allungò anche la mano sotto giocando con i suoi testicoli. Mentre sua moglie con il suo strap-on massaggiava il mio culo cospargendolo di gel lubrificante.
Maria continuò nella sua opera fino a penetrarmi. Mi ritrovai a scopare Filippo mentre lei mi fotteva con il suo fallo, una sensazione indescrivibile si diffuse nel mio corpo. Ero eccitatissimo.
Dopo diversi minuti di scopata ero quasi arrivato all’orgasmo. All’improvviso sono esploso senza controllo inondando il suo culo con il mio seme. Era in fondo quello che mi era stato ordinato di fare, gridai: “Vengo … vengo … mi fa morire il tuo culo stretto!!!”
Maria tirò fuori il fallo dal mio culo e, dopo un attimo di goduria infinita, tirai fuori il mio cazzo gocciolante dal culo di Filippo.
Non mi aspettavo che le due ragazze avessero organizzato una sorpresa anche per me, pensavo che quello fosse il loro programma per la giornata, evidentemente non era così.
Inaspettatamente mi è stato detto di andare in soggiorno ed attendere fino a quando non sarei stato richiamato.
Dopo circa dieci minuti la voce di Maria mi chiedeva di rientrare in stanza. Entrando rimasi sbalordito per come avevano sistemato Filippo. Lo avevano vestito con calze a rete, giarrettiere e babydoll trasparente, Il trucco e una parrucca bionda lo facevano apparire come una vera troia con il pene.
Sua moglie, rivolgendosi verso di me, disse: “Carla ci ha detto che ti piace farti scopare dalle ragazze; quindi, ora hai una nuova ragazza per la serata e lei ti infilerà il suo cazzo duro nel culo.”
Carla, che conosce i miei punti deboli, mi massaggiava i capezzoli pizzicandoli e succhiandoli. La mia nuova “ragazza” si posizionò dietro la mia schiena. Maria mi faceva succhiare il suo strap-on.
Filippo mi teneva fermo dai fianchi mentre spingeva dentro il mio ano il suo cazzo da 18 cm.
Iniziò a pompare con una violenza tale da farmi perdere più di una volta l’equilibrio, cadevo giù dalle ginocchia e lui insisteva a cavalcarmi anche da disteso. Era evidentemente molto eccitato.
Dopo non molto, con un fremito che lo percorse per tutto il corpo, iniziò a eiaculare una bella dose di sperma dentro di me.
“Si … sì … vengo … vengo … fottuta troia mi hai fatto godere alla grande.”
Pensavo che la sorpresa fosse stato il travestimento di Filippo e che la serata si sarebbe conclusa poco dopo, ma non era così, la vera sorpresa stava per arrivare.
Maria mi ha detto: “Quello che è successo non è tutto, tu dovrai fare altro per noi, abbiamo preparato qualcosa di sorprendente per te. Io e la tua donna abbiamo pensato che dovevi provare a prendere un cazzo veramente lungo e grosso, ed ora te lo presenteremo. Questa volta a fotterti sarà un amico particolare mio e di Filippo. Andrea è il nostro bull, sarà lui a scopare il tuo piccolo buco stretto.”
Tutto quello che mi veniva detto non aveva senso per me, non avevo visto fino a quel momento nessuno per casa. Nessun amico super dotato era stato presente nella stanza. Ma non era proprio così.
All’improvviso, sulla soglia della camera da letto chiamato da Maria, nudo, si affacciò un uomo un po' più anziano di noi, probabilmente sui 40 anni.
Dopo circa dieci minuti della bella scopata intensa di Filippo e delle sue vibrazioni violente con la relativa inondata di sborra calda nel mio culo, un altro uomo si aggiungeva a noi, fino ad allora aveva assistito impassibile alla serata in un’altra stanza.
Maria gli disse: “Vieni qui, è tutto tuo, fottilo come sai fare tu!”
Lo guardai più attentamente visto cosa doveva farmi, notai subito le dimensione del suo pene, erano veramente impressionanti, non meno di 22 cm, grosso come non avevo mai visti. Il suo tronco ruvido era pieno di vene grossissime.
Mi irrigidì e disse: “No, un attimo, lui è troppo grosso. Non penso che io possa reggere tutta quella carne.”
Mi rispose stizzita Carla : “Non puoi tirarti indietro, hai detto che eri nostro e nostro devi essere fino in fondo. Preparati a farti fottere da lui.”
Così, mentre mi prendevo il suo cazzo da almeno 22 cm, grosso come una trave e duro come il ferro la mia ragazza, Filippo e sua moglie mi guardavano.
Andrea, il nuovo partner, mi fece distendere con il busto sul letto e con le chiappe fuori dal bordo. Si posizionò dietro di me, mi afferrò per i fianchi e con un movimento veloce e preciso mi trapanò il culo.
Mi scappo un urlo di sorpresa e dolore: “Aaaah! … Argh! … Auch! … adagio il tuo cazzo è troppo grosso. Muoviti lentamente per un po’.”
Andrea mi accontentò scopandomi all’inizio molto lentamente, dopo qualche minuto partì alla grande sfondandomi letteralmente il culo.
Mi sentivo il di dietro pieno e dilatato come non mai. Dopo alcuni minuti di vera sofferenza ho iniziato ad apprezzare la sua verga. Non avevo mai sentito così tanto piacere in vita mia, il calore di tutto il suo corpo, la sensazione di pienezza, il desiderio di essere posseduto da un cazzo così duro e possente mi mandarono in estasi.
Lui continuò a fottermi incitato dalle urla degli altri: “Sfondagli il culo … pompalo come una vacca … fallo diventare la tua troia.”
Dopo una lunga cavalcata era quasi pronto per venire. Le donne, a quel punto, ordinarono a me e Filippo di metterci in ginocchio e di succhiare il grosso cazzo di Andrea.
Io scendevo con la bocca lungo l'asta per poi risalire verso la cappella. In questo mio andare su incontrai la lingua di Filippo che lo leccava, baciandoci a vicenda succhiavamo dai testicoli al glande finché, tra le urla di sprone delle donne non è venuto sulle nostre facce. Un mare di sperma ci ha colpito i volti, i capelli, colando sui nostri pettorali.
Con nostra meraviglia, anche dopo essere venuto e leccato per ripulirlo da tutto lo sperma, il suo cazzo era rimasto duro come una roccia.
Maria, a quel punto, disse a Carla: “Mi piacerebbe vederti scopata da Andrea, ti va di provarlo?”
Carla non aspettava altro e rispose con un: “Sì, non vedo l’ora di averlo dentro quel mostro.”
La sua figa era tutta bagnata fradicia, lei si adagiò di schiena sul letto con le gambe aperte. Invitò Andrea a fotterla. L’attesa per prendersi il premio per aver organizzato questa bella serata era conclusa.
Andrea non perse tempo e, dopo aver infilato il suo grosso cazzo dentro la sua figa, la cavalcò con una intensità animale.
Lei ebbe diversi orgasmi durante il trapanamento fino a quando, con un urlo disumano, Andrea non le versò dentro tutto il suo seme. Un orgasmo violento coinvolse tutti e due.
Di lato a loro, sull’altra parte del letto io e Filippo stavamo scopando Maria. Lei era posizionata in ginocchio mentre io le avevo infilato il cazzo dentro la figa e Filippo le scopava la bocca.
Maria si godeva le due verghe, all’improvviso scaricò tutta la sua goduria raggiungendo l’orgasmo: “Si … sì … vengo … vengo … non fermarti Alberto.”
Subito dopo Filippo sfogò tutto il suo piacere dentro la bocca di Maria che ingoiò tutto il suo sperma.
A quel punto feci alzare Maria e le chiesi di cavalcarmi, lei lo fece ben volentieri. Dopo una lunga cavalcata venni: “Vengo … vengo … è meraviglioso.”
Eravamo tutti stanchi ma soddisfatti, era stata una bella serata di sesso.
In quelle poche ore che siamo stati insieme, io sono venuto diverse volte, così come gli altri. Avevo il culo che bruciava ma la soddisfazione di aver provato quel grosso cazzo io e Carla non aveva pari. Nel corso dell'anno successivo abbiamo avuto diversi altri incontri con questi nostri nuovi amici e il loro fedele bull.
7
0
44 minuti fa
Al2016,
63
Ultima visita: 9 ore fa -
Onde d'inverno
Il mare d’inverno aveva un respiro diverso. Più profondo, più rude.Le onde si scagliavano contro gli scogli con una furia antica, e il vento portava con sé cristalli di sale che pungevano la pelle come ricordi affilati. La piccola casa sul promontorio sembrava sospesa tra terra e acqua, isolata dal resto del mondo da una nebbia grigia che saliva dal mare come un velo segreto.Lei e suo marito erano arrivati per quel weekend strappato alla routine. Lui, concreto come sempre, aveva guardato il cielo che si faceva scuro e aveva detto: «Vado in paese prima che il temporale chiuda tutto. Torno presto». L’aveva baciata sulla fronte, un gesto abituale, e la macchina era scomparsa nella nebbia, lasciando solo il suono lontano delle onde.Rimasta sola, lei si era avvolta in una coperta pesante, seduta davanti alla grande finestra. Il rumore delle onde riempiva la stanza, un ritmo basso e ipnotico che le entrava dentro, risvegliando qualcosa di sopito. Il respiro del mare sembrava sincronizzarsi con il suo: lento, profondo, inevitabile. Chiuse gli occhi, lasciando che il suono la cullasse, mentre un calore sottile cominciava a diffondersi sotto la pelle.Poi bussarono.Il guardiacoste era lì, sulla soglia, con il giaccone impermeabile che odorava di mare, di corda bagnata e di lunghi turni solitari. Non era bello nel senso che si vede nei sogni lucidi: viso segnato dal vento e dal tempo, spalle larghe da chi lavora con le mani, capelli corti spruzzati di grigio, una cicatrice sottile che gli attraversava la mascella. Eppure i suoi occhi, chiarissimi, quasi trasparenti come acqua profonda, avevano una quieta intensità che la fece tremare senza motivo apparente.«Il sentiero sta diventando pericoloso con la marea alta» disse con quella voce bassa, raschiata dal sale e dal silenzio. «Volevo solo assicurarmi che foste a posto, signora.»Lo fece entrare. Il freddo che portava con sé si mescolò al calore della stufa, creando un contrasto che le fece venire la pelle d’oca. Lui si tolse il giaccone con gesti misurati. Parlarono poco — del tempo che peggiorava, della solitudine di quella costa selvaggia, di come il mare cambi ogni cosa in modi che non si possono prevedere. Ma lo sguardo di lui non lasciava il suo. Si posava su di lei con una calma potente, quasi predatoria nella sua gentilezza, come se stesse leggendo il leggero tremito delle sue mani, il rossore che saliva piano sul collo, il modo in cui le labbra si socchiudevano appena quando il vento fischiava più forte fuori.Lei sentiva l’aria farsi più densa. Ogni silenzio tra una frase e l’altra si caricava di qualcosa di non detto. Lui era vicino, troppo vicino ora, appoggiato al tavolo, e il suo odore — sale, legno umido, uomo che vive all’aperto — le arrivava a ondate, mescolandosi al profumo del caffè che aveva preparato poco prima. Lo sguardo di lui scese per un istante sulla curva della sua gola, sulla coperta che scivolava leggermente dalla spalla, e lei non la sistemò. Non subito.Il cuore le batteva più forte. Il mare fuori sembrava amplificare tutto: il crepitio della stufa, il respiro di lui, il proprio. C’era una tensione sospesa, elettrica, come quella che precede il fulmine. Lui fece un passo. Poi un altro. Non la toccò ancora. Solo la guardò, con quegli occhi trasparenti che sembravano conoscere già il desiderio che lei stessa stava scoprendo in quel momento. La mano di lui sfiorò lo schienale della sedia accanto a lei, vicinissima, senza arrivare a toccarla. Il calore del suo corpo arrivava a lambirla.Non aveva ricordo di quando lo spazio tra loro si annullò... Come ogni sua possibile resistenza.Il bacio arrivò come un’onda che si ritira lentamente: profondo, necessario, salato. Le sue labbra sapevano di mare e di fumo lontano. Le mani grandi e callose scostarono la coperta con una lentezza esasperante, scoprendo pelle d’oca e tremiti. Non parlava quasi. Solo respiri pesanti e qualche parola rauca: «Lasciati sentire…».La spinse piano contro il muro tiepido accanto alla stufa. La spogliò con una pazienza rude, scoprendo ogni centimetro come se stesse leggendo una mappa segreta del desiderio. Quando entrò dentro di lei, fu un’invasione lenta, implacabile, che la fece inarcare con un gemito soffocato. La prese lì, contro il muro, poi sul vecchio divano, con spinte profonde e controllate che seguivano il ritmo delle onde fuori. Ogni affondo risvegliava qualcosa di primitivo. L’odore di lui le riempiva i sensi. Le mani callose stringevano i fianchi, ancorandola, mentre il piacere saliva come una marea che non lascia scampo.Venne dentro di lei con un verso basso, animale, riempiendola di un calore denso e abbondante che contrastava con il freddo del mondo fuori. Rimase qualche istante con la fronte contro la sua, il respiro mescolato, poi se ne andò com’era arrivato: senza promesse, solo uno sguardo che bruciava ancora.Quando il marito rientrò, mezz’ora dopo, scrollandosi la pioggia dal cappotto, lei era ancora accesa. Guance arrossate, gambe deboli, un segreto che le pulsava tra le cosce.«Tutto bene?» chiese lui.«Tutto bene» rispose lei, con una voce più bassa del solito.Lo attirò a sé prima ancora che si togliesse del tutto il cappotto. Lo baciò con una fame nuova, quasi disperata. Sul divano ancora tiepido delle tracce precedenti, gli salì sopra. Mentre lo accoglieva dentro di sé, la mente volò altrove. Pensava al guardiacoste. Alla sua presa rude e sicura, al suo odore di mare, al modo in cui l’aveva riempita senza chiedere. Si mosse più lenta, più profonda, lasciando che il ricordo amplificasse ogni sensazione. I gemiti che sfuggivano dalle sue labbra erano per entrambi gli uomini: uno presente, uno fantasma.Raggiunsero l' apice quasi insieme. Lei con gli occhi chiusi, travolta da immagini di onde, di mani callose, di sguardi trasparenti. Il piacere fu lungo, denso, quasi doloroso nella sua intensità.Più tardi, mentre il marito dormiva accanto a lei e il mare continuava la sua furia fuori dalla finestra, lei rimase sveglia. Una mano scese piano tra le gambe, sfiorando le tracce mescolate — calde, vischiose, reali. Due uomini. Due modi diversi di possederla. Lo stesso corpo che ancora tremava.Sorrise maliziosa nel buio, cullata dal rumore delle onde. Il weekend al mare aveva appena preso un sapore profondo, segreto, indimenticabile.
21
0
3 ore fa
ModeMarco,
41
Ultima visita: 2 ore fa -
Michela - Prima volta da un ginecologo uomo
Il viaggio in auto verso quella villetta fuori Novara è accompagnato da un silenzio carico di elettricità. Tu guidi, stringendo il volante con una mano, mentre con l’altra, cerchi quella di Miky per rassicurarla. Lei è nervosa, si sistema continuamente i capelli e il bordo del vestito, ignara che quel tuo "tranquillizzarla" parlando di mani esperte e sguardi clinici sia proprio ciò che sta alimentando il tuo desiderio segreto.Arrivati allo studio, l'ambiente è elegante, ovattato. Quando la porta si apre, appare il Dottor Franco: 57 anni, un uomo distinto, con occhiali dalla montatura sottile e un camice bianco impeccabile che trasmette un’autorità calma. Ti stringe la mano con fermezza e rivolge a Miky un sorriso professionale ma profondo. "Nessuna tensione, signora. È solo un controllo," dice con una voce bassa che sembra vibrare nell'aria.Venite fatti accomodare nello studio. Mentre Franco compila la cartella clinica, i suoi occhi cadono inevitabilmente sulla figura di Miky. Tu osservi tutto dalla tua sedia: vedi come lo sguardo del medico indugi per un secondo di troppo sul décolleté della sua seconda, e poi come risalga verso i suoi occhi marroni."Bene, Michela. Possiamo accomodarci di là per la visita," dice Franco alzandosi. Lei ti lancia un’occhiata furtiva, quasi a cercare protezione, ma tu le fai un cenno d'assenso, con il cuore che ti batte a mille.Entrate nella stanza attigua. Il medico indica il paravento: "Può spogliarsi lì dietro, signora. Tolga tutto dalla vita in giù e indossi il camice monouso. Marco, lei può restare qui accanto se la fa sentire più tranquillo."Mentre Miky si nasconde dietro il paravento, senti il fruscio dei suoi vestiti che cadono. Immagini le sue mani che sfilano quella brasiliana eccitante, preparandola all'incontro con gli occhi e le mani di un altro uomo. Franco, intanto, si infila con calma i guanti in lattice; il rumore del materiale che aderisce alla pelle ti fa scattare un brivido lungo la schiena. Miky esce dal paravento, tesa, con il camicino che copre appena l'eccezionale sodezza del suo sedere. Si sdraia sul lettino ginecologico e appoggia i talloni sui supporti. Franco si posiziona tra le sue gambe, regolando la lampada alogena che illumina perfettamente la zona."Si rilassi, Michela. Divarichi pure leggermente le ginocchia..." mormora il dottore.Tu sei lì, a pochi centimetri, testimone del momento in cui le dita del medico sfiorano per la prima volta la pelle di tua moglie. Franco regola la lampada alogena, e la luce bianca e fredda investe con precisione chirurgica l'intimità di Miky. Vedi le sue dita guantate che si muovono con una sicurezza estrema, ma noti un dettaglio: il suo respiro si è fatto appena più profondo. Davanti a sé ha uno spettacolo raro: la pelle di Miky è liscia, perfetta, quel taglio "alla brasiliana" così curato mette in risalto ogni contorno, e l'assenza totale di peli anche verso l'ano rivela una cura di sé che non può lasciare indifferenti.Il dottore fa un piccolo cenno con la testa, quasi un involontario apprezzamento estetico prima di procedere. "La sua igiene e cura sono impeccabili, signora," mormora Franco con una voce che ha perso un briciolo di distacco professionale.Miky arrossisce leggermente, le sue cosce sode vibrano per un istante sul lettino. Tu osservi Franco: vedi come i suoi occhi, dietro le sue lenti, indugino sulla simmetria di quelle forme. Non è più solo un controllo; senti che lui ha percepito la disponibilità inconscia nell'aria e la tua presenza silenziosa sembra quasi dargli un tacito permesso. Lui scivola con un dito, sfiorando appena il clitoride mentre si prepara per l'esplorazione interna, un gesto che potrebbe sembrare tecnico ma che dura un secondo di troppo. Miky sussulta appena, un piccolo brivido che le percorre le gambe divaricate."Rilassi i muscoli, Michela... ecco, brava così," dice lui, mentre la sua mano si inoltra con una confidenza che va oltre il protocollo. Il contrasto tra il lattice lucido e la pelle ambrata di tua moglie è un'immagine che ti si fissa nel cervello.Tu sei lì, immobile, a guardare un altro uomo che tocca il tesoro più intimo di tua moglie, e noti che Franco, alzando per un attimo lo sguardo su di te, sostiene il tuo contatto visivo con una sfida silenziosa, come se avesse capito esattamente cosa stai provando.Franco, percependo il tuo silenzio complice e l'immobilità di Miky, decide di osare, ammantando il suo gesto di una falsa necessità medica.«Michela, sento una leggera tensione muscolare profonda. Devo procedere con un massaggio esplorativo per assicurarmi che le pareti siano rilassate», dice lui con un tono che non ammette repliche, ma che nasconde una nota di eccitazione. Invece di limitarsi a una pressione rapida, Franco inizia a muovere le dita guantate con una lentezza calcolata, ritmica. Non è più la freddezza di un esame: è una carezza interna, decisa e profonda. Vedi Miky sussultare; le sue mani afferrano i bordi del lettino, le nocche si fanno bianche. Non è dolore, è la sorpresa di una sensazione troppo intensa per essere solo "medica".Ma il dottore non si ferma lì. Con la mano libera, si appoggia con delicatezza sull'interno coscia di tua moglie, risalendo lentamente verso l'inguine. I suoi occhi, da sopra la mascherina e gli occhiali, si piantano nei tuoi per un istante. È una sfida: ti sta mostrando quanto potere ha su di lei in quel momento.«Ecco, vede Marco? La zona è molto reattiva... oserei dire sensibile», commenta lui, mentre il suono del lattice che scivola tra le grandi labbra perfettamente depilate di Miky riempie il silenzio della stanza.Miky emette un piccolo respiro strozzato, un gemito che cerca di trattenere in gola. Il suo bacino si solleva appena, involontariamente, assecondando la mano del medico. Franco allora fa un passo più avanti, quasi incuneandosi tra le sue gambe spalancate, e con il pollice inizia a sfiorare con insistenza proprio quel punto che la brasiliana di solito protegge.Tu sei lì, a un passo. Vedi tutto: la pelle di tua moglie che si imperla di sudore, il rossore che le sale sul petto, e la mano di quest'uomo che la esplora con una confidenza quasi possessiva.Il tuo cenno d'assenso è la scintilla che scioglie l'ultima resistenza di Miky. Quando i suoi occhi marroni incontrano i tuoi e leggono quel permesso silenzioso, lei si abbandona sul lettino, espirando profondamente e lasciando che la testa ricada all'indietro.Franco coglie al volo il cambiamento di atmosfera. La sua professionalità diventa ora una maschera sottile dietro cui agisce con una sensualità quasi predatoria. Con una mano continua quel movimento ritmico e profondo all'interno, mentre con l'altra, approfittando della posizione perfetta di Miky, scivola verso il basso.Le sue dita guantate percorrono la linea sottile che separa l'ingresso vaginale dall'ano, soffermandosi sulla pelle liscissima. "La conformazione è perfetta, Michela... raramente si vede una cura così profonda di ogni dettaglio," mormora lui, e la sua voce ora è un sussurro roco che arriva dritto alle orecchie di tua moglie.Con una mossa decisa, Franco divarica leggermente i glutei sodi di Miky con il pollice e l'indice, esponendo alla luce della lampada quella zona perianale così rosata e priva di imperfezioni. Inizia a picchiettare e poi a massaggiare con il polpastrello proprio lì, con una pressione che non ha più nulla di clinico.Miky emette un gemito più lungo, un suono che vibra nella stanza e che ti arriva dritto allo stomaco. Le sue gambe, ancora appoggiate sui supporti, hanno un fremito involontario, le dita dei piedi si contraggono. È chiaramente eccitata, sopraffatta da quel contatto proibito davanti a suo marito.Franco solleva lo sguardo su di te; nei suoi occhi c'è una luce di trionfo e intesa. "Vede come reagisce, Marco? Il corpo di sua moglie è un tempio di sensibilità. Sente come pulsa sotto le mie dita?"Mentre dice questo, il dottore aumenta il ritmo, alternando la pressione interna a quella esterna sulla zona perianale, creando un gioco di contrasti che sta portando Miky al limite. Lei morde il labbro inferiore, il petto sale e scende velocemente, e quel seno sodo sussulta a ogni tocco del medico.Franco si ferma, sfilando le dita con una lentezza studiata che strappa a Miky un ultimo, involontario sospiro. Il rumore del lattice che si stacca dalla pelle umida riecheggia nel silenzio dello studio. Lui rimane un istante a guardare l'opera del suo esame, poi, con un sorriso professionale che però non riesce a nascondere una luce di sfida negli occhi, si sfila i guanti."Bene, Michela. Per oggi abbiamo finito. La reattività è ottima, ma per un quadro completo avrei bisogno di rivederla tra qualche giorno," dice lui, mentre si lava le mani al lavandino, dandovi le spalle. "Dobbiamo eseguire un Pap test e, visto che ci siamo, vorrei fare una palpazione accurata dei seni. Sa, alla sua età la prevenzione è tutto, e un tessuto così tonico merita un'attenzione particolare."Miky, con il viso ancora arrossato e il respiro che stenta a tornare regolare, scivola giù dal lettino. Cerca di recuperare la sua compostezza, ma le tremano leggermente le mani mentre raccoglie la sua brasiliana di pizzo dietro il paravento. Senti il fruscio dei tessuti che tornano al loro posto, coprendo quella perfezione che Franco ha appena finito di violare con lo sguardo e con il tocco.Quando esce da dietro il paravento, è bellissima: i capelli un po' scompigliati, gli occhi lucidi e quell'imbarazzo eccitato che la rende irresistibile. Non riesce a guardare Franco direttamente negli occhi mentre lui le porge il modulo per l'appuntamento."Ci vediamo giovedì alle 18:30? Sarà l'ultimo appuntamento della giornata, così avremo tutto il tempo necessario," propone il dottore, scambiando con te una stretta di mano che sancisce un patto silenzioso.Uscite dalla villetta e l'aria fresca di Novara vi investe. Vi incamminate verso l'auto in silenzio, ma senti che tra voi tutto è cambiato. Miky cammina con quel suo passo deciso, il sedere sodo che oscilla sotto il vestito, e tu sai che sotto quel tessuto lei sta ancora sentendo il calore delle dita di Franco.Siete in macchina, la portiera si chiude e vi isolate dal resto del mondo.Il silenzio nell'abitacolo è denso, quasi solido. Mentre metti la marcia e ti allontani dalla villetta di Franco, osservi Miky con la coda dell'occhio: guarda fuori dal finestrino, si tormenta una ciocca di capelli castani e il rossore sulle sue guance non accenna a sparire.«Allora Miky...» esordisci con tono apparentemente casuale, ma studiando ogni sua minima reazione. «Com’è andata? Come ti è sembrato il dottore? A me è parso un ottimo medico, molto scrupoloso. E poi, ammettiamolo, è anche un bell'uomo, no? Non come certi dottori orsi e trasandati che si vedono in giro. Questo Franco ha classe.»Miky si schiarisce la voce, cercando di recuperare quel contegno da "moglie ignara", ma senti che la sua voce è un’ottava sopra il normale. «Ma sì, dai Marco... è andata abbastanza bene. Pensavo peggio, sai, l’idea di un uomo mi metteva ansia, invece...» Fa una pausa, sistemandosi meglio sul sedile e sentendo l'attrito della sua brasiliana sulla pelle ancora sensibile. «È stato molto professionale. Forse un po' diretto, ma credo sia il suo modo di fare.»Tu sorridi tra te e te. Sai bene che quel "diretto" è un eufemismo per il modo in cui l'ha toccata e guardata sotto i tuoi occhi.«Mi fa piacere che ti sia sentita a tuo agio,» insisti, stuzzicandola. «Perché ha insistito molto per quel controllo ai seni giovedì sera. Ha detto che vuole dedicarti tutto il tempo necessario essendo l'ultima visita della giornata. Mi è sembrato quasi... colpito dalla tua forma fisica. Non capita tutti i giorni una cinquantenne come te, Miky.»Lei si volta verso di te, e per un attimo i suoi occhi marroni incrociano i tuoi verdi. C'è una scintilla di consapevolezza, come se stesse cercando di capire quanto tu abbia visto o quanto ti sia piaciuto vedere. «Dici? Mi è sembrato solo molto pignolo,» risponde lei, ma poi aggiunge a bassa voce: «Però sì... è un uomo che sa il fatto suo. Mi ha messo un po' in soggezione quando mi guardava così da vicino.»Sorridi mentre guidi, sapendo esattamente quali corde toccare. "Beh, Miky, pignolo è dire poco," commenti con un tono quasi ammirato. "Ho notato come ti osservava... sembrava che non volesse perdere nemmeno un dettaglio della tua cura. Quando ti ha fatto quel massaggio per la 'tensione', ho visto che hai avuto un brivido. Mi è sembrato che le sue mani fossero molto... sicure. Ti ha dato fastidio?"Miky si morde il labbro, lo sguardo fisso sulla strada davanti a sé, ma senti che il suo respiro si fa di nuovo corto. "No.…fastidio no," risponde a voce bassa, quasi confessando un segreto. "È che... non mi aspettavo che un dottore toccasse in quel modo. Era molto... presente, Marco. Sentivo il lattice dei guanti ovunque, e quando ha iniziato a insistere su certi punti... beh, mi sono sentita mancare il fiato per un attimo."Si sposta sul sedile, come se il ricordo di quel contatto sulla sua pelle perfettamente depilata le causasse un fremito improvviso. "E poi il modo in cui mi parlava... sembrava che sapesse esattamente cosa stessi provando. Mi sono sentita osservata in un modo in cui non mi sentivo da anni, e il fatto che tu eri lì a guardare..."Lascia la frase a metà, ma il modo in cui stringe le cosce sode tradisce l'eccitazione che sta cercando di domare.Sorridi, mantenendo lo sguardo fisso sulla strada, ma con un tono di voce che si fa più basso, quasi confidenziale."Sai Miky," esordisci, "ho la sensazione che giovedì la visita ai seni sarà molto, molto approfondita. Forse anche più di quella di oggi. Franco mi è sembrato un tipo che non lascia nulla al caso, e quando parlava della tua tonicità... beh, i suoi occhi dicevano chiaramente che vuole controllare ogni centimetro con estrema cura."Miky resta un attimo in silenzio, assorbendo le tue parole. Senti il fruscio del suo vestito di seta mentre si muove nervosa sul sedile. "Dici? Addirittura, più di oggi?" sussurra, e c'è una nota di eccitazione malcelata nella sua voce. "In fondo è solo un controllo ai seni, Marco...""Certo," ribatti tu con un mezzo sorriso, "ma un medico così esperto sa che per sentire eventuali noduli deve premere bene, manipolare con calma. E con quel seno che ti ritrovi, sodo com'è, dovrà impegnarsi a fondo per sentirlo bene tra le dita. Immagino già come ti farà stendere, come farà scivolare le mani partendo dalle ascelle fino alle punte... e tu sarai lì, di nuovo sotto la sua luce, senza nulla addosso sopra la vita."Lei prende un respiro profondo, il petto che si alza e si abbassa visibilmente. "Mi metti ansia se me lo descrivi così," dice lei, ma intanto vedi che le sue dita stringono convulsamente la borsa che tiene in grembo. "E poi ci sarai di nuovo tu a guardare... non ti dà fastidio che un altro uomo mi maneggi così tanto?"Le tue parole scivolano nell'abitacolo dell'auto con una calma che a Miky deve sembrare quasi innaturale, ma che in realtà nasconde tutta la tua eccitazione."Tranquilla, non ti preoccupare per me..." le dici, allungando una mano verso la sua coscia, sentendo la compattezza del muscolo sotto il vestito. "Io sarò lì accanto a te per qualsiasi evenienza, ok? Non ti lascio sola."Miky sospira, un suono che è a metà tra il sollievo e un brivido. "Mi rassicura saperti lì," mormora lei, voltandosi finalmente a guardarti. "Ma c'è qualcosa nel modo in cui mi guardava Franco... e nel modo in cui tu guardavi lui... che mi fa sentire come se fossimo tutti e tre complici di qualcosa che non dovrebbe succedere in uno studio medico."Tu sorridi, mantenendo il segreto del tuo desiderio di vederla "cedere" alle attenzioni di un altro uomo. "È solo un'impressione, Miky. È la tensione del momento. Pensa solo che giovedì sarai di nuovo su quel lettino, e lui si prenderà cura di te con la stessa... precisione di oggi. Anzi, di più."Il resto del viaggio prosegue in un silenzio carico. Immagini già la scena di giovedì sera: lo studio quasi buio, solo la luce focalizzata sul busto di tua moglie, e le mani di Franco che affondano nella morbidezza soda del suo seno, mentre lei, con gli occhi chiusi, cerca il tuo sguardo per avere il permesso di godere di quel tocco estraneo.
792
0
3 giorni fa
Mitch,
52
Ultima visita: 1 ora fa -
Michela dal fisioterapista (secondo incontro)
L’odore di oli essenziali e aria condizionata investì Michela non appena varcò la soglia dello studio, scatenandole un brivido immediato che dalle vertebre cervicali scese dritto fino al bacino. Il corpo della tua donna ricordava tutto. Il massaggiatore tarchiato vi accolse con lo stesso cenno distaccato dell'altra volta, ma nei suoi occhi cinici passò un lampo di riconoscimento animale. Questa volta non servirono molte parole.«Dietro il paravento, signora. Stesso protocollo. Solo la brasiliana», ordinò l'uomo con quella voce profonda e priva di fronzoli che Michela aveva imparato a subire.Mentre lei si spogliava tu ti accomodasti sulla solita poltrona di pelle nell'angolo buio, con il cazzo che già rispondeva alla tensione elettrica della stanza. Quando Michela uscì da dietro il paravento, notasti subito il cambiamento. La sua brasiliana nera incideva i suoi fianchi morbidi, ma i suoi movimenti erano più lenti, quasi rituali. Salì sul lettino di pelle e si stese a pancia in giù, infilando il viso nel foro poggiatesta. Le sue natiche bianche e monumentali svettavano, tese e vulnerabili, in attesa del primo contatto.Il massaggiatore iniziò con esasperante calma. Versò un rivolo generoso di olio scaldato sulla schiena di tua moglie, facendolo colare lungo la colonna vertebrale fino alla fessura del culo. Le sue mani enormi da massaggiatore iniziarono a compiere cerchi concentrici, lenti e pesanti. Nessuna fretta. L'uomo impastava la carne vellutata di Michela con movimenti calcolati, mirati apparentemente a sciogliere i muscoli, ma studiati per riattivare la memoria biologica del suo degrado. Michela emise un gemito soffocato nel foro, mentre la pelle iniziava a scaldarsi e a diventare lucida sotto lo strato d'olio.Le mani viscide dell'estraneo scesero progressivamente verso la linea lombare. Con flemma spietata, l'uomo infilò i pollici sotto il bordo della brasiliana abbassandola con un movimento fluido fino a scoprire interamente i due emisferi sodi di tua moglie. Michela sussultò leggermente, stringendo le dita dei piedi sul lettino, ma non si oppose. Sentire il distacco gelido con cui tu assistevi dalla poltrona le stava già accendendo le guance. Fu in quel momento di assoluta quiete che la porta secondaria dello studio si aprì senza fare rumore. Fece il suo ingresso un secondo uomo, molto più giovane del primo, alto, con spalle larghe e avambracci muscolosi coperti da una leggera peluria scura. Indossava la stessa divisa bianca, tesa sul petto. Il massaggiatore anziano gli rivolse un cenno d'intesa con la testa.«Michela», la chiamò l'uomo tarchiato con tono autoritario, mentre continuava a massaggiare lentamente la carne delle sue chiappe. «La tua contrattura è profonda e ha bisogno di una terapia d'urto. Oggi ho chiamato il mio assistente. Faremo un trattamento intensivo a quattro mani. Rilassati».A quell'annuncio, Michela sollevò di scatto la testa dal foro, girando il collo di lato con gli occhi sbarrati e lucidi di pura confusione. Un secondo estraneo stava per violare i confini del suo corpo. Cercò disperatamente il tuo sguardo nell'angolo buio. «Marco...» sussurrò con un filo di voce tremante, implorando un limite a quell'escalation. Tu rimanesti immobile sulla poltrona, guardandola dritto negli occhi con totale distacco. Le rivolgesti quel sorriso ambiguo e calmo che per lei è sempre una condanna: «Fai silenzio, Michela. Sanno quello che fanno. Lasciali lavorare entrambi».La tua sentenza spazzò via l'ultima barriera psicologica. Michela riaffondò il viso nel foro, mentre il respiro le si faceva corto e affannato. Il massaggiatore più giovane si posizionò dall'altro lato del lettino. Versò altro olio caldo sulle proprie mani enormi e le appoggiò contemporaneamente a quelle del collega sulla pelle di tua moglie. Quattro mani viscide e pesanti iniziarono a impastare il corpo di Michela all'unisono. Il ritmo era volutamente lento, una tortura calcolata. Mentre l'uomo tarchiato si concentrava sulla schiena e sui fianchi, le mani del giovane massaggiatore scesero decise sul monumentale culo bagnato d'olio. Le sue dita lunghe e nodose iniziarono ad affondare nella carne soda di tua moglie, stringendo le chiappe con una violenza fresca e vigorosa, producendo un rumore viscido e umido che rimbombò nello studio.Michela sentiva la differenza di tocco, di calore e di pressione dei due estranei che si spartivano la sua carne sotto i tuoi occhi estasiati. Lo shock di essere palpeggiata contemporaneamente da due uomini, unito alla totale passività di suo marito sulla poltrona, le scatenò dentro una scarica di calore pazzesca. La sua passera reagì da sola al brivido della sconsacrazione multipla: un flusso caldissimo di umori iniziò a sbrodolarle copiosamente tra le cosce, impregnando completamente la brasiliana.Il giovane massaggiatore percepì immediatamente quell'umidità. Con un sorriso cinico stampato in faccia, fece scivolare i pollici bagnati d'olio lungo la fessura del culo di Michela, spingendosi deliberatamente verso il basso fino a infilare i polpastrelli tra le labbra turgide e sbrodolate della sua fica. Nello stesso istante, l'uomo anziano le afferrò la nuca con una mano, premendole il viso contro il lettino.Il massaggiatore anziano lanciò un’occhiata d’intesa al collega più giovane. La coordinazione tra i due era perfetta, cinica, studiata per spezzare ogni residua dignità della tua donna. Con movimenti fluidi e felini, i due estranei cambiarono posizione attorno al corpo inerte e sbrodolato di Michela, modificando la geografia di quel degrado terapeutico. L’uomo tarchiato si spostò lentamente verso la testa del lettino. Si posizionò esattamente davanti al foro poggiatesta dove Michela teneva affondato il viso lucido di sudore. Le sue mani enormi e viscide d’olio ripresero a muoversi con esasperante calma, partendo dalla base del collo per poi scendere lungo la colonna vertebrale. Spingeva i palmi con forza, massaggiando la schiena vellutata con cerchi concentrici che arrivavano fino all’inizio della linea lombare, sfiorando appena la parte alta delle natiche.Durante questo movimento, l’uomo anziano sfruttò la sua posizione. Fece un passo in avanti, premendo con decisione il proprio bacino contro il bordo superiore del lettino, esattamente a pochi centimetri dal naso e dalle labbra di tua moglie. I suoi pantaloni bianchi da dottore erano ormai tesi al limite, incapaci di contenere la forma prepotente del suo cazzo duro. Michela, intrappolata con la faccia nel foro, percepì immediatamente quel blocco di carne marmorea che premeva contro la struttura di plastica, proprio sopra la sua testa. Il calore mostruoso e l’odore muschiato dell’uomo le arrivarono dritti alle narici, scatenandole un brivido di pura sottomissione. Nel frattempo, il massaggiatore più giovane si era posizionato ai piedi del lettino, esattamente dietro il fantastico culo bagnato d'olio di Michela. Da quella prospettiva, la vista era totale: la brasiliana, ormai del tutto spostata di lato e incastrata nella piega dell’anca, lasciava la fessura lucida e i due emisferi bianchi completamente esposti alla sua mercé.Il giovane non perse tempo. Versò altro olio caldo direttamente sulle cosce di tua moglie, facendola sussultare per lo sbalzo termico. Le sue mani lunghe e nodose iniziarono a risalire con flemma spietata dai polpacci verso l'interno coscia, esercitando una pressione decisa che faceva dondolare la carne soda sul lettino. Poi, con un movimento deliberato, affondò le dita pesanti nel culo di Michela. Iniziò a impastare le chiappe con una violenza vigorosa, producendo quel rumore viscido, umido e sguazzante che rimbombò nello studio.Michela si trovava così stretta in una morsa d’eccitazione animalesca e vergognosa. Sentiva le mani dell’anziano che le battevano sulla schiena, mentre il cazzo duro dell'uomo incombeva sulla sua testa; contemporaneamente, le dita vigorose del giovane stavano massaggiando con forza la carne delle sue natiche da dietro. Lo shock di quella doppia stimolazione, unito alla totale passività con cui tu assistevi dalla poltrona nell'angolo buio, le fece saltare completamente i circuiti inibitori.La sua passera, violentata psicologicamente da quella complicità multipla, reagì da sola con una scarica di calore pazzesca. Un nuovo, abbondante flusso di umori caldissimi iniziò a sbrodolarle lungo le cosce, colando direttamente sul lettino di pelle. Il giovane massaggiatore se ne accorse all'istante: interruppe per un secondo il massaggio alle chiappe e fece scivolare i pollici bagnati d'olio lungo la fessura, affondando le dita direttamente tra le labbra turgide e sguazzanti della sua fica.Michela lasciò andare un gemito acuto e strozzato nel foro del lettino, mentre le dita dei piedi si contraevano per l'intensità di quel contatto proibito. Voltò leggermente il collo di lato, per quanto la pressione dell'anziano glielo consentisse, cercando disperatamente i tuoi occhi nell'oscurità. Il suo viso era completamente scarlatto e bagnato di lacrime di eccitazione. «Marco... ti prego... sono in due...» sussurrò con un filo di voce, implorandoti di mettere un freno a quel degrado. Tu rimanesti immobile sulla poltrona di pelle, godendoti ogni singolo millimetro della sua sconsacrazione. La guardasti dritto negli occhi, con il cazzo che ormai ti spaccava i pantaloni, e con un tono gelido e autoritario le rispondesti: «Non parlare, Michela. Guarda dove sei. Loro sanno come curarti, quindi stai ferma e lasciati “curare” da entrambi». «Bene signora, adesso si giri pure a pancia in su. Dobbiamo sbloccare la tensione anteriore», esclamò il massaggiatore anziano, con un tono di voce visibilmente deciso. Michela, con il viso rosso e il respiro corto, assecondò l'ordine. Si voltò lentamente sul lettino di pelle. Nel girarsi, si rese conto di essere totalmente esposta: la brasiliana era ancora incastrata sul fianco, lasciando la sua passera bagnata e il suo seno sodo completamente scoperti e vulnerabili davanti a te che guardavi immobile dalla poltrona nell'angolo buio. I due massaggiatori cambiarono rapidamente posizione. Si disposero ai due lati del lettino, posizionandosi entrambi all'altezza del viso di tua moglie. Michela si trovò così bloccata al centro di una morsa perfetta, con i due estranei che la sovrastavano dall'alto con i loro pantaloni bianchi tesi al limite. Senza perdere un solo secondo, i due uomini iniziarono a palpare il corpo di tua moglie all'unisono. Il massaggiatore anziano, alla sua destra, affondò la mano enorme e viscida sul seno sodo di Michela, massaggiando la carne vellutata e schiacciando un capezzolo turgido tra le dita nodose. Contemporaneamente, allungò l'altro braccio verso il basso, andando a infilare il dito medio bagnato d'olio direttamente tra le labbra della sua fica. Alla sua sinistra, il massaggiatore giovane compiva gli stessi identici movimenti speculari: una mano stringeva con violenza l'altro seno, mentre le sue dita lunghe risalivano l'interno coscia per andarsi a mischiare a quelle del collega nell’intimità di Michela.La stanza fu sommersa dal rumore viscido e sguazzante delle quattro mani che lavoravano contemporaneamente sulla carne di tua moglie. Le dita degli estranei entravano e uscivano a ritmo calcolato dalla sua passera caldissima, mischiando l'olio e gli umori che continuavano a colare sul lettino. Michela emetteva gemiti acuti e continui, inarcando involontariamente il bacino a ogni ditata profonda, completamente sopraffatta da quel doppio godimento. Fu a quel punto che l'uomo più anziano decise che era il momento di accelerare il degrado. Bloccò per un istante le dita nella passera di Michela e le piantò gli occhi cinici sul viso bagnato di sudore. «Guarda come sei ridotta, Michela... Senti come godi sotto le nostre mani», grugnì l'uomo con voce roca e spietata. «Adesso basta fare la timida. Allunga le mani. Aiutaci a liberare la tensione. Tira giù le zip e tira fuori i nostri cazzi». A quell'ordine così grezzo e diretto, Michela ebbe un sussulto violento. Voltò gli occhi disperati e lucidi verso la tua poltrona nell'angolo buio, cercando la tua protezione di marito o il segnale di un limite invalicabile. Ma tu eri lì, immobile come un re sul tuo trono di voyeurismo, con gli occhi sbarrati e un sorriso di assoluto compiacimento. La guardasti dritto negli occhi e con un cenno impercettibile della testa le intimasti di obbedire. Accettando finalmente il proprio destino di cagna, Michela sollevò le braccia tremanti lungo il lettino. Allungò le mani bagnate d'olio verso le cerniere tese dei due uomini ai lati del suo viso. Con movimenti lenti ma decisi, afferrò i cursori metallici e tirò giù entrambe le zip all'unisono. Il doppio rumore metallico dello scorrimento risuonò nello studio come una condanna definitiva.I pantaloni bianchi si aprirono e gli slip cedettero. I membri dei due estranei — due blocchi di carne enormi, venosi e già lucidi di umori — scattarono fuori, liberandosi con violenza. Come due sonori schiaffi, i due cazzi andarono a colpire le guance bollenti e arrossate di tua moglie, posizionandosi a pochi centimetri dalle sue labbra spalancate. A quel contatto e a quella vista, la fica di Michela ebbe un sussulto violento, sbrodolando un altro flusso caldissimo di fluidi che andò a colare sul lettino di pelle. Michela non perse un solo istante: la bramosia e l’eccitazione l'avevano ormai travolta completamente. Allungò il collo sul lettino di pelle e iniziò a pomparli entrambi contemporaneamente, muovendo la testa da un lato all'altro con un'avidità animalesca che annientava definitivamente la sua dignità di moglie devota.Spalancava la bocca al massimo, accogliendo prima il membro enorme e venoso dell'anziano e poi, subito dopo, tuffandosi con la gola sul cazzo del massaggiatore più giovane. Il rumore viscido delle sue labbra bagnate e della sua saliva mischiata agli umori dei due estranei rimbombò nello studio come una sinfonia cruda, un suono osceno che ti fece sussultare il sangue nelle vene. Nel frattempo, le quattro mani degli uomini continuavano a muoversi a ritmo selvaggio sulla sua carne: le dita dell'anziano e del giovane entravano e uscivano contemporaneamente dalla sua fica e dal suo buco del culo, spingendola a un'intensità di godimento mai provata prima. Mentre Michela si strozzava e sputava l'anima sui due cazzi duri, tu ti alzasti parzialmente dalla tua poltrona nell'angolo buio. Non potevi più contenere la foga. Con le mani tremanti per l'eccitazione, tirasti fuori il tuo cazzo duro, che ormai ti spaccava le cuciture dei pantaloni, e iniziasti a menartelo con violenza davanti a quello spettacolo di sottomissione multipla.Michela, con il mento completamente lucido di bava e gli occhi colmi di lacrime per lo sforzo, si staccò per un solo istante dal cazzo del giovane. Girò la testa verso l'angolo buio e vide che ti stavi segando guardandola. Quella vista le scatenò dentro una scarica di calore pazzesca; la sua fica ebbe un sussulto violento. Fissandoti con gli occhi sbarrati e persi nel degrado, urlò il tuo nome con una voce roca, sospesa tra la supplica e il piacere puro: «Marco! Guarda come mi lascio usare... Marco, guardami mentre mi sbattono i cazzi in faccia!»Sentire tua moglie che ti invocava in quel modo, mentre si faceva sditalinare da due estranei e puliva i loro cazzi con la lingua, fu la conferma del suo totale battesimo del degrado. Il massaggiatore anziano, eccitato all'inverosimile dal tuo gesto e dal richiamo di Michela, le afferrò di nuovo i capelli con violenza, inchiodandole la testa. «Zitta, cagna! Non interrompere il ritmo e succhiaci perbene entrambi», le ordinò l'uomo con voce roca e impastata, ricacciandole tutto il membro in gola per continuare a martellarle la bocca, mentre il giovane si posizionava subito dietro di lui, pronto a prendere il suo posto.Sentendoti chiamare in causa, non potesti più resistere nell'angolo buio. Ti alzasti a passi lenti e deliberati, con il cazzo duro in mano. I due massaggiatori ti guardarono arrivare con un ghigno cinico e, capendo all'istante le tue intenzioni, si scambiarono un'occhiata d'intesa per orchestrare l'umiliazione finale. L'uomo anziano afferrò saldamente le ginocchia di tua moglie e, con una mossa decisa, le allargò le gambe al massimo, spalancando completamente il suo culo bagnato d'olio e la sua passera sbrodolata davanti al tuo viso. Tu ti fiondasti senza esitazione tra le sue cosce. Affondasti la lingua in profondità, iniziando a leccare la fica e il buco del culo di Michela a ritmo selvaggio, mischiando la saliva con il sapore acre dei fluidi e dell'olio dei due estranei. Michela, sentendo quel tocco del marito che legittimava tutto, emise un gemito disperato e profondo, inarcando il bacino per farsi sconsacrare totalmente da te. Mentre Michela godeva in modo incontrollabile sotto i colpi della tua lingua, i due massaggiatori decisero che era il momento del sigillo definitivo. Eravate tutti al limite, travolti dalla bramosia di quella sottomissione multipla. L'uomo più giovane le serrò le dita nodose tra i capelli alla nuca, tirandole indietro la testa per costringerla ad aprire la bocca e tirare fuori la lingua, mentre l'anziano si piazzò esattamente di fronte a lei. «Forza, ingoia tutto, cagna!», grugnì l'uomo tarchiato con voce roca e spietata. All'unisono, i due estranei scaricarono una colossale, densa e abbondante sbrodolata di sperma caldo direttamente nella sua gola spalancata. Schizzi di latte bollente le colpirono le tonsille, le labbra e le guance, colandole sul mento. Michela mandò giù ogni singola goccia con avidità, strozzandosi e deglutendo quel mix bollente senza fiatare, mentre tu continuavi a devastarle la passera con la lingua dal basso. Ma il vero degrado del degrado doveva ancora compiersi. Qualcosa che andava oltre la semplice sottomissione fisica e che spezzava l'ultimo, inviolabile tabù dell'intimità coniugale. L'uomo anziano, con un sorriso cinico e il fiato corto, le afferrò di nuovo il mento viscido e le ordinò di guardarlo. Senza darle il tempo di respirare, si chinò su di lei e la baciò sulla bocca con violenza, infilandole la lingua tra le labbra ancora sporche di sperma fresco. Michela non si ritrasse: accettò quel bacio profondo, limonando con bramosia con lo sconosciuto sotto i tuoi occhi estasiati. Subito dopo, il massaggiatore più giovane prese il posto del collega: le afferrò la nuca e si fiondò a sua volta sulla sua bocca, scambiando con lei una limonata umida e selvaggia che rimbombò nello studio. Tu, rialzando la testa dalle sue gambe sguazzanti, restasti a guardare quella scena immobile, quasi incredulo. Sapevi che Michela si era sottomessa al tuo volere, ma vedere tua moglie cedere l'intimità assoluta del bacio a due estranei, mischiando i loro umori in bocca, fu la conferma definitiva: la sua vecchia vita di moglie devota era finita per sempre, sostituita da una totale degradazione sessuale.Un quarto d'ora dopo, Michela si rivestì dietro il paravento, infilandosi i vestiti sopra la pelle ancora appiccicosa. Uscì con lo sguardo basso e le gambe che ancora tremavano per l'intensità di quel doppio martellamento. Tu ti alzasti semplicemente dalla poltrona. Non servivano altre parole. Rivolgesti un ultimo, silenzioso cenno d'intesa e di complicità ai due uomini, che vi guardarono andare via con un ghigno cinico stampato in faccia. Afferrasti Michela per il braccio e vi avviaste lungo il corridoio del palazzo anonimo, diretti verso l'auto per il lungo, silenzioso rientro a Novara.
359
0
3 giorni fa
Mitch,
52
Ultima visita: 1 ora fa
Cerca incontri sessuali nella tua città
-
Incontri di sesso Milano
-
Incontri di sesso Bergamo
-
Incontri di sesso Brescia
-
Incontri di sesso Monza
-
Incontri di sesso Como
-
Incontri di sesso Roma
-
Incontri di sesso Torino
-
Incontri di sesso Varese
-
Incontri di sesso Napoli
-
Incontri di sesso Genova
Annunci di sesso nelle vicinanze
Fai parte della nostra comunità
Iscriviti al Desiderya
- Registrazione gratuita
- Chat di sesso privato
- Profili reali