I racconti erotici più recenti
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Freya220626 Presentazione
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Giornata torrida di fine giugno. Mi avvicino allo specchio sull'anta del mobile. Ci sono io, riflessa, con i miei 175 centimetri, magra. I capelli castani mi cadono mossi sulle spalle, umidi di sudore sulle tempie. Il viso è stanco per il sonno disturbato dal caldo, ma gli occhi sono aperti, grandi, castani. La bocca è carnosa, le labbra appena socchiuse. Abbasso lo sguardo.
Il seno è pieno e sodo, umido di sudore. I capezzoli sono sempre duri e sporgenti un centimetro, l'areola è larga tre dita, colore nocciola. Lo stringo un po' tra le mani, la sensazione mi piace moltissimo. La mia figa è pelosa, contro ogni moda attuale. Mi piace così, con i peli neri e naturali, così come le ascelle. Le gambe sono lunghe, i piedi numero 39 sono morbidi, belli. Mi piace quello che vedo. Sono oggettivamente quella che si può definire una bella ragazza.
Mi guardo come in un rituale, ogni mattina ed ogni sera.
Dal comodino vicino prendo il pacchetto delle sigarette e l'accendino. Accendo una sigaretta. Il fumo entra nei polmoni, brucia un po', poi esce lento dalle narici e dalla bocca.
Non mi stacco dallo specchio. Fumo e mi guardo.
La scuola è finita. Non dovrò più fingere. Per i professori. Per i compagni. Per tutti quelli che hanno visto in me quello che volevano vedere. La ragazza silenziosa, la studentessa obbediente, quella che non dà problemi, quella da bullizzare perché diversa. Ho recitato per anni. Ho imparato a sorridere al momento giusto, ad abbassare lo sguardo, a non fare domande.
Sono libera, ma libera da cosa? La domanda arriva mentre il fumo sale verso il soffitto basso. Libera da una scuola che non mi ha mai dato niente. Libera dalle convenzioni. La mia vita cambierà. Lo sento. Questa è la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro.
Mia madre mi saluta mentre esce, sento la sua voce fuori dalla mia stanza: "Ciao Freya, a stasera". Non rispondo. Lei non c'è mai, non c'è è mai stata. I suoi turni, i suoi orari, i suoi silenzi. Abbiamo convissuto per anni nella stessa casa senza mai incontrarci davvero. E forse è per questo che non ho mai dovuto fingere con lei. Perché non c'era nessuno con cui farlo.
La sigaretta è quasi finita. Il fumo si è accumulato nella stanza, si mescola all'afa, rende l'aria ancora più pesante. Spengo il mozzicone sul posacenere. Una pressione secca, un piccolo sfregamento, e la brace si spegne. Apro la finestra per scacciare il fumo ma entra ancora più caldo.
Mi rimetto allo specchio. La ragazza riflessa è ancora lì, immobile, con il fumo che si disperde lentamente intorno a lei mentre il sudore luccica sulla sua pelle.
Ma i suoi occhi, i miei occhi, hanno voglia. Come sempre.
Abbasso lo sguardo. Guardo le mie mani, le dita lunghe, le unghie corte. Le appoggio tra i peli pubici, arrivando lentamente alle labbra che pendono oscenamente, già bagnate.
E resto lì a guardare mentre mi tocco, mentre il piacere aumenta di pari passo all'umidità della mia figa. Amo guardarmi mentre provo piacere.
Non voglio restare in piedi. Mi giro, faccio due passi all'indietro e mi siedo sul bordo del letto. Le lenzuola sono ruvide sotto le cosce, il materasso cede sotto il mio peso. Apro le gambe, lentamente, senza fretta. Lo specchio è di fronte a me, e io vedo tutto. Le cosce aperte, la figa esposta, i peli neri che fanno da cornice a quella fessura già lucida.
Guardo me stessa che guarda me stessa. È come se fossi in due. Una che si tocca e una che osserva. La sensazione è strana, eccitante. Mi vedo bella, desiderabile, come vorrei che gli altri mi vedessero.
La mano riprende il suo cammino. Le dita scivolano tra le labbra, le aprono con delicatezza. Sento il calore che esce da dentro di me, l'umidità che aumenta con ogni tocco. Il dito medio trova il punto giusto, quel piccolo rigonfiamento che, quando lo sfioro, mi fa chiudere gli occhi per un secondo. Ma li riapro subito. Voglio vedermi.
Il dito entra senza resistenza, come se fosse risucchiato dentro. La figa si stringe intorno, lo accoglie, lo succhia quasi. Un gemito mi scappa dalle labbra, basso, quasi un sospiro. Il corpo si muove da solo, il bacino spinge avanti per prendere più profondità.
Estraggo il dito, lo porto alla bocca. Lo lecco, lo assaporo. Il sapore è mio, salato, intenso, intimo. Mi piace. È il sapore della mia eccitazione. Il dito torna giù, questa volta sono due. Entrano insieme, più larghi, e sento lo stiramento, il riempimento, il rumore che fanno mentre si muovono dentro di me e il mio viso si deforma in espressioni di piacere.
Mi amo in questo momento. Amo guardarmi mentre godo, amo essere spettatrice e attrice allo stesso tempo.
Le dita accelerano. Il suono umido ed osceno si mescola al respiro che diventa corto, affannato, mentre trattengo a stento i mugolii. Il piacere cresce, si accumula nel basso ventre come un'onda che non vede l'ora di rompersi. Sento i muscoli che si tendono, il corpo che si irrigidisce, la testa che cade all'indietro per un attimo.
Ma la riporto su. Voglio vedermi. Voglio vedere il momento.
Il corpo si tende tutto. Un secondo di sospensione e poi esplode. Il piacere si spande come un liquido caldo, dalle dita al ventre, dal ventre alla testa, fino alla punta dei piedi. Il corpo trema, le gambe si chiudono per un istante, la mano rimane premuta contro la figa che pulsa, che si contrae. Il gemito che esce è lungo, rotto, quasi un pianto.
Resto così, immobile, con il petto che si solleva affannato, il sudore che ora è ovunque, le dita ancora dentro di me, ancora immerse nella mia umidità.
Lo specchio mi restituisce l'immagine di una ragazza scomposta, sudata, gli occhi lucidi, i capelli incollati alle tempie. Ma sorrido. È un sorriso lento, soddisfatto.
Estraggo le dita lentamente, le guardo luccicare. Le porto alla bocca e le lecco una per una, assaporando il mio stesso piacere.
Ogni mattina devo farlo. Ne sono dipendente. Sono come una pentola a pressione che trova pace solo godendo, solo raggiungendo l'orgasmo. Ma adesso sono libera, finalmente posso creare il mio futuro e lo farò. Voglio vivere liberamente le trasgressioni che ho sempre dovuto nascondere. E magari, se vi interesserà conoscere il resto della mia estate, vi terrò aggiornati.
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Freya07,
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LORENA
La felicità è fatta di attimi brevi che spesso ci perdiamo, distratti. Ecco: quando si è felici, bisognerebbe innanzitutto accorgersene. Lo fui, a mia insaputa, con Lorena, la donna dei sogni; quella troppo bella, capace di tenerti a distanza come davanti a un quadro che non puoi insudiciare. La conobbi da ragazzino, eravamo coetanei ed era amica di mia sorella, ma trovava sempre il modo di parlarmi perché attratta dall’arte e dal mio carattere decadente. Infilavo le parole come fossero perle, mi appendevo ai più arditi concettualismi solo per il gusto di vedere il suo viso "scolpito dagli angeli" guardarmi con quell’espressione intontita di chi ammira le cose che non comprende. Ero infatuato di lei, ma aveva il fidanzato e io non ho mai amato farmi illusioni. Spesso sbagliando.Ci perdemmo di vista ma, nel frattempo, trovai la mia vena artistica e diedi sostanza a quelle chiacchiere di gioventù. Ci ritrovammo a ventisette anni, cresciuti. Lei era una donna bellissima: chioma riccia e chiara, splendidi occhi neri sopra un nasino perfetto. Due labbra invitanti incorniciavano un dolcissimo sorriso. Seno prosperoso e vita stretta che, di profilo, disegnava la curva perfetta di un fondoschiena da sogno su due gambe tornite, dalla linea nervosa che si stringeva sulle caviglie sottili di due piedi deliziosi. Io ero in un buon momento quel giorno: modellavo un’opera importante e i miei lavori cominciavano a essere molto richiesti. Era uscito qualche articolo su una mostra che avevo tenuto in città e che aveva fatto rumore; lei, memore dei miei racconti di gioventù, aveva sentito il bisogno di venire a congratularsi di persona nel mio studio. Portava con sé anche una notizia: lei e il suo storico fidanzato avevano deciso di sposarsi. Me lo disse puntando i suoi occhi nei miei, e io mi persi in quelle due macchie perfette di china nera. Si accorse del mio sgomento e, quasi raggiante, mi sbatté in faccia: "Ti ho aspettato per tutti questi anni, perché non sei venuto?". Non mi accorsi della mia felicità, colsi solo il rimpianto e balbettai qualcosa che non ricordo, annichilito dal suo sguardo.Riuscii a scuotermi e mi resi conto che indossava un vestitino leggero, con una scollatura abbondante, la gonna corta e la pelle già delicatamente abbronzata. Ai piedi portava dei sandali che lasciavano ammirare le unghie smaltate con cura. Aveva portato nel mio spazio un profumo d’estate inebriante e fresco; immaginai a quanti uomini, e pure donne, avesse fatto girare la testa prima di raggiungere me. Stavolta furono i miei occhi a imbarazzare lei. Aveva colto tutta la malizia del mio sguardo e aveva avvertito il pericolo di essere finita nella sua stessa trappola. Era da me, eravamo soli e tutto il mondo era fuori, ignaro. Voleva farmi male per il tempo sprecato, perché mi aveva desiderato e io non avevo capito. Una donna come lei non dovrebbe aspettare nessuno: il mio era stato un sacrilegio. Era venuta a farmi vedere quello che avevo perso, a cui avevo oltraggiosamente rinunciato.Però non aveva previsto la mia reazione. Non ero più un ragazzino e non scappavo dalla sua bellezza, anzi. Avevo imparato nell’arte, come nella vita, a liberare la mia passione. Cominciai a parlarle come fossimo tornati ragazzini, come piaceva tanto a lei, ma le parole che usai furono quelle di un uomo che confessava il tumulto di quel momento, senza infingimenti. Le dissi:«Vedi, Lorena, l’arte si nasconde ovunque, anche nel velo di stoffa azzurra che leggero si posa sul tuo corpo desiderabile. E c’è arte nelle tue movenze di donna sensuale, che sa aprirsi agli occhi di un uomo per incantarlo. E io sono sempre stato incantato da te, dal colore della tua pelle, dalle mani che sto guardando e che bacierei. Incantato da quell’orizzonte disegnato dalla tua scollatura perfetta, perché da lì possono sorgere i tuoi deliziosi capezzoli come due soli dai grandi raggi rosa. Frutti preziosi da baciare, leccare e poi mordere. E poi le tue deliziose gambe, lunghe porte del paradiso, affusolate e aperte al punto giusto per farmi trasalire. E ti dico della tua bocca, quasi pornografica adesso che è socchiusa dalla tua sorpresa. E allora mi viene voglia di baciarti.»La mia mano era già sul suo fianco, le mie labbra sulle sue. I suoi occhi stupiti e meravigliosi si lasciarono attraversare dai miei, e così fece la mia lingua, che varcò le sue labbra per incontrare la sua. Le mie mani di scultore si avvinghiarono avide sul suo corpo: una sul suo seno traboccante e duro, con l’altra alzavo il vestito per riempirmi del suo fondoschiena sodo. Sotto le dita sentivo la stoffa della sua mutandina bianca. "Cosa mi stai facendo?", riuscì a dirmi, ma non era un freno. Accompagnò lei stessa la mia mano tra le cosce per farmi sentire l’umido della sua voglia. Spostai la mutandina e infilai le dita nel suo fiore succoso. Sentii il suo gemito nella mia bocca mentre la baciavo. Ero furioso, e lei non da meno. Ci scoprimmo selvaggi.La presi di peso e la feci sedere sul mio banco di lavoro, dove provavo a creare opere d’arte. Ora c’era lei: una scultura di carne e colori, di forme perfette che non avevano bisogno d’altro. Ma stavolta non mi limitavo a contemplarle. Vederla con il vestitino scomposto, seduta davanti a me con le gambe aperte e il bianco della mutandina già spostata a mostrare i petali del suo fiore, resterà un’immagine scolpita in me. Le scoprii i seni: dovevo dissetarmi e bramavo le sue coppe perfette; le premevo come un ossesso e succhiavo i capezzoli come un ragazzino capriccioso. Le sfilai la mutandina e mi chinai tra le sue cosce aperte. Baciai il suo piede, la sua gamba e cominciai a leccare il paradiso. Il suo profumo di donna si mescolò al sapore di femmina e potevo gustare tutto, pienamente. Sentivo la sua mano nei miei capelli: all’inizio gentile, poi selvaggiamente rapace quando la mia lingua la faceva trasalire. Succhiavo la gemma tra le sue gambe e sentivo le sue contrazioni, i suoi gemiti, la voce flebile che mi incoraggiava: "Sì, così...".Poi mi fermó, decisa. Scese dal banco e puntó la mano sulla mia cintura. Slacciata con abilità, abbassó i miei pantaloni e si accorse del mio membro gonfio e pulsante sotto lo slip. Mi guardó con la malizia più femmina del mondo e lo abbassó lentamente, facendo scattare fuori la mia erezione, come fosse rimasta compressa in una scatola. Stavolta fu lei a chinarsi: prense il mio sesso duro in mano, soddisfatta, e lo batté sui seni sorridendomi. Fece girare la mia cappella intorno a un capezzolo e poi continuó a batterlo sul petto. Non lo bació subito, diede una leccata che percorse tutta l’asta. Poi avvolse tutto con la bocca e sentii il velluto che mi avvolse. Muoveva la lingua come un’artista, succhiava dolcemente, senza esagerare, e mi guardava per prendersi la sua soddisfazione, per vedermi perso per lei. Rare volte non ho potuto tenere gli occhi aperti dalla goduria; quella fu memorabile.Si accorse che ero al limite e si fermò. Tornammo a baciarci, per prepararci al gran finale. Si appoggiò sul banco inarcando il suo culo da statua per essere presa da dietro. Come uno schiavo felice, portai la mia bocca nel suo solco delizioso. Diedi lunghe leccate che attraversavano tutto: i petali di carne, il piccolo centro. Gradiva, e tanto. Fu perentoria quando disse: "Chiavami!".Entrai dentro di lei come nel burro. Era fradicia di desiderio, e io di più. Il battito dei due corpi l’uno nell’altro riempì lo studio. Le presi i capelli e, come fossero redini, cominciai a montarla come una puledra. Impazzivo, e lei con me. Preso dalla frenesia, cominciai a darle qualche schiaffo sulle natiche. La scatenai. Esplose in un amplesso che mi inondò. Urlò il mio nome più volte. Poi si girò repentina, sfilandosi dal mio membro e prendendolo di nuovo tra le mani. Continuò il pompino perfetto che aveva cominciato. Durò ben poco: ero già al limite ed esplosi anche io. Sentivo tutto il mio seme scorrere nella sua bocca e lei che mi stringeva i testicoli per pomparsi tutto in gola, fino all’ultima goccia.Ero sfinito, avevo il cuore in gola e lei, alzandosi, mi mostrò la bocca piena di me. Ingoiò guardandomi negli occhi. Si infilò la mutandina e si riassettò, bellissima nei suoi gesti misurati. Vederla rivestirsi mi eccitò di nuovo e mi avvicinai, ma lei mi allontanò. Le dissi con un filo di voce: "Non sposarti". Puntai tutto su quella piccola frase. Credevo bastasse. Disse il mio nome e subito dopo: "Ti amo, ti amo proprio. Ma devo sposarlo".Se ne andò, bellissima com’era venuta. Io cercavo di realizzare quanto successo, ma non ci riuscivo. Per lungo tempo ho ricordato questa storia con amarezza. Oggi, condividendola, credo di aver recuperato un giorno di felicità che mi ero perso.
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7 ore fa
artista1969,
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Lei dorme, io brucio.
Mi piace guardarti mentre dormi.Sono seduto sulla piccola poltrona di velluto blu notte, proprio di fronte al letto, con le gambe leggermente divaricate e la tazza di caffè ancora caldo stretta tra le mani. La persiana abbassata quasi del tutto lascia filtrare solo sottili lame di luce dorata, un sole assonnato che accarezza la stanza con timidezza. La penombra è densa, calda, intima. L’aria profuma di noi...di passione consumata, di pelle accaldata, di lenzuola stazzonate e del tuo odore selvatico che mi entra dentro i polmoni.E tu sei lì. Distesa sul ventre, il lenzuolo di seta bianca scivolato pericolosamente basso sui fianchi, a rivelare la curva perfetta della tua schiena, le fossette sopra il sedere, la pelle dorata e liscia che sembra brillare di luce propria.Sei una dea felina. Una pantera, elegante e pericolosa anche nel sonno. I capelli sparsi sul cuscino come una criniera selvaggia, le labbra socchiuse, e quel sorriso appena accennato che mi fa impazzire...chissà in quale sogno stai affondando i tuoi artigli, chissà chi stai cacciando o chi ti sta possedendo.Ti guardo e il desiderio mi brucia dentro come fuoco liquido. Sento il cuore battere pesante nel petto, un pulsare sordo che scende fino al basso ventre. La mia carne si risveglia lentamente, diventando sempre più dura e tesa mentre ti osservo respirare.Ogni inspirazione solleva appena il tuo seno premuto contro il materasso. Ogni espirazione è un miagolio silenzioso che mi chiama.Sei fuoco. Fuoco che non si spegne mai. Una creatura fatta di fiamme e velluto nero, di unghie affilate e fusa profonde. Immagino di avvicinarmi piano, senza svegliarti, di far scivolare le dita lungo la tua colonna vertebrale, di sentire i piccoli brividi che percorrono la tua pelle anche nel sonno. Vorrei affondare il viso nel tuo collo, inspirare quell’odore caldo e dolce di donna eccitata, mordicchiarti piano la nuca mentre le mie mani scendono più giù, separando con reverenza le tue gambe.Poche ore fa eri una belva scatenata. Ti rivedo con una chiarezza feroce...la tua schiena inarcata contro il mio petto, i tuoi artigli conficcati nelle mie spalle mentre mi cavalcavi con furia sensuale. Sentivo le tue unghie graffiarmi la pelle, quel bruciore delizioso che mi faceva stringere i denti. I tuoi fianchi che si muovevano in cerchi lenti e poi sempre più selvaggi, il suono bagnato dei nostri corpi che sbattevano, i tuoi gemiti bassi che diventavano ringhi. Mi guardavi con quegli occhi da predatrice, le pupille dilatate, e mi sussurravi parole sporche e dolci insieme. Ti sentivo contrarti intorno a me, calda, stretta, vorace. Mi hai marchiato. Mi hai fatto sentire predatore e preda allo stesso tempo.Ora dormi, ma il tuo corpo continua a provocarmi. I capezzoli turgidi premono contro il lenzuolo. Le gambe leggermente aperte, il sedere alto e rotondo che sembra implorare attenzione. Sento la bocca secca. La voglia di scostare quel lenzuolo è quasi insopportabile. Immagino di baciare l’interno delle tue cosce, lentamente, risalendo con la lingua fino al tuo calore umido, assaporando il tuo sapore dolce e muschiato. Ti vedo fremere nel sonno, spingere piano il bacino contro la mia bocca, fare le fusa profonde e gutturali mentre la mia lingua ti accarezza senza fretta.Il desiderio mi stringe lo stomaco. Sento il sangue pulsare nelle vene, la mia carne che pulsa con forza, dura e impaziente contro i pantaloni. Ho sete di te. Di ogni centimetro della tua pelle. Vorrei girarti con delicatezza, aprirti le gambe e perdermi dentro di te, ma resto fermo. Ti respiro. Ti venero. Ti desidero con una intensità che mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo.Il caffè si è raffreddato da tempo. Fuori ha iniziato a piovere, un suono ritmico e costante che sembra accompagnare i battiti del mio cuore. La sigaretta può aspettare. Tutto può aspettare.Poi ti muovi. Un piccolo stiramento felino, un sospiro più profondo. I tuoi occhi si aprono lentamente, ancora appannati dal sonno, e mi trovano lì, seduto, che ti guardo come se fossi l’unica cosa al mondo. Sorridi. Quel sorriso da gatta che sa già tutto.Ti alzi carponi sul letto, il lenzuolo che scivola via del tutto, offrendomi la visione completa del tuo corpo nudo, caldo, pronto. Ti avvicini a me con movimenti lenti e sinuosi, mi baci il collo, mi mordi piano il lobo dell’orecchio e sussurri con voce rauca..."Vieni qui…".Ti prendo per i fianchi, ti giro con dolcezza ma decisione. Ti accarezzo la schiena, scendo lungo la curva del tuo sedere, lo stringo tra le mani. Ti sento tremare di anticipazione. Entro piano dentro di te, ma non dove ti aspetti. Sento il tuo respiro fermarsi per un istante, poi un gemito lungo e profondo mentre ti abbandoni. Ti prendo così, con lentezza esasperante, con passione controllata, sentendo ogni centimetro del tuo calore stretto e vellutato che avvolge la mia carne. Le tue unghie affondano nel lenzuolo, la schiena si inarca, i tuoi miagolii diventano sempre più intensi.Ti accarezzo i capelli, ti bacio la nuca, ti sussurro quanto sei divina, quanto sei mia. Spingo più a fondo, con ritmo crescente, sentendo il tuo corpo arrendersi e contrarsi. Le tue fusa diventano ruggiti soffocati. Ti stringo forte i fianchi mentre l’onda sale, mentre ti sento tremare e venire con tutto il corpo, e io ti seguo poco dopo, riversandomi dentro di te con un piacere che mi travolge completamente.Restiamo così, ancora uniti, i nostri corpi fusi in un unico respiro affannato. La pioggia batte più forte contro i vetri, come un applauso complice alla nostra passione. Il tuo cuore batte contro il mio petto, la tua schiena premuta contro di me, la mia carne ancora pulsante dentro di te.Mi chino sulla tua nuca, ti bacio piano e ti sussurro all’orecchio:«Sei…la mia fiamma.»Fuori il mondo può aspettare.Qui dentro, tra le lenzuola sgualcite e i nostri odori mescolati, il fuoco continua a bruciare...
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9 ore fa
SilverRea,
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Ultima visita: 3 giorni fa -
Due funghi particolari
Finalmente il mio desiderio è stato realizzato con tanta intensità, è stato bellissimo . Questo racconto che sto scrivendo non è una fantasia è accaduto veramente. Sono Hermann sposato da quando avevo 28 anni con una donna di origine tedesche ma ormai italiana in tutto di nome Laura.Lo scorso mese di Dicembre era un Venerdì una giornata uggiosa con una pioggerella insistente che non ti invogliava a fare qualcosa. Mi venne in mente di andare il giorno dopo a vedere di trovare qualche fungo. Il Sabato c'era anche una nebbiolina quindi presi l'attrezzatura e andai in un bosco di macchia mediterranea che conoscevo. Arrivato mi inoltrai negli alberi per una stradina interna. Mentre cercavo sentii dei fruscii da un cespuglio abbastanza fitto, mi avvicinai per vedere cosa era quel rumore, rimasi inpietrito c'era un uomo di circa 50 anni che si masturbava. La sua mano accarezzava il suo cazzo di circa 20 cm. con una cappella bellissima lucida e proporzionata tanto che mi eccitai e slacciati i pantaloni iniziai a masturbarmi a mia volta. Vidi l'uomo girarsi nella mia direzione e si accorse che lo spiavo, con mia sorpresa non si arrabbiò, anzi mi chiamò senza fermarsi dal suo lavoro di su e giù con la mano, facendomi segno di andare da lui. Mi avvicinai, lui era appoggiato ad un albero caduto, si sporse mostrandomi meglio il suo gioiello. Con mia sorpresa prese la mia mano e me lo fece impugnare accompagnando il movimento di su e giù, iniziai una sega a un cazzo per la prima volta, lo sentivo crescere e diventare sempre più duro. La sua mano mi tirò giù i pantaloni e i boxer e accarezzò le mie palle, poi si avvicinò con le labbra alla mia cappella e la leccò, io continuavo con la mia mano di trasmettere la goduria che mi dava. Il nostro gioco aumentava di intensità, si alzò, le sue mani si spostarono alle mie natiche è le palpò per bene allargandole e toccandomi il mio buco dandomi delle sensazioni piacevolissime. Mi girò facendomi piegare in avanti e appoggiarmi al tronco dell'albero caduto, si piegò leccandomi tra le chiappe e cercò di fare entrare un dito bagnato nel mio ano che si arrese senza sforzi. Si bagnò le dita per bene con la saliva ungendo il mio buco capii cosa stava per accadermi, il mio desiderio di essere inculato si stava realizzando, infatti sentii una presenza calda e forte spingere e farsi largo tra le mie natiche, gli dissi che ero vergine e di fare piano infatti fu delicato e non provai dolore ma solo piacere. Iniziò a muoversi avanti e indietro affondando sempre di più tendomi per i fianchi, sentivo quella presenza calda che mi riempiva nello stomaco, un piacere mai provato prima e stavo avendo un'erezione durissima. Ora i suoi movimenti erano più veloci, si fermò e mi fece inginocchiare a pecorina continuando ad incularmi sempre più veloce dandomi delle scariche di piacere intensissime . Godendomi i suoi affondi mi accorsi che un altro uomo si era avvicinato a noi guardando la scena masturbandosi e venendo verso di me mi appoggiò la sua cappella alle labbra spingendo ed entrando con una parte la sua asta nella mia bocca costringendomi a succhiare. Sentii i respiri di chi mi inculava farsi più pesanti infatti cercò di entrare più possibile nel mio culo schizzando almeno 7 getti di sperma nel retto. Quei getti caldi e appiccicosi fecero sborrare anche me. Fu un piacere intensissimo, mi stavo riprendendo sentivo il fresco dell'aria prendere il posto del cazzo che era appena uscito dal mio culo dilatato, ma non durò molto, infatti con mia sorpresa il posto venne preso dal cazzo dell'uomo che poco prima me lo aveva messo in bocca . Stava iniziando una seconda inculata e io la volevo, questa volta con delle spinte veloci tanto da sbattere la pancia dello sconosciuto sulle mie chiappe, io sentivo il suo cazzo andare avanti e indietro con facilità forse la lubrificazione dello sperma che avevo dentro stava facilitando l'entrata. Il mio piacere era diventato il doppio tanto da spingere all'indietro per far entrare sempre più quel cazzo, il mio culo era proprio affamato che involontariamente succhiava all'interno la cappella. Il mio cazzo ormai spruzzava liquido in modo continuo, sentii la cappella dell'uomo farsi più dura e riversare la seconda dose si sborra nel mio intestino.Ritornando a casa pensavo a quanto accaduto e sentivo il mio ano avvolto in un leggero prurito e bagnato dallo sperma che aveva inzuppato i boxer e i calzoni. Mia moglie se ne accorse e gli dissi che ero scivolato in una pozzanghera. Tutto il giorno pensai e ne fui felice di aver dato piacere a due uomini e chissà se li avrei ancora incontrati.
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1 giorno fa
Hulrich2,
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Ultima visita: 2 ore fa
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