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Miky e la serata Champions
Il salone è immerso nella luce bluastra della TV. La partita è iniziata da dieci minuti, ma l'aria è già irrespirabile per la tensione. Tu sei sul divano grande, Roberto è sulla poltrona accanto, concentrato ma con lo sguardo che vaga spesso verso la cucina. Alessandro è seduto sul bordo del divano, irrequieto, la birra in mano e gli occhi che brillano di una strana ferocia. Michela entra con il primo vassoio. I tacchi da 8 picchiano sul pavimento con un ritmo che sembra un countdown. Quei jeans bianchi sono così stretti che ogni movimento del suo bacino è una tortura per chi guarda. Quando si china sul tavolino davanti a voi per appoggiare le pizze, il denim si tende al limite sulle sue forme e la camicetta di seta scivola in avanti, rivelando quel contrasto di bianco tra il tessuto e la pelle ambrata.
Alessandro smette di guardare lo schermo. Fissa quel culo sodo a pochi centimetri dalle sue ginocchia e non ce la fa a stare zitto. "Però, Marco...la Reggggina stasera ha deciso che la Juve non è abbastanza interessante, eh?" — dice con quella voce roca, mezza ironica e mezza affamata. "Miky, con quei pantaloni bianchi rischi che qualcuno si dimentichi del fuorigioco e si concentri su altro..."
Roberto non dice nulla, ma lo vedi che deglutisce a vuoto, stringendo il bicchiere. Il suo sguardo è fisso sul punto in cui il jeans si infila tra le natiche di Michela, segnando la brasiliana che immaginano tutti.
Michela si rialza lentamente, si scosta un capello dalla faccia e guarda Alessandro con una sfida negli occhi che non gli avevate mai visto. Non si offende. Anzi, accenna un sorriso che scotta.
"Perché Ale? Ti disturbano i miei pantaloni? Pensavo fossi venuto qui per i gol, non per fare il guardone..."
Poi si volta verso di te, Marco, e ti lancia un'occhiata che è un segnale di guerra: ha deciso di giocare.
La attiri a te dolcemente. Miky non oppone resistenza, anzi, si lascia andare con una confidenza che ai due amici sembra quasi un invito. Si siede sulle tue ginocchia, e quel culo sodo e carnoso che tanto ami, preme con tutto il suo peso e la sua forma contro le tue cosce. Il contrasto tra il bianco dei suoi jeans e il colore scuro del tuo pantalone è un colpo d'occhio che magnetizza Alessandro e Roberto.
Sei tu il padrone di casa, sei tu il marito, ma il modo in cui la tieni — le mani che restano lì, basse sui fianchi, quasi a voler mostrare ai tuoi amici la perfezione di quella curva — è un guanto di sfida.
Alessandro è letteralmente pietrificato. La battuta gli muore in gola. Vede Miky lì, a pochi centimetri, sente il suo profumo mischiato all'odore della seta. Non riesce a staccare gli occhi dal modo in cui il tessuto dei jeans si tende nel punto in cui lei è seduta su di te.
Roberto, dalla poltrona, è quello che reagisce in modo più viscerale. Si sporge in avanti, i gomiti sulle ginocchia, fingendo di guardare un replay, ma i suoi occhi sono fissi sulla scollatura della camicetta di Miky che, da quella posizione, si apre ancora di più. È in silenzio, ma il suo respiro è diventato pesante.
Miky si appoggia con la schiena al tuo petto, ti accarezza un braccio e, con una voce che ha perso ogni traccia di "innocenza", guarda Alessandro: "Allora Ale... hai smesso di parlare? Ti vedo un po' teso. Forse dovresti bere un altro sorso della tua birra... o preferisci che te la porga io, visto che sono così vicina?"
Nel dirlo, fa un piccolo movimento con il bacino sulle tue gambe. Un movimento impercettibile per un estraneo, ma devastante per chi, come voi tre, sa esattamente cosa sta succedendo.
«Marco, tua moglie stasera è in vena di scherzare,» dice Alessandro con una risata nervosa che non inganna nessuno. «Ma forse non si rende conto che a chiamare troppo il lupo, poi il lupo arriva davvero.»
Tu sorridi, le stringi un po' di più i fianchi, sentendo sotto i palmi tutta la rotondità di quel corpo che i tuoi amici hanno sempre visto come un miraggio proibito. Decidi che è il momento di vedere quanto coraggio hanno davvero i tuoi amici. «Non sta scherzando affatto, Ale,» rispondi con un tono basso, quasi un sussurro complice che sembra riempire l'intero salone. «È che stasera abbiamo deciso che tra amici non dovrebbero esserci troppi segreti... e Michela ha voglia di capire se siete ancora gli stessi lupi di quando eravamo ragazzi, o se vi siete dimenticati come ci si comporta davanti a una donna che ha deciso di non essere più solo una fotografia.»
Miky scivola via dalle tue gambe con una grazia che toglie il fiato, lasciando dietro di sé una scia di calore che ti brucia ancora sulle cosce. Non si allontana; resta lì, in piedi davanti a voi tre, i tacchi che la rendono ancora più imponente e fiera. Si sistema la camicetta con un gesto che sembra casuale ma che fa sobbalzare il petto, poi si volta verso il carrello dei liquori con una lentezza calcolata, offrendo ai due amici la visuale completa di quel fondoschiena fasciato nel bianco. Il silenzio nel salone è così denso che si può quasi tagliare. Il solo rumore è il ghiaccio che tintinna contro il cristallo mentre Michela, con una calma che nasconde un'elettricità pura, prepara i drink. Alessandro non riesce a staccare gli occhi da quella schiena arcuata e da come i jeans bianchi, tendendosi, disegnano ogni centimetro del suo fondoschiena.
È lui a cedere per primo, rompendo l'incantesimo con quella voce roca che cerca di restare nei ranghi, ma che tradisce una fame vecchia di anni. «Sai Marco...» esordisce Alessandro, facendo roteare la sua birra ormai tiepida. «Ho sempre pensato che il bianco fosse il colore della purezza, ma stasera, guardando tua moglie, inizio a credere che sia il colore più pericoloso che esista. È come se mettesse troppa enfasi su... certi dettagli che un ospite educato dovrebbe ignorare.» Michela si volta lentamente, con quell'espressione seria dietro gli occhiali che però nasconde un lampo di sfida. Tenendo un bicchiere di whisky in ogni mano, torna verso di noi. Non si siede, rimane in piedi davanti ad Alessandro, una posa che fa risaltare ancora di più la linea svasata del bacino e la tensione del denim sulle cosce. «Dettagli, Ale?» chiede lei, inclinando leggermente la testa. «E io che pensavo che dopo cinquant'anni di amicizia con Marco, ormai di me sapeste tutto. Non mi dirai che ti basta un paio di pantaloni chiari per farti perdere il filo del discorso sulla partita?»
Roberto, dalla poltrona, solleva lo sguardo verso di lei. «Non è il colore, Miky. È che stasera sembri... diversa. Più presente. È come se ogni tuo movimento fosse studiato per farci capire quanto poco ti conosciamo davvero.» Sentivo la loro eccitazione montare. Mi godevo ogni parola, sapendo che Michela stava tessendo la sua tela con una maestria che nemmeno io sospettavo fino in fondo.
«Ma il rispetto non è mica cecità, Roby,» intervengo io, allungando le gambe sul divano. «Anzi, credo che Michela stasera apprezzi molto di più la vostra sincerità che la vostra buona educazione. Vero, cara? Non vorrai mica che i nostri migliori amici tornino a casa con il dubbio di non aver guardato abbastanza bene?»
Michela fa un passo decisivo verso Alessandro, i tacchi che risuonano sul pavimento. Si china leggermente per porgergli il bicchiere. Da quella distanza, Alessandro può sentire il calore che emana il suo corpo e vedere, attraverso la seta bianca della camicetta, il battito accelerato del suo cuore. «Hai ragione, Marco,» dice lei, quasi sussurrando mentre i suoi occhi incrociano quelli di Alessandro dietro le lenti degli occhiali. «Sarebbe un vero peccato se Alessandro e Roberto se ne andassero con dei dubbi. Soprattutto Ale, che sembra così attento alle sfumature...» Alessandro rimane col braccio teso, la mano che sfiora quella di Michela per prendere il bicchiere. Non lo prende subito. Le sue dita rimangono lì, a contatto con la pelle di lei, mentre il suo sguardo scivola inevitabilmente verso la scollatura che, con quel movimento, si è aperta generosamente, rivelando l'ombra del reggiseno bianco. Il silenzio che segue quel contatto elettrico tra le dita di Michela e quelle di Alessandro è rotto solo dal ghiaccio che tintinna nel bicchiere. Il gioco è ufficialmente iniziato. Decido che è il momento di abbattere l'ultima barriera, quella fisica della distanza, e di rimescolare le carte in tavola.
«Basta stare così distanti, sembra di essere a un funerale invece che a una partita,» dico, alzandomi e facendo cenno a tutti di spostarsi sul grande divano a L di pelle marrone. «C'è spazio per tutti qui, mettiamoci comodi.»
Ci sistemiamo seguendo un ordine che avevo già stabilito nella mia testa, una sequenza di corpi che sapevo avrebbe fatto saltare i nervi a entrambi i miei amici. Mi siedo all'estremità destra, sentendo la pelle fresca del divano sotto di me. Accanto a me si sistema Roberto, che sembra quasi sollevato di potersi sedere, anche se la sua gamba non smette di tremare leggermente. Poi è il turno di Michela.
Vederla affondare nella pelle marrone con quei jeans bianchi è un'immagine potente: il denim si tende ancora di più sulle sue cosce e quel culo sodo e carnoso trova spazio tra Roberto e il posto rimasto libero per Alessandro. Michela si sistema con una lentezza studiata, scuotendo i capelli e lasciando che il suo profumo invada lo spazio vitale dei due uomini. Infine, Alessandro si siede alla sua sinistra.
Siamo stretti, fianco contro fianco. Roberto si ritrova con la coscia sinistra premuta contro quella destra di Michela; Alessandro, dall'altra parte, sente tutto il calore del fianco sinistro Michela contro il suo. «Ecco, così va meglio,» commento, lanciando un'occhiata complice a Michela, che è diventata il centro di gravità di quel divano. Roberto è rigido come un fuso, cerca di guardare la TV ma i suoi occhi continuano a scivolare di lato, verso il punto in cui il suo pantalone tocca il jeans bianco. Sente la consistenza di quella gamba matura e soda, un contatto che non aveva mai osato nemmeno sognare in cinquant'anni. Alessandro, invece, sembra più sfrontato: invece di allontanarsi, lascia che la sua gamba prema con decisione contro quella di Michela, testando la sua reazione. Michela non si ritrae. Anzi, si appoggia leggermente all'indietro, facendo sì che la seta della camicetta si tenda sul petto, proprio sotto gli occhi di Alessandro, mentre la sua mano destra, con un movimento apparentemente casuale, va a posarsi sulla propria coscia, proprio a pochi millimetri dalla mano di Roberto che stringe nervosamente il bicchiere.
Il bagliore bluastro dello schermo rimbalza sul cristallo dei nostri tumbler, mentre il fumo torbato del whisky si mescola al profumo di Michela, creando un’atmosfera densa, quasi irrespirabile. Siamo lì, quattro amici di una vita, apparentemente concentrati sulla partita, ma la vera azione sta avvenendo sotto il livello della vista, in quei pochi centimetri di pelle marrone che ci separano.
Alessandro è quello più inquieto. Lo sento dal ritmo del suo respiro, che non segue più quello delle azioni in campo. Tiene il bicchiere con la sinistra, lasciando la destra libera, abbandonata sul divano proprio accanto al fianco di Michela. I suoi occhi sono fissi sulla TV, ma è una recita: la sua intera attenzione è concentrata sul calore che emana quel jeans bianco a pochi millimetri da lui.
Miky, dal canto suo, non fa nulla per aiutarlo. Anzi, accavalla lentamente la gamba sinistra sulla destra, un movimento che fa scricchiolare la pelle del divano e che porta la curva del suo fianco a premere con decisione contro la coscia di Alessandro. È in quel momento che lui rompe gli indugi.
Senza staccare lo sguardo dallo schermo, Alessandro fa scivolare la mano sulla pelle del divano finché non incontra il tessuto ruvido e teso del jeans bianco. Non è stato un tocco timido: appoggia l'intero palmo sulla parte esterna della coscia di Michela, sentendo sotto le dita la compattezza incredibile di quel muscolo sodo e maturo. Vedo Michela sussultare impercettibilmente, un piccolo fremito che attraversa anche me, mentre Roberto, dall'altra parte, resta immobile, quasi smettendo di respirare. Sa, sente che sta succedendo qualcosa, ma non osa guardare. «Certo che stasera la Juve non ne indovina una, eh Ale?» dico io, sorseggiando il mio whisky con una calma glaciale, godendomi il fatto che la mano del mio migliore amico sta marchiando il bianco immacolato dei pantaloni di mia moglie proprio davanti a me.
Alessandro non risponde subito. Le sue dita iniziano a muoversi, una carezza lenta, possessiva, che risale dal ginocchio verso l'anca, tastando la consistenza di quel corpo che per anni aveva solo potuto desiderare da lontano. «Già...» rispose lui con una voce che è poco più di un raschio secco. «Ma ci sono cose molto più interessanti da studiare stasera, Marco. Dettagli che meritano un'attenzione particolare.»
Mentre parla, la sua mano arriva al fianco di Michela, le dita che quasi cercano di infilarsi sotto la seta della camicetta, proprio lì dove il jeans bianco stringe la vita. Michela inclina leggermente la testa verso di lui, un movimento quasi impercettibile, mentre porta il bicchiere alle labbra per nascondere un sorriso che sapeva di vittoria. Il silenzio di Roberto, fino a quel momento quasi sacrale, si spezza sotto il peso della bramosia di Alessandro. Vedere la mano del suo amico d'infanzia che, senza più alcuna vergogna, affonda nel bianco dei jeans di Michela è stata la scossa definitiva. Roberto non è un uomo d’azione come Ale, ma la vicinanza di Michela, quel calore che gli irradia tutto il fianco sinistro, lo sta portando al punto di rottura. Mentre Alessandro continua la sua esplorazione risalendo verso l'anca, Roberto fa ruotare lentamente il ghiaccio nel suo tumbler, producendo un suono metallico che sembra scandire il ritmo del suo desiderio. Posa il bicchiere sul tavolino davanti a sé con una mano che trema appena, poi, con la stessa studiata indifferenza di chi sta guardando un calcio d'angolo, lascia cadere il braccio sinistro lungo il fianco, proprio dove il sedere di Michela crea un solco profondo nella pelle marrone del divano. Non è una carezza, ma un'appropriazione. Roberto infila le dita tra il divano e la natica destra di Michela, sentendo sotto il palmo tutta la pienezza e la spinta di quel culo sodo fasciato nel denim. È un contatto pesante, profondo, che cerca di sentire quanto quel corpo maturo è reale.
Michela si ritrova letteralmente stretta tra i due amici: la mano di Alessandro che lavora freneticamente sul fianco sinistro e il braccio sinistro di Roberto che, quasi con prepotenza, cerca di sollevare e soppesare la carne del suo sedere dal lato destro. «Tutto bene, Roby? Ti vedo... distratto,» dico io, godendomi la scena mentre sorseggio il mio whisky. La visuale dal mio angolo è perfetta: vedo le spalle dei miei amici contratte per lo sforzo di apparire normali, mentre le loro braccia spariscono dietro e sotto il corpo della Miky.
«Il whisky è ottimo, Marco...» risponde Roberto, la voce strozzata di chi sta lottando per non perdere il controllo. «E la compagnia è.… eccezionale. Non pensavo che un mercoledì di coppa potesse diventare così... istruttivo.» Miky a quel punto fa una mossa che fa saltare ogni schema. Invece di restare immobile, si abbandona allo schienale del divano, allargando leggermente le gambe. Un movimento che fa tendere i jeans bianchi al punto che Alessandro e Roberto sentono la cucitura centrale del pantalone tirare in modo quasi violento. Lei chiude gli occhi per un istante, lasciando che le loro mani facciano quello che devono, poi si volta verso di me, con un lampo di malizia che le brilla dietro gli occhiali.
«Marco, i tuoi amici sono molto premurosi stasera,» sussurra lei, mentre Alessandro azzarda ormai a infilare le dita sotto l'orlo della camicetta di seta e Roberto inizia a massaggiare con vigore la rotondità del suo sedere. «Ma forse hanno paura di esagerare. Non vorrei che si sentissero frenati dalla tua presenza...»
Il rumore del ghiaccio che ruota nel tuo bicchiere è l'unico suono a rompere il silenzio magnetico del salone. Sorridi, assaporando l'aroma torbato del whisky e osservando la scena con la calma di chi ha appena dato il via a un meccanismo inarrestabile. La battuta ti esce naturale, carica di quell'ironia complice che sai che avrebbe fatto crollare ogni residua esitazione.
«Ma guarda te questi due...» dici, facendo roteare il liquido ambrato nel tumbler e incrociando lo sguardo di Michela, che brilla di una luce torbida dietro le lenti. «Miky, non credo proprio che abbiano problemi con la mia presenza. Anzi, secondo me il fatto che io sono qui a guardarli mentre ti marchiano li sta solo caricando di più.» Ti volti poi verso Alessandro e Roberto, che sono rimasti quasi immobili, le braccia ancora infilate sotto il corpo di tua moglie, sorpresi da quella sfacciata autorizzazione.
«Ma scusate, ragazzi... vi conosco da cinquant'anni e non mi ero mai accorto che foste diventati monchi,» aggiungi con una mezza risata, godendoti il loro imbarazzo che si sta trasfigurando in eccitazione pura. «Avete un braccio solo per uno? E gli altri? Cosa sono, paralizzati? Ale, Roby... se dovete farmi vedere quanto vi piace la Reggggina, usate tutte e due le mani, per Dio. Non vorrete mica che pensi che siete diventati timidi proprio adesso?» È stato come abbattere una diga di cinquant'anni di rispetto. Alessandro, che non aspettava altro, posa il suo tumbler sul tavolino con un gesto secco. La sua mano sinistra, fino a quel momento libera, scatta verso il fianco di Michela, andando a manovrare insieme alla destra su quel denim bianco. Inizia a tastare con forza la consistenza delle sue cosce, facendo scricchiolare il tessuto dei jeans contro la pelle del divano, mentre si sporge verso di lei per sentire meglio il profumo che emana la seta della sua camicetta.
Roberto, spronato dalla tua sfida, non è da meno. Libera finalmente il braccio destro, appoggiando il bicchiere quasi senza guardare. Fa passare la mano sopra le gambe di Michela, andando a cercare la mano di Alessandro proprio lì, nel mezzo di quei jeans bianchi attillatissimi. Le loro dita si sfiorano sopra il corpo di tua moglie, mentre entrambi cercano di sentire attraverso il cotone bianco il calore e la reazione di quella carne soda e carnosa che li sta facendo impazzire. Michela non dice nulla, ma il suo respiro si fa più profondo, ritmato dal movimento delle quattro mani che ora la stanno letteralmente circondando. Si appoggia più forte contro lo schienale, offrendo il petto e la gola alla luce bluastra della TV, mentre le mani dei tuoi amici continuano a mappare ogni centimetro di quel bianco immacolato, dal punto in cui il jeans stringe la vita fino a dove il tacco 8 fa tendere i muscoli dei polpacci. Il calore che emana da quel punto esatto, dove il bianco dei jeans si fa più teso e sottile, è diventato quasi insostenibile. Le mani di Alessandro e Roberto sono ormai piantate lì, proprio sopra la patta e l'inguine di Michela, in un groviglio di dita che cercano di decifrare la forma di quel calore devastante. Sentono il tessuto del denim farsi quasi umido, segno che la "Reggggina" sta bruciando sotto quella corazza bianca. «Miky... ma quanto scotti?» mormora Alessandro, la voce ridotta a un soffio rovente vicino al suo orecchio. «Qui sotto sembra di toccare il fuoco. Non mi dirai che questi jeans bianchi ti scaldano così tanto...» Roberto, che di solito è il più pacato, non riesce a trattenersi. La sua mano destra preme con una forza che non gli avevi mai visto, le dita che cercano di affondare oltre lo spessore del cotone per sentire la reazione di tua moglie. «È bollente, Ale... è incredibile. Marco, non so come tu faccia a restare così calmo con tua moglie che frigge letteralmente tra le nostre mani.»
Tu ti sporgi in avanti, il tumbler ancora tra le dita, per non perdere nemmeno un millimetro di quello spettacolo. Dalla tua posizione vedi perfettamente come il jeans bianco è messo a dura prova dalla pressione dei tuoi amici e dal desiderio di Michela. Lei, sentendo la tua attenzione e la fame dei tuoi compagni di una vita, decide di abbandonare ogni residua difesa. Si appoggia con decisione allo schienale del divano, inclinando la testa all'indietro e lasciando che i capelli le ricadano sulle spalle. Con un movimento lento, quasi impercettibile ma inequivocabile, allarga le gambe. Un gesto minimo, ma sufficiente a far sì che la cucitura centrale dei jeans bianchi si tenda ulteriormente, aprendo lo spazio necessario perché le mani di Alessandro e Roberto possano scivolare più a fondo, proprio lì dove il calore è più intenso.
Miky cerca di mantenere il controllo, di non dare loro la soddisfazione di un gemito esplicito, ma il tremito delle sue cosce e il modo in cui le sue dita artigliano la pelle del divano dicono tutto il contrario. È eccitatissima, una predatrice che si finge preda solo per vedere fino a che punto i "lupi" avrebbero avuto il coraggio di spingersi. Il silenzio nel salone si fa così assoluto che il ticchettio dell'orologio a muro sembra un martello. Alessandro non stacca gli occhi da quelli di Michela; la fissa con una sfida che non ha nulla di amichevole, mentre la sua mano sinistra risale con una lentezza esasperante verso la vita di lei.
Senti quel suono, Marco. Quel "clac" metallico della fibbia della cintura che viene liberata. Un rumore secco, nitido, che in quel silenzio risuona come la sconsacrazione definitiva della padrona di casa. Alessandro la sfila dai passanti dei jeans bianchi con una calma olimpica, lasciandola cadere a terra: un altro rintocco metallico sul pavimento che fa sussultare anche Roberto.
«Reggggina...» sussurrò Alessandro, con una voce così bassa e roca che sembra venire da un altro secolo, ma che risuona chiarissima nelle tue orecchie e in quelle di Roberto. «Vediamo se questo calore che sentiamo qui sotto è dovuto solo al fatto che questi jeans sono troppo stretti... o se c'è dell'altro che ci stai nascondendo.»
Con il pollice, Alessandro trova il bottone di metallo dei jeans. Lo fa saltare con una pressione decisa, e poi inizia a tirare giù la cerniera. Il suono della zip che scorre lentissimamente, dente dopo dente, è la musica più eccitante che potessi sentire. Tu ti sporgi ancora di più, il whisky dimenticato nel bicchiere, mentre il denim bianco inizia ad aprirsi, rivelando il contrasto violento con quello che c’è sotto.
Appena la cerniera arriva a fine corsa, i lembi dei jeans si allargano da soli, spinti dalla pressione del bacino di Michela. E lì, in mezzo a tutto quel bianco immacolato, appare la brasiliana nera. Un filo di pizzo micro, trasparente, che non copre nulla ma incornicia soltanto il calore che stavate tutti percependo. Si vede l'ombra scura del sesso di tua moglie attraverso quel velo nero, una visione che fa letteralmente mancare il fiato a Roberto, che rimane con la mano paralizzata a pochi centimetri da quella rivelazione.
Miky emette un sospiro lungo, liberatorio, mentre il freddo dell'aria del salone colpisce la sua pelle bollente proprio lì dove Alessandro ha appena aperto il varco. Nonostante cerchi di restare impassibile, il suo ventre ha un fremito involontario, una contrazione che fa oscillare leggermente il pizzo nero davanti agli occhi dei tuoi amici. Vedi perfettamente dalla tua posizione, con il tumbler ormai posato sul tavolino per non perdere nemmeno un dettaglio, come il contrasto tra il bianco candido del denim aperto e quel triangolo di pizzo nero trasparente stia mandando in corto circuito il cervello dei tuoi amici. La cura con cui Michela tiene quel filo di peli sopra il pube e la precisione della rasatura brasiliana rendono tutto ancora più viscerale: attraverso il velo nero, le sue labbra si distinguono con una chiarezza che toglie ogni spazio all'immaginazione.
Michela, sentendo il varco finalmente aperto, decide di non nascondersi più. Appoggia la testa allo schienale e, con un movimento lento e deliberato, allarga ancora di più le gambe. I jeans bianchi si aprono a ventaglio sulle sue cosce sode e carnose, offrendo il centro di quel calore devastante alla bramosia di Alessandro.
Ale non se lo fa ripetere. Con una fame che ha covato per anni, appoggia il palmo della mano direttamente sopra la brasiliana, premendo con decisione proprio lì, sulla fica. Sente la consistenza del pizzo che affonda tra le labbra di Miky e quel calore che ora, senza lo schermo del jeans, gli brucia letteralmente la pelle. Inizia a tastarla con movimenti circolari, lenti, godendosi il modo in cui lei reagisce a ogni pressione del suo palmo.
Roberto, vedendo Alessandro così padrone della situazione, sembra riscuotersi da una trance. Non vuole restare a guardare. La sua mano sinistra abbandona il fianco di tua moglie e risale con una foga improvvisa lungo il busto di seta bianca. Arriva al petto di Michela e la sua mano si chiude con una pretesa quasi violenta su una delle sue tette mature. Senti il fruscio della seta mentre Roberto la massaggia, e il colpo d'occhio è micidiale: attraverso la camicetta bianca e il reggiseno, i capezzoli di Miky sono diventati due chiodi durissimi, scuri, che puntano con arroganza contro il tessuto. Roberto li pizzica attraverso gli strati di vestiti, sentendo quanto siano tesi, mentre con l'altra mano cerca l'altro seno, perdendosi nella morbidezza di quella carne che sta fremendo sotto le sue dita. «Dio, Marco... guarda come reagisce,» mormora Roberto, la voce che gli trema mentre stringe con più forza. «È tesa come una corda di violino. Sotto questa seta sembra che abbia dei carboni ardenti al posto dei capezzoli.» Ti sporgi ancora di più verso di loro, perché vuoi vedere come Michela gestisce questo doppio assalto. Lei ha gli occhi chiusi dietro gli occhiali, la bocca socchiusa in un'espressione che non ha più nulla della signora irreprensibile che i tuoi amici hanno conosciuto per anni. Senti il rumore dei jeans bianchi che sfregano contro la pelle del divano mentre lei accompagna il movimento della mano di Alessandro tra le sue gambe, alzando leggermente il bacino per offrirsi ancora di più.
Vedi perfettamente dalla tua posizione mentre ti alzi dal divano, lasciando il bicchiere di whisky per farti spazio dietro la testa di tua moglie. Le tue mani affondano tra i suoi capelli, le dita massaggiano le spalle e le tempie con una pressione che lei riconosce subito: è il segnale del tuo via libera totale. Ti chini sul suo orecchio, mentre l'odore del sesso e del whisky si fa sempre più denso nell'aria.
«Lasciati andare, Miky...» le sussurri, e la tua voce le arriva dritta al cervello. «Prenditi quello che vuoi da loro. Sono i tuoi amici di sempre, goditi ogni centimetro del loro desiderio.»
A quel comando, Michela sembra spezzarsi. Si abbandona completamente sulla pelle del divano, scivolando verso il basso mentre la testa resta tra le tue mani. Le gambe si allargano ancora di più, in un invito che non ammette repliche; i jeans bianchi aperti si spalancano sulle cosce, rivelando tutta la carica erotica di quel contrasto tra il denim candido e la brasiliana nera bagnata.
Roberto è ormai in trance. Con le mani che gli tremano, finisce di sbottonare la seta bianca della camicetta. Non aspetta nemmeno di sganciare il reggiseno: con una manovra rapida e decisa, ne fa saltare fuori i seni, che balzano liberi con tutta la loro maturità. La vista di quei capezzoli scuri, tesi come chiodi, lo fa impazzire. Si avventa su di loro, iniziando a leccarli con una fame animalesca, alternando morsi leggeri a lusinghe sussurrate contro la pelle. «Dio, Miky... sono meravigliosi,» mormora Roberto, con la bocca piena di lei. «Ho passato anni a immaginare questo momento... sono perfetti, Marco, guarda come rispondono alla lingua!»
Dall'altra parte, Alessandro non resta a guardare. Essendo alla sua sinistra, usa la mano sinistra per affondare finalmente oltre il bordo della brasiliana. Entra da sopra, con il dito medio che scivola immediatamente nella polpa umida e rovente della fica di Michela. Sente subito che è bagnatissima, un calore che gli avvolge il dito mentre inizia a saggiare la consistenza del clitoride, che sotto la sua pressione sembra quasi pulsare. «È una palude qui sotto, Marco!» esclama Alessandro, alzando lo sguardo verso di te mentre continua a muovere il dito con ritmo esperto. «La Reggggina è pronta a esplodere... il clitoride è gonfio da morire, mi sta letteralmente chiamando.» Michela inarca la schiena, la bocca socchiusa e gli occhi che ruotano all'indietro verso di te. Senti il suo piacere che vibra attraverso le tue mani mentre i tuoi amici di una vita la stanno sconsacrando sul divano di casa vostra. Vedi perfettamente dalla tua posizione mentre ti abbassi, i tuoi occhi incontrano i suoi per un istante prima di annullare ogni distanza. Le ficchi la lingua in gola con una foga brutale e lei, famelica, ti restituisce il favore, agganciandosi alla tua bocca come se fosse l'unica ancora di salvezza in quel mare di lussuria. Vi baciate come mai prima in venticinque anni di vita insieme: è un bacio che sa di whisky, di sfida e di una complicità che ha appena superato il punto di non ritorno.
Vi staccate solo per un attimo, entrambi col fiato corto. Le accarezzi il viso, poi i tuoi occhi scendono verso quei vestiti bianchi ormai sconsacrati. Con un cenno del capo le fai capire che è ora: la camicetta di seta e quei jeans devono sparire. Vedi Miky che esita, un brivido di nervoso e di sana vergogna le attraversa lo sguardo, ma è proprio quel contrasto a renderla ancora più eccitante. Le chiedi di alzarsi e di darvi le spalle, in modo da mostrare ad Alessandro e Roberto la visuale definitiva.
Lei ubbidisce. Si alza sui tacchi con un movimento leggermente incerto, si volta dando la schiena ai tuoi amici e inizia a far scivolare i jeans bianchi lungo le cosce sode. Quando il denim cade a terra, la visione che si para davanti ad Alessandro e Roberto è totale: Michela si mette a pecora sul divano, con quel culo clamoroso proiettato verso di loro. La brasiliana nera, ridotta a un filo di pizzo trasparente, è completamente sparita, letteralmente infilata nel solco profondo delle sue natiche, segnando la perfezione di quella carne matura e vibrante. Alessandro e Roberto restano pietrificati. Quella distesa di carne soda, incorniciata dal bianco dei jeans abbandonati alle caviglie e dal nero del pizzo che scompare tra le curve, è troppo per chiunque. Il silenzio è rotto solo dal respiro pesante di Roberto, che fissa il punto esatto dove il pizzo si perde nell'abisso del suo sedere, e dal sussulto di Alessandro, che allunga una mano tremante verso quella visione.
«Marco... non è possibile,» mormora Alessandro, la voce che gli muore in gola davanti a quella prepotenza carnale. «È...è un'opera d'arte. Non ho mai visto nulla di così sfacciato e perfetto in vita mia.»
Michela, sentendo i loro occhi divorarle la schiena e il sedere, inarca ancora di più la colonna vertebrale, accentuando la curva del fondoschiena e offrendo ai due lupi il centro esatto della sua sottomissione.
Vedi perfettamente dalla tua posizione mentre Michela, ancora di spalle ai tuoi amici, completa la sua spoliazione con una lentezza che è una tortura programmata. I jeans bianchi scivolano via del tutto, lasciandola nuda dai fianchi in giù, fatta eccezione per quel filo di pizzo nero della brasiliana che scompare tra le natiche e i sandali col tacco che le tendono i muscoli delle gambe in modo sensuale.
Poi, con un movimento fluido delle braccia, si sfila la camicetta di seta bianca. Roberto e Alessandro vedono la sua schiena nuda e ambrata, finché lei non si volta lentamente. La visione finale è devastante: Michela è lì, in piedi davanti a loro, con il reggiseno bianco ancora addosso ma le tette completamente fuori, libere, con i capezzoli che sembrano puntare dritti al petto dei tuoi amici. Resta solo con quel contrasto violento tra il pizzo nero sul pube e il bianco del reggiseno che le incornicia il seno maturo.
Alessandro è rimasto senza fiato, le mani appoggiate alle cosce come se avesse bisogno di un sostegno fisico per non crollare. Roberto, invece, non riesce a staccare gli occhi da quei seni che ha appena finito di leccare e che ora, senza l'ostacolo della seta, gli appaiono in tutta la loro prepotente bellezza.
«Marco...» sussurra Roberto, la voce che è poco più di un rantolo. «È la cosa più bella che abbia mai visto. Quei tacchi, quel nero... e lei che ci guarda così. Non so se riuscirò a restare seduto ancora per molto.»
Michela, sentendo il potere che emana la sua nudità parziale, fa un passo verso il centro del divano, proprio nello spazio tra i due. Si mette di nuovo a pecora, ma stavolta lo fa con una consapevolezza diversa: appoggia i gomiti sulla pelle marrone della seduta, proiettando quel culo clamoroso verso Alessandro e offrendo il petto nudo alla bocca di Roberto, che è già lì, pronto a ricominciare.
«Non restare seduto allora, Roby,» risponde Michela con una voce che scotta, mentre lancia un'occhiata di sfida ad Alessandro sopra la spalla. «Ale, mi avevi promesso che volevi studiare i dettagli del bianco stasera... ora che il bianco non c'è più, cos'hai intenzione di studiare?»
Alessandro risponde con un gesto secco: afferra con entrambe le mani le natiche di Michela, affondando le dita nella carne soda e tirando verso di sé quel filo di pizzo nero per scoprire ancora di più il solco del culo.
Vedi perfettamente dalla tua posizione come l'equilibrio della decenza sia ormai andato in frantumi. Alessandro è arrivato al punto di non ritorno: con una foga che non ha più nulla di amichevole, afferra con entrambe le mani le natiche sode di Michela e le spalanca con forza. Sposta lateralmente quel filo di pizzo nero della brasiliana e la visione che gli si para davanti lo lascia senza fiato. Lì, tra il bianco della pelle che i jeans hanno protetto fino a poco fa, emerge il fiorellino rosa e rugoso del buco del culo di tua moglie, e poco sotto la fica, gonfia, scura e lucida di un umore che testimonia quanto lei stia godendo di quel triplo assalto.
Dall'altra parte, Roberto è letteralmente rapito. Ha Michela a pochi centimetri, il suo petto maturo che gli sfiora il viso e quegli occhi che lo fissano dietro le lenti degli occhiali. Con un timore quasi reverenziale, accorcia le distanze. Le sue labbra sfiorano quelle di Michela, cercando un consenso che arriva immediato: lei non si scosta, anzi, schiude la bocca in un invito muto e definitivo. Roberto rompe gli indugi e la bacia, prima con dolcezza, poi con una passione travolgente, mentre le sue mani tornano a stringere e impastare quelle tette sodissime, sollevandole verso la sua bocca tra un bacio e l'altro.
Senti i rumori umidi di quel bacio profondo che Michela sta dando al tuo amico di cinquant'anni, mentre dietro di lei Alessandro è passato all'azione animalesca. Ha affondato il viso tra le sue chiappe e ora la sua lingua lavora freneticamente, alternandosi tra la fica bagnatissima e quel buco del culo che sembra attirarlo come un magnete. Le sue dita accompagnano il movimento, allargando e massaggiando, sentendo Michela vibrare tutta sotto quel doppio attacco. «Guarda come me la bevo, Marco...» mormora Alessandro tra un colpo di lingua e l'altro, con la faccia sporca del piacere di tua moglie. «La Reggggina è un vulcano stasera. Senti come spinge contro la mia bocca!» Roberto non risponde, è troppo impegnato a perdersi nella bocca di Michela e nel sapore dei suoi seni, ma il modo in cui le sue dita affondano nella carne di lei dice tutto quello che le parole non possono esprimere. Tu sei lì, dietro di lei, le tue mani ancora sulle sue spalle, e senti Michela inarcarsi, prigioniera e regina allo stesso tempo di quel divano marrone. Il calore che emana il suo corpo è ora un incendio che sta divampando tra le mani dei tuoi migliori amici. Vedi perfettamente dalla tua posizione come il silenzio del salone venga squarciato dal rumore della zip di Roberto. Lui si stacca dal bacio, il respiro corto e gli occhi lucidi, e con un movimento quasi d'urgenza libera il suo cazzo: è durissimo, teso, con la cappella già bagnata e lucida di un umore che testimonia tutta l'eccitazione accumulata in cinquant'anni di attesa.
Michela rimane un istante immobile, a pecora tra i due, con lo sguardo fisso su quel pezzo di carne che le pulsa davanti al viso. Prima di muoversi, solleva gli occhi verso di te, cercandoti dietro lo schienale del divano. Tu non dici una parola, ma il tuo sguardo è un comando assoluto, una benedizione al suo desiderio di sconsacrare definitivamente l'amicizia con Roberto.
Ricevuto il tuo segnale, Miky si trasforma. Con la sapienza di chi sa esattamente come mandare un uomo in paradiso, allunga le mani e afferra l'asta di Roberto, iniziando a scorrerci sopra mentre la sua lingua si dedica alla cappella, leccandola avidamente. Poi, senza più esitazioni, apre la bocca e se lo infila dentro tutto, iniziando una pompa strepitosa. Senti il rumore umido della sua gola che accoglie Roberto, mentre lui butta la testa all'indietro contro lo schienale, gli occhi chiusi in un'estasi che lo sta portando al limite.
«Dio... Michela...» rantola Roberto, le mani che gli affondano nei capelli di lei per guidare il ritmo, mentre il suo bacino ha dei sussulti involontari verso quella bocca miracolosa.
Intanto, dietro di lei, Alessandro è fuori controllo. Vedere la "Reggggina" che si prende il cazzo di Roberto lo ha fatto imbestialire di piacere. Ha la faccia letteralmente sepolta tra le sue natiche sode; sta mangiando la fica e il buco del culo di Michela con una voracità animalesca. La sua lingua entra ed esce, sbatte contro la carne bagnata di lei, mentre le sue mani tengono le chiappe spalancate per non perdere nemmeno un millimetro di quella visione. Miky è al centro di un ingranaggio perfetto: davanti ha il piacere di Roberto che le riempie la bocca, dietro ha la lingua di Alessandro che la sta scavando, e sopra ha le tue mani che le stringono le spalle, ricordandole che tutto questo è merito tuo. Il divano di pelle marrone scricchiola sotto il peso di questa lussuria collettiva, mentre l'odore del sesso copre ormai definitivamente quello del whisky.
Vedi perfettamente dalla tua posizione come il ritmo nel salone sia diventato martellante, viscerale. Roberto è ormai in un altro mondo: con le mani affondate tra i capelli di Michela, sta letteralmente scopando la sua gola, spingendo con il bacino con una foga che non gli avresti mai attribuito. Senti il rumore della gola di tua moglie che accoglie quei colpi profondi, mentre lei, con gli occhi sbarrati dietro gli occhiali, lo asseconda con una devozione animalesca. Ma è quello che succede dietro che ti mozza il fiato. Alessandro si alza dal divano, col fiato corto e gli occhi che brillano di una luce predatoria. Libera il suo cazzo, che appare massiccio, venoso, teso allo spasmo. Non cerca la fica, che ormai è un lago di piacere; il suo sguardo è fisso su quel fiorellino rosa, stretto e intatto, che spicca tra le natiche sode di Michela.
Con una calma olimpica che mette i brividi, Alessandro si posiziona. Senti il fruscio della pelle contro la pelle mentre lui appoggia la cappella lucidissima proprio contro il buco del culo di tua moglie. È una zona vergine, strettissima, che non ha mai conosciuto una violazione del genere da parte di un estraneo, e meno che mai da un amico di cinquant'anni. «È stretto, Marco... è strettissimo,» mormora Alessandro, la voce che vibra di un rispetto quasi crudele. «Miky, guardami... sto per prenderti dove nessuno ha mai osato entrare.»
Michela, nonostante abbia la bocca piena di Roberto, emette un mugolio soffocato, un misto di paura ed eccitazione pura. Senti il suo corpo irrigidirsi per un istante mentre Alessandro, con una dolcezza metodica, inizia a spingere. La punta del suo cazzo preme contro lo sfintere, che oppone resistenza, disegnando una corona di tensione sulla pelle ambrata. Lui non forza, aspetta che lei si abitui al calore e alla pressione. Con la mano sinistra le accarezza il fianco, mentre con la destra guida l'asta, cercando di farla scivolare millimetro dopo millimetro. Vedi la pelle del buco del culo di tua moglie tendersi, schiarirsi sotto lo sforzo di accogliere quel diametro così importante. Roberto, sentendo la tensione di Michela aumentare, rallenta il ritmo nella sua bocca, fissando con gli occhi sgranati l'amico che sta per compiere il sacrilegio definitivo dietro di lei.
«Entra, Ale... faglielo sentire tutto,» sussurri tu da dietro lo schienale, mentre le tue mani stringono le spalle di Michela per tenerla ferma, per aiutarla a sopportare l'invasione.
Vedi perfettamente dalla tua posizione il momento in cui la resistenza cede. La cappella di Alessandro scivola finalmente oltre l'ingresso del buco del culo di tua moglie con un rumore umido, quasi un sospiro della carne che si arrende. La pelle rosea dello sfintere si tende al massimo, diventando quasi bianca mentre accoglie il diametro massiccio dell'asta. Alessandro non ha fretta. Con una calma olimpica, continua a spingere, godendosi ogni millimetro di quella violazione sacra. Il cazzo entra lento e inesorabile, sparendo in quel varco strettissimo che sembra non volerlo più lasciare andare. Senti le natiche di Michela vibrare, i muscoli delle sue cosce tesi allo spasmo mentre lei cerca di accogliere quella pienezza che la sta invadendo nel punto più segreto. Michela emette dei gridi soffocati, dei suoni che le muoiono in gola perché è ancora occupata a contenere la spinta di Roberto. È prigioniera: davanti la gola piena e dietro quella pressione che la sta aprendo in due. I suoi occhi, dietro gli occhiali leggermente storti per il movimento, sono lucidi, persi tra il dolore dell'invasione e il piacere di essere finalmente sconsacrata dai vostri amici di una vita.
Tu, dietro di lei, sei arrivato al limite. Non riesci più a restare solo a guardare; la vista di quel cazzo che entra nel buco del culo di tua moglie e di quell'altro che le scopa la gola è stata la scintilla finale. Ti tiri fuori il cazzo anche tu, durissimo e pulsante, sentendo l'aria fresca del salone sulla pelle bollente. Le tue mani, ancora sulle spalle di lei, ora stringono con una foga diversa, mentre ti godi la visuale di Alessandro che, arrivato finalmente fino in fondo, inizia a dettare un ritmo dolce, lento, ma assolutamente inesorabile.
«Dio, Marco... è strettissima, mi sta mangiando vivo,» ansima Alessandro, iniziando a muovere il bacino con una cadenza ipnotica, facendo scricchiolare la pelle del divano a ogni spinta.
Roberto, vedendoti col cazzo in mano dietro Michela, accelera il ritmo nella sua bocca, come per partecipare a quella sinfonia di carne che sta travolgendo tua moglie da ogni lato.
Vedi perfettamente dalla tua posizione come l'aria del salone sia ormai satura, elettrica, quasi irrespirabile. Alessandro ha rotto gli indugi: ora che il buco del culo di Michela ha ceduto e si è modellato intorno alla sua asta, ha smesso di essere dolce. Ha iniziato a stantuffarla con una foga brutale, colpi secchi e profondi che fanno rimbalzare quelle natiche sode e carnose contro il suo bacino con un rumore di carne che sbatte ininterrottamente. Miky è in uno stato di trance erotica totale. Il dolore dell’invasione anale si è trasformato in un piacere lancinante che le fa inarcare la schiena come una corda tesa. Tu non resisti più: ti sposti di scatto accanto a Roberto, piazzandoti proprio davanti al viso di tua moglie. Lei, con gli occhi sbarrati e lucidi di lacrime e lussuria, si ritrova con due cazzi che le pulsano a pochi centimetri dalle labbra mentre dietro Alessandro la sta letteralmente demolendo. Con una voracità che non le avevi mai visto, Michela inizia a dedicarsi a entrambi. Passa dalla cappella di Roberto alla tua, leccando, succhiando, alternando le bocche in una danza frenetica mentre i colpi di Alessandro la spingono in avanti, verso di voi. È un’immagine devastante: la Reggggina di Novara, nuda con solo i tacchi e il reggiseno bianco aperto, che serve i suoi tre uomini contemporaneamente. Poi, il momento del crollo. Alessandro emette un ruggito roco, le sue mani artigliano i fianchi di Michela finché le nocche non diventano bianche e urla: "Cazzo Miky... sto esplodendo... ti riempio il culo di sborra, te lo riempio tutto!" Quelle parole sono il segnale. Alessandro spinge fino in fondo, inchiodando il bacino contro il suo sedere, e senti il suo piacere che inonda l'intestino di tua moglie in un getto interminabile. Nello stesso istante, tu e Roberto non riuscite più a trattenervi. Vi avvicinate alla sua bocca spalancata e scaricate contemporaneamente dei getti violentissimi di sborra calda.
Michela spalanca la gola, cercando di accogliere tutto quel seme, il tuo e quello del vostro amico di cinquant'anni. Lei cerca disperatamente di non perderne nemmeno una goccia, deglutendo con foga mentre sente, contemporaneamente, il calore di Alessandro che le preme e le cola dentro da dietro.
Dopo questo momento di intensità estrema, Michela rimane per qualche istante immobile, cercando di riprendere fiato mentre la tensione nella stanza inizia lentamente a calare. Il silenzio torna a farsi sentire, rotto solo dal suono del respiro pesante di tutti i presenti.
Il silenzio che segue l'esplosione è quasi più assordante delle urla di poco prima. L'aria nel salone è densa, pesante, satura dell'odore del sesso, del whisky e di quel sudore che ora brilla sulla pelle ambrata di Michela. Lei rimane lì, immobile, accasciata sul divano di pelle marrone, con i capelli spettinati che le coprono metà del viso e gli occhiali scivolati sulla punta del naso.
È sporca dei vostri umori, un marchio collettivo che le cola sul mento e le preme dentro il buco del culo, ancora aperto per la foga di Alessandro. Voi tre siete lì intorno a lei, con i pantaloni calati e i cazzi che, ormai barzotti e lucidi, si stanno lentamente riposando dopo lo sforzo. Roberto ha ancora il fiato corto, una mano appoggiata alla spalla di Miky come a volersi assicurare che sia tutto vero; Alessandro è seduto sul bordo del divano, la faccia stanca ma con uno sguardo di una soddisfazione primordiale.
Poi, improvvisamente, l'assurdità della scena ci colpisce tutti. La TV è ancora accesa, il cronista sta parlando dei minuti di recupero di una partita che nessuno di noi sa più come sia finita. Ci guardiamo negli occhi, noi tre amici da cinquant'anni, e poi guardiamo Michela, la "Reggggina" sconsacrata che ci sorride con un'espressione che non dimenticheremo mai. Scatta una risata. Prima sommessa, poi un boato liberatorio che scioglie l'ultima traccia di tensione. È una risata complice, nervosa, la risata di chi sa di aver appena dato fuoco al manuale delle regole. «Cazzo ragazzi...» dice Alessandro, asciugandosi la fronte con il dorso della mano mentre guarda il suo cazzo sporco. «Mi sa che le prossime cene di Natale saranno un filo diverse dal solito.»
Roberto scuote la testa, ridendo e guardando te, Marco. «Diverso? Ale, dopo stasera le nostre amicizie non saranno mai più le stesse. Abbiamo appena superato un confine da cui non si torna indietro... e la cosa peggiore è che non vedo l'ora di rifarlo.» Michela si tira su a fatica, incurante degli umori che le rigano le cosce e il petto. Vi guarda a uno a uno, poi si stringe nelle spalle con una sfrontatezza regale, nonostante sia quasi nuda e sporca del vostro seme. «Beh,» dice lei con un tono quasi scherzoso, ma con gli occhi che bruciano ancora. «Spero almeno che la Juve abbia vinto, altrimenti tutto questo lavoro per consolarvi sarà stato inutile.»
Vi scambiate un ultimo sguardo, quello definitivo. Il legame tra voi tre si è fuso in qualcosa di nuovo, di più sporco e profondo, con Michela come centro di gravità permanente del vostro nuovo mondo. È nuda, con la seta della camicetta ormai ridotta a uno straccio umido appoggiato sulle spalle e il trucco leggermente sbavato che le dà un’aria ferocemente vissuta. Alessandro e Roberto si stanno ricomponendo, ma le mani tremano ancora un po’ mentre allacciano le cinture. C’è quel misto di imbarazzo primordiale e cameratismo assoluto.
Marco ti avvicini a Michela, le metti una mano sulla nuca e la spingi dolcemente verso i tuoi amici che stanno per uscire."Beh," dici con un sorriso sghembo, guardando Ale e Roby negli occhi, "direi che la Juve stasera è passata decisamente in secondo piano. Vi accompagno alla porta?"
Michela non si copre. Resta lì, con le gambe ancora tremanti, a godersi lo sguardo dei due uomini che ora la fissano non più come la "moglie dell'amico", ma come la loro preda comune.
Alessandro fa un passo avanti. È il più grande dei due, quello che per cinquant’anni ha mantenuto un contegno quasi fraterno con Michela, ma stasera qualcosa si è rotto per sempre.
Proprio mentre Marco apre il portone blindato, Alessandro si ferma. Guarda Marco, quasi a chiedere un ultimo, tacito permesso, e poi si volta verso di lei. Michela è lì, appoggiata allo stipite del corridoio, con la camicetta di seta aperta che pende dalle spalle e quegli occhiali da vista che ora sembrano un trofeo di guerra sopra un viso stravolto dal piacere. Senza dire una parola, Alessandro le afferra il mento con la mano pesante. Non è un gesto delicato. Le solleva il viso e la bacia con una foga improvvisa, un bacio profondo, umido, che sa ancora di loro tre. La lingua di Alessandro cerca quella di Michela con prepotenza, mentre la mano libera scende rapida a stringerle una chiappa nuda, marchiando ancora una volta il territorio.
Roberto osserva la scena col respiro corto, con la giacca in mano e il cazzo che minaccia di risvegliarsi sotto i pantaloni appena chiusi. Tu, invece di gelosia, provi una scossa elettrica: vedere l'amico d'infanzia che si prende quell'ultima libertà sulla porta di casa tua, con tua moglie che risponde al bacio gemendo piano, è la conferma che il "Patto" è sigillato col sangue e con lo sperma.
"A domani, Miky," sussurra Alessandro staccandosi appena, con un filo di saliva che ancora li unisce. "Non sognare solo Marco stanotte." Un cenno d'intesa tra gli uomini e la porta si chiude. Il click della serratura rimbomba nel silenzio improvviso dell'appartamento. Marco ti giri verso Michela. Lei è rimasta immobile, col fiato corto, lo sguardo fisso sulla porta chiusa e una goccia di sperma di Alessandro che, lentamente, le cola lungo l'interno della coscia, residuo di quella "stantuffata" anale che l'ha segnata nel profondo. Tu guardi Michela, ancora appoggiata alla porta, con quel rivolo che segna la coscia e lo sguardo perso nel vuoto. Non dici una parola, ti limiti a raccogliere il telefono di lei dal tavolino e glielo porgi. I tuoi occhi incrociano i suoi, carichi di una complicità che non ha più bisogno di schermi o finzioni; è la consapevolezza di chi ha appena visto la propria donna trasformarsi sotto le mani dei propri migliori amici.
Michela prende il cellulare con le dita ancora leggermente tremanti, mentre i tacchi alti picchiettano incerti sul pavimento. Si siede sul bordo del divano di pelle, lo stesso dove pochi minuti prima Alessandro e Roberto la reclamavano. Con un gesto deciso ma elegante, apre WhatsApp e crea il gruppo, selezionando i contatti dei "fratelli" di una vita. Mentre lei scrive, tu le resti accanto, osservando il display. La foto del profilo è un colpo di genio: i suoi piedi nei sandali tacco 8, accanto al mucchio bianco dei jeans dismessi, un’immagine che trasuda il sesso appena consumato senza mostrarlo.
Poi, il messaggio: Gruppo: "Il Salotto di Novara"
"Ho appena finito di riordinare... o almeno ci ho provato. Ma l'aria qui in casa è rimasta 'pesante' e la seta della mia camicetta è irrecuperabile. Grazie per la serata, ragazzi. Soprattutto per avermi ricordato che dopo cinquant'anni di amicizia, ci sono ancora moltissime cose di voi che non avevo mai...approfondito. A presto. M." Le doppie spunte diventano subito blu, un segnale elettrico che attraversa la città. Tu senti il battito del cuore accelerare quando vedi la scritta "Alessandro sta scrivendo..." seguita subito da quella di Roberto. Il patto è uscito dalle mura di quella stanza per entrare nelle loro vite quotidiane.
Tu le baci il collo, sentendo ancora l'odore degli amici sulla sua pelle, e sorridi. La partita della Juve è finita, ma il vostro nuovo campionato è appena iniziato.
Mentre il bagliore dello schermo illumina il viso di Michela, ancora arrossato e stravolto, le notifiche iniziano a piovere una dopo l'altra. Tu resti lì, col mento appoggiato alla sua spalla, leggendo in tempo reale la reazione dei tuoi amici. Il primo a rispondere è Roberto, il più pacato, quello che fino a poche ore prima sembrava il più restio a rompere il tabù: "Miky, sono ancora in macchina sotto casa e non riesco ad accendere il motore. Quello che abbiamo 'approfondito' stasera mi ha lasciato senza fiato. Marco, vecchio mio, hai una donna che è un capolavoro. Grazie per averci aperto la porta di casa... e non solo quella."
Passano pochi secondi e arriva il messaggio di Alessandro. Lo stile è diverso, più asciutto, ancora carico di quell'adrenalina prepotente che ha mostrato sulla porta:
"La seta si ricompra, Michela. Ma il sapore che mi è rimasto addosso non ha prezzo. Quel salotto per me è diventato un santuario. Marco, non credo che riuscirò a guardarti in faccia domani al bar senza sorridere come un idiota. Buonanotte a voi... se riuscite a dormire."
Michela lancia un piccolo sospiro, un misto tra un brivido e un sorriso di trionfo. Spegne lo schermo, lasciando il telefono a faccia in giù sul divano, come a voler sigillare quelle parole. Si gira tra le tue braccia, nuda e segnata dai loro umori, e ti guarda negli occhi con una profondità nuova.
"Il patto è scritto, Marco," sussurra, passandoti una mano dietro la nuca. "E ora sanno tutti e due che la loro 'professoressa' è la troia più felice di Novara."
Tu la stringi forte, sentendo il calore del suo corpo che ancora vibra. La casa è tornata silenziosa, ma è un silenzio carico di promesse.
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Mitch,
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Ingannato e cornuto.
Mi chiamo Marco, ho 37 anni, sono di media statura, capelli neri, occhi scuri, fisico assolutamente normale. Dopo due anni di fidanzamento, sei anni fa, ho sposato Alessia, una bella donna mia coetanea, alta quanto me, con un bel seno di una quarta misura, un bel ventre piatto ed un bel culetto a mandolino, che sovrasta cosce lunghe e ben tornite. Alessia è una bella donna, dal carattere forte, abbastanza dominante ed io l’adoro. Sono follemente innamorato di lei e, ogni volta che posso vederla contenta, per me è motivo di grande gioia. Sessualmente parlando, siamo una coppia abbastanza attiva. Non era vergine quando l'ho conosciuta, ma neanche troppo esperta. Le piace succhiare bene il cazzo, così come le piace farsi leccare dappertutto. Le piace esser scopata bene ed a fondo, anche se non mi ha mai dato il culetto, perché la prima volta che ha provato, ne è rimasta delusa, perché il tizio che, per la prima volta ha provato ad aprire il suo buchetto, lo aveva fatto in maniera sbagliata e davvero maldestra. Al di là di questo, mi piace vederla godere; da un po' di tempo, è maturato in noi il desiderio di mettere un po' di brio nel nostro rapporto e, per farlo, Alessia mi ha detto che la soluzione migliore sarebbe quella di uno scambio di coppia. Ho sorriso e le ho detto che mi sarebbe piaciuto incontrare una coppia con cui lei fosse abbastanza propensa al rapporto anale, in considerazione del fatto che, da quella delusione, non propenderebbe a provare ancora una simile esperienza. Naturalmente mia moglie ha sorriso ed ha detto che la cosa era più che giusta. Abbiamo creato un profilo su un sito di incontri, postando alcune foto di mia moglie e, poiché sono impegnato un po' più di lei nel lavoro, è lei che ha gestito il profilo. Dopo esser stati subissati da una valanga di messaggi, principalmente da parte di singoli, alla fine abbiamo fatto una notevole cernita e la sua scelta è caduta su di una coppia che, in qualche modo, era riuscita ad incuriosirla. Lui, Enrico, fisicamente un po' più prestante, Katia sua moglie una bella donna dai capelli rossi naturali ed un bel seno, entrambi più o meno della nostra età, ma, soprattutto, era precisato che a Katia piaceva molto il sesso anale. Ho visto alcune foto ed ho anche visto come Alessia è rimasta piacevolmente incuriosita dal fatto che Enrico aveva un bel membro, sicuramente più grosso del mio, oltreché più lungo. Questa cosa, unita al fatto che lei era propensa all'anale, ci ha convinto a sceglierli come coppia. Abbiamo preso a scambiare con questa coppia una fitta rete di messaggi e, alla fine, ci siamo trovati d'accordo a realizzare un incontro. Poiché abitano lontano da noi, abbiamo deciso di incontrarci a metà strada e prendere due camere in un albergo. L'idea era che le nostre donne sarebbero rimaste in camera, a prepararsi per la serata, mentre io e lui ci saremmo incontrati nel bar dell'albergo e, dopo aver bevuto un drink, ci saremmo scambiati le nostre chiavi, cosicché ognuno avrebbe passato la notte con la moglie dell'altro. Mi sembrava una cosa un po' azzardata uno scambio così diretto, ma Alessia era eccitata ed un po' anche nervosa, ma, nonostante questo, ha insistito perché il tutto avvenisse proprio in quel modo. Nel preparare il bagaglio ho visto che mia moglie aveva avuto particolare cura nel portare con sé un completo intimo molto bello, costituito da un reggiseno in pizzo nero, un perizoma sottilissimo, quasi invisibile, un reggicalze, calze velate nere, scarpe dal tacco alto sottile da 12 ed una vestaglia leggerissima e trasparente, che le conferiva un'aria ancor più seducente. Dentro di me speravo che anche Katia avesse la stessa attenzione nei miei confronti, per rendere la nostra serata veramente speciale, oltreché erotica. Il giorno convenuto ci siamo recati nell'albergo dove avevamo prenotato le camere e, subito dopo, ho lasciato mia moglie a farsi la doccia e vestirsi per la serata, e sono sceso di sotto, al bar. Prima di uscire le ho dato un bacio e lei mi ha detto che dovevo solo pensare a divertirmi. Ero eccitato e, nello stesso tempo, contento di sapere che lei si sarebbe divertita di sicuro con quel grosso membro che avevamo visto in foto. Sono sceso nel bar dell'albergo e subito ho incontrato Enrico, che mi stava aspettando. Ci siamo seduti ad un tavolo e, mentre stavamo sorseggiando un paio di drink, ho notato che era abbastanza emozionato, per cui ci siamo messi a parlare un po' della serata.«Alessia è alquanto e nervosa, ma, se riesci a farla rilassare, ti assicuro che è una donna fantastica. Spero che sarai un amante premuroso e la farai godere molto, perché desidero che il suo piacere sia totale con te. Voglio sperare che la farai godere molto e, se la tua dotazione è quella che ho visto in foto, son sicuro che mia moglie godrà parecchio.»Lui ha sorriso e mi ha detto che anche Katia era un po' tesa e nervosa, ma era anche molto eccitata all'idea di passare una serata completamente diversa.«Mia moglie si scalda facilmente e, soprattutto, adora succhiare un bel membro... è una fanatica del rapporto anale.»Ho sorriso e gli ho risposto che Alessia questa cosa non la praticava, perché la precedente esperienza era stata molto deludente. Siamo rimasti una ventina di minuti a chiacchierare, poi è giunto il momento di scambiarci le chiavi e così ci siamo diretti in ascensore. Gli ho detto che mia moglie era nella stanza al secondo piano e lui mi ha detto che invece la sua era in una stanza all'ultimo. Quando è sceso dall'ascensore, mi ha sorriso e io ho continuato a salire fino al suo piano. Prima di uscire ho ricevuto un messaggio sul mio cellulare: era di Katia, sua moglie.“Per cortesia, puoi aspettare una decina o più di minuti ancora, perché vorrei finire di fare la doccia, bere qualcosa e rilassarmi un attimo, in quanto mi sento un po' tesa e non vorrei rovinarmi la serata.”Ho cercato lungo il corridoio il numero della sua stanza, poi ho visto che, un po' oltre, vi era un terrazzo; così sono uscito fuori ed ho aspettato con calma che il tempo passasse. Dopo più di una decina di minuti, mi son avvicinato alla porta, ho bussato educatamente e poi ho aperto con la chiave: sono entrato. Le luci erano spente e le tende aperte, lasciando entrare la luce della luna e degli edifici vicini, ma qualcosa non andava. La stanza era completamente vuota. Ho acceso la luce, sono andato a controllare in bagno, poi sono tornato nella stanza e la mia attenzione è stata attirata da un biglietto lasciato in bella vista sul letto.«Marco scusami, ma mia moglie questa sera non è potuta venire… ti assicuro che non volevo tirarti un bidone, ma… spero che non vorrai rovinare il divertimento di tua moglie a causa di questo. Ti assicuro che ti farò divertire con lei alla prima occasione, però ora, ti prego, reggi il gioco!»Il sangue mi ribolliva nelle vene. Ero in una stanza d'albergo vuota, mentre un altro uomo stava scopando mia moglie. Sono rimasto immobile, pietrificato, e per un lungo istante non sapevo cosa fare. Ero furioso e deciso a correre nella mia camera e a prenderlo a pugni, per avermi raggirato. Ho fatto un profondo respiro ed ho detto che quella era la soluzione migliore. Sono sceso sperando di esser ancora in tempo per impedire che mia moglie scopasse con lui. Giunto davanti alla mia porta, sono stato contento di aver la seconda chiave e così sono entrato: mi son trovato davanti alla dura realtà! Mia moglie Alessia, a cosce spalancate e piedi svettanti in alto, mentre un uomo la penetrava con colpi molto profondi; lei sembrava gradire non poco. Ho visto quel grosso membro, che mi è sembrato ancor più grande rispetto alle foto, che la pompava con estremo vigore e sentivo mia moglie che godeva ed urlava di piacere, come non l’avevo mai vista fare. Quando mi ha visto è rimasta un po' stupita.«Oh, amore, che idea fantastica è stata questa dello scambio di coppia; spero che con Katia ti sia divertito, perché io, con Enrico, sto godendo tantissimo!»Era sconvolto e nello stesso tempo anche eccitato, perché la vedevo godere. Anche lui si è girato verso di me.«Marco, spero che ti sarai divertito con mia moglie; deve averti fatto godere bene, se sei già venuto via. Lo sai che tua moglie è fantastica e sta godendo alla grande.» Ero davvero sbalordito! Sensazioni contrastanti si alternavano dentro di me e mi spingevano tra il furore alla rabbia; intanto avvertivo anche una forte eccitazione e non riuscivo ad esternare nulla. Per un attimo mi sono reso conto che il fatto di esser stato ingannato, mi infastidiva moltissimo, ma, nello stesso tempo, non ero sicuro di volerlo rivelare a mia moglie. Come spiegarle che, in un attimo, ero diventato cornuto? E poi, lei stava veramente godendo e, in fin dei conti, questa era la cosa che più mi stava a cuore. Se una simile cosa fosse venuta a sua conoscenza, probabilmente non avrebbe più voluto far lo scambio di coppia e, perciò, dentro di me, ho deciso di tacere ed ho visto che Enrico se ne deve esser reso conto, perché mi ha guardato con un certo sorrisetto ironico, mentre continuava a pompare mia moglie. Non so come, ma il piacere di veder mia moglie godere ha preso il sopravvento e il mio cazzo si è indurito ancor di più mentre vedevo mia moglie sbattuta da quel maschio con colpi fortissimi, che la stavano facendo impazzire. Enrico ha continuato a recitare la sua parte.«Considerando che mia moglie ti ha lasciato usare il suo culetto, sicuramente ti sarai divertito molto se hai finito così in fretta!»Mentre diceva questo, è uscito da mia moglie e si è messo di lato, facendola girare verso di me, con le spalle rivolte verso di lui; ho visto la sua figa ridotta ad una vera voragine! Non l'avevo mai vista così aperta! Subito dopo, mi son reso conto che lui ha avvicinato il suo grosso membro al buchetto di mia moglie.«Marco, non ti dispiacerà se io adesso provo a ricambiare il piacere!»Son rimasto a bocca aperta soprattutto perché ho visto che mia moglie mi ha guardato con occhi che esternavano tutto il suo languore.«Oh, amore, mi sembra giusto così! Se lei ti ha fatto godere nel suo culetto, è giusto che anch'io gli offra il mio, in virtù del fatto che mi ha fatto godere tantissimo e sono così rilassata, che di sicuro non proverò dolore.»Ho guardato mia moglie veramente incredulo; cazzo, in tutti questi anni, non mi ha mai permesso di farle il culo ed ora se lo lasciava slargare per bene da questo cazzo mostruoso, che ho visto lentamente scivolare dentro di lei, un centimetro dopo l'altro, con estrema delicatezza, ma anche in maniera molto risoluta. Ho visto Alessia fare qualche leggera smorfia di dolore, ma, in ogni caso, lui in maniera molto delicata, le è penetrato tutto dentro. Mia moglie mi ha sorriso e mi ha chiesto di avvicinarmi a lei.«Tesoro, vieni qui, vicino a me e tienimi la mano, mentre lui finalmente mi apre il culo come si deve!»Mi son avvicinato ed ho preso la mano di mia moglie; ho osservato il suo viso, mentre veniva aperta analmente da questo maschio, che in quel momento, tecnicamente parlando, lo stava mettendo in culo ad entrambi. È scivolato bene dentro di lei, è rimasto immobile per qualche istante, così da farla abituare alle sue dimensioni e poi ha iniziato a scoparla alla grande. Alessia ha iniziato a godere in continuazione, un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità e, d'un tratto, mi son reso conto che anche lui era prossimo a venire. Ha continuato a pomparla ancora un po', poi si è tirato fuori, l'ha messa distesa davanti a sé e, dopo essersi sistemato in ginocchio, ha preso a schizzare copiose bordate di sperma, sia in faccia che sul seno di mia moglie. Gliene ha schizzata addosso tantissima! Mai vista tanta sborra addosso ad una persona! Dentro di me, son rimasto affascinato nel vedere mia moglie ricoperta di sborra e questa cosa mi ha, in qualche modo, eccitato particolarmente. Lui mi ha guardato ed ha commentato soddisfatto.«Grazie, per avermi permesso di scopare tua moglie e spero che tu ti sia divertito a coprire di sborra la mia, come io ho coperto la tua!»Ha sorriso e, senza farsi vedere da Alessia, mi ha fatto l'occhiolino. Subito dopo si è rivestito e se ne è andato via, velocemente, mentre Alessia è rimasta sdraiata sul letto completamente ricoperta di sperma. Mia moglie mi ha sorriso, mi ha abbracciato e mi ha baciato in bocca. «Amore, è stata un'esperienza bellissima per me! Spero che lo sia stato anche per te! Amore... sai che ti dico: non mi dispiacerebbe rifarlo!» Subito dopo ha sorriso e allora l’ho aiutata a mettersi in piedi e insieme siamo andati sotto la doccia; l'ho ripulita cercando di eliminare tutto lo sperma che aveva addosso. Sfinita si è sdraiata nel letto e si è addormentata subito, mentre io son tornato in bagno e mi son masturbato, sborrando copiosamente al pensiero di quanto mi era piaciuto veder mia moglie montata e ricoperta di sperma. Non abbiamo più incontrato Enrico e non ho mai visto sua moglie, anche se abbiamo fatto di nuovo lo scambio di coppia, ma questa volta anziché le chiavi delle camere ci siamo scambiati le mogli ad un tavolo del bar; anche se per me vedere Alessia montata, rimane sempre una delle cose più belle che ci siano.
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baxi18,
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Miky e la prima volta in un Club Privè
L’appartamento di Milano sembra quasi troppo silenzioso, ma è un silenzio carico di elettricità. State per fare qualcosa che non avete mai fatto da soli: varcare la soglia di un club privè.Miky è davanti allo specchio della camera da letto. La luce delle abat-jour è calda, riflette la sua figura con una precisione che quasi intimidisce. Ha scelto un abito nero a tubino, di una seta così pesante da sembrare scolpita, lungo fin sotto il ginocchio. Davanti è castigato, con uno scollo a barchetta che esalta il collo lungo, ma la schiena è completamente nuda fino alla base della colonna vertebrale. Si volta verso di te mentre allaccia un sandalo dal tacco vertiginoso."Marco... sei sicuro?" sussurra. C'è una punta di esitazione nella sua voce, un riflesso della Michela "borghese" che ancora lotta con la predatrice vista sul lago. "Non sono mai stata in un posto del genere. Cosa penseranno? Cosa ci chiederanno di fare?" Mentre parla, si sistema il vestito e, per un istante, la seta scivola rivelando il contrasto che avevi chiesto: sotto quel rigore esteriore, il pizzo nero di una brasiliana finissima e un reggiseno a balconcino che sostiene il suo seno maturo con una malizia che solo tu conosci. È il suo segreto, la sua armatura trasgressiva.Tu la guardi e senti quel misto di protezione e voglia di vederla esposta. Le tue mani tremano leggermente mentre ti sistemi la camicia. Il dubbio è normale: è il confine tra il desiderio e la realtà."Andremo lì solo per guardare, se è quello che vuoi," le dici, ma entrambi sapete che è una bugia. Il navigatore segna la destinazione. Un portone di ferro anonimo, nessuna insegna luminosa, solo un piccolo citofono e una telecamera che vi osserva. L'aria di Milano è umida. Miky ti stringe il braccio con forza. La sua mano è fredda."Ho il cuore a mille," confessa mentre vi avvicinate al citofono. "Mi sento come se stessi andando al patibolo... o a un’incoronazione." Il portone scatta con un ronzio metallico. Oltre la soglia, un corridoio buio illuminato da candele profumate porta a una reception di velluto rosso dove un uomo imponente, in completo scuro, vi accoglie con un cenno del capo professionale e distaccato. "Buonasera. Benvenuti. È la vostra prima volta?"L’uomo alla reception sorride in modo cordiale, un sorriso addestrato a mettere a proprio agio chiunque. Il contrasto tra la sua formalità e l'idea di ciò che accade oltre quelle porte rende l'aria quasi densa, difficile da respirare. Tu senti il braccio di Miky che preme contro il tuo; è una pressione costante, un modo silenzioso per chiederti protezione. Ti schiarisci la voce, cercando di dominare quel leggero tremolio che senti fin nello stomaco. "Guardi, rispondo con sincerità... sì, è la nostra prima volta," dici all'uomo, cercando il suo sguardo. "Sa com'è... siamo un poco indecisi. Non sappiamo bene come muoverci o cosa aspettarci, vorremmo fare le cose con estrema calma."Miky scocca un'occhiata grata verso di te, visibilmente sollevata dal fatto che tu abbia dato voce ai suoi stessi dubbi. L’uomo fa un cenno rassicurante con la mano."È normalissimo, signore. Molte delle nostre coppie più affezionate hanno iniziato esattamente così. Qui la parola d'ordine è rispetto. Non dovete fare nulla che non vi sentiate di fare. Potete anche solo sedervi al bar, bere un drink e restare a guardare. Siete voi i padroni assoluti del vostro tempo."Mentre parla, porge a Miky una chiave magnetica legata a un braccialetto di seta nera. Lei lo prende con dita leggermente tremanti, facendolo scivolare sul polso. "Se volete," prosegue lui con tono pacato, "potete andare negli spogliatoi a lasciare i soprabiti. Oppure, se preferite, potete entrare così come siete per dare un'occhiata veloce alla sala principale senza sentirvi troppo... esposti." Miky ti si stringe ancora più addosso. "Marco," sussurra avvicinando le labbra al tuo orecchio, "forse è meglio se andiamo nello spogliatoio. Ho bisogno di un momento solo io e te, lontano da sguardi esterni, prima di... prima di uscire allo scoperto." Accompagni Michela verso la zona degli spogliatoi. È un corridoio silenzioso, moquettato, dove il rumore dei suoi tacchi viene assorbito completamente, rendendo l'atmosfera ancora più ovattata e irreale. Trovate la vostra cabina privata; è piccola, accogliente, con un grande specchio a tutta parete e una panca di pelle nera.Miky entra e si chiude la porta alle spalle, emettendo un lungo sospiro. Si appoggia alla porta per un istante, chiudendo gli occhi. "Dio, Marco... il cuore mi batte così forte che mi sembra di averlo in gola," dice con un sorriso nervoso.Si stacca dalla porta e si posiziona davanti allo specchio. Inizia a sbottonare lentamente il cappotto, ma le sue dita sembrano quasi impacciate, tradendo l'emozione. Ti guarda attraverso il riflesso. "Mi aiuti tu? Mi tremano le mani." Ti posizioni dietro di lei. Le tue mani scivolano sulle sue spalle per sfilare il cappotto. Man mano che il tessuto scivola via ed emerge la schiena nuda di Miky, la pelle ambrata e vellutata che contrasta con il nero profondo del vestito di seta. Sotto il tubino, vedi il sottile laccio di pizzo della brasiliana che risale leggermente sui fianchi, un dettaglio che avevate scelto insieme e che ora, in questa stanza, sembra un invito silenzioso.Lei resta immobile, osservando le tue mani che accarezzano la sua pelle nuda mentre adagi il cappotto sulla panca. "Così mi sento... indifesa," sussurra, mentre si sistema i capelli castani spostandoli su una spalla per lasciare il collo libero. "Tutti quelli là fuori mi vedranno così. Saprai che sotto questo vestito c'è solo il pizzo che piace a te... e che sono qui solo perché tu mi ci hai portata." Si volta lentamente tra le tue braccia, restando vicinissima. Il profumo del suo corpo, mescolato alla fragranza che si è messa prima di uscire, ti riempie le narici."Sembriamo due ragazzini al primo appuntamento," ridacchia piano, ma i suoi occhi sono lucidi e fissi nei tuoi, carichi di una sfida sensuale che sta prendendo il posto della paura. "Cosa facciamo adesso? Usciamo subito o.…o abbiamo bisogno di un altro minuto qui dentro, al sicuro?"Ti avvicini ancora di più, annullando ogni spazio tra i vostri corpi. Le tue braccia la avvolgono con decisione, una mano che si posa sulla sua schiena nuda, sentendo il calore elettrico della sua pelle, e l'altra che le accarezza la nuca, affondando tra i capelli.La stringi forte, quasi a volerle trasmettere la tua stessa scarica di adrenalina. Miky abbandona la testa sulla tua spalla per un istante, lasciando andare un respiro profondo che le scuote il petto. Senti il suo cuore battere all'impazzata contro il tuo. "Sei bellissima, Miky," le sussurri all'orecchio, con voce calda e ferma. "In questo momento sei la donna più elegante e desiderabile che abbia mai varcato quella soglia. Non devi avere paura di nulla, perché io sono con te e non ti perdo di vista un secondo." Lei solleva lo sguardo verso di te, i suoi occhi cercano conferme e le trovano nella tua determinazione. Allora ti chini e la baci. È un bacio lungo, profondo, che sa di complicità e di quel segreto che portate sotto i vestiti. È il bacio che le serve per trasformare l'ansia in audacia: senti che le sue labbra, prima contratte, ora si schiudono e rispondono con un’urgenza nuova. Quando vi staccate, lei ha un piccolo rossore sulle guance e lo sguardo più lucido. Si sistema il vestito sui fianchi con un gesto lento, quasi rituale, assicurandosi che la seta segua perfettamente le curve esaltate dalla brasiliana di pizzo. "Ok," dice con un filo di voce, raddrizzando la schiena e assumendo quella postura regale che la rende irresistibile. "Ok, Marco. Sono pronta. Portami dentro."Uscite dalla cabina. Il corridoio ora sembra meno minaccioso. Vi avvicinate alla porta a vetri oscurati che conduce alla sala principale. Senti il battito profondo dei bassi di una musica lounge che vibra sotto i piedi.Varchi la soglia e le luci cambiano: un soffuso blu notte misto a riflessi dorati. L'ambiente è lussuoso, divani di velluto scuro circolari, piccoli tavoli con candele e un bancone del bar in marmo nero che domina la scena. C'è gente, ma non troppa. Qualche coppia sussurra negli angoli, alcuni uomini sono in piedi al bar, e i loro sguardi, inevitabilmente, si posano su di voi non appena entrate. Miky ti stringe il braccio, ma stavolta non è un segno di fuga. È il gesto di chi sta iniziando a godersi l'effetto che fa. Ti dirigi verso il bar con passo calmo, trascinando Miky nel cuore pulsante del locale. Il bancone di marmo nero riflette le luci soffuse e le silhouette degli altri ospiti. È il palcoscenico perfetto: mentre avanzate, senti gli sguardi degli uomini al bancone scivolare su di voi, attirati dal portamento di Michela e dal contrasto tra la sua eleganza composta e l'evidente sensualità di quell'abito che lascia scoperta la schiena.Vi accomodate su due sgabelli alti di pelle. Lei si siede con grazia, incrociando le gambe e lasciando che il tubino si sollevi appena, quanto basta per mostrare la linea perfetta dei suoi sandali. Si aggrappa al bordo del bancone, le nocche leggermente bianche, mentre evita di guardarsi intorno troppo direttamente."Due gin-tonic, per favore," ordini al barman, che vi accoglie con un cenno professionale, abituato a quella miscela di curiosità e tensione che emanano le coppie nuove.Miky ti guarda, il riflesso dei bicchieri brilla nei suoi occhi. "Sento gli occhi di tutti addosso, Marco," sussurra, avvicinandosi a te mentre il barman prepara i drink. "È una sensazione strana... mi fa sentire nuda, ma in un modo diverso rispetto al lago. Qui è tutto più... sottile."Proprio in quel momento, un uomo poco lontano al bancone — sui cinquant'anni, vestito con un abito grigio fumo molto ricercato — solleva leggermente il suo bicchiere verso di voi, un cenno di saluto silenzioso e rispettoso, ma con uno sguardo che indugia sulla scollatura posteriore di Michela un secondo di troppo.Lei se ne accorge. Arrossisce leggermente, ma invece di voltarsi dall'altra parte, prende il suo drink e ne beve un sorso lungo, senza staccare gli occhi dai tuoi."Cosa hai visto nei suoi occhi?" ti chiede a bassa voce, riferendosi all'uomo. "E tu... cosa provi nel vedere che mi guardano così, sapendo cosa porto sotto questo vestito?"Ti avvicini al suo orecchio, tanto che il profumo della sua pelle ti riempie i polmoni, e le parli con una voce bassa, quasi un respiro. "Quell'uomo non sta guardando il vestito, Miky," le sussurri, mentre le tue dita sfiorano appena il bordo della seta sulla sua schiena nuda. "Sta cercando di indovinare cosa c'è sotto. Sta immaginando il pizzo nero della tua brasiliana, sta cercando di capire quanto è sottile la stoffa che ti separa da lui. Gli piace quello che vede, ma lo sta facendo impazzire quello che può solo immaginare."Michela ha un brivido che le percorre tutta la colonna vertebrale. Vedi le sue spalle raddrizzarsi e il suo respiro farsi più profondo, mentre il petto preme contro la seta del tubino. Le tue parole hanno agito come una scossa: la paura si è trasformata istantaneamente in una vanità eccitata."Davvero pensi che stia immaginando il mio pizzo?" risponde lei con un filo di voce, senza staccare gli occhi dai tuoi, ma con un sorriso malizioso che inizia a farsi strada sulle labbra."Dimostraglielo," continui tu, sfidandola dolcemente. "Voltati leggermente, come se volessi solo controllare chi c'è in sala. Offrigli la tua schiena, fagli vedere bene fin dove arriva lo scollo. Lascia che si perda nel tuo riflesso."Miky beve un altro sorso di gin-tonic, poi, con una lentezza studiata che mi sorprende, ruota lo sgabello di pochi gradi. Non guarda l'uomo direttamente, ma inclina il capo di lato, lasciando che i capelli cadano in avanti e rivelino completamente la curva del collo e tutta la nudità della schiena fino al limite proibito del vestito.È un gesto di un’eleganza suprema e, al tempo stesso, di una sfrontatezza assoluta. L'uomo al bancone si blocca con il bicchiere a mezz'aria, catturato da quella visione. Miky lo sa. Sente il peso di quello sguardo e la sua pelle sembra quasi brillare sotto la luce bluastra del club."Mi sento... potentissima e vulnerabile allo stesso tempo, Marco," mormora lei tornando verso di te, con il viso acceso da un rossore delizioso. "È questo che volevi? Vedermi esposta così?"Proprio mentre lei assapora questa nuova sensazione, noti che una coppia, poco distante sul divanetto di fronte al bar, ha smesso di parlare e sta osservando la scena con un interesse evidente. La donna, una bionda sofisticata sui quarant'anni, sussurra qualcosa all'orecchio del suo compagno senza mai distogliere gli occhi da Michela. Ti posizioni dietro di lei, aiutandola a scendere dallo sgabello con un gesto che è metà cavalleria e metà possesso. Le posi una mano sulla parte bassa della schiena, proprio dove la seta finisce e inizia la pelle nuda, e le sussurri:"Miky, non siamo gli unici a divertirci. Guarda quella coppia sul divano... non riescono a staccarti gli occhi di dosso. È il momento di far vedere loro chi è la regina della serata. Cammina verso quel tavolino in fondo, nell'angolo più in ombra. Ma fallo come se questo posto fosse tuo." Lei prende un respiro profondo, si raddrizza e accetta la sfida. Inizia la sua "passerella" attraverso la sala principale. Il rumore dei suoi tacchi sul pavimento lucido scandisce il ritmo di una seduzione silenziosa. Miky cammina con una lentezza studiata, le gambe lunghe che si muovono con grazia sotto il tubino nero, mentre il bacino oscilla appena, quel tanto che basta a far intuire la tensione della brasiliana di pizzo sotto la seta.Senti il silenzio che si crea intorno a voi. Gli sguardi convergono su di lei come riflettori. L'uomo dell'abito grigio al bar si volta completamente per seguirla con gli occhi; la donna bionda sul divano segue ogni centimetro della sua schiena nuda con una curiosità che va oltre la semplice osservazione.Miky non abbassa lo sguardo. Ora che ha rotto il ghiaccio, la sua parte trasgressiva sta prendendo il sopravvento sulla paura. Arrivate al tavolino nell'angolo, una zona più riparata ma con una visuale perfetta su tutta la sala. Ti siedi e lei fa lo stesso, ma invece di accomodarsi normalmente, incrocia le gambe in modo che lo spacco del vestito si apra leggermente più del dovuto, offrendo un riflesso di pelle e pizzo a chiunque passi di lì. "Marco..." mormora, mentre il suo petto si alza e si abbassa velocemente per l'emozione. "Mi tremavano le gambe mentre camminavo, ma sentire i loro occhi... è come se mi stessero toccando. Mi sento sporca e bellissima allo stesso tempo."In quel momento, la bionda della coppia che vi osservava si alza dal suo divanetto e, con una scusa banale — forse per andare verso il bagno o il bar — passa proprio accanto al vostro tavolo, rallentando vistosamente. Il suo sguardo cade indugiando sulle gambe di Miky e poi risale verso di te, con un sorriso d'intesa appena accennato.Mentre la donna bionda si allontana, lasciando dietro di sé una scia di profumo sofisticato e quella muta promessa d'intesa, Miky rimane immobile per qualche secondo. Ha lo sguardo fisso sul bicchiere, ma vedi che le sue dita tamburellano piano sulla superficie scura del tavolo. È in trance agonistica, sospesa tra l'adrenalina della sfida e lo stupore per la propria audacia. "Hai visto, Marco?" sussurra, senza sollevare la testa. "Mi ha guardata. Non come si guarda un'altra donna per giudicarne il vestito... mi ha guardata come se volesse capire quanto sono disposta a spingermi oltre."Si sporge verso di te, invadendo il tuo spazio vitale. Il calore che emana è palpabile. "Quell'uomo al bar, la donna bionda... sanno tutti che siamo 'carne fresca' qui dentro. E io... io inizio a sentire un calore strano, proprio qui," dice posandosi una mano sullo sterno, proprio dove la seta scura del vestito accoglie il suo respiro corto.In quel momento, vedi l'uomo in abito grigio fumo staccarsi dal bancone. Non viene verso di voi, ma si dirige verso una scala laterale, seminascosta da una tenda di velluto bordeaux, che porta al piano superiore, dove le luci sono ancora più basse e i divani più profondi. Prima di sparire dietro la tenda, si volta un'ultima volta e vi lancia un'occhiata d'invito, quasi una sfida silenziosa. Ti alzi lentamente e le porgi la mano. "Andiamo a vedere cosa c'è di sopra, Miky. La sala principale era solo l'antipasto." Lei esita un istante, guarda la tua mano, poi la afferra con una decisione che ti sorprende. Si alza, raddrizza le spalle e si sistema il vestito con un colpo d’anca. Ora non è più la preda che trema: è consapevole che ogni suo movimento è studiato da decine di occhi.Mentre salite i gradini moquettati, senti il contatto della tua mano sulla sua schiena nuda. La sua pelle è calda, quasi bollente. Arrivati in cima, l'atmosfera cambia drasticamente. Non c'è più musica lounge, ma solo un mormorio soffuso, interrotto da qualche sospiro e dal tintinnio di ghiaccio nei bicchieri. Qui le coppie sono più vicine, i corpi si intrecciano nell'ombra. Miky si ferma di colpo. A pochi metri da voi, in un angolo illuminato solo da una candela rossa, una coppia si sta scambiando effusioni molto spinte. L'uomo sta accarezzando la gamba della donna, risalendo molto in alto, mentre lei ha la testa rovesciata all'indietro, gli occhi chiusi.Miky osserva la scena, rapita. Senti il suo braccio che trema leggermente contro il tuo. "Marco... guarda," mormora con un filo di voce. "Lui lo sta facendo davanti a tutti. E a lei... a lei non importa."Ti porti dietro di lei, circondandole la vita con le braccia e appoggiando il mento sulla sua spalla, costringendola a guardare quella scena mentre sente il tuo corpo premere contro il suo. "Non le importa perché sa che ogni sguardo che riceve aumenta il piacere del suo uomo. Proprio come sta succedendo a noi."Le tue mani scivolano lungo i suoi fianchi, sentendo attraverso la seta la consistenza della brasiliana di pizzo. Michela chiude gli occhi e si abbandona contro di te, emettendo un piccolo gemito soffocato.Miky ha un sussulto quando le tue mani scendono con prepotenza verso il suo culo, stringendo con forza le natiche attraverso la seta pesante del vestito. La senti inarcarsi, cercando il contatto con il tuo inguine, mentre il suo respiro si fa roco, spezzato da quella realtà che ora non è più solo immaginata."Cerchiamo un angolo tutto nostro," le soffi nell'orecchio, "voglio vedere come reagisci quando non hai più la scusa della folla a proteggerti." La guidi verso un separé in fondo alla sala, protetto da pesanti tendaggi di velluto che lasciano intravedere solo scorci di penombra. È un divano profondo, quasi un letto, dove la luce arriva solo di riflesso. La spingi con decisione contro lo schienale e lei si accascia, le gambe che si aprono istintivamente, offrendo una visione devastante.Senza dire una parola, le afferri i polsi e glieli blocchi sopra la testa. Con l'altra mano, scendi sulla scollatura a barchetta del vestito. "Questo tubino è troppo castigato davanti, Miky... ma sappiamo entrambi cosa nasconde."Con un gesto brusco, tiri giù la seta, liberando le sue tette sode che balzano fuori dal balconcino di pizzo nero. I capezzoli sono già duri, pronti, che puntano contro il tessuto trasparente della lingerie. Lei emette un gemito strozzato, la testa che scatta di lato mentre guarda oltre la tenda, terrorizzata e al tempo stesso eccitata all'idea che qualcuno possa scorgere la scena. "Marco... qualcuno potrebbe entrare," ansima, mentre tu inizi a morderle il collo, scendendo verso l'attaccatura del seno. "È quello che vuoi, no? Sentirti addosso gli occhi di quegli sconosciuti mentre ti prendo," le rispondi, mentre la tua mano scivola giù, oltre la vita, infilandosi sotto l'orlo del vestito che è risalito fino all'inguine.Le tue dita incontrano subito la seta finissima della brasiliana, ma non ti fermi lì. Sposti il lembo di pizzo di lato, cercando il contatto diretto con la sua figa, che senti già bagnata, calda, pulsante di quel desiderio che ha accumulato per tutta la sera. Michela spalanca gli occhi, un fremito violento le scuote tutto il corpo quando il tuo pollice inizia a lavorare sul suo clitoride con un ritmo insistente. "Sei una troia bellissima stasera, Miky," le sussurri con cattiveria, "mentre sfilavi al bar ridevi dentro, vero? Sapevi che avresti finito la serata con le gambe aperte in un club, con la tua figa bagnata per gli sguardi di gente che non conosci nemmeno." Lei non risponde a parole, ma i suoi fianchi iniziano a spingere contro la tua mano, cercando di affondare ancora di più nelle tue dita. "Sì... sì, guardami," mormora lei, ormai preda del piacere. "Guardami mentre mi godi così... non fermarti." Proprio in quel momento, il velluto della tenda si muove appena. Noti un'ombra che si staglia contro la luce della sala principale: qualcuno si è fermato proprio lì davanti, attirato dai gemiti soffocati di Michela.Afferri Miky per il mento, costringendola a voltare la testa verso l'apertura della tenda. Lei vede l'ombra, una sagoma scura che proietta un profilo maschile contro il velluto rosso. Il suo corpo si irrigidisce all'istante; senti la sua figa avere un sussulto nervoso attorno alle tue dita, una contrazione dettata dal panico che si mescola a un'eccitazione quasi insopportabile."Marco... c'è qualcuno," sussurra lei con la voce rotta, cercando di coprirsi le tette nude con un braccio, ma tu le blocchi di nuovo i polsi. "Lascia che guardi, Miky. Lascia che veda quanto sei bagnata per noi," le rispondi con un tono che non ammette repliche. La tenda viene scostata lentamente. È l'uomo dell'abito grigio, quello del bar. Non entra del tutto, resta sulla soglia, immerso nella penombra. Il suo sguardo scivola avidamente sulle gambe divaricate di Michela, indugiando sul contrasto tra la pelle chiara e il pizzo nero della brasiliana spostata di lato.Miky emette un piccolo lamento, un suono che oscilla tra la vergogna più profonda e un invito disperato. Si morde il labbro inferiore, gli occhi lucidi di lacrime e lussuria. Non ha mai provato nulla di simile: essere esposta così, con la sua figa tra le tue dita, offerta allo sguardo di un estraneo che la divora con gli occhi.L'uomo fa un passo avanti, con una calma studiata. "È una visione magnifica, signore," dice con voce bassa, profonda, rivolgendosi a te ma senza staccare gli occhi dal culo di Miky che preme contro il divano. "Spero di non aver interrotto un momento... troppo privato." Tu non smetti di muovere le dita su di lei, anzi, aumenti il ritmo, costringendo Michela a inarcarsi e a offrire ancora di più il suo petto nudo alla vista. "Voleva solo un pubblico, non è vero Miky?" le chiedi con crudeltà.Lei scuote la testa, ma i suoi fianchi la smentiscono, spingendo con forza contro la tua mano. "Io... io non..." prova a dire, ma lo sguardo dell'uomo, così fisso e carico di desiderio, le toglie le parole. C'è una titubanza palpabile nell'aria; Miky si sente morire per la vergogna, ma la sensazione di essere l'oggetto di una simile bramosia collettiva le sta bruciando ogni residuo di resistenza borghese. L'uomo in grigio si avvicina ancora di un passo, allungando una mano verso il bordo del divano, proprio vicino ai piedi di Miky. "Posso...?" chiede, lasciando la domanda sospesa."Puoi fare molto di più che guardare," rispondi con un tono cupo e possessivo, senza smettere di torturarle il clitoride. "Assaggia pure la sua pelle, ma non dimenticare che è la mia donna."Miky sussulta, un gemito strozzato le muore in gola mentre vede l'uomo in grigio inginocchiarsi lentamente davanti a lei. La sua vergogna è ai massimi livelli: le guance bruciano, gli occhi sono vitrei, persi tra il soffitto scuro e la sagoma dell'estraneo. Ma quando le dita dell'uomo sfiorano la caviglia e iniziano a risalire con una lentezza esasperante lungo il polpaccio, senti che la sua resistenza crolla definitivamente."Oh Dio, Marco..." mormora lei, chiudendo gli occhi mentre la mano dell'uomo raggiunge l'interno della coscia, proprio sopra il bordo dei sandali vertiginosi. L'uomo non parla. Ha il respiro pesante, lo senti ammirare da vicino la grana della pelle di Miky. Le sue mani sono calde, esperte, e risalgono decise finché non arrivano a sfiorare il pizzo nero della brasiliana, proprio a pochi centimetri dalle tue dita che continuano a tormentare la sua figa bagnata.Miky è in preda a un corto circuito sensoriale: le tue dita che la possiedono dall'interno e le mani di uno sconosciuto che le accarezzano le cosce, risalendo fin sotto il tubino di seta. La vedi spalancare le gambe ancora di più, quasi offrendosi a quell'invasione, mentre le sue tette nude sussultano a ogni respiro affannoso."È così... così calda," mormora l'uomo, la voce ridotta a un ruggito basso, mentre con un dito inizia a scostare il pizzo dall'altro lato, specchiandosi nel tuo gesto. Ora la figa di Miky è completamente esposta tra le vostre mani: le tue dita esperte e quelle di lui, che si avventurano curiose tra le pieghe bagnate.Miky inarca la schiena, gettando la testa all'indietro. Non c'è più traccia della Michela del lago; ora è solo un corpo vibrante, una preda che gode nell'essere usata da quattro mani contemporaneamente. "Marco, ti prego... guardami... guarda cosa mi sta facendo..." ansima lei, cercando il tuo sguardo per non annegare nel piacere sporco che le sta regalando l'estraneo.L'uomo in grigio solleva lo sguardo verso di te, un’intesa silenziosa e animalesca brilla nei suoi occhi mentre inizia a leccarsi le labbra, guardando la carne umida di Miky."Guarda cosa gli stai facendo, Miky," le sussurri all'orecchio, mentre con la mano libera le afferri i capelli per costringerla a osservare l'uomo. L'uomo in grigio non se lo fa ripetere. Con un gesto rapido sbottona i pantaloni e libera il suo cazzo, già duro e pulsante, che punta dritto verso il viso di lei. Miky sbarra gli occhi; la titubanza riaffiora per un istante, un riflesso di puro shock davanti a quella virilità sconosciuta a pochi centimetri dal suo naso. Ma il calore delle tue dita che continuano a tormentarle la figa e la pressione del tuo corpo contro il suo la spingono oltre l'ultimo ostacolo."Prendilo, Miky. Dimostragli quanto sei brava," ordini.Lei allunga una mano tremante e avvolge le dita attorno alla carne calda dell'estraneo. Inizia a muoverle con un ritmo incerto che diventa subito più fluido, guidato dal desiderio di compiacerti. L'uomo emette un grugnito di puro piacere, chiudendo gli occhi mentre la mano della tua donna lo lavora con quella dedizione che credevi riservata solo a te.Proprio mentre la tensione nel separé diventa insostenibile, la tenda si scosta di nuovo. La bionda sofisticata dai capelli corti entra con una naturalezza disarmante, seguita dal suo compagno. Non dicono una parola. Lei si ferma in piedi, a braccia conserte, osservando la scena con un sorriso predatore che le illumina il viso. Il suo sguardo cade subito sulle tette di Miky, libere dal vestito e lucide di sudore, per poi scendere sulla tua mano che sparisce tra le pieghe della sua figa bagnata. Miky si blocca, il respiro le si ferma in gola. "Marco..." ansima, vedendo la bionda che si avvicina lentamente al bordo del divano. "Non fermarti, continua a pomparlo," le dici con voce ferma, mentre la bionda si china su di lei.La bionda si avvicina ulteriormente, il suo sguardo magnetico fisso su Miky, che appare sopraffatta dall'intensità del momento. Con un gesto lento e deliberato, la nuova arrivata allunga una mano per accarezzare il profilo del viso di Miky, scivolando poi con le dita lungo il collo fino alla spalla nuda. "È ancora più affascinante da vicino," mormora con un tono vellutato che aggiunge un ulteriore strato di tensione nell'aria già densa della stanza.Miky reagisce al tocco con un fremito, lasciando che il piacere e l'emozione prendano il sopravvento. Si ritrova ora al centro di un gioco di sguardi e contatti: la tua presenza rassicurante e dominante alle sue spalle, l'attenzione dell'uomo che ha di fronte e la curiosità esplorativa della donna bionda che ha appena iniziato a scoprire la sua pelle.Miky è completamente sopraffatta. Mentre la sua mano continua a pompare ritmicamente il cazzo dell’uomo in grigio, la bionda le afferra il volto con entrambe le mani, inchiodandola con uno sguardo che brucia. Poi si china e la bacia: non è un bacio timido, è un’invasione. Le loro lingue si intrecciano con ferocia, e Miky emette un gemito soffocato contro le labbra della donna, mentre le mani della bionda scivolano con prepotenza sulle sue tette, strizzando i capezzoli duri e facendola sussultare. In quel momento, il compagno della bionda ti si avvicina. Ha lo sguardo fisso sulla figa di Miky, che continua a pulsare attorno alle tue dita. "Lasciami il posto" ti sussurra con un tono carico di bramosia, "voglio sentire quanto scotta questa piccola preda." Tu ti scosti di pochi centimetri, ma rimani lì, a guardare tutto dall'alto, mantenendo il controllo. L'uomo si avventa sulle gambe di Miky: con una mano le allarga brutalmente le cosce, esponendo la sua intimità bagnata alla luce fioca della stanza, mentre con l'altra inizia a massaggiarle con forza il culo, infilando un dito tra le natiche e spingendo verso il suo buco stretto e ancora vergine di sguardi esterni."Dio, Marco! Marco!" grida Miky nel bacio, mentre sente l’invasione da ogni lato. L'uomo dell'abito grigio, eccitato dai gemiti di lei, le spinge il cazzo quasi contro la guancia, mentre lei continua a segarlo con una foga disperata.La bionda si stacca un secondo dalle sue labbra, solo per scendere con la bocca su una delle sue tette, mordicchiando il capezzolo mentre l'uomo sotto di lei inizia a lavorare di dita nella sua figa e a premere con decisione sul suo buco del culo."È così stretta... è meravigliosa," mormora l'uomo, mentre Miky si inarca, con il corpo scosso da fremiti continui, ormai ridotta a un puro oggetto di piacere tra le mani di quattro persone.L'atmosfera nella stanza è satura di tensione. Miky sembra aver perso ogni cognizione del tempo e dello spazio, stretta tra le attenzioni dei presenti che sembrano voler testare ogni suo limite. Ogni centimetro della sua pelle è elettrizzato, e il respiro della bionda sul suo collo le provoca brividi continui che si propagano lungo tutta la schiena.Mentre l'uomo continua a esplorare la sua reazione con movimenti decisi, la bionda riprende il controllo della situazione, guidando i movimenti di Miky con sussurri autoritari. Gli sguardi si incrociano, pesanti e carichi di significati non detti, mentre il gruppo sembra attendere un tuo segnale per capire fino a dove spingere questa esplorazione sensoriale. Miky cerca il tuo sguardo, quasi a voler confermare che questo vortice di sensazioni sia reale, mentre la situazione si fa sempre più densa e carica di elettricità. L'uomo in grigio si stacca per un istante dalla mano di Miky, il respiro pesante e il cazzo lucido di umori che punta ancora verso il soffitto. Ti guarda negli occhi, poi sposta lo sguardo sulla bionda che sta ancora torturando i capezzoli di tua moglie. "Qui siamo sacrificati," ringhia con voce roca. "Portiamola nel privé con il lettone rotondo. Voglio che tutti vedano come questa bellezza si trasforma quando viene aperta per bene."Miky alza lo sguardo, i capelli spettinati e il trucco leggermente sbavato dal bacio della bionda. Quando sente parlare del letto rotondo e delle aperture per il pubblico, un lampo di puro terrore eccitato le attraversa gli occhi. Sa bene di cosa parla: la "vetrina" del club, dove l'intimità sparisce e si diventa spettacolo puro.Vi alzate tutti insieme. Tu la tieni per un braccio, sentendo che le sue gambe tremano quasi a non reggerla. La scorta è d'eccezione: l'uomo in grigio davanti, la coppia bionda ai lati, e tu dietro a chiudere la fila, con la mano ferma sul suo culo che oscilla vertiginosamente sui tacchi. Attraversate un breve corridoio fino a una porta di mogano massiccio. Quando si apre, la scena è teatrale. Al centro di una stanza circolare domina un letto immenso, coperto di raso nero. Tutto intorno, le pareti non sono murate ma costituite da grate eleganti e vetri che permettono a chi sta nei corridoi esterni di osservare ogni dettaglio, ogni spinta, ogni centimetro di pelle. "Oddio, Marco... ci guarderanno tutti," sussurra Miky, ma intanto si lascia spingere verso il centro del materasso. L'uomo in grigio le afferra le caviglie e, con un colpo secco, la stende sulla schiena. Il tubino di seta nera sale fino alla vita, rivelando la figa bagnata e la brasiliana ormai ridotta a un filo inutile. La bionda si inginocchia sopra di lei, bloccandole le braccia e offrendole di nuovo le sue tette da baciare, mentre il compagno della bionda si posiziona dietro Miky, facendole sentire la pressione del suo inguine contro il buco del culo.Dalle fessure laterali iniziate a vedere le prime ombre: altri soci del club si stanno avvicinando, attirati dalla carne fresca in esposizione. Miky sente i loro sguardi, sente i commenti sussurrati dall'altra parte della grata, e questo la fa impazzire."Apriti, Miky. Fagli vedere bene quanto sei troia stasera," le comandi, mentre l'uomo in grigio si prepara a penetrarla davanti a quella platea invisibile ma presente.La bionda non perde tempo: si alza e, con movimenti lenti e calcolati per il pubblico che ora preme eccitato contro le grate, si sfila il vestito restando completamente nuda, mostrando un fisico asciutto e spregiudicato. Poi si avventa su Miky. Con mani decise e impietose le strappa di dosso il tubino di seta, che scivola via rivelando la meraviglia del pizzo nero della brasiliana e del balconcino. Ma i sandali... quelli restano lì, con i tacchi vertiginosi che slanciano le gambe di Miky rendendola un'opera d'arte della perversione. L'uomo in grigio non aspetta un secondo di più. Si posiziona tra le sue gambe aperte, afferra le sue cosce e, con un colpo secco e brutale, affonda tutto il suo cazzo dentro la figa di Miky. Lei lancia un urlo che viene assorbito dalle pareti del privé, un mix di shock e piacere puro mentre viene posseduta alla missionaria sotto gli occhi di tutti. Ma non è finita. Il marito della bionda si inginocchia sopra di lei e, senza complimenti, le sbatte il suo cazzo duro sulla faccia, costringendola ad aprire la bocca. Miky si ritrova con la gola piena, soffocando i suoi gemiti mentre viene scopata con violenza dall'uomo in grigio. Contemporaneamente, la bionda si sdraia al suo fianco e inizia a morderle e manipolarle le tette nude con una ferocia che fa impazzire Michela.Tu resti in disparte, nell'ombra dell'angolo più buio della stanza. Ti tiri fuori il cazzo e inizi a segarti con forza, guardando la tua donna ridotta a un cumulo di carne tremante, usata da tre persone contemporaneamente mentre una folla di sconosciuti si gode lo spettacolo dalle feritoie. Miky incrocia il tuo sguardo per un istante, tra una spinta e l'altra, e vedi nei suoi occhi la perdita totale di ogni inibizione: è diventata la troia da esposizione che avevi sempre sognato."Guardatela!" esclama l'uomo in grigio mentre continua a pomparla. "Guardate come questa borghese si gode il cazzo in gola e in figa!" Miky è in preda a convulsioni di piacere, il suo culo sbatte contro il raso nero del letto mentre i tacchi alti puntano verso il soffitto. Il marito della bionda le afferra la testa e le sbatte il cazzo in gola con violenza, costringendola a ingoiarlo tutto mentre lei emette versi strozzati. Intanto, la bionda è ai tuoi piedi: ti guarda negli occhi mentre ti pompa il cazzo con una voracità esperta, facendoti godere della visione della tua donna ridotta così.Ma il peggio per Miky deve ancora venire. L'uomo in grigio le divarica le natiche con le mani, esponendo il suo buco del culo rosa e contratto alla luce delle candele e agli occhi dei guardoni. Inizia a leccarla con una foga animalesca, infilandole poi le dita per allargarla, preparandola a qualcosa che lei non ha mai provato.Miky scuote la testa, con gli occhi sbarrati dal panico: sente che quel confine sta per essere violato. Capisce che quell'uomo sta per prendersi la sua verginità anale, un segreto che non ha mai dato nemmeno a te, e lo farà davanti a una platea di sconosciuti mentre lei ha la bocca piena del cazzo di un altro. La senti implorare con lo sguardo, ma il suo corpo è ormai un incendio di voglia sporca. "Guardatela," sibila l'uomo in grigio mentre le infila due dita nel culo, "la stiamo aprendo per bene." La tensione nella stanza è ormai insostenibile. Miky si trova in una posizione di totale vulnerabilità, circondata da sguardi che pesano su di lei mentre il confine della sua intimità più profonda viene messo alla prova. Il contrasto tra il timore nei suoi occhi e l'atmosfera carica di aspettativa crea un momento di rottura definitiva con il passato.L'uomo in grigio non perde altro tempo. Afferra una boccetta di olio dal bordo del letto e ne versa una generosa quantità sulle dita, tornando a massaggiare con forza il buco del culo di Miky, che si contrae e si rilassa in un ritmo frenetico di puro terrore. Poi, senza più avvertimenti, posiziona la punta del suo cazzo — corto ma maledettamente massiccio — proprio contro l'anello di muscoli ancora intatto della tua donna.Miky emette un gemito soffocato contro il cazzo del biondo che ha ancora in gola, mentre l'uomo in grigio spinge con decisione. La pelle del suo culo si tende all'inverosimile, diventando bianca mentre quella cappella spessa inizia a forzare la sua verginità anale. Lei sbarra gli occhi, le lacrime iniziano a rigarle il viso per il dolore acuto della carne che si lacera per la prima volta, ma non può urlare, non può scappare: è inchiodata dai due uomini e dagli sguardi di chi, fuori dalle grate, si sta godendo lo spettacolo della sua sconsacrazione."È stretta come un tunnel, Marco!" grida l'uomo in grigio mentre, con una spinta brutale, affonda finalmente tutto il suo cazzo dentro il suo culo. Miky ha un sussulto violento, la schiena si inarca quasi a spezzarsi e le sue dita artigliano le lenzuola di raso nero. Sente il calore di quel cazzo sconosciuto che le riempie le viscere, un'invasione totale che la sta cambiando per sempre. Intanto la bionda, ai tuoi piedi, accelera il ritmo sul tuo cazzo, guardandoti con sfida mentre ti vede godere del dolore e della degradazione di tua moglie.L'uomo in grigio inizia a pomparla con colpi secchi e costanti, ogni spinta fa sobbalzare le sue tette nude e fa vibrare i tacchi a spillo che lei tiene ancora alti, come un segnale di resa. La sua figa bagnata gocciola sul letto mentre viene violentemente posseduta dall'altro lato, diventando finalmente la troia totale che il club pretendeva.Le porte laterali si spalancano e il silenzio del privé viene squarciato dal respiro pesante di sette o otto uomini che, eccitati a morte dall'aver visto Miky venire inculata, irrompono nella stanza. Hanno tutti i cazzi fuori, duri e violacei, e iniziano a segarsi con furia mentre si dispongono in cerchio attorno al lettone rotondo.L'uomo in grigio si sfila finalmente dal culo di Miky con un suono umido, lasciandola tremante e con il buco ancora dilatato e arrossato. La bionda la afferra per le spalle e la trascina al centro del materasso, facendola stendere sulla schiena. Si mette accanto a lei: due corpi nudi, sudati, con i tacchi a spillo che puntano verso il soffitto e le gambe spalancate che mostrano le loro fighe bagnate e sfinite. "Aprite quelle bocche, troie!" ringhia uno degli uomini.Miky e la bionda obbediscono all'istante, con i visi uno accanto all'altro, le lingue fuori e le bocche spalancate, pronte a ricevere il tributo di quel branco di maschi allupatissimi. Gli uomini si stringono sopra di loro, i loro cazzi a pochi centimetri dai loro nasi, mentre la tensione esplode. È l'inizio di un bukkake clamoroso: i primi getti di sperma iniziano a colpire con violenza i loro visi, le loro tette e le loro labbra. Miky chiude gli occhi mentre sente il liquido caldo e denso imbrattarle le guance e finirle in gola; la bionda ride e apre ancora di più la bocca, incitandoli. In pochi istanti, i loro corpi sono ricoperti da una colata bianca e appiccicosa, mentre tu, dal tuo angolo, continui a segarti guardando la tua Michela letteralmente sommersa dalla sborra di un sacco di sconosciuti. È la sua consacrazione finale, l'immagine definitiva della sua trasformazione in una vera troia da club. Miky e la bionda sono un groviglio di carne, tacchi a spillo e sborra. Senza bisogno di altri ordini, le due donne si avventano l'una sull'altra con una fame animalesca. Miky affonda la lingua nell'incavo del collo della bionda, leccando avidamente le scie dense e biancastre che le colano tra le tette, mentre la bionda fa lo stesso sul viso di tua moglie, ripulendole le guance e le labbra con colpi di lingua esperti.Miky e la bionda non si fermano alla superficie. Mentre la bionda lecca via le ultime gocce di sborra dal mento di tua moglie, Miky le afferra la nuca con forza, attirandola a sé per un bacio che è un travaso di umori. Le loro lingue si intrecciano con violenza, passandosi il sapore denso della sborrata collettiva in una limonata sporca e rumorosa che fa impazzire i maschi ancora presenti intorno al letto. Miky succhia la lingua della bionda, ingoiando avidamente il carico che l'altra ha raccolto, mentre le sue mani scendono ad artigliare le tette della compagna, sporcandole ancora di più con i residui appiccicosi che ha sulle dita. La bionda risponde con un gemito soffocato, scendendo poi con la faccia verso la figa e il culo di Miky per ripulire con la lingua ogni singola traccia lasciata dall'uomo in grigio."Guarda come se la scambiano" ringhia, rivolto a te, uno degli spettatori che si sta ancora segando. "Se la stanno mangiando tutta." Miky solleva lo sguardo verso di te mentre ha ancora la bocca imbrattata e lucida, un rivolo bianco che le cola dall'angolo delle labbra. Ti guarda con una sfida suprema, gli occhi che brillano di una lussuria che non avevi mai visto. Non è più la Michela che avevi accompagnato al club: è una creatura che ha scoperto il piacere della degradazione totale e ora ne vuole ancora. Con un ultimo gesto teatrale, Miky passa la lingua sulle labbra della bionda, ripulendola completamente e ingoiando l'ultimo sorso con un colpo di gola deciso, prima di sorriderti con una malizia che ti fa scoppiare il sangue nelle vene. Miky si solleva dal raso nero con una grazia che ha del miracoloso, considerando quello che ha appena subito. Si scosta i capelli appiccicati dalla fronte e, con un movimento fluido, si rimette in piedi. L'impatto visivo è devastante: è completamente nuda, sporca, ma svetta su quei tacchi altissimi con un portamento regale che ammutolisce la stanza. Il suo culo spettacolare, ancora arrossato dai colpi e dilatato dall'inculata dell'uomo in grigio, vibra a ogni passo mentre lei inizia a muoversi con la sicurezza di una dea depravata. Gli uomini del cerchio sono immobili, i cazzi ancora umidi tra le mani, sorpresi da quella reazione così inaspettata e fiera. Miky si avvicina al primo, un ragazzo giovane che trema ancora per l'eccitazione. Gli poggia le mani sulle spalle, lo guarda fisso negli occhi e gli stampa un bacio bagnato e profondo, passandogli sulle labbra il sapore del mix di sborra che ha appena ingoiato dalla bionda.Miky continua il suo giro, avvicinandosi a ogni uomo presente nel cerchio. A ciascuno dedica un momento di attenzione, un bacio che suggella la fine di quell'esperienza così intensa e particolare. Il contrasto tra la sua figura fiera, esaltata dai tacchi che risuonano sul pavimento, e l'atmosfera carica di silenzio della stanza, rende il momento quasi solenne.A ogni passo, il suo portamento rimane impeccabile, catturando lo sguardo di tutti i presenti che osservano ammutoliti la sua sicurezza. Dopo aver completato il giro e aver salutato l'ultimo dei presenti, Miky si ferma e si volta verso di te. Nonostante tutto, mantiene la testa alta, comunicando con lo sguardo che quel capitolo si è appena concluso. Miky si stacca dall'ultimo uomo, lasciandolo interdetto e con il fiato corto, poi torna verso di te. Ti guarda con un sorriso che non è più quello della donna che è entrata poche ore prima: ora c’è una complicità oscura, un segreto condiviso che vi lega più di qualunque altra cosa. La prendi per mano e la guidi fuori dal privé, sotto gli sguardi ancora famelici dei soci che la guardano sfilare nuda sui suoi tacchi, con il culo che oscilla fiero e segnato. Entrate nella zona docce degli spogliatoi, un ambiente di marmo scuro e vapore caldo. Sotto il getto dell’acqua, inizi a lavarle via i resti di quel bukkake furioso; vedi la sborra densa scivolare lungo le sue tette e sparire nello scarico, insieme alla stanchezza. Vi baciate con foga sotto l'acqua, un bacio che sa di vittoria e di una nuova libertà sessuale appena conquistata.Mentre vi rivestite, con Miky che infila di nuovo il tubino nero sulla pelle ancora calda e umida, la coppia della bionda e suo marito vi raggiunge. La bionda ha i capelli corti ancora scompigliati e uno sguardo che non smette di studiare Miky."Siete stati incredibili," dice l'uomo, stringendoti la mano con forza. "Una coppia così non si vedeva da tempo in questo club." La bionda si avvicina a Miky e le sfiora il braccio. "Dobbiamo assolutamente rifarlo. Marco, Michela... dateci i vostri numeri." Vi scambiate i contatti con la promessa silenziosa di un nuovo incontro, magari in una situazione ancora più privata. Arrivati alla reception di velluto rosso, il proprietario che vi aveva accolti solleva lo sguardo dal bancone. Vi osserva con un cenno di approvazione, notando la luce diversa negli occhi di Michela e il modo in cui ti stringe il braccio."Allora, signori? Com'è andata questa vostra prima volta?" vi chiede con un sorriso d'intesa.Ti volti verso Miky, che ti guarda con un’espressione radiosa e maliziosa. "È andata benissimo," rispondi con voce ferma e un pizzico di orgoglio. "Molto intenso. Ci si rivedrà sicuramente, può scommetterci." Uscite nel freddo della notte milanese. L'aria umida vi colpisce il viso, ma il calore che sentite dentro è ancora fortissimo. Salite in auto e Miky si sporge verso di te, appoggiando una mano sulla tua coscia, proprio vicino al tuo cazzo che già ricomincia a pulsare. "Grazie, Marco," sussurra. "Non sapevo di essere così... non sapevo che mi sarebbe piaciuto così tanto essere la tua troia per una notte."
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2 giorni fa
Mitch,
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Caccia all' uomo pt4
Caccia all' uomo 4 Si dice che quando si è toccato il fondo si può solo risalire. Io so solo che le disposizioni di Lorena non migliorarono per niente la mia condizione.Anzi.Non solo Evelyn e Cloe si sentirono autorizzate a molestarmi a loro piacimento, ma la voce che si diffuse e anche altre ospiti cominciarono a rivalersi su di me per tutto quello che avevano subìto fino ad allora.Quando pensavo di dover cominciare a scavare, arrivò Desirée.Era poco più di una ragazzina, maggiorenne da pochi mesi.Teneva sempre la testa bassa, lasciando che i suoi capelli corvini le nascondessero il viso; parlava con un filo di voce e sembrava sempre volersi mimetizzare con l' arredamento.Provai un' immediata simpatia per lei e ne fui ricambiata. Ci ritrovavamo spesso a parlare e mi raccontò di cosa l' aveva portata lì.Una storia di abusi famigliari, fughe e dipendenze, poi l' incontro con una signora dell' alta borghesia, moglie di un importante manager e filantropa che l' aveva adottata diventandone prima amica, poi confidente e infine amante.Ma erano state scoperte e così lei era stata cacciata e parcheggiata lì, in attesa di non si sa bene cosa.In breve, lei cominciò ad appoggiarsi a me per ogni necessità: lei aveva evidentemente bisogno di una figura di riferimento e a me faceva piacere avere qualcuno di cui prendermi cura.Ogni sera, prima di coricarmi, passavo da lei per darle le buona notte; la trovavo sempre sola percui, quella sera, mi stupii di sentire delle voci provenire dalla sua stanza. Bussai ed entrai. Evelyn e Cloe erano lì.E non per dare la buona notte. -Desi- dissi.Era coricata sul letto, con Cloe che le teneva le braccia sopra la testa ed Evelyn seduta sopra di lei.-Cosa fate qui? Lasciatela--Marta- esclamò Evelyn, le mani che cercavano i seni di Desirée, nascosti sotto la felpa -ti stavamo aspettando-Cloe lasciò Desirée e venne verso di me.-Cosa volete? Andatevene- dissi.Cloe mi bloccò le braccia dietro la schiena con un braccio; con la mano libera, mi fece voltare verso il letto.-Stai tranquilla e stasera sarai solo pubblico non pagante- disse Evelyn.Desirée, liberata dalla presa di Cloe, aveva incrociato le braccia sul petto.Evelyn gliele forzò ancora sopra la testa e con l' altra mano le sollevò la felpa, coprendole il viso.-No...ti prego...non respiro- -Ma che belle tettine che abbiamo qui...hai visto, Marta? Tu lo sapevi che la tua amichetta fosse così ben fornita?--Lasciala subito--Subito...subito... prima giochiamo un po', no?-Le sue mani impastarono i morbidi seni di Desirée, che si dimenava cercando di liberarsi.-Va bene...va bene...- disse -Mi arrendo-Evelyn le sollevò la felpa sopra la testa, liberandole il viso, ma non le braccia.-Brava. Vedrai che se non opponi troppa resistenza finirà col piacerti-Si chinò per baciarla, ma Desirée girò la testa; allora partì dal collo, scendendo verso i seni. Prima uno, poi l' altro, i capezzoli sparirono tra le labbra di Evelyn, ricomparendo turgidi e luccicanti di saliva.-Si direbbe che le stia piacendo, fin qua- mi disse Cloe.-Lasciatela in pace- dissi.-Vediamo cos' abbiamo qui sotto- disse Evelyn; la sua mano d' insinuò sotto l' elastico dei pantaloni della tuta di Desirée: lei strinse le gambe, ma non fu abbastanza veloce.-A-ha!- esclamò Evelyn.Vidi la mano muoversi, sotto il tessuto e vidi il cambiamento nella reazione di Desirée: le sue gambe si aprirono, lasciando spazio all' intrusione di Evelyn e il suo bacino cominciò a rispondere.-Le sta piacendo, alla puttanella- disse Cloe.Quella parola.Quella parola mi riportò indietro, come un reset mentale: cessai di resistere.-Ehi...anche la nostra amica qui... sta cominciando ad eccitarsi-Mi abbracciò da dietro, mi sbottonò la divisa e mi prese i seni tra le mani. Mi abbandonai a lei, appoggiando la testa sulla sua spalla. Sentii le sue labbra scivolare sul mio collo, accompagnando il palpeggiamento dei miei seni.-È meglio che guardi- mi sussurrò all' orecchio -Ti stai perdendo lo spettacolo-Obbedii.Evelyn stava cavalcando il viso di Desirée; con una mano le teneva ferma la testa, con l' altra le rovistava tra le gambe.-Ti piace, vero?- mi sussurrò ancora all' orecchio Cloe. -E anche la tua nuova amichetta sta godendo come si deve-Mi afferrò per i capelli e mi trascinò verso il letto, spingendomi verso la femminilità violata di Desirée.-Leccala, puttanella. È quello che vuoi, no?-Era quello che volevo? Probabilmente si. Ma non così, non con lei. Cercai di opporre resistenza, già sapendo che era inutile.La mia bocca sostituì la mano di Evelyn, con Cloe che mi manteneva in posizione.Non appena cominciai a stimolarle il clitoride: i fianchi di Desirée cominciarono a muoversi in modo più accentuato, assecondando il lavoro della mia lingua.Evelyn liberò la faccia di Desirée e finì di sfilarle la felpa, liberandole anche le braccia.-La ragazza sta per venire- sentii dire Cloe -Dovremmo fare qualcosa--Non ancora- rispose Evelyn -Lasciamole fare ancora un po'-Desirée stava gemendo e io mi concentrai su questo, ma appena gemiti e movimento del bacino cominciarono ad accelerare, ci separarono.Cloe mi trascinò via e mi fece inginocchiare davanti a sé.Evelyn rivolse le sue attenzioni a Desirée, incrociando le gambe con le sue e strusciando la sua femminilità contro quella della ragazza.-Desirée- riuscii a mormorare, prima che Cloe mi premesse la faccia contro di sé. Passò del tempo. Non saprei dire quanto. Cloe ed Evelyn si tolsero i loro sfizi e ci lasciarono, io seduta sul pavimento, Desirée rannicchiata tra le lenzuola.Dopo un po', strisciai verso il letto e mi coricai di fianco a lei.Quando la sfiorai, ebbe un movimento difensivo.-Sss...sono io ...sono io- le dissi.L' abbracciai e lei mi prese le mani. Pochi istanti dopo, si addormentò.Provai un' improvvisa tenerezza, seguita da un altro sentimento: la rabbia.Una rabbia che mi tolse il fiato.Non lo avrei più permesso.Basta così.Lorena, Evelyn e tutte le altre non mi avrebbero più toccato. Soprattutto, non avrebbero più toccato Desirée.La decisione fu presa all' improvviso, come capita spesso: ora o mai più, pensai.-Desi... Desi ... Svegliati--...sciami stare--Desi... Svegliati. Devi svegliarti- Quello che ricordo bene, è che c' era la nebbia: quella fitta e pesante che a Milano chiamano scighera. Camminammo lungo i campi andando quasi a tentoni, finché non raggiungemmo i sobborghi della città. Per la stazione ferroviaria...a sinistra.-Andiamo, Desi. Coraggio- La destinazione era la più improbabile e, d' altra parte, l' unica possibile. Le tendine alle finestre dell' ingresso erano diverse e la luce sopra la porta d' ingresso adesso era bianca e fredda. Suonai il campanello.-Vado io- disse una voce conosciuta.Riconobbi il suono dei passi che si avvicinavano e trattenni il fiato, mentre sentivo la chiave girare nella toppa: tre mandate, come al solito.-Cosa ci fai qui?-Desirée si nascose dietro di me.-Ciao Claudio- -Non avreste dovuto venire qui- disse Claudio. Desirée si era seduta sul divano. Aveva abbassato il cappuccio della felpa, ma ci pensavano i capelli a nasconderle il viso.-Non sapevo dove altro andare. E questa è ancora anche casa mia--Non per molto comunque--Non siamo ancora divorziati-Claudio scosse la testa. Alle sue spalle, appoggiata allo stipite, la sua nuova compagna (della quale avevo già dimenticato il nome) ascoltava a braccia conserte e un' espressione ostile sul viso.-In ogni caso, non potete stare qui- disse ancora Claudio.-Non daremo nessun fastidio. Possiamo usare la tavernetta: c' è tutto quello di cui abbiamo bisogno e l' ingresso è indipendente. Il tempo necessario per trovare un' altra sistemazione--E come pensi di fare? Con quali soldi?--Con i miei--Tu non hai niente--Ho metà della casa- -Questo divano letto non è proprio il top- dissi.-È perfetto- disse Desirée. Alzò la testa dal mio petto e mi baciò.-Cosa faremo?- chiese.-Quello che vogliamo--Davvero pensi che lui ti darà i tuoi soldi?--Deve farlo. Hai visto la faccia della sua ragazza? Non era contenta. Farà pressione perché ci mandi via al più presto--Ma se...--Basta adesso. Ti do due scelte possibili: dormire. Oppure...--Oppure- disse, ridendo.
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3 giorni fa
Lea G,
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