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Cinema d'essai
Sollevo lo sguardo dallo schermo del telefonino e lo faccio scorrere lungo la hall alla ricerca di Andrea. Lui è accanto alla bacheca dei film, a guardare quelli in proiezione oggi. Da come lo fissa, sembra che l’ultimo “Kung Fu Panda” lo attragga più di quello che Erica ci ha proposto di vedere, un film per cinefili con tanto così di pelo sullo stomaco…
Andrea mi nota, lancia un’ultima occhiata al poster del cartone animato, e mi si avvicina. Indossa un paio di jeans e una camicia azzurra che non lascia vedere i suoi muscoli, a parte le braccia che mostrano le ore passate in palestra dopo quelle in ufficio.
Sollevo il telefono con la chat sullo schermo a suo favore. «Erica scrive che non arriverà in orario».
Andrea mette le mani in tasca. Lancia un’occhiata al baretto alle mie spalle e accenna un sorriso. Mi guarda. «Scommetto che ha cambiato idea e si rifiuta di vedere il film lei per prima».
Scemo. Erica si è fissata con queste menate intellettuali dopo i due anni di università che ha fatto, e adesso rompe con queste cose da mattina a sera. Non posso certo dire alla mia migliore amica che i film in bianco e nero mi straziano. «Guarda che Erica è…»
«Mi scusi, signorina…» La bionda addetta agli stuzzichini del multisala cerca di attirare la mia attenzione. «…ho controllato ma al momento non abbiamo il burro per i popcorn».
Merda, l’unico motivo che mi aveva spinta a passare il pomeriggio in un cinema mezzo vuoto a guardare una pellicola vecchia di sessant’anni e non ce l’hanno nemmeno.
Pone sul bancone un bicchierone di carta da cui spunta una cannuccia di plastica. Almeno questa non si scioglierà prima dell’intervallo, come nel cinema dove Erica ci aveva trascinati la settimana scorsa… «Li vuole ugualmente i popcorn?»
Sospiro. Meglio limitare al minimo i danni. «Sì, una confezione grande, grazie».
Andrea solleva una mano a richiamare la ragazza. «A me una confezione grande di sonnifero, se ce l’ha. O un martello, che caso mai mi arrangio da solo».
La ragazza stenta a trattenere una smorfia di divertimento. Bagascia… togli gli occhi dal mio ragazzo.
Prendo il cestino formato famiglia di popcorn con un sorriso falso. Do una manata sugli addominali di Andrea. «Piantala! Non vuoi aumentare la tua cultura? Questo è cinema d’essai. Lo sai perché lo chiamano in questo modo?»
Lui solleva le spalle. «Perché quando qualcuno ti domanda se era noioso, rispondi: “Essai”».
La bagascia si lascia sfuggire una risata. Le scocco un’occhiata assassina. Pensa piuttosto a comprare il burro, troia.
Non ho mai capito per quale motivo Andrea si comporti come uno scemo quando siamo in mezzo alla gente… Forse perché comportandosi come fa quando siamo soli verrebbe ostracizzato dalle altre persone che frequentiamo.
Nell’atrio ci siamo solo noi ed un gruppo di bambini chiassosi che sta entrando con un paio di adulti poco felici di fare da balie, che dubito verranno con noi a vedere “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Picard… Jean-Luc Godard! Dannato Andrea, lui e le sue stupide battute… Non fosse che è un gran figo e scopa da dio, lo lascerei…
No, non lo lascerei comunque.
Andrea solleva il braccio e controlla l’orario. «Meglio entrare, non vorrei che qualcuno ci rubi i posti…»
Prendo la bibita dal bancone e lo seguo. «Hai visto? Non hanno il burro. Già fanno schifo i popcorn…»
«Una volta mi nascondevo il cibo addosso, quando andavo al cinema a vedere film belli». Lui apre la porta della sala e mi fa entrare per prima. «Ignoranti, beceri, chiassosi, ma belli».
Nella sala di proiezione ci saranno sì e no dieci persone, in coppie o singoli. La metà se ne andrà quando si accorgerà che non è qui che proietteranno la maratona con i primi tre film di “Kung Fu Panda”… Tra questi ci saremo anche noi due? La mia volontà di passare due ore a vedere il Capitano Godard vacilla.
Seguo Andrea lungo la scalinata. Lui supera la fila di poltroncine rosse segnata sui biglietti. Due anziani sono seduti poche sedie oltre quelle che ci sono state assegnate dal bigliettaio. «Guarda che siamo qui».
Andrea si volta verso di me. «Ero ironico quando dicevo che ci avrebbero rubato i nostri posti». Continua a scendere. «Penso che nessuno avrà nulla da dire se ce li scegliamo noi».
Lo raggiungo. La Fanta sciaborda nel bicchierone. «Adoro il tuo spirito anarchico».
«Ah, allora impazzirai quando scoprirai che ho messo il disco orario avanti di un’ora mentre parcheggiavo». Si ferma e con un cenno indica una fila a metà della platea, lontano da chi cerca tranquillità in alto e chi vuole fare il cinefilo piazzandosi a ridosso dello schermo.
Nulla da eccepire. «Vai dentro tu per primo che così Erica si siede accanto a me». Anche perché la mia carissima amica mi sembra puntarti un po’ troppo… Non vorrei che, nel buio della sala…
Stringo le labbra. Se lo facesse con me, invece… beh…
«Grazie per il tuo sacrificio, non sarà dimenticato». Mi prende il contenitore dei popcorn e si infila tra le poltroncine.
Lo seguo fino a quando arriviamo a metà della fila. Andrea abbassa il sedile davanti a lui e si siede. Faccio lo stesso con quella accanto. Lui appoggia i popcorn sulle sue gambe. Ne prendo una manciata e me li getto in bocca: uno stuzzicante sapore di cartone e una badilata di sale, probabilmente quello avanzato questo inverno all’Anas… A questo punto spero abbiano pure messo del kerosene al posto della Fanta per rendere la giornata perfetta.
Il telefono lancia un trillo. Lo prendo dalla tasca e trovo un nuovo messaggio di Erica. «Dice di essere in ritardo di dieci minuti».
Andrea apre le gambe e si spaparanza sulla poltroncina. Sbuffa dal naso. «Mi sa che non è solo quello il suo ritardo…»
Gli assesto una gomitata. «È la mia migliore amica!»
«E non capisco perché». Lui solleva un angolo della bocca. «Per me avete avuto un rapporto lesbo, in passato, che tenete segreto e vi amate ancora».
Gli faccio una smorfia. «Mi dispiace deluderti, ma non è mai successo». Almeno da sobrie: di cosa facessimo durante le ciuche in quinta superiore non ho memoria. E, nel caso, spero di averlo fatto solo con lei…
«Però a te piacerebbe essere il terzo, nel caso, eh, Andrea».
Lui si limita a sollevare le spalle. «Per essere carina, Erica è carina…» Fa una smorfia, ripensandoci. «Mh… bella, in realtà. Ma a me piacciono le donne intelligenti». Mi guarda, socchiude gli occhi e mi sorride. «Oltre a te, ovviamente».
«Stronzo». Gli assesto una manata allo stomaco. Lui ride e si mette più comodo sulla poltroncina.
Le luci si spengono, l’unica illuminazione della sala è la pubblicità di un’auto sullo schermo.
Mi accosto con la testa a quella di Andrea. Se provo a parlare del film, magari mi viene voglia di vederlo per davvero. «Ho letto che è considerato un capolavoro del cinema d’avanguardia. Ha inaugurato un filone cinematografico e ha influenzato molti registi che sono venuti dopo».
Nella semioscurità, Andrea sogghigna. «Lo so io cosa vuoi…»
Ha già capito che preferirei rivedere i tre Kung Fu Panda che danno una sala più in là di quest’altro film? «E… cioè?» Allungo la mano per prendere un’altra manciata di cartone salato. Lui mi afferra al volo il polso e appoggia la mano sul suo inguine.
Sotto il mio palmo, il cazzo si gonfia.
È una cosa stupida, ma un moto di orgoglio cresce nel mio ventre tutte le volte che lo faccio eccitare.
«Vuoi farmi un pompino», sussurra lui.
Un’ondata di calore mi sale al viso. Devo lottare con i muscoli del mio volto per nascondere il sorriso. Pareggiamo. «Perché… perché dovrei volerti fare un pompino?» Come se mi servisse un motivo per fargliene uno più che volentieri…
«Perché sei una troia e non aspetti altro che ti sfondi e ti faccia urlare di piacere fino a perdere la voce», le parole di Andrea sono ridotte ad un sospiro nel mio orecchio, «e sai che se mi farai una pompa adesso io non vedrò l’ora di ripagarti il favore quando saremo a casa…»
Lo fisso. Lui apre le labbra e muove la punta della lingua dall’alto in basso un paio di volte, il suo modo per dirmi cosa vuole fare sulla mia figa.
Perdo la mia battaglia con i muscoli facciali. Posso confidare solo nella semi oscurità della sala per celare l’effetto che la lussuria sta avendo sul mio sorriso. Il mio fiato si fa breve e poco profondo, le mutandine diventano fastidiose. Non voglio passare per una zoccola… non più di quanto non lo sia già per Andrea. «Ma potrebbero…» Schiarisco la voce, ridotta ad un pigolio, «Potrebbero vedermi…»
Andrea sposta i popcorn nel posto libero accanto a lui e mette l’altra mano sulla mia nuca. Se mi spinge la faccia sul suo pacco non faccio di certo nessuna resistenza…
«Potrebbero vederti e spararsi una sega. Di certo, saresti uno spettacolo migliore del film».
Deglutisco un bicchiere di saliva. Perché non ho ancora il suo cazzo in bocca? Poi a casa mi sdraia sul letto, mi sfonda, i miei capelli stretti in una sua mano, mi fotte fino a farmi crollare dallo sfinimento… Fatico a respirare. Il profumo della mia eccitazione si leva dalle mutandine, si unisce a quello più intenso di Andrea.
«E se mi becca Erica mentre ti faccio un lavoretto?» Perché continuo a tirare fuori scuse se l’unica cosa che potrà spegnere il fuoco che mi brucia nel ventre è una sorsata di sborra?
Andrea solleva le spalle. «Vi mettete una da una parte e una dall’altra della cappella». Mi fa l’occhiolino… «Sono certo che ti piacerebbe farlo con lei».
Bastardo. Io e lei che battagliamo con le nostre lingue sul suo glande per avere il diritto di essere quella che lo fa venire. Il fiato nelle mie narici diventa rumoroso, i denti affondano nel mio labbro inferiore.
Deglutisco. Poi, a casa, io ed Erica facciamo un sessantanove mentre lui mi incula. E, quando viene, sborra in faccia a lei, e io la pulisco con… Il mio fiato entra ed esce a scatti, stringo le cosce sulla mia figa bagnata.
«Bastardo…» faccio l’offesa ma le mie mani che lavorano sulla zip e il bottone dei suoi pantaloni. Infilo la destra nelle sue mutande e gli tiro fuori il cazzo in erezione.
Metto la gamba sulla poltroncina, giro il busto, mi sporgo… ‘fanculo, è troppo scomodo. Chi è il coglione che ha progettato ‘sta merda senza pensare che qualcuno ci avrebbe voluto fare una pompa sopra? Mi alzo in piedi, lascio chiudere il sedile e mi inginocchio sulla moquette tra le due file di poltroncine.
Andrea afferra i miei capelli e io mi avvicino con il viso al suo cazzo. Inonda la mia mente del profumo di maschio da monta, di notti passate in letti umidi di sudore, sborra e trasudo, di sottomissione e orgasmi. Il cuore mi batte come un tamburo, la testa mi gira. Deglutisco come se avessi davanti il piatto più buono al mondo.
Mi passo la lingua sulle labbra. «Ti macchierò l’uccello di rossetto».
Lui scuote la testa. «Ahi, Michela… Se lo fai, poi sarò costretto a trascinarti in bagno durante l’intervallo, bloccarti contro un muro e fottere la tua fregna bagnata per pulirmelo, come l’ultima volta, e sai quanto sono ostinate quelle macchie… Mi toccherà ancora metterti una mano sulla bocca perché gemi troppo e disturbi gli altri nei gabinetti».
Un brivido di piacere mi corre lungo la schiena e mi riempie il petto. Sento ancora la pressione della sua mano sulle mie labbra, i nostri pantaloni e l’intimo sulle nostre scarpe, le piastrelle fredde contro la mia schiena, il suo cazzo che mi riempie anche l’anima… Non ricordo gemiti, solo il mio cuore che esplodeva nelle mie orecchie… Respiro a fondo per calmare la mia eccitazione. «Sei uno stronzo, Andrea…» Ma mai quanto io che compro i rossetti che lasciano il segno, e non solo per marchiarti il collo quando siamo in presenza di altre donne.
Stringo il cazzo e muovo la mano. La pelle scivola verso il basso, la cappella si scopre, rossa e bulbosa. Dal meato scivola una goccia trasparente, la prendo con un dito e la porto alle labbra. Stringo le cosce, la mia figa è in fiamme e rigurgita desiderio a secchiate. Portami al cesso e fottimi, Andrea, come la tua troia, ti prego… poi ti consumerò il cazzo a pompini quanto torneremo a casa, te lo giuro!
Passo la punta della lingua sul meato, una mia mano abbassa le sue mutande e gli massaggio i coglioni. Voglio che mi anneghi, quando mi sborrerà in gola.
Andrea apre la bocca e prende una boccata, gli esce un gemito soffocato. Inclina la testa all’indietro, sullo schienale della poltroncina.
Abbasso il capo e prendo in bocca la cappella. È liscia e leggermente salata. Amo questo sapore, ma preferisco quando è acido per la sborra che gli faccio pisciare. Muovo la lingua lungo il bordo con delicatezza.
Andrea sospira ancora, serra la presa sui miei capelli.
Muovo la mano che stringe il cazzo su e giù, la ruoto leggermente. Faccio scivolare la lingua attorno alla cappella. La mia bocca si riempie di saliva, me ne scivola un po’ dalle labbra e cola lungo l’asta del cazzo, gli bagna i coglioni.
Abbasso la testa fino a inghiottirlo tutto, la cappella che mi scivola sulla lingua, sprofonda fino alle tonsille. Adoro il sapore del cazzo di Andrea… perché non ho il senso del gusto anche nella figa? Le scopate sarebbero ancora migliori…
Tira i miei capelli e mi fa sollevare la testa, la sua nerchia che scivola per tutta la lunghezza fuori dalle mie fauci fino alla punta della cappella. Gliela solletico con la lingua. Il fiato di Andrea vibra, sospira.
«Brava, puttanella». Geme. «Brava…»
Gli occhi mi bruciano per la commozione. Adoro quando mi chiama “puttanella” mentre glielo sto mangiando.
Spinge la mia testa fino a infilarmi la punta del cazzo in gola. Me la lascia un istante, mi solleva di nuovo.
Sono inginocchiata ma è come se mi tremassero le gambe. Sono troppo eccitata… Mi sento gli occhi di tutti i presenti addosso, anche se sono nascosta tra le poltroncine, i loro sguardi sono come fasci di luce che mi puntano nel buio, sui loro volti le espressioni di disgusto, imbarazzo, rabbia, mi additano, mi chiamano “troia” e “mignotta”.
Mi disprezzano e allo stesso tempo vorrebbero scoparmi, ma non possono. Io sono solo di Andrea. Sono solo del suo cazzo…
Il malessere cresce nelle mie viscere, una sensazione di stanchezza che nasce nella mia figa lasciata a bocca asciutta… per modo di dire. Infilo la mano libera nei pantaloni e nelle mutandine intrise di desiderio e mi tocco.
Le piccole labbra sono calde, bagnate, come quando Andrea me la lecca. Mi penetro con due dita: la figa è una fornace, rigurgita desiderio. Il clitoride è fuori dalla sua tana, lo sfioro con il polso ed è come picchiarmi su una ferita aperta. Chiudo gli occhi e mi fotto, immagino che Andrea abbia due cazzi e il secondo mi stia scopando la figa con forza.
Dal mio inguine proviene un suono viscido più rumoroso del pompino.
Tremo all’idea di essere scoperta da Erica… sono stordita dall’eccitazione. Lei è alle mie spalle, esclama: “cosa state facendo?”, si eccita, mi bacia, infiliamo la mano nelle mutandine l’una dell’altra…
…il mio fiato è mozzato dallo stordimento che quell’immagine mi provoca.
La mano che stringe i miei capelli mi lascia e si appoggia sotto il mio mento. Mi solleva la testa dal mio adorato lecca-lecca al gusto di maschio.
«Ehi…» sussurra Andrea.
Apro gli occhi. Lui mi fa segno di alzarmi.
Non vuole sborrarmi in bocca? Perché?
«Siediti. Voglio che mi seghi e mi limoni».
Non capisco, ma eseguo sempre gli ordini del mio padrone. Sono la sua troia. Lui poi mi premia a casa. Mi fa bagnare il letto con lo squirto.
Mi siedo sulla sua gamba sinistra, gli afferro il cazzo e infilo la lingua nella sua bocca.
Adesso mi vedranno davvero mentre faccio sesso con il mio padrone, ma non me ne fotte nulla. Voglio che quei due anziani si arrapino come dei diciottenni e si mettano a sessantanove. Voglio la vecchia che urla di piacere mentre l’altro la possiede con forza.
Andrea mi cinge dietro la schiena con un braccio e duella con la mia lingua, la spinge di lato, la coccola, la accarezza, la ama. Sto sbavando desiderio sui suoi pantaloni, glieli sto macchiando. Più glieli macchio, più mi arrapo…
Il mio movimento di mano è automatico. Adoro il suo cazzo, lo venero. Ma la sua lingua è qualcosa di divino, qualunque punto del mio corpo stia leccando…
Si ferma, la sua lingua si accascia nella sua bocca. Respira profondamente con il naso, il suo cuore rimbomba attraverso le mie tette dure per l’eccitazione. Stacca le sue labbra dalle mie e mi bacia il collo, come fa spesso quando viene.
Come fa quando lo faccio venire.
Il profumo deciso della sborra che viene spuzzata dal suo cazzo si solleva tra noi. Spero in un fazzolettino e non per terra o sullo schienale della poltroncina davanti alla sua. Non lo farebbe: è uno stronzo, mi scopa come una troia, mi tratta come una sua proprietà quando siamo nel privato, ma in pubblico non lo dimostra mai.
È stronzo solo con me.
Prendo il suo viso con le mani e lo bacio sulle labbra. Mi fa sentire sempre così orgogliosa farlo godere, così donna. «Grazie, amore».
Lui sospira, nella scarsa luce in bianco e nero che riflette dallo schermo appare rilassato e felice. «Grazie a te, gioia». Mi restituisce il bacio.
Lancio un’occhiata agli anziani dietro di noi. L’uomo sta dormendo, la donna ha il volto illuminato dal telefono. Hanno perso l’occasione. Spero non diventeremo così anche noi, noiosi e privi del brio di vivere.
Mi alzo dalla gamba di Andrea e mi siedo sulla mia poltroncina. Noto con dispiacere che non è rimasta nessuna macchia… Lui si rimette il cazzo nei pantaloni, nell’altra mano ha un grosso fazz—
Stringo le palpebre… quello nell’ombra non è un fazzoletto! Sgrano gli occhi: è il secchiello dei popcorn.
Fisso Andrea, che me lo passa. Sui fiocchi di mais ci sono delle strisce gelatinose che luccicano nel riflesso delle immagini in fondo alla sala. Nascondo la risata dietro ad una mano. «Sei venuto sui popcorn?»
Lui sorride, quel sorriso bastardo che mi fa venire voglia di fargli un altro pompino. «Ti lamentavi che non c’era il condimento».
«Sei scemo…» Scuoto la testa. Prendo un popcorn, lo intingo in uno schizzo e lo porto alle labbra. Cartone, sale e sborra. È migliorato, e parecchio.
Avvicino la bocca al suo orecchio. «La prossima volta, ti squirto nella Coca!»
Un sorriso sornione appare sul suo volto. So già che ci proverà davvero.
Dobbiamo venire al cinema più spesso, è così divertente, anche se c’è un film di Capitano Godard.
«Scusate…» Erica si infila nella nostra fila di poltroncine. «Pensavo foste quei due su lì, ma poi ho notato che eravate qui».
Ha in mano una confezione grande di popcorn e una bibita. «La prossima volta però facciamo la sera». Si siede al mio fianco. «Volevo far mettere il burro sui popcorn ma sono senza, al chioschetto…» Guarda i miei e fa un cenno. «Tu però ce ne hai, Michela».
Sollevo un fiocco. La sborra risplende nella luce proiettata alle nostre spalle. Lo metto in bocca e lo mastico. Un prurito alla figa ancora bagnata si intensifica. Sorrido e accenno ad Andrea. «L’ha portato lui di nascosto».
Le porgo il secchiello.
Erica allunga una mano, afferra un paio di popcorn, li solleva e lo sperma si allunga in filamenti gelatinosi. «E dove lo nascondeva, nelle mutande?» Ride alla sua stessa battuta.
«Ti piace il mio ragazzo?»
Lei si ferma con la mano a pochi centimetri dalle labbra. Mi guarda confusa. «Ma… ma certo: Andrea è un gran bel ragazzo». Si mette in bocca i popcorn. Un po’ di gelatina le resta sul labbro inferiore.
Getto un’occhiata al mio uomo, sogghignando. Lui fissa a occhi spalancati Erica che si lecca la sua sborra dal labbro.
«Che sapore strano…» La ragazza prende un’altra manciata e se la ficca in bocca. «Non è burro, vero? Peccato sia poco perché mi piace». Si lecca la punta delle dita.
Le faccio l’occhiolino. «Se aspetti un momento, ne mettiamo dell’altro. Magari lo aiutiamo insieme a spargerlo sui popcorn». Poi se vieni a casa con noi vedrai quanto ne potremo avere.
FINE
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WillKasanova,
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il massaggio
Laura è una bella ragazza 30enne, mora con capelli lunghi lisci, non molto alta, un seno generoso e tonico ed un sedere ben proporzionato e sodo che probabilmente poteva essere addirittura considerata la parte migliore del suo fisico. Due occhioni neri riempivano un viso magro e spigoloso che con il tempo aveva finalmente imparato ad apprezzare e valorizzare.La convivenza con Luca era iniziata da pochi mesi e sembrava procedere piuttosto bene, più o meno come se la era immaginata, in fondo era stata lei a convincere Luca a trovare questo piccolo appartamento per andarci a vivere insieme.Rimase infastidita e sorpresa quando Luca le disse che le aveva programmato un massaggio da un cugino di sua madre che aveva bisogno di fare pratica in vista di un esame finale come massaggiatore olistico.Alla fine Laura decise di accettare per non fare la figura della bigotta con la famiglia di Luca, in fondo si trattava di un loro parente, non ci sarebbe stato nulla da temere e tutto sommato avrebbe usufruito di un massaggio gratis che, in questo periodo di cambiamenti e di forte stress, poteva rivelarsi una cosa positiva.Il giorno dell'appuntamento lei passò molto tempo a decidere cosa indossare, pensò che probabilmente sarebbe rimasta in intimo durante il massaggio e quindi fece diverse prove davanti lo specchio della sua camera per individuare quello più adatto, non troppo castigato ma neanche troppo provocante.Scelse un completino che le regalò proprio Luca qualche tempo prima, uno slip di cotone non molto scosciato di colore nero ed un reggiseno sempre di cotone, abbinato. Lo indossò, si rese conto che valorizzava molto il suo lato b, nonostante gran parte delle natiche rimanessero coperte dallo slip e il reggiseno faceva davvero fatica a contenere la sua terza misura abbondante.Leggings leggeri, elasticizzati, e una maglia a maniche corte la rendevano particolarmnte attraente agli occhi di quel sessantenne, magro, minuto ma dallo sguardo che trasmetteva una virilità fuori dal comune.Infatti quando Simone apri' la porta per accogliere quella giovane parente acquisita, rimase immadiatamente colpito dalla sua femminilità e dalla sensualità che contrastava con la palese timidezza e imbarazzo con cui lei si era presentata.Lei si rese conto che l'imbarazzo era davvero eccessivo, si pentl' immediatamente di aver accettato l'invito ma oramai era li, troppo tardi per i ripensamenti.... notò subito gli sguardi di Simone posarsi sulle sue gambe, sui glutei, lui non faceva nulla per nasconderli e questo rendeva l'atmosfera ancora più tesa."spogliati e sdraiati sul lettino" la frase arrivò puntuale, se l'aspettava ma non pensava che quelle parole cosi dirette, senza troppi convenevoli, senza nessun colloquio preparatorio per conoscersi meglio, per rompere il ghiaccio... senza nemmeno una parola di ringraziamento per aver accettato di essere massaggiata.La stanza aveva le luci soffuse, un ambiente rilassante, la musica di sottofondo era adatta al contesto ma lei si sentiva davvero in imbarazzo, si spogliò lentamente posando i vestiti su una sedia, rimase in intimo e mentre si avvicinava al lettino senti' la sua voce rompere il silenzio "togli tutto, rischierei di macchiarlo con l'olio e non mi sembra il caso".Laura quasi balbettando: "ma...io... ma... è necessario che tolgo tutto?"Simone, perentorio e senza guardarla in volto: "è necessario, si, togli tutto"Non ebbe la forza di ribattere, si tolse gli slip ed il reggiseno, rimase in piedi qualche secondo poi prese coscenza di quello che stava vivendo e si sdraiò a pancia sotto sul lettino "va bene cosi a pancia sotto?"Simone non rispose, era cosi attento a guardare quel corpo nudo, si sentiva cosi fortunato ad averla li accanto che forse fu proprio in quel momento che decise che avrebbe provato a sfruttare ogni piccola occasione per ottenere qualcosa, qualunque cosa da quella piccola "puttanella" che quello sfigato del figlio di sua cugina non si meritava neanche di avere accanto.Simone: "brava, ora rimani in silenzio e rilassati" In quel momento le sue mani iniziarono a carezzare delicatamente il corpo di Laura, i polpastrelli passavano in modo sapiente sulle gambe, sulla schiena, il primo obiettivo di Simone era quello di farla stare tranquilla, di farla abbandonare alle sensazioni, alle emozioni. Lei era tesa, nervosa, lui se ne accorse e pensò che evidentemente lei stesse subendo la situazione e questo lo rendeva più sicuro di se e gli dava la forza di continuare a toccarla in modo sempre più sensuale, più intimo.Lei si accorse del modo evidentemente troppo sfacciato in cui la stava carezzando, arrivava all'interno cosce, ai glutei... li carezzava... dentro di se pensava che quel maledetto era un bastardo e che quel porco aveva proprio l'obiettivo di vederla nuda e di carezzarla...ma appena tornata a casa lo avrebbe riferito a Luca, non poteva fargliela passare liscia...non voleva e non poteva consentire una cosa cosi.Le mani di Simone diventavano sempre più invadenti, le divaricava le natiche facendo credere che quei movimenti fossero la naturale conseguenza di un massaggio ma l'obiettivo era di aprire le sue natiche e osservarle l'intimità...lei si sentiva vulnerabile, esposta ma non riusciva a reagire, a fermarlo... le uniche parole che riusci' a pronunciare furono "per favore faccia piano, la prego...faccia piano...".quelle parole furono benzina sul fuoco del desiderio di Simone che percepi' subito che stava ottenendo una supremazia mentale che l'avrebbe fatto arrivare a dama...Le sue mani continuarono a dilatare le natiche di Laura e un dito si intrufolò proprio li, intorno al buchino stretto e mai violato di Laura che non riusciva a fermare i movimenti di quel maiale ma riusciva solo a ripetere "la prego faccia piano, la prego".Le dita di Simone ora erano completamente concentrate sul buchino... una falange entrava ed usciva dall'ano mentre lei con una voce rotta da emozione, lamenti e gemiti implorava solo di fare piano...Simone non si fece scappare l'occasione troppo ghiotta, aveva in mano il corpo e la mente di quella giovane donna, ne era perfettamente consapevole..."stai zitta puttanella, che ti aspettavi di trovare venendo qui, un mezzo uomo come quell'inetto di Luca.... stai zitta troia"lei decise che in quel momento l'unica cosa che desiderava era continuare quel gioco di ruoli che si era inaspettatamente creato, lei vittima inerme, lui maiale approfittatore...arrivarono sculacciate ben assestate, tirate di capelli forti e decise, lei per la prima volta si sentiva dentro delle emozioni mai vissute e a cui non voleva rinunciare... cosi decise di continuare quel suo ruolo succube, continuava quindi a chiedergli per pietà di fare piano ma ad un certo punto si rese conto che lui andò oltre e che la tirò indietro mettendola a 90 gradi sul lettino...e da dietro puntò il glande sul buchino spingendo con forza.lei si senti' rompere , spaccare, un dolore atroce che annullava tutto il piacere mentale che stava vivendo... lui non si fermò, continuò a incularla con foga e vigore, lei esausta, vinta, umiliata, lo lasciò pompare il suo culo senza una reale volontà di fermarlo.il suo sperma caldo le arrivò dentro, lo percepi' come una liberazione da quella sorta di tortura a cui non si sapeva ribellare, lui usci' dal suo buchino con il pene grondante che si puli' sulla natica... con una risata che amplificò la sua umiliazione disse "ora rivestiti e vattene".lei non rispose... si vesti' senza neanche andare in bagno a lavarsi, in fretta, senza mai guardarlo negli occhi, si sbrigò e una volta vestita usci' di corsa da quella casa, sconvolta dall'esperienza assurda che aveva appena vissuto.Quell'uomo, quel cugino della madre del suo ragazzo, l'aveva inculata brutalmente, senza riguardo, senza pietà. Lei fino a quel momento aveva sempre avuto una intimità con Luca molto dolce, rispettosa, tenera, esattamente l'opposto di come lui l'aveva trattata.arrivò a casa ancora scossa, luca la stava aspettando e appena la vide le chiese "com'è andata tesoro?"laura: "è andata bene, è molto bravo il cugino di tua madre, davvero bravo, penso che sia il caso che lo chiami per ringraziarlo e per fargli presente che se ha bisogno ancora di me, sono a disposizione".luca :"sono proprio contento, lo chiamo subito allora".(Fine)
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nebbiafitta0,
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Come iniziai a prenderla nel culo per poi diventare cuck. Parte 3
Il silenzio della nostra camera da letto non era mai stato così rumoroso. Nei giorni successivi a quell'incontro, il segreto che custodivo sotto i vestiti aveva iniziato a cambiare forma: non era più solo vergogna, si stava trasformando in una febbrile, ossessiva necessità. Le parole di Marco continuavano a risuonare nella mia testa come un ordine a cui non potevo sottrarmi. “Gliela offrirai tu stesso.”Il lavaggio di quel completo di pizzo nero fu il mio primo vero atto di complicità. Strofinando la seta per cancellare le tracce visibili del seme di Marco, mi resi conto che stavo cancellando le prove per mia moglie, ma fissando il ricordo indelebile nella mia mente. Rimettere quel capo nell'armadio di lei mi fece sentire come una spia che posiziona una microspia in territorio nemico.La svolta arrivò una sera di metà settimana. Mia moglie lamentava da giorni una forte tensione alla schiena e al collo a causa delle troppe ore passate davanti al computer. Il cuore mi fece un balzo nel petto. Il momento era arrivato."Amore, perché non provi a fare una seduta dal massaggiatore dove vado io?" dissi, cercando di mantenere la voce più neutra e distaccata possibile. "Si chiama Marco. È bravissimo, ha delle mani incredibili. Ha letteralmente rimesso a nuovo la mia schiena."Lei sollevò lo sguardo dalla TV, un po' sorpresa. "Davvero? Non sapevo che andassi da un massaggiatore privato. Pensavo fossi fedele al solito centro estetico.""No, lui è... diverso. Lavora in modo molto profondo, metodico. Credimi, sa esattamente dove toccare per sciogliere ogni nodo," risposi, e sentii un brivido caldo corrermi lungo la schiena mentre pronunciavo quelle parole, consapevole del loro doppio significato."Beh, se lo raccomandi così tanto, potrei provarci. Mi manderesti il suo contatto?"Il giorno dopo, inviai un messaggio a Marco. Le mani mi tremavano sullo schermo del telefono: “Mia moglie ha bisogno di un massaggio alla schiena. Ti chiamerà oggi per fissare un appuntamento.”La risposta di Marco non si fece attendere, breve e affilata come una lama: “Ottimo lavoro. Falle mettere quel completo di pizzo nero. E tu verrai con lei. Troverò un posto perfetto da dove potrai guardare come mi prendo cura della tua famiglia.”Il giorno dell'appuntamento, l'aria in casa era elettrica. Guardai mia moglie vestirsi, ignara di tutto, mentre infilava proprio quel completo nero sotto i vestiti casual. Vedere quel pizzo sparire sotto la sua camicetta, sapendo cosa significasse per Marco e cosa avrebbe rappresentato da lì a poche ore, mi tolse il fiato. Ero diventato ufficialmente il suo complice, il cuckold che stava conducendo la propria moglie direttamente nella tana del predatore. Quando parcheggiai davanti allo studio di Marco, sentivo la gola completamente secca. Mia moglie si sistemava il trucco allo specchietto, del tutto ignara del fatto che non stava andando a un semplice appuntamento terapeutico, ma che era il premio finale di un piano orchestrato alle sue spalle. Ogni suo movimento, la sua totale innocenza, non facevano che amplificare la mia eccitazione e il mio terrore.Salimmo le scale. Quando Marco aprì la porta, il suo sguardo passò sopra mia moglie per inchiodarsi drittissimo nei miei occhi. Fu un millesimo di secondo, un lampo di puro dominio che mi fece quasi cedere le ginocchia."Benvenuti," disse Marco, con quella sua voce calda e ferina, stringendo la mano a mia moglie con fin troppa decisione. "Tuo marito mi ha parlato molto di te. Dice che hai delle tensioni accumulate che hanno assolutamente bisogno di essere sciolte.""Sì, esatto," rispose lei, sorridendo, intimidita ma affascinata dalla presenza imponente dell'uomo. "Spero tu possa fare miracoli.""Non dubitarne. So esattamente come trattare i corpi che mi vengono affidati," ribatté lui, lanciandomi un'occhiata complice. Poi si voltò verso di me, cambiando tono, diventando freddo e imperioso. "Tu, accomodati pure nell'angolo in fondo. C'è una sedia dietro il paravento. Voglio che resti lì, in silenzio, senza disturbare il mio lavoro. . Mi sedetti sulla sedia di metallo nell'angolo più d'ombra dello studio, parzialmente nascosto da un paravento di legno, ma con una visuale perfetta sul lettino da massaggio. Dalla mia posizione potevo vedere tutto, ma ero relegato al ruolo di spettatore impotente."Bene," disse Marco a mia moglie, accendendo la solita musica soft che ormai per me era il preludio della sottomissione. "Spogliati pure e sdraiati a pancia in giù. Lascia solo l'intimo ."Vidi mia moglie sbottonarsi i jeans, sfilarsi la camicetta e restare con il completo di pizzo nero. Quel pizzo che solo pochi giorni prima era stato inzuppato dal seme di Marco sulla mia pelle rasata. Marco si posizionò ai piedi del lettino, osservandola sfilarsi le scarpe. I suoi occhi divorarono il corpo di mia moglie, soffermandosi sulla curva delle natiche fasciate dalla seta nera. Mi guardò oltre la spalla di lei, con un sorriso sadico sul volto, come a dire: Guarda bene cosa mi hai portato. Continua ..
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1 giorno fa
montaGIULIANA,
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Le prime corna di Laura.
Sono Nicola e mia moglie si chiama Laura. Siamo una coppia 56enne. Lei dai capelli castani, occhi scuri ed un seno di una quarta misura abbondante coppa C. Ha un bel culo ed i fianchi un po’ larghi, curve morbide, ma non grassa; nell’insieme è una bella donna, completamente depilata intimamente. Io sono di media statura, brizzolato, fisico normale, sono un impiegato e lei casalinga. Nel rapporto di coppia, sono gelosissimo, però mi eccita fotografarla e mostrarla e lei aderisce volentieri a questa mia fissa. Siamo sposati da una vita ed ora, da un po’ di tempo, ho problemi di erezione, quindi sfrutto lingua e dildo per farla godere. Lei ama esser masturbata e leccata. Le piace che glielo faccia anche al culo, ma, da anni non riesco a penetrarla in quel pertugio, perché la mia erezione dura poco, mi si smoscia velocemente e non riesco più a scoparla. Al contrario lei, se scaldata adeguatamente, non ha limiti: è un’ottima fellatrice e si eccita molto a fantasticare di poter godere con altri maschi. È una cosa che la eccita moltissimo e la fa bagnare molto, ma, passato il momento di lussuria, tutto finisce. Sono consapevole che una bella figa come la sua, meriterebbe un cazzo che, ogni tanto, la soddisfi per bene. Io mi limiterei ad ammirarla mentre gode, ma, per quanto ne abbiamo parlato e discusso, non sembra voler dar seguito a questa fantasia. Ama ballare e, proprio questa sua passione, ha di fatto sbloccato la situazione. L’occasione si è verificata al compleanno di una sua giovane collega, che festeggiava quarant’anni. Me ne ha parlato lunedì sera, a cena.«Amore, venerdì, la mia collega ha invitato tutte noi ad andare con lei in discoteca per festeggiare i suoi 40 anni. Capisci, amore: quarant'anni! Bisogna riconoscere che questa cosa mi ha fatto un po' riflettere ed ho capito che la vita sta scorrendo via molto velocemente. Credo sia ora che io e te ci guardiamo intorno e… amore, ti amo, ma nel contempo, mi rendo conto che non sono più la giovane donna che hai conosciuto a suo tempo.»Ho sentito un velo di tristezza e malinconia nelle sue parole, così ho cercato di tirarle su il morale.«Dai, Laura, non è il caso di tirar i remi in barca! Sei ancora una bella donna, che fa la sua porca figura; quando ti metti in tiro, sei ancora in grado di dare i punti a tante puttanelle!»Mi ha guardato, mi ha fatto una carezza e mi ha detto che ero di parte; allora ho insistito.«Ok, amore, sarò anche di parte, ma ti assicuro che tu sei ancora in grado di fare perdere la testa a tanti uomini. Prova a considerare quest'occasione come un test per verificare la validità di questa mia convinzione. Venerdì, va pure in discoteca e controlla se susciti ancora interesse.»Ha sorriso e non ha aggiunto altro, così, per il momento, l'argomento poteva considerarsi chiuso. Il giovedì sera, mentre stavamo sparecchiando la tavola dopo cena, mi ha guardato con una certa curiosità.«Davvero pensi che... voglio dire vuoi che… insomma, non avresti niente in contrario se domani sera andrò a divertirmi con le mie colleghe?»Le ho sorriso, le ho dato un bacio e detto che ero assolutamente convinto che doveva andare e, soprattutto, divertirsi in piena disinvoltura.«Laura devi andare e divertirti! Per una sera, lascia a casa la casalinga di una vita e fa ballare Laura, la donna che ha bisogno di sentirsi ancor viva, bella, desiderata e… come ti ho detto tante volte, anche un po' puttana. Sì, amore, vorrei proprio che ti lasciassi andare, se dovesse capire l'occasione…»Mi ha guardato fingendo di esser un po' preoccupata, ma, in realtà, vedevo i suoi occhi che brillavano di gioia. Si è presa il venerdì pomeriggio libero ed ha passato l'intera serata tra parrucchiera, estetista e, quando è tornata, ho visto che aveva anche fatto degli acquisti. Mi ha sorriso e, essendo quasi ora di prepararsi, ha fatto una bella doccia e, una volta tornata in camera per vestirsi, ho visto che sul letto aveva disteso della lingerie molto fine, quanto sexy. Un perizoma nero trasparente che, quando lo ha indossato, a malapena le ha coperto lo spacco della fighetta. Il reggiseno, poi, perfettamente coordinato con il perizoma le ha spinto in alto le mammelle, facendolo apparire bello gonfio. Ha indossato delle calze nere velate, molto belle, rette da un coordinato di pizzo nero e, già questo, mi ha fatto sentire le farfalle nello stomaco. Ha indossato una gonna nera a portafoglio, che le arrivava appena sotto il ginocchio, ma, essendo aperta, ad ogni passo metteva in mostra una buona porzione di coscia. Sopra ha messo una camicetta anch'essa nera, ma finemente lavorata, che faceva intravedere le sue spalle, mentre solo una fascia sul davanti era stata resa un po' meno trasparente, ma, in ogni caso, metteva in mostra lo splendido reggiseno e, soprattutto, il suo meraviglioso décolleté. Insomma, solo a guardarla, avrebbe fatto tirare il cazzo a chiunque. Ha completato il suo outfit indossando un paio di scarpe dal tacco sottile e molto alto, che hanno reso il suo incedere ancor più seducente e, unito a tutto il resto, la facevano apparire una stupenda Cougar, decisa a cercare la sua preda. Mi ha guardato e mi ha chiesto un giudizio.«Come sto? Trovi che sia troppo eccessiva, vero? Però, alla mia età, non voglio indossare una minigonna, sembrerei troppo sfrontata, invece credo che questo abbigliamento costituisca un buon compromesso!»Ho sorriso e le ho detto che, se non fosse stata mia moglie, non avrei perso tempo e l'avrei corteggiata strettamente. Lei mi ha dato un bacio e poi ha coperto le sue labbra con un rossetto indelebile, che le ha rese ancor più seducenti: veder quella bocca e sapere quanto è brava a far pompini, c'era da impazzire ad immaginarle alle prese di un bel cazzo duro. Dopo una decina di minuti, uno squillo sul suo cellulare l'ha avvertita che le sue amiche erano già sotto casa, così mi ha salutato, dandomi un bacio sulla guancia.«Va a letto… Non aspettarmi alzato!»Ho sorriso e le ho detto che non doveva pensare a niente, ma solo divertirsi come meglio credeva; lei mi ha rivolto uno sguardo più che malizioso.«Chissà? Se dovessi dar retta a te, credo che questa sera potresti gloriarti ad avere un bel paio di corna!»Mi hanno tremato le gambe e, nello stesso tempo, ho avvertito una terribile fitta di gelosia, che però ha fatto gonfiare il mio membro. L'ho guardata uscire, restando in piedi sulla porta; poi si è avvicinata alla vettura che era ferma davanti casa ed ho visto scendere una delle sue amiche: son rimasto alquanto sorpreso, perché, se Laura era vestita sexy, la sua collega, della stessa età, sembrava una giovane puttanella, perché abbigliata con una minigonna da sballo. Le ho sentite ridere e partire di gran carriera. È iniziata una lunga attesa, durante la quale, ho fatto mille e più congetture: mi son fatto due seghe e, alla fine, vinto dalla stanchezza, mi son addormentato sul divano. Quando ho riaperto gli occhi, ho visto che erano le tre del mattino e attorno a me c'era ancora silenzio; ho capito che mia moglie non era ancora tornata. Ho fatto per alzarmi per andare a letto, quando ho sentito il rumore di un'auto fermarsi davanti al nostro cancello. Ho guardato dalla finestra ed ho visto che erano loro. Mia moglie è entrata, mi ha visto ed ha sorriso; ci siamo diretti assieme verso la camera da letto. Ero molto eccitato, ma anche impaziente: non vedevo l'ora di sapere. «Allora, com'è andata?»Si è distesa sul letto ancora vestita ed ha iniziato a raccontare.«Il locale era pieno di gente. Mentre ballavamo, si son avvicinate più persone, ma uno in particolare mi intrigava. Mi ha tallonato da vicino, mentre ero in pista, mi ha toccato il culo un paio di volte “per sbaglio” (?), ma, quando siamo andate al bar, lui era dietro di me, mi ha abbracciato e mi ha alitato sul collo, poi si è appoggiato sul mio fondoschiena e mi ha fatto chiaramente sentire che aveva il cazzo duro.Sapessi, amore, che bello che era: GROSSO E DURO! Ho fatto molta fatica a dirgli di no. Avrebbe voluto portarmi nel parcheggio e scopare in auto, ma io ero con le amiche e non volevo pensassero che ero una troia. Allora lui mi ha lasciato il suo numero di cellulare.»Le ho sfilato il perizoma ed ho notato che era bagnato in una maniera incredibile; il mio cazzo ha avuto una impennata pazzesca e l'ho scopata quasi furiosamente, facendola godere tre volte. Placata la nostra libidine, siamo rimasti abbracciati a farci un po' di coccole; allora le ho chiesto cosa avesse in mente di fare. Mi ha guardato e mi ha detto che ci doveva pensare, perché voleva giungere ad una scelta con convinzione. «Ti confesso che l'idea mi piace molto, e… sentire quel grosso membro premere contro di me, mi ha fatto sbrodolare da pazzi, come hai potuto vedere. Non lo so... temo sia una cosa che, una volta iniziata, non si torna indietro, per cui è il caso di vagliarla al meglio.»La guardo sempre più eccitato e le chiedo fin dove vorrà spingersi, anche perché, tra l'altro, avrei voluto esser presente. Mi sorride e mi dice di portar pazienza.«Lasciami un attimo riflettere su tutta la cosa; inoltre vorrei capire che tipo di persona è. Non son sicura sia una buona idea, metterlo a parte che tu sai e sei d'accordo. In fondo, se pensa che dietro di me c'è un marito tradito, dovrebbe indurlo a muoversi in maniera un po' discreta e meno assillante. Vediamo come si evolve la cosa e poi, eventualmente, coinvolgo anche te!»Ho accettato e subito il mio cazzo è diventato duro da farmi male. È incredibile come questa storia riesca, in qualche modo, a farmi vincere la mia temporanea impotenza. L'idea che un altro se la possa scopare, me lo fa rizzare al massimo. Il giorno dopo vedo che inizia a chattare con lui e, stranamente, cambia il PIN del suo cellulare; così, per un attimo, mi sento tagliato fuori. Quando glielo faccio notare, la sua risposta è semplice: "voglio condurre questa cosa da sola, ma anche tenerti sui carboni ardenti". Il che mi fa impazzire e tirar seghe a raffica. Il mercoledì mi dice che venerdì sera vuole uscire e, mentre me lo chiede, mi sta segando dolcemente; io, naturalmente, all'idea di saperla di nuovo in giro con questo probabile toro che potrebbe montarmela, mi eccito così tanto che sborro all'istante e, ovviamente, non le nego nulla. Giovedì mattina, addirittura, mentre stiamo facendo colazione, mi guarda e dice che, se mi fa piacere, potrei sceglierle l'intimo da indossare, in particolare il tipo di perizoma più seducente.Cazzo! Quasi vengo nei pantaloni. Non le rispondo subito, ci rifletto un po' e poi, a mezzo di un messaggio, le dico per cosa propendo: "Non indossare niente!" La sua risposta è una faccina stupita e un'altra che ride in maniera complice. Cavolo, sto spedendo mia moglie tra le braccia di un altro e farle fare la puttana? Questa cosa mi eccita così tanto che mi sento il cazzo duro come il marmo. Finalmente arriva venerdì. Quando torno, nel pomeriggio, la trovo che è già rientrata e si è appena fatta la doccia; si spalma della crema sul corpo, per renderlo ancor più morbido e setoso e noto pronto sul letto, un bel tubino nero elasticizzato che, appena lo indossa, modella le sue forme come una seconda pelle. Mi guarda e sorride con aria civettuola.«Hai ragione: è inutile indossare l'intimo sotto questo vestito, perché si renderebbe visibile e quindi antiestetico!»Ho il cazzo durissimo. Mi avvicino, provo a scoparla, ma lei mi sorride, me lo tira fuori e mi fa una sega, a seguito della quale vengo quasi all'istante. Poi mi guarda con un languore da far rizzare anche degli eunuchi. «Vedo che sei molto eccitato; sappi che lo sono anch'io! Se tutto va come immagino, questa sera ti regalerò un palco di corna da fare invidia ad un giovane cervo a primavera.» Sorride e va a calzare dei sandali con tacco alto; il suo magnifico culo è ancor più messo in evidenza; noto che se lo guarda allo specchio, contenta. Si avvicina alla porta, mi dà un bacio e se ne va.«Non aspettarmi alzato, perché non so se torno... capirai: se bevo troppo, è preferibile dormire in hotel!»Cazzo! Mi ha appena detto che dormirà con qualcuno ed io... appena chiusa la porta, sento le classiche farfalle allo stomaco, le gambe mi diventano fiacche ed il cazzo prende a farmi un male del diavolo! Quanto può esser lunga una notte così? Eterna! Le ore non passavano mai ed io continuavo a farmi, nella mente, tutti i film possibili e immaginabili. Alla fine, alle prime luci dell'alba, sento un'auto fermarsi davanti al nostro cancello; guardo da dietro la tenda e non vedo scendere nessuno; poi, d'un tratto, lo sportello del passeggero si apre ed ho visto uscir mia moglie e subito, dall'altro lato, è sceso un uomo, che è venuto a salutarla. Ha stretto Laura in un abbraccio e son sicuro che le ha anche dato un bacio sulle guance, poi è risalito in auto e se n'è andato, mentre mia moglie ha percorso il breve vialetto ed è entrata in casa. Mi ha trovato nudo, seduto sul divano, con il cazzo in mano; ho notato che aveva i capelli arruffati, l'aria un po' stanca e le scarpe in mano: camminava a piedi scalzi. Sono scattato in piedi come una molla e mi son posto davanti a lei, che mi ha sorriso.«Ti avevo detto di non aspettarmi alzato!»Avevo troppe domande da farle, non mi andava di aspettare, così le ho chiesto di raccontarmi tutto, per filo e per segno. Lei ha sorriso, mi ha preso per mano e ci siamo sdraiati sul letto. Mi ha guardato dritto negli occhi. «Mi è venuto a prendere qui, all'angolo della via, e quando son salita in auto, subito mi ha fatto i complimenti per il mio outfit; poi mi ha chiesto se avevo davvero voglia di andare a ballare. Ovviamente gli ho risposto di no ed allora lui mi ha detto che un amico, in città, aveva la casa libera; mi ci ha portato e siamo entrati in un piccolo appartamento, pulito ed in ordine; appena entrati, mi ha baciato con la lingua in bocca ed abbiamo limonato un po'. Intanto ho sentito premere il suo grosso membro contro il mio inguine; lui mi ha guardato un attimo negli occhi, per capire se fosse decisa.“Spero che avrai detto a tuo marito che torni tardi, perché questa notte voglio trascorrerla a godere e farti godere tanto!”Mi ha preso per mano, siamo entrati in una camera da letto e poi mi ha abbracciato da dietro; ha iniziato a far scivolare il mio vestito sul corpo, mentre la sua bocca mi baciava su collo, spalla e le mani si son subito impossessate dei miei seni liberi; ha preso a titillare i miei capezzoli, tirandoli, stringendoli tra le dita, facendomi subito gemere dal piacere. Ha fatto scivolare il vestito fino alle mie caviglie, poi, dopo un breve passo per uscirne, mi ha abbracciato da davanti e la sua bocca si è impossessata dei miei capezzoli, mentre le sue mani tenevano strette le mie chiappe. Ho sentito premere il suo membro contro il mio inguine e, a quel punto, son diventata curiosa: ho aperto la lampo dei suoi pantaloni, ho infilato una mano all'interno ed ho trovato qualcosa di veramente notevole; l'ho stretto tra le dita, senza permettermi di poterle congiungere per quanto era smisurato in spessore. Mi son subito bagnata tantissimo! Mi ha fatto una leggera pressione sulle spalle e mi sono inginocchiata davanti a lui; me lo son trovato davanti alla faccia. Prima che tu me lo chieda, ti dico che era sicuramente il doppio del tuo: un bel cazzo poderoso, sicuramente lungo intorno ai venti di centimetri, già ben duro e molto spesso, con delle belle venature che lo rendevano ancor più allettante; in cima presentava una magnifica cappella rossa e lucida che ho subito preso a leccare con gusto. Mentre lui finiva di spogliarsi, ho preso a passar la lingua sopra quello scettro. Partivo dal basso, per salir fino alla punta e poi ridiscendere giù, fino ad inglobare in bocca quelle due grosse palle, che mi avrebbero eruttato tanta di quella crema che effettiv amente volevo gustare. Lui ha subito apprezzato.“Ti piace questo cazzo? Scommetto che è più grosso di quello di tuo marito! Succhialo bene, perché ti farà godere all'infinito."Mi ha sollevato e ci siamo gli stessi sul letto; subito abbiamo iniziato un 69, ma dopo poco stavo già godendo. Mi son impegnata di più e lui ha avuto modo di apprezzato la mia bocca. “Immaginavo che potessi esser brava, ma non come me lo stai mostrando! Adesso, prenderò a scoparti la gola!” Mi ha messo di lato ed ha cominciato a spingere il suo corpo in avanti; quel membro mi è entrato tutto dentro, penetrandomi in gola! Contemporaneamente mi leccava ed io ho avuto un altro orgasmo; poi si è rigirato e me lo sono trovato tra le cosce; con una spinta poderosa, quell'asta enorme è entrato tutta dentro di me, fin in fondo. Ho spalancato la bocca nel percepirne la grossezza e lui ha sorriso.“Dimmelo, troia, quel cornuto di tuo marito è mai arrivato così in fondo? Te la spacco tutta questa fica stupenda, per, infine, riempirtela di sperma!”Un demonio! Mi ha scopato cambiando posizione per quasi un'ora e poi mi ha riempito con una sborrata colossale. Siamo rimasti abbracciati per un po', poi me lo ha presentato di nuovo alla bocca; devo dire che non aveva perso per niente il suo turgore ed è bastato poco per ritrovarlo al meglio delle sue condizioni. Ero così eccitata che, quando mi ha messo di nuovo quel grosso membro dentro, piantato da dietro, l'ho sentito aprirmi ancora di più e poi, dopo avermi pompato un po', lo ha tirato fuori e lo ha appoggiato al mio culetto; sì, lo so che a te il culo non ho mai voluto darlo, ma… lui con due spinte decise, me lo aveva già infilato dentro. Per un attimo mi son sentita aprire in maniera abnorme ed ho protestato.“No, cazzo, no! Nel culo no.. o, almeno, fa piano!”È rimasto immobile e poi mi ha messo una mano davanti ed ha iniziato a masturbarmi con forza; senza neanche rendermene conto, ero io che mi muovevo avanti/indietro e così… mi ha farcito anche il culo!»Son rimasto sorpreso ed eccitato nello stesso tempo. Ho provato a mettermi tra le sue cosce, ma lei non ha voluto.«No, ti prego, no! Dopo che mi ha fatto il culo, mi ha scopato ancora davanti ed è venuto ancora un'altra volta e… guarda!»Ha aperto le cosce ed ho visto la sua fighetta irritata, gonfia, con le labbra rosse e mi ha detto di guardare un po' più da vicino, così mi son abbassato e… cazzo, l'aveva aperta per davvero! Ho visto un rivolo bianco colare ancora da quella voragine, perché tale era da definire la sua bella fighetta. Così, quando lei mi ha appoggiato una mano sulla testa, mi son messo a leccargliela, raccogliendo quel mix di rumori, mentre lei riprendeva a godere.«Che porco che sei! Lo sai che lui me l'ha anticipato: ha detto che avresti apprezzato. Era sicuro che mi avresti leccata, perché ha detto che una troia come me, non poteva non aver il marito cornuto. Pr farla breve, ha capito tutto!»Mi son sborrato addosso senza toccarmi, mentre continuavo a leccarla. Dopo mi son sollevato e le ho chiesto quali intenzioni avesse. Mi ha guardato e sorriso.«Io? Scoparci ancora, e poi ancora! Tu, piuttosto, sei pronto a constatare quanto riesco ad esser troia con un altro maschio?»Sono rimasto a guardarla, poi lei ha sorriso e mi ha dato un bacio.«Amore, è sposato e non ha molto tempo; però, qualche sera, in settimana, non mi dispiacerebbe averlo a cena e poi…»Nonostante tutto avevo di nuovo il cazzo duro e gliel'ho infilato dentro, quasi d'improvviso. Lei mi ha abbracciato e, mentre la scopavo mi ha guardato negli occhi ed ha sorriso con una malizia che era tutto un programma.«Se avessi saputo prima che, a farti le corna, portava a tutto questo...»Non l'ho fatta finire di parlare, perché le ho chiuso la bocca con un bacio, mentre venivo per l'ennesima volta e, questa volta, dentro di lei. L'idea di vederla a scopare con lui, me lo rende così duro, che mi stupisco di me stesso.
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1 giorno fa
baxi18,
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