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Ordinaria amministrazione
Irene era ancora una bimba, quando
per la prima volta capì vagamente il significato della parola sesso.
Era in campagna dalla nonna, allora
aveva appena dieci anni, quando girovagando tra i campi vide uno stallone
inseguire una splendida cavallina nera, Irene osservò incuriosita il termine del
tallonamento, senza rendersi conto che per la prima volta stava assistendo al
meraviglioso, selvaggio rituale dell’accoppiamento.
Dopo quel giorno, quasi a sancire
l’inizio della sua primavera, il corpo di Irene sbocciò, e negli anni a seguire,
nulla rimase della giovane, smilza, goffa bimba di un tempo; i lunghi capelli
corvini, lisci e morbidi come seta incorniciavano il volto dai tratti quasi
gitani, rosse labbra si schiudevano a mostrare una dentatura bianca, perfetta e
volitivi occhi di cerbiatta osservavano il mondo con un misto di paura, fascino
e desiderio.
Trascorsero gli anni del liceo,
delle prime feste tra amici, delle prime sigarette fumate in fretta dietro il
cortile della scuola,gli anni dei primi amori, delle passioni assaporate con
furia ma incoscienza, gli anni delle lacrime, dei sogni, dei desideri vaghi che
affioravano inconsapevolmente……anni ormai trascorsi, immortalati in album
fotografici, nascosti nel fondo di un cassetto.
Irene ne ha fatta di strada,
laureata cum laude in medicina, affermato chirurgo estetico sta scalando le
vette del successo con grinta e determinazione.
Anche il suo corpo, ora più maturo
ha assunto la bellezza raffinata e consapevole che arriva con gli anni, la
femminilità della donna adulta che sa di piacere, che conosce i segreti degli
uomini e sa come soddisfarli.
Ma Irene è consapevole, la mattina
guardandosi allo specchio, osservando il suo viso di zingara conturbante, che
qualcosa le manca, che un piacere nascosto, sottile perverso, le sale dal basso
ventre fino al cervello, e non bastano più le carezze solitarie, o il giocattolo
erotico comprato per scherzo durante un weekend a Parigi ; Irene vuole altro,
vuole sentirsi come quella cavallina impaurita e vogliosa, vuole essere
posseduta, presa con forza, rincorsa, circuita, sfiancata.
Vuole osare, vuole provare il
brivido del puro piacere, l’eccitazione totale e prorompente di una notte in cui
nulla si chiede e tutto si ottiene per un tacito assenso del corpo.
E’ sera, Irene si abbiglia con
movimenti delicati ma decisi, indossa la guepiere di pizzo nero comprata per
l’occasione, lentamente con gesti languidi veste le cosce sode e tornite con le
calze nere e velate, le aggancia al reggicalze, si osserva soddisfatta, si
accarezza il pube depilato, liscio, scoperto e vulnerabile, infila le mutandine
sottili come organza, evanescenti, inesistenti, e con estrema grazia si copre di
un abito nero, lungo dal taglio orientale e calza i sandali altissimi che la
fanno sentire totalmente femmina.
Una femmina da monta, una puledra da
rincorrere, questo stasera è Irene mentre sale sul taxi che la sta conducendo
all’inferno.
Osserva la villa in lontananza,
imponente, lugubre, misteriosa, indossa la mascherina nera e procede spedita al
cancello.
Non incontra sorveglianza, sarebbe
inutile vista la riservatezza degli inviti, che ha ottenuto attraverso un
paziente altolocato che ha garantito per lei.
L’accesso per Sodoma e Gomorra è
sconosciuto ai più, pochissimi eletti sanno dell’esistenza di queste serate in
cui tutte le regole sono stravolte, dove un uomo ed una donna si spogliano del
proprio nome, cognome, status sociale per vestirsi di puro piacere, di desiderio
e libidine.
Entra in un salone immenso, è quasi
buio, pesanti drappi rossi coprono le pareti e morbidi cuscini sono sparsi
ovunque, mentre solo la luce di poche candele rischiara la stanza. Gli occhi si
abituano presto alla penombra, si guarda intorno smarrita ed eccitata al
contempo, sente dei mugolii provenire da dietro una tenda, si avvicina e scosta
leggermente la cortina: adagiati su un enorme letto un uomo mascherato possiede
una bellezza africana dal corpo nero di pantera, il membro dell’uomo entra ed
esce dalla fica della donna, lucido dei suoi umori, mentre lei ha il viso
completamente affondato tra le gambe di una seconda donna bionda, e con voracità
la lecca, le stuzzica il clitoride con abili colpi di lingua. Con unico sussulto
l’uomo esce definitivamente dalla mora per sfogare il suo seme dentro la bocca
della docile ragazza, che distesa apre le labbra per offrirsi totalmente a lui,
ad un suo tacito comando la bella pantera si avvicina e avidamente bacia la
giovane, leccando lo sperma che ancora le riempie la bocca.
Irene osserva tutto in silenzio,
schifata ed invogliata, lei non è mai stata con una donna, eppure il desiderio
che legge negli occhi di quelle due femmine le apre nuovi orizzonti….perché no?
Questa è la serata delle nuove emozioni, devono cadere una ad una tutte le
inibizioni e paure.
Lentamente si allontana e con
decisione e si appresta a visitare le altre sale dell’immensa dimora….le stanze
si susseguono infinite, ed in ognuna di esse corpi intrecciati, maschi nudi,
donne prese come cagne, ragazzi efebici che giocano tra di loro, uomini maturi
che si masturbano solitariamente , ragazze che si frugano a vicenda, maschere di
vizi e lussuria.
Irene è spaesata, desiderosa di
inserirsi in uno di questi immensi quadri umani, osserva con attenzione e scopre
passo dopo passo, camera dopo camera nuove perversioni che la conturbano e la
infiammano.
Le mutandine di pizzo sono umide, i
capezzoli turgidi, le pupille dilatate, il corpo scattante è pronto a
concedersi.
In un angolo, vicino ad un immenso
camino, un giovane prestante la osserva visibilmente ammirato, accanto a lui una
splendida donna, anch’essa nascosta dietro una maschera argentata le sorride,
bevono una coppa di champagne, e, con un solo gesto alzano i calici per offrirle
un brindisi.
Irene si avvicina, timida,
impacciata ma decisa, si siede accanto a loro e silenziosamente accetta il
bicchiere che le offrono.
- <<Non ti ho mai vista qui >> – la
voce della donna è bassa profonda, rauca, - <<E’ la prima volta che vengo>> -
<< si vede da come cammini, sei cauta, timorosa, attenta>> - le dice lui con una
nota di ironia – Irene non risponde, contempla gli occhi di ghiaccio, i lunghi
capelli rossi, le scapole bianche il seno prorompente della sua vicina, ha un
modo di fare virile sebbene sia innegabilmente, totalmente donna. Si osservano
per un tempo che sembra infinito, la rossa la guarda sfacciatamente, godendo
ogni centimetro di carne che si intravede dal suo casto vestito nero, poi con un
gesto languido prende una sigaretta, che il giovane velocemente si appresta ad
accenderle, rimangono in silenzio, un silenzio perfetto, che stride con i
sospiri, le urla di piacere che provengono dalle altre sale.
Sono solo loro tre, mollamente stesi
su un basso sofà, la timidezza di Irene lascia il posto alla temerarietà, le
piacciono i suoi due occasionali compagni, la intriga la mascolinità della
donna, i suoi modi sfacciati ma eleganti, e le piace il corpo definito del suo
giovane compagno, le maniere raffinate, e distaccate con cui osserva la scena.
La rossa si alza seguita dal
ragazzo, si gira verso di lei e le fa un cenno perentorio, un richiamo di
comando a cui Irene non riesce a resistere …. si solleva dal divano, le gira la
testa per i troppi bicchieri di champagne, per l’aria calda e viziata, per il
forte profumo di incenso che impregna l’ ambiente.
Mitemente li segue, si incamminano
per un corridoio buio, insolitamente silenzioso che le fa tornare in mente
quando da bambina entrava nella Chiesa della sua città, enorme, solida, buia,
anche l’odore è lo stesso; questa paradossale unione di Sacro e Profano la fa
sorridere, si rende conto di come i ricordi non si possano comandare, di come un
sapore, un odore, una voce ci riportino indietro nel tempo inaspettatamente,
senza che razionalmente si possa far nulla per impedirlo.
Aprono una porta e la fanno
accomodare dentro una camera in penombra, un paravento orientale divide in due
lo spazio, creando una sorta di stanza nella stanza, due enormi finestre si
affacciano su un giardino all’inglese ed Irene capisce di trovarsi sul lato
occidentale della villa.
Al centro un letto enorme,
smisurato, addobbato con lenzuola di seta nera.
Ogni particolare è insolitamente
curato, dai gigli bianchi dentro un vaso cinese, ai candelabri d’argento che
illuminano fiocamente l’ambiente
Ogni oggetto, ogni quadro, ogni
dettaglio sembrano approntati con la massima cura, diversamente dagli altri
locali che ha visto, questo sembra avere una personalità ben definita, quasi
fosse la camera padronale.
La rossa si accorge dei suoi
pensieri e ridendo le accarezza una spalla: - << la stanza più bella per la
più bella dama della mia corte >> - Irene guarda la mano laccata di rosso che le
sfiora il fianco e sente il sangue affluirle alla testa, intanto con la coda
dell’occhio osserva il giovane sparire dietro il paravento mentre una musica
d’organo lentamente si espande dal nulla.
La donna la guida verso il centro
della camera, la adagia sul letto e con movenze delicate ma decise le inizia ad
abbassare la cerniera del vestito, lei la lascia fare, drogata da queste nuove
emozioni, dal profumo dei gigli,dalla musica evanescente, le sfila la mascherina
e quando Irene fa per opporsi con voce ferma le dice - << voglio vederti il
volto, devi spogliarti di tutto, se non te la senti nessuno ti costringe a
restare, sei libera di aprire la porta ed uscire >>- Irene reprime un sospiro,
vorrebbe alzarsi, correre verso l’ingresso principale e tornare a casa, al nido
sicuro che l’attende, ma un desiderio prorompente, una voglia impetuosa la
immobilizza, gli occhi di ghiaccio la incatenano su quel letto….osserva la donna
che con un sorriso vittorioso le sfila la maschera e si toglie la propria a
mostrarle apertamente il volto di fiera Amazzone, gli occhi sono ancora più
grandi di quanto Irene si aspettasse, le riempiono il viso, occhi da gatta
allungati verso le tempie, occhi che la scrutano con voluttà e possesso.
Irene si sente nuda sotto quello
sguardo, e sebbene il vestito slacciato sulla schiena ben poco mostri della sua
carne, in un gesto infantile si cinge con le braccia, a coprire anche quel nulla
che la lascia indifesa.
La donna le lancia un’occhiata di
ferro e lei docile lascia cadere le braccia sui fianchi, entrando nella stanza
ha tacitamente accettato le regole del gioco.
<<Spogliati>> , le intima lei in un
sussurro ed Irene da brava bambina lascia che il vestito le scivoli sui fianchi
a raccogliersi sul pavimento in una macchia nera, senza vita.
Lei la osserva come farebbe un
acquirente ad un ‘asta, la scruta con meticolosità; quando fa per togliersi
anche gli splendidi sandali con un comando perentorio le ordina di tenerli.
Anche lei si toglie il lungo abito
di velluto verde, sotto è completamente nuda, non indossa lingerie di alcun
tipo, solo la pelle bianchissima, i seni eretti e il pube dorato.
Irene la fissa, è la prima volta che
una donna si esibisce davanti a lei in modo così esplicito e provocante.
La rossa le sgancia il balconcino,
le sfila le mutandine e davanti al suo pube rasato reprime un sorriso << adoro
assaggiare la fica di una donna depilata>>, in bocca a lei anche le parole più
volgari hanno un suono diverso, accattivante.
Irene è bagnata e calda, la voglia
si trasforma in brama violenta, le tornano vivide le scene a cui ha assistito
durante il suo viaggio notturno, e il desiderio così a lungo sollecitato,
esplode nella sua testa, inconsciamente schiude le gambe, il clitoride gonfio
pistillo, è già pronto per il sommo piacere.
Ma la donna, abile maestra di
seduzione, frena le sue voglie, vuole condurre il gioco, è lei che deciderà
quando i tempi saranno maturi.
Con decisione chiama il ragazzo,
anch’egli volontario schiavo della superba padrona che reca con sé una valigia
di cuoio nero e così come dal nulla è comparso nel nulla svanisce, consapevole
attore di sé stesso.
Irene è ferma sul letto, immobile,
prezioso oggetto di piacere, gode del suo nuovo ruolo, ed apprezza le sottili
arti di Lei che conduce.
Dalla valigia, la rossa tira fuori
due corde e con destrezza lega le braccia e le gambe di Irene divaricandole,
Irene sente i muscoli tendersi e questo leggero dolore si fonde al piacere
suscitando sensazioni ancora più forti.
E’ completamente in balia delle sue
voglie, gambe divaricate, sesso esposto, volto denudato…in cuor suo
desidererebbe che queste corde stringessero ancor più, che il sottile dolore si
trasformasse in sofferenza.
Costretta sul letto si interroga su
se stessa, su questa Irene sconosciuta che inaspettatamente viene a galla, sul
sottile piacere che la pervade all’idea di essere sottomessa, totalmente,
completamente in balia degli eventi.
La donna la guarda, è nuda, bianca,
splendida, mentre la luce della luna filtra dalle ampie finestre e si confonde
nella stanza semibuia.
Lei inizia a toccarsi, davanti al
volto di Irene che intravede, tra i peli dorati, il rosa acceso della carne, il
luccichio degli umori, e percepisce il forte odore di femmina.
Con carezze prima lente, poi sempre
più rapide si concentra sul proprio sesso, infila il lungo dito laccato di rosso
nell’apertura rosa, lo tira fuori e ancora bagnato lo avvicina alla bocca di
Irene che delicatamente schiude le labbra ad assaporare, per la prima volta il
gusto femmineo.
la Rossa scende verso il suo pube e
con voracità le lecca la fica: colpi lenti ma decisi, cadenzati, dapprima con
delicatezza, poi con forza sempre maggiore le schiude il sesso e le infila un
dito che si insinua perverso nelle sue profondità.
Legata, stordita dal piacere,si
accorge che le dita da uno diventano due, poi tre, poi di nuovo due, lei
continua a leccarla, fino a quando, completamente bagnata ospita interamente
la mano della donna dentro di se.
Prova un piacere immenso, totale,
l’idea di quella mano che la fruga, che lentamente esce per poi rientrare la
manda in estasi e dopo pochi minuti sente che l’orgasmo, tanto atteso sta per
giungere, ma la donna si accorge dei suoi spasimi, dei suoi muscoli tesi e si
blocca dicendole << non è ancora il momento, piccola cagna di venire, sarò io a
dirti come e quando penderti il tuo piacere>>, Irene si divincola, frustrata e
ancora eccitata, ma la donna, Padrona esigente la tacita con un lungo bacio
sulla bocca.
<<Adesso sarai tu a regalarmi lo
stesso piacere>> così dicendo la slega e con le gambe aperte davanti a lei, in
un gesto di sfida si allarga la fica con le mani: << vieni piccola ingorda,
lecca i miei umori, assapora il gusto del proibito, fammi godere con le tue
dita inesperte>>, Irene è spaventata, non ha mai accarezzato una donna e ancor
meno ha mai ipotizzato il piacere che da esso deriva, lentamente, come una bimba
ubbidiente si avvicina al pube della donna e con delicatezza sporge la lingua a
titillarle lentamente il clitoride, la rossa asseconda il suo ritmo poi avvicina
la mano di Irene alla sua apertura e lei, con la dedizione della brava novizia,
infila le sue esili dita, sente l’interno umido, caldo e una voglia prepotente
l’assale, continua a leccarla, sempre più ardita, il piacere di darle piacere la
spinge a continuare all’infinito, ma la rossa è sempre più smaniosa e con fare
deciso infila sempre più in profondità le dita di Irene; lei, capisce cosa
desidera e lentamente, dolcemente fa scivolare l’intera mano dentro la donna: si
muove dapprima con estrema cautela, moti calmi, placidi, poi incitata dal suo
stesso piacere aumenta il ritmo, esce ed entra da lei con la foga di una gatta
selvaggia, estasiata, ardita, completamente dimentica di chi è di dove si trova.
Dopo un tempo che a Irene sembra
infinito la donna la ferma, tira fuori la mano umida e la lecca con ardore, poi
la fa girare, la mette a quattro zampe e le bagna il suo pertugio più stretto.
Quando la sente pronta, si avvicina
al comodino, prende un vibratore trasparente, lo umetta con della vaselina e
lentamente la possiede da dietro, con questo oggetto che a Irene sembra di
dimensioni smisurate.
Inizialmente sente il vibratore
penetrarle dentro con difficoltà, poi sempre più dilatata al dolore si
sostituisce un godimento nuovo.
La donna la possiede così per un
tempo infinito, e mentre la affonda, le lecca la fica , le titilla il clitoride,
le infila dentro le sue abili dita….Irene non ce la fa più, la implora di darle
il massimo del piacere, ma la donna non ancora sazia chiama il giovane e ordina
a Irene di leccare il sesso dell’uomo…..così mentre lei continua a giocare da
dietro Irene, affonda le labbra sul pene eretto del ragazzo.
Ad un cenno della donna il bel
giovane si sposta e sostituisce al vibratore il proprio uccello: cavalca Irene
con foga, la penetra in profondità, mentre le mani della donna le toccano il
seno, le stringono i capezzoli turgidi e la sua bocca si insinua ovunque.
Irene si sente morire, ha il bisogno
prepotente di raggiungere l’orgasmo e alla fine stravolta, si lascia andare ad
un grido di piacere che risuona nella stanza buia: anche il giovane gode con
lei, velocemente esce dal suo pertugio per andarle a inondare la bocca di
sperma, che la rossa si precipita a bere dalle sue labbra tremanti di piacere.
Alla fine distesi sul letto
sprofondano in un sonno ristoratore.
E’ mattino, il sole si insinua tra
le finestre della stanza, Irene guarda l’orologio e con un sospiro si alza,
indossa i vestiti che la sera prima aveva lasciato sul pavimento, si veste in
fretta, infila la porta e velocemente raggiunge la clinica. Ha diversi
appuntamenti oggi, si deve preparare per un intervento delicatissimo, è agitata
ma di ottimo umore.
Quando raggiunge lo studio il suo
giovane assistente è lì ad aspettarla con il caffè in mano, mentre la bella
segretaria dai capelli rosso fuoco e gli occhi di ghiaccio sistema l’agenda con
gli appuntamenti: << Buongiorno dottoressa>>, il timbro di voce è basso, rauco
conturbante <<ha un’aria splendida stamattina, immagino abbia trascorso una
bella serata>> << si una serata veramente memorabile, diversa dal solito…..>>,
con un sorriso si guardano mentre il giovane dottore si avvicina e con gesti
eleganti le porge il camice, bianco, lindo, immacolato.
27
1
20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Scacco alla Regina
Ilaria guardava le nuvole che oscuravano il cielo e la sua città le appariva splendida anche così: immersa in questo grigio antico che sembrava permeare ogni cosa.
L’asfalto bagnato coperto di foglie autunnali si distendeva per chilometri sotto il suo sguardo, chilometri di strade percorse giorno dopo giorno, ora dopo ora, da persone come lei: madri sempre di corsa, mariti disonesti o felici, lavoratori stanchi, professionisti sempre in cerca dell’ultimo affare, impiegati annoiati, persone contente, persone tristi, persone ubriache di vino e d’amore.
A quale categoria apparteneva lei?
A 30 anni ancora non riusciva a capire che posto le riservava il destino.
Tutto apparentemente normale, tutto in ordine, “ogni cosa al suo posto” - avrebbe detto sua madre – eppure, eppure…..un tassello, un incastro riuscito male, un dolce poco lievitato, a volte la sua vita sembrava prendere una piega totalmente estranea al suo modo di essere e di pensare.
Giorgio, compagno esemplare, architetto lanciato sulla via del successo, uomo dotato di fantasia e di ardore, era l’invidia di tutte le sue conoscenti e la gioia della sua “saggia” mamma.
“Dove l’hai pescato un uomo così?” le chiedevano tutte le amiche e colleghe di lavoro, “non fartelo scappare” le diceva al telefono sua madre , e quei 300 Km che le separavano correvano sul filo veloci fino a diventare nulla, e Ilaria si sentiva come da bambina quando quella donna perfetta e profumata la abbracciava e le diceva “Ilaria, devi diventare qualcuno nella vita, ricorda che ogni cosa ha un suo ordine logico, ricorda che ogni cosa ha un suo posto”.
Era questo che le stava sfuggendo di mano, questo incastro perfetto, questo domino costruito in trent’anni, aveva adesso una pedina vacillante, una pedina che poteva compromettere il lavoro minuzioso di una vita.
Accendendo una sigaretta ripensa a Vera, a quei capelli rossi come fiamme, a quel corpo perfetto nella sua imperfezione, a quel naso importante, che lei indossava e portava con la disinvoltura della donna che sa di essere bella.
Vera era così: abiti sgargianti, gioielli vistosi, scarpe alte, borse fuori moda, velluti, broccati, sete cinesi, bigiotteria falsa.
Vera, con la sua allegria, con il suo spirito mordace, con i suoi cappelli all’inglese, con il suo portamento da regina, con la sua falsa noncuranza, Vera leale come il suo nome, attaccata a vecchie ideologie, comunista, anarchica, fascista, retrograda e progressista, cangiante come un diamante, solida come una quercia.
Vera che le ha rubato il cuore, Vera che una notte d’estate le ha detto “ti amo” mentre tra una birra annacquata e salatini stantii parlavano dell’ultimo libro letto, dell’ultimo film visto, dell’ultima volta che Ilaria aveva fatto l’amore con Giorgio.
E poi il buio di una corsa in macchina, il desiderio impacciato di Ilaria, la dolcezza e la capacità di seduzione di Vera, la libreria in noce, il gatto sul divano, il letto morbido e immenso, le candele accese, la luce tenue e soffusa: Vera le ha tolto i vestiti con la delicatezza di un amante sapiente, le ha sfilato le scarpe e massaggiato i piedi, le ha sciolto i capelli bruni legati da un nastro e l’ ha accarezzata per ore prima di possederla con la foga e il desiderio che Ilaria aveva conosciuto solo negli gli uomini.
E la baciava e le diceva ti amo, e le infilava la lingua ovunque e le diceva ti amo, e l’ha fatta venire con un’intensità mai provata prima e le diceva ti amo.
E le diceva ti amo anche mentre le insegnava come gode una donna, mentre con destrezza e fermezza le trasportava le mani nei punti più profondi del suo piacere e le diceva come accarezare, leccare, sfiorare, premere i punti proibiti di un universo infinito.
E Ilaria assaporava, con il gusto di una bambina che succhia caramelle alla fragola, i sapori di Vera, ed annusava gli odori di Vera e rispondeva ti amo alle parole di Vera.
Una notte durata un’eternità tra le braccia voluttuose della sapiente Maestra, tra capelli rossi di fuoco e bocche brucianti, tra un bicchiere di Chianti bevuto a coppa tra le cosce di Vera e dolci ciliegie assaporate intatte tra le gambe di Ilaria.
Una notte di passione, una notte di odio e di amore, una notte in cui Giorgio lontano la chiamava da Parigi per dirle Ti amo e Vera all’orecchio le sussurrava anch’io.
Ilaria guarda la pioggia che ha iniziato a pulire l’asfalto, e pensa a sua madre e al suo ordine logico e cosmico, e pensa a Giorgio e al suo mondo fatto di carte e di voli aerei e pensa a Vera, alle sue telefonate notturne e sconclusionate, al suo profumo di viola ai suoi teatrini di periferia, ai suoi autori sconosciuti.
Pensa alle grandi mani di Giorgio che le percorrono il corpo e la manovrano con la sapienza dell’uomo che la conosce e ama da sempre, e pensa a Vera, alle sue bianche dita che la toccano con l’onniscenza e l’esperienza , con il piacere e la voglia che solo una donna può regalare ad un’altra.
Ieri ha parlato con l’uomo che ama della donna che ama, ieri ha parlato con lui e gli ha detto con le lacrime agli occhi che non può più vivere senza di lei, che i suoi capelli e il suo profumo sono una droga troppo inebriante.
Giorgio, il timido e perfetto architetto ha spalancato i suoi occhi di cielo, ha aperto la bocca da cui non è uscito alcun suono, le ha stretto i fianchi e le ha detto solo tre parole -non mi lasciare- .
Dopo mesi di altalene, di serate insonni, di week end alterni, dopo giorni di pianto e notti di fuoco, Ilaria ha preso l’ultima assurda decisione.
Giorgio la ama troppo per imperdirle di vivere la sua vita, e Vera è inebriata dall’idea di averla sempre con sé.
Suonano alla porta di casa, Ilaria, dà un ultimo sguardo alla strada deserta e si avvia alla porta con le gambe ferme.
Giorgio efficiente e dolcissimo porta due immense valigie, ed una massa capelli di fuoco avanzano dietro di lui.
Le camere sono pronte, quella di Vera e di Ilaria si affacciano sul giardino interno, quella di Giorgio e di Ilaria anche.
Stanze comunicanti, armadi condivisi, un unico bagno per fare la doccia e l’amore…..Il caffè nero e fragrante li aspetta in cucina: infondo ogni cosa ha un suo ordine logico, ogni cosa ha un suo posto nel mondo.
Di sicuro mia madre sarebbe fiera di vedere come ho messo ordine nella mia vita - Ilaria sorride mentre bacia Giorgio sulle scale di casa e conduce i suoi timori fuori dalla stanza da letto, e l’ultima tessera del suo puzzle perfetto torna ad incastrarsi con gli altri tasselli
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20 anni fa
desiderya, 40/42
Ultima visita: 4 anni fa -
Le Vacanze di Renè - Parte V
Percorremmo praticamente tutti in silenzio il resto della strada che conduceva alla rada nella quale era ormeggiata la nostra barca. Ma era evidente che si trattava di un silenzio carico di significati. L’eccitamento di tutto il gruppo era palpabile e serpeggiava tra noi come archi voltaici creati da quei fenomeni di elettricità statica che a scuola avevo più volte sperimentato, in quelle sfere di vetro attraversate dalla corrente. Quando uno di noi avvicinava un dito, la saetta
formata dall’elettricità si dirigeva verso il dito ed aumentava di intensità.
Un fenomeno analogo stava verificandosi nel gruppo: presumo che se fossimo stati meno conformisti, e meno abituati ad utilizzare i freni inibitori che l’educazione e la morale ci avevano imposto di adottare, ci saremmo gettati l’uno sull’altra e viceversa, a casaccio, pur di sfogare gli stessi istinti primordiali che avevamo osservato nelle danzatrici e nei danzatori. Camminavamo quindi quasi a distanza, donne da uomini, come se avessimo paura di ricreare, con un eventuale contatto, gli archi voltaici segno dell’erompere dell’eccitazione.
Giungemmo alla barca, tutta illuminata, e attraversato il pontile vi salimmo sopra. Con un certo imbarazzo e senza aggiungere altri commenti sulla serata, ci salutammo, e ci augurammo a vicenda la buona notte, nella rispettiva consapevolezza che per ognuno di noi sarebbe stata una notte speciale.
Baciai mia madre con una tenerezza speciale, diversa dal solito ed un brivido mi attraversò tutta la schiena: non era la prima volta nella vita che la desideravo realmente e fisicamente. Era ormai un fenomeno ricorrente, divenuto quasi quotidiano, che mi poneva in una condizione di estremo disagio. Come poteva un figlio desiderare in quel modo la propria madre? Mi feci coraggio e cercai di contrastare lo sconvolgimento, dicendomi che ero davvero uno stupido a pensare certe cose e scesi nella mia cabina con l’intenzione di farmi una doccia, sia per eliminare il sudore dalla pelle, sia per tentare di spegnere il fuoco che mi bruciava dentro.
Una volta dentro la cabina, mi spogliai completamente e mi cacciai sotto la doccia, prima bollente e poi più fredda. Mentre mi insaponavo, vidi scostare la tenda dalla quale fece capolino il visetto allegro di Annette:
“Posso lavarti la schiena?” mi chiese con voce sensuale ed un sorriso molto significativo.
“E me lo chiedi?” risposi io girandomi e volgendole la schiena “non aspettavo altro. Vieni dentro”.
“Però devo fare così, altrimenti mi bagnerò tutti i vestiti”. Devo fare così significava togliersi i vestiti, cosa che fece in un lampo e, completamente nuda, mi raggiunse sotto la doccia. Mi prese di mano la spugna insaponata e cominciò a lavarmi la schiena, lentamente, proprio come una geisha giapponese, senza fretta, con metodo: collo, schiena, gambe; con mano leggera mi allargò le cosce ed infilò la spugna prima fra le mie natiche e poi sotto, per lavarmi le palle. Indugiò a lungo in questa operazione: il suo tocco leggero sulle palle mi mandava in visibilio. Io stavo con le braccia appoggiate al muro della doccia e le gambe divaricate. L’acqua tiepida continuava a scorrere sul mio corpo e su quello di Annette. Ad un tratto cominciai ad avvertire una sensazione dolcissima e, ovviamente, nuova per me: Annette si era accoccolata, mi aveva allargato le natiche e stava leccandomi il culo.
Alternava movimenti veloci su e giù e poi inseriva la punta direttamente nel mio buchino, regalandomi un’altra sensazione sconosciuta, ma intensa. Mi sporsi in avanti, proprio come avevano fatto le danzatrici del villaggio, per lasciare più spazio di manovra alla lingua di Annette, che in realtà, pur procurandomi un effetto molto particolare, non pensavo potesse accrescere ulteriormente l’eccitazione che già mi attraversava come quella corrente elettrostatica del laboratorio di fisica.
Annette si rigirò sotto di me e smise per un attimo di tormentarmi il buchino per passare a leccarmi la zona compresa tra il culo e le palle. Un altro brivido nuovo scosse il mio corpo. L’acqua continuava a scorrere sul mio corpo e poi sul viso di Annette, che si trovava sotto di me e mi passava freneticamente la lingua su e giù tra le cosce.
Annette sfogava così la sua eccitazione, era completamente infoiata e ciò che stava accadendo dotto la doccia contribuiva ad aumentare in modo parossistico la sua eccitazione...ed anche la mia.
Ora era sotto le mie palle e ci giocava con la bocca, succhiandole e sputandole fuori delicatamente, senza farmi male.
“Mmmmm, René, sono arrapatissima, non capisco più nulla, mi farei fare tutto, stanotte, soprattutto vorrei che quel cazzone nero stupendo mi squartasse la fica, ma anche il tuo non è da meno, ora ci divertiamo”.
Mi prese il pisello in mano, fece scendere giù la pelle del prepuzio e mi scoprì la punta, completamente bagnata per l’eccitazione provocata dalla festa della fertilità e dai giochi della sua lingua nel mio culo.
Con aria affamata, come se fosse da lungo tempo digiuna, Annette si impadronì del mio pisello e cominciò a leccarlo come un gelato. Dava lunghe slappate sulla punta, poi vi girava la lingua intorno, infine lo ingoiò come se avesse fretta di farlo scomparire tutto nella sua gola. Esattamente come in “Gola Profonda”, quel famoso film americano degli anni ’70, ormai un cult tra noi studenti, nel quale furoreggiava Linda Lovelace, una attrice non bravissima, ma molto sexy che aveva una capacità unica, sviluppata ovviamente prima della nascita di Annette, di ingoiare completamente un cazzo, fino alle palle, in modo tale da toccare con il naso i peli del pube del suo partner. Inimitabile !
Vedere il mio pisello che lentamente ed inesorabilmente scompariva completamente nella sua bocca mi dava un’eccitazione pari a quella provata durante la festa nel villaggio. Sentire poi la punta che toccava la gola di Annette mi scatenava dei brividi che mi attraversavano la schiena e scendevano fin giù nelle gambe. Mi dissi che non mi sarebbe bastata tutta la vita per imparare quali emozioni nuove poteva riservare il sesso.
Ma proprio quella sera ne avrei imparate di cose…
Tutto quell’impegno, unito all’eccitazione che mi pervadeva, non poteva lasciarmi indifferente; dopo solo alcuni minuti di quel massaggio intimo con la lingua, con la bocca e soprattutto con la gola, il mio pisello iniziò a dare segni di un fremito incontenibile: un fiume di lava cominciò a ribollire all’interno del mio ventre e a cercare una strada per scaricare fiumi di liquido bianco direttamente nella gola di Annette.
Ebbi appena il tempo di avvertire Annette: “Tesoro, sto venendo”. Non riuscii a pronunciare altre parole, fu un orgasmo estremamente silenzioso, per entrambi, per me che ero rimasto senza parole e per Annette che aveva la bocca completamente riempita del mio cazzo.
Lei, infatti, spinse ancora più in fondo il mio pisello nella sua gola ed iniziò ad ingoiare fiotti di sperma che dalla punta del mio pisello le si riversavano direttamente in gola. Non faceva in tempo ad ingoiare il primo fiotto che altri due le avevano riempito nuovamente la bocca. Ingoiava in continuazione, anche per evitare di soffocare. Finalmente l’eruzione ebbe termine. Le mie gambe ebbero un ultimo fremito e per un attimo le forze mi abbandonarono, tanto da costringermi a sostenermi al muro della doccia.
Annette, come al solito, non aveva perso nemmeno una goccia del mio sperma ed aveva un’aria deliziata: ad occhi chiusi si godeva gli ultimi attimi del mio orgasmo, che trasmetteva al pisello ancora alcune sporadiche contrazioni. Quindi estrasse il pisello dalla gola e dette un’ultima leccata ad una goccia di sperma che, isolata, era rimasta sulla punta. Mentre allontanava la lingua, un filo sottile di sperma, come un ponte stilizzato, unì la punta della sua lingua a quella del mio pisello, ma anche quell’ultimo ponte fu aspirato dalla sua bocca vorace.
“Ah, René, che amante meraviglioso sei” languidamente Annette, inginocchiata com’era, mi si avvinghiò alle cosce “tu mi fai perdere il senno, completamente. E quanto mi piace la tua sbora. Ma ora devi farmi una cosa che ho visto fare, ma che non ho mai provato direttamente. A vederla però sembra molto eccitante”.
“Cos’è” domandai io, incuriosito. Annette non finiva mai di stupirmi,
“Pisciami addosso, sul viso, in bocca, dai, muoio dalla voglia” mi implorò Annette, impazzita per l’eccitazione: gli occhi le brillavano di desiderio.
Indugiai un attimo perché ascoltare la sua richiesta fu per me come ricevere un pugno nello stomaco: non avrei mai creduto che le varianti del sesso potessero comprendere anche delle prestazioni come quella propostami da Annette.
Ma ormai la mia voglia di imparare non conosceva limiti e la mia curiosità in campo sessuale mi avrebbe spinto oltre ogni immaginazione.
Volli provare.
Il mio pisello era ancora turgido come se non avesse avuto alcuna eiaculazione e quindi non fu molto facile ordinargli di fare pipì; poi non l’avevo mai fatto se non da solo e già il doverlo fare in presenza di Annette mi procurava un certo imbarazzo. Ma il latte di cocco offertomi al villaggio era ancora tutto dentro di me e non mi parve vero di potermi liberare.
Un fiotto di liquido, questa volta non più cremoso come prima, cominciò ad uscire dalla punta del mio pisello e a colpire il corpo di Annette, le tette il ventre, le gambe. Annette, con un grido di eccitazione avvicinò il viso a quello zampillo caldo e dorato, si fece inondare prima il viso, poi aprì la bocca. Il fiotto le entrò direttamente in gola, ma poiché era tanto abbondante, una parte la ingoiava, mentre una parte le scorreva fuori dalla bocca e le scivolava sul mento e sul seno. Dopo tanto tempo che mi sembrò un secolo realizzai che mio zampillo ormai si confondeva con l’acqua della doccia, che scorreva ancora sui nostri corpi. Annette aveva la bocca aperta e si lasciava riempire la bocca dall’acqua della doccia, per rimuovere le ultime tracce della mia doccia personale.
“Mmmmm, René, è stato fantastico, non pensavo che avrei goduto tanto nel ricevere il tuo zampillo sulla mia faccia e nella mia bocca. Sai che sono arrivata? La mia fica è tutta fradicia. Tu sei davvero stupendo. Grazie. Sei un amore”.
Brividi di passione mi attraversavano il corpo. Ogni volta Annette era una fonte inesauribile di sorprese, era davvero la mia maestra di sesso. Chissà quante cose ancora aveva da insegnarmi. Io ero un bravo studente e mi sarei applicato intensamente...
Chiusi il rubinetto della doccia e porsi ad Annette un telo da bagno per farla asciugare, poi mi asciugai a mia volta.
“Ora devo andare” mi disse Annette “stanotte c’è una festa nella cabina di Marcel ed io sono stata inviata. Ma ci vado solo se a te non dispiace”.
Compresi ed apprezzai la delicatezza di Annette e le risposi sinceramente che non avrei avuto alcun motivo per dispiacermi, anzi sarei stato contento perché immaginavo che lei si sarebbe divertita molto. Mi resi anche conto che la mancanza di Edith dalla mia stanza significava che anche lei era stata invitata a quella che probabilmente si sarebbe trasformata un orgia dopo l’orgia, data la fama di zio Marcel. Annette mi salutò con un dolcissimo bacio e scappò via.
Fui tentato, in un primo momento, di andare a vedere cosa stessero combinando, poi ci ripensai e mi distesi sul mio lettino.
Non riuscivo a prendere sonno: le emozioni intense della serata, ma soprattutto la consapevolezza di aver rivolto quel pensiero a mia madre, mi avevano sottratto la mia consueta serenità.
E poi quel pensiero della mamma mi si attorcigliava nella mente, ma senza ricevere una degna soluzione. Io volevo a mia madre un bene pazzo, ma questo amore presentava molteplici aspetti, non ultimo quello di un intenso desiderio sessuale rivolto nei suoi confronti: come era possibile questo?
Mi crogiolavo nel sogno di possedere un giorno mia madre, ma il contrasto tra questo desiderio impossibile e la realtà mi toglieva il senno.
Decisi allora di andare a vedere come se la spassavano nelle altre cabine. Provai ad aprire la paratia tra la mia e la cabina della mia sorelle, ma era ermeticamente chiusa. Pensai allora che, scartato zio Marcel, che non pensavo avesse l’audacia di invitarle, stessero godendosela tra di loro, come mi aveva detto Virginie.
Proseguendo lungo il corridoio inferiore, fui attratto da inequivocabili mugoli che provenivano dalla cabina dei miei genitori. Ecco, mi dissi, anche questo, stanotte: non bastava il mio desiderio, devo anche assistere allo spettacolo di mia madre che scopa, ma non con me…
Un ansimare di una voce dolcissima, che riconobbi essere di mamma, mi rivelò inequivocabilmente che in quella cabina i miei se la stavano spassando e anche con gusto. Certi slop, splash erano indice di una fervida attività sessuale, testimoniata anche dai respiri affannosi e dai gemiti che si udivano al di là della porta. Non ebbi il coraggio di aprire e guardare, ma appoggiai l’orecchio alla porta e mi godetti un altro spettacolo, solo uditivo, stavolta.
Dopo un gran finale la cabina piombò nel silenzio. Allora decisi di ritornare a dormire, ma dalle luci che entravano attraverso gli oblò compresi che ormai era spuntato il sole.
Udii nuovamente dei movimenti nella cabina dei miei e feci appena in tempo ad imboccare il corridoio verso la mia cabina che la porta si aprì e mio padre ne uscì per andare verso le scale che portavano in coperta: andava a riprendere le sue funzioni di capitano.
Un’idea scellerata mi attraversò la mente come un fulmine e mi esplose dentro, lasciandomi come inebetito. Il cuore cominciò a battermi nel petto all’impazzata.
Scivolai piano nella cabina dei miei genitori; mia madre, distesa nel suo letto, si stava godendo ancora il languore dell’amore appena fatto con mio padre. Ancora in leggero dormiveglia, mamma si sistemò il cuscino sotto la testa, si girò sul lato destro, volgendo quindi le spalle all’ingresso della cabina e stiracchiandosi come se fosse una bambina e non una donna sposata da tanti anni, scivolò nuovamente in un sonno profondo: troppe e troppo intense erano state le emozioni della sera precedente.
Mamma era completamente nuda e l’interno delle sue cosce era lucido del seme di mio padre, colato fuori dalla vagina dopo il coito. Era bellissima, il suo corpo stupendo, abbronzato, risaltava sul candore delle lenzuola, aveva le curve sinuose di uno strumento musicale costruito da un grandioso Stradivari.
Con il cuore che mi batteva ancora nel petto come se volesse uscire fuori e vivere una vita per suo conto, mi distesi nel letto accanto a mia madre, profondamente addormentata e mi strinsi contro il suo corpo caldo e nudo.
Il mio pisello era durissimo e non incontrai alcuna difficoltà ad avvicinarlo alla sua vagina, che si trovava nella giusta posizione per essere penetrata, in quanto lei teneva le gambe ripiegate.
Ci misi del tempo prima di avvicinare il mio pisello alla sua fica: ci ripensai almeno cento volte, perché mi sembrava una cosa troppo proibita e troppo folle da tentare e perché avrei potuto perdere l’affetto di mia madre definitivamente, se lei non avesse gradito questa “iniziativa” da parte mia. Ma ormai mi ero spinto già troppo oltre e soprattutto non resistevo più: la desideravo da morire.
Puntai il pisello contro le sue labbra bagnate dello sperma di mio padre e di liquido lubrificante uscito da lei e non incontrai alcuna difficoltà: la vulva si spalancò sotto la spinta del mio cazzo, che vi entrò dentro per una buona metà.
“Uhmmmmmm” mormorò mia madre, sospirando in mezzo ai cuscini, le mie mani accarezzarono delicatamente le rotondità del suo culo, poi mentre una mano continuava ad accarezzare una natica, con l’altra risalii lungo i fianchi e raggiunsi il seno, fino a stringere una tetta nel mio palmo. Era talmente grande che la mia mano non riusciva a prenderla tutta. Strinsi tra il pollice ed il medio un capezzolo, che era già eretto e finalmente alla mia portata, dopo aver tanto immaginato la sua forma sotto gli indumenti. Però sentire sotto le mani proprio quelle tette che avevo per anni visto con la mente e talvolta intravisto davvero era un sogno finalmente realizzato!
“Uhmmmmmm” gemette nuovamente mia madre e mosse leggermente il bacino, in modo da consentire più facilmente la penetrazione del mio pisello. Improvvisamente, grazie a questo movimento, le fui dentro, completamente. Mamma spingeva il culo verso di me fino a quando i miei testicoli non le toccarono le cosce. Allora lentamente, per non farla svegliare, cominciai a muovermi dentro di lei. Era una esperienza meravigliosa, mai provata prima: la fica di mia madre era dolce, morbida, caldissima come non lo erano quelle di Annette di Edith e di Virginie, ed era tanto bagnata che il mio cazzo scivolava dentro completamente, sentivo che batteva contro qualcosa di caldo e resistente, come un morbido muro bollente all’interno della vagina, segno che oltre non poteva andare.
Mamma si lamentava, con la testa nei cuscini, che attutivano molto i rumori, cosicché i suoi gemiti non potevano essere ascoltati da nessuno. Avevo il terrore, però, che mamma, conoscendo perfettamente il modo di far l’amore di mio padre, peraltro l’unico uomo nella sua vita, che lei aveva incontrato quando aveva sedici anni e non aveva lasciato mai, con il quale aveva fatto l’amore migliaia di volte, del quale conosceva perfettamente la forma del suo cazzo, la lunghezza, la consistenza, la maniera di scoparla, potesse accorgersi che c’era qualcosa di strano in quella penetrazione.
Ma lei continuava ad accettare quel movimento di va e vieni del mio cazzo nella sua fica. Pur essendo alle sue spalle potevo vedere i suoi occhi ancora chiusi e temevo che improvvisamente potesse aprirli, ma ero troppo eccitato, non potevo più fermarmi, ormai. Mi rendevo conto che stava svegliandosi, ma continuai nel mio movimento: mi fermavo, poi estraevo il pisello e lo riaffondavo completamente nella sua fica. Alitavo sul suo collo, che i capelli avevano lasciato scoperto, il mio respiro caldo e affannoso e le tenevo saldamente le mani sul ventre e sulle tette.
Il mio stomaco urtava contro il suo culo freneticamente, come per affondare il più possibile il mio cazzo dentro di lei, nella sua fessura bollentissima.
“Julien ? sussurrò mia madre “come mai sei tornato indietro, non ti basta ancora? Sei davvero incontentabile!”
Mi aveva scambiato per mio padre! Io mi guardai bene dal rispondere e, ricordandomi una delle tante lezioni di Annette, spostai la mano dal suo culo al clitoride e cominciai ad accarezzarlo. Come tutto il resto era bagnato fradicio e le mie manipolazioni ebbero l’istantaneo effetto di farlo ingrossare tra le mie dita.
“Mmmmm” continuava a mugolare mia madre e spostando il sedere infilò una mano tra le cosce, oltre la mia che le stava accarezzando il clitoride, e raggiunse le mie palle, che prese nella sua mano e strinse mentre il mio cazzo era profondamente infilato dentro di lei.
Ma la mano che mi stava dando un godimento speciale, toccando le mie palle, improvvisamente si irrigidì: mia madre si era accorta che non erano le palle di suo marito, mio padre. Ma forse le spinte ormai apertamente possenti del mio pisello nella sua fica, che ormai rispondeva con inequivocabili contrazioni e forse si stava bagnando ancora più di prima, o forse le mie manipolazioni sul suo clitoride stavano portando mia madre vicino ad un nuovo orgasmo.
“Sto venendo” la sua voce leggera sembrava provenisse dall’interno del cuscino.
Io non ce la feci più: l’emozione di scopare mia madre era troppo per me. Scaricai tutta la mia tensione, ed insieme tutta la quantità di sperma che avevo riservato per lei, nella sua fica: “Oh, ohhhhhhh, vengo, vengooooo!” l’orgasmo mi travolgeva come un’ondata alla quale nessuno può resistere, e per me era il più dolce di tutta la mia vita.
“Ma tu…tu ….. sei René, cosa fai, cosa, ma…ma..che vorresti…?” mormorava la mamma, quasi in stato confusionale.
“Shhhh” risposi io, appena ripresomi da quell’uragano “papà è su in plancia, non gridare, ti prego”.
“Ma…ma….ma” tentò ancora di replicare mia madre, non trovando le parole. Poi si riprese un pochino e ricominciò: “Ma…sono qui, nel mio letto, nel letto che divido con mio marito e mio figlio mi ha appena scopata”.
“Mamma” tentai di calmarla.
“Mio figlio” continuò lei, come se parlasse a se stessa “mio figlio è strisciato nel mio letto e ha infilato il suo uccello nella mia fica e mentre ero semiaddormentata! Ed io pensavo che fosse Julien, era Julien!”
“René…tu…io” sembrava che balbettasse “sento il tuo sperma che scivola fuori dalla mia vagina e mi cola sulle cosce. E incredibile!”
“Shhhh” insistevo io “shhhh. mamma, ti prego, non farti sentire da papà”
“Oh, no” lei disse come stordita “è impossibile, una cosa inimmaginabile. Hai messo il tuo membro dentro di me, mi hai inondata di sperma! La cosa più tremenda è che mi è piaciuto tanto, ma non quando sapevo che eri tu; non lo sapevo, no, pensavo fosse Julien, era Julien, non tu. Oh mio Dio”.
“Mamma, ti prego” le sussurravo in un orecchio, mentre il mio pisello ormai microscopico scivolava via fuori da lei “per favore, non arrabbiarti, ascoltami, ascoltami, per favore”.
Mia madre non poteva gridare: se lo avesse fatto, mio padre sarebbe accorso e ci avrebbe trovati lì e io non avrei nemmeno immaginato che reazione avrebbe potuto avere. Anche Virginie aveva accennato ad una ovvia reazione negativa se avesse saputo qualcosa che fosse accaduto tra la mamma e zio Marcel.
“Sto zitta, va bene” acconsentì mia madre “ma non mento se dico che mi sta colando tra le cosce il seme di mio figlio. Oh madonna e si anche è mescolato allo sperma di tuo padre!”
“Mamma” mi giustificai “mamma, non sai quanto mi dispiaccia aver far fatto questo e poi di nascosto, ma devo confessarti una cosa: sono anni, anni che lo desidero, che quando ti guardo non posso controllare le mie erezioni, che mi faccio un mare di seghe per te. Oggi, dopo lo spettacolo di ieri sera, non ho resistito più. Mamma, io ti amo, capisci, ti amo!”
“Tu non puoi, René” rispose lei, molto più calma “non puoi amarmi in questo modo; puoi farlo solo come un figlio ama una mamma, ma non così.”
“No, mamma” replicai “io ti ho amata sempre in questo modo, desiderandoti pazzamente, ho amato il tuo corpo stupendo, il tuo sedere, le tue tette grosse e meravigliose”.
Mentre pronunciavo questa parole ricominciai a massaggiarle dolcemente il clitoride: “Mamma” continuai “la tua fica è stretta come quella di una ragazzina ed è più calda di qualsiasi altra io abbia provato in tutta la mia vita, i tuoi peli sono così folti…le tue tette mi fanno impazzire!”
“No, non posso permettere che accada di nuovo” reagì mia madre, ma sempre parlando sotto voce “prima non avevo capito cosa mi stesse accadendo, ma non deve succedere più. E’ proibito ed è così peccaminoso che non ho il coraggio di parlarne ad alta voce. E’ stato terribile ed anche così…così eccitante. Si, lo confesso, sei così giovane e così dotato, così bello e dolce ed hai usato il tuo arnese come se fosse un pennello di un grande artista ed hai creato un capolavoro nella mia vagina.Ma è impossibile, impossibile…”
Si udirono dei rumori lungo la scala e dei passi che scendevano lungo gli scalini che portavano sottocoperta. I nostri respiri ci restarono sospesi in gola. Stava scendendo mio padre.
“Svelto, giù” sibilò mia madre, indicandomi di infilarmi sotto la cuccetta “sta arrivando tuo padre!”
Non me lo feci dire un’altra volta e sparii in un baleno, rannicchiandomi contro la paratia.
“Ehi, sei sveglia?” udii la voce allegra di mio padre “allora non ti ho fatta stancare abbastanza! Dai torna a letto e riposati ancora un po’, sono venuto a prendere gli occhiali da sole, è una giornata stupenda e il sole è già alto”. Quindi le si avvicinò e le depose un bacio sulle labbra “Io torno su, ci vediamo più tardi, fai con comodo”.
“D’accordo” rispose calma mia madre “a dopo.”
Quando il rumore dei passi di mio padre che ritornava su in coperta si spense del tutto riemersi dal mio nascondiglio e risalii nel letto di mia madre.
“Ora fila via da questo letto in questo preciso istante, René” ordinò mia madre. “Madonna, se lo sapesse tuo padre…!” la sua voce tremava.
“Mamma” replicai “è stato talmente eccitante nascondermi e tu che mi hai aiutato a farlo. Mi ha eccitato ancor più di prima. Sto per venire un’altra volta”
“René!” sbottò mia madre “ma come osi? Non…non…fare così. Salta fuori da questo letto immediatamente!”
Ma le mie mani si muovevano nuovamente sul suo corpo e io annusavo il suo profumo, che mi faceva impazzire.
“Vado via, ma prima devo dirti una cosa” replicai “Tu mi ami, mamma, non hai gridato prima, e mi hai nascosto quando è entrato papà”
“Ce…certo…che ti amo” bisbigliò lei “tu sei mio figlio ed io…”
“Non così” la interruppi “non solo in quel modo, ma anche in quel modo. Tu mi ami come un uomo e questo è ciò che voglio da te. L’ho sempre voluto”.
“René, noi non possiamo” si oppose mia madre.
“Noi possiamo” insistetti “noi lo vogliamo. Io voglio mettere il mio pisello nella tua fica stupenda e lo desidero sin da quando mi spiegasti cosa voleva dire avere una eiaculazione, tanto tempo fa. L’ho desiderato fino a diventare pazzo e quando vi ho visto fare l’amore, te e papà stamattina, mi sembrava di impazzire dalla gelosia”.
Mia madre era come paralizzata dalle mie parole, ma tentava di sottrarre il suo corpo dalla mia presa, ma mi feci più insistente, mosso da chissà quale follia erotica e le piantai le mani nei glutei soffici, mentre appoggiavo la testa sulle sue cosce.
“Ma io sono la moglie di tuo padre” replicò “e non l’ho mai tradito, mai! E tu non dovresti stare nel suo letto”.
“Ma con me non è un tradimento” obiettai “io sono tuo figlio!”
“Appunto perché sei mio figlio è assurdo che tu possa essere qui, in questo momento e che possa essere accaduto tutto questo!”
Compresi allora che non erano i discorsi che potevano risolvere il nostro problema.
Soffiai delicatamente sul cespuglio dei suoi peli pubici. Mia madre rabbrividì, le mancò per un attimo il respiro e si portò le mani sulle tette, tentando di nascondere i capezzoli, che si erano nel improvvisamente irrigiditi, tanto da sembrare piccole falangi. Per quanto tempo avevo desiderato di possederla.
Avvicinai ancora di più il mio viso ai suoi peli.
“Per favore, René” continuò mia madre “tu…tu devi fare una cosa per me: devi dimenticare tutto quanto è accaduto prima”.
“Dimenticare?” obiettai “in nessun modo. Sto appena cominciando, invece. Come ti ho già detto, non posso stare nei dintorni quando papà ti salta addosso. Sono geloso di te, da morire. Ho sperato tanto di trovarti addormentata e sono stato fortunato. Ho immaginato che tu fossi stata calda come quando accogli papà nella tua fica e che gemessi con me come quando lui ti scopa. Ho messo il mio pisello nella tua fica perché è la cosa che ho desiderato per tutta la mia vita, da quando ero bambino. E perché ti amo, ti amo davvero, come mamma e come donna”.
Mia madre era lì, immobile nel suo letto, supina, frastornata oltre ogni immaginazione. E prima che potesse reagire, prima che mi desse definitivamente un ceffone e mi ordinasse di andare via dal suo letto profanato dalla mia incestuosa intromissione, le infilai le mani sotto le natiche e la tirai a me, avvicinando la sua fica alla mia bocca.
“Nnnn–nooooo! lei si lamentò “per favore, René, no, per favore, non puoi, sono tua madre, non io, figlio mio, sono tua madre, tua madre!”
Ma io, ormai, non ero più in grado di tornare indietro: gemevo tra le sue grandi labbra, le mie labbra accarezzavano dolcemente la sua intimità, che era come bagnate di rugiada, il mio viso premeva sul suo monte adornato da quella folta peluria che mi faceva impazzire. Mi accorgevo che lei avvertiva il tocco caldo della mia lingua sulla sua fica. Io non provavo alcun rimorso. Ero innamorato di lei e per me era un gesto del tutto naturale esprimerle il mio amore totale.
Mi rendevo conto che non vi era modo per lei di sfuggire a quel tocco, tranne che gridare e scappare su in coperta, ma questo avrebbe rovinato tutto e mio padre lo avrebbe scoperto.
La mia lingua ormai si faceva strada fra le labbra della sua fica ed io stavo aprendo la bocca, come se volessi mangiargliela, succhiavo tutti i suoi umori, consapevole che erano formati da un mix di quello che avevamo riversato nella sua caverna: c’era il mio sperma, quello di mio padre e il suo liquido. Usavo la lingua esattamente come il mio pisello, la introducevo e la estraevo dalla sua fica, succhiavo le sue labbra intime. Finalmente riuscii a raggiungere il suo clitoride. Rigirai la lingua attorno a quella protuberanza, che diveniva sempre più dura e calda, esattamente come mi aveva insegnato Annette, poi lo succhiai leggermente e delicatamente lo mordicchiai, tenendolo a lungo tra i denti.
L’effetto fu formidabile: mia madre iniziò ad ansimare forte, poi mi infilò le mani tra i capelli e mi tenne ferma la testa proprio in quella posizione che le procurava un godimento estremo.
Mamma cominciò a roteare il bacino e a spingere il suo sedere tra le mie mani, che lo tiravano a me per meglio consentirmi di leccare la sua fica.
“Tu…tu sei pazzo, René” mia madre boccheggiava “ohhhh, continua, però, leccami la fica, ahhh…ohhhh, non fermarti, ora!. Questa cosa tuo padre non me la fa più ormai da anni, bambino mio, amore mio, figlio mio, leccamela, leccamela ancora, dai, tesoro mio, ahhhhh!”
Continuai a leccare la sua fica freneticamente. Trattenevo il respiro e bolle di aria sfuggivano rumorosamente dalla mia bocca quando le succhiavo il clitoride. Mamma mi spingeva la fica contro la bocca e poi sollevava e abbassava il bacino quasi ad indicarmi il punto nel quale volesse essere leccata. Finalmente si era lasciata andare. Ma l’eccitazione era parossistica, non poteva durare ancora a lungo. Infatti, dopo solo alcuni minuti mia madre, sussurrando, disse: “Sto venendo, ohhhh, piccolo mio, vengo, la tua mamma sta venendo, vengoooooo!”
I suoi piedi si contrassero furiosamente, il suo corpo venne scosso da spasimi a ripetizione e con un sospiro lunghissimo mia madre si abbandonò ad un orgasmo che evidentemente non provava da tanto tempo con tale intensità ed ero stato io, suo figlio, ad averglielo provocato!
Fine Capitolo 5
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Le Vacanze di Renè - Parte IV
La delusione cocente di aver inutilmente atteso che le mie sorelle partecipassero, come visitatrici, alla mia notte d’amore fu temperata solo dalle emozioni dolcissime e intense che le mie amiche mi avevano donato.
Il pensiero della mia prima volta nel culo di Edith mi mandava in estasi, continuavo a ripensare senza tregua a quel canale caldissimo e bagnato che aveva accolto il mio pisello e lo aveva stretto in un abbraccio finora sconosciuto, ma talmente eccitante... Però avevo in mente di andare in fondo al discorso dell’assenza di Virginie e Jacqueline. Avevo realizzato che il semplice pensiero che ci fossero mi intrigava da morire. Il fatto poi che fossero le mie sorelle non mi inibiva assolutamente: forse perché non avevamo mai avuto segreti fra noi, senza dubbio la complicità che si era creata mi impediva di avere qualsiasi pudore nei loro confronti.
Il mattino successivo mi svegliai verso le otto, ancora un po’ intorpidito dalle fatiche amorose e salii subito in coperta, dove immaginavo che fervessero i preparativi per la partenza in crociera.
Mio padre era già al lavoro ed iniziò subito a darmi indicazioni, nella mia veste di mozzo, su come sistemare cordami e attrezzi. Sul ponte era tutto in ordine ed io non avevo altro da fare che seguire comandi e suggerimenti: mio padre contava su di me per assicurare ai passeggeri una navigazione perfetta; mi sentivo orgoglioso del mio ruolo e per un attimo dimenticai la delusione nei riguardi delle mie sorelle. Quando circa un’ora più tardi Vir e Jac apparvero in coperta, mi sentii i loro sguardi addosso, poi si avvicinarono a noi, diedero prima un bacio a mio padre e poi a me.
Mentre mi baciava, Virginie mi sussurrò all’orecchio: “Sei stato grande! Ti abbiamo visto mente inculavi Edith. E’ stato eccitantissimo”.
Ma dove cavolo si erano cacciate, mi chiesi io, mentalmente, per essere riuscite comunque a vedere tutto? La consapevolezza di aver avuto le mie sorelle testimoni della mia performance sessuale mi diede un brivido strano, proprio quello che mi aspettavo di provare se le avessi viste entrare nella cabina dove stavo facendo l’amore con Edith e Annette.
Le manovre preparatorie alla partenza mi impegnarono tanto che non fui in grado di proseguire il discorso.
Un suono di sirena annunciò che la barca stava per muoversi: sganciai le cime (mio padre mi aveva insegnato che su una imbarcazione non si usa mai il termine “corda”) che legavano lo scafo alle bitte d’ormeggio e mio padre iniziò a dare gas ai motori diesel che ronfavano sotto coperta.
Intanto sul ponte si era radunato tutto l’equipaggio degli ospiti: i nonni, mia mamma, lo zio Marcel, le zie Jeneviève e Juliette, le mie sorelle, Edith, Annette, tutti quanti emozionati per l’inizio della crociera.
Altri due colpi di sirena e la barca si staccò dal pontile, lentamente, bordeggiò nelle acque tranquille del porto e, superate le dighe foranee, si immerse, finalmente, nelle azzurre acque polinesiane. La caratteristica di quel mare stupendo è di essere celeste e trasparente in prossimità delle rive, al di qua della barriera corallina, mentre al di la di quella assume un colore blu profondo. Quello è il territorio preferito di caccia degli squali.
Il panfilo accelerò progressivamente, sollevando due scie laterali di schiuma bianchissima. La tensione iniziale si dissolse e sui visi di tutti comparve un sorriso sereno: cominciavano tutti a godersi la crociera.
Mia madre, libera dagli impegni dell’atélier e soddisfatta per l’esito del servizio pubblicitario, poteva finalmente distendersi su uno dei lettini sul ponte per farsi baciare dal sole australe: un bikini arancione metteva in risalto le sue curve perfette e faceva risaltare la sua abbronzatura dorata: notavo che il suo corpo di quarantenne non aveva nulla da invidiare a quello delle mie sorelle. Il suo seno, soprattutto, faceva tendere la lycra del suo costume da bagno ed i capezzoli sporgenti sembravano bucare la stoffa leggera del reggiseno. Mi sentii il corpo scosso da brividi sconosciuti: era la seconda volta che osservavo mia madre in quella maniera e ammetto che la trovavo bellissima e attraente. E, come per le mie sorelle, non provavo alcun pudore nei suoi confronti: per me era una bellissima donna e basta, pur essendo mia madre.
La vera sorpresa, invece, era la zia Jeneviève, che sdraiata sul lettino vicino a quello della mamma chiacchierava con lei amabilmente.
La zia indossava, abituata com’era ad un abbigliamento serio e casto, un costume intero, un contenitore che però non riusciva a nascondere il suo contenuto. Zia Jen portava la taglia 46, ma la morbidezza e l’armonia delle sue forme, a mio avviso, le consentivano di essere vincente in qualsiasi confronto con altre donne più magre. Il costume da bagno, di quelli da piscina, senza cuciture, in apparenza molto castigato, le fasciava il corpo come una seconda pelle. Non ci voleva neanche tanta immaginazione per indovinare cosa ci fosse sotto. Il suo seno tendeva la stoffa quasi volesse sgranarla, mentre la curva dolce del ventre veniva interrotta dalla cavità dell’ombelico. La vista più eccitante, invece, era quella del suo monte di venere, leggermente sporgente. Mentre era distesa io le guardavo proprio un punto particolare tra le sue gambe, perché era evidentissima la fessura della sua fica, quasi come se il morbido tessuto del costume da bagno si infilasse tra le sue labbra fin nell’interno.
“Ohè, giovanotto, ti piace così tanto la zietta ?”. Mi scossi come fulminato: era l’altra mia zia, Juliette, che, in piedi, alle mie spalle, guardava il mare e si stava movendo per dirigersi verso le sue sorelle, per distendersi anche lei su di un lettino.
La sorpresa era, in realtà, che sotto un pareo con il quale si era fasciata salendo in coperta, anche lei indossava un costume da bagno da sballo, ma scelto in sintonia con il suo carattere: spregiudicato. Poteva definirsi, ma solo avendo molta fantasia, un bikini: in realtà era praticamente nuda. Mentre un bikini per la mamma doveva comunque avere una certa quantità di stoffa, almeno per nascondere il suo seno generoso, quello della zia Juliette, se misurato, sarebbe stato di 10 centimetri quadrati circa. In totale.
E’ vero che la zia aveva un corpo efebico, e tuttavia ben fatto, ma il bikini che indossava era costituito da due striscioline sul davanti, che nascondevano a malapena i capezzoli, e da un triangolino negli slip, che celava giusto la sua peluria; per la parte posteriore nessun commento, non vi era che un filino sottile, tutto nascosto dalle natiche completamente scoperte. Forse ho esagerato indicando una misura di 10 cmq!
“In effetti, zia” risposi io un tantino imbarazzato “guardavo zia Jeneviève, ma anche tu non sei da meno! Cavoli!”
“E bravo il nostro René, che comincia a guardare le donne. Ti piaccio?
Alla mia risposta entusiasticamente positiva, rispose: “Ti confesso che sarei stata preoccupata del contrario. Tuo zio Marcel, alla tua età, non ne lasciava indietro nessuna; ne portava due alla volta in casa e sapessi che cosa combinava…!”
Zia Juliette mi arruffò i capelli con la mano, mi dette un bacio e, ancheggiando, andò ad accomodarsi vicino alla mamma e a zia Jeneviève. Mentre lo faceva notai un particolare che mi colpì molto. Zia Jul, evidentemente con intento scherzoso, e forse per sottolineare che mi avevano colpito appunto quei particolari, dette una strizzatina alle tette della zia Jen e poi a quelle della mamma, che risero di gusto e si scossero come se fingessero di volersi sottrarre, ma solo per finta, a quel tocco insistente.
Realizzai, a quel punto, che tutto ciò che vedevo contribuiva ad accrescere il mio stato di continua eccitazione. Soprattutto perché mi rendevo conto che mi venivano rivelati a poco a poco dei segreti molto indicativi sulla sessualità dei componenti la mia famiglia.
Mio padre aveva calcolato la rotta per la prima isola che avevamo intenzione di raggiungere e ora la barca, condotta da mano esperta, solcava decisa il mar dei coralli. Navigammo per tutta la mattinata e ogni tanto incrociavamo quelle caratteristiche barche con i bilancieri che tuttora vengono usate dai pescatori polinesiani: mi meravigliai tantissimo che fossero così lontane dalle coste, ma ricordai che a scuola avevo studiato che maori e polinesiani sono dei grandissimi marinai, dotati di un senso dell’orientamento fuori del comune.
Il caldo dei tropici, dolce e mai completamente torrido, temperato dalla brezza marina, in parte prodotta dal moto della barca, mi accarezzava la pelle; sentivo in me una carica erotica praticamente inesauribile, ora accresciuta dai panorami offerti dalle “mie donne”. La notte appena trascorsa era stata bellissima, ma non aveva appagato in alcun modo la mia ricerca di sessualità, anzi la visione di mia madre, delle zie e delle mie sorelle in libertà, mentre si abbandonavano quasi voluttuosamente a lasciarsi cullare dal rollio della nave e a farsi accarezzare dal sole e dalla brezza, suscitava in me la sensazione di dover scoprire ancora tante cose.
Zio Marcel aveva preparato per tutti dei long–drinks a base di rum e latte di cocco, deliziosi. Sì, quello era davvero il paradiso.
Ad un tratto mia sorella Virginie si alzò dalla sua sdraio. Il movimento attirò la mia attenzione e distolsi lo sguardo dallo schermo dell’ecoscandaglio per guardare nella sua direzione. Probabilmente era ciò che Virginie si aspettava, perché mi lanciò uno sguardo insistente e poi scese sotto coperta. Pensai di aver capito che volesse dirmi qualcosa, ma non davanti a tutti. Lasciai quindi passare qualche minuto, poi chiesi a mio padre se avesse bisogno di me. Lui mi rispose che andava tutto bene e che fino a quando non fossimo arrivati in vista dell’isola non ci sarebbe stato null’altro da fare.
Imboccai la scala con il cuore in gola, attanagliato dalla curiosità di sapere che cosa Virginie avesse da dirmi e soprattutto come avesse fatto a vedere tutto quello che avevamo combinato la notte precedente. Andai diritto nella cabina dove dormivano le mie sorelle, ma non c’era nessuno, ripercorsi il corridoio del sottoponte: ancora nessuno. Cominciai allora a pensare che fosse un altro degli scherzi di Virginie, famosa nel prendere in giro tutti quanti. Aprii le porte di tutte le cabine e ancora nulla: ma dove diavolo si era cacciata, pensavo tra me.
Realizzai proprio il quel momento che l’eccitazione di quella situazione, unita a quella provocata dalla visione della mamma nel suo bikini elastico che mostrava tute le sue grazie, delle zia Jeneviève soprattutto della zia Juliette, avevano provocato in me una reazione alla quale mi rassegnavo ad abituarmi sempre più: il mio pisello era in semierezione, completamente bagnato, pieno di liquido trasparente e un po’ viscido che aveva provocato una macchia vistosa sul davanti del mio costume da bagno. Era opportuno che non mi facessi vedere in quello stato da tutta la famiglia e decisi quindi di andare nella mia cabina per cambiarmi, prima di riprendere a cercare Virginie. Vi entrai di corsa e mi tolsi gli slip. Avevo deciso di metterli a bagno nel lavandino per eliminare quella macchia “di umidità”: quanto poco tempo era trascorso e quanti progressi avevo fatto da quella volta in cui ebbi la mia prima eiaculazione, spontanea, dopo aver soltanto sognato di abbracciare mia sorella Jacqueline nuda!
“Finalmente, ce n’è voluto di tempo perché ti decidessi a venire!”
Feci un salto di un metro per lo spavento: non mi ero assolutamente accorto che nella cabina c’era mia sorella Virginie, rannicchiata sulla mia cuccetta a castello, seminascosta da quella superiore, con le braccia intorno alle gambe ripiegate e la testa appoggiata sulle ginocchia.
“Vir, ma che diavolo fai” sbottai “vuoi farmi prendere un colpo ?”
“Ma no, quale colpo” rispose lei dolcemente “il colpo lo hai fatto prendere tu a Jac e a me mentre assistevamo alla tua performance”
“Ma dove eravate” le chiesi io, rosicchiato dalla curiosità “Mi sono guardato intorno cento volte, ma non vi ho viste”.
“Dovrei continuare a farti morire dalla curiosità, ma tanto prima o poi lo scopriresti. Forse non hai notato che tutte le cabine comunicano tra loro attraverso una piccola apertura, chiusa da uno sportello dello stesso legno delle paratie. Probabilmente è un’apertura di sicurezza, nel senso che dovrebbe poter permettere comunque di uscire dalla cabina anche in casi di emergenza, quando la porta fosse bloccata. Nel nostro caso è stata usata come spioncino, per goderci tutto lo spettacolo. A proposito, sei stato davvero grande, mi hai fatto eccitare da morire. Pensa che era arrapata persino Jacqueline, che è la timidezza personificata”
“Guarda guarda le sorelline” dissi io con una evidente espressione ironica sul viso.
“Sorelline un corno” mi rispose Virginie “ci siamo eccitate come due pazze e siccome non avevamo il coraggio di entrare e partecipare alla festa, o meglio Jacqueline non aveva il coraggio, sai cosa abbiamo fatto? Ci siamo toccate, cioè io toccavo lei e lei me.”
Il solo immaginare le mie sorelle che si toccavano vicendevolmente contribuì ad aumentare il mio stato di eccitazione, che a quel punto divenne completamente visibile. Una ondata di calore aveva investito il mio pisello, che, già mezzo eretto, una volta liberato dalla costrizione del costume da bagno, si mostrò in tutta la sua possanza davanti a mia sorella.
Lei, con il modo diretto di affrontare le cose che la distingueva, proseguì:
“Ascoltami, René, ho invidiato per tutta la notte Edith che ti ha tenuto nel culo, ma ora non ce la faccio più e prima che tutti gli altri si accorgano che siamo scesi qui giù a fare qualcosa di strano devi metterlo anche dentro di me il tuo splendido animale. Non mi importa un accidente di essere tua sorella, ti voglio bene da sempre e tantissimo e ora voglio sentirti dentro di me, subito, qui”.
Detto questo si sfilò solo gli slip del bikini, scivolò in avanti sulla cuccetta verso di me e aprì le gambe. Un ciuffo di peli chiari come i suoi capelli le contornava il monte di venere e le labbra rosa della sua fica risaltavano sul biondo dei peli come se avesse messo un rossetto. Come ipnotizzato mi accoccolai per avvicinarmi con il viso all’interno delle sua cosce e piano piano cominciai ad accarezzarle la fica: era completamente bagnata, esattamente come il mio pisello.
La voce di Virginie mi destò da quello stato di ipnosi:
“Lascia, non voglio essere leccata come fai con Annette, mettilo dentro, sto scoppiando, lo voglio, ORA!”. Anzi, fu lei a prendere in mano il mio pisello. Dalla punta scendeva giù un filo di liquido trasparente; lei lo raccolse e con la mano lo spalmò su tutto il membro, poi tirò in basso la pelle e scoprì completamente la punta, tutta allagata di liquido.
“Mmmm, sei più bagnato di me” disse Virginie “vedrai come scivolerà bene dentro”, quindi lo avvicinò alla sua fessura e cominciò a strofinarvelo vicino, su e giù. Poi lo puntò contro l’apertura della sua fica e lo introdusse lentamente sempre più in fondo.
“Ahhhh, René, mi fai impazzire, è bellissimo, è così grande il tuo cazzo. Lo senti? Ora sei tutto dentro di me. Mi stai allargando tutta la fica, è enorme!”
In effetti il mio cazzo era completamente dentro di lei e i miei peli toccavano i suoi: tra noi non c’erano più spazi vuoti. La fica di Virginie era calda, ma i liquidi abbondantissimi che bagnavano entrambi davano una sensazione di fresco intenso, quasi innaturale. Per istinto e perché già non capivo più nulla, cominciai a muovermi dentro di lei, ritmicamente. Io ero in piedi e questa posizione aumentava la mia resistenza all’orgasmo, che sentivo oltremodo vicino per la grandissima eccitazione che provavo perché stavo facendo l’amore con una persona che già amavo moltissimo e che si stava dando completamente a me, pur essendo mia sorella maggiore.
“Dai René, scopami, voglio essere scopata da te, solo da te. Non m’importa nulla che scopi anche con Annette e con Edith, ti voglio anch’io, prendimi, ti prego, fammi godere come fai con loro”.
Il bacino di Virginie iniziò a muoversi in una danza più frenetica del tamurè polinesiano: una vera e propria danza del ventre; io avrei potuto restare completamente fermo; lei stava facendo tutti i movimenti, per me e per lei.
“René, mi fai morire, non capisco più nulla, dai continua così, sono vicina”. Virginie, mentre danzava col ventre e il mio cazzo dentro di lei, si accarezzava con la mano destra il clitoride, con un movimento lento e circolare, ma continuo. La sua lingua guizzava fuori dalla bocca per leccare le labbra, il respiro era corto e affannoso.
“Uhhhhmmmmmm, non ce la faccio più, fammi venire, ti voglio, voglio essere tua, ora”, Virginie era fuori di testa dall’eccitazione e io con lei e per le cose che faceva con me dentro.
Cominciai a spingere sempre più forte, tiravo completamente fuori il pisello e lo spingevo a fondo nella sua fica, sempre più forte, una, due, dieci, venti volte, provocando uno “slop–slop” molto eccitante.
“Ahhhhh, sì, tesoro, mi fai scoppiare il cuore, è bellissimo, vengo, sto venendo, vengoooooo”.
Il corpo di Virginie era scosso da brividi e sussulti fortissimi, io le avevo messo una mano sulla bocca per evitare che gridasse e lei me la stava mordendo. Mi resi appena conto che un orgasmo potentissimo stava salendo dal mio ventre e con l’ultimo barlume di lucidità che mi era rimasto, grazie anche agli intensi allenamenti fatti con Annette, mi concentrai per allontanare l’orgasmo.
Lo sforzo era notevole, anche perché le contrazioni della vagina di Virginie sul mio cazzo erano talmente forti che sembrava ci fosse la bocca di Annette a succhiarmelo o la sua mano a stringermelo. Ma io resistevo, anche perché mi stavo godendo quelle contrazioni, un altro fenomeno nuovo e sconosciuto nella mia esperienza sessuale. Attesi che gli ultimi brividi che scuotevano il corpo di Virginie fossero cessati; poi, temendo di combinare grossi guai se le fossi venuto dentro la fica, tirai fuori il pisello e mi lasciai finalmente travolgere dall’orgasmo. Giusto in tempo: fiotti di sperma schizzavano dovunque, sul ventre, sul seno, persino sul viso di Virginie, che emetteva gridolini di piacere ogni volta che uno schizzo caldo la colpiva.
“René, sei grande, mi fai morire con questo cazzo meraviglioso che ti ritrovi. Mi sta ancora pulsando la fica”.
Virginie mi guardava con aria sognante, ancora scossa dall’orgasmo che le aveva sconquassato il ventre.
“Ascoltami, questo è soltanto l’inizio” continuò mia sorella “ho proprio intenzione di divertirmi in questa vacanza. Non mi era mai capitato di godere così tanto. Non è che abbia avuto molte esperienze sinora, ma evidentemente i miei partners precedenti non sapevano fare l’amore, come te. Oppure è perché ti voglio troppo bene e mi piace stare con te anche in quest’altro modo e anche se siamo fratello e sorella.”
“Neanch’io sono molto impressionato da questo – possiamo definirlo “piccolo particolare”? – di essere parenti, anzi questo speciale senso del proibito attribuisce un pizzico di intrigo in più a tutta la storia” replicai io.
“Vir, anch’io ti voglio bene e te ne ho sempre voluto tanto, a te come a Jac e anche se talvolta non riesco a capacitarmi come sia possibile che ti desidero anche in questo modo, la cosa non riesce a sconvolgermi affatto. E’ stato dolcissimo fare l’amore con te e se vuoi lo rifarei ancora tante altre volte, ma solo se lo vorrai, ti ripeto”.
“Non temere” mi rispose Virginie “ora che ti ho trovato e ho scoperto questa bestia feroce che hai tra le gambe non ti lascio certo scappare via, anzi… ho in mente certe cose per noi…” ed alla mia espressione sorpresa replicò: “Tranquillo, non sentirti vincolato in alcun modo, anzi sei libero di fare quello che vuoi e con chi vuoi, ma tieni presente che io sarò sempre con te e sempre dalla tua parte. Del resto è capitata la stessa cosa allo zio Marcel ed alle sue sorelle, mamma compresa.”
Questa rivelazione fu come un’esplosione nella mia mente e fece riemergere le parole della zia Juliette sulle eccezionali prestazioni di suo fratello.
“Allora è un vizio di famiglia” risposi “e tu come fai a saperlo? E papà cosa ne pensa di tutto questo?” obiettai io, riflettendo sulla possibile gelosia di mio padre.
“Piano con tutte queste domande a mitraglia: lo so perché me l’ha confidato zia Jul e papà penso che non ne sappia nulla, ma ritengo che se lo sapesse si arrabbierebbe tantissimo. Comunque suppongo che, come per te, le esperienze di zio Marcel si siano concentrate inizialmente sulle donne della sua famiglia, ma poi si siano evolute in ambiti esterni, in modo del tutto naturale. Succederà così anche per noi. Io o te prima o poi ci sposeremo e quindi rivolgeremo il nostro amore e le nostre attenzioni ad altre persone. Però continueremo a volerci bene come ora. E se capiterà talvolta che ci scappi una scopatina, come adesso, penso che sia da stupidi lasciarci sfuggire l’occasione. Probabilmente anche a zio Marcel e alle zie accadrà la stessa cosa”.
“Mamma mia, che casino in questa famiglia” espressi come un pensiero ad alta voce.
“Ma và” obiettò Virginie “nessun casino, sapessi in quante famiglie le prime esperienze si svolgono nell’ambito casalingo. Non so altrove, ma in questa famiglia non si è verificata alcuna patologia in conseguenza di questi amori, anzi, tu stesso puoi verificare come tutti siano estremamente amabili, intelligenti, altruisti e dotati di capacità non comuni e soprattutto ho verificato un particolare: tutti, ma proprio tutti, hanno una capacità di amare davvero speciale e questo lo avrai riscontrato anche tu”.
“E’ vero” ammisi “sono tutte persone fuori del comune, ma…”.
“Dai, niente ma, smettila ora, andiamo” mi sollecitò Virginie “con tutti i precedenti che si sono verificati, immagina quanto ci metteranno la mamma e le zie a capire che qui sotto ce la stiamo spassando. Magari ci stanno pure invidiando. Non che mi dispiaccia che lo sappiano, però preferisco che per ora questo rimanga un segreto tra noi, un grande segreto, sei d’accordo ?”
“Certo” replicai “ma mi prometti che lo rifaremo?”
“Se te lo prometto! Ma te lo assicuro! E chi ti molla più, te l’ho gia detto”.
Pronunciate queste parole scese dal lettino ed in quel momento realizzò di avere tutto il corpo pieno di schizzi del mio sperma. Con un gridolino di piacere si spalmò con la mano destra tutto lo sperma, ancora caldo, sulle tette, poi si succhiò le dita. Io ero paralizzato dall’eccitazione, con gli occhi fissi sulle sue mani.
“Mmmmm, che buono, ha un sapore delizioso, ora capisco perché Annette ti usa come un biberon…”
Quindi mi si avvicinò e mi depose un bacio dolcissimo sulle labbra chiuse. Nessuno di noi due resistette più di 10 secondi: all’undicesimo le nostre lingue già si cercavano, desiderose del reciproco contatto. Sentivo la sua un tantino rugosa e piena del sapore del mio sperma, che conoscevo bene, per tutti i giochini che piacevano tanto ad Annette, la quale non perdeva occasione per passarmene un po’ quando mi baciava dopo avermi succhiato il pisello.
Poi raccolse gli slip e li indossò, mi dette un altro bacio e scappò via.
“Vado nella mia cabina a darmi una rinfrescata prima di risalire, altrimenti si accorgono delle tracce di sperma sulle tette” e scomparve come un fulmine, a piedi scalzi, senza far alcun rumore.
Il problema però si poneva anche per me. Cacciai la testa sotto il rubinetto del bagno ed il getto di acqua fredda mi ridonò un poco di lucidità. Mi asciugai in fretta e risalii in coperta, cercando di avere un’espressione meno idiota e sognante di quella che mi aspettavo di avere dopo un incontro così travolgente.
I miei parenti in coperta non dovettero accorgersi di nulla, perché erano beatamente sdraiati al sole e conversavano cordialissimamente. I loro discorsi erano inframmezzati da risate allegre. In effetti, sia mio padre che zio Marcel erano degli allegroni, ma anche la mamma e le zie, a loro modo, non si lasciavano dietro nessuno, per vena ironica e simpatia. Nella conversazione venivano coinvolte sia Edith e Annette che i nonni. E si vedeva che tutti si volevano sinceramente bene. Questo mi dava un senso di serenità totale, accresciuto dall’appagamento affettivo – e sessuale – che mia sorella mi aveva appena concesso.
Ripresi il mio posto davanti agli strumenti di bordo, ma la mia mente era altrove: non riuscivo a levarmi dalla mente in pensiero della mamma e delle zie che facevano l’amore con il proprio fratello. Del resto io stesso che cosa stavo facendo pochi minuti prima ? Mi ripresi e, scrutando l’orizzonte, mi accorsi che si definiva sempre più prima una linea scura in contrasto con il blu del mare, poi, mentre ci avvicinavamo, la linea si trasformò in una lingua di terra verdissima, anzi, l’isola che stavamo per raggiungere sembrava fatta di alberi direttamente piantati nel mare.
Era quasi mezzogiorno e stavamo navigando da circa quattro ore: ne avevamo percorse di miglia!
Il paesaggio, mentre ci avvicinavamo alla costa, si fece sempre più interessante: l’isola si rivelò un vero e proprio atollo, non molto grande, a forma di anello, con le palme da cocco persino sulla spiaggia. Una insenatura naturale fungeva da porto e riparo per le imbarcazioni e, come tutti gli atolli, una laguna interna offriva lo spettacolo unico di un mare di smeraldo.
Non doveva essere un’isola turisticamente frequentata, perché non si vedevano costruzioni in cemento – per fortuna – ma soltanto bungalows di canne con i caratteristici tetti di foglie di palme.
Fummo accolti con un entusiasmo singolare e quasi eccessivo dagli abitanti, probabilmente perché non capitava spesso per loro di ricevere visite. Ci vennero incontro con le usuali collane di fiori e vassoi pieni di frutta.
Un particolare mi colpì immediatamente: a differenza degli abitanti di Papeete, questi isolani erano bellissimi, uomini e donne. I primi molto muscolosi e visibilmente abituati a vita completamente all’aperto e dedita alla pesca, le donne magre e ben fatte, una visione davvero notevole. L’accoglienza, ripeto, fu calorosissima, anzi gli abbracci sia delle donne che degli uomini, indifferentemente rivolti a ciascuno di noi, apparivano del tutto sinceri e spontanei.
Mio padre ricambiò i loro doni con alcune casse di bottiglie di vino che avevamo portato con noi e il regalo fu molto apprezzato da colui che appariva il capo villaggio, perché indossava degli abiti più ricchi e sgargianti rispetto a quelli degli altri isolani. Il suo francese era perfetto e dopo aver pronunciato il discorso di benvenuto il capo villaggio ci invitò ad una festa in nostro onore, che si sarebbe svolta la stessa sera in uno spiazzo antistante la capanna grande, quella evidentemente riservata al capo.
Risalimmo sulla barca e pranzammo, ma molto frugalmente, sia perché non sapevamo quale sarebbe stato il menu della sera, sia perché avevamo intenzione di fare un bagno nella laguna.
Chiamai a raccolta i volontari, anzi le volontarie, presi pinne e maschera, indossai un costume più stretto, per evitare che qualche altra malintenzionata me lo facesse scivolare via ancora una volta (anche se confesso che mi era piaciuto molto mostrarmi a tutte quelle donne) e mi incamminai verso la spiaggia. Mio padre, mia madre, zio Marcel e il nonno preferirono rimanere in barca. Tutte le altre donne con me. Mi sentivo un condottiero.
Giunti in spiaggia, mentre la nonna, Annette ed Edith sistemavano gli asciugamani sulla spiaggia, mi infilai le pinne e mi immersi nell’acqua completamente trasparente. Pur essendo poco profondo, il mare era pieno di pesci, coloratissimi, proprio come in un acquario. I pesci si lasciavano avvicinare, li si poteva toccare con le mani, tranne, ovviamente, quelli che presentavano bellissime spine multicolori.
La sabbia bianchissima del fondo rendeva il mare più luminoso e trasparente di quanto lo fosse una vasca da bagno e anche la temperatura dell’acqua pareva la stessa. La nonna, le zie e le mie sorelle si immersero dietro di me, mentre Edith e Annette preferirono rimanere all’ombra delle palme, che erano inclinate sulla spiaggia, fin quasi a toccare l’acqua.
Come al solito giocammo a schizzarci e a calarci sott’acqua. Vicino alla riva, nell’acqua meno profonda, io prendevo in braccio le zie e le scaraventavo nel mare: pareva che gradissero questo scherzo, anche perché il refrigerio offerto dal mare era notevole. Anch’io, evidentemente, gradivo questo tipo di divertimento, perché dopo un po’ il mio pisello ricominciò ad indurirsi, sia per il contatto con i corpi, sia perché, in un modo o nell’altro, mentre le sollevavo, era inevitabile che toccasi ora il culo, ora le tette, delle zie e delle mie sorelle.
Ma il fatto che fossimo in tanti impedì qualsiasi iniziativa, sia a me, sia alle mie “compagne di giochi”, che ora cominciavano a divenire più numerose. Incrociai tanti sguardi con Annette, con Edith e con mia sorella Virginie, sguardi carichi di sottintesi, di interrogativi e anche di promesse, come mi auguravo. Non vedevo comunque l’ora che arrivasse la notte.
Al calar del sole risalimmo in barca e ci preparammo per la festa in nostro onore. Un isolano venne ad avvertirci che erano pronti a riceverci. Scendemmo tutti dalla barca e ci dirigemmo verso lo spiazzo dove era stata imbandita una tavola bassa, sulla quale, a mo’ di tovaglia, erano state stese delle grandi foglie di palma, sulle quali troneggiavano cesti di frutta ed altri cibi sconosciuti ma multicolori.
Il capo villaggio ci accolse con grandi sorrisi e sempre nel suo francese perfetto (ci confidò poi di aver studiato appunto a Parigi) ci ridiede in benvenuto nella sua isola, dicendoci che in realtà gli abitanti non gradivano il turismo di massa ed avevano più volte rifiutato allettanti offerte di multinazionali americane e francesi di costruire dei villaggi turistici.
Ciò nonostante, ci annunciò, la nostra presenza era graditissima. E poi proprio lui non aveva ogni giorno l’opportunità di scambiare discorsi in francese.
Ci fece accomodare su dei comodissimi cuscini e batté le mani, per dare inizio alla festa. Ci disponemmo ai due lati del capo e di sua moglie, una bellissima donna con degli occhi nerissimi ed intelligenti, ma che parlava pochissimo.
Una ventina di ballerini, donne e uomini, vestiti con i tradizionali gonnellini di fibre vegetali, iniziò a danzare, al suono di congas e tamburi e canne di bambù battute per terra da orchestrali vestiti con gli abiti da festa.
Ad un certo punto il capo, rivolto verso mio padre, disse:
“La principale tradizione dei villaggi polinesiani, da sempre, è stata quella di tributare agli ospiti una forma di ospitalità completa, che giungeva ad offrire persino le proprie donne. Questo fino a non molti anni fa. Ora l’evoluzione e la mescolanza delle civiltà – che voi chiamereste globalizzazione – ha trasformato le nostre abitudini. Come vi ho detto, ho studiato in Europa ed ho quindi assunto molte delle vostre abitudini. Non quella della gelosia, però, tuttavia comprendo che al giorno d’oggi una forma di offerta come quella tradizionale potrebbe essere fraintesa dagli ospiti. Quindi, almeno nel nostro villaggio, abbiamo dato una forma diversa alla tradizione dell’accoglienza, istituendo una festa, molto allegra e molto significativa. Ora vedrete”.
I ballerini erano molto bravi, alternavano la tradizionale danza polinesiana, fatta di movimenti lenti, e sinuosi, quasi una danza del ventre, nella quale i movimenti delle anche, sia delle donne che degli uomini, erano accentuati dai movimenti delle gonnelline di paglia che tutti indossavano, ad una danza frenetica, nella quale i movimenti del bacino simulavano davvero un atto sessuale.
Mentre i ballerini danzavano, alcuni isolani, donne e uomini, prendevano i vassoi di frutta che erano sistemati sui tavoli e li offrivano al capo e a noi. Il capo spiegò che alcune di quelle pietanze, che ci erano sconosciute, non erano altro che frutti di mare pescati nella laguna. Erano comunque tutti deliziosi. Per non parlare della frutta, tanto dolce che sembrava zuccherata, e molto aromatica.
Mentre la danza continuava, ancora più frenetica, alcuni ballerini venivano ad invitarci perché ci unissimo a loro. Il capo villaggio, con un sorriso, invitò me e le mie sorelle a partecipare. I ballerini, sempre sorridenti, con grande pazienza ci insegnavamo i movimenti della danza, in particolare come muovere il bacino.
Mi resi conto che il loro bacino sembrava che vivesse di vita propria rispetto al resto del corpo. Le mie sorelle riuscivano più di me a riprodurre i movimenti, ma la sensualità espressa da quelle danzatrici non aveva confronti e non poteva essere facilmente imitata.
Ritornammo ai nostri posti e ricominciammo a mangiare soprattutto quei deliziosi frutti di mare. Vedevo la mamma, le zie che con gusto assaggiavano tutto ciò che veniva loro offerto. Del resto il capo e gli isolani erano talmente gentili e sorridenti che sarebbe stato un grave sgarbo rifiutare.
Anche il capo era un grande mangiatore e ben presto le tavole imbandite furono progressivamente svuotate del loro contenuto.
La danza continuava e i ballerini, che davvero ci mettevano grande impegno, anche se sembrava che si divertissero molto, avevano la pelle imperlata di sudore. L’atmosfera accogliente, la temperatura dolce, la sensualità della danza produssero ben presto una strana reazione, come se una corrente elettrica attraversasse il mio corpo,localizzandosi nel basso ventre, come se ne avessi bisogno! Anche la mia pelle cominciava a imperlarsi di sudore e mi accorsi che anche quella dei miei era lucida, così come quella del capo e di sua moglie.
Il capo si accorse del mio sconcerto e volle tranquillizzarci tutti:
“Non ci sono problemi. I nostri frutti di mare, come del resto le vostre ostriche, sono un po’ afrodisiaci: questo è un effetto fisiologico, ma soprattutto, molto benefico, ve lo assicuro. E poi è essenziale per gustare la seconda parte della festa: la danza della fertilità”.
Quindi batté nuovamente le mani e i ballerini, a quel comando, si posero in cerchio. Iniziò allora una nuova danza, molto ritmica, nella quale gli uomini, con le gambe divaricate ed il busto inclinato in avanti si muovevano da destra a sinistra, mentre le donne, questa volta molto più esplicitamente, simulavano apertamente i movimenti del bacino durante un atto sessuale facendolo ondeggiare da dietro verso avanti.
Sempre restando in cerchio, ciascun danzatore si spostò dietro la danzatrice che aveva al suo fianco destro e poggiò le mani sulle sue anche. Quindi, insieme, proseguirono il movimento che le danzatrici avevano intrapreso e che non avevano mai interrotto.
Una ventata di eccitazione attraversò tutto il gruppo. Ci guardammo straniti tutti quanti, io colsi uno sguardo imbarazzato di mia madre che si spostava da me a mio padre e a zio Marcel.
I danzatori proseguivano nei loro allusivi movimenti. Il capo alzò ancora una mano e i danzatori, staccate le mani dalle anche delle compagne, che continuavano a muoversi incessantemente, le sollevarono verso la schiena delle danzatrici, alle quali, contemporaneamente, slacciarono la fascia che fungeva da reggiseno.
Wow, René, che spettacolo, pensai tra me e me. Dieci paia di tette notevoli, alcune delle quali normali, ma quattro decisamente enormi, pur avendo le danzatrici dei corpi non grassi, si liberarono ed iniziarono nuovi movimenti. Le danzatrici, infatti – ed in questo erano insuperabili – mentre continuavano a far ondeggiare il bacino avanti e dietro, facevano danzare le tette a destra e sinistra. Il movimento di quei seni completamente abbronzati era eccitantissimo. Io non resistevo più. Spostavo lo sguardo da quelle tette agli occhi di mia sorella Virginie e quelli di Annette e poi di nuovo sulle tette che danzavano. Non pensavo che esistesse uno spettacolo così sensuale
Il capo alzò ancora una mano e io i chiesi che cos’altro avrebbero inventato più di quello che stavano facendo: ero un ingenuo…
Al comando del capo i danzatori volsero le spalle alle danzatrici e, sempre continuando tutti a muoversi, gli uomini fecero scivolare giù il gonnellino di paglia, rimanendo completamente nudi.
Come per le donne, alcuni di loro avevano dei piselli che definirei di dimensioni normali, anche se ritengo più grandi del mio che, almeno secondo Annette e mia sorella, era già notevole, altri ancora tra le gambe avevano un affare di dimensioni mostruose, non tanto per la lunghezza, quanto per la circonferenza, paragonabile ad una lunga melanzana. Vidi che le donne della mia famiglia, quasi tutte insieme, si erano portate una mano alla bocca, come per trattenere il fiato, mentre gli uomini fissavano attentamente lo spettacolo. Ora cominciavo a capire che il divertimento non era ancora iniziato.
I danzatori, sempre volgendo la spalle alle danzatrici, continuavano i loro movimenti in sintonia. I loro piselli, ora completamente in erezione, si abbassavano e si sollevavano al pari delle tette delle danzatrici. Lo spettacolo era affascinante. Quelle clave che si sollevavano e ricadevano tra le gambe dei danzatori e quelle tette che roteavano libere nell’aria e ricadevano per poi risollevarsi era una delle cose più eccitanti che avessi mai visto.
Ancora una volta il capo villaggio sollevò una mano: i danzatori si volsero nuovamente verso le compagne e, lentamente, tolsero anche a loro i gonnellini, facendoli scivolare lentamente lungo le anche delle danzatrici, le quali rimasero anche loro completamente nude. Tutto questo senza smettere un attimo di ballare.
“Capite ora perché si chiama danza della fertilità? Queste giovani coppie stanno offrendovi lo spettacolo del loro accoppiamento, per dare al villaggio nuove vite e nuova linfa. Questa cerimonia è bello che si svolga alla presenza di tutti, soprattutto degli ospiti, per buon augurio di prosperità. Che ne dite?
Mio padre chinò la testa in onore del capo villaggio e gli posò una mano sulla spalla. Quel gesto dovette essere gradito, perché il capo, a sua volta, batté la sua mano su quella di mio padre e gli sorrise.
Io non sapevo più dove guardare: avvertivo le occhiate di tutte, di mia madre, delle mie sorelle, delle zie, che si incrociavano con i miei sguardi, con quelli di Annette e di Edith. Ora la danza si era esplicitamente trasformata in un vero e proprio atto sessuale. Le danzatrici avevano aperto le gambe, pur continuando a far ondeggiare il bacino e quindi il membro dei loro compagni, che continuava ad ondeggiare su e giù, ora batteva proprio sulla fica di ciascuna di loro e poi ritornava giù per riondeggiare ancora. Erano anche mutate le loro espressioni: mentre nei danzatori era già evidente l’eccitazione, con questi ultimi movimenti e il ritmico battere dei piselli sulle fiche delle danzatrici, queste ultime avevano assunto una espressione davvero infoiata, con gli occhi semichiusi e la bocca socchiusa. I loro seni continuavano a ballare per proprio conto.
Io non sapevo più dove mettere il mio pisello, che era diventato duro forse più di quelli dei danzatori e completamente allagato di liquido lubrificante.
Il capo villaggio, con maggiore lentezza e solennità, alzò nuovamente il braccio e, ancora una volta, la scena mutò: era evidente che il momento era quello finale del rito della fertilità, nel quale gli uomini dovevano finalmente fecondare le donne. Per un attimo la danza di fermò, le danzatrici si inclinarono un po’ più di prima, allargando maggiormente le gambe ed offrendo alla vista di tutti, ed alla portata dei partners, le loro fiche.
Ogni danzatore, molto lentamente, avvicinò il suo pisello alla fica della compagna ed altrettanto lentamente la penetrò. Io mi trovavo proprio vicino ad uno di quei danzatori che avevano un membro mostruoso. Per fortuna la sua partner non era una di quelle piccoline, che sarebbe stato impossibile penetrare con quel palo, ma una di quelle con le tette altrettanto enormi, alta e molto ben fatta. Ciò nonostante, quel mostro ebbe grandi difficoltà ad entrare nella fessura della sua compagna, la quale cercava di accompagnarlo con una mano. Notai che la mano della danzatrice non riusciva a circondare completamente la circonferenza di quel pisello e desiderai subito averne uno così.
Probabilmente lo desiderava anche mia sorella Virginie, non di averlo lei, ma di averlo dentro, visto che non staccava lo sguardo neanche per un attimo da quel fenomeno della natura. Per fortuna la fica della danzatrice–martire sembrava talmente lubrificata da consentire l’ingresso di quel bastone al suo interno. In effetti, poco per volta, il pisello enorme scompariva alla nostra vista per entrare nella vagina della danzatrice, come gli altri, del resto, che ormai erano già tutti dentro le fiche delle altre danzatrici.
A quel punto la danza ricominciò e questa volta a coppie: la sensualità di quella danza–accoppiamento era smisurata, proprio come quei piselli degli isolani.
Le danzatrici inclinarono il busto ancora di più e un’altra scena meravigliosa apparve agli occhi di tutti: le tette delle danzatrici libere nell’aria che fluttuavano come onde, avanti e dietro, sotto le spinte possenti dei danzatori.
Anche questa fase non saprei dire quanto fosse durata, ma penso molto a lungo, data la possanza dei danzatori e quindi la loro resistenza. Alte grida di godimento cominciavano a sostituire gli iniziali mugolii di piacere emessi dalle danzatrici. Il livello di eccitazione era ormai parossistico. Mia madre era rossa in volto. Mia sorella Vir e Annette avevano una mano sotto la gonna ed intuivo cosa stessero facendo. Ma la cosa che mi eccitò maggiormente fu vedere mia nonna che aveva platealmente una mano infilata nei pantaloni del nonno ed evidentemente lo stava masturbando, pur tentando di nascondere la manovra con una giacca appoggiata in grembo. Non avevo mai pensato ad una sessualità dei nonni, ma quello, evidentemente, era proprio il giorno delle sorprese.
Le grida di piacere ormai superavano anche le parole scambiate tra vicini. Anche la musica era divenuta assordante e il suo ritmo seguiva quello dei movimenti dei danzatori. Io mi stavo godendo lo spettacolo di quel pisello enorme che entrava e usciva dalla fica della danzatrice sempre più lucido di umori provenienti dalla sua compagna: quell’accoppiamento aveva qualcosa di animalesco ed era tanto eccitante. Con ultime altissime grida, tutti i danzatori e le danzatrici giunsero all’orgasmo, ance se non all’unisono. Ma nessuno di loro estrasse il proprio cazzo dalla fica della compagna. Stavano ancora ansimando: i loro petti si sollevavano e si abbassavano ritmicamente.
Quando gli ultimi gemiti di godimento si spensero ed il silenzio si riappropriò della spianata nella quale si celebrava la festa, il capo sollevò un’ultima volta la mano le danzatrici si risollevarono, mantenendo il membro dei propri compagni ancora dentro di loro. Poi, finalmente, si staccarono. Il rumore di risucchio: “slop” che il cazzo–mostro del danzatore fece nell’uscire fuori dalla fica della sua compagna fu ascoltato distintamente da tutti quanti.
Il capo villaggio, infine, evidentemente in segno augurale, congiunse le mani e le portò in altro sopra la sua testa, pronunciando alcune parole incomprensibili. Le danzatrici e i danzatori, ancora uno abbracciato all’altra, si inchinarono a lui e a noi, in segno di rispetto.
Vedevo chiaramente le gocce di sperma che colavano lungo le cosce delle danzatrici: il rito della fertilità era stato compiuto. Vedevo sui loro volti il segno di un godimento estremo e le espressioni di soddisfazione sui volti dei loro compagni. Erano comunque tutti sfiniti, ma sorridenti.
Fantastico, uno spettacolo sconvolgente. Osservando le espressioni dei miei familiari notavo che la festa della fertilità aveva davvero sconvolto tutti quanti. Mia madre aveva le gote rosso fuoco, le zia Juliette penso che avrebbe volentieri continuato lei a giocare con quel danzatore con il membro smisurato (che ancora pendeva come un ornamento gocciolante tra le sue gambe), un profondo turbamento era evidente anche sui volti dei nonni, delle mie sorelle, di Annette ed Edith, di mio padre e zio Marcel. Al contrario, zia Jeneviève era l’unica ad aver conservato un certo aplomb.
I danzatori, dopo un ultimo inchino, si dileguarono e a noi non restò che congedarci. Il capo villaggio, però, ci invitò ancora a bere con lui e con i suoi sudditi una bevanda tipica polinesiana, per brindare alla festa della fertilità. Gli isolani portarono ad ognuno di noi una mezza noce di cocco piena di liquido, presumibilmente a base di latte di cocco e di altri aromi a me sconosciuti, ma gradevolissimi. Dopo aver bevuto, con una rudimentale posata di legno mi divertii a staccare la polpa dal guscio e notai che era morbidissima, diversa da quella che mangiavo in Francia.
Mio padre, terminata la bevanda, si alzò, imitato da tutti noi e prese finalmente congedo dal capo villaggio, abbracciandolo cordialmente. Il capo, poi, a turno, abbracciò tutti noi con molto calore e, con solennità, ci annunciò che saremmo sempre stati i benvenuti nel suo villaggio. Lo ringraziammo per la sua squisita ospitalità e per l’accoglienza riservataci e ci incamminammo verso la barca.
Mi divertivo ad ascoltare i commenti di miei familiari: discutevano di tutte le fasi della festa, a cominciare dal cibo, passare alla cordialità degli isolani e finire, ovviamente, sul rito della fertilità.
“Mamma mia, mi tremano ancora le gambe” diceva zia Juliette “non ho mai assistito ad uno spettacolo così…come potrei definirlo, selvaggio, bestiale, ma nel contempo molto dolce. Si vedeva che danzatrici e danzatori erano legati da un sentimento e che se la godevano da pazzi a scopare così, davanti a tutti”.
“Ma loro sono abituati a farlo in questo modo” replicava mia madre “hai notato che le capanne non hanno porta di ingresso? Chiunque passa può vedere cosa stanno facendo dentro, non hanno alcuna inibizione. Ma sapete che vi dico? Penso che sia meglio così, è più naturale, spontaneo. Io forse non ne sarei capace, ma apprezzo chi può essere così vero”.
“Dovreste dirlo a quella monaca di Jeneviève” scherzò zio Marcel “forse sarà la volta buona che farà vedere qualcosa di sé a qualcuno…”
“Smettila, Marcel” lo rimproverò, ma affettuosamente, zia Jeneviève “sei sempre il solito, non cambierai mai, tu. Che cosa ne sai tu delle mie abitudini? Anzi, sai cosa ti dico? Fatti i fatti tuoi!”
“Ma sono fatti miei” replicò zio Marcel avvicinandosi al suo viso e quasi sussurrando nel suo orecchio destro “sai quante volte ho desiderato che la dessi a me?”
“Marcel, finiscila!” lo zittì zia Jeneviève, con autorità.
Io avevo notato che comunque il discorso non la offese più di tanto e questo mi dette la conferma che quanto mi aveva confidato Virginie la mattina doveva essere vero: c’era comunque, oltre l’affetto, una strana e profonda confidenza tra le sorelle ed il fratello. Mi proposi di approfondire.
Mentre ritornavamo alla barca, nella calda notte tropicale, con un cielo nel quale le stelle sembravano più numerose ed erano in posizione completamente diversa rispetto al cielo di Parigi, mi domandai cosa sarebbe successo quella notte, dopo l’eccitazione bestiale provocata dalla danza della fertilità…
Fine Capitolo 4
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Le Vacanze di Renè - Parte III
Non credevo che la realtà potesse superare tutte le mie più ardite fantasie. Avevo sperato mille volte di poter toccare le tette di Edith, ma non avrei mai pensato di poterla possedere come era realmente accaduto. Avevo guardato tantissime volte sotto la gonna di Annette, ma non avrei mai neanche sognato che lei potesse essere così entusiasta di farsi scopare da me.
Mi rendevo conto di aver iniziato certamente tardi, rispetto ai miei coetanei, a conoscere le gioie del sesso; in compenso, però, io avevo subito una “iniziazione totale”, stupenda e non graduale, magari attraverso il “petting” con le mie compagne di scuola, come capitava a tanti.
E di questo ero grato, prima che ad ogni altra persona, ad Annette e poi a Edith.
Da quella notte in poi, non vi erano stati più freni alle nostre fantasie. Superato il muro del naturale ed iniziale pudore, tra noi tre non esisteva più alcuna inibizione. Cosicché Annette, per esempio, approfittava di ogni occasione per darmi una “prova d’amore”, come definiva lei l’inginocchiarsi dinanzi a me e succhiarmi il pisello, fino a farmi venire nella sua bocca e ad ingoiare sempre il mio sperma, che lei diceva di gradire più della cioccolata.
Anche Edith, pur essendo più riservata, aveva perso i suoi naturali blocchi. Spinta dalla sua amica, maestra di erotismo, ma ancor più dal proprio cronico arretrato sessuale (che non vedeva l’ora di azzerare con il mio aiuto), appena capitava nelle mie vicinanze mi appoggiava il seno ovunque, me lo strisciava sulle braccia quando mi passava accanto. Ed anche lei, come Annette, nei momenti in cui nessuno era nei paraggi, si inginocchiava e prendeva in bocca il mio pisello. In quelle occasioni, contrariamente a tutte le altre volte, nelle quali riuscivo a trattenere anche a lungo la eiaculazione, cercavo di arrivare prestissimo, sia per la paura che gli altri si accorgessero delle nostre manovre, sia perché la voglia delle mie due amiche di sentire il mio sperma nelle loro bocche era irrefrenabile e mi contagiava davvero.
Edith esordiva così “Padroncino, mi offriresti un drink ?”. E senza attendere risposta, neanche due minuti dopo ingoiava tutto quanto il mio pisello riusciva a riversarle in bocca.
Tutto questo mi mandava in estasi.
Le mie sorelle, poi, da quando Virginie si era accorta dei miei movimenti con Annette (e ne aveva certamente parlato con Jacqueline), mostravano un’aria di strana complicità: Virginie mi riservava dei sorrisetti che non erano mai comparsi priva sul suo volto e Jacqueline, stranamente, si comportava come se volesse dirmi qualcosa e non ne avesse il coraggio: il motivo, evidentemente, era la sua naturale riservatezza. Io allora presi spunto da questa apertura che, direttamente o indirettamente, le mie sorelle mi offrivano e, approfittando della nostra naturale intimità e del nostro affiatamento, in uno dei tanti pomeriggi di riposo, visto che eravamo ancora fermi nel porto, in attesa che la mamma terminasse il servizio fotografico, mentre aspettavamo che si riunisse la comitiva per andare in spiaggia, mi confidai con loro.
“Ragazze, vorrei darvi una notizia straordinaria, però dovette promettermi di non prendermi in giro e di non punzecchiarmi su questi argomenti”
“Dai René” esordì Virginie “se vuoi dirci che ti scopi Edith e Annette non è una novità; ci siamo accorte dei vostri movimenti notturni e non ci sono sfuggiti alcuni rumori e dei lamenti molto significativi che provengono dalla loro cabina, di notte…Immaginiamo che in mezzo ci sia il tuo zampino e non solo quello…”
“Piuttosto…” continuò Virginie molto tranquillamente, “invece di farci inutilmente fantasticare su quello che combinate lì dentro, perché non ci lasciate assistere? Penso che sia un’idea eccellente, soprattutto perché ci evita di costringerci a fantasticare su quello che avviene nella cabina accanto e poi a…”
Era evidente che Virginie si riferiva al fatto che si sarebbe masturbata ascoltando tutti quei rumori e quei movimenti che provenivano dalla cabina nella quale Annette, Edith ed io ce la spassavamo. Infatti, sul viso di Jacqueline apparve un improvviso rossore. Lei era molto più riservata di Virginie, però il suo colorito acceso era anche un’ammissione che ciò che avevano soltanto ascoltato provocava in loro una certa eccitazione.
“Che problemi ci sono” risposi io “almeno per quanto mi riguarda io non ho alcuna vergogna, ma dovremmo trovare la maniera di dirlo a Edith e Annette e di fare in modo che non si oppongano”.
“Uh!” aggiunse Virginie “per Annette non devi preoccuparti, se le chiedessero di girare un film porno lei lo farebbe gratis, pur di divertirsi” e scoppiammo a ridere tutti tre.
In quel momento salì a bordo la mamma e tutti accorsero a darle il benvenuto. Quindi il discorso fu bruscamente interrotto e uno sguardo tra noi sigillò l’accordo che l’argomento sarebbe stato ripreso più tardi.
La mamma ci mise al corrente dei progressi – e anche delle soddisfazioni – del reportage di moda. Era entusiasta di tutto, del posto meraviglioso, degli scenari incantevoli, delle indossatrici, dei fotografi e, naturalmente, delle sue creazioni, che avrebbero fatto il giro del mondo. Le brillavano gli occhi, era abbronzantissima e indossava un top di seta che le metteva in risalto il suo seno rigoglioso ed un paio di pantaloni alla marinara che le fasciavano morbidamente i fianchi.
Io mi ritrovai stranamente a guardarla come non mi era mai capitato. Poi, come stranito, mi riscossi e dissi tra me e me: René, ci sono due ipotesi, o essere diventato uomo provoca un cambiamento radicale, nel senso che guardi tutte le donne come se fossero donne e basta e non tue familiari, oppure questa intensa attività sessuale ha fatto di te un erotomane a tempo pieno. In entrambe le ipotesi, il pensiero era sconvolgente, ma ricordandomi che la prima eiaculazione della mia vita si era verificata dopo aver sognato mia sorella Jacqueline nuda, optai per la prima soluzione: divenire uomo, evidentemente, significava spalancare gli occhi su di una diversa realtà e poi l’affetto profondo che io provavo per le mie donne avrebbe potuto comunque giustificare la mia intensa, ma non ancora morbosa attenzione verso di loro.
Trascorremmo il resto della giornata su una spiaggia con una distesa di sabbia bianchissima e acqua di smeraldo. Io mi divertivo con la tavola da windsurf, mentre il sole lentamente calava, tagliando con sciabolate rosso fuoco il candore della sabbia. Le mie sorelle, con la nonna e le zie erano stese sulla sabbia a prendere il sole.
Mio padre, il nonno e lo zio forse erano in giro per la città. Con un ultimo colpo di reni condussi il windsurf verso la spiaggia e, prima di avvicinarmi alla riva, scesi dalla tavola. Purtroppo calcolai male la profondità del mare e improvvisamente dalla spiaggia mi videro scomparire sott’acqua, mentre il windsurf continuava, da solo, la sua corsa e andava ad arenarsi sul bagnasciuga. Mi sentii trascinare sul fondo, ed avvolgere dal liquido verde turchino del mare polinesiano: ero proprio come in un acquario, pesci multicolori mi volteggiavano intorno per nulla impauriti dalla mia presenza. Ero talmente preso da quello spettacolo incredibile che fu solo l’istinto di sopravvivenza a ricordarmi, dopo parecchio tempo, che dovevo riemergere. Avevo una buona resistenza in apnea, ma compresi di essere rimasto troppo a lungo non solo perché i polmoni mi stavano scoppiando, ma anche perché, data la estrema trasparenza dell’acqua, vedevo avvicinarsi molte paia di gambe femminili che si dirigevano verso di me.
Detti un colpo di reni e riemersi tra uno sbuffo di acqua ed un grosso respiro: aria, finalmente. Mi resi conto, allora, che le gambe che avevo visto dal disotto appartenevano, indovinate a chi, alle mie donne! Virginie e Jacqueline, le mie sorelle, le mie zie Jeneviève e Juliette, la mamma, erano tutte accorse in mio soccorso, non vedendomi riemergere. Certamente dalla spiaggia, sulla quale vedevo la nonna passeggiare in ansia e guardare nella nostra direzione, le mie donne non potevano accorgersi che io ero rimasto sott’acqua per godermi lo spettacolo e si erano davvero spaventate non vedendomi riemergere. Avvertivo le espressioni preoccupate dei loro visi che, a poco a poco, si distendevano.
“Che cosa è successo ?” chiesi con aria ingenua, pur rendendomi conto che erano preoccupate per me “ragazze, tutte qui per me ? Quale onore !”
E mi avvicinai a tutte loro. Mia sorella Virginie e zia Jeneviève, allora, nuotarono verso di me e cominciarono, per finta, a picchiarmi.
“Stupido, ci hai fatto morire di paura. Ma che cavolo credevi di fare?” dicevano l’una e l’altra, a turno. Poi iniziarono a schizzarmi con l’acqua.
“Se devi proprio affogare allora ti aiutiamo noi !” Io stetti al gioco e feci finta di annegare di nuovo, spinto sott’acqua da loro. Sprofondai nel mare e, al di sotto della superficie, mi godetti lo spettacolo dei corpi di Virginie e zia Jeneviève immersi nell’acqua di cristallo. Erano stupendi, con le gambe abbronzate che si aprivano e chiudevano nei movimenti del nuoto. Mi immersi ancora di più e poi risalii pian piano verso la superficie, tra i corpi di Vir e zia Jen. Riemersi tra di loro, che non si erano accorte di nulla e le presi entrambe tra le mie braccia.
“Ancora tu!” questa era zia Jeneviève “ma non ti sembra di averci fatto spaventare abbastanza?” Allora mise nuovamente una mano sulla testa e mi spinse giù nell’acqua. Io feci ancora finta di affondare e mentre riemergevo, alle spalle della zia, le sganciai il fermaglio del reggiseno del bikini.
“Renè, smettila, sei un maniaco sessuale” disse zia Jen, ma senza eccessiva convinzione.
“Perché mi dici questo, zia ? replicai “Liberati un po’ delle tue abitudini parigine, lascia respirare il tuo corpo, lascia che il sole baci le tue tette.”
Il reggiseno, liberato, cominciò ad affondare ed io mi rituffai per recuperarlo. Risalendo, mi spostai verso la schiena di mia sorella Virginie e ripetei con lei la stessa manovra che avevo fatto con la zia. Solo che questa volta non lo lasciai cadere nell’acqua, ma lo esposi, sventolandolo come un trofeo, tra le risate divertite delle altre mie donne, che, nel frattempo, ci avevano raggiunto e circondato. Era una situazione strana e per me davvero eccitante. Zia Jen che mostrava un po’ (ma non troppo) imbarazzo nel vedersi in topless, mia sorella, al contrario, senza nessun timore. Ed infatti, mentre il seno di zia Jeneviève era bianchissimo e risaltava rispetto al colore bronzeo del resto del corpo, nell’abbronzatura di Virginie non si notavano differenze: segno che lei già prendeva il sole in topless.
“E bravo il nostro René” aggiunse zia Juliette, e, con la sua solita ironia, propose alle altre: “perché non gli diamo una lezione a questo maschiaccio? Prendiamolo!”
Ubbidienti all’ordine impartito da Juliette tutte le ragazze mi afferrarono e mi tennero stretto, mentre io sgambettavo per liberarmi. Ma più ridevo e più mi mancavano le forze per sottrarmi a quella dolcissima “prigionia”.
Ad un certo punto zia Juliette, sempre la più intraprendente di tutte, propose: “Ora tenetelo stretto, mi raccomando, non lasciatelo scappare!”
Detto questo, con un perfetto colpo di reni si immerse per parecchi metri. Attraverso l’acqua trasparente la vidi riemergere vicino a me, poi scomparve di nuovo; sentii uno sciabordio alle mie spalle e in un attimo i miei boxer da bagno erano scomparsi tra le mani della zia.
“E ora, signorino, sei stato ripagato con la tua stessa moneta” disse con aria di sfida zia Juliette. “Questi li riprenderai sulla spiaggia” e dicendo così infilò i miei boxer nei suoi slip (unici superstiti, dato che il reggiseno lo avevo ancora io in mano, con quello di Virginie).
La circostanza che non aveva calcolato zia Juliette era che tutte queste manovre di “sganciamento” di reggiseni e della conseguente visione di due paia di tette favolose, le sue e quelle di mia sorella Virginie, mi avevano provocato una mostruosa erezione, che sino a quel momento era stata tenuta celata dai comodi boxer, poi proditoriamente sfilatimi dalla zia.
Mi misi quindi istintivamente in posizione “fetale”, per nascondere quanto più potessi, ma fu tutto inutile: Juliette si accorse di quanto mi stava accadendo e chiamò a raccolta tutte le mie vicine bagnanti. “Ragazze, presto, correte” le incitava “c’è un nuovo pesce in queste acque tropicali; venite a vedere che è successo al piccolo René!”
Poi immerse la testa sotto il pelo dell’acqua e la tirò fuori tutta gocciolante. “Piccolo ? Mi correggo! Altro che piccolo..!.”
Tutte, persino mia madre, si avvicinarono e, a turno, mettevano la testa sotto l’acqua, della quale sino ad allora avevo apprezzato la trasparenza…e scoppiavano a ridere; quindi ognuna di loro esprimeva il proprio apprezzamento. Il commento più significativo lo ricevetti da mia madre:
“E bravo il mio piccolo, complimenti, e complimenti anche a me che ti ho dotato di un arnese simile. Sai Renè, prima le tue amiche e poi tua moglie mi benediranno, un giorno…!”
Io non sapevo se ridere o vergognarmi: poi vista la naturalezza e la gioia con la quale tutte loro avevano accolto questa “sorpresa” loro riservata dal mio corpo, decisi di mettermi a ridere anch’io. Le risate, si sa, sono contagiose e quindi una tempesta di ilarità ci attraversò tutti. Poi, continuando a ridere, cominciammo a dirigerci, a nuoto, verso la riva, mentre il sole tramontava, spandendo un riflesso rubino sulla superficie dell’acqua verde: uno spettacolo da togliere il fiato.
Il problema si pose nuovamente quando si trattò di uscire dall’acqua. La mia erezione (anche perché la temperatura dell’acqua tropicale si manteneva sempre intorno ai 27 gradi, e quindi non c’era speranza che il freddo facesse ridimensionare il mio affare) persisteva gagliarda ed allora, vista la positiva accoglienza, da parte della zia e di mia madre, decisi di offrirmi ardito alla vista di tutti, anche perché sulla spiaggia, a quell’ora, non c’era nessuno, ad eccezione della nostra famiglia.
Con massima naturalezza, quindi, mi sdraiai sulla spiaggia e mi godetti il bacio, sulla pelle bagnata, degli ultimi raggi di sole: un massaggio delicato che contribuì anch’esso al perdurare della erezione, che non potevo più nascondere, dato che zia non aveva alcuna intenzione di restituirmi i boxer.
Dovetti infine subire un’altra battuta, addirittura della nonna, che si era avvicinata per esaminare anche lei il mio stato: “Ragazzo” mi disse con calma ed apparente serietà “non puoi andare in giro così armato, senza porto d’armi ! Sarai arrestato, prima o poi.”
Fu la ciliegina sulla torta dell’ilarità che si propagò per tutto il gruppo.
Mentre le ultime risate si spegnevano sulla spiaggia, mia madre, le sue e le mie sorelle iniziarono a progettare la vacanza vera e propria, che avrebbe dovuto iniziare due giorni dopo, una volta finite le riprese.
Mamma avrebbe accompagnato la troupe e i componenti dell’atélier all’aeroporto e poi saremmo finalmente partiti per un tour delle isole polinesiane.
Io, con il trofeo al dio sole ancora inalberato, ascoltavo attentamente e non vedevo l’ora di imbarcarmi in questa crociera, che si presentava stupenda: se la prima spiaggia visitata era questa meraviglia, chissà le altre, inesplorate, bianche, trasparenti che cosa sarebbero state. E chi sa quali altre intriganti situazioni avrebbero potuto “condire” la nostra vacanza.
Fino a quando il mio pisello non decise che non vi erano più situazioni che richiedessero la sua presenza, le donne di famiglia si prodigarono chi in complimenti, chi in accenni, più o meno pesanti, alle gioie delle mie partners. Poi, finalmente, zia Juliette si decise a restituirmi i boxer, che indossai di nuovo e tutti quanti rientrammo alla barca, dove trovammo una elegante tavola imbandita all’aperto, sul ponte di poppa: Edith e Annette ci avevano preparato una cena sontuosa. Le emozioni del pomeriggio mi avevano messo una fame da squalo! E poi, ripensando alle battaglie che avrei dovuto sostenere quella notte con Annette e Edith, decisi di fare davvero il pieno. Mio padre si era fatto onore con la pesca delle aragoste e ne facemmo davvero una scorpacciata.
Terminata la cena ci spalmammo sui divani e godemmo lo spettacolo del sorgere della luna sul mare. Io avevo appoggiato la testa sulla spalla di mia sorella Jacqueline e lei aveva messo un braccio attorno a me. La dolcezza della brezza leggera, il corpo di Jacqueline che emanava profumo di mare, il tocco delicato delle sue mani che mi accarezzavano i capelli, mi provocarono un dolcissimo stordimento e desiderai che quel momento non avesse mai fine.
Verso le undici, i nonni dettero il via alla evacuazione del ponte, direzione cabine. Poi, come contagiati dalla stanchezza e dal sonno (alcuni davvero, altri, immaginate chi, per finta) lasciammo deserto il ponte.
Mi ritirai nella mia cabina, feci una doccia bollente, mi cosparsi di bagno schiuma al lime che fece assumere alla mia pelle un profumo d’estate e mi preparai ad una intrigantissima notte d’amore con le mie ardenti ed impazienti amiche e, soprattutto, “guest stars”, ospiti d’onore, nientemeno che le mie sorelle…
Entrai di soppiatto nella cabina, che aveva la luce soffusa perché Annette aveva coperto l’abat–jour con un foulard color pesca. Sul lettino di fronte all’ingresso c’erano già distese, Annette ed Edith, che indossavano camicie da notte completamente trasparenti. Stranamente, mi indussi a pensare se quella lingerie altamente erotica facesse parte dell’usuale corredo di ciascuna di loro. Attraverso il tessuto impalpabile Annette giocava, quasi distrattamente, con i capezzoli di Edith, che teneva gli occhi chiusi. Delle mie sorelle nemmeno l’ombra. Mi attraversavano la mente migliaia di pensieri contemporaneamente: non ne avranno avuto il coraggio; Jac sarà riuscita a convincere Vir a non venire; mi hanno preso in giro e nulla più.
Ma dopo qualche attimo di incertezza, causato da questi pensieri, mi rituffai nella visione eccitante delle mani di Annette che spaziavano sull’immensità del seno di Edith, che già accennava dei movimenti lenti con il bacino, segno che la cosa le piaceva.
Cominciai lentamente a spogliarmi, si fa per dire, perché ci misi un attimo a farmi scivolare via la tshirt e gli short, che già non riuscivano a trattenere un rigonfio tale che attrasse subito l’attenzione delle mie ragazze distese sul letto. Nudo, mi avvicinai a loro e le baciai, prima Edith, che ricambiò appassionatamente, poi Annette, che subito mi infilò la lingua in bocca per cercare freneticamente la mia e succhiarmela, lasciandomi in bocca il sapore dolce della sua saliva.
Cominciai ad accarezzarle entrambe e poiché mi resi conto che il tessuto che le ricopriva, sia pur finissimo e trasparente, non aveva la stessa consistenza della seta della loro pelle, feci scivolare verso l’alto prima la camicia da notte di Annette, poi quella di Edith. Nude mi sembravano due dee polinesiane. Edith con il seno enorme persino quando era sdraiata e Annette con i capezzoli che si protendevano come pungiglioni.
Lentamente, mentre procedeva il loro massaggio, mi distesi sul lettino e cominciai a baciare i loro corpi: prima quello di Edith, piedi, gambe, cosce. Mentre mi soffermavo all’interno delle cosce cominciai ad avvertire in lei un tremito: ero sulla strada giusta. Tralasciai per un attimo il suo cespuglio rigoglioso, ripromettendomi di prestargli tra non molto tempo la giusta attenzione, e le infilai la lingua nell’ombelico: anche questo le piacque molto.
Mentre baciavo il corpo di Edith, Annette si impossessò del mio arnese rigonfio e cominciò con una lentezza esasperante a massaggiarlo su e giù; la punta era già irrorata di lubrificante e lei faceva scendere fino in fondo la pelle che copriva il glande, poi, con la stessa lentezza, la tirava su per ricoprirlo: una sensazione dolcissima si propagava in tutto il mio intestino. Risalii fino al seno di Edith e mi tuffai con tutto il viso in quella massa morbida e setosa, leccando dappertutto. Giunto ai capezzoli, iniziai a ciucciare con forza. La mia bocca si riempiva tutta della morbidezza del suo seno. Edith reagiva a queste mie attenzioni con brividi che le scuotevano tutto il corpo ed emettendo leggerissimi mugolii di piacere. Le baciai il collo e le labbra: la sua naturale reazione fu quella di aprire avidamente la bocca e lasciare che la mia lingua la esplorasse dappertutto.
Era una serata di sesso sfrenato, però aveva degli aspetti molto romantici, che contribuivano ad elevare molto il livello di erotismo in quella stanza.
Mentre baciavo Edith, Annette avvicinò le sue labbra alle nostre. Tre lingue guizzavano frenetiche per incontrarsi in aria, Annette succhiava la mia, io quella di Edith e tutte e tre si toccavano voracemente. Un vortice di frenesia avvolgeva le nostre lingua e portava la nostra eccitazione a livelli pericolosi.
Eravamo nudi e i corpi delle mie due compagne, anche a causa dell’atmosfera tropicale, si coprivano pian piano di un velo di umidità che li rendeva lucidi ed ancor più desiderabili.
Improvvisamente Edith si pose a sedere sul letto, accanto ad Annette che si risollevò dalla sua posizione iniziale e tutte due cominciarono ad occuparsi del mio pisello, con le bocche una di fronte all’altra, semiaperte, lo chiudevano in mezzo e lo facevano scorrere tra di loro. Giunte sul glande, si dividevano i compiti: Annette lo infilava completamente nella sua bocca, mentre Edith mi succhiava le palle, delicatamente. Poi si scambiavano i ruoli. La bocca di Edith era più larga di quella di Annette e riusciva ad introdurre completamente tutto il mio cazzo fino in gola. Io sentivo la punta che toccava contro le pareti bollenti della sua gola. Non avrei mai creduto che fossero così brave: sembrava che per tutta la loro vita non avessero fatto altro che prendere cazzi in bocca e giocarci avidamente, come stavano facendo col mio.
Mi accorsi che ben presto sarei arrivato e mentre accarezzavo dolcemente le teste delle mie compagne glielo annunciai.
Fu come se avessi dato l’annuncio che una pietanza prelibata stava per essere portata in tavola. Gli occhi di Annette si illuminarono e si rivolsero verso Edith, come per dirle di star pronta perché c’era da divertirsi.
Le loro dolcissime manovre ben presto mi fecero perdere ogni controllo: il vulcano che avevo dentro iniziò a spingere verso l’esterno fiumi di lava incandescente che mi attraversavano tutto prima di raggiungere la punta del mio pisello e schizzare nella bocca di Annette, che, avendo capito che cosa stava per accadere, aveva strappato il mio arnese dalle mani di Edith e se lo era piazzato in bocca. Sentendosi riempire la bocca dai primi formidabili schizzi di sperma, prese il mio pisello e lo passò subito nella bocca di Edith, che presumo non aspettasse altro, dato che la spalancò giusto per farsela riempire dai successivi getti. Vedevo entrambe le gole che si contraevano per ingoiare tutto il mio liquido. Spruzzai le ultime gocce in Edith, la quale, finito di ingoiare, rivolse il viso verso Annette e la baciò, in modo che potessero scambiarsi quello che di me era rimasto in loro.
Io non connettevo ormai quasi più. Le gambe mi tremavano più per l’emozione che per lo sforzo di essere rimasto in ginocchio, fermo, per offrire il frutto della mia passione alle mie due ragazze. La nostra intesa sessuale era praticamente perfetta. Con la coreografia di Annette, grande esperta, l’esito era scontato: una eccitazione incredibile, con un solo limite:la sua fantasia.
Guardavo le mie amiche che stavano ancora gustando il sapore del succo che avevo schizzato un attimo prima nelle loro bocche e mi sentivo invincibile, dotato di un potere supremo su di loro.
Poi, naturalmente, dopo un attimo di languida pausa, Annette, la cui fantasia pareva non conoscere tregua, si rimise in moto. Ricominciò a baciare e massaggiare Edith, che fece prima distendere a pancia in giù sul letto, poi mentre le baciava schiena e cosce la fece accovacciare e poggiare sulle ginocchia e sui gomiti, come un cane; poi le allargò le cosce e si mise dietro di lei a leccarla.
Guardavo con aria estasiata le enormi tette di Edith, che penzolavano e andavano avanti e dietro, seguendo i movimenti di Annette tra le sue cosce. Le tette erano talmente grandi che i capezzoli quasi sfioravano la superficie del letto. Mi avvicinai e con le mani cominciai ad accarezzare quelle enormi mammelle pendule come campane che ondeggiavano sotto il tocco sapiente di un campanaro.
Annette, che aveva allargato al massimo le cosce di Edith, con le mani le allargò i glutei, scoprendo un buchino rosa ed umido, al quale avvicinò la lingua, leccandolo con avidità. Edith emise un mugolio profondo, che denunziò il piacere estremo che quel tocco di lingua le provocava, piacere che aumentò ulteriormente quando Annette le infilò completamente la lingua nel buco.
“Hai capito, signorino, cosa sto facendo?” mi chiese Annette “Sto preparando il buchino di questa porca di Edith perché accolga dentro di sé il tuo enorme pisello. Scommetto che non ha mai provato a prenderlo nel culo. A te l’onore di sverginarle il culo”
Ascoltare queste parole mi provocò come un attacco di febbre. Brividi bollenti mi scorrevano lungo tutto il corpo ed il mio pisello, inflaccidito dall’orgasmo versato nelle bocche di Edith e Annette era nuovamente turgido e pronto per una nuova avventura, che, secondo le parole di Annette, doveva essere ancora da sballo.
Annette mi prese per mano e mi fece salire sul letto, dietro a Edith. Poi, accarezzandole i glutei, la pancia e le tette, le chiese: “Lo vuoi nel culo il tuo signorino? Ti piace che te lo rompa e che ti riempia tutta con il suo cazzo meraviglioso?
Edith, che cominciava anche lei a connettere poco, tra mugolii ed ansiti, rispondeva. “Si, lo voglio nel culo, il mio bambino, voglio sentirmi piena di lui. Vieni, René, sfondami il culo, piano, però, non farmi male, ti prego”.
Annette mi prese il pisello in mano e lo avvicinò al buchino di Edith, che ormai era inondato dalla sua saliva. Poi mi fece scivolare in basso la pelle del prepuzio, scoprendomi tutto il glande, che era ancora lubrificato per il recente orgasmo, e puntandolo direttamente sul buco di Edith. Lentamente lo spinse dentro. Io avvertii subito la sensazione della stretta violenta del culo di Edith sulla mia punta e mi fermai. Ormai lo sfintere anale era aperto e chiesi a Edith se le facesse male. “No signorino, continua, continua così, mi piace da pazzi” rispose felice Edith.
Cominciai a spingere leggermente, ma continuamente, il mio cazzo all’interno del culo di Edith, mentre Annette le accarezzava il clitoride. “Che curioso, padroncino, mentre la inculi il suo clitoride si ingrossa, diventa un cazzetto piccolo piccolo, ma sempre più duro! E io me lo succhio!”
Edith aveva completamente perduto il controllo, spingeva con forza il suo culo verso di me ed in questo modo provocava un inserimento ancora più profondo del mio cazzo dentro di lei. Lentamente, ma inesorabilmente, non ne era rimasto fuori nemmeno un centimetro: le mie palle erano tutte a contatto con la sua vagina, che Annette provvedeva a massaggiare con impegno.
Sentivo il mio cazzo stretto dalle pareti del culo di Edith come se lo fosse da una mano fortissima. Poi mi ritrassi indietro e cominciai un movimento di va e vieni nel culo di Edith. Sentivo lo splash splash delle mie anche che urtavano contro le sue natiche e questo rumore mi faceva eccitare da pazzi.
Annette, non contenta di massaggiare il clitoride di Edith le scivolò sotto e cominciò a leccare tutta la parte inferiore dell’amica, tette, fica, cosce, soffermandosi particolarmente sul clitoride, che era ormai diventato rosso, turgido ed enorme.
Mentre io le stantuffavo freneticamente il culo, Annette, stesa sotto Edith, le succhiava il clitoride, le leccava la fica e leccava anche le mie palle, quando il movimento le avvicinava alla portata della lingua. Edith, dal canto suo, abbassò la testa e le leccò la fica, infilando la sua lingua nella fessura bagnata di Annette.
“Mmmmmm, che bel 69 stiamo facendo in tuo onore, padroncino” diceva Annette, godendosi le leccate dell’amica, che avevano provocato in Edith orgasmi multipli, accresciuti dal movimento frenetico del mio cazzo nelle sue pareti anali, ormai lubrificate e aperte come la sua vagina.
Compresi che non potevo trattenermi ancora. Il solito vulcano iniziava ad esplodere nelle mie viscere. Non sapendo se la mia eiaculazione potesse provocare fastidi ad Edith, le dissi “Edith, sto per arrivare, posso venirti dentro?”
“Sì, padroncino” rispose lei entusiasta “voglio che mi riempi il culo di sbora, fammi sentire i tuoi schizzi nel mio culo, lo voglio”.
Annette, come un’eco, proseguì “Dai, padroncino, fai un clistere di sbora a questa troia, che se la sta godendo; non capisce più nulla, tanto è arrapata. Si aspetta solo di sentirsi il culo annegato della tua sbora e quel poco che non riuscirà a trattenerselo nel culo me lo leccherò io, che sono già in posizione”.
Infatti Annette era ancora stesa sotto Edith, con la lingua a contatto della sua fica e del suo clitoride, che stuzzicava ancora, provocandole dei tremiti convulsi.
Non ne potetti più ed eccitato ancora di più dal discorso di Annette, scoppiai nel culo di Edith, riversandole dentro quel che mi sembrava un fiume di sperma. Le contrazioni del mio pisello non avevano mai fine e ad ogni contrazione partiva uno schizzo che penetrava a fondo nel culo di Edith, nel quale spingevo sempre più profondamente il mio cazzo. Confuso ed eccitato com’ero, non avevo più pensato all’evento più eccitante che avrebbe potuto verificarsi quella notte: la visita delle mie sorelle. Me ne resi conto quasi improvvisamente, dopo aver riversato l’ultimo fiotto di sperma nel culo di Edith e mi guardai attorno: la stanza era vuota. Le mie sorelle non erano venute: una delusione enorme mi assalì e spezzò per un attimo la gioia e la frenesia di quella esperienza nuova che le ragazze mi avevano fatto provare. Era la prima volta che avevo provato a metterlo nel culo di qualcuno, ed era stato meraviglioso.
Io mio pisello, piano piano, cominciò a sgonfiarsi ed io lentamente, lo estrassi dal culo di Edith, che continuava ancora ad ansimare e a mugolare. Poi mi resi conto che Annette non aveva mai smesso di leccarle fica e clitoride. Anzi, mentre io estraevo il mio cazzo, dal buco del culo ormai completamente allargato di Edith sgorgò un fiotto di sperma, che scomparve immediatamente nella bocca di Annette, che, con aria sognante, lo ingoiò.
Fine Capitolo 3
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20 anni fa
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Le Vacanze di Renè - Parte II
La mia evoluzione sessuale procedeva stupendamente, con la collaborazione, anzi sotto la guida di Annette, che utilizzava ogni occasione per accrescere le mie “conoscenze” in quella materia. Era una maestra infaticabile, preparata e molto, molto paziente. E se la godeva da pazzi.
Io continuavo comunque a spiare “le mie donne”, come ero solito chiamare tutti i componenti di sesso femminile della mia famiglia (mia madre Mireille, mia nonna Sophie, le mie sorelle Virginie e Jacqueline, le mie zie Jeneviève e Juliette e le “tate” Edith e Annette, la mia compagna di “giochi”). Era uno scenario di grande pregio…una più interessante dell’altra.
Ma la svolta, incredibile, totale, si verificò a causa di un evento davvero straordinario, che sconvolse, in maniera definitiva, la vita di tutta la famiglia.
Mia madre annunciò alla famiglia che sarebbe dovuta partire per la presentazione della nuova collezione estiva del suo ateliér. L’agenzia di pubblicità che da sempre curava l’immagine dell’azienda aveva suggerito di realizzare un servizio fotografico in un paradiso della Polinesia.
Mio padre, allora, lanciò un’idea che sulle prime apparve irrealizzabile, ma che poi si rivelò entusiasmante.
“Che ne pensate” ci chiese un giorno, mentre eravamo tutti a pranzo (ed il pranzo era un rituale al quale dovevano essere tutti presenti) “se accompagnassimo tutti Mireille ? Del resto lei dovrebbe restare lontana da noi per molto tempo e questo penso che dispiacerà a tutti. Poi saperla così lontana, dall’altra parte del mondo, è una cosa che mi crea grande angoscia. Una soluzione potrebbe essere quella di andare con lei, ma poi mi creerebbe angoscia il restare tanto tempo lontano da voi. Su, coraggio, facciamo un bel consiglio di famiglia e mettiamo ai voti la proposta”.
La nonna Sophie, con il suo solito senso pratico, eccepì che i costi, non solo del trasferimento, ma anche del soggiorno di tutta la famiglia, così lontano e per tanto tempo, non sarebbero stati poi tanto esigui.
Mio padre rispose che aveva previsto anche questo, sia per motivi di risparmio, anche se le condizioni finanziarie della famiglia certamente consentivano largamente qualsiasi esborso per una vacanza, anche lunga ed anche in capo al mondo, sia perché era da tanto che avrebbe voluto visitare la Polinesia e quindi avrebbe provveduto a noleggiare una barca, grande e confortevole, in modo da poter comodamente ospitare tutti noi (che bene o male formiamo una squadra di calcio: undici persone). Dopo alcuni attimi di silenzio, parve che la proposta, dapprima accolta con perplessità, avesse riscosso il gradimento di tutti. Se ne discusse ancora, ma mio padre aveva una risposta pronta per ogni obiezione mossa da parte degli altri. Alla fine tutti accondiscesero; persino mio nonno, che amava la vita comoda, espresse parere positivo, a condizione che gli lasciassero portare con sé la sua pipa, i suoi libri e, naturalmente, la nonna Sophie.
Avevamo circa due mesi di tempo per prepararci a questa vacanza, che sarebbe durata all’incirca un mese, coincidente con le vacanze scolastiche. Soltanto la zia Juliette era perplessa, perché non aveva mai lasciato soli i suoi pazienti per tanto tempo. Ma chiese ad un suo amico e collega, il quale accettò di buon grado, di sostituirla durante la sua assenza.
Grazie alla puntigliosa organizzazione di mio padre, tutto fu pronto, minuziosamente pianificato e, finalmente, giunse il giorno della partenza.
Un viaggio nei mari del sud ! Ragazzi, una cosa da sballo.
Ero emozionantissimo. In realtà una strana eccitazione serpeggiava in casa: piuttosto che una villa, sembrava un formicaio, nel quale le operaie andavano e venivano incessantemente. Nessuno mi dava retta, neanche la piccola Annette, la quale era indaffarata come le altre a chiudere valigie e borsoni e ad ammonticchiarli nel portico. La mole del bagaglio era davvero notevole, sebbene mio padre avesse più volte raccomandato di non portare molta roba, dato che in una barca lo spazio è notoriamente limitato.
Un furgone noleggiato per l’occasione ci portò all’aeroporto, dove ci ricongiungemmo con tutta la squadra della casa di moda, con le indossatrici, con i fotografi e i cineoperatori dell’agenzia pubblicitaria. Praticamente avevamo l’aereo tutto per noi. Dopo circa sedici ore di volo e due scali tecnici, finalmente apparve sotto l’ala dell’aereo la sagoma di un’isola verdissima, circondata da una mare blu che in prossimità della spiaggia assumeva un colore verde smeraldo chiarissimo. Wow, finalmente eravamo a Papeete.
Solita virata dell’aereo per imbroccare la pista ed eccoci in Polinesia. Non mi sembrava vero, solo ieri ero a Parigi!
Il gruppo di famiglia, riunito come una comitiva guidata da un tour operator, scese compatto la scaletta dell’aereo. Ci immergemmo nell’aria umida e ricca di profumi e giunti a terra venimmo accolti da un comitato di polinesiane e polinesiani che ci posero al collo le consuete ghirlande di fiori profumati. Notai che mentre gli uomini erano molto robusti, le donne erano bene in carne, con poco seno, ma con dei fianchi generosissimi. Comunque tutti simpatici, sorridenti ed accoglienti.
Un autobus della compagnia aerea accompagnò il gruppo dell’atélier in albergo e condusse noi di famiglia al porto, dove era già pronta ed attrezzata la barca noleggiata da mio padre. Al porto ebbi la mia prima positiva sorpresa: la “barca”, come continuavo a chiamarla, era piuttosto un panfilo enorme e modernissimo. Io fui il primo a salirvi su.
Dopo aver caricato i bagagli e destinate le cabine a tutti i passeggeri (feci in modo che la mia cabina fosse vicina a quella di Annette, anche se era inevitabile che la condividesse con Edith), cominciammo ad ispezionare l’imbarcazione.
Mio padre, esperto marinaio (era stato ufficiale di marina), ed ovviamente capitano della nave, mi fece notare che la barca era dotata di tutti i più moderni sistemi di guida. Motori turbodiesel, sistemi automatici di rilevazione GPS, Loren, radar, insomma non ci si poteva perdere. Sugli schermi della plancia apparivano i profili delle coste con le profondità del fondo. Io venni nominato secondo ufficiale, addetto alla rotta.
Mia madre, infaticabile come sempre, andò subito a raggiungere la squadra dell’atélier per cominciare ad organizzare il servizio pubblicitario e il resto della famiglia cominciò a prendere dimestichezza con la barca e poi con i luoghi che ci ospitavano.
Trascorremmo una settimana a Papeete, durante la quale ebbi modo di apprezzare il carattere ospitale dei polinesiani, ma soprattutto la disponibilità di Annette, la quale ogni notte aspettava che Edith, sua compagna di cabina, si addormentasse per scivolare nella mia cabina e trascorrervi la notte, naturalmente deliziandomi con le sue variazioni sul tema sesso. La sua passione più grande, lei lo ammetteva, era soprattutto una: prendere in bocca il mio pisello. Persino quando non era in erezione ed aveva, a riposo, dimensioni meno che normali. Lei tirava giù la pelle del glande, poi lo risucchiava tutto nella sua bocca e ci giocava con la lingua, sino a quando non cominciava a crescere nella sua bocca. Quando diveniva duro, lei cominciava a farlo entrare ed uscire ritmicamente. Questo movimento ed i mugolii che Annette emetteva mi mandavano in visibilio. Annette continuava a far entrare ed uscire il mio cazzo dalla sua bocca dicendomi: “Dai padroncino, scopami in bocca, la mia bocca ti fa godere come la mia fica e vuole ingoiare tutta la tua sbora” Quando lo tirava fuori, con la lingua girava intorno alla punta, poi dava dei colpetti di lingua a tutta l’asta e scendeva giù fino alle palle, che prendeva in bocca facendole roteare con la lingua. Ero al settimo cielo. Quando Annette capiva che ero vicino a venire si infilava il cazzo in bocca e non lo estraeva sino a quando l’ultima goccia di sperma non era finita nella sua gola. “Mmmmm, com’è buona la tua sbora René, me vado pazza. Se quella scema di Edith non fosse una suora farei assaggiare un poco anche a lei !”
Questo pensiero mi eccitava da morire, la mia balia, Edith, quella sul cui seno mi addormentavo da bambino, che beveva il mio sperma. Da brividi !
“Annette, ho un’idea” le dissi una notte mentre era con la bocca piena del mio pisello. Lei, senza interrompere quello che stava facendo, alzò gli occhi e li piantò nei miei. “Ti ricordi quello che facesti la prima volta che abbiamo fatto l’amore nel bagno? Dopo averlo preso in bocca ti rialzasti e mi baciasti; mentre mi baciavi versasti nella mia bocca un po’ di sperma che non avevi ingoiato e che dicesti di aver conservato per me, ricordi ?”
“Certo che ricordo” rispose Annette con un brivido “ricordo che ero eccitata da morire e che fu bellissimo tutto, e che tu fosti bravissimo e mi facesti impazzire”.
“Fallo ancora” dissi io “fallo per Edith”.
“Io lo faccio, padroncino, ma se si incazza ?” eccepì giustamente Annette.
“Non lo so” replicai io “se si arrabbia improvviseremo. Però ad una condizione: se si incazza devi dire che l’iniziativa è stata mia, quindi dovrà prendersela con me. E poiché tu sai che mi vuole bene e mi coccola, con me non se la prenderà.”
“Dai René, facciamo così. Io poi sono una pazza e queste cose mi intrigano da morire !” Annette concluse così il suo discorso.
Evidentemente questa idea la eccitò tanto che riprese a succhiarmi il pisello con una foga ed una maestria che non avevo mai percepito prima. Ben presto, sotto i colpi frenetici della sua lingua non ce la feci più a trattenermi, anche se lei mi aveva insegnato anche a resistere il più possibile, per prolungare il piacere. Ondate incandescenti salivano dal mio ventre ed un fiotto di sperma si riversò nella sua bocca, seguito da un altro, poi da un altro e da un altro ancora. Annette scuoteva la testa e gemeva come se stesse soffrendo. Quando il mio pisello smise di pulsare e di versare sperma nella sua bocca, Annette si alzò, tenendo la bocca chiusa ed annuendo senza parlare uscì di corsa dalla mia cabina.
Io compresi immediatamente che stava attuando il mio suggerimento e la seguii. Lei aprì la porta della cabina contigua, nella quale era accesa una debole luce e si avvicinò alla cuccetta nella quale dormiva Edith, che indossava una leggera camicia da notte. Accostò le labbra e quelle di Edith e vi depose un bacio leggero. Poi mi guardò. Compresi subito che Annette aveva ragione: se avesse lasciato cadere lo sperma nella bocca di Edith questa si sarebbe spaventata o il liquido avrebbe potuto andarle di traverso. Infatti, la soluzione di Annette fu vincente. Edith scosse leggermente la testa e dischiuse piano le labbra, come per farsi baciare ancora. Annette allora si avvicinò nuovamente e questa volta il suo bacio fu più deciso. Edith, ormai nel dormiveglia, si accorse di essere stata baciata e forse perché non aveva capito che era stata un’altra donna o forse perché lo aveva comunque gradito, ricambiò il bacio. In quel momento Annette aprì la sua bocca, introdusse con un guizzo la sua lingua nella bocca di Edith e nello stesso tempo vi lasciò cadere tutta la “sbora”, come la chiamava lei, che mi aveva succhiato un minuto prima.
Edith, completamente sveglia, di scatto si alzò a sedere nella cuccetta (e mentre lo faceva io notai il suo seno mastodontico appena nascosto dalla camicia da notte, che si spandeva sul lenzuolo), sgranò gli occhi, evidentemente comprese la natura di quel liquido che le riempiva la bocca, che doveva per forza provenire da altra sorgente diversa dalla bocca di Annette e le rivolse, con la bocca chiusa una muta interrogazione.
“Bevi, tesoro mio” le disse allora Annette accarezzandole i capelli “è un regalo per te da parte del signorino Renè e da parte mia che te l’ho portato”.
Sul volto di Edith comparve un’espressione mista di dolcezza e sorpresa, ma anche di rimprovero e di imbarazzo. Era stato davvero un risveglio travolgente per lei. Comunque parve che la cosa non le dispiacesse, perché l’imbarazzo si trasformò in un sorriso intrigante. Aveva compreso tutto. Guardò Annette, aprì leggermente la bocca, si passò la lingua sulle labbra e poi… ingoiò tutto, finalmente con una espressione di piacere estatico sul viso. Poi si guardò intorno e, attonita, realizzò che nella cabina, oltre ad Annette, c’ero anch’io.
A quel punto si coprì il viso con le mani, sommersa dalla vergogna. Io mi precipitai accanto a lei e mi inginocchiai vicino al suo letto.
“Edith, non avere paura, non vergognarti di nulla, sono io, il tuo René”. Mentre pronunciavo queste parole le accarezzavo i capelli. Ma lei continuava a tenere le mani sul viso.
“Edith, ti ho mandato io quel regalo, pensavo che lo avresti apprezzato. Ma dimmi non ti è piaciuto, ti ha fatto schifo ? Perché fai così ?”
Edith continuava a non rispondere. Io a quel punto pensai di averla fatta davvero grossa con quella idea di farle mettere in bocca da Annette il mio sperma, ma forse confortato dal fatto che Edith non dava in escandescenze, continuavo ad accarezzarla. Mi accorsi allora che attraverso la scollatura generosa della sua liseuse si vedeva tutta la curva del suo seno esagerato. Edith aveva pressappoco l’età di mia madre, era molto più abbondante di lei dappertutto ed ispirava un notevole senso materno.
Continuando ad accarezzarle i capelli ed il viso, anche se lei ci teneva le mani, appoggiai la mia testa al suo seno, proprio come facevo da piccolo, però questa volta direttamente sull’epidermide, dato che la scollatura ne lasciava scoperta una generosa porzione, che cominciai a baciare avidamente.
Edith continuava a rimanere immobile, seduta sul letto come prima, però mi accorsi che il suo respiro si faceva più pesante. Allora io mentre con una mano continuavo ad accarezzarle i capelli, infilai l’altra nella scollatura e cominciai ad accarezzarle il seno. Edith si lasciò sfuggire un lungo gemito di piacere. Io stavo provando una sensazione mai vissuta: le tette di Edith erano uno spettacolo della natura: le avevo completamente tirate fuori dalla scollatura e ci stavo giocando con le mani, ora con entrambe, perché avevo smesso di accarezzarle la testa. Ogni areola era grande quanto una mia mano e i capezzoli anche se non prominenti come quelli di Annette, erano turgidi. Ma ciò che mi faceva letteralmente impazzire erano le tette, enormi, burrose e calde. Ci passavo la lingua, le succhiavo i capezzoli, mente Edith, ormai senza freni, emetteva gemiti di piacere, mi prendeva la testa e me la spingeva sul suo seno.
“Sì signorino, quanto mi piace, continua così…non capisco più nulla, sto impazzendo.”
Non aspettavo altro: mi impegnai allo spasimo, le prendevo i capezzoli e glieli giravo come per torturarli, come mi aveva insegnato Annette. Ad un certo punto non ne potetti più: sollevai il lenzuolo, feci scendere Edith dalla cuccetta e le sfilai la camicia da notte. Uno spettacolo unico. Nuda, Edith era rotonda, cremosa e profumata di borotalco. Era in piedi: le presi in mano le tette e ricominciai a baciarle freneticamente. Edith mugolava ed il suo corpo era attraversato da brividi.
Io girai la testa per guardare dove fosse finita Annette e vidi che lei era molto interessata alla mia attività su Edith, tanto che le venne una idea.
“Dai Edith, ora distenditi, che ci pensiamo noi a toglierti l’arretrato di sesso che ti porti dietro” disse Annette.
Dapprima non compresi bene cosa avesse voluto dire, ma poi, conoscendo la sua abilità, non attesi molto per verificarla.
Annette fece distendere Edith sul letto e le aprì le gambe. Mentre io continuavo a baciare a leccare e a succhiare le tette di Edith, Annette iniziò a baciare le sua cosce, poi, risalì senza tanti indugi verso la sua fica.
“Guarda guarda, Renè è tutta bagnata la nostra Edith, come se la gode. Abbiamo avuto proprio ragione a farle questo regalo, ma ora gliene facciamo un altro: ora la facciamo godere noi”.
Quindi le piantò la lingua sulla fica e cominciò a passarla su e giù tra le sue cosce con la stessa foga che metteva nel leccare il mio pisello. Io la guardavo, Annette usava la lingua come fosse un cazzo, la faceva entrare ed uscire dalla fica di Edith, poi le succhiò il clitoride.
A quel tocco Edith fece un balzo sul letto, chiuse gli occhi ed emise un lunghissimo sospiro, come se si fosse liberata di un grande peso. E così probabilmente era: chissà da quanto tempo non faceva sesso. Ebbe un orgasmo intensissimo e devastante, che la fece tremare tutta.
Mentre io continuavo a darmi da fare con il suo seno, la piccola Annette proseguiva con il suo lavoro di lingua nella sua fica, le succhiava il clitoride, provocando dei rumori curiosi, ma molto eccitanti.
Edith non era più in grado di connettere: il suo bacino si alzava e abbassava ad un ritmo frenetico, e mentre io le succhiavo i capezzoli lei prendeva le tette nelle sue mani e le strizzava forte.
“Ora padroncino è pronta ad accoglierti, entra nella sua fica, rompila, falla godere forte!” Annette mi incitava a scopare Edith.
Edith non era più in grado di parlare. Io mi distesi su di lei, che teneva le cosce grassottelle tutte dischiuse, le puntai contro la sua fessura il mio pisello che per l’eccitazione era diventato duro come il ferro e cominciai a spingere. Mentre entravo dentro di lei mi chiedevo se fosse ancora vergine, alla sua età, o avesse già provato a far l’amore con qualcuno. Non avevo intenzione di chiedere alcuna conferma, però. Ero così eccitato che non pensavo ad altro che alla fica di Edith nella quale volevo entrare ad ogni costo. La sua fessura bollente, abbondantemente bagnata dopo l’intervento di Annette, avvolse il mio pisello come se lo stesse aspettando da anni, in un abbraccio caldissimo. Cominciai a muovermi come mi aveva insegnato Annette. Era stupendo andare avanti e indietro in quella fica, piena di umori caldi. Vedevo il mio cazzo scomparire dentro la fica di Edith, poi lo tiravo indietro e lo spingevo ancora più a fondo. Edith impazziva dal piacere e inondava la sua fica con una emissione di umori tanto abbondante da bagnare tutte le lenzuola.
Mentre scopavo con Edith guardavo Annette che si divideva tra le sue tette e la mia bocca, che baciava appassionatamente. Ci metteva lo stesso impegno a succhiare i capezzoli di Edith e la mia lingua, alternativamente.
“Su, dai René, scopa questa vecchia arrapata. Falla godere come una pazza. Fammi vedere come metti in pratica le cose che ti ho insegnato”. Annette mi incitava e contemporaneamente mi eccitava con le sue parole.
Ma l’effetto più sconvolgente lo provocava in Edith, che realmente non capiva più nulla. Aveva sollevato le gambe e le aveva attorcigliate attorno al mio bacino, come se non volesse più lasciarmi uscire fuori da lei. Mi tenne abbrancato con le braccia e con le gambe, fino a quando un altro orgasmo, questa volta più imponente degli altri, la sommerse. Emise un grido rauco: “Ohhhh, godo, sto godendo, mi fate morire, non ne posso più, ahhhhhh! “
Il calore emanato dal corpo e dalla fica di Edith, che mi avvolgevano totalmente e la straordinaria eccitazione che aleggiava in quella piccola cabina mi portarono ad avere un altro orgasmo intensissimo. Mentre ascoltavo le parole di Edith ad un tratto mi accorsi che stavo per arrivare e le dissi: “Edith tesoro, sto per arrivare, sto per riempirti la fica con la mia sbora.”
“Su bambino mio”, mi incitava lei “riempimi la fica, non fermarti, sto godendo anch’io, ahhhhhh, godo!!!”
Un ultimo tremito la scosse tutta e poi si abbandonò totalmente nelle nostre braccia. A turno, io e Annette la baciavamo in bocca e lei ricambiava avidamente, le nostre lingue si incontravano e giocavano in tre. Nonostante i ripetuti orgasmi l’eccitazione non accennava a diminuire e la tensione erotica ci aveva coinvolti totalmente. La meno soddisfatta era Annette, la quale, mentre si divertiva con la lingua sulla fica di Edith si toccava la fica e il clitoride, ma evidentemente aveva bisogno di altro.
Quando Edith si abbandonò tra le nostre braccia e le nostre lingue finirono di lottare, Annette si scostò dal suo viso e si avvicinò nuovamente alla sua fica. Con tono scherzoso, si rivolse alla sua compagna:
“La volevi tenere tutta per te la sbora del mio bambino. Ma io stasera non ne ho bevuto nemmeno un sorso. La prima dose l’ho versata nella tua bocca, la seconda l’ha presa tutta la tua fica e ora come si fa ? Su, ora sollevati”
Fece sollevare Edith in ginocchio sul letto, le allargò le gambe e scivolò sotto di lei, con il viso proprio sotto la sua fica, che una volta allargata, lasciò cadere, nella bocca che Annette teneva spalancata sotto di lei, una cascata di umore, costituito dal mio sperma e dal liquido che Edith aveva emesso in grande abbondanza durante i ripetuti orgasmi.
Questa altra scena mi riportò ad un livello di eccitazione febbrile, il mio cazzo, nonostante due eiaculazioni, dava evidenti segni di risveglio. Annette si era messa di traverso, rispetto al letto, con le gambe penzoloni ed il viso ancora sotto la fica di Edith. Io allora, massaggiandomi con forza il pisello non ancora tutto in erezione, mi avvicinai a lei, le allargai le cosce ed iniziai a penetrarla nella fica.
“Sì, padroncino, questo mi piace, dai, fattelo diventare grosso, più grosso. Altrimenti sarò gelosa di quella porca di Edith, che se l’è goduto tutto, il tuo bastone che l’ha scopata fin nelle viscere!”
Quelle parole ebbero l’effetto di eccitarmi ancora di più, come se ve ne fosse ancora bisogno, vista la situazione incandescente che si era creata in quella piccola cabina. Sentivo ondate di calore che mi attraversavano il ventre e pulsazioni sempre più forti che mi facevano ingrossare sempre più il pisello, sempre immerso nella dolcissima e umida fessura di Annette. Feci subito un paragone tra la sua fica e quella di Edith, che mi sembrava molto più stretta, forse perché Annette era molto più adusa a pratiche sessuali di ogni genere, rispetto a Edith.
La mia erezione era ormai di nuovo completa e Annette se ne accorse immediatamente, dato che ricominciò a guaire e a mugolare di piacere. Quando iniziai a muovermi dentro di lei a ritmo prima lento e profondo poi sempre più svelto, Annette sollevò la bocca e la pose come una ventosa sulla fica di Edith, come per succhiarne le ultime gocce di umori che gocciolavano ancora.
Ma succhiando così forte provocò un’altra ondata di eccitazione in Edith, che, rivolta verso di me, ricominciò a baciarmi ed ad infilarmi la lingua in bocca. Io, intanto, giocavo con le sue tette enormi: le stringevo, la avvicinavo l’una all’altra, le rigiravo i capezzoli, come se stessi sintonizzando la frequenza di una radio. Nel frattempo continuavo a stantuffare Annette, che, poverina, aveva diritto anche lei al suo sano godimento. E lei godeva davvero, a giudicare dal suo ansimare e dai gemiti che emetteva. Questa manovra durò effettivamente tanto a lungo, perché io, essendo già venuto due volte, non avvertivo alcun segno premonitore di un’altra eiaculazione.
Il movimento frenetico di va e vieni del mio pisello nella fica di Annette la portò ad uno stadio di eccitazione parossistica. La sua bocca non si staccava dalla fica di Edith, che, del resto, era eccitata forse più di noi, anche a causa delle manovre strane che Annette stava facendo su di lei. Le tormentava il clitoride con la lingua e lo succhiava tanto avidamente che era diventato grande come un dito. Io ne avevo una visione di insieme, perché mi trovavo di fronte a loro e mi godevo tutte le slinguate di Annette; mentre andavo su e giù nella sua fica, con una mano toccai il clitoride di Edith: era davvero spaventoso, gonfio e umido: mi chiesi come aveva fatto Annette a farlo diventare così, era davvero fantastica. Probabilmente se lo chiedeva anche Edith, che si era rituffata in quel vortice di sensualità che le avevamo creato intorno e se la godeva davvero, a giudicare dalla sua espressione estasiata e dai movimenti del suo bacino che sembrava danzasse insieme alla lingua di Annette che saettava tra le sue cosce e dagli umori che continuavano a cadere dalla sua fica nella bocca di Annette, mentre lei mi baciava con la bocca spalancata e la lingua che cercava incessantemente la mia.
Le nostre manovre si protraevano da oltre un’ora, senza che nessuna delle mie compagne avesse mostrato mai segni di stanchezza o di insofferenza. Al contrario, sembrava che non ne avessero mai abbastanza.
Annette aveva finalmente trovato il suo sfogo sessuale, scopata nella fica da me e con la sua lingua infilata nella fica di Edith. Ma anche per lei era giunto il momento di godersi la serata. Iniziò a dimenare il bacino e ad ansimare sempre più forte, sotto i miei colpi incessanti:
“Sto arrivando, padroncino, sto godendo, scopami forte, godo, godooooooo. Ah, sìììììììììì, così, godo, vengo, arghhhhh !!!!”
La frenesia di Annette era irrefrenabile e soprattutto contagiosa. Edith ne fece le spese, perché la stimolazione continua del suo clitoride la portò nuovamente ad un ennesimo orgasmo ed io, che ormai mi stavo trattenendo per non godere troppo presto, per la terza volta, finalmente, mi lasciai andare e riempii di schizzi di sperma la fica di Annette.
Certo non era la stessa quantità che lei, trattenendo in bocca, aveva poi riversato nella bocca di Edith, ma, abbastanza da farla urlare di piacere:
“Riempimi di sbora, sìiiiiiiii, la voglio, la voglio tutta per me la tua sbora, le sento che mi schizza dentro, ahhhhh, che bello !!”
Sentivo le contrazioni del suo canale caldo e bagnato che mi strizzavano il pisello che pulsava mentre le schizzavo dentro il mio seme. Da impazzire. Non ne potevamo più tutti tre. Stramazzammo sul letto senza più forze e ci addormentammo abbracciati, io come sempre, sulle tette di Edith e pieni degli umori l’uno delle altre e viceversa, soddisfatti e soprattutto felici perché con quella prestazione sessuale sfrenata non avevamo fatto altro che rinnovare il profondo e sincero affetto che avevamo sempre reciprocamente provato.
Fine Capitolo 2
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Le Vacanze di Renè - Parte I
Sto tornando a casa da scuola con la mia mountain bike, bellissima, 21 rapporti, lucida, scintillante: la mia compagna di viaggio. Lungo i viali che portano a casa mia incontro gente amica, che mi saluta e mi sorride. I vicini e gli abitanti del mio quartiere mi trovano simpatico ed io sono felice di ricambiare la loro cordialità. Mi chiamo René, ho 18 anni appena compiuti e vivo a Parigi. Appartengo ad una famiglia ricca, che preferisce però dichiararsi solo “benestante”. E’ una famiglia di impostazione patriarcale, anzi matriarcale, vista la prevalenza di figure femminili, ma tutte egualmente piacevoli, amorose e stupendamente positive. Ciascuno di noi, nell’ambito delle rispettive possibilità, dà un concreto sostegno a quelle che sono le esigenze familiari, prestando continua attenzione ai bisogni e ai desideri di ogni componente.
Nella famiglia c’è quasi una corsa ad accontentare gli altri: in realtà apparentemente senza grandi sforzi, ma con una soddisfazione senza pari. Ognuno si sente appagato e felice dell’appartenenza al gruppo e di ciò che può dare a tutti gli altri. L’affetto che nutro per ciascuno dei miei familiari è profondo, sincero e penso sarà eterno.
Ogni ricorrenza costituisce una nuova occasione per rinnovare l’affetto che tutti noi nutriamo per gli altri e che reciprocamente riceviamo. Il natale, per esempio, è una esplosione di festa: una montagna di regali viene accatastata sotto l’albero pieno di luci. Ognuno di noi ha un dono per tutti gli altri. In questo continuo scambio di manifestazioni di affetto vengono coinvolte anche le nostre due tate (che chiamo così perché mi farebbe inorridire il termine “cameriere”, dato che Edith e Annette sono nate e vissute nella nostra famiglia, si comportano e sono considerate come tutti noi), alle quali tutti siamo affezionatissimi.
Questa premessa mi consente di introdurre la panoramica dei personaggi che compongono la famiglia, tutti dotati di grande personalità, di notevole cultura e, soprattutto, come dicevo, di un affetto smisurato per tutti gli altri membri.
Mia madre, Mireille, 41 anni, una donna affascinante, bruna con il nasino all’insù, due occhi verdi che pare ti scrutino nell’anima quando ti guarda, un sorriso sempre pronto ad increspare le sue labbra rosa pesca, un corpo sinceramente non da pin–up, ma rotondo e morbido, un seno tanto materno e sinceramente generoso. Laureata in architettura alla Sorbonne, dirige l’azienda di famiglia da quando mio nonno André (suo padre) ha deciso di godersi la vita e di lasciare a lei gli oneri ed anche i proventi dell’ateliér che lui, famoso stilista, aveva creato e guidato. Un lavoro che a mamma piace moltissimo e che le permette di valorizzare l’istinto creativo del quale è dotata (che evidentemente ha ereditato da suo padre). E’ spesso fuori dalla Francia per presentare le nuove collezioni ed il successo che accompagna le sfilate la fa gongolare di gioia, una gioia che condivide con tutti noi (che spesso la accompagniamo).
Mio padre Julien, ingegnere, progetta ponti, strade, tutto quanto pare non sia facilmente realizzabile. Ha un suo ufficio, ma ama tanto la vita di casa e la compagnia dei familiari che ha attrezzato una delle molte stanze libere del nostro piccolo castello e lo ha reso il suo studio privato, nel quale si “rifugia” quando ha bisogno di concentrarsi per la realizzazione di un progetto. Egli ha 48 anni, capelli castani che stanno sempre al posto loro, pur essendo lunghi. Ha una vaga somiglianza con Robert Redford, ma io lo trovo molto più interessante, forse perché gli sono davvero affezionato.
Con i miei genitori il rapporto è idilliaco: non mi sgridano mai, ma penso che non ce ne sia affatto bisogno: io ritengo di essere diverso dai miei coetanei. Non ricordo che mi abbiano mai imposto nulla, ma i discorsi lunghi e profondi che abbiamo sempre avuto l’abitudine di scambiarci, sono stati l’insegnamento più grande che io abbia ricevuto. Loro dicono di non aver dovuto mai sforzarsi per educarmi e questo mi rende molto orgoglioso. In realtà, pur vivendo in una famiglia estremamente ricca, nessuno di noi figli è stato mai viziato: ciò che ciascuno di noi figli riceveva ha sempre avuto il senso di un corrispettivo per qualcosa che avevamo fatto o avevamo dato. Sin da piccoli ci veniva costantemente inculcato il senso del valore delle cose ed il principio che non si possa ricevere nulla che non sia stato guadagnato. Tutto questo sembra anacronistico in una famiglia che ha grandissime disponibilità economiche, ma col tempo si è rivelato altamente educativo.
Ho anche due sorelle, più grandi di me Virginie, 22 anni e Jacqueline, 20. Mia madre si è sposata giovanissima ed nel giro di pochi anni ha sfornato tre figli stupendi…
Virginie è una splendida bionda, alta, occhi azzurri come mio padre, al quale rassomiglia molto, ovviamente al femminile, un viso franco e aperto, un carattere solare, un corpo da far trattenere il respiro al solo vederlo, seno alto e sodo, non delle stesse dimensioni di quello della mamma, ma altrettanto notevole, gambe lunghissime che lei mette in mostra con nonchalance, nella consapevolezza che chiunque le guardi comunque trattiene il respiro.
Jacqueline, invece, è la fotocopia della mamma, bruna, occhi verdi, più bassa di Virginie e più rotonda, con fianchi più generosi ed un seno enorme, tanto da provocarle un certo disagio. Infatti lei cerca sempre di nasconderlo, schiacciandolo come può, oppure osservando un portamento un po’ curvo e poco impettito.
Le mie sorelle sono le mie amiche più care. Tra di noi non ci sono segreti, al contrario di quanto accade in altre famiglie, nelle quali i ragazzi sembrano avere più confidenza con i propri compagni di scuola o con gli amici, piuttosto che con i fratelli. Certo capita anche che non abbiamo sempre le stesse idee e talvolta bisticciamo, ma non dimenticando mai il nostro grande affetto.
Ogni mattina, al risveglio, ci scambiamo un bacio, con la gioia di essere insieme ed evidentemente di appartenere a questa famiglia. Ci confidiamo ogni nostro pensiero, e dato che non siamo stati abituati ad avere riserve di alcun tipo, anche quelli che altri possono ritenere intimi o inconfessabili. Infatti non siamo abituati a mentire, né tra di noi, ne con i nostri genitori. Proprio loro ci hanno insegnato a non avere inibizioni e a considerare senza morbosità anche la nostra sessualità, così, nelle nostre confidenze, spesso ci scambiamo impressioni sui rispettivi stati d’animo, di eccitazione, di frustrazioni e sulle nostre esperienze sentimentali e sessuali.
Ho quasi dimenticato di parlare della mia nonna materna; Sophie, una gran donna, di sanissimi principi, ma di grande modernità. Nonostante i suoi 62 anni ha un fisico da sportiva, fianchi stretti, gambe lunghe e un seno da trentenne.
I suoi sacrifici hanno consentito a mio nonno di divenire un grande stilista e di creare l’impero economico ereditato dalla mamma. Sempre in silenzio, dietro le quinte, ha saputo sempre consigliare, suggerire, creare strategie di mercato per l’atelier ed il successo dell’azienda è in gran parte merito suo. Un altro elemento che fa della nostra famiglia un gruppo matriarcale vincente.
Il nonno André, invece, è la personificazione della ricerca della comodità nella vita: grande stilista, ha creato, come dicevo prima, una imponente realtà economica con il suo atélier, conosciuto in tutto il mondo, ma è completamente distaccato dalle cose della vita, ha un rapporto con il denaro che definirei quasi di diffidenza. Il suo motto è: “posso privarmi del necessario, ma mai del superfluo”. E’ di una bontà disarmante, ama alla follia la nonna e le sue figliole e sarebbe capace di qualsiasi sacrificio per loro.
Ma le figure più curiose e simpatiche sono le nostre zie Jeneviève e Juliette, zitelle convinte. Quando vogliamo prenderle in giro diciamo che nessuno le ha volute, ma sappiamo bene che sono sempre state esigentissime in campo sentimentale e che non sono riuscite a trovare persone che le amassero come loro si aspettavano di essere amate. Jeneviève è più grande di mia madre, ha 43 anni e nonostante si vesta in maniera molto casta, al di sotto degli abiti lunghi si intuisce un fisico davvero notevole. Alta bruna, con un seno grande e appuntito e tanto duro che se ti abbraccia ti fa male. Non dotata dello stesso spirito di iniziativa della mamma, collabora con lei nell’atelier. Il suo silenzio è la sua dote più grande. Lei pronuncia poche parole, ma estremamente positive. Una sua frase pronunciata a bassa voce, spesso è risolutiva di problemi che parrebbero insolubili prima del suo intervento.
Juliette, di tre anni più piccola della mamma, è l’esatto contrario della sorella maggiore. Estatica, biondina con splendidi occhi azzurri che sembravano due laghi di montagna, alta, longilinea e lievemente androgina, fianchi stretti, seno piccolo, atletica come la nonna. Non ha mai mostrato interesse per l’azienda di famiglia: ha frequentato l’università, anche lei la Sorbonne, ed ora è medico. Dotata di uno spirito di sacrificio non comune, si dedica ai propri pazienti con un’abnegazione del tutto singolare. Per loro è quasi una santa, che entra nelle loro case e vi porta sorriso, conforto e salute. Secondo me non si è mai sposata perché ha dedicato l’intera la vita alla sua professione ed ai suoi studi, sacrificando tutto il resto. Nel rapporto con i miei parenti è dolcissima, ma con me in particolare è affettuosa, protettiva. Le voglio un bene dell’anima.
Infine c’è zio Marcel, 30 anni, uno yuppi splendente nel viso e nell’aspetto. Non c’è donna che non sia attratta dal suo fascino. Fa l’agente teatrale e conosce tanta di quella gente dello spettacolo, che evita accuratamente di farci conoscere, perché sostiene che sono tutti degli alienati e che non potrebbero avere nulla in comune con la nostra famiglia.
Di Edith e Annette ne avevo parlato giusto all’inizio, perché rappresentano una parte molto importante della famiglia. Presenti e silenziose in ogni situazione, prontissime ed attente ad esaudire, ma non in maniera servile, ogni desiderio ed ogni esigenza di tutti, intelligenti e soprattutto affettuose. Edith è una donna straordinaria: la natura, che l’aveva molto penalizzata in altezza, in compenso le aveva regalato un seno da fare invidia alla Sophia Loren. Rammento che quando ero piccolo non mi addormentavo se mi cullavano, ma solo se appoggiavo la testa sulle sue tette, come dei cuscini dolcissimi e morbidissimi, che mi facevano dormire in pochi attimi.
Annette è spumeggiante, spiritosa, completamente disinibita. Penso che abbia una idea del sesso che non contempla alcun tipo di regola, ma abbia solo uno scopo: divertirsi al massimo. Magra e scattante, longilinea ma con discrete curve, ha una caratteristica particolare, un sederino tanto prominente che è impossibile ignorarlo.
Capitolo 1 – Le mie prime esperienze
Come dicevo prima, ero stato educato all’approccio con la sessualità senza alcun senso morboso, e ad accettare con naturalezza tutte le nuove e ancora sconosciute manifestazioni che, a poco a poco, completavano la mia adolescenza. Ma ho iniziato solo da poco a conoscere la mia sessualità e praticamente all’improvviso. Un giorno, entrando nel bagno (la porta non era mai chiusa a chiave), vi trovai mia sorella Jacqueline immersa nella vasca, ovviamente nuda. Istintivamente mi ritrassi, ma indugiai ad osservare a lungo il suo corpo rotondo immerso nell’acqua, il seno già prosperoso e l’ombra di una peluria bruna già folta tra le sue gambe. Mia sorella, con calma e sorridendo mi chiese di lasciarle finire il bagno ed io uscii, sentendomi però avvampare in viso. Quella visione mi sconvolse per tutta la giornata. Avevo visto altre volte mia sorella nuda, ma in quella occasione fu come se l’avessi vista per la prima volta. Chiudendo gli occhi avevo dinanzi il corpo stupendo di Jacqueline, che poi non ebbi il coraggio di guardare in viso durante tutta la giornata. Era come un’ossessione. Quella notte feci un sogno stupendo: stavo abbracciando Jacqueline, nuda, ed ero nudo anch’io. Ad un tratto una sensazione meravigliosa, mai provata, mi pervase tutto il corpo, sembrava non dover finire mai, era come un fiume che attraversava le mie gambe, il mio stomaco e mi riempiva con la sua dolcezza. Ondate di calore mi attraversavano il corpo e fluivano oltre me. Continuai a dormire, ma il mattino successivo, quando mia madre venne a svegliarmi, mentre sollevava il lenzuolo, si accorse che, all’altezza del mio inguine, era fradicio. Io ero ancora più sorpreso di lei, ma soprattutto ero imbarazzato, perché credevo che mi fosse scappata la pipì durante la notte. Ma il liquido del quale era impregnato il lenzuolo era cremoso e aveva un lontano odore di candeggina. Mia madre passò la sua mano sul lenzuolo, come se volesse spargere quel liquido cremoso tra la mano e le lenzuola, lo annusò e poi mi sorrise dolcemente, dicendomi: “Renè, amore mio, sei diventato uomo !”.
Io ero ancora più sorpreso. Non perché temessi reazioni da parte della mamma, che non mi sgridava mai, ma perché non riuscivo a capire il nesso tra il diventare uomo e il bagnare le lenzuola. Mia madre, amorevolmente, allora mi spiegò:
“Sai, René ? Ti ho già spiegato come nascono i bambini. E’ un atto di grande amore tra il papà e la mamma, che viene compiuto quando il papà mette dentro la mamma il suo seme. In questo modo siamo nati tutti noi, così sei nato tu e sono nate le tue sorelle. Ora quello che tu vedi qui sul lenzuolo è proprio tuo seme che è uscito da te. Si chiama sperma e serve a fecondare l’ovulo che noi donne abbiamo dentro di noi. Dall’unione dello sperma con l’ovulo nasce una nuova vita”
Io ero ancora incredulo: “Ma mamma”, le chiesi “non dovevo far nascere nessun bambino, perché mai ho fatto uscire questo seme ?”
“Ma no, bambino mio” rispose la mamma, “il seme non esce soltanto quando vogliamo far nascere un bambino, ma ci sono molte situazioni nella vita nelle quali viene fuori indipendentemente dalle nostre intenzioni, proprio come nel tuo caso. Ti spiego meglio: ci sarà stato qualcosa che avrà stimolato la tua fantasia e durante la notte il tuo seme è uscito fuori. Questa si chiama eiaculazione, nel tuo caso è stata spontanea”.
Ascoltando le parole di mia madre ero arrossito al ricordo del bellissimo sogno che avevo fatto e lo confessai: “Mamma, stanotte ho avuto una sensazione bellissima, te la voglio raccontare; ho sognato di abbracciare Jacqueline, eravamo tutti e due nudi e ad un tratto mi sono sentito scorrere nella pancia un fiume dolcissimo e questa sensazione di piacere è durata tantissimo: è stato meraviglioso”.
“Ho capito tutto, tesoro”, rispose comprensiva mia madre, “devi sapere che le prime esperienze sessuali i ragazzi e le ragazze le fanno in famiglia; in genere spiano i genitori, i fratelli spiano le sorelle e viceversa, ma non è male, purché tutto rimanga in questi limiti. Mi spiego meglio, ci sono cose che si possono fare tra fidanzati, tra marito e moglie ma non tra fratelli e sorelle e fra genitori e figli”.
Io ero ancora più imbarazzato e le confessai: “Mamma, ieri mattina avevo visto Jacqueline che faceva il bagno, nuda nella vasca ed è stato molto bello”.
“Capisco”, rispose mia madre. “Non è sbagliato che tu l’abbia guardata, ma sarebbe sbagliato spingersi oltre, anche nei pensieri. Però non preoccuparti, quando comincerai ad innamorarti ti accorgerai che è molto più bello rivolgere questi pensieri alle ragazzine piuttosto che alle persone della tua famiglia”.
A quel punto io le chiesi: “Mamma, come posso fare a riprovare una sensazione bellissima come quella di questa notte?”.
Mia madre sospirò, indecisa. “Ascoltami, è ancora presto per pensare a queste cose. Posso dirti che ci sono dei modi per provocare queste emozioni, ma per ogni cosa c’è un suo periodo, non affrettare i tempi e vedrai che andrà tutto bene e proverai ancora delle sensazioni bellissime come quella di questa notte”.
Rassicurato dalle parole di mia madre mi alzai intenzionato a non pensarci più. Ma non per molto: andai a svegliare le mie sorelle e quasi affannosamente cercai di spiegare loro che cosa mi era accaduto.
“Virginie, Jacqueline, sapeste che cosa mi è accaduto! Ascoltate, sono diventato uomo!” Le mie sorelle, un po’ celiandomi ed un po’ seriamente incuriosite dapprima mi prendevano in giro. Virginie mi chiedeva: “Davvero sei diventato uomo ? Ma prima cos’eri, una donna, forse?”
“Ma dai, smettila” insistevo io, “ascoltate cosa mi è successo. Ti ricordi Jac ? “ dissi rivolgendomi a Jacqueline “quando sono entrato in bagno e ti ho vista nuda nella vasca?”
“Cosa c’è di strano? Non è la prima volta che mi vedi nuda e penso di non avere nulla di strano o di nuovo” rispose mia sorella.
“Sì, ti avevo vista altre volte” proseguii “ma questa è stata diversa; è stato come se avessi visto per la prima volta o come se avessi visto qualcosa di diverso. In ogni caso mi è piaciuto molto. Tanto che stanotte ti ho sognata”.
“Tu hai sognato me ?” domandò Jacqueline.
“Certo, ti ho sognata e ti ho sognata così come ti avevo vista in bagno: eri nuda ed io ti abbracciavo”.
“Che ci abbracciavamo posso capirlo” continuò Jacqueline “ci vogliamo bene o no ? E poi, lo facciamo sempre ! Ma non capisco perché avrei dovuto essere nuda: per abbracciarti meglio ?”
“Il perché non lo so” replicai “ma posso assicurarti che quel sogno mi ha procurato una delle sensazioni più belle che abbia mai provato in tutta la vita. Ed insieme a questo piacere mi ha provocato una cosa che non conoscevo, ma che la mamma ha chiamato una eiaculazione spontanea”.
“Ma dai” incalzò Virginie “tutto questo per dirci che ti sei fatto una sega per aver visto Jac nuda nel bagno. Ma chi vuoi prendere in giro !”
Mentre Virginie parlava, quasi divertita, Jacqueline era silenziosa, come assorta in alcuni suoi pensieri. Avevo notato che era leggermente arrossita.
“Ragazze” continuai io “vi assicuro che è stata una cosa che non avevo previsto e che non ho affatto provocato, ma qualsiasi cosa sia vi assicuro che è stato bellissimo e che sarei felice che anche voi la provaste”.
Il rossore di Jaqueline era aumentato. La mamma ci chiamava a fare colazione e quindi scendemmo tutti in sala da pranzo, dove ci aspettava tutta la famiglia riunita, genitori, nonni, zie e tate. Tranne zio Marcel, il quale era in tournée in Italia con un gruppo rock che aveva lanciato e che stava riscuotendo un notevole successo.
Ci avventammo sui croissant e non ci pensai più, ma solo per quel giorno.
Da quel momento in poi scoprii che era molto interessante spiare le donne di casa, in ogni situazione. Come per incanto, mi accorsi che le tate salivano sulle scale a libro per spolverare i lampadari ed allora io mi precipitavo sotto la scala. Naturalmente per reggerla… Era fantastico, mi lasciavano fare, mi ringraziavano per il pensiero gentile che io avevo nei loro riguardi reggendo loro la scala: nessuno di loro dubitava che le scrutavo fin nelle mutande. Annette portava delle autoreggenti bianche, Edith non portava calze. Poi avevo preso l’abitudine di entrare in tutti i bagni, anche quando non ne avevo affatto bisogno: sapevo che una volta o l’altra avrei trovato qualcuno che, dimenticando di chiudere a chiave la porta, mi avrebbe dato la possibilità di ammirare qualche spettacolo notevole.
Insomma, ero diventato un erotomane.
Conoscevo a memoria praticamente i corpi di tutte le donne della famiglia, mamma e nonna comprese e devo ammettere che paragonate a quei corpi da sballo che si vendono in televisione, nessuna delle donne di casa aveva nulla da invidiare alle veline…
Mia madre, era inevitabile, si accorse di questa mia “predisposizione”. Prima ne parlò con me e quando si accorse, dalle mie risposte, che io non avevo alcuna intenzione di smetterla, anche perché non la ritenevo una cosa riprovevole, ne parlò con mio padre, il quale, affrontando il discorso, mi disse:
“Sai René ? Anch’io avevo la tua abitudine da piccolo. Impazzivo quando vedevo i corpi di mia madre e delle mie sorelle, poi ho conosciuto la tua mamma e, finalmente, sono impazzito per lei… e lo sono ancora! Non darti pena, neanche per i rimbrotti della mamma, ti passerà quando sarai innamorato”.
Questa specie di lasciapassare da parte di mio padre mi tranquillizzò ulteriormente e quindi, anche se con maggior discrezione, continuai nella mia azione di “spionaggio”, che ormai era talmente famosa in casa che nessuno ci faceva più caso. Con il tempo (e con i consigli dei compagni di scuola) avevo imparato che il piacere spontaneo provato quella notte famosa poteva essere “indotto”: avevo quindi imparato a farmi le seghe. E quindi non perdevo occasione per “esercitarmi”: vedevo la mamma che si cambiava e correvo subito in bagno a masturbarmi, entravo in bagno mentre la nonna era seduta sul bidet, idem…
Ma la svolta definitiva alla mia sessualità si verificò un pomeriggio di aprile. La persona che si divertiva tantissimo ad eccitarmi era Annette. Totalmente disinibita, non perdeva occasione per lasciarsi guardare. A proposito della scala, che lei usava moltissimo, per spolverare tutti gli oggetti posti in alto, era lei che veniva a chiamarmi:
“Renè, ti prego, vorresti reggermi la scala ? Ho paura che scivoli mentre ci sono sopra. Sii buono”.
Io ero già volenteroso, ma quelle richiesta mi facevano precipitare in suo soccorso. Quel famoso pomeriggio Annette mi chiamò, come sempre, per farmi reggere la scala, cominciò a salire e mi accorsi che … NON AVEVA GLI SLIP!!! Il cuore mi salì in gola, il respiro ebbe una pausa e un gonfiore improvviso mi riempì i pantaloni. Annette mi stava mostrando il suo famoso culetto rotondo e prominente e dal basso avevo la visione meravigliosa di una peluria bionda che le ombrava la zona tra le cosce. Cominciai a sudare, mentre il pisello mi scoppiava nei pantaloni. Annette si sporgeva per spolverare non so cosa con il suo piumino e così facendo mi offriva prospettive sempre diverse della sua parte inferiore. Teneva una gamba appoggiata all’esterno della scala, come per equilibrarsi meglio e così potetti godere una visione del suo sesso aperto, del buchino del suo culetto tondo. Uno sballo. Appena scesa mi guardò con aria maliziosa, mi si strofinò contro e mi fece una carezza sul viso. Le ricambiai il sorriso e corsi nel bagno attiguo alla mia cameretta. Avevo il pisello in fiamme. La punta era così bagnata che mi aveva inondato gli slip. Li avevo appena abbassati per spararmi una sega iperbolica, che entrò Annette.
“E bravo il signorino. Fa le sue cose da solo. E la piccola Annette che cosa ha fatto di male per essere esclusa da questa festa?”. Appena pronunciate questa parole, la “piccola Annette” chiuse a chiave la porta e si sbarazzò della vestaglietta da lavoro. Era completamente nuda. Aveva un corpo rotondo, pieno di curve, il culetto alto, sodo e sporgente, il seno pieno e alto che lei esibiva con orgoglio, i capezzoli bruni turgidi e prominenti. Ora vedevo da un’altra prospettiva la peluria che lei mi avevo concesso di guardare dal di sotto. Era bellissima.
“Allora? Ci facciamo le seghe da solo, signorino? Lo sai che è sbagliato? Bisogna sempre essere aiutati da qualcuno, in questo lavoro. Proprio come per la scala !”
Detto questo, senza lasciarmi replicare, si inginocchiò davanti a me e prese in mano il mio arnese, che ormai era gonfio a dismisura. Dalla punta colava un filo di liquido trasparente: Lei allungò la lingua e raccolse in bocca tutto quel liquido che scendeva; poi facendomi scendere la pelle mi scoprì tutta la punta, rossa e lucida di liquido trasparente.
“Mmmm, quanto mi piace” diceva Annette e intanto girava con la lingua intorno alla punta, asciugando tutto quel liquido che la inondava. Poi aprì la bocca e ingoiò a poco a poco tutto il mio pisello. Sentivo la punta che toccava contro la sua gola. Poi lo tirò fuori, lo guardò, mi guardò negli occhi e con un sorriso lo infilò nuovamente in bocca.
“Che bel cazzo che hai, signorino. Dai il tuo succo alla piccola Annette. Mi piace tanto. Forza”.
Non ne potevo più. Era la prima volta che qualcuno prendeva in bocca il mio pisello e la sensazione era molto più sconvolgente di tutte quelle mai provate prima, del sogno, della masturbazione, di tutto.
Avvertii un intenso e nuovo piacere che mi scuoteva il ventre, un fiume sotterraneo che risaliva in superficie, che attraversava inarrestabile tutte le caverne del mio stomaco e quando si avvicinò all’uscita del mio pisello, come per eruttare, le mie ginocchia si piegarono e cominciai e riempire la bocca di Annette di schizzi di sperma che esplodevano come dei colpi di pistola, e sembrava non dovessero finire mai. Vedevo la gola di Annette contrarsi nello sforzo di ingoiare tutta quella quantità di liquido che le si riversava dentro, ma che io immaginavo soltanto, dato che Annette teneva la bocca ben chiusa, stando attenta a non far uscire fuori nemmeno una goccia di sperma.
Le contrazioni della punta del mio pisello si facevano sempre più rade ed io mi sentivo scaricato sempre più. Mi appoggiavo al muro del bagno per non cadere.
Sentivo la lingua di Annette che girava intorno alla mia punta e mi solleticava procurandomi un piacere estremo. Quando lei si rese conto che non usciva più sperma, lasciò uscire dalla bocca il pisello con un “plop” da tappo di champagne, che ci fece ridere entrambi. Poi, inaspettatamente, Annette si sollevò, mi baciò sulla bocca, che io tenevo chiusa, forzò leggermente le mie labbra con la lingua e quando io capii finalmente che dovevo aprirle, mi riempì la bocca con un liquido dolce–salato, che sapeva un po’ di candeggina e che io riconobbi essere il mio sperma.
“Ne ho ingoiato tanto, ma ne ho conservato un po’ per te, signorino. Ti piace?”. Io risposi di sì, che mi piaceva tanto. E continuammo a baciarci affannosamente, con le lingue che si incontravano, combattevano si succhiavano: avevo finalmente imparato come ci si bacia.
Aveva ragione la mamma che le prime esperienze si fanno in famiglia !
Dopo i baci era evidente che Annette non era appagata. In realtà neanche io, dato che il mio pisello era ancora gonfio e non accennava ad abbassarsi. Allora lei si voltò di schiena e prendendo in mano il mio cazzo lo appoggiò, tra le sue gambe, in una sua parte calda che immaginai fosse la sua fica: non ne avevo mai vista una così da vicino, ad eccezione del momento un cui, sulla scala, Annette me ne aveva dato una visione di insieme. E non ne avevo neanche mai toccata una !
Sentivo un calore estremo che mi circondava il pisello che a poco a poco scompariva tra le sue cosce e una sensazione dolce mi avvolgeva sempre più. Annette, appoggiata al lavandino, cominciava ad ansimare e a muoversi come in una danza del ventre, facendo roteare il bacino intorno al mio cazzo.
Poi disse: “Dai, René, ora comincia a spingere, vai un poco indietro e poi spingi forte verso di me”. Con una mano era appoggiata al lavandino e con l’altra si accarezzava in un punto che io non riuscivo a vedere. Io tenevo le mani sulle sue anche e, imparati i movimenti come lei mi aveva suggerito, la tiravo a me con forza. Annette ansimava, mugolava, come se le stessero facendo male. Io mi preoccupai di chiederle se stessi facendo qualcosa che non andava e perché tenesse una mano tra le sue gambe.
Lei mi rispose: “Tesoro, sei fantastico, mi stai facendo bene da impazzire. Ti prego, continua così e non fermarti. Ora toccami tu il clito, come stavo facendo io”. Mi prese la mano e la avvicinò alle sue cosce. “Ora accarezzami qui, lentamente, senti sotto le tue dita questa piccola sporgenza ? Accarezzala delicatamente, strofinala con il dito, così, proprio così, bravissimo.”
Sentivo sotto le mie dita qualcosa di caldo, morbido e bagnato ed ero felice del piacere che con il mio strofinare riuscivo a dare ad Annette. Era proprio fantastico!
Il calore che mi attraversava da quando avevo infilato il mio pisello nella fica di Annette aumentava sempre di più. I miei movimenti si facevano più frenetici ed allora Annette mi fermò.
“Renè, ora rallenta, non fare come i cani che quando entrano dentro cominciano a muoversi e non la smettono più. Rallenta, esci piano da me e poi rimettilo dentro e spingi, ora piano, ora spingi più forte. Ora lascia fare a me”.
Io cercavo di seguire con precisione tutti i suoi consigli e mi accorgevo che il piacere che mi davano i movimenti suggeriti da lei era superiore a quello che provavo movendomi scompostamente. Poi Annette decise di guidare lei il gioco: mi fermò e cominciò lei ad andare avanti e dietro fino ad urtare il suo culo con il mio bacino. Nel bagno si propagava lo “shack–shack” dell’urto della sua carne contro la mia ed io pensai che era davvero divertente, ed estremamente eccitante il gioco inventato da Annette. Dopo un po’ lei si fermò ed io, ormai esperto, compresi che toccava a me muovermi. Inarcavo la schiena e spingevo contro di lei, prima lentamente, poi sempre più forte. Ad un tratto Annette mugolò più forte e mi disse: “Dai Renè, su padroncino, ora fottimi forte, sto per godere, facciamolo insieme, è stupendo! Dai sborrami nella fica, fammi sentire il tuo liquido caldo dentro di me. Riempimi.”
Io accelerai il ritmo e in quell’istante avvertii una sensazione simile a quella provata mentre Annette mi teneva in bocca il pisello: una eruzione inarrestabile dal profondo del mio corpo che cominciava a farsi strada verso l’esterno. Senza che io lo avessi provocato o voluto, improvvisamente esplose un piacere dolcissimo che io sentivo localizzato sulla punta del mio pisello. Stavo eiaculando, stavo “sborrando” come aveva chiesto Annette, nella sua fica. Una tempesta mi attraversava i sensi, la testa mi girava, le orecchie mi fischiavano. Mi accasciai sulla schiena di Annette, che era ancora chinata verso il lavandino e l’abbracciai, toccandole le tette, mentre le tenevo ancora dentro il mio arnese. Mi divertivo a passare la mano sui suoi capezzoli, che avevano la forma di un mio dito mignolo, anche se più corti, e lei continuava a mugolare.
“Succhiameli, padroncino, fallo come lo facevi alla tua mamma”. Quindi sollevò la schiena, si voltò e prendendo in mano le tette, me le porse. Io ero affascinato da quello spettacolo: certo non potevo ricordare quando lo facevo da bambino, ma istintivamente mi avventai su quel seno e cominciai a succhiare prima un capezzolo, poi l’altro, come se da quelli dovesse sgorgare tanto latte. Annette era come impazzita. Mente le succhiavo i capezzoli lei si passò una mano tra le cosce, sulle quali stava colando lo sperma che le avevo appena schizzato nella fica e lo raccolse, portandoselo alla bocca.
“Sai, padroncino, mi piace da morire il sapore della tua “sbora” (lo diceva con la “erre” dolce), ne berrei a litri”. Mentre parlava, si leccava le mani piene di sperma, poi le riportava tra le cosce e ne raccoglieva altro, poi si leccava avidamente le dita che ne erano piene.
“Che bello ! Hai le pallette piene di “sbora”, tutta per me. Dammela sempre, padroncino, mi piace”.
Io ero al settimo cielo, con la mia bocca sulle le tette di Annette, che mi diceva: “Così, padroncino mio, sei fantastico, continua a baciarmi. Ora scendi giù baciami dappertutto”. Io non vedevo l’ora di esaudire i suoi desideri, anche perché avevo capito che la sua fantasia poteva darmi solo grandissimi piaceri, come quelli che mi aveva già fatto provare. E quindi abbandonai il suo seno e cominciai a baciarla sul collo.
“Più giù, ti insegno un’altra maniera per dare piacere ad una donna” . Io, pronto ad ubbidire, iniziai a baciarle il ventre. Ero attratto dalla peluria che nascondeva la sua intimità. Annette si accorse della direzione del mio sguardo e mi disse: “Hai capito, vero ? E’ proprio lì che devi baciarmi ora”.
Detto questo sollevò una gamba e la appoggiò al lavandino aprendo alla mia vista le sue bellissime cosce e mostrandomi, finalmente da vicino e a tutto schermo, la sua fica, che mi apparve come una strana creatura pulsante, rosa e completamente bagnata. Avvicinai la mia faccia e iniziai a baciarla. Annette mi guidò ancora una volta. “Devi farlo con la lingua, leccami tutta”.
Non me lo feci ripetere. Cominciai a passare la lingua su tutta quella complicata costruzione di carne, che emanava tanti profumi, tra i quali ne distinguevo uno: quello del mio sperma ed un altro che compresi che apparteneva a lei e che mi piacque molto. Anche il sapore mi piacque e continuai a leccare e a succhiare. “Ti ricordi quel punto che mi hai toccato prima, mentre mi tenevi dentro il tuo cazzo? Ora leccalo, passaci la lingua su e giù, così, così, proprio così, mmmmm, mi stai facendo impazzire. René, sei stupendo, come impari presto! Ora succhialo, forte, sì, così, cosììììììì, ahhhhhhh, arghhhhhhhh!!!
Annette tremava tutta, il suo corpo era tutto scosso da brividi, dimenava il bacino come un’ossessa ed io seguivo con la lingua i suoi movimenti. Mentre la leccavo la sua fica continuava a grondare umori, che io ingoiavo sia perché non sapevo bene che cosa fare, sia perché il loro profumo mi piaceva molto.
Con un ultimo sussulto Annette urlò: “Godo, godo, sto godendo come una pazza, René, ti amo, tu mi fai impazzire, godoooooooooo!”
Così dicendo mi prese la testa, la spinse tra le sue gambe e me la tenne ferma per un lungo attimo durante il quale il tremito che la percorreva si attenuava a poco a poco.
“Padroncino, sei stupendo, non ricordo di aver mai goduto tanto e tante volte insieme. Grazie”. Annette mise giù la gamba e mi abbracciò stretto. Poi mi dette un bacio lento, dolcissimo, con la sua lingua che giocava intorno alla mia, ancora piena di umori usciti dalla sua fica.
“E’ stato bellissimo” mi disse. Io allora di rimando le chiesi: “Annette, potremo farlo ancora?”
“Tutte le volte che vorrai, padroncino mio. Non avrai che da dirmelo ed io sarò sempre pronta a godere per te e a far godere te!” mi rispose Annette.
In tutto quel trambusto, del quale a mala pena riuscivo a rendermi conto, non avevamo considerato che le grida di Annette avevano attirato l’attenzione dei miei parenti. Improvvisamente sentimmo bussare alla porta del bagno. E subito dopo udimmo la voce preoccupata della nonna: “Annette, è accaduto qualcosa? Come mai hai gridato ? Va tutto bene?”
“Si signora” rispose Annette, mettendosi una mano vicino alla bocca, un po’ per non ridere e un po’ per vergogna, come se fosse stata scoperta. “Va tutto bene, signora, stavo facendo la doccia e siccome sono felice stavo cantando!”
“Meno male” replicò la nonna “ero preoccupata che fossi scivolata e ti fossi fatta male. Meglio così, allora!”.
Tirammo entrambi un sospiro di sollievo e, guardandoci negli occhi, scoppiammo a ridere. Eravamo praticamente istupiditi dal godimento. Annette aprì il rubinetto della doccia e quando l’acqua raggiunse la temperatura giusta si infilò dentro la cabina e mi tese la mano: “Laviamoci insieme, ora”.
Io entrai con lei nella cabina e lei cominciò ad insaponarmi, prima la schiena, poi il sedere, poi le gambe. Mentre risaliva con la spugna verso il sedere, con il dito mi solleticò il buchino. ”Ti piace questo?” Mi domandò.
Un’altra sensazione sconosciuta: era la giornata delle sorprese e delle novità!
“Sì mi piace, mi piace tutto quello che mi fai” risposi. “mi è piaciuto tutto quello che mi hai insegnato. Ma ci sono ancora molte cose che puoi insegnarmi?”
“Eccome!” rispose “non immagini quante cose si possono fare! Ti va di impararne altre?”
“E me lo chiedi!” replicai “Se soltanto mi fanno impazzire come quelle che mi hai insegnato oggi, non devi nemmeno domandarlo !”
“D’accordo” disse Annette con aria solenne “da oggi in poi sarò la tua insegnante! Ma ora lavami tu”.
Io, diligentemente, come un bravo scolaro, facevo tutto ciò che Annette mi diceva: imitando i suoi movimenti, le lavai la schiena e, proprio come aveva fatto lei, giunto vicino al suo sedere, cominciai a giocare con il suo buchino.
“Mmmmmmm, bello ! Mi piace.” Annette ricominciava a mugolare.
Io compresi che anche quella manovra le piaceva e insistetti a giocare con il suo buco posteriore. La mia mano insaponata andava su e giù tra i suoi glutei e il mio dito medio solleticava da vicino il suo buchino. Mi ero versato in mano una piccola quantità di bagnoschiuma per poterla lavare e la mano, quindi era divenuta molto scivolosa. Mentre giocavo con il suo buchino il dito iniziò ad entrarvi dentro, ben lubrificato com’era dal sapone. Un brivido scosse ancora Annette: “Padroncino, tu impari senza che io abbia necessità di insegnarti nulla! Chi ti ha detto che mi piace anche lì ?”
“Perché ?” domandai “si può mettere qualcosa anche lì ?”
“Certamente” rispose Annette “ed anche lì fa impazzire, proprio come metterlo davanti!”
Non volevo sentire altro. Il mio dito piano piano entrò tutto nel culo di Annette, che per favorire questa manovra si era piegata in avanti. Le pareti del canale si erano strette attorno al mio dito come se volessero fasciarlo e lì dentro era tutto caldo.
“Mmmmmmm, padroncino, mi fai proprio impazzire” mugolò Annette, con il mio dito completamente infilato dentro il suo culo, “ma ora penso che dovremo uscire dal bagno, altrimenti ci sarà tutta la famiglia fuori a chiedersi che fine abbiamo fatto e perché ci sei anche tu qui con me”.
A malincuore, estrassi il mio dito da quel rifugio caldo e stretto ed insieme terminammo la doccia. Si fa per dire, perché continuammo a baciarci appassionatamente.
Ci rivestimmo entrambi e Annette, per prima uscì dal bagno, guardandosi prima intorno per verificare che nessuno passasse da quelle parti. Poi mi fece segno di seguirlo e anch’io uscii nel corridoio e mi infilai nella mia stanza.
Mi distesi sul letto e con le mani dietro la nuca cominciai a ripensare a quel pomeriggio travolgente, a tutte le cose che avevo appreso e che ignoravo assolutamente. Ricordai allora le parole della mamma, quando le avevo chiesto come si poteva fare a riprovare le sensazioni che avevo avvertito la notte in cui avevo sognato di abbracciare mia sorella nuda. lei mi aveva risposto che ci sono dei modi per provocare questi piaceri, ma che era ancora presto per discuterne.
Mentre ero assorto in questi pensieri, vidi la porta della mia stanza che si apriva piano. Pensai che fosse ancora Annette, ma vidi che faceva capolino alla porta il caschetto biondo di Virginie, mia sorella maggiore, che resasi conto che ero nella stanza, entrò sorridendo.
“Ciao, hai un’aria estasiata, come se fossi seduto su una nuvola. Ma penso di aver capito il perché”.
Io da principio arrossii, ma poi, realizzando che non avevo nulla da nascondere, perché alle mia sorelle avevo sempre confidato tutto, cominciai a dire: “Virginie, se sapessi, una cosa da sballo!”
“Lo so, lo so” rispose Virginie “ho visto uscire dal bagno prima Annette e poi te e ho capito che ve la stavate spassando lì dentro”.
“E’ vero” risposi “e stato bellissimo, un piacere mai provato prima. Sai Vir, Annette mi ha insegnato un sacco di cose!”.
“Immagino” ammiccò mia sorella “lei ne sa una più del diavolo, specialmente in quella materia! E poi se non vi avessi visto uscire dal bagno me ne sarei accorta dalla espressione beata che hai stampata sul viso. E bravo il nostro René, stai crescendo. Sono contenta, fra un po’ ti scoperai tutte le ragazze del vicinato!” e mentre diceva questo mi venne ancora più vicino e mi depose un bacio sulla bocca.
“Penso che diventerò un tantino gelosa del mio fratellino….”
Fine Capitolo 1
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20 anni fa
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Pensieri di un feticista
Giovedì. Caro diario, come sai è da mesi che cerco di farmi assumere come commesso in un negozio di calzature. Eureka! Oggi è stato il gran giorno: ci sono riuscito.
Venerdì. Ho cominciato subito a lavorare di gran lena. Come immaginavo si vede poco: questi collant scuri lasciano trasparire appena un biancore lontano (se le mutandine sono bianche), ma toccare i piedi mi da sempre piacere.
Sabato. Una c’è stata. La mia prima. Le ho accarezzato le dita mentre infilava la scarpa e questa si è fermata, chiedendomi poi di aiutarla. Ho subito approfittato per alzare gli occhi e ho goduto di un bel paio di cosce fasciate da collant color carne niente male. Quando ha visto che la puntavo ha stretto le gambe e se n'è andata.
Martedì. Ancora collant e collant. Ma di piedi ne palpo a volontà: siamo in tanti, evidentemente.
Giovedì. Finalmente! Le prime autoreggenti, bianche. Il piedino era un po’ grifagno, ma le cosce… Questa non ne voleva sapere di farsi guardare e ho giusto goduto di uno sprazzo di carne, ma prometteva molto. Peccato…
Sabato. Diario mio, che spettacolo!! Si è seduta una tipa in reggicalze che sarà stata un metro e ottanta, con tutto in proporzione. Uno sviluppo di gambe spettacolare mi si è spalancato davanti, all’injzio per distrazione, e mi sono beato delle più dolci mutandine nere mai viste. Ho subito portato tutti numeri sbagliati e siamo andati avanti un po’, tra sbuffi e carezze rubate al suo piedone. Questa esitava tra le mie mani, chiedendomi continuamente cosa ne pensavo, e aprendo come un mantice le gambe tra le quali mi salutava la sua carne rosa fasciata di nero. Sono subito andato in bagno a farmi una sega.
Le autoreggenti stanno aumentando per via della primavera incipiente, e le mutandine si fanno in maggioranza bianche.
Sabato. È tornata la fatona dal reggicalze. Occhio, diario mio. Appena seduta, mi ha sventolato la gonna in faccia e subito mi ha colpito un profumo inebriante di figa bagnata. Poi è rimasta così, col volto sardonico ad aspettare il solito gioco tra mani e piedi. Mi sono dato da fare parecchio, coi soliti numeri e colori sbagliati, e finalmente eccola: dalla profondità della gonna ha fatto capolino una figona nuda completamente depilata, che con l’aprirsi e il chiudersi delle cosce sembrava salutarmi con un dolce ciao ciao delle sue labbra rosa. Abbiamo giocato un bel po’, io di mani lei di gonna, toccando e mostrando. All’uscita, ha fatto i complimenti al capo per la gentilezza del personale: mi ha messo al sicuro per un po’.
Sabato. È tornata! Per me. Prova le solite scarpe sbagliate, e poi, goduta dal mio tocco sapiente attorno al suo piede, apre le cosce. Questa volta aveva una minigonna strepitosa e bastava poco a mostrarmi tutta la mercanzia. Le calze color carne salivano a fasciarne le coscione da porca fino all’inguine, da dove spuntavano dolci salamini di carne rosa a contorno della più gran vagina che abbia ma visto. Oggi giocava a far frusciare le calze spudoratamente tra loro, con un suono erotico e provocante che condiva titillandomi il palmo della mano con le dita dei piedi. La sega me la sono fatta a casa, mettendomi il reggicalze e insaponandomi bene il pene per palparmi più a lungo e più profondamente.
Sabato. È il suo giorno. Viene per giocare con me con abbigliamenti sempre diversi. Oggi indossava di nuovo il reggicalze e le calze nere, ma – perversa – si era coperta la figa con mutandine rosse. Queste però si erano avvoltolate tra le grandi labbra come fa a volte il tanga, e quindi esaltavano il turgore delle labbra vaginali penetrandovi in mezzo come una lingua. Anche i suoi giochi cambiano. Oggi ha lasciato le cosce spalancate, permettendomi di osservarla senza fine, tra un paio di scarpe e l’altro. E anche lei a un certo punto, vista la gran confusione in negozio, ha allungato il piedino sfiorandomi il cazzo, su e giù, su e giù, che quasi venivo.
Altra segona, con la figa di gomma che ho comprato da Senxual.
Sabato. Diario mio, oggi è stato il paradiso. È andata così: la mia fata è arrivata con un’amica. Ha aspettato che finissi di guardare… scusa, di servire una troietta che sotto il collant non aveva niente e ci teneva a farmelo sapere, poi si sono sedute davanti a me. La porcona ha detto: "La mia amica ha i miei stessi gusti… in tutto!" e, come per incoraggiarla, le ha appoggiato una mano sulla gamba. Questa, una bella tardona di forse 45 anni, si è aperta alla mia contemplazione senza nessun pudore: anche lei senza mutandine, aveva la figa più pelosa che abbia mai visto, una gattona nera e lunga che faceva capolino da un delizioso paio di collant aperti tipo reggicalze. Le mie mani hanno cominciato subito a dirle tutto il mio amore per quel suo strumento di piacere, titillandole quasi dito per dito il piedino piccolo e delicato. Lei rispondeva aprendo e chiudendo la gambe per farmi giungere il suo profumo di femmina in calore, e a ogni movimento dai peli neri faceva capolino il più gran clitoride che abbia mai visto: un triangolino rosa tutto da succhiare come un lecca lecca.
La fata a un certo punto ha protestato, chiedendomi di provare qualcosa. Voltatomi verso di lei, ho goduto così di uno spettacolo di furiosa provocazione: sotto la gonna non aveva niente, né calze, né reggicalze né mutandine. Nuda come Eva, apriva le cosce, accavallava le gambe, spostava la gonna, mi toccava la patta, in modo da sollevare anche il culetto e mostrarmi il taglio delle natiche. È stato un gioco frenetico a tre: ho smontato quasi mezzo negozio, palpando piedi e cavandomi gli occhi da una figa all’altra, l’una glabra e bianca nello splendore di una montagna di carne femminile, l’altra scura e ammiccante nel gioco dei suoi colori.
Adesso, mentre ti scrivo, ho il cazzo in mano e non riesco a togliermi dalla mente lo spettacolo. Il mio più grande desiderio si è esaudito.
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20 anni fa
admin, 75
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Alla scoperta dei collant
Era la cugina di una mia amica, era venuta a stare da lei per qualche settimana durante le vacanze estive. Abitava in un’altra città, non l’avevo mai vista, comunque era una ragazza molto carina. I miei amici che l’avevano già conosciuta l’estate precedente mi dissero che sotto quel bel faccino innocente si nascondeva una bella porcona, e alcuni di loro l’avevano conosciuta “meglio. Ci presentammo e trascorsero alcuni giorni con giochi di sguardi tra me e lei con naturalmente gli avvoltoi dei miei amici che speravano in un’altra avventura. Quello che avevo notato in lei è che nonostante ci fosse la bella stagione portava sempre collant o autoreggenti e se aveva la gonna cercava di attirare l’attenzione sulle sue belle cosce assumendo posizioni provocanti: più di una volta infatti vidi le sue mutandine o il pizzo degli autoreggenti.
Per arrivare al sodo della questione un pomeriggio andai a casa della mia amica perché aveva un problema al computer, ovviamente c’era anche la cugina, risolto il problema la mia amica disse che doveva andare a fare compere al supermercato e chiese se avevamo voglia di accompagnarla, la cugina rispose che aveva mal di testa e mentre la mia amica era andata a cambiarsi mi disse di inventare una scusa per non andare con lei, quindi subito mi venne il dubbio che stava per succedere qualcosa, così inventai una scusa e la mia amica uscì di casa sola lasciandoci al nostro destino. Lei era vestita con una maglietta , una minigonna e naturalmente i collant, si sedette sul divano accavallando le gambe più che poteva e lì notai che portava degli autoreggenti. Mi disse di sedermi vicino a lei e io ipnotizzato dalla linea che il nylon delle calze produceva tra le sue gambe dalle ginocchia fino a sparire sotto il suo culo mi ritrovai vicino a lei e in un attimo le nostre lingue si erano attorcigliate l’una all’altra e le mani dell’uno spogliavano il corpo dell’altra e viceversa. Rimasti in mutande feci per toglierle le calze autoreggenti ma lei rifiutò dicendo che la eccitava sentire il contatto della sua pelle con il nylon e voleva essere accarezzata sulle cosce con le calze addosso; non ci pensai su vedendo quelle sue belle tette sode, una terza, e quei capezzoli duri per l’eccitazione, anche il suo modo di baciare era singolare, mi prendeva la lingua o un labbro e lo succhiava o lo mordicchiava (la cosa non mi dispiaceva, anzi,) mentre le leccavo i capezzoli di continuo lei strofinava le sue gambe e le sue cosce su di me e sul divano (il nylon doveva farla impazzire veramente!!!), scesi giù lungo il suo bel corpo a sfilate le mutandine mi si presentò una bella fighetta depilata, quasi glabra, fu un piacere leccarla e sentire gonfiare le sue labbra sulle mie, stavo quasi per penetrarla quando mi disse di leccarle le gambe fino alle caviglie, mi disse anche di mordere le calze e se mi andava di bucarle e infilare la lingua nei buchi. Rimasi un po’ sorpreso ma quando coi piedi mi prese il cazzo e cominciò a masturbarmi la sensazione fu bellissima, vedere lei con la fica bagnata davanti a me che si toccava e intanto mi massaggiava la cappella con i piedi avvolti in quello che ora definisco un materiale fantastico, ad un certo punto non ressi più e la presi di brutto penetrandola nella posizione del missionario, lei godeva e continuava a sfregare le sue gambe che mi avvinghiavano sulla schiena, sentivo i suoi talloni puntarsi sulle mie natiche come per spingermi sempre più dentro di lei. Cambiammo posizione con lei sopra di me, ma la sua fissazione rimanevano gli autoreggenti, fece due buchi a livello delle ginocchia e mi ci fece infilare le mani e le braccia fino ad arrivare ai suoi fianchi (mi sembrava incredibile cosa stessi facendo, ma era la mia prima esperienza con il nylon) per aiutarla ad ansimare sopra di me. Anche lei poi scese con la bocca sul mio cazzo ormai durissimo e qui andò su e giù un po’ di volte poi mi prese in bocca solo la cappella e cominciò a succhiare e a far roteare la lingua su di essa, senza sosta (non avevo mai provato un oral così) tanto che dopo poco le dissi che stavo per venire e lei subito mi prese di nuovo il cazzo tra i piedi e mi fece sborrare su questi; mi pulì bene il membro dallo sperma rimasto con i piedi e poi si prese il piede destro e comincio a succhiarselo, la gamba divaricata faceva vedere bene la sua fica ancora arrossata, ma il suo interesse era tutto per i piedi e gli autoreggenti che ormai erano distrutti, la scena mi eccitava tanto che le presi l’altro piede e glielo leccai trastullandole con una mano la fica umidiccia. Da quel giorno ho cominciato ad apprezzare veramente i collant e soprattutto quello che si può fare con questi, grazie soprattutto a Daniela la cugina della mia amica, ed era solo il quinto giorno che era da noi….
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20 anni fa
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.1)
Chi l’avrebbe mai detto! La mia prima esperienza saffica la ebbi proprio in facoltà, tempio del sapere e dello studio. Ero al quarto anno di architettura e stavo da tempo preparando l’esame di storia dell’architettura contemporanea, un vero incubo fatto di nomi, edifici, stili e pensieri; uno di quegli esami veramente monumentali. Ero lì in aula studio e si sedette vicino a me Sara, una ragazza carina e molto semplice, un tipo acqua e sapone con la quale avevo in precedenza già preparato alcuni esami. Dopo una mezz’oretta ci prendemmo una pausa e in quel momento le elencai tutte le mie paure e i miei dubbi sull’esame. Lei stette ad ascoltarmi e mi disse:”vedrai che anche stavolta lo passi, nonostante le paure”, “eh già, però stavolta sarà veramente dura, ma tu come hai fatto?”, lei allora mi piantò due occhi dritti nei miei e iniziò a raccontarmi “vedi, la Maggiora (la prof.) abita nel palazzo di fronte al mio appartamento e quindi vedo tutti i suoi movimenti… devi sapere che è lesbica…” risi, poi le chiesi “e allora? L’hai ricattata?” “No… a dire il vero me la sono fatta!”. Non seppi cosa dire… rimasi letteralmente senza parole. Tornando in aula il mio silenzio imbarazzato era evidente e quindi mi spiegò “vedi, io, come sai, sono felicemente fidanzata, non ti nascondo però che ho avuto alcune esperienze omosessuali con la mia amichetta delle medie; avvenne in maniera molto naturale e senza sensi di peccato, fu molto bello ma non continuai per vari motivi.” Ora ero veramente incuriosita. “E come hai adescato la Maggiora?” “Beh vedi, un giorno di pioggia, mentre lei stava rientrando a casa ho finto una storta proprio di fronte al suo portone. Mi invitò a salire per dare un’occhiata alla caviglia… la maglietta era molto bagnata e casualmente non portavo il reggiseno. Iniziò a massaggiarmi la caviglia ma vedevo ogni tanto che mi guardava sotto la gonna, e non lo nascondeva neppure. I massaggi cominciavano a salire e il mio respiro a farsi sempre più forte… guardandola negli occhi iniziai a togliermi la maglietta, la gonna, le mutandine e rimasi nuda di fronte a lei. Sai, è anche un po’ feticista, iniziò a leccarmi i piedi e io le infilai le dita a una a una nella bocca, me le ha ripassate per benino mugugnando molto. La presi per i capelli e la ‘accompagnai’ sempre più su, devo dire che mi ha leccata proprio tutta fino a quando non ha raggiunto la passerina, lì si è veramente concentrata sul clitoride con la lingua mentre contemporaneamente mi ha penetrata prima con un dito, poi due, poi tre e mi fatto godere moltissimo, le ho letteralmente lavato la faccia con i miei umori”. Il mio sguardo stranito la fece ridere “lo so che non lo concepisci… mi spiace, se vuoi interrompo il racconto”. In quel momento mi accorsi di avere le mutandine bagnate e arrossii, “Abbi pazienza, non me lo aspettavo, tutto lì. D’altronde non sono una verginella…” le dissi con convinzione.
Riprendemmo a studiare anche se, devo ammetterlo,la mia testa non era proprio molto concentrata.
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20 anni fa
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La Ricompensa
Fare la cameriera in una casa di ricchi signori non è mai stato il sogno della mia vita ma a volte ci si deve accontentare di quello che si riesce a trovare pur di sbarcare il lunario. Però devo ammettere che pochi mesi fa mi è successa una cosa chi mi ha fatto cambiare un po' le mie idee sul mio lavoro. Mi trovavo in cucina, intenta a riassettare dopo una cena importante data dai miei padroni, quando mi ha raggiunto la signora Grazia per farmi i complimenti per la perfetta riuscita della serata. Io ero molto lusingata per questa sua attenzione ma certo non mi aspettavo che lei mi facesse anche delle esplicite avance. Al primo momento sono rimasta piuttosto allibita ma quando mi sono ripresa dalla sorpresa ho risposto alle sue proposte nel modo certo più conveniente e mi sono messa a leccarle le tette, che lei mi aveva offerto apertamente. In pochi secondi ci siamo trovate riverse sul piano d'appoggio della cucina mentre ci leccavamo e accarezzavamo a vicenda. Grazia ha tirato fuori un bellissimo vibratore e, con l'aiuto di quel magnifico oggetto, ci siamo date una scopata davvero memorabile. Non pensavo certo che una signora della buona società fosse anche tanto abile a leccare una fica. La sua lingua entrava e usciva dalle mie viscera in modo tanto esperto che io ero rimasta completamente senza fiato. Mi avvolgeva con il suo corpo, le sue carezze, la sua passione e io non potevo fare altro che lasciare che lei conducesse il gioco in modo tanto magistrale. Alternava, poi, la sua lingua e il vibratore in modo che io non potessi fare altro che farmi riempire dalla sua passione e dalla sua voglia. Con uno scatto d'orgoglio anch'io, ad un certo punto, ho voluto ricambiare tutte quelle attenzioni tanto che entrambe raggiungemmo delle vette di piacere mai raggiunte prima. Certo la mia abilità non era certo pari a quella della mia compagna ma anch'io riuscivo a difendermi bene!!!
Inoltre mi veniva da sorridere all'idea che, finalmente, una cameriera riusciva a metterlo nel culo alla sua padrona! Questo pensiero ha moltiplicato magicamente le mie energie dandomi così la forza di rispondere, colpo su colpo, a Grazia. Ormai stavamo ingaggiando una vera e propria battaglia sessuale che si svolgeva nella pura lussuria. Alla fine tutte e due raggiungemmo un meraviglioso orgasmo e potemmo bere dalle nostre fiche i liquidi che ne uscivano. Prima di tornare dai suoi ospiti Grazia mi ha detto che questa sarebbe stata la ricompensa per ogni lavoro ben fatto.
Vi assicuro che da quella sera il mio lavoro è diventato addirittura impeccabile!
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20 anni fa
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Amiche per la pelle
Anna sbuffò la nuvoletta di fumo verso il soffitto e mentre alzava il mento Betta ebbe il desiderio di baciarle delicatamente la base del collo…che idea assurda le era balzata in testa in quel momento! Decise di accantonare il pensiero e si accese una Merit prendendo in seria considerazione l'idea di non terminare la grappa di chardonnay (ecco era brilla! Per quello aveva pensieri strani). Si tolse le scarpe coi tacchi a spillo e si coricò sul divano col portacenere appoggiato fra i fieri seni, badando a non fare cadere la cenere sulla camicetta di seta antracite.
- Anna dai cerca di non buttarti giù…gli uomini lo sai come fanno…un giorno ti dicono ti amo e poi il giorno dopo scopri che vanno a letto con la tua migliore amica. In fondo non ti meritava…-
Il bel volto ombroso di Anna si corrucciò ulteriormente:
- Ecco ti prego smettila Betta! Con la storia che in fondo non ti meritava e poi ti sei dimenticata di aggiungere…cara non era vero amore, sarebbe finita prima o poi e meno male che non ci sono bambini! Gli uomini…basta non ne voglio più sapere…ragionano con quello che hanno fra le gambe. Da ora in avanti faccio senza di loro, non sono indispensabili in fin dei conti-
- Beh a qualcosa servono? Non ti pare? - Ribatté Betta maliziosa mentre faceva un gesto osceno muovendo la mano verso il proprio inguine.
- Non è detto perché noi donne possiamo essere autosufficienti non credi?
- Certo Anna, però fra il dire e il fare…
- Eccola che riinizia coi soliti luoghi comuni! - replicò Anna mentre accavallava le snelle gambe sulla poltrona.
Stando coricata sul divano Betta godeva di un ottimo punto di osservazione e scorse la fine dell'autoreggente dell'amica, proprio quella parte di pelle bianca che contrasta con la lycra nera la quale a sua volta richiama alla mente il colore scuro del pelo pubico; le parole le uscirono dalla bocca prima che lei potesse pensarle:
- Allora facciamo una prova, visto che sei così disinibita…cerca di sedurmi e vediamo cosa succede.-
Anna che era sempre stata ostinata, non poteva a questo punto tirarsi indietro e decise di stare al gioco:
- Accetto la sfida con piacere e ti dimostrerò che non mi sbaglio, sia chiaro però che è solo un gioco e arriveremo solo fino a un certo punto e tu dovrai essere sincera e dirmi se ti eccito veramente! - pronunciò con voce divertita, mentre si alzava dalla poltrona e lasciava scivolare il tubino grigio a terra, restando in body e calze autoreggenti. Si avvicinò al divano dove era coricata l'amica e si sedette di lato sul bracciolo. Le sfilò il collant e iniziò a baciare i piedi della meravigliata Betty:
- Non ti facevo così fetish Anna! Ah mi fai ridere…mi fa solletico…ti prego - disse esclamando le ultime parole con voce troppo bassa.
La bocca inesorabile di Anna proseguiva succhiando con voluttà le dita e sporcandole di rossetto Corolle nr.5 color mattone bruciato, poi la lingua umida e veloce iniziò a risalire le sottili caviglie e ancora più su fino all'interno delle ginocchia. Anna voleva fermarsi lì, ma era come ipnotizzata…o forse aspettava solo un cenno dell'amica. Mordicchiò il tenero interno coscia e quando fissò negli occhi l'amica vide che era eccitata tanto quanto lei. Con una mano un po’ tremante sfiorò la stoffa delle mutandine da sotto la gonna e ne poté percepire l'umidità…aspettava un cenno di Betta per smettere, ma lei come risposta si tolse gonna e camicetta, mostrandole i suoi seni dotati di grandi capezzoli turgidi rosati. Aveva sempre invidiato il seno abbondante dell'amica e ora desiderava toccarlo, apprezzare a fondo quella pienezza, essere sfiorata da quelle forme calde e armoniose.
Anna si tolse il body, mettendo in mostra un fisico felino e scattante, aveva un seno piccolo ma ben fatto e sodo con piccoli capezzoli bruni. Si adagiò sopra all'amica, seno contro seno…una sensazione strana ma molto appagante, le bocche si incontrarono e si baciarono prima superficialmente, poi sempre più a fondo fino a farle quasi stordire…il punto stabilito in precedenza era saltato e entrambe desideravano arrivare fino in fondo.
Anna a un certo punto scattò in piedi all'improvviso e rossa in volto, senza il coraggio di fissare negli occhi l'amica mormorò un forse è meglio fermarci e Betty come risposta si sfilò le mutandine mettendo in mostra la vagina glabra a parte un ciuffo di peluria castano chiaro.
Istintivamente Anna si adagiò di nuovo sul divano, però al contrario in modo da esplorarsi a vicenda…il fiore roseo dell'amica la attraeva irresistibilmente e ancora più di tutto il profumo che sprigionava fatto di intimi aromi misteriosi e segreti; delicatamente vi posò la lingua percorrendo accuratamente le pieghe e sussultando quando Betty a sua volta le prese fra le labbra il clitoride.
Betty succhiava ora con voluttà, ora con delicatezza, alternando i ritmi con casualità, mentre con l'indice e il medio esplorava la vagina umida dell'amica…fino al punto in cui poté sentire le contrazioni orgasmiche dapprima veloci e rapide e poi più lente e profonde; fece in modo di prolungare il più possibile il piacere di Anna accompagnando il ritmo con la pressione della mano sul clitoride e le punte delle dita all'entrata della vagina.
Poi fu Betty a godere con un piacere improvviso e talmente forte che aveva l'impressione di sprigionare energia luminosa da tutti i suoi orifizi e venne nella umida bocca di Anna che insaziabile ne succhiava gli umori.
Restarono a lungo nude abbracciate sul divano ad accarezzarsi i capelli e i seni, mentre il ticchettio dell'orologio scandiva il tempo.
Fu Anna a rompere il silenzio:
- avevi ragione Betty, si può fare a meno degli uomini… non ho perso molto a lasciare Carlo e poi dal punto di vista sessuale vale zero rispetto a te…-
Betty rispose: - Hai perfettamente ragione, sessualmente era molto fiacco…gli ho persino dovuto indicare dov'era il clitoride! Dai Anna forse col prossimo ragazzo andrà meglio, forse passerà la prova fedeltà & sesso.
Anna schioccò un bacio sulla fronte dell'amica sussurandole: Sei la mia migliore amica.
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20 anni fa
admin, 75
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Esperienza Lesbica
….quello che ho vissuto con Feliciana mi ha aperto nuovi orizzonti, ma che dico aperti, me li ha divaricati! Non è mai stato un mistero per me l’attrazione, io sono una virtuosa del corteggiamento, posso permettermi di sedurre chiunque voglia o quasi, con il corpo gagliardo che mi ritrovo. Mi piace camminare per Milano sentendo gli sguardi di uomini e donne che mi desiderano e mi pretendono, e questo autocompiacimento lo immagazzino dentro di me, rinfocola la mia voglia, ricarica il mio desiderio, una forma di feedback che mi fa restare sempre accesa. Non mi vesto mai in modo indecente o vistoso, neanche d’estate amo scoprirmi troppo; l’idea di non portare la biancheria mi fa ridere, è pietosa, non rinuncerei mai, io che sono carioca, a ripartire l’equatore del mio culo con un tanga che lascio indovinare, da sotto gli abiti, agli intenditori. I miei fianchi sono prepotenti, arroganti, e vengono scusati solo dal mio metro e ottanta di incontrovertibile femminilità italo-brasiliana, che fa girare chiunque per strada. Io sono Rio, mi dice sempre Valentim, quando mi sdraio bocconi divento Rio, il mio culo granitico e superbo è il Pan-di-Zucchero, la mia schiena dorata e arcuata è sabbia liscia come Copacabana, e le mie braccia tese il ponte Niteròi. Mi piace farmi visitare, mostrare le mie attrazioni a chi dimostra di apprezzarle.
Ma non avevo premeditato di rivelarmi a una donna. Feliciana, la collega di università, ( io insegno storia brasiliana e sono una specialista della storia della navigazione), una quarantenne distinta, alta, dal portamento aristocratico, non sospettavo che mi ammirasse, che scrutasse le linee del mio corpo con desiderio. Era stato Valentim a farmelo capire, lui di queste cose ne sa anche più di me.
Non so come, ma questa cosa mi aveva smosso dentro, mi ero sentita sfidata su un campo sconosciuto, e sentivo urgere il desiderio dell’esplorazione; sarei stata il bandeirante di me stessa, affrontando a colpi di machete la selva ignota del desiderio.
Non volevo commettere errori, né offendere Feliciana, né fraintendere la misura del suo desiderio, inesperta di quanto una donna potesse volere da un’altra donna, che io quello che vuole un uomo da me, posso dire di saperlo benissimo, anche più di lui. Ma lei, ed io?
Approfittai dell’occasione di una conferenza sulla navigazione atlantica nel XX secolo, a cui avremmo partecipato tutti quanti, per invitarla a cena, con la scusa che il mio intervento sarebbe terminato sul tardi. Sapevo che avrebbe accettato, tanto più che Feliciana non abitava in città, e la compagnia e l’ospitalità di una collega non l’avrebbe disdegnata in nessun caso.
Durante la conferenza mi accorsi di come punteggiava la conversazione di piccoli commenti sul mio lungo abito estivo, sui miei sandali ( io ho dei piedi che sono due sculture ), facendomi complimenti per il gioiello, o chiedendomi dove avevo comprato quel foulard che mi donava tanto al collo; ed ogni commento era una scusa per sfiorarmi, con gesti di una delicatezza che li rendeva quasi impercettibili. Valentim aveva colto nel segno, il gran corruttore!
Feliciana si stava dimostrando più espansiva e cordiale di quanto non si fosse mai dimostrata in facoltà, e quando la conferenza terminò, le confermai la mia intenzione di portarla a cena. Quando salimmo sul taxi la colsi in contropiede dicendo all’autista di portarci al più costoso ristorante brasiliano di Milano, decisione alla quale Feliciana volle opporsi, dicendo che non poteva permettere che io la invitassi in un posto tanto caro. La zittii appoggiandole una mano sulla gamba, e le dissi –“Non ti devi preoccupare, questa è un’occasione speciale.”-
Colta in contropiede dal mio gesto e dalle mie parole, Feliciana domandò-“Ma Francesca, non pensavo ci fosse una qualche occasione..”-
-“L’occasione qualche volta va creata, dico bene?!”- e, sebbene tremassi un po’ per l’eccitazione del rischio, vidi che la mia risposta aveva fatto centro, e lo sguardo interrogativo di Feliciana si era trasformato in uno sguardo più luminoso, carico di aspettative. Che io speravo in cuor mio di poter soddisfare.
La tensione in quel taxi era una cosa reale, densa, e sentii di doverla rompere in qualche modo, ma temevo di sbagliare, di dire o fare qualcosa di troppo, e ripiegai su questa idea:
-“Se preferisci possiamo ordinare qualcosa da portare a casa, vuoi?”-
I suoi occhi tremuli vibrarono, e rispose con un cenno della testa; io abbassai lo sguardo sul vestito di lei e immaginai come dovesse essere sotto di esso, un corpo ancora ben fatto, snello doveva essere il suo.
Quando discesi dal taxi ed entrai nel ristorante per l’ordine, lei mi seguì stando un passo indietro, e sentii come i suoi occhi mi stavano sollevando l’abito, tirando l’elastico delle mutandine, solleticando il seno. E io, io mi offrivo con piacere al suo sguardo. Comprammo salgadinhos e batata frita, e birra Brahma. Quando arrivammo a casa mi gettai sul cibo, altra mia grande passione, per acquietare il languore che, strada facendo verso il mio appartamento, era aumentato fino a divenire un fuoco.
Anche Feliciana dirottò la sua voglia sul cibo fragrante e robusto, come immaginai fosse il suo sesso, ed a quel pensiero mi accorsi di essermi eccitata profondamente, e di fissarla come se fosse la portata successiva. Feliciana se ne accorse, come del mio veloce sviare lo sguardo.
Si fece più sotto la tavola e mi toccò il ginocchio:-“ Ti devo ringraziare davvero, è raro per me cenare con qualcuno, qui a Milano”-
-“Anche per me, tante volte sai, non ringraziarmi”-
-“Scherzi?- esclamò-“ una bella ragazza giovane, come sei tu, chissà quanta compagnia deve avere..”-
-“Non sempre quella che uno desidera, sai?”- le sussurrai, e mentre lo dicevo, accarezzai la sua mano. Lei me la strinse forte, e per un attimo mi si fermò il cuore, io che con gli uomini avevo commesso quanto di più mirabolante, sentivo in me il senso di peccato. Ed era una cosa eccitante da morire.
Feliciana mi guardava negli occhi ma, non languidamente, era una pantera amazzonica, adesso, e io ambivo ad essere la sua preda.
-“Assaltami, Feliciana”- mi sorpresi a dire, e lei non capì subito, ma la direzione della mia mano sul suo avambraccio le chiarì il senso della mia esclamazione.
Ci alzammo e andammo nel salotto, dove ci trovammo ad essere una davanti all’altra, eccitate, turgide sotto, frementi come cavalle brade. Feliciana mi infilò le mani nello scollo dell’abito, e prese a carezzarmi, le dita incerte per l’eccitazione. Poi mi sbottonò l’abito, e ad ogni bottone che staccava, silenziosa e decisa, sentivo un tuffo al cuore e la mia figa ululare di desiderio, una caldaia in procinto di esplodere, spezzando in due la nave. Sentivo l’umore colare sulle gambe, ero bagnatissima e sconvolta da me stessa. Intanto Feliciana mi aveva tolto l’abito, e, in ginocchio, aveva preso a coprirmi di baci le gambe, mordicchiandole, talvolta, e io non ressi più:
crollai in ginocchio dinanzi a lei, e implorai che mi scopasse a morte, gridavo che non avevo mai provato nulla di simile, e lei, compiaciuta ed estasiata dalla sua conquista inattesa ( ma lo era poi, inattesa?) mi faceva scivolare le mani ovunque. Mi sentivo gagliarda, durissima, voleva donare tutti i miei fianchi e il mio seno alla causa lesbica, godere senza ritegno. Ero tutta là, tutta sua, la donna per eccellenza, ero la femmina espansa.
Mi sottrasse il tanga con un gesto rapido ed esperto e affondò il suo viso nella mia vulva assetata di carne, e compose con la sua bocca poemi di piacere nella mia natura bagnata. Quando si ritrasse avvertii un bisogno di crollare, ma lei ritornò a prendere possesso del clitoride con le dita e le labbra, senza darmi tregua, e partii non una, due, tre volte, soffocando guaiti disperati.
Poi mi afferrò per i capelli, selvaggia, regina Tupi insolente che voleva riconosciuto il suo onore, e mi tuffò la faccia sulla sua fica prosperosa e grondante. Non avevo mai immaginato quanto fosse divino, mordere quel frutto croccante, guaranà succoso il cui nettare mi scorreva sul volto, come quando da bambina mi sbrodolavo tutta mangiandolo.
Volevo scoparla con la lingua, ero in preda a una foia incontrollabile, mentre lei cercava ancora la mia mietitrice di uomini, artigliandola con le unghie; e allora la mia fica riprese a scaldarsi e a vibrare, eccola di nuovo, turbina inarrestabile e poderosa, a girare vorticosamente. Feliciana mi fece sdraiare, impedendomi di farla godere sulla mia faccia come anelavo.
Iniziò a percorrermi con la lingua, tessendomi addosso un autentico e lussuoso pigiamino di saliva, eccomi, regina della notte detronizzata dalla sua bocca avida.
Ero giunta al deliquio mentale quando si risollevò e con un gesto imperioso, afferratemi le caviglie, mi spalancò le gambe e mi costrinse a girarmi su un fianco; lei ormai comandando la navigazione si mise a cavalcioni sulla mia coscia, e la percorse fino a far scontrare le due prue roride di piacere, l’incontro fu un delirio di scintille, uno scontro immane,una collisione di navi nella notte, il suo viso di polena sulla caravella che conduceva manovre di piacere nel mio porto. Le mie gambe come le colonne d’Ercole oltre le quali si apriva il gorgo del piacere proibito.
Disperata, giunsi a quello che mai avevo creduto possibile, un piacere devastante, fu il crollare dell’impero per vana cupidigia, lo schianto dello scafo nel momento del naufragio, l’oceano salato e furioso, poi l’orgasmo fu tale che quasi persi la nozione di me, e diventai un groviglio solo, clamoroso, con la creatura che mi faceva questo.
Il giorno dopo non avevo nemmeno la forza di strizzare il tubetto del dentifricio, esausta e consumata nella fibra, non avevo mai bruciato tanto di me stessa in un atto di piacere.
Purtroppo Feliciana si trasferì poche settimane dopo in un’altra sede universitaria, per lei più comoda, e non la vedo più da un paio di anni, pur essendo rimaste in buoni rapporti; ma non so se avrei ripetuto ancora l’esperienza, preferivo che quella serata meravigliosa restasse un unicum, un racconto fantastico di marinai nella mia picara vita amorosa….
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20 anni fa
admin, 75
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L'amica della mia ragazza
Ultimamente faccio ripetuti sogni sulla migliore amica della mia ragazza. Michela, così si chiama lei, viene nella mia stessa scuola, ma è 2 anni più indietro di me; non è molto alta, ma ha un corpo antastico e debitamente proporzionato, con due tettine non enormi ma belle sode, tutte da mordere ed un culetto che non aspetta altro che di essere spanato. Quando a scuola la vedo fare la troia con i suoi compagni di classe mi eccito tantissimo, così l'altra sera l'ho sognata.... Era una normale mattina nella quale avevo deciso di entrare dopo per non essere interrogato, e mentre aspettavo l'ho vista uscire dalla sua classe: era vestita da vera troietta, minigonna nera liscia più mini che gonna, autoreggenti, stivali e una camicetta bianca alquanto trasparente, il che era bastato a farmi diventare il cazzo un palo d'acciaio. Passandomi davanti mi ha molto maliziosamente detto di accompagnarla in un'aula. Certo le ho risposto, dicendole che se andava in giro per la scuola vestita in quel modo le sarebbe sicuramente successo qualcosa di spiacevole, ed io l'avrei protetta.... Giunti nell'aula dove lei doveva cercare un libro mi accorgo che non portava le mutandine e, dopo aver silenziosamente chiuso la porta, mi sono avvicinato a lei, l'ho spinta su di un banco e le ho alzato la gonna. Lei doveva aver notato la mia erezione, perchè era già tutta bagnata, ed io non esitai a rinfrescarmi la lingua in tutto quel ben di dio....; intanto lei apprezzava, massaggiandosi fortemente le tette e dicendomi che era tanto che aspettava questo momento. In un lampo mi tirò giù i pantaloni e ripase impressionata dalla mia verga spropositata; ti piace eh, i tuoi compagni si sognano un coso così, le dissi e lei iniziò ad ingoiarlo con molta frequenza, facendomi il pompino più godoso della mia vita. Dopo averle fatto bere un buon mezzo litro di sborra caldissima iniziai a stantuffarla, prima nella figa e poi nel culo, come un ossesso, mentre lei gridava perchè sorprendentemente era ancora vergine da tutte e due le parti. Questo mi eccitava ancora di più e la inondai più volte con un mare di sperma.... Non stava più nella pelle, e dopo esserci spogliati tutti e due completamente abbiamo fatto un 69 magnifico, e poi per riposarmi l'ho fatta mettere a smorzacandela, per l'ultima scopata.... È stata insaziabile, una vera campionessa proprio come mi aspettavo, ma mentre mi diceva che ci saremmo visti dopo, perchè all'intervallo mi doveva fare un regalino quella zoccola di mia sorella è venuta a svegliarmi.... e vedendomi eccitato mi ha dato una mano a soddisfarmi.... quasi quasi domani entro un'ora dopo!!
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Saffo
Ciao, io sono Sara, ho 24 anni è voglio raccontarvi la mia prima esperienza sessuale che ho avuto. La ebbi il 24/05/00 con la mia migliore amica.
Tutto cominciò la mattina di quel giorno di maggio quando con la classe andammo a vedere una rappresentazione teatrale al liceo. Mi sentivo molto strana quel giorno, infatti quando la mattina mi svegliai, avevo le mutandine abbassate e alla tv (rimasta accesa tutta la notte) c'erano 2 donne che facevano l'amore tra di loro. Mi soffermai a guardare la pubblicità erotica e istintivamente, quasi senza accorgermene, incominciai a masturbarmi immaginando di essere al posto di una delle due. O perché no, assieme a loro! Venni come mai non mi era successo. Per tutto il viaggio non feci atro che pensare a quel film e ogni volta che lo facevo, mi venivano delle vampate di calore e sentivo i capezzoli irrigidirsi.
La trovai ad aspettarmi alla fermata del bus. Quando scesi ci baciammo, ma sbagliammo tutte e due e ci sfiorammo le labbra. Arrossimmo tutte e due e ci mettemmo a ridere. A quel contatto mi sembrò di venire.. Quella mattina mi misi la minigonna, una camicetta bianca un po' trasparente e, al posto del solito completino, mi misi il tanga di raso molto sgambato, il reggiseno a balconcino che risaltava la mia terza di seno e le autoreggenti a rete. E Manuela (così si chiama la mia migliore amica) quella volta mi sembrò più bella; ma non ci feci caso. Indossava dei pantaloni attillati di pelle neri e un maglione fine nero che le risaltava la sua famosa quarta abbondante! Quanti ragazzi le sbavavano dietro per quel suo seno.. Ogni volta che la guardavo mi sentivo vogliosa.
Quando andammo alla rappresentazione ci sedemmo vicine. Sentivo dentro di me che quella mattina non sarebbe stata come tutte le altre. E infatti.... Spensero le luci e incominciò la musica. Quella musica mi metteva addosso una strana voglia, e a metà del primo atto le presi la mano e incominciai ad accarezzargliela: mi accorsi con piacere che lei rispondeva alle mie carezze. Alla fine del 1° atto avevo la mano sul suo interno cosce e lentamente mi stavo avvicinando alla mia meta tanto bramata. Incominciò una musica languida che ci mise addosso una strana voglia. Notai che si stava sbottonando i pantaloni e vidi le sue mutandine di pizzo bianco. Prese la mia mano e la mise dentro i suoi slip. Era caldissima!!! Le sentii la figa che si bagnava.. Con la mano libera mi alzai la gonna e dopo che allargai le gambe le chiese di toccarmela. Mi accontentò subito, e quando cominciò a toccarmi ci mancò poco che venni subito.
Mi guardò e disse:"Non aver fretta. La rappresentazione dura altre tre ore!". Eravamo sedute in ultima fila, nessuno ci poteva vedere. Si chinò su di me, mi sfilò il tanga ormai fradicio e incominciò a leccarmela. Mi mise la lingua dentro la figa. La sentivo mordermi il clitoride dolcemente. Le misi le mani nei suoi capelli rossi e cominciai a muoverle la testa come volevo io. Ero tutta bagnata. Mentre continuava a leccarmela, mise le sue mani sulle mie tette e me le palpò. Mi guardava negli occhi mentre mi sbottonava la camicetta. Quando fu tutta aperta mi baciò sul ventre e mi leccò l'ombelico mentre le sue mani mi stringevano il seno. Mi disse di togliermi il reggiseno. Non appesalo tolsi, avvicinò la bocca al capezzolo destro e incominciò a mordicchiarmelo mentre con la mano giocava con quello sinistro. Le tolsi il maglione e l'attirai a me e ci baciammo con passione. Ormai non ci fermava più nessuno.
Le nostre lingue si cercavano... Le misi le mani dentro le mutandine e le palpai le chiappe sode. Con il dito medio cominciai ad esplorare il suo sedere. Mi disse di metterglielo dentro. L'accontentai. Dopo 5 minuti le dissi che ora toccava a me. La feci sedere. Le sfilai dapprima i pantaloni e poi le mutandine. Le allargai le gambe e vidi la sua figa completamente rasata (al contrario della mia) tutta bagnata. Mi ci buttai come un assetato nel deserto davanti ad un'oasi e cominciai a bere il suo nettare. Le leccavo la figa come una forsennata. Le massaggiavo il clitoride. Gli davo dei piccoli morsi.. E mi accorsi che ebbe un primo orgasmo, ma mi disse di continuare. Non indossava il reggiseno, così non perdetti tempo e potei subito leccarle le tette.
Mi tolsi la gonna e riamasi con le autoreggenti. Ci sdraiammo sulla moquette. Mi sdraiai per prima cosicché lei poté cominciare a sfilarmi le autoreggenti sfiorandomi la pelle e provocandomi tantissimi brividi di piacere. Mi fece allargare completamente le gambe e si adagiò su di me. Incominciammo a baciarci e a toccarci il seno. Mettemmo due dita l'una nella figa dell'altra per poter arrivare meglio all'orgasmo. Lo facemmo per tutta la durata dello spettacolo. Ci sentimmo venire mentre ci fu l'applauso finale. E' stato il migliore amplesso che ebbi avuto fino a quel momento. Quando ci rivestimmo mi disse di non mettermi niente sotto i vestiti come fece lei. Le chiesi il motivo di quella sua richiesta e lei, guardandosi intorno, mi prese a se, mi baciò e sollevandomi la gonna mi mise il dito medio dentro il mio sedere. E poi... Il contatto dei nostri seni fu veramente bellissimo. Mi disse se questo mi bastava come risposta. Mettendole la mano sul seno e palpandoglielo, le dissi che volevo di più. Poi aggiunsi:> Mi baciò e disse >
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20 anni fa
admin, 75
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Con l'amica di mia figlia
o sono un signora di circa 45 anni e sono qui nella mia casetta a guardarmi un film mentre mio marito come al solito è ad una cena di lavoro o meglio a sbattersi qualche bella fichetta ventenne quando all'improvviso suona il campanello e Patrizia un'amica di mia figlia che è passsata a prenderla per uscire ma lei non è ancorea pronta, così la faccio accomodare, lei indossa un vestitino praticamente invisibile e tutto ad un tratto sono invasa da un senso di calore a da una voglia irrefrenabile di toccarla e fare l'amore, così piano piano mi avvicino a lei e le sfioro le spalline del vestito e noto che non porta il reggiseno allora le chiedo come mai e lei mi risponde che la eccita molto uscire senza biancheria intima e che questa sera anche mia figlia sarebbe uscita con lei senza biancheria intima visto che le vuole fare provare nuove emozioni forti ed eccitanti allora senza dire nulla le sfioro le labbra con il dito medio, allora lei si abbassa le spalline e in men che non si dica è completamente nuda e scodella due tettine dure e con due capezzoli durissimi che inizio subito a leccare mentre mi tolgo la vestaglia e la prego di poterle leccare la fica ed il buco del culo ma lei prima vuole a tutti costi leccarmi la fica e sditallinarmi un poco proprio mentre siamo per terra a godere come mai nella nostra vita, scende mia figlia Francesca e vedendo la scena subito ci urla accusandoci di essere due luride troie, allora la prendiamo con molta dolcezza e la spolgliamo e le dedichiamo tutte le nostre atenzione e finalmente inizia a godere come non mai visto che fino a poco tempo fa era molto tradizionalista come abitudinini erotiche e così lecco la fichetta di mia figlia mentre la sua amica mi infila di tutto nel culo e nella figa e godo come una vacca fino a che non iniziano loro due ragazza a succhiare i miei capezzoloni duri e vogliosi e così invece di uscire, le due porcelline sono rimaste li con me a fare un sacco di bei giochini tra donne ma molto molto goderecci. Dopo più di un'ora di sesso sfrenato ci prendiamo una tazza di caffè e il mio pensiero va da mio marito e non vedo l'ora che esca di nuovo per le sue cenette di lavoro.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Amiche per la pelle
Il mio lavoro lo svolgo insieme ad una collega, molto bella, da circa 4 anni; con lei ho diviso momenti belli, collere e tutto quanto è potuto accadere in questi ultimi anni. Le mie fantasie erotiche hanno, manco a dirlo, per protagonista lei, la mia C., e ora inizio a descrivervi la mia purtroppo solo ricorrente fantasia erotica. Era una fredda mattina invernale e, come tutti i giorni io e C. uscimmo insieme per fare il nostro solito, faticoso, ma gratificante lavoro. Dopo tanto camminare ci venne voglia di un qualcosa di caldo, decidemmo quindi di entrare in un caffè per prendere una bella cioccolata calda. Lei era bellissima, si tolse il cappotto e mi mostrò una scollatura da capogiro, e poi col suo seno era proprio da sballo. Mentre bevevamo la cioccolata mi guardava con una strana espressione, come non aveva mai fatto e si passò voluttuosamente la lingua sulle labbra: non c'è che dire, era tremendamente eccitante!!! Prese la mia mano, la mise sulle sue gambe divaricate e fece in modo di far entrare le mie dita nelle sue mutandine. Era un lago, io cominciai a non stare più nella pelle, la volevo baciare, la volevo mia, avevo desiderio di una donna come mai mi era accaduto. Lasciammo le cioccolate sul tavolo ed andammo nel bagno, ci chiudemmo e cominciammo a baciarci, le nostre lingue si intrecciavano, le baciai i seni, aveva i capezzoli duri, la leccavo sulla pancia, scesi fino alle mutande con la lingua e le abbassai gli slip, inizia a leccarle quella deliziosa fichetta tutta depilata, non mi sembrava vero che stavo baciando la fica della mia collega, sentivo tutto il suo piacere in bocca e mi piaceva molto lei completamente eccitata si avvicina a me e mi inizia a leccare tutto il mio corpo fino a scendere alla fica per finire al culo, si ferma un'attimo e tira fuori dalla borsetta un vibrato e mi chiede se lo volevo provare io, che di solito non uso quelle cose, in preda all'eccittazione più completa annuisco mi fa girare mi lubrifica nuovante il culo con la sua dolce e calda saliva e me lo infila prima piano poi sempre più forte e fino in fondo. Sono completamente abbandonata sia al piacere che provo che alle sue parole. Mi ripete continuamente che sono una vacca, una troia, una puttana e io provo ancora più piacere. Alla fine esausta dal piacere ci ricomponiamo e ritorniamo a bere la cioccolata che ormai era diventata freddissima.
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20 anni fa
admin, 75
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Le Trasgressioni di Mia Moglie
E un sabato mattina, mi moglie si e alzata presto mi ha detto che andava dalla madre.
Fuori piove nel letto si sta bene, non mi va di alzarmi.
Sono le dieci e sento dei rumori che provengono dal bagno mi avvicino lentamente vedo dal buco della serratura la nostra domestica che pulisce il bagno e chinata verso il water,vedo le sue mutandine bianche di pizzo con il suo pelo della figa le sue chiappe sode,mi sto eccitando,continuo a guardare,incominciai a masturbare quando lei a l'improvviso apre la porta e con garbo mi guarda, e senza dire una parola lo prende in bocca lo succhia con dolcezza, mi fa un bocchino da sballo.
Mi prende la mano e mi conduce nella stanza da letto mi fa stragliare sul letto,mentre io resto immobile lei davanti a me si spoglia ,incomincia a leccarmi tutto corpo sembra una donna vogliosa che mi vuole sbranare,incominciò a leccare la figa sento la sua sborra sulle mie labbra,il suo clitoride duro come un cazzo,mentre la mia lingua impazziva sulla sua figa,alzò gli occhi e vedo mia moglie
vestita con un abito di pelle nera con una frusta e un fallo nella cintura.
Guardo mia moglie senza, la domestica dice a mia moglie "sono al tuo servizio padrona questo e il nostro schiavo" La domestica incominciò' a succhiare il cazzo di mia moglie, io inginocchiato leccavo i piedi di mia moglie e mi veniva sempre un cazzo duro, scopammo per tutta la sera.
Avevo scoperto le trasgressioni di mia moglie.
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20 anni fa
admin, 75
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Non si finisce mai
Barbara è una ragazza dolce e delicata, fresca come una piccola ragazzina, non ostante abbia già superato i venticinque anni. La sua freschezza la fa apparire ingenua, a volte, quasi immatura; e forse, in qualcosa, lo è veramente, non avendo avuto tante storie su cui crescere. Sono diversi anni ormai che ci diamo l'un l'altra tutto ciò che possiamo, vivendo in una specie di nicchia ricavata nel mondo che ci circonda e che abbiamo sempre lasciato fuori. Certo, lei ha le sue amicizie e io le mie; esce spesso senza di me, specie ora che finalmente ha trovato il suo primo lavoro; ma non ha mai avuto neanche la più pallida idea di cosa significhi "avere voglia di tradire". Io invece sì, e ci sono stato vicino diverse volte, ma l'amore e il rispetto che provo per lei mi ha sempre frenato, ponendola al centro assoluto del mio universo sessuale. Stasera lei deve uscire con le sue amiche, e io ne approfitto per ficcarmi in macchina di Massimo, insieme a Stefano e Marco, i tre amici con cui ogni tanto mi diverto a fare finta di essere single, andando nelle discoteche dei paraggi a collezionare finti appuntamenti a cui, poi, non mi reco mai. Loro tre, invece, non si fanno molti scrupoli, e cercano di portarsi a letto ogni fichettina che dia loro un po' di confidenza.
-Allora, la tua donna dov'è, stasera?- mi fa ridendo Stefano, -A caccia di una buona scopata?-
-Ma piantala, idiota! Non è proprio il tipo, lei..-
-Non ne sarei tanto sicuro!- interviene Marco, - Non puoi mai sapere cosa gira per la testa alle donne!-
-Si, ecco lui. Ma smettetela di fare i cretini! Che cosa ne potete sapere voi ? A voi basta cambiare posto dove mettere l'uccello una volta ogni tanto, non venitemi a dire che conoscete le donne..- Mi squilla il telefonino, e sul display appare il nome di Barbara.
-Pronto, ciao Tesoro, che c'è?!-
-Niente di particolare- mi risponde lei, con un tono piuttosto infelice, -Che fai?-
-Beh, sto andando al Deep Skin insieme a Stefano, Massimo e Marco. Andiamo a ballare. E tu?-
-Io niente. Mi ha telefonato Francesca e mi ha detto che non potevano uscire né lei né Silvia, stasera. Così adesso sono ancora qui in ufficio, perché abbiamo fatto tardi, e dovrò chiamare un taxi, per tornare a casa..-
-No, aspetta, veniamo noi a prenderti, dài!-
-No, lascia stare. Mi spiace farvi venire qua...-
-Non ci pensare nemmeno! Aspettami lì- e riattacco.
-Che palle!- mi apostrofa subito Massimo.
-Davvero, sei proprio una lagna! Ma non potevi proprio fare diversamente?-
-E dài, ragazzi! Cosa ci costa. Andiamo là, la riportiamo a casa e poi torniamo verso il Deep Skin. Capirai quanto tempo sprecheremo...-
Così andiamo a prenderla, e io la faccio montare sul sedile posteriore, fra me e Stefano. E' deliziosa, vestita a modino per poter ben figurare nell'ufficio di rappresentanza dove ha trovato lavoro: ha una leggera casacchina nera dalla quale fanno capolino i bei seni pieni ma non grossi, inguainati in un reggiseno di pizzo che si intravede appena. Una gonna rossa, lunga appena sopra al ginocchio, le calze nere e le scarpe con il tacco alto fanno il resto. Ma ha l'aria triste, e anche i ragazzi se ne accorgono.
-Che hai, Barbara?- le chiedo.
-Niente, è solo che ... E' solo che non esco da quasi dieci giorni, e sono un po' stufa!-
-Se vuoi, stiamo insieme, stasera.- le propongo, riscuotendo subito un bel trio di occhiatacce.
-No, non importa! Dovete andare a ballare, non è mica giusto che cambi idea!-
Ma a me dispiace, vederla così annoiata, così, dopo averci pensato un'attimo, lancio una proposta che farà sicuramente incavolare i miei amici:
-Senti, perché non vieni con noi? Tanto, voglio dire, andiamo a ballare...-
Lei sembra contraddetta, ma alla fine accetta:
-Se a voi non vi dispiace, io verrei anche volentieri...-
-E allora forza! Dai Massimo, andiamo al Deep Skin!-
E così partiamo, con i tre piuttosto contrariati, e Barbara che comincia a sorridere, finalmente.
Dentro al Deep Skin sembra di essere in una bolgia infernale: pieno zeppo di gente, e soprattutto pieno di belle fiche vestite il minimo indispensabile per combattere il caldo. La prima cosa da fare è prendere da bere, così raggiungo il bar insieme a Barbara e mi faccio preparare due Negroni; così, mentre gli altri tre si dileguano, noi due ci mettiamo a ballare, sorseggiando i nostri cocktails e pensando a divertirci. A dir la verità sono distrattissimo dalla spropositata quantità di fica che mi gira attorno, e faccio fatica a non farmi sorprendere da Barbara mentre punto questa o quella ragazza. Ma d'altra parte anche lei è bellissima, stasera: perché non dedicarlo a lei il mio sguardo? Così passa il tempo, e finiti i nostri Negroni le chiedo se ha voglia di bere ancora:
-Dài, vieni a prendere qualcos'altro. Tanto pago io, stasera!-
-Okay, però non mi prendere niente di così forte come il Negroni di prima, eh? Altrimenti tra mezz'ora vado a gambe all'aria!-
-Non sarebbe poi tanto male!- le ribatto io, strappandole una risata. Comunque le prendo un altro drink, mentre per me ordino un altro Negroni. Balliamo ancora un po', poi riusciamo a trovare un tavolino libero e ci sediamo.
-Certo, che ci sono un sacco di belle ragazze, qui!- mi fa lei, -Sarà per questo che vi piace venirci... o no?-
-Beh, è chiaro che non dispiace a nessuno, vedere un po' di belle figliole.- le rispondo, nel pieno dell'imbarazzo.
-Comunque ci sono anche tanti ragazzi.. Mi sa che qualche volta ci porto le mie amiche!- La guardo, scoprendo nei suoi occhi la malizia di quella affermazione. Ma non è certo il caso di mettersi a discutere, la serata sta passando alla grande e non voglio certo rovinarla con qualche assurda polemica sulla gelosia. Finisco anche il secondo Negroni, dopodichè mi alzo in piedi:
-Senti, vado a fare un giro per vedere se trovo quei tre idioti. Chissà dove si sono cacciati.. Massimo sarebbe capace di lasciarci a piedi!-
Quando li trovo, mi comunicano dei loro fallimenti:
-E' seratuccia- mi fa Marco, -Se la tirano tutte quante!-
-Già, non ce n'è una che sia stata qui a chiacchierare per più di trenta secondi.- ammette sconsolato Stefano, -Tu piuttosto, come va con la tua fedele mogliettina?-
-Oh, smettila! Mi dispiaceva lasciarla sola, era così triste!-
-Si, certo! Ma ora dove l'hai messa? Stai attento che non te la portino via...-
-Macchè! Cosa vuoi che faccia, lei! Se qualcuno le si avvicina, quella scappa!-
-Certo, certo.. povero illuso!-
-Che fai, ricominci con i soliti discorsi? Va bè, me ne vado! Ci vediamo più tardi, quando volete andare via venite a chiamarci.-
Così ritorno a fatica verso il tavolino, facendomi strada fra la gente che si accalca nei corridoi del locale. Ma mi aspetta una sorpresa: Barbara sta chiacchierando allegramente con tre ragazzi che le si sono seduti accanto, e sta bevendo un Negroni!
-Oh, eccoti di ritorno! Questi ragazzi mi hanno offerto da bere.. Lui è Luca, lui è Fabio, e lui è.. Com'è che ti chiami?-
Una semplice occhiataccia fa capire loro che non me ne frega niente dei loro nomi, e che è giunto, per loro, il momento di cambiare aria. Così mi siedo di nuovo con lei:
-Meno male che avevi paura di ubriacarti!-
-Bè, che dovevo fare? Me l'hanno offerto... e poi sono già un po' brilla!!- e si mette a ridere. Verso le due e un quarto ricompaiono i tre, pronti per levarsi dai piedi:
-Noi ce ne andiamo. Che fate, venite?- mi chiede Marco.
-E certo che veniamo, non vorrai che rimaniamo qui, vero?- Così ci alziamo, ma Barbara barcolla vistosamente, ridendo di gusto.
-Oh bella!- fa Massimo, -Sbaglio o è ubriaca?-
-Eh, direi proprio che non sbagli!-
Appena saliti in auto, sempre con Barbara in mezzo tra me e Stefano, quest'ultimo comincia ad elargire una serie di improperi nei confronti della serata:
-Che serata del cazzo! Tutte queste troie che la danno solo se gli fai vedere le chiavi della Mercedes. Però il cazzo piace a tutte quante, eh?-
-Ma che cavolo dici?- gli risponde un po' farfugliando la Barbara, -Ora non saremo mica tutte uguali..-
-Senza offesa, Barbara, ma le donne sono tutte troie!-
-E te sei scemo!-
-Dai, Barbara, diciamo la verità: a voi donne piace fare le sostenute, vi piace darvi importanza, e noi dobbiamo fare le figure di merda per starvi dietro. Ma per voi è facile, se avete voglia di cazzo, sapete bene come fare.. Quindi siete tutte troie!
Tutti quanti ci mettiamo a ridere, ma Barbara si accalora sull'argomento:
-Si, bravo! Bel discorso! Intanto però siete voi, quelli che non pensano altro che a scopare, dalla mattina alla sera!-
- E che c'entra? Perché, voi donne non ci pensate mai? Non vorrai farmi credere che tu, adesso, mezza brilla come sei, non ti faresti una bella scopata con lui?- le ribatte, indicandomi; -O che, nella discoteca non hai notato nessuno che ti sarebbe piaciuto farti, se non ci fosse stato lui?!-
-Ma io, se voglio far sesso con lui, stasera, lo faccio e basta!-
-E allora lo vedi che ho ragione io?- gli risponde Stefano, -Se lo volete fare, voi lo fate. Quindi voi donne siete tutte troie!!-
Scoppiamo di nuovo tutti a ridere, ma Barbara, a questo punto, dà una piega strana e assolutamente imprevedibile a tutta la situazione. Mi affera la cintura e me la slaccia, aprendomi i pantaloni:
-Vuoi che ti dica che noi donne siamo tutte troie, Stefano? Va bene, io sono una troia come tutte le altre, perché adesso ho voglia di fare un pompino al mio ragazzo, e glielo faccio!- Ciò detto, si china su di me agguantandomi il pene e cominciando a leccarlo.
-Barbara, ma che ti prende...-
-Dai, lasciami fare, che sono ubriaca e eccitata da morire!- e affoga le ultime parole nella propria bocca, insieme al mio cazzo divenuto duro come il cemento tutto d'un colpo. La tensione sale immediatamente alle stelle, in macchina, diventando quasi palpabile: Marco e Stefano osservano la scena ammutoliti, mentre Massimo, alla guida, sistema lo specchietto per cercare di capire cosa sta succedendo. Barbara, allora, sale in ginocchio sul sedile, per poter arrivare meglio al mio pene, ma fornendo contemporaneamente a Stefano un'ampia panoramica sulle proprie curve posteriori.
-Oè, non potete mica fare così voi due, eh? E noi che dovremmo fare, adesso, masturbarci guardandovi?-
-Fate quello che vi pare!- gli risponde Barbara, sollevando per un attimo la testa dal proprio lavoro, - Tanto noi siamo troie, ma voi siete tre coglioni!-
-Quello che ci pare, eh? Bene! Massimo, entra un po' in quel pratone con la macchina, vai!-
Ho già capito che piega hanno preso le cose, ma l'abile lavoro delle labbra di Barbara mi sta facendo ragionare ben poco! Mentre Massimo ferma l'auto a fari accesi in mezzo al prato, Stefano mi appoggia una mano sulla spalla:
-Abbi pazienza, amico mio, ma mi dà l'idea che la tua ragazza, stasera, abbia bisogno di farsi un po' d'esperienza!- Che strano, non sono per niente allarmato, anzi, direi piuttosto che mi sento improvvisamente carico di elettricità!
-Vieni bella, vieni fuori, vicino ai fari, così possiamo guardarti meglio, masturbandoci..- La prendono di peso e la portano davanti alla macchina, dove io li segue. Lei si siede sul paraurti, e tirandomi a se, riprende il lavoro interrotto, mentre gli altri tre tirano fuori i loro cazzi. Ma non hanno nessuna intenzione di limitarsi a starsene a guardare masturbandosi.. Ben presto Marco si avvicina, infilandole una mano nella scollatura per saggiare la consistenza di quelle belle tette. Decide di metterle subito a nudo, sbottonandole il giacchino e estraendole dalle coppe del reggiseno. Stefano si avvicina dall'altra parte, iniziando ad accarezzarle le cosce, facendole salire la gonna e mettendo in mostra, con mia totale sorpresa, uno bel reggicalze di pizzo, indumento che non le avevo mai visto indossare!
-Hai visto la tua dolce fidanzatina, che bella mise a troia che ha, stasera? Avevi proprio voglia di fare festa, eh Barbara? Coraggio, prova ad assaggiare un po' anche di questo! E afferratale la testa, se la guida sul proprio cazzo, lasciandomi all'asciutto. Lei è un po' intontita, ma anche dannatamente eccitata, e si ingoia il nuovo attrezzo senza pensarci tanto. Anch'io sono eccitatissimo, ma la situazione è tutt'altro che normale, ed è troppo tardi, per darci un freno; così mi inginocchio davanti a lei, sfilandole il perizoma e allargandole le gambe: ormai me la scoperanno, non c'è niente da fare, ma la fica gliela voglio leccare io! La sento sussultare, impegnata a tener testa ormai a tutti e tre i cazzi, così la sollevo, sdraiandola sul cofano:
-Non vi dispiace, vero, se me la fotto prima io...-
-Certo che no! Accomodati, mentre noi le teniamo la bocca tappata!- Così la penetro, e lei comincia a mugolare, senza poter fare molto di più, a bocca piena.. Massimo mi da il cambio dopo qualche minuto, e dopo di lui tocca a Stefano sprofondarle nella fichetta ormai totalmente fradicia di eccitazione. Lei si dimena come un ossesso, accogliendo i colpi come se volesse farsi sfondare completamente. Ma mentre Marco si appresta a subentrare nella chiavata, appaiono due fari al bordo del prato. L'auto si ferma, e io riesco a intravedere all'interno tre persone. Riconosco subito quella alla guida: è uno dei tre ragazzi che in discoteca ha offerto da bere a Barbara. Stefano li guarda un attimo, poi gli viene un'idea assurda:
-Bè, che avete da guardare?- grida loro, -O ve ne andate, o venite anche voi!- Io lo guardo stupito, ma mi scappa anche da ridere, mentre uno di loro si affaccia dalla macchina:
-Ma che fate, la state stuprando?!-
-Macchè stuprando, idiota! E' la sua ragazza!- risponde, indicandomi. -Forza, venite a farvi una scopata, che questa, stasera, mi sa che non la stanca nessuno!-
Così i tre si aggiungono alla compagnia, proponendo subito qualcosa di nuovo alla bocca di Barbara, divenuta avidissima. Marco, ad un certo punto, interrompe la propria scopata, girando Barbara a pancia sotto:
-Che ne dici, bella, se te lo ficco un po' nel culetto?- Lei però non può rispondere, dato che continua ad avere la bocca piena. Ognuno, a turno, le penetra il buchetto con foga, sette cazzi uno dietro l'altro. Quando arriva il mio turno, il settimo, appunto, mi ritrovo ad affondare il pene in uno sfintere talmente dilatato che mi sembra di esserle entrato in bocca, anziché nel culo! Dopo tutto questo trattamento, lei ha perso totalmente il controllo di se, al punto di supplicarci di continuare a fotterla, di riempirla di cazzo dappertutto. Non possiamo fare altro che darle retta , penetrandole contemporaneamente in tutte e tre le sue "bocche da sesso". Finalmente comincia ad essere esausta, e anche noi! Così la sdraiamo di nuovo sul cofano, e stavolta la battuta viene a me:
-Forza gente! Tiro alla troia!!- La investiamo con una raffica di sperma talmente fitta, che alla fine non riesce più ad aprire gli occhi, né tantomeno a respirare dal naso, mentre dalla bocca risputa ciò che non le è sceso direttamente in gola!
-Hai visto Barbara?- conclude Stefano, -Forse non sarete tutte troie, voi donne, ma una buona parte si!!- Scoppiamo tutti a ridere, lei compresa.
Il mattino seguente, Barbara mi telefona, dicendo che mi vuol parlare. Io vado da lei all'ora di pranzo, e la trovo allegra e pimpante, ma anche in qualche modo preoccupata.
-Ascolta, io non so come stanno le cose tra noi adesso.- mi dice, -La verità è che.. dopo quello che è successo stanotte, mi sento un po'.. si insomma, ho voglia di..-
-Ho capito, Amore, hai voglia di vivere! Hai voglia di essere libera di sentirti un po' troia, di farti qualche bella scopata alternativa e via dicendo, vero?-
-..Beh.diciamo che.-
-Anch'io ti amo, Barbara!-
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Privè
La sera che io e il mio uomo decidiamo di andare in un club prive, io mi profumo tutta e poi mi vesto da vera vacca con una super mini , un reggicalze con calze di seta e un reggiseno che fa esplodere le mie tette, non metto mai le mutandine per lasciare la mia passerina in bella vista , poi sopra un corpetto attillato e una mini elastica che lascia vedere bene il mio culetto, scarpe con tacchi alti e un nastrino nero al collo che mi da un'aria da puttana.
Una volta in auto il mio uomo mi fa aprire le cosce e incomincia (mentre guida) a toccarmi la figa e a sditalinarmi, facendomi bagnare tutta e mentre lo fa' mi racconta quello che potrebbe succedere una volta nel prive'.
Sono gia tutta bagnata e eccitata e non vedo l'ora di farmi palpare e sentire le mani di tanti uomini che mi toccano e mi appoggiano i loro cazzi .
Una volta entrati lasciamo i cappotti al guardaroba , e gia vedo gli sguardi su di me e anchio mi guardo intorno e noto immediatamente che ci sono molti uomini che mi guardano eccitati dal mio abbigliamento da troia, e gia mi immagino cosa succedera'.
Ci sediamo e ordiniamo da bere, io bevo sempre GINTONIC che mi fa' ubriacare un po', il mio uomo una coca-cola , lui vuole essere cosciente e non perdersi nulla.
A un certo momento parte la musica e io mi alzo e vado a ballare sulla pista da sola, e mentre ballo la mini non vuole restare al suo posto e continua ad alzarsi e a diventare sempre piu' una cintura, scoprendo il mio culetto e lasciando vedere il reggicalze io continuo ad abbassarla ma quando la pista si riempie mi dimentico e la lascio dove',le mie mammelle saltano con me, sono grosse e bene in vista ,il mio uomo mi guarda da dove sta' seduto e io cerco di eccitarlo ed eccitare il piu possibile dimenandomi e strusciandomi su alcuni uomini che mi incitano e ballano intorno a me.
Mentre ballo c'e' qualcuno che mi sussurra all'orecchio "sei una gran figa", la cosa mi eccita e continuo a comportarmi da vera porca mentre ballo e ogni tanto tocco qualche patta dei pantaloni, e mi accorgo che quelli che stanno ballando con me sono eccitati.
Dopo un po stanca ritorno da il mio uomo seduto sul divanetto, ora il locale e pieno di gente ma gia qualcuno si defila nei locali riservati al prive', io chiedo a il mio uomo di andare a vedere se c'e' gente, ma lui mi dice di andarci io, e io vado, scendo le scale che portano in un corridoio, poi entro nella stanza semi buia e vedo che ci sono solo due coppie sui divanetti , e un ragazzo sta leccando la sua lei in mezzo alle gambe , mi fermo a guardare cosa succede, ed a un tratto sento una mano che mi accarezza il culetto, io faccio finta di nulla e continuo a guardare la coppia mentre la mano del tipo scivola in mezzo alle mie cosce , e comincia a sditalinarmi e dopo un po sento un dito che mi penetra , io allora con la mano tasto dietro senza voltarmi e sento un grosso cazzo rigonfio nei pantaloni . lo lascio fare accarezzandoglielo, poi dopo qualche minuto mi dice "sei una vera vacca" e io sono gia bagnata , a quel punto mi sottraggo e mi avvio bagnata da il mio uomo che mi sta
aspettando nella sala dove si balla.
Quando arrivo lui e intento a guardare alcune coppie che ballano il liscio in una luce soffusa, io gli racconto quello che ho visto nel prive' e del tipo che mi toccava e di cosa mi ha detto, allora decidiamo di andare giu insieme .
Quando entriamo nella semi oscurita ci aggiriamo per le salette e per il corridoio , dove molte persone stanno a guardare alcune coppie che fanno l'amore , c'e' chi spompina, chi fa delle seghe ,chi lecca o palpa la donna di qualcun'altro.
Io eil mio uomo siamo pigiati tra la gente che guarda e io piano piano gli faccio uscire il cazzo dai pantaloni e mentre guarda le coppie lo masturbo, e sento nella mia mano che sta diventando sempre piu' duro e grosso, e sono eccitata, ad un tratto sento delle mani sotto la mia mini, una di questa mi sta toccando il clitoride e io la innondo dei miei umori, mentre un'altra mi palpa il culo e poi mi infila un dito nel mio buco, e lo sento entrare senza troppa resistenza, sono eccitatatissima e anche il mio uomo : poi una'altra mano mi prende la mia e me la mette su un cazzo enorme, e io comincio a masturbare pure lui , e mi trovo con due cazzi nelle mani e altre mani che mi palpano e mi masturbano, e una senzazzione fantastica io muovo il mio culo per far si che il dito del porco che mi sta' penetrando entri piu' a fondo.
Dopo qualche minuto il tipo si toglie e sento un cazzo che si fa' strada nella mia figa, mi apre completamente e lo sento penetrare, allora io mi piego in avanti e prendo in bocca il cazzo del mio uomo e comincio a succhiarlo, mentre mi faccio chiavare dallo sconosciuto , a un certo momento sento che delle mani fanno uscire i miei seni dal body e cominciano a palparli, a quel punto il mio uomo si togle e mi sposta la testa verso un altro cazzo che mi si para davanti : io lo prendo in bocca e questi inizia a chiavarmi in gola, e a quel punto mi sento veramente una vacca che viene chiavata davanti e dietro senza che possa far nulla: pochi attimi dopo mi fa ingoiare una mare di sborra, io non faccio a tempo a degluttire che una altro mi sborra in faccia ancor prima che io lo prenda in bocca, allora gli lecco la cappella e la sborra che sta ancora uscendo,ed un altro cazzo preme sulla mia guancia mi sposto e gli do una leccatina che questo incomincia a schizzare pure lui colpendomi sull
a bocca e in un occhio e anche nei capelli , ho la faccia piena di sborra e il tipo che mi sta chiavando viene anche lui dandomi dei colpi fortissimi, e sento la sua sborra che mi cola tra le gambe,dopo qualche istante mi sposto per allontanarmi trascinata da il mio uomo, allora gli dico che devo andare in bagno e lui mi lascia, mentre attraverso la folla che si accalca nel corridoio sento mani che mi toccano ovunque, un tipo mi sussurra a un orecchio "sei una puttana!" e la cosa mi riempie di soddisfazione , anche se io e il mio uomo non siamo ancora venuti.
In bagno mi lavo della sborra che ho su tutto il corpo e anche sui vestiti, e mentre mi sto lavando entra una ragazza e anche lei si lava il viso, mi dice che ha visto la scena ed e rimasta molto colpita, mi chiede se abbiamo voglia di farlo con loro a casa , io le spiego che preferiamo l'anonimato e farlo con sconosciuti , allora mi chiede se si possono sedere nei divanetti insieme a noi e io le rispondo "che problema c'e'?".
Qiando esco dal bagno nel corridoio c'e' una gran ressa che si palpa e si tocca , passo anche davanti a una donna che si fa scopare in piedi faccia al muro e molte mani che la palpano, nel cercare il mio uomo anche il mio culetto subisce degli attacchi e la cosa mi eccita ancora ,
ecco che lo vedo e intento a toccare una ragazza che sta' spompinando il suo uomo, io un po ingelosita lo prendo per una mano e lo porto nella stanza dove c'e' un grosso lettone,una scia di uomini ci seguono ,appena entrati lo faccio sedere e mi inginocchio davanti al suo cazzo duro e incomincio a leccarlo e a succhiarlo ma con calma da vera porca ,gli do dei colpetti di lingua e poi me lo infilo in bocca con un grosso risucchio. me lo sento divenire sempre piu' grosso in bocca , quando sento delle mani mi accarezzano il culo , 2 ,3 . 4 non so piu' quante, e qualcuno mi infila anche un dito nel buco del culo, all'ora eccitatissima alzo la testa e vedo seduta affianco a il mio uomo la ragazza del bagno, con una mano di il mio uomo sulla sua figa, io le faccio cenno di abbassarsi e di succhiare il cazzo insieme a me , lei coglie l'invito e con un fare da vera pompinara la vedo ingoiare il cazzone di il mio uomo , a me non resta che leccargli le palle , e mentre siamo in quella situazio
ne con le mani mi allargo le natiche sperando che qualcuno colga l'invito, non faccio a tempo che sento una lingua che mi lubrifica il culetto e poi mentre continuo a leccare le palle di il mio uomo accovacciata sento un cazzo che si fa strada dentro il mio culo, per poi penetrarmi completamente.. e una sensazione fantastica, e io muovo il mio culo sincronizzandomi con il cazzo dello sconosciuto e nel frattempo sento un mare di sborra che mi zampilla sulla schiene e la cosa mi eccita sempre di piu', allora alzo la testa e vedo il tipo che e appena venuto masturmandosi su di me e con una mano porto il suo cazzo alla mia bocca e li lo succhio e lo lecco, mentre una miriadi di mani mi palpano e mi toccano. LI accovacciata con un cazzo nel culo , che mi monta come una vacca e altri cazzi che mi schizzano sborra da tutte le parti mi sento la piu puttana delle puttane e il mio uomo mi guarda e mi incita dicendo a chi mi palpa "dai sfondatela tutti"."inculatela !" io sono eccitatissima e mi
comporto da vacca e sento un cazzo dietro l'altro che si scambiano i miei buchi , sono letteralmente fradicia di sborra da tutte le parti ... ma sono felice. e stato incredibile , e la prima volta che ho partecipato a una gang come protagonista.
Da ormai alcuni anni lavoro in un prive', e sono considerata una reginetta nel locale, spesso salgo sul lettone verso l'una di notte e ne ridiscendo solo alle 5 del mattino, facendo felice molti uomini
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Analmente Tua
VISTO il troppo caldo , io (30 anni) e la mia ragazza Angy (22 anni) , come di consueto un pomeriggio ci siamo recati da una coppia di coniugi nostri amici, nella loro villa con piscina , quel giorno cera solo giorgio (il marito di quasi 50 anni) , cosi andammo tutti e tre in piscina a prendere il sole , come al solito io e giorgio in costume tradizionale e lei in perizoma. dopo circa mezzora giorgio ci chise se ci andava di prendere il sole nudi , tutti quanti , dopo qualche sguardo e con molta esitazione fu angy a dire a giorgio "ok proviamo , ma inizia prima tu ," cosi giorgio si tolse il costume e con nostra sorpresa , ci trovammo d'innanzi un pene veramente grosso ma non in erezione , che engy nel vederlo venne subito tradita dal suo stupore , cosi anch'io tolsi il costume liberando il mio atrezzo poco piu che normale , angy a quel punto stando seduta in mezzo a noi due molto timidamente si tolse il perizoma e si sdraiò in mezzo a noi due con il culetto in su , io feci lo stesso , mentre giorgio volle andare a prendere una bottiglia di champagne come aperitivo , appena ando via engy mi disse " ma hai visto che cosone , chissa come gli diventa quando è duro" io scherzando gli dissi " se muovi un po quel culetto lo vedrai di sicuro" , cosi arrivo giorgio con la bottiglia e tre bichieri , si sedette vicino ad angy posò i tre bichieri vicino ad essa e fece per stappare la bottiglia , che non appena parti il tappo , un getto di campagne bagno gran parte del sedere e la schiena di engy che lancio un urletto che sembrava piu di piacere, giorgio si scuso immediatamente , prese un fazzoletto e chise molto delicatamente se poteva asciugarle la sciena , engy mi guardo come per cercare consenso ed io feci cenno di si con la testa , cosi giorgio inizio a passarle il panno sulla sciena molto molto lentamente , si vedeva che pian piano cercava di scendere verso il culetto , ma saliva immediatamente, ma si fece ben presto piu audace , andando a soffermarsi sul bel sederino di engy che con quel fare da innocente troietta iniziava a muovere , notai che il suo sguardo era puntato sul cazzo di giorgio che era quasi in erezione , era veramente grosso ma che colpiva era la sua grossa cappella , che sarebbe bastata da sola a riempire la bocca di engy. a quel punto giorgio da vero porco capi l'eccitazione di engy cosi mentre le passava il panno ,con le dita le sfiorava lo sfintere facendole emettere un gridolino di piacere , engy muoveva il culetto sempre di piu tenedo la sciena molto incurvata per rederlo piu pronunciato , la sua voglia di prendere quel cazzo era esagerata , con uno sguardo cerco ancora il mio consenso , appena feci cenno di si , afferrò il cazzo di giorgio in mano , si avvicino con il viso e glielo prese in bocca delicatamente , mentre giorgio , gettava via il panno ed inizio a passarle le dita facendola ansimare , con mio stupore tolse il cazzo dalla bocca di angy e gli infilo due dita in bocca una volta insalivate per bene le tolse e gli riinfilo il suo grosso cazzo particolarmente venoso , badando di non asciugarsi le dita , le porto ancora vicino al suo sfintere e con decisione gliene infilo uno proppio nel culo , engy emise un urlo non so se di dolore o di piacere ,che giorgio prontamente soffoco spingendogli la sua enorme cappella in gola , e continuando a sditalinargli il culo , io in preda all'eccitazione , mi misi dietro di lei , che si era orai messa a pecorina , e gli infilai il cazzo nella sua fighetta colante , mentre giorgio le sditalinava il culo con due dita e non la faceva quasi respirare con quel grosso bastone che le pompava in bocca ingozzandola , andammo avanti cosi per qualche minuto , io dietro che la pompavo per bene mentre lei sbavava e si ingozzava col cazzo di giorgio, mentre lui con una mano le spingeva la testa quasi per faglielo ingoiare , mentre con l'altra continuava a sditalinargli il culo.
infatti ad un certo punto mi disse " dai è pronta per prenderlo nel culo , inculala ! " ormai sembrava giorgio a dirigere il gioco, cosi io feci , puntai la cappella sul culo ed iniziai a spingere delicatamente , ma visto il lavoro ben fatto di giorgio lo sfintere non oppose moltissima resistenza e fui presto dentro di lei , pronto a pomparla per bene , lei ansimava come una vera zoccola sul cazzo di giorgio, che era piu duro di un bastone , cosi giorgio ci chiese " voglio incularla anch'io " io dissi ad angy " te la senti di provare quel bestione" lei mentre ansimava rispose" si dai giorgio spaccami il culo , ma fai piano " a quel dire giorgio si sposto dietro di lei che rimase giu a pecora ma inarcando la schiena come non aveva mai fatto , aveva una gran voglia di sentire quel cannone nel culo, cosi mentre io con due mani gli spalancavo i glutei , giorgio gli punto la sua enorme cappella sul buchino , appena glielo punto lei emise subito un urletto , intanto giorgio continuava a fargli entrare un po di cappella e la ritraeva subito sfregandoglila per bene , ad un certo punto mi disse "tienila bene che ora lo sentira veramente" cosi molto lentamente ma con ferma decisione glielo mando dentro piu di meta in meno di due secondi e si fermo li, sotto le urla di angy che erano sicuramente di dolore , lei tremava , ma lui le teneva il cazzo dentro fermo immobile dicendagli " si piccola tra poco non ti fara piu male" anchio la consolavo dandogli dei baci sulla bocca e lei disse solo" è grosso ma mi piace , continua" era incredibile vedere il suo bel culetto cosi dilatato , cosi giorgio molto lentamente inizio a pomparla per poi aumentare il ritmo, lei ormai mugolava tra piacere e dolore , io gli e lo infilai in bocca , mentre i colpi di giorgio gli e lo facevano ingoiare , eccitatissimo nel vederla prendere tutto quel cazzone nel culetto , gli venni in bocca ed in gola , lei dall'eccitazione ingoio tutto, subito dopo sentii ansimare anche giorgio , non credevo ai miei occhi quel porco schifoso le stava venendo nel culo ,la troietta lo sentiva ma non si sposto anzi raggiunse un altro orgasmo, mentre il porco tenendole ben salda per i fianchi le riversava tutto il suo sperma nel culo, doveva essere una gran quantita ,perche non appena le sfilo il cazzo vidi lo sperma uscire copiosamente dal culetto di engy che non riusciva piu a chiudersi completamente, l'aveva sfondata per bene.
è stata la nostra esperienza piu trasgressiva , ma da quel giorno no siamo piu andati da giorgio , un po per vergogna o forse per paura che fosse capitato di nuovo
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20 anni fa
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Il Piacere del Triangolo
Trovare il coraggio per scrivere l’avventura che mi ha cambiato sessualmente, non è stato per niente facile, mi presento, mi chiamo Sara ho 33anni sposata da cinque anni con Riccardo che ha 35anni, genitori di due bambini maschi di 5 e due anni, viviamo in un paesetto della provincia di Treviso, mio marito di mestiere fa il meccanico, in proprio, io invece faccio la casalinga. Per chi sa cosa vuol dire fare la casalinga con due bambini scatenati, non occorre che spieghi tutto il da fare che si ha su una intera giornata, in compenso ho un marito premuroso simpatico gentile,disordinato, che mi ama e mi accontenta su tutto, sebbene non sia una donna con esigenze enormi. Ora dovrei descrivermi, iniziamo con la personalità:
so di essere una persona corretta con tutti, sono abbastanza gentile con chi merita, simpatica, amo molto ridere e mi piace molto cucinare. Per quanto riguarda il fisico ( che vorrei molto tralasciare,e lasciar fantasticare ai lettori come sono ) io non mi trovo una donna attraente, eppure Riccardo mi dice sempre che gli piaccio da morire (sarà vero?) :sono alta 1,65, un po’ cicciotella,con una quinta abbondante di seno,che a lui piace da morire, il sedere grosso con un po’ di cellulite, carnagione chiara occhi verdi labbra carnose capelli neri corti e lisci, in pratica per me non c’è niente di attraente, per Riccardo invece c’è tutto, sessualmente sono etero, prima di conoscere lui ho avuto altre storie, niente di importante, se guardassi bene il mio unico amore è Riccardo, gli altri sono passati nella mia vita solo come avventure, il sesso lo scoperto a 20anni, lui aveva esperienza,diceva, il che,oltre a farmi male, fu veloce come un treno,senza fantasia senza sentimento, insomma quello che provai fu una totale delusione,poi arrivò un altro che non fu da meno, narcisista fuori dai modi, tutto doveva girare attorno a lui, ed a letto era il tipo che non interessava se io provavo piacere o no,l’importante era che il piacere lo provasse lui, morale della favola, il sesso per me fu una delusione fin che non conobbi un meccanico alto robusto simpatico che mi fece scoprire le meraviglie che non avevo mai visto del sesso, fantasioso, resistente, amante dei preliminari, sa farmi godere come una matta, a volte scopiamo per più di due ore senza venire tutti e due, ci piace tirare a lungo, poi esplodiamo quasi sempre insieme in un orgasmo incredibile,dico quasi sempre perché a volte lui non resiste e viene prima di me,ma riesce a trovare l’energia per ripartire subito e farmi gridare tutta la goduria che mi da.Di solito iniziammo con carezze baci palpate,cose normali insomma, poi lui passa all’esplorazione del mio sesso, e li tra dita malandrine e leccate fatte con vera maestria, iniziamo a scaldarci, io non sono da meno, vado all’attacco del suo pisello, di dimensioni normali, che per lui è un po’ demoralizzante ma per me va più che bene, e quando me lo trovo tra le mani mi piace lavorarmelo bene di bocca, visto che ho una bocca grande e carnosa mi sono scoperta un’ abile pompinara il che fa la gioia di lui, poi di solito lui mi prende nella posizione del missionario, per passare alla pecorina, posizione per me veramente superba, e li molto spesso mi penetra analmente,volevo un attimo soffermarmi su questa ultima pratica: all’inizio non volevo, sebbene lui mi lubrificasse bene il forellino con creme, mi faceva un male boia, poi una sera, sarà stato che ero più eccitata del solito sarà stato che lui aveva fatto bene i preparativi, riuscì a penetrarmi lentamente del tutto, al primo colpo entrò e uscì lentamente, sentii che non era come le altre volte, mi faceva meno male, gli chiesi di riprovare e lui lentamente me lo rimise dentro l’ano e li mi scopò con meraviglia da parte mia, finendo per farmi avere il mio primo orgasmo anale sborrandomi dentro con molto piacere di entrambi, non tutte le volte che lo facciamo mi piace, certe volte non mi va per niente,ma certe volte….ragazzi…, altra posizione perfetta per godere è lo smorza candela, ovvero lui sotto e io sopra, in quella posizione molto spesso raggiungo l’orgasmo, complice del suo cazzo che mi pompa come un pistone è anche il suo mangiarmi le tette, io impazzisco nel sentirmi ciucciare i capezzoli.
Una fantasia che Riccardo ha sempre avuto, è di vedermi in mezzo a lui ed a un altro,il famoso “triangolo”,la prima volta che me la proposto rimasi allibita, gli dissi subito di mettersi via certe idee perché mai avrei esaudito questo suo desiderio,ma lui è uno che ha pazienza, e spiegandomi insistendo e…..implorandomi,dopo un po’ di tempo che mi tormentava con questa fantasia è arrivato al punto di farmi quasi convinta, non so come faccia, ma lui ha il dono di convincermi su cose che a volte sono inflessibile, in questo caso ha dovuto sudare le fatidiche cento camice.Tempo fa è tornato casa dal lavoro con un pacchetto regalo per San Valentino,e mi disse che dovevo aprirlo dopo che erano andati a letto i bambini, capii che doveva esser un regalo un po..hardma mai avrei immaginato quello che realmente c’era, cosi quando alle nove di sera rimanemmo soli in salotto, la nostra alcova, aprii il regalo e mi trovai in mano la confezione di un fallo in lattice, completo di palle, di misura considerevole,18cm, rimasi senza parole, lui mi chiese se gli piaceva, io lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite, e gli dissi che non c’era bisogno di usare un cazzo di gomma,che a me piaceva farlo come lo facevamo sempre, ma lui non si fece problemi, e mi invitò a provarlo prima di dire che non occorreva, finì che come altre volte che non volevo fare qualcosa alla fine accettavo, e come le altre volte ebbe ragione lui,sebbene era freddo il cazzo finto, non mi spiaceva affatto, anzi trovavo molto piacevole mettermelo in figa mentre ciucciavo il cazzo di Riccardo,grazie al nuovo arrivato provai anche la doppia penetrazione, godendo ancora di più e provai anche la doppia in figa,pratica che mi fa venire con urlo,insomma da femmina che all’apparenza dimostra di essere una donna senza perversioni,diciamo casta, mi ha fatto diventare,e qui lo dico con un po’ di imbarazzo, una porca, mai avrei preso in bocca lo sperma, adesso trovo la pratica molto ma molto piacevole, che dire…grazie Riccardo. Ma adesso arriviamo al fatto che per me è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’estate scorsa, precisamente in giugno, nell’officina di Riccardo arrivò un ragazzo di 29anni napoletano, si chiama Lorenzo, cercava lavoro come meccanico visto che aveva molti anni di esperienza, mio marito aveva proprio bisogno di un valido aiutante, e dopo una settimana di prova vedendo che il tipo sapeva il fatto suo, lo assunse, lui abita poco distante dall’officina, è singolo abita da solo, simpatico gentile un bel ragazzo alto muscoloso con i capelli neri e carnagione scura. Tra Riccardo e Lorenzo si instaurò subito una solida amicizia, tanto che a volte mio marito gli dava la responsabilità dell’officina in sua assenza, ogni volta che andavo li con i bambini, magari perché passavo proprio di la visto che non abitiamo li vicino ma a due chilometri di distanza, Lorenzo non mancava mai di farmi i complimenti da vero adulatore, ma sempre con discrezione e mai alludendo a chissà che, io lo trovai subito un ragazzo gentile ed affascinante, un giorno gli chiesi come mai non aveva la ragazza, lui allegramente, da buon napoletano, mi rispose che amava tutte le donne del mondo cosi non trovava giusto dare l’esclusiva ad una singola nei confronti delle altre, capii che scherzava, ma capii anche che era un….furbetto, comunque lo valutai un tipo grazioso che sicuramente sapeva far divertire una donna. Un sabato sera d’agosto, Riccardo invitò Lorenzo a cena da noi, siccome chiudeva l’officina un paio di settimane, voleva fare un po’ di festa prima che partissimo per le ferie, cosi alle sei di quella sera suonò il campanello e quando aprii la porta trovai Lorenzo vestito elegantemente con uno splendido mazzo di rose in mano, precisamente dodici, me le offrì con un po’ di imbarazzo da parte mia, e non mancò nel farmi i complimenti per la mia,diciamo, bellezza e come ero vestita, per l’occasione decisi di fare uno strappo alla regola,di solito sono costantemente vestita sportiva con jeans,quella sera avevo indossato,con molte insistenze da parte di Riccardo, una mini nera molto aderente che metteva in risalto il mio culo,e una camicia bianca leggera aperta sul collo che lasciava intravedere il solco delle mie tette,sotto portavo un reggiseno bianco merlettato molto trasparente, ai piedi indossavo un paio di sandali neri di cuoio con un po’ di tacco alto, senza che Riccardo sapesse sotto la mini voli fare una pazzia, non avevo gli slip, non so neanche perché avevo fatto una cosa del genere, ma la trovai una cosa eccitante. Lorenzo, dopo aver fatto due parole con me, andò in giardino dove mio marito era impegnato sul barbecue, dove stava cucinando la carne alla griglia, mentre parlavano, Lorenzo giocava con i bambini, visto che loro si sono molto affezionati a lui, io mi misi a guardarli dalla finestra della cucina, vedevo mio marito e Lorenzo, mi venne in mente la fantasia di Riccardo e guardando Lorenzo cominciai un po’ ad eccitarmi,d’un tratto mi bloccai e mi dissi fra me e me,che ero matta a pensare certe cose che sicuramente a Riccardo piaceva come fantasia,ma forse se succedeva realmente sarebbe cambiato tutto nella nostra vita coniugale, sicuramente tutto il paradiso che ci eravamo costruiti sarebbe stato distrutto per colpa di un gioco perverso, cercai di non pensare più al rapporto con due uomini come voleva mio marito, il che non era facile guardando loro due, perché vedevo mio marito, l’uomo per me più fantastico del mondo, ma vedevo Lorenzo come un diavolo tentatore, il che non mi dispiaceva come uomo,ci siamo capiti?Arrivò il momento di sedersi a tavola, mangiammo in terrazzo, cosi si stava più freschi visto il caldo, mio marito era a capo tavola io di fianco a lui, Lorenzo di fronte a me, i bambini mangiavano in un tavolino vicino al nostro, mentre mangiavamo notai che Lorenzo adocchiava l’apertura della mia camicia,il che mi imbarazzava un po’, ma non feci niente per coprirmi. Intanto si parlava si mangiava, durante la cena bevetti un bicchiere, di prosecco fresco e frizzante,che per me era anche troppo perché sono astemia, ma quella sera feci un eccezione, il che mi allentò parecchio i miei freni inibitori, quando Lorenzo andò un secondo al bagno, Riccardo mi fece notare che lui mi mangiava le tette con gli occhi, e mi confessò che trovava la cosa molto eccitante, io risi e gli dissi di calmarsi,visto che si era messo a massaggiarmi un seno, poi gli dissi che non c’era niente di male se lui guardava, ma che non si facesse venire strane idee in testa….Ne ero veramente convinta?La serata continuò come di rito, tra dolce spumante caffè liquori, i maschi andarono in salotto mentre sparecchiavo, notai che avevano un po’ alzato il gomito in fatto di alcolici, perché i discorsi anche in mia presenza cominciavano a farsi un po’ hard, sinceramente ero anch’io un po’ sull’allegra, e non fui da meno a partecipare a certi discorsi, con stupore mio e sopra tutto di Riccardo, dopo aver sistemato tutto in cucina e portato i bimbi a letto, raggiunsi i miei due cavalieri in salotto, dove loro guardando la tv satellitare avevano trovato un programmino piccante, mi sedetti sul bracciolo del divano di fianco a mio marito, e senza farci caso accavallai le gambe, cosi scoprii molto una coscia, Riccardo invece la notò, mi guardò io gli chiesi sottovoce che c’era di strano, ma poi quando mi accorsi del mio involontario spettacolo,cercai di coprirmi tirando un po’ la mini, ma troppo tardi, perché Lorenzo aveva già gustato il panorama,mio marito si era accorto di tutto e guardandomi sorrise e mi strizzò l’occhio,io arrossii,ero imbarazzata ma allo stesso tempo mi sentivo calda,strana, sintomi di eccitamento, non volevo però era più forte di me.
Fu quel porco di mio marito a prendere l’iniziativa, proprio quando Lorenzo andò per la seconda volta in bagno, lui mi prese e mi fece cadere su di lui sul divano, facendomi il solletico, io quando fa cosi non sono da meno, e mi misi a pizzicarlo sui fianchi,cosa che lui non resiste e muore dal ridere, però lui approfittò della posizione per darmi un bacio in bocca di quelli molto provocanti, mi mise una mano sulle tette e l’altra mi andò su per la mini sul culo, quando si accorse che mancavano gli slip, guardò estasiato e senza che avessi il tempo di liberarmi lui si mise a giocare con la mia figa pelosa, io cercai di ribellarmi ma lui mi teneva forte, gli dissi che Lorenzo stava per tornare, lui mi rispose che era quello che voleva, mi ricacciò la lingua in bocca che non seppi resistere, mi stavo eccitando non sapevo più cosa fare, ormai sentii la porta del bagno chiudersi e Lorenzo che tornava li da noi, pensai che era tutto strano, avevo un po’ di paura e non so neanche perché, ormai Riccardo mi aveva scoperto le chiappe nude, e io cominciavo avere la figa in brodo, il cuore mi batteva forte, implorai Riccardo di lasciarmi, ma fu troppo tardi, sentti Lorenzo che fece un’esclamazione tipica sua, io mi lasciai andare, e allargai di più le gambe per far godere del panorama il nostro ospite visto che aveva il mio culo in bella mostra.
Limonai con Riccardo ,mentre mi perlustrava la figa con le dita, Lorenzo era bloccato sulla porta, allora mio marito gli chiese cosa aspettava, gli chiese se lo spettacolo non era di suo gradimento, lui rispose che ero bellissima, io ero sempre più imbarazzata, ma ero anche super eccitata,sentti che Lorenzo si avvicinava a noi, il mio cuore batteva a mille, mentre mio marito cominciò a slacciarsi la patta delle bermuda che indossava, estraendo un cazzo che non avevo mai visto, forse era per la situazione ancora più piccante del solito, ma era più grosso, Riccardo invitò Lorenzo a toccarmi la passera, io,non so perché obbiettai, ma fu come dire “si …toccamela” lui non ci fece caso e mi mise due dita su quelle labbra pelose e umide, le fece scorrere tutto intorno alla mia figa, io ansimavo fortemente, poi me le infilò lentamente dentro, e io emisi un gemito, intanto Riccardo si occupava delle mie tette che aveva estratto dal reggiseno, io presi il suo cazzo in mano e cominciai a menarlo,tenevo chiusi gli occhi, non volevo che mi vedesse lo sguardo, ma luoi capiva perfettamente che mi piaceva, Lorenzo si chinò con la testa sulle mie chiappe, e aprendole un po’ di più cominciò a leccarmi divinamente, proprio come mio marito,godevo come una pazza, allora mi alzai sempre restando con il culo per aria, mi portai con la bocca sopra il cazzo di mio marito e li cominciai a lavorarmelo con lingua e ciuccio,intanto il nostro ospite si occupava dei miei buchi con la lingua, mi faceva sborrare letteralmente, e lui leccava i miei umori, gli chiesi di smettere che non volevo, lui mi chiese perché, io non seppi dargli risposta, allora lui dopo essersi tolto i vestiti , e messo in bella mostra il randello bello duro, riprese il suo lavoro con la mia figa sbrodollosa, io mi morsi un labbro dal piacere che provavo, e ritornai al cazzo di Riccardo, continuammo cosi per un quarto d’ora, poi quando loro furono nudi tutti e due, mi invitarono a distendermi con la schiena sul divano ,ormai ero con le tette fuo i dalla camicia aperta e la mini me l’ero tolta, non mi capivo più, facevo tutto come fosse una cosa normale, quando fui distesa, mio marito mi sali sopra la faccia per mettermi il suo arnese in bocca,mentre Lorenzo tornò sulla mia figa, aprii ben bene le gambe in modo che potesse lavorare agevolmente, e tornai godere dei miei due prestanti cavalieri.
Lorenzo ebbe l’onore di iniziare le…danze, si posizionò con il suo cazzone di 22cm circa, e me lo spinse in figa, io lo accolsi con molto piacere, sentii la consistenza anche se avevo la vagina lubrificata al massimo, iniziò a pomparmi con dolcezza e vigore allo stesso tempo, io con lo stesso ritmo sbocchinai il cazzo di mio marito, mamma mia come godevo, ormai mi ero liberata di ogni tabù, cambiarono ruolo tra di loro, mio marito mi chiavò e Lorenzo mi diede da mangiare la sua stanga, glielo ciuccia e leccai con passione,mentre lui continuava a complimentarsi con parole molto spinte per il mio ottimo lavoro, mi presero alla pecorina a turno, anche dentro il culo, avevo sempre un cazzo dentro uno dei due buchi e uno in bocca, mi sentivo troia veramente e felice di esserlo, poi fui io a scatenarmi, gli dissi che li volevo tutti e due, cosi uno sotto e l’altro sopra, mi penetravano in doppia, io godevo come una pazza, erano fantastici, tenevo gli occhi chiusi , forse per vergogna, ma non volevo più che smettessero, anzi li implorai di pomparmi di brutto, raggiunsi il primo orgasmo che dovetti trattenere l’urlo per non svegliare i bambini che dormivano di sopra, loro venero reciprocamente dentro di me riempiendomi tutta, per fortuna prendo la pillola da due anni dopo che Riccardo mi chiese di poter venirmi dentro in figa.
Rimanemmo cosi fermi per tre o quattro minuti, uno in figa e l’altro in culo, poi tolsero i loro cazzi e si misero ad accarezzarmi tutta, erano dolci, mai avevo provato tanto in vita mia, sembrava che fossero d’accordo, baciai prima una poi l’altro, non avevo più problemi, eravammo nudi tutti e tre ormai e io li volevo sentire attaccati a me, iniziarono a indurirsi di nuovo, ed io cominciavo a bagnarmi pure,ripartii con il pompinaggio, me ne facevo prima uno e poi l’altro,a turno loro mi mangiavano la figa e il clitoride, ormai ero di nuovo eccitata, gli proposi di farmi di nuovo in doppia e loro non attesero altro, cambiarono le posizioni come se fossero un gioco e ricominciarono a sondarmi il culo e la figa, godevo come una porca, non ero mai sazia di loro due, ad un tratto, mio marito, che mi stava pompando il culo ormai sfondato, tolse il suo arnese dall’ano, e lo improntò sulla figa dove c’era il cazzo di Lorenzo che mi scopava con maestria, capimmo tutti e due cosa Riccardo avesse in mente, Lorenzo si fermò io mi aprii di più la figa tirando le chiappe con le mani e Riccardo, dopo vari tentativi e con un po’ di fatica, riuscì a metermelo in figa con l’altro, rimasi senza fiato, mi sembrava di spaccarmi in due,mi entrarono del tutto dentro,fino alle palle,emisi un gemito lungo e forte, loro cominciarono a pomparmi lentamente, e io godevo, mi strizzavano le tette, sbrodolavo come una fontana, cominciarono ad accelerare il ritmo e io urlavo a bassa voce, poi esplosi con un secondo orgasmo ma molto più intenso e impetuoso, rimasi senza forze, loro tolsero i loro cazzi e si portarono sulla mia bocca,che io, per ricompensarli, li sbocchinai per bene facendoli venire dentro la mia bocca uno alla volta assaporando il loro nettare, poi cedetti e mi accasciai sul divano sfinita. Da quella sera ho cambiato opinione sul rapporto a tre, anche perché Lorenzo si è dimostrato,oltre un gran scopatore, una persona seria e per niente invadente, in molte occasioni ci si trovava da soli in officina o magari passava a casa mia per un saluto e mio marito non c’era, e mai ha approfittato delle occasioni, si è rivelato da subito una persona corretta, forse perché sa che una sera la settimana viene da noi per farmi rivivere la doppia penetrazione in figa.
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20 anni fa
admin, 75
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La Moto
A 18 anni si raggiunge un traguardo che per tutti i giovani vuol dire autonomia totale, ti fai la patente, fai festa fino a tardi, ti comperi le cose che più ti piaciono, e principalmente fai sesso senza la paura di essere scoperto/a , anche se magari il sesso lo facevi già tre anni prima ma sempre con la paura che i tuoi genitori ti scoprissero, adesso che hai 18anni anche se vieni scoperto la cosa non ti preoccupa più.
Io mi chiamo Mara, ho da poco compiuto 18anni, frequento il liceo linguistico e vado molto bene a scuola, vivo con i miei ho un fratello più grande che si sta per laureare in ingegneria, mia madre si chiama Linda, lavora in banca come direttrice, bella donna di 45 anni alta 1,75 sempre molto elegante ha un corpo ben modellato con un bel seno prosperoso e uno sguardo accattivante, due caratteristiche la rendono veramente affascinante, gli occhi verdi e i capelli rosso fuoco, di carattere forte e deciso, si è sempre saputa imporre sul lavoro senza arrivare a compromessi diciamo maliziosi, mio padre si chiama Luigi ha un anno in più di mia madre, lui possiede un’officina per moto, la sua grande passione, ne possiede cinque, tre Guzzi storiche una Honda da pista e una Ducati preparata da lui il quale la tratta come fosse la sua donna, mio padre è un uomo affascinante, alto 1,90 circa con un fisico stupendo e di carnagione meditteranea, capelli scuri il volto ha dei lineamenti decisi con un naso un po’ pronunciato e la bocca sempre con un lieve sorriso, i suoi occhi sono neri come la notte, lui di carattere è molto deciso, forte, ma allo stesso modo è generoso e gentile, io per certi versi assomiglio più a lui che a mia madre.
Adesso, visto che vi ho presentato un po’ la mia famiglia, mi descrivo io, beh, tanto per essere sincera so di essere una gran figona, io sono un po’ la foto copia di mia madre da giovane, tranne un po’ per l’altezza, sono alta 1,80, ho un bel culetto a mandolino, ben modellato, grazie alle ore di palestra che frequento, porto una terza di seno, bello sodo con un bel spacco tra le due mammele, la bocca carnosa, il naso un po’ pronunciato come mio padre, occhi verdi e capelli folti ricci e rossi, io sono molto trasgressiva, mi vesto sempre molto sexy, non esagerato, però dove passo gli uomini si girano, il sesso lo ho conosciuto a 16 anni con un mio coetaneo, lui si dichiarava un gran scopatore, ma non fu niente di piacevole, almeno per me, poi ho avuto altre avventure sempre più piacevoli, ad una festa di una mia amica sono stata presa anche da tre ragazzi insieme, li mi sono veramente divertita, ho avuto anche esperienze lesbo, molto piacevoli, ma la scopata più sconvolgente della mia vita è stata con un negro, un senegalese che studia alla facoltà di ingegneria con mio fratello, io avevo 17anni, e lui aveva un cazzo enorme e lo sapeva adoperare con vera maestria, lo abbiamo fatto nel suo appartamento, e per due ore mi ha fatto venire più di tre volte, ancora adesso ci troviamo per fare delle belle scopate mai niente di sentimentale, solo sesso puro. Comunque la storia più eccitante ve la racconto da adesso, iniziamo dalla settimana prima del mio 18esimmo compleanno, era in maggio, io compivo gli anni il 10, e quando una sera a tavola mia madre e mio padre mi chiesero cosa volevo per regalo, io non esitai, volevo la moto, già, perché mio padre fin da piccola mi ha sempre portato in giro con la sua moto, e adesso penso che la moto mi sia rimasta dentro di me, tanto mi piace, a quella richiesta mia madre obbiettò subito di brutto – Ma come? La moto? Ma ..ti rendi conto che potresti avere l’auto, è più sicura, e poi una ragazza in moto?- Io gli risposi un po’ contrariata – Mamma, che cazzo dici? Ma lo sai quante ragazze hanno la moto? Guarda che non siamo più come venti anni fa, e poi papà mi può insegnare lui ad andarci , no? – Io guardai mio padre supplichevole, lui non disse niente, sembrava un po’ impacciato, strano per lui, mia madre lo guardò e gli disse - Luigi , diglielo anche tu che è troppo pericoloso – Lui rispose immediato – Beh… pericolosa è anche l’auto, e poi mica gli dobbiamo prendere una mille da 130 cavalli – Mia madre lo guardò stupita, ora si metteva anche lui a complicare la storia, insomma per quella sera finì li, mio padre finito di mangiare andò sul divano, io lo seguii e mia madre sparecchiò la tavola, un po’ incazzata, io gli dissi a mio padre – Papà, che male c’è se voglio la moto? L’auto la posso comperare più avanti, ma adesso mi piacerebbe la moto – Lui mi accarezzò la testa, e mi rispose con un suo sorriso ammaliante – Non ti preoccupare, ci penso io a convincere la mamma, però mi prometti che decido io quale moto prendere – Io accettai felice, gli saltai addosso, sedendomi a gambe aperte sulle sue ginocchia , lo abbracciai e gli diedi un bacio sulla fronte, lui mi ammirò tutta , indossavo un vestitino leggero con una gonna cortissima, e mio padre mi disse felice – Fra una settimana sarai maggiorenne, sei stupenda figlia mia, sei bella come tua madre – E mi baciò, castamente, sulle labbra, il che a me fecce l’effetto di un bacio passionale non paterno, mi staccai lentamente da lui fissandolo negli occhi, vedevo lui felice mentre in me cresceva un fuoco, mi alzai e andai in camera senza dire una parola, chiusa la porta dietro di me sentii il mio cuore battere forte per l’eccitazione provata da quel bacio per nulla paterno.
Dopo quell’episodio tra me e mio padre si instaurò un piccolo rapporto malizioso, cercavo spesso di mostrare a mio padre la sensualità che possedevo a volte iniziavo discorsi che poi finivano in argomenti hard, e lui per nulla scandalizzato ci stava, arrivammo perfino a confidarci le nostre fantasie personali che alla fine dei discorsi mi trovavo sempre più eccitata.
Finalmente arrivò il giorno del mio compleanno, ero tesissima perché in qualche modo speravo nel regalo che avevo chiesto e cosi fu, alle due del pomeriggio mio padre mi chiamò in officina quando arrivai li trovai mia madre e anche mio fratello, e poi arrivò mio padre in sella ad una Aprilia RS 250, mia madre era felice per me ma si raccomandò moltissimo che dovevo stare attenta, papà era stato molto bravo a convincerla, scese dalla moto mi diede il casco e mi disse – Ecco qua Mara, dai provala vediamo come guidi - Salii in sella mi infilai il casco, due smanettate di acceleratore inserii la prima e partii, era stupenda, feci il giro dell’isolato dove abitiamo, era un missile arrivai quasi a provare un orgasmo, tanto mi piaceva, quando tornai da loro spensi la moto e scesi, avevo quasi le lacrime agli occhi, li abbracciai tutti e tre e li ringraziai per il regalo.
Dopo aver mangiato il dolce papà mi chiese se volevo andare a fare un giro assieme a lui, ovviamente in moto, accettai ben volentieri, chiedemmo alla mamma se voleva venire con noi ma lei disse che doveva andare a fare le spese, cosi andammo solo io e lui, indossai un paio di jeans molto attillati e una t-shirt azzurra , anch’essa molto attillata, quando papà mi vide fece un fischio e disse – Sei una bellezza incredibile figliola, farai strage di centauri con un culletto cosi – Io risi, e mentre indossavo il casco gli dissi - Sai papà, ce né uno in particolare che mi piacerebbe, indovina chi è? – Intanto che lui saliva sulla sua Ducati mi rispose – Mi sa di conoscerlo questo mandrillo – E partimmo con le nostre rispettive moto, era piacevole correre assieme a lui mi, portò verso la campagna, su strade che potevi tirare un po’ la moto, dopo un’oretta che correvamo ci fermammo in mezzo un boschetto, un bel posto isolato, scendemmo dalle moto e lui si complimentò con me per la guida, mi disse – L’ho sempre saputo che anche tu come me hai nel sangue la moto – Io gli sorrisi e lo abbracciai e gli dissi - E io ho sempre saputo di avere un padre stupendo ma anche un complice con qui confidarmi – I nostri sguardi si incontrarono, eravamo ipnotizzati, era bellissimo, in quel momento lui non era più mio padre era un estraneo e io sentivo il fuoco crescere in me, mi mangiava con gli occhi e io gli dissi - Mio dio papà, quanto ti desidero – E avvicinammo reciprocamente le nostre labbra, all’inizio fu un bacio dolce amoroso, poi le nostre lingue si cercarono e li cominciammo a baciarci con vera passione e carica erotica , lui mi disse – Non so se sia la cosa giusta Mara, ma anche se sei mia figlia ti voglio, ti desidero da morire – Ci stendemmo per terra e mentre limonavamo lui intrufolò una mano sotto la mia t-shirt e cercò subito una mia tetta sotto il mio reggiseno, io non persi tempo, con una mano sentii la consistenza micidiale che aveva in mezzo alle gambe, cosi dopo un paio di minuti che ci lavoravamo cosi ci spogliammo del tutto, papà era bellissimo un fisico asciutto e muscoloso, con un cazzo superlativo almeno 25 cm , io dal canto mio sapevo di essere bella ma quando lui mi vide nuda disse - Tu sei l’ottava meraviglia del mondo figliola, sei stupenda e ancora adesso non riesco a crederci che io e te ci desideriamo follemente cosi - io gli presi una mano e gli dissi piena di gioia – Non c’è nulla di male se un padre ama sua figlia anche sessualmente, anche tu sei stupendo…ti voglio papà ti desidero infinitamente, sei tu il mio regalo più bello oggi – mi distesi sull’erba fresca, e aprii le gambe in modo che lui potesse ammirare la mia prugnetta senza peli, lui venne sopra di me, continuò a baciarmi e con la bocca cominciò a scivolare verso il mio ventre, lentamente facendomi venire i brividi, era bellissimo, e quando arrivò sul mio pube mi baciò fino al clitoride, con due dita mi aprì la fighetta e lentamente cominciò a leccarmi con leggerezza, ebbi subito una cascata di umori chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dal godimento incestuoso che provavo in quel momento, sentivo tutta la voglia e la passione che usava mio padre con la lingua, comincia a mugolare e allo stesso tempo stringermi i capezzoli liberi con le dita, intanto lui mi alzava un po’ il bacino con le sue braccia muscolose e aprendomi di più le gambe mi leccava figa e culo, ormai ero tutta un brodo gemevo profondamente lo invitai a prendermi senza risparmiarsi – OOOh papà…oooh dio come sei bravo..ti voglio ..ti voglio dentro riempimi ti pregooo - Non si fece pregare si alzò in ginocchio portandosi con il suo cazzo maestosamente duro all’altezza della mia figa sbrodolante , menandoselo un po’ per caricarlo meglio appoggiò la capella rosso fuoco sulla mia vagina, e dopo averla strofinata abbondantemente mi infilzò lentamente, sentii l’asta turgida penetrarmi dentro era meravigliosa non finiva più, io tenevo la bocca spalancata e gli occhi chiusi mentre lui con le mani mi teneva le gambe aperte ed alzate, quando arrivò al fine corsa, cioè dentro fino alle palle, avevo la bellezza di 25cm abbondanti di carne pulsante e erano di mio padre, mio dio io e mio padre che scopavamo come amanti, ancora adesso solo a pensarci mi bagno tutta, restò fermo immobile per dieci secondi, un’eternità per me, poi lentamente iniziò a muovere il bacino avanti e indietro e io venni ululando di piacere infinito, quando sentì il mio grido di gioia papà iniziò pomparmi più forte arrivò alla fine che entrava e usciva completamente con il cazzo, ormai ero in sua balia cambiava ritmo spesso a volte mi pompava selvaggiamente per poi farlo con più delicatezza il tutto contornato dalle nostre lingue che si intrecciavano selvaggiamente.
Cambiammo posizione più volte, alla pecorina, e li ebbi il secondo orgasmo, alla sforbiciata, passionale e divertente, mi prese pure di traverso alzandomi una gamba, era fantastico senza fine, mi faceva godere come una vacca, era passata un’ora da quando avevamo aperto le danze e lui non dava segni di cedimento, anzi mi incitava con frasi tipo - Dai …dai bambina mia che sei fantastica, sei come la tua mamma, porca e passionale – Quando lui mi incitava cosi io mi scatenavo, gli avrò fatto almeno tre pompini per vedere se scaricava quelle palle maestose, ma alla fine era sempre lui a farmi venire fin che dopo il terzo orgasmo io gli salii sopra e li mentre mi impalavo e lo baciavo sentii che gli stavano cedendo le forze che trattenevano il suo orgasmo, e dopo un po’ mi scaraventò dentro un mare di sborra, grugnì per via dell’orgasmo, e rimase senza fiato, io gli dissi in quel momento – OOOH SIII papà… sei magnifico, vieni, vieni amore mio, senti come la tua bambina accoglie il tuo seme….o dio quanto ti amo – Mi distesi su di lui sfinita ,come lui del resto, lui si aggitò subito e mi disse – Mio dio Mara… ti ho messo incinta.. - Io gli risposi che non doveva preoccuparsi, perché prendevo la pillola da un po’ di tempo, visto che a me piacciono i cazzi senza giubbotti di salvataggio. Dopo esserci coccolati a vicenda e sbaccuchiati io gli dissi – Adesso non pensare che sia finita qui, da oggi per noi due comincia un’altra vita, appena si può la mia razzione di cazzo paterno la voglio,intesi? - Papà si mise a ridere e mi leccò le labbra – Certo amore, Anche se sei mia figlia vedrai cosa ti farà il tuo papà, e poi hai ancora molto da imparare – Io lo guardai accigliata e gli chiesi – E …che cosa dovrei ancora imparare secondo te ? – Lui allungò una mano sul mio sedere e con la punta dell’indice entrò appena, appena, dentro il mio culetto e disse – Vedrai Mara.. vedrai come sarà bravo il tuo papà – e mi baciò appassionatamente sulla bocca.
Da quel pomeriggio iniziò davvero tra me e mio padre qualcosa di selvaggio e fantastico, già la mattina dopo approfittando che lui era a casa mia madre era andata a fare il suo tour di negozi e mio fratello non c’era, ebbi l’opportunità di fare un altro incontro sessuale con mio padre, fu ancora più selvaggio del giorno prima e oltre tutto lui ebbe l’opportunità di constatare che il culetto della sua figliola non era per niente vergine, anzi molto accogliente, quello che non cambiò trame e lui è che prima di farlo venire ce ne vuole, ma penso che con il tempo……..
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20 anni fa
admin, 75
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Una serata Ok
Mi è sempre piaciuto il sesso, ho sempre cercato situazioni divertenti anche al di fuori del matrimonio. Premetto che sono felicemente sposato , che ho 36 anni. Sono Veneto , fisico asciutto e sportivo quanto basta.
Sono leggermente bisex , ma non sono assolutamnte assatanato. Di tanto in tanto rispondo ad annunci in rete di coppie che desiderano passare una serata diversa.Raramente si riesce a combianre qualcosa.
Tanti ... Tantissimi caffè ma di reale poco.
Nel marzo scorso ho risposto ad una coppia della provincia di Treviso che cercava singolo per incontro soft.
Invio le mie foto , originali di rito, e come al solito mi metto il cuore in pace.
Tre o quattro giorni dopo mi rispondono via e-mail chiedendomi se sono disponibile ad un incontro solo con Lui a prendere un caffe. Eccoci , penso un altro caffe e per giunta con un uomo !
Comunque ci vado, trovo un giovane della mia età e mi espone la sua situazione. Sua moglie desidera avere rapporti con più uomini ma è timida e non gradisce questi incontri preliminari.
Ci scambiamo le solite assicurazioni: Pulizia - Salute - e Rapporti protetti !
Dopo una settimana mi chiama al telefono e mi chiede se sono disponibile per giovedì sera a casa loro.
Rispondo di si , pensando al solito caffè a casa loro... Comunque ci vado. Il posto è una casa singola sulle prime colline di Conegliano Veneto. Suono all'ingresso , vedo una luce accendersi entro a piedi percorro il vialetto e trovo Lui con solo l'accapatoio adosso. Rimango perplesso e senza parole.
Mi fa cenno di entrare, entro nel salotto mi dice che sua moglie è già pronta in camera e che mi stavano aspettando se posso spogliarmi e mi indica il bagno per una rinfrescatina.
Mi spoglio nel salotto sotto il suo sguardo , e noto delle occhiate al mio attrezzo. Io possiedo un bel 20 cm X 20 cm di tutto rispetto . Dopo essere uscito dal bagno mi accompagna in camera da letto. Le luci sono spente, entra un po' di luce dalla finestra e faccio veramente fatica ad orientarmi. Comunque vedo un bel lettone e Lei distesa sule letto. Lui le dice " Cara è arrivato Luca".
Poi si avvicina e Lei , si toglie l'accapatio e Lei comincia a maneggiare il suo uccello. Mi avvicino anch'io. Comincio a vederci meglio, è una signora sulla 30ina , un po' formosa con il bacino largo. Proprio come piacciono a me. Non deve essere molto alta di statura , forse sul metro e 65. Comunque Lei allunga una mano , e come un brivido mi pervade. Erezione completa.
Lo accarezza piano piano , incomincia a baciare quello di suo marito e poi passa a baciare il mio. Lentamente poi mi ingoia la cappella succhiandala per alcuni secondi per poi passare a quella del marito. Lei è seduta sul bordo e noi siamo in piedi. La sento ad ogni boccata fremere di desiderio.
Si adagia sul letto e suo marito sale sopra la sua testa e glielo mette in bocca ritmando una scopata. Io mi inginocchi e comincio a giocare con la sua micina. Prima con le dita , cerco di aprire un varco dolcemente in tutto quel pelo. Poi comincio a succhiare le sue grandi labbra ed il clitoride. Lei allarga le gambe sempre più, segno che il giochino le piace. Io sono un abilissimo linquista, la sento fremere ed ad ogni lecccata muove leggermente il bacino, in piena estasi. Con una mano mi accarecca la testa.Passano così alcuni minuti, poi mi tira su per i capelli . Allora suo marito scende e comincia a leccargliela Lui , mentre io salgo . Lo prende in mano con forza e comincia a menarlo. Freneticamente .Lo passa in bocca e poi se lo toglie. La sento fremere sempre piu, Sto per venire. Viene anche Lei, Vengo anch'io. Mi tiro in disparte per non sporcare. Vado in bagno a pulirmi.
Ritorno in camera c'è solo Lui. Mi fa cenno di distendermi e mi chiede se mi è piaciuto. Gli rispondo di si.
Passano alcuni minuti in silenzio e Lui mi dice quardandomi l'uccello. "Certo che quando tira e grosso". Gli rispondo di si.
Dopo alcuni secondi sento la mano di Lui che mi sfiora la gamba . Gli dico " Cosa Fai" e Lui mi risponde , " Voi vi siete divertiti ,Io no, adesso tocca a me". E comincia a toccarmi. Poi lo prende in bocca ancora molle . Lo sento gonfiarsi nelle sua bocca. Non deve essere alle prime armi perchè lo gonfia beve e lo succhia ottimanente.
In quel momento ritorna Lei , e dice " Vedo che la festa non è finita ". Si inchina e comincia a succhiare il cazzo di Lui. Io gli lascio fare. Lui se la sta godendo con il mio cazzo , mugugna e lecca tutto attorno alla cappella e poi giù sino a leccarmi le palle. Lei si gira e mi metta la sua passera davanti alla faccia. é un invito troppo bello.
Affondo la lingua nella sua intimità, sempre più a fondo. Ora tutti e due si divertono con il mio uccello , se lo passano freneticamante di bocca in bocca, Io continua nella mia opera, sempre con più passione.
Poi Lui la gira e comincia a scoparla alla pecorina mentre lei mi spompina ben bene. Sento che stò per venire ancora , Li vedo fremere entrambi. Veniamo tutti e tre quasi all'unisono , con un rantolo liberatorio. Rimaniamo per alcuni minuti distesi nel letto sfiniti.
Poi mi alzo per primo , mi pulisco in bagno e esco in salotto.
Comincio a rivestirmi, Mi raggiunge Lui. Mi ringrazia della bella serata. Ed in silenzio come sono venuto me ne vado
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20 anni fa
admin, 75
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Esperienze
Mi ero proposto negli annunci come singolo , lasciando foto e e-mail, premetto che sono felicemente sposato da più di 10 anni , e per me era un gioco da provare. Erano passati più di due mesi nessuno mi aveva mai contattato, poi mi arriva , proprio a questo indirizzo e-mail un messaggio di una signora 40enne che desiderava altre foto ed eventualmente il numero di cellulare.
Gli rispondo, accontentandola ma restando sulle mie con educazione e garbo non convinto del tutto e pensando che si trattasse del solito mitomane. Dopo due giorni trovo un messaggio nel cellulare semplice semplice - Chiamami - con un numero sconosciuto. Richiamo per curiosita, e trovo una signora , gentile , mi presento , mi descrivo caratterialmente ... Lei mi chiede se sono libero il mattino. Sono un agente di commercio per cui mi posso liberare facilmente, gli rispondo di si. E tutto fnisce li. Ciao Ciao. Passa il fine settimana , e lunedì pomeriggio ricevo una altro messaggio - Ti va di venirmi a trovare a Vicenza domattina.
Gli mando un sms con sritto -"Si- dammi le indicazioni". Dopo un po' mi arriva un SMS con le indicazioni. Arrivo in centro a Vicenza in una viuzza stretta stretta verso le 10 del mattino. Con difficoltà parcheggio ed arrivo all'ingresso. Suono , rispondo col mio nome e mi fa entrare. Per le scale le gambe cominciavano a tremare dall'emozione. Arrivo sulla porta, suono. Mi apre una bella signora , un'po formosetta ma ben curata e tenuta, sulla 40ina.
Vestita di tutto punto- Camicetta colorata , gonna .Mi fa un bel sorriso, Ciao entra , chiudo la porta bacio di rito, e senza fiatare , spontanemente. non so come o perche allungo la mano tra le sue cosce. La sento irrigidirsi, la bacio su collo e le prendo la sua mano e la metto nella mia patta. E' un po sulle sue non sa cosa fare, ma poi comincia strusciare dolcemente fino a farlo gonfiare. Poi allarga la gambe e Io infilo la mano sotto la gonna. E senza nulla, sento il suo pelo, e le sue labbra. Con la mano aperta gli massaggio la fica poi ci infilo un dito. Mi dice all'orrecchio. Ehi.... tu non perdi tempo eh.. Quindi si allontana e mi chiede se prendo qualcosa da bere ? Gli chiedo dell'acqua e ci accomodiamo in salotto. C'è un bel divano di pelle nera. Mi porta una bottiglitta da 1/2 litro di acqua e beviamo tutte due. Lei scherza ridendo , e dicendomi che l'ho colta di sorpresa.
Appoggia il bicchiere sul tavolino e si avvicina. Mi apre la patta, faccio scendere i pantaloni, lo prende e lo accarezza dolcemente. Mi guarda negli occhi e mi dice, "Ne hai hai qui eh." Gli rispondo di si e lei se lo ficca in bocca. Comincia a spompinarmi , con la lingua gira e rigira sulla cappella e poi in gola fino in fondo. Piu volte ripetutamnte, Ormai la cappella ha raggiunto la circonfernza massima ed è rossa come una ciliegia matura. Mi alzo in piedi e mi tolgo i pantaloni. Lei se lo gode in bocca, Con una mano mi accarezza le palle. Ad ogni su e giù stringe le palle. Una goduria. Allungo una mano sotto le sua gonna, la sento bagnatissima, si distende a gambe aperte continuando a giocare col mio uccello. Allora provo il 69. Lei ci sta. Mi perdo in tutto quel pelo , entro ed esco con la linga sempre più freneticamente. Allungo un amano e trovo la bottiglietta d'acqua la prendo e provo ad infilaglierla. La sento godere. Con al bottiglia infilata le lecco la fica attorno soffermandomi sul clitoride.
Va avanti così poi Lei viene con un rantolo dicendo bastaaaa...... Bastaa... Nel frattempo prende il mano il mio uccello e comincia a agitarlo velocemnete . Vengo anch'io copiosamente. Ci accasciamo sul divano sfiniti. Passano 5 minuti , gli chiedo del bagno, mi pulisco. Esco e la trovo rivestita di tutto punto. In piedi che mi aspetta. Sorride mi chiede se prendo un caffe, gli rispondo di si. Prendiamo il caffe e scherziamo sul tempo, sulla pioggia ... Poi mi accompagna alla porta, Mi bacia sulle guance e mi dice "Oggi non è successo nulla vero ? " "Si" gli rispondo .
Le stringo affettuosamente una mano sul sedere. Ciao .. Ciao Me ne sono andato . ed ho sempre un bel ricordo di quella mattina di settembre a Vicenza. Da gentiluomo aspetto una sua eventuale chiamata. Mah , chissa speriamo.. Gab
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20 anni fa
admin, 75
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Bondage
Ora vi chiederete perché uno prenda la penna in mano e decida di scrivere. In realtà non c’è un motivo, o meglio, una spiegazione esiste, ma è difficile da far comprendere. E questo accade a tutti. Non importa chi essi siano, se scrivano bene o male, se abbiano studiato oppure no. Il desiderio è quello di raccontare. Nel mio caso il racconto è un po’ bollente….. Quello che probabilmente vi colpirà è il fatto che il sottoscritto sia una persona amante di quello che comunemente viene chiamato sesso bizzarro. Chissà perché questa definizione. In realtà, si può affermare, senza il dubbio di essere smentiti, che la mia indole sia piuttosto forte, diciamo risoluta, soprattutto con l’altro sesso. Ora, se qualcuno non avesse ancora capito, stiamo parlando di BDSM. Cos’è? Boh! Alcuni lo chiamano Bondage, altri sadomasochismo. Insomma quel genere di cose che non si racconta al vicino di casa, ma del quale nemmeno c’è da vergognarsi più di tanto. Comunque, tornando al discorso principale, il sottoscritto può essere definito un Master, o un Padrone o se qualcuno preferisce, un gaio pervertito (Che pena per coloro che non coltivano nemmeno un piccolo vizio!). Dicevamo. Sono un Padrone (non pensiate lo dica col tono di un alcolizzato ad una seduta dell’anonima) a cui piace di tanto in tanto avere una donna a propria completa disposizione. “Il solito pervertito da frusta e gatto a nove code”. Se stavate pensando a questo…beh! Lasciate perdere quello che sto scrivendo, magari non vi interessa. Comunque, il piccolo piacere che di tanto in tanto mi pervade è quello di sentire il respiro della mia compagna cercare disperatamente di essere all’unisono col mio. Già unisono, parola che significa anche apprezzamento, voglia di dimostrare al proprio uomo, padrone, amante, di essere la sua donna, l’unico essere femminile per cui valga la pena di interessarsi. Vedere la propria donna disposta a qualsiasi cosa per soddisfare le proprie necessità può essere terribilmente eccitante. Beh! Questa possibilità ho avuto modo di apprezzarla di tanto in tanto e mi ha fatto letteralmente impazzire. Niente corde, pinzette o frustini. Solo il potere di una passione, di un desiderio che diventa ordine, di un ordine che diventa priorità e perché no, a volte anche amore. Che palle penserete. Ci mancava pure il padrone filosofo!. Eh eh eh eh eh !! Non sono un filosofo, ma solo uno a cui piace dominare la propria compagna con l’intelligenza che la razza umana si arroga il diritto di rivendicare. Premesso tutto questo, passiamo al fatto in se. Da poco, la mia dolce schiavetta, quella per cui il mio cuore batteva forte e si sarebbe fatto calpestare (perché succede anche questo ad un padrone che ama!), era andata via. Non vi sto qui a tediare con le motivazioni, l’importante è sapere che con lei avevo vissuto momenti di altissimo erotismo, di passione sfrenata e anche di soave sadomasochismo. Non desideravo un’altra schiavetta, ma per noia decisi di girare per quel meraviglioso mondo di finzione che sono le chat. Non vi racconterò le storie di umanità varia che ho incontrato. Ciò che importa è che in una serata di gaia semi-incoscienza, ho incontrato lei. Bionda, simpatica, attraente e udite udite, intelligente. Ci legava la passione per il sadomaso e per la scrittura. Passammo del tempo parlando di padroni, schiave, letteratura erotica ed amenità varia. Una consuetudine piacevole e rilassante, finchè un giorno decidemmo che, anche se virtualmente, si poteva giocare a fare il padrone e la schiava. Ora, per chi ricorda i momenti esaltanti passati a giocare al dottore e all’infermiera capirà che in fondo poteva essere eccitante. Fissammo un appuntamento virtuale e le diedi istruzioni su come doveva vestire e su cosa doveva avere a portata di mano per essere mia. Quando attraverso lo schermo vidi che si era preparata esattamente come desideravo sorrisi pensando a quello che sarebbe successo di li a poco. La feci spogliare e mettere in ginocchio. Ubbidì. Le ordinai di toccarsi e di raccontare quello che le passava per la mente. Che master del piffero penserete. In realtà, quello che la umiliava, non era eseguire degli ordini protetta dalla distanza di un monitor, ma il dover ammettere a voce che quello che stava facendo le piaceva. L’imbarazzo di quelle parole, l’innocente tentativo di distogliere lo sguardo dalla webcam, era un goffo tentativo di non pensare a quello che stava facendo. A me, però, piaceva…. e molto!. Le ordinai di masturbarsi per me. Ubbidì. Le ordinai di godere guardando la cam. Ubbidì. Le ordinai di gridarmi il suo orgasmo. Ubbidì. Quando finalmente quel sublime momento in cui le membra sembrano esplodere arrivò, guardò dritta la cam e disse “ grazie padrone”. Fu spontanea, semplice e precisa nel ringraziare chi con una sottile costrizione le aveva permesso di godere. Le ordinai di leccare la sua mano e di raccontarmi quel sapore sgorgato tra le sue cosce. Ubbidì. MI guardò imbarazzata ciancicando parole vane nel tentativo di riordinare la mente. La bloccai subito. Le ordinai di masturbarsi ancora. Ubbidì. Tenne la sua mano tra le gambe per circa tre quarti d’ora senza poterla mai fermare. Non contai gli orgasmi consecutivi che assaporò. Furono molti, uno dietro l’altro, senza pause o tentennamenti. Quando decisi che poteva smettere era esausta. Cominciò a ridere. Era imbarazzata e frastornata. Non sapeva né come né perché aveva goduto così tanto davanti ad uno sconosciuto. Non capiva perché, mentre la sua mano si intrufolava tra le labbra della sua vagina, cercava il mio apprezzamento. Voleva soddisfare i miei desideri, dimostrarmi che era capace di ubbidire, di essere mia anche se si trovava a centinaia di chilometri da me. Se siete arrivati fin qui vuol dire che forse vi ho incuriosito un po’. Questo è il mio BDSM. Niente frusta, niente corda o cera. Solo il potere di affascinare con la mente. Una sorta di affinità elettiva che a volte si crea tra due corpi e due anime.
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20 anni fa
admin, 75
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La Professoressa e il Ripetente
Avete mai pensato come per un’insegnante di scuola possa essere frustrante dopo un anno di insegnamento veder i propri alunni che se ne fregano di quello che si è parlato durante l’anno?
Per me che sono un’insegnate che svolge il suo lavoro con passione, che va al lavoro anche con la febbre, pur di non lasciare indietro con il programma annuale i propri scolari, è una cosa troppo dolorosa, ogni giorno, quando entro in una classe, vedo più della metà dei ragazzi che non fanno niente per applicarsi, pensano ad altro, alla musica, alle ragazze o ai ragazzi, insomma, a tutto fuor che allo studio. Mi presento, mi chiamo Giuliana, sono un’insegnante di lettere, insegno in un liceo, ho 43 anni, non sono sposata, abito da sola in un appartamento in città, i miei alunni mi considerano la classica insegnante zitella, sempre vestita classica con abiti scuri calze e scarpe nere, seria severa, esigente, che sorride poco, e molto riservata, in pratica la classica rompi coglioni, ebbene si, è vero, io sono cosi, sarà anche per questo che non ho mai avuto storie importanti nella mia vita che mi portassero a sposarmi, sono sempre stata per 15anni attaccata al mio lavoro, mai una pausa, tranne il periodo d’estate quando le scuole sono chiuse, per il resto la mia vita è l’insegnamento, quando non sono a scuola faccio ripetizioni a casa, l’unica variante, il fine settimana vado dai miei genitori in campagna, oppure a trovare mia sorella, sposata con tre figli. Sebbene gli uomini mi trovino una donna attraente, io non faccio niente per mettere in risalto il mio aspetto, alta 1,67, ho un corpo snello, devo ammettere che ho delle belle gambe lisce e perfette, un sedere a pera, e un seno di terza misura duro e sodo, anche perché non è mai stato….usato ; sono di carnagione bianca ho un viso magro con labbra fine il naso un po’ pronunciato porto gli occhiali, non mi trucco a parte un po’ di rossetto rosa molto chiaro e ho i capelli neri come la notte, ricci e lunghi fino alle scapole, la mia espressione è quasi sempre, come avevo già accennato prima, seria, a volte do l’impressione di essere cattiva, ma dentro di me c’è molta malinconia, voglia di vivere, provare le gioie della vita che non ho mai provato, una di queste riguarda il sesso, la prima volta che lo feci fu a vent’anni, con un mio cugino, fu soltanto dolore, e piacere per lui, ma altre ne seguirono per circa tre anni, sempre più piacevoli, fin che lui non incontrò la donna della sua vita, poi per me non ci fu più nessuno a farmi godere delle gioie del sesso, cosi mi rinchiusi nel mio lavoro, sebbene certe notti mi trovo con un calore che pervade il mio corpo, e alla fine per spegnere il fuoco devo arrangiarmi con dell’autoerotismo, non ho mai cercato di ammaliare un uomo, a volte mi ritrovo da sola in aula insegnanti con dei colleghi maschi, che trovo molto affascinati, alcuni di loro a volte azzardano un complimento su la mia bellezza, oppure è capitato che mi hanno invitata a cena, ma io gentilmente ma con fermezza ho sempre rifiutato, molte volte mi domando perché sono cosi, perché non mi lascio andare, molto spesso nel sonno sogno di essere nell’aula insegnanti, nuda e distesa su un tavolo che ciuccio cazzi nerboruti e mi faccio possedere dai miei colleghi, allora mi sveglio e per calmarmi sono costretta ad arrangiarmi con le mie mani sulla mia micia nera e pelosa, se solo fossi più libertina come delle mie colleghe e invece no . Ma tre mesi fa è successo un fatto che mi ha cambiato radicalmente la vita, in un aula dove insegno ci sono dei ragazzi ripetenti che trovano in me il piacere di usarmi come bersaglio per i loro scherzi idioti, tipo: gesti immorali durante le mie spiegazioni di lezione dove esigo l’assoluto silenzio e la costante attenzione, a volte trovo scarabocchi sulla cattedra riguardanti organi maschili, ma l’ultimo e più pesante della serie, che poi contribuì al mio cambiamento, fu un giorno durante l’uscita di scuola, stavo per salire sulla mia bicicletta, proprio quando stavo per sedermi sul sellino questi si levò il quale persi l’equilibrio e caddi, per fortuna non mi feci niente, però la mia gonna nera e una calza si lacerarono, sentii nello stesso istante delle risa e capii che ero stata di nuovo vittima di uno scherzo idiota, mi alzai infuriata, e vidi tre ragazzi scappare, due non riuscii a riconoscerli, ma il terzo lo vidi bene, si chiama Alberto, ha 18 anni, ripetente ovviamente, lo chiamai indietro gridando con tutta la voce che avevo, e lui si fermò di colpo, poi all’improvviso mi sentii mancare e cadi di nuovo per terra, quando mi ripresi mi ritrovai tra le braccia del ragazzo capii che il manigoldo mi aveva almeno soccorso, era li che mi guardava con tenerezza e cercava di farmi riprendere – A prof… nun me faccia scherzi, nun è successo niente…aoo.. che minchia hanno combinato sta volta… forza prof, nun volevamo farle del male…glielo giuro – Io lo lasciai parlare, mentre mi teneva tra le braccia, era un bel ragazzone fusto, con braccia possenti, occhi azzurri e capelli biondi, quando lo vidi più preoccupato perché non parlavo decisi di tranquillizzarlo del mio stato di salute – Sto bene adesso…Alberto, ma questa volta NON LA PASSERAI LISCIA, TI FARO’ SOSPENDERE DAL PRESIDE….brutto delinquente, e mi pagherai i danni, inoltre… dovrai dirmi i nomi dei tuoi complici – Lui continuava a prendersi cura di me, vide che la mia mano sinistra sanguinava un po’, e allora prese il suo fazzoletto e me la avvolse, e disse – Nun sarà na fasciatura da infermiere, ma almeno cosi nun se sporca…guardi prof che io centro fin la, nun so stato io a farglielo, e nun me va de far nomi, se me vò sospendere… lo faccia, tanto me bocciano pure quest’anno, l’importante che lei stia bene, e per i danni nun se deve preocupà..ce penso io – Parlava sincero Alberto, che li per li mi fece tenerezza, io mi calmai, lo guardai negli occhi e vidi, si un ragazzo che studiava poco e gli piaceva divertirsi, ma anche un ragazzo buono che mai farebbe del male a qualcuno, lui mi chiese se ce la facevo a tornare a casa, se no mi accompagnava lui con l’auto, viste le mie condizioni, decisi di accettare, Alberto caricò la mia bici nel baule dell’auto visto che aveva una familiare, e poi mi aiutò a salire, era molto gentile e premuroso, quando partimmo, lui mi chiese di nuovo come stavo, io stranamente fui gentile, gli risposi che stavo meglio di prima e lo ringraziai dell’interesse che aveva per me, poi fui io a iniziare il discorso – Alberto.. vedo che se vuoi sei un bravo ragazzo e pure intelligente, allora perché non ti applichi di più negli studi, potresti farcela se vuoi – Lui si mise a ridere - Purtroppo, prof, il mio problema si chiama tempo per studiare, sa a casa mia nun è che se balli sull’oro, mi padre sta al gabbio, mi madre lavora come na negra mi fratello più grande fa il meccanico, ha voluto lui che andassi a scuola, perché abbia un futuro migliore di altri miei amici, però se voio andare in macchina, se voio prenderme, che so, un capriccio, me devo dà da far… e po me va de aiutar mi madre poverella, me piace, sa, la scuola che frequento, lo scelta io, ma è er tempo che me frega – Capii la sua situazione, e gli chiesi – E che lavoro faresti di pomeriggio? Spero non rubare autoradio? – Lui si mi a ridere – Noo..nun se preoccupi, quello l’ho fatto anni fa ma poi me beccarono, e dopo aver piato un sacco de legnate da mi fratello, ho pensato de trovarme un lavoro normale, faccio er pizzaiolo, se guadagna bene sa? – Io gli sorrisi e lui mi vide e stupito disse – An vedi la prof che sorride…ma lo sa che quando è allegra viene meio de quando è seria – Cercai di riprendere la mia serietà solita, ma non mi riusciva stranamente – Devo essere seria con voi se voglio che ascoltiate le mie lezioni – Lui non si disarmò anzi – Sii, ma forse se fosse un pochino più allegra noi potremmo stare anche più attenti, ao con lei sembra de star co i tedeschi, nun se la prenda, e poi se deve vestir più casual, che so… un paio de jeans na gonna più corta, in fondo è una bella signora – Era bravo a catturare l’attenzione delle donne, pensai subito che doveva essere un mandrillo, arrivammo nel palazzo dove abito, lui mi aiutò a scendere, potevo benissimo farlo da sola visto che non mi ero fatta niente, ma lo lasciai fare, mi piaceva, mi scaricò la bici e poi mi chiese scusa per lo scherzo idiota che i suoi amici mi avevano fatto, io gli sorrisi di nuovo stranamente, e poi gli proposi - Senti, che ne diresti se nel tempo libero ti dessi un aiuto negli studi, non voglio soldi, voglio che resti promosso, se lo vuoi potresti riuscirci, che ne dicci?- Lui ne fu felice, e mi disse che era libero due sere alla settimana, e giusto quella sera era libero, gli sarebbe veramente piaciuto riuscir a stare promosso, anche per render felice sua madre e suo fratello, che da come avevo capito, facevano di tutto perché studiasse, cosi ci mettemmo d’accordo per le sette di sera.
Passai il resto della giornata, tra una ripetizione e la correzione dei compiti, tutta turbata, non riuscivo a capire cosa avevo, ero nel tipico stato che mi capita molte volte di notte, avevo voglia di sesso, ma non c’era niente che mi eccitasse in quel momento, poi capii perché ero cosi, pensavo ad Alberto, e a quando sarebbe arrivato, si era lui il motivo del mio eccitamento, mancavano pochi minuti all’appuntamento con lui, decisi di farmi trovare un po’ più intrigante, volevo vedere se per caso c’era dell’interesse da parte sua verso me, indossai una gonna nera che mi arriva fino alle ginocchia con un spacco davanti un po’ più aperto del solito, diciamo che per me è quella più trasgressiva, e una camicia bianca, abbastanza trasparente da far notare il reggiseno bianco di pizzo, che avevo sotto, sotto la gonna non portavo calze, e indossavo un pio di slip bianchi un po’ trasparenti, liberai i capelli dal mollettone che li teneva raccolti dietro la mia testa, lasciandoli cadere sulle spalle dandomi un aspetto più da selvaggia, diversamente dalle altre volte mi truccai un po’ di più del normale.
Suonò il campanello, era lui, il mio cuore batteva forte, e avevo le gambe molli, andai al citofono, chiesi chi era con voce tremula, rispose lui molto gentilmente, gli aprii il portone da basso, e lo aspettai nell’ingresso della mia abitazione, mi accorsi di avere la camicia troppo abbottonata, cosi la aprii di due bottoni, scollandomi vistosamente fino al seno, quando Alberto fu davanti alla mia porta, suonò il campanello, io subito aprii la porta, e quando lo vidi mi eccitai subito, era bello alto muscoloso portava un paio di jeans molto stretti, e davanti si notava il bozzo della patta, inoltre indossava una maglietta nera molto attillata, da mettere in risalto il suo fisico prestante e perfetto, i nostri occhi si incontrarono, ci fissammo per un attimo che sembrò un secolo, io gli feci un sorriso lieve, lui mi contraccambiò con un sorriso malizioso e disse – An vede prof… cosi preparata nun sembra più lei… minchia..o mi scusi per la parolaccia, ma sa nun capita tutti i giorni a vederla cosi…managgia – io ero appoggiata contro la porta, inconsapevolmente avevo alzato una gamba per appoggiare il piede contro l’altra, mi accorsi dopo di quanto audace ero diventata, lo feci entrare, chiusi la porta mentre lui si guardava in torno, mi fece i complimenti per il mio appartamento, io lo invitai a seguirmi in salotto dove di solito tengo le ripetizioni, però ci sedemmo sul divano, invece del tavolino rotondo che uso con gli altri per scrivere, lui continuava a guardarmi, mentre io prendevo dei libri e mi sedevo accanto a lui, mi sistemai composta, e cercai di essere professionale, intanto che gli accennavo su dove era carente nella mia materia, sentivo il calore e il profumo che emanava il suo corpo, era difficile concentrarsi, lui mi seguiva con il discorso, ma allo stesso tempo sentivo che mi stava esplorando con gli occhi, senza volerlo alzai la mia gamba per accavalarla all’altra, mettendo a nudo la coscia lui non restò affatto indifferente, e me ne accorsi, mi portai più vicina a lui tenendo il libro sulle mie gambe, sempre con fare ingenuo mi toccai un lembo della camicia, e lo aprii un po’ cosi lui poteva vedermi il seno, lo stavo seducendo e forse lui lo capì subito, parlavo e spiegavo la lezione, ma dentro di me c’era un incendio, fu lui a rompere il ghiaccio, mi prese il libro, e lo chiuse, io rimasi scioccata, non avevo parole, poi portò la sua mano sulla mia gamba, e la accarezzò io balbettai qualcosa per obbiettare il suo gesto, ma era quello che volevo, lui mi disse – Ma lo sai che sei bella? …Io l’ho sempre detto che tu sei de ghiaccio fora ma de fuoco dentro, sbaglio o ciò ragione? – Ero paralizzata, e allo stesso tempo morivo dalla voglia che lui mi prendesse, mi mise una mano sul seno e si avvicinò per baciarmi, io cercai inutilmente di allontanarlo dicendo – Alberto..ma..ma..ma cosa fai…lasciami..no ti prego… - Ma lui mi prese il viso con le mani e dolcemente mi baciò sulle labbra, io cercai di resistere ma poi, dopo che mi ribaciò e cercava allo stesso tempo di mettere un mano sul mio seno, mi lasciai trasportare dalla sua foga, aprii la bocca per accogliere la sua lingua che lui non attese molto a cacciarmela dentro. Mi trovai sotto di lui distesa sul divano, con una mano lui mi esplorava il seno, e con l’altra cercava di farsi strada su per le mie gambe, io non mi muovevo, lo lasciavo fare, partecipavo solo con la bocca e la lingua, era bravo e dolce per niente violento, era questo che volevo, dolcezza e passione e lui di passione ne aveva da vendere, ormai era arrivato con la mano sulle mie mutande, sentii che con le punte delle dita, lentamente, cercava di spostare un po’ gli slip, per cercare il mio pube, e quando ci riuscì trovò una sorpresa, e strabiliato mi disse – Aah.. ai capito la professoressa….. se le rasata, a me me fanno impazzir le gnocche rasate, che dicci de toierte sta gonna che te faccio morir? – Io ero in calore, lui si alzò io pure, mi slacciai la gonna e la lascia cadere, poi velocemente sbottonai la camicia, e me la tolsi passai al reggiseno, e via anche quello, ero nuda davanti a un mio allunno,restavano solo le mie mutandine, ma volevo che fosse lui a togliermele, ero tutta un fuoco, lo guardavo con la voglia famelica di una belva che guarda la sua preda, e gli dissi – Adesso tocca a te brutto porco…fammi vedere la mazza che tieni – Mi stupii di me stessa, ma lui mi trovò normale, perché rise e cominciò a spogliarsi, quando rimase con gli slip addosso mi disse – Me prometti na cosa? – Io gli chiesi cosa – Che quando lo vedi…nun te spaventi – E come si calò gli slip uscì un mostro di cazzo, io rimasi allibita, e con la bava alla bocca, era un dono del cielo, non glielo ho misurato ma deve essere lungo almeno 27cm e grosso che con le mia mano non riesco ad agguantarlo tutto, bello venoso con due palle stupende attaccate sotto, mi avvicinai a lui che intanto con una mano se lo menava, e quando gli fui attaccata, lo baciai con foga e passione, lui mi contraccambiò, intanto con una mano glielo presi e cominciai a menarglielo, limonammo per un po’, mentre gli facevo un avanti e indietro con la mia mano, poi con la bocca sempre attaccata a lui cominciai a abbassarmi lentamente, leccandolo tutto, quando mi ritrovai in ginocchio davanti a quella mazza, mi soffermai ad ammirarlo, mentre con tutte e due le mani glielo menavo, lui mi invitò a prenderglielo in bocca – Dai porcellina, che aspetti…che sia lui a saltarti addosso? – Io lo guardai in faccia, e seria partii con la bocca spalancata, quando mi entrò in bocca la cappella, mi sembrò di ingoiare una brace, tanto era calda, me la gustai un po’, e poi cercai di infilarmelo tutto in gola, quando stetti per soffocare, lui era entrato poco più di metà, glielo ciucciai tutto, lo leccai con avidità con la lingua corsi lungo l’asta fino alle palle, le presi in bocca e le accarezzai con la punta della lingua, dopo un po’ che gli facevo questo lavoretto di bocca, lui venne con un fiotto di sperma, che mi lavò la faccia, ululando di piacere, mi trovai la faccia tutta impiastricciata del suo sperma, dolce e appiccicoso, temetti che tutto fosse finito li visto che lui aveva goduto e io invece no, ma non fu cosi, anzi sembrò che quell’orgasmo per lui fosse stato solo un riscaldamento perché mi prese e mi mise, alzandomi con le sue braccia possenti, sul divano, mi tolse gli slip e mi divaricò le gambe, si inginocchio davanti a me sbalordita dal suo gesto, mi accarezzò le gambe e facendo scorrere le mani verso la mia micia in calore, disse – Adesso cara prof. comincia er divertimento, di la verità nun tè mai capitato un tipo come me..vero?- Dio mio, no, non m’era mai capitato, e non volevo che finisse mai, lui accarezzò la fighetta mia, era esperto nel manipolare certe cose, d’infatti io cominciai a mugolare, sentii i miei liquidi vaginali colare giù, quando vide essa cominciava lubrificarsi abbondantemente, si tuffò con la bocca a leccarmela, io non feci altro che aprire ancor di più le gambe e chiudere gli occhi, mi lasciai portar via da quel piacere immenso che provavo, mai in vita mia avevo goduto cosi, sentivo la sua lingua penetrarmi dentro, la muoveva avanti e indietro, e io con il bacino cominciai a imitarlo, a tratti si soffermava sul mio grilletto il che contribuì non poco a farmi impazzire, Alberto continuò cosi per un bel pezzo era magnifico mi faceva morire dal piacere, fui io a chiedergli di scoparmi, ormai non ce la facevo più ad aspettare che mi prendesse, si alzò in piedi, menandosi l’uccello dei miei desideri, sembrava ancora più grande di quando glielo avevo preso in bocca, si posizionò davanti a me per penetrarmi, appoggiò la cappella sulla mia fighetta bagnata e vogliosa, e poi con un piccolo colpetto di reni affondò tutto dentro di me, io gridai un po’ per il dolore, ma anche per il piacere di avere dentro di me quel cazzo fantastico, lui si fermò un secondo per farmi rilassare, poi incominciò a sfilarlo fuori e prima che uscisse del tutto lo spinse di nuovo dentro di colpo, io impazzivo godevo come non avevo mai goduto in vita mia – AAAH…SIII,dai cosi Alberto…OOOOH…MIO DIO, mi fai impazzire….SIIII – Non ero più l’ acida professoressa di prima, ma una troia che finalmente aveva trovato il mezzo giusto per ritrovare la felicità di vivere, Alberto si rivelò uno scopatore eccezionale, mi chiavò in tutte le posizioni, alla missionaria, alla pecorina (STUPENDA PRATICA), di traverso, mio Dio, penso di aver avuto tre o quattro orgasmi, non finivo più di godere, dopo un’ora che scopavamo senza tregua, lui mi avvertì che stava per venire, io in un baleno mi misi a quattro zampe e lo implorai a scaricare il suo seme nella mia bocca, per lui fu un invito da non perdere, subito si piazzò davanti alla mia bocca, che quando vide quel pezzo di trave di carne pulsante, si spalancò e lo inghiottì tutto, poche pompate di bocca e il suo sperma mi inondò la gola, ingoiai il seme di Alberto con avidità e piacere, gli pulii il cazzo per bene,e poi mi accasciai al suolo sfinita e soddisfatta dell’opera, lui non fu come tanti maschi, che dopo aver fatto il loro porci comodi ti lasciano li e se ne vanno, anzi, si distese a fianco a me, mi abbracciò e mi baciò in bocca, e mi disse – Aoo..hai visto che se vuoi sei meio de tre ragazzine scatenate? Era da un sacco de tempo che nun me facevo na porcona come te, me sa che me stò a inamorà de te, nun me dici niente? – Io lo accarezzavo, e lo guardavo dolcemente, pensai all’enorme diferenzza d’età tra me e lui, e gli dissi – Sei fantastico ragazzo mio, mi hai risvegliata, ora mi sento bene, mi piaci ..mi piaci da impazzire, ma non possiamo stare insieme come fidanzati, cosa direbbero a scuola “L’arcigna professoressa Giuliana è la fidanzata di un’allunno di 18anni” non possiamo, però se vuoi, puoi venire qui da me per le ripetizioni, vedrai che oltre a farti studiare ti darò il mio corpo, e tutta me stessa, ti va? – Lui disse di si, ci baciammo ancora con passione, sentii il suo cazzo riprendere vigore, e non voglio mentire, ma riprendemmo subito il discorso, anzi L’allunno Alberto G. Propose alla professoressa di lettere Giuliana M. di farsi fare anche il culo, per lei era la prima volta, fu doloroso all’inizio, ma poi…..incredibilmente stupendo, anzi, da quel giorno li lo pretendo sempre di dietro, e lui sa con vera maestria mettermelo senza causarmi dolori allucinanti. La nostra storia continua cosi, lui due sere la settimana viene da me per le ripetizioni, ho messo delle regole, perché voglio che resti promosso, prima si studia, poi si scopa, ho sempre paura che lui si stanchi di me, ma lui mi dice sempre che non riesce a trovare donne migliori di me, a volte penso di amarlo, ma non è una storia facile da gestire in segreto comunque grazie all’impegno di Alberto, e alla passione mia che ho per lui, penso che oltre a restar promosso, lui andrà all’università, e se un giorno finisse tra me e lui….beh..ci sono sempre altri ragazzi carenti nello studio..no?
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20 anni fa
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Due Fratelli Fuori dal Comune
Ciao mi chiamo Ketty, ho 19anni, compiuti tre giorni fa, abito a Milano frequento il liceo scientifico, non ho il ragazzo e mi ritengo una ragazza oltre che simpatica spigliata e intelligente, anche molto figa, sono alta 1,65 fisico snello, porto una taglia xxxxx, ho un bel culetto sodo e una seconda di seno con le tettine all’in su, tutti mi dicono che il mio viso assomiglia un po’ alla Hunziker , modestamente a me non sembra, comunque non mi dispiace assomigliare a una bellissima donna come lei, sono bionda naturale e porto i capelli lunghi e ricci, altra qualità che fa di me una ragazza attraente è che raramente mi trucco, si, posso definirmi la tipica ragazza acqua e sapone. Io vivo con i miei genitori, ho due fratelli più grandi di me, tutti e due militari in carriera, mia madre si chiama Giuliana, ha 50anni e assomiglia a me, tranne per il seno che ce la più grosso, dopo che ha avuto i miei due fratelli, purtroppo rimase vedova del primo marito, poi ha conosciuto quello che sarebbe diventato mio padre,si è risposata e a 32 anni ha avuto me, mio padre, anche lui nell’esercito, si chiama Claudio, ha tre anni in meno di mia madre ed è stato un padre premuroso oltre che con me anche con i miei fratelli più grandi, comunque la storia che vi sto per raccontare è centrata su i miei due fratellini. Il più grande si chiama Alvise ha 30 anni, bel ragazzo, statura media, muscoloso, simpatico, ufficiale dell’aereonautica militare, non ha una ragazza fissa, anzi dopo una settimana di solito lui chiude i rapporti, perché dice che le storie lunghe sono troppo complicate per lui, io invece penso,siccome è un bel maschio e lui lo sa, ne approfitta per divertirsi con tutte, l’altro mio fratello, si chiama Luca, 25 anni anche lui ufficiale ma nell’esercito, Luca è più alto di Alvise, fisico atletico, non è attraente come suo fratello, ma io lo trovo lo stesso molto affascinante, serio, ride poco, molto intelligente e colto, con me loro due sono stati più che fratelli anche padri, mi hanno sempre protetta, se avevo qualche problema andavo da loro e un consiglio me lo davano sempre, molte volte mi portavano in giro al cinema a mangiare la pizza o magari ai laghi anche assieme alle loro ragazze, e mai mi lasciavano sola, insomma avevo,ed ho tutt’ora, due fratelli che potevano benissimo farmi da padri e da accompagnatori, molte volte se ci si trovava a casa da soli, io li istigavo a fare la lotta con me, sono molto tremenda quando mi metto sono peggio di una zanzara, li stuzzicavo a dovere e poi si finiva tutti e tre sul pavimento del salotto e in questi momenti scappava sempre qualche toccatina fugace o da parte mia o da parte loro, cose innocenti, ma a volte sentivo le loro patte dei pantaloni molto duri e,gonfi. Un pomeriggio di due anni fa, era estate, stavo per entrare in bagno perché mi occorreva fare la pipì, trovandolo aperto, entrai e sentii la doccia in funzione, chiesi chi era e mi rispose Alvise, io gli dissi che mi scappava , e lui rispose di fare con comodo, quando ebbi finito, lui chiuse la doccia e mi chiese se gli passavo l’asciugamani, io lo presi e glielo porsi quando lui aprì la porta di vetro, vidi che non faceva nulla per nascondere le sue…grazie, cosi potei ammirare la dotazione di mio fratello, lui se ne accorse che lo guardavo e mi chiese cosa ne pensavo, sorridendomi, forse pensava che mi sarei imbarazzata, invece gli dissi che tra tutti quelli che avevo visto quello era veramente bello, lui rimase a bocca aperta senza parole, io gli strizzai l’occhio sorridendo e me ne uscii, però aveva fatto un effetto su di me molto eccitante. Dopo un po’ di tempo mi capitò di veder nudo anche Luca, lui adora le arti marziali, è cintura nera terzo dan di Karate, di solito si chiude in camera per fare i suoi esercizi spirituali di concentrazione, e li fa rimanendo nudo, perché dice che si riesce a trovare la concentrazione assoluta liberando il corpo, quella volta aveva suonato il telefono risposi io e c’era un suo amico che doveva parlargli, io andai verso la sua stanza e bussai, non avendo risposta provai ad aprire la porta, e lo trovai sul letto con le gambe incrociate, ovviamente nudo, in totale concentrazione, lo ammirai, dimenticando perché ero li, era bellissimo, aveva un corpo perfetto, e un cazzo lungo che in quel momento era anche in tiro, lui aprì gli occhi di colpo e mi chiese senza muoversi cosa volevo, io gli dissi che c’era suo amico al telefono, lui rispose di dirgli che l’avrebbe chiamato più tardi, lo lasciai intento ai suoi esercizi, molto turbata dello spettacolo, avevo visto altre volte nudo Alvise, ma era la prima volta che vedevo nudo anche Luca, e lui mi piaceva ancora di più. Cosi i nostri rapporti tra fratelli e sorella continuarono sempre sulla stessa linea instaurata da sempre, tranne per certe cose, che da quei giorni cominciavo anch’io a mettermi in mostra con loro in certi momenti, a volte se eravamo a casa da soli, rimanevo solo in mutandine in giro per la casa, senza tabù, loro non si fecero mai problemi di alcun che e molte volte uscivano dalle loro stanze nudi come mamma gli aveva fatti.Arrivò il giorno del mio 19esimo compleanno, nel pomeriggio avevo festeggiato con le mie amiche, la sera, volli stare con i miei genitori e i miei fratellini, visto che si erano liberati tutti e due dagli impegni militari, andammo tutti insieme a mangiare in un ristorante dove fanno dell’ottimo pesce,per l’occasione indossai un vestito nero lungo con due spacchi ai lati che lasciavano aperte le gambe fino quasi alle cosce, e lasciava nuda la schiena dal collo fino alla curva del mio culetto, e un paio di scarpe nere con tacco a spillo molto alto, sia Alvise che Luca mi fecero complimenti anche un po’ ammalianti che io acettai di buon grado, visto che sapevo di essere molto figa vestita cosi, passamo una serata bellissima, Alvise come al solito tirò fuori il suo repertorio di barzellette, ovviamente incentrate in temi hard, Luca se ne rimaneva un po’ serio, il che gli chiesi se c’era qualcosa che non andava, lui rispose che andava tutto bene, aveva solo un po’ di mal di testa.Finito di cenare, prima del dolce i miei genitori e i miei fratellini mi diedero il regalo, un pacchettino piccolo con una carta dorata, io la aprii, e mi ritrovai con delle chiavi in mano, erano chiavi di un’auto, rimasi senza parole, mio padre mi disse che l’altro regalo era fuori dal ristorante, cosi uscimmo tutti insieme e mi trovai di fronte ad una bellissima Lancia Y color fucsia, urlai dalla gioia, li baciai tutti, ma i miei fratellini li baciai in bocca, facendo stupire perfino i miei genitori, però capirono che non c’era niente di strano vista la mia felicità. La festa continuò, con il dolce i caffè, poi uscimmo tutti dal ristorante, i miei genitori mi dissero che loro tornavano a casa, che se volevamo continuare la festa lo facessimo pure, cosi Alvise disse che voleva vedere le mie doti di pilota, salimmo in macchina, Alvise si mise al mio fianco Luca dietro, partimmo, e andammo in cerca di un localino per passare il resto della fasta, dopo aver girato per un’ora e non aver trovato niente di interessante, Alvise, visto che possiede un miniappartamento poco distante a Cinisello Balsamo, propose di passare la serata li, io contenta gli dissi – Si, dai che cosi mi mostri l’alcova che non vuoi mai farci vedere – Lui rise, e mi rispose – Guarda che quando entrerai nel mio mini, ti troverai nell’inferno dantesco – In quindici minuti arrivammo nel suo appartamento, erano le24,00 passate, e nessuno aveva sonno, quando entrai nell’appartamento di mio fratello, rimasi allibita, entrando dall’ingresso ci si trovava dentro in un salotto dove il rosso risaltava molto, c’era un divano molto ampio con due isole dai lati, dove ci si poteva tranquillamente distendere, il pavimento aveva un tappeto persiano che copriva tutta l’area centrale del salotto, alle pareti quadri bellissimi che raffiguravano donne nude,poco distante un piccolo bar con bottiglie di alcolici, e vicino un mobile con televisore e impianto stereo, era la prima volta che vedevo l’appartamento di mio fratello anche perché era da poco che lo aveva preso in affitto, gli feci i complimenti, gli dissi – Cazzo, mi sa che quando ci porti le tue ragazze solo a vedere la tua dimora vanno in brodo di giuggiole – Lui rise, guardò Luca che intanto si era sistemato sul divano a guardare la tv, e disse – Beh.. diciamo che oltre a me c’è anche lui che ne trae vantaggio della mia alcova come l’ahi chiamata tu prima – Io mi avvicinai a Luca con un sorriso molto malizioso e gli dissi mettendomi le mani nei fianchi – Hai capito il mio fratellino..? Ne approfitta anche lui… ma bravo , e io mi devo arrangiare in auto quando ho voglia di fare un po’ di sesso - Luca mi guardò e si mise a ridere, capita raramente di vederlo cosi allegro, intanto Alvise aveva preparato tre aperitivi alcolici, intanto che ci serviva i bicchieri mi chiese – Allora sentiamo le confessioni della nostra sorellina, a quanti anni hai avuto la prima esperienza, poi vogliamo sapere: quante ne hai avute, se hai mai fatto sesso con una donna, se sei mai stata con due uomini contemporaneamente – Io alle domande mi sentii un po’ imbarazzata, ma oltre a loro anch’io ero un po’ su di giri per via del vino bevuto in ristorante, cosi senza tanti pudori risposi rimanendo in piedi mentre loro si erano stravaccati sul divano – Dunque..cominciamo dalla prima: allora, la prima volta è stata tre anni fa, al mare, avevo conosciuto un ragazzo del posto, aveva 18anni, bello… ma non mi era piaciuto molto, poi ho avuto altre esperienze con amici, ma uno in particolare è stato magnifico, purtroppo questo stronzo ha preferito la mia amica invece di me, la terza domanda che mi hai posto, cioè se ho avuto esperienze lesbiche, beh.. diciamo che l’anno scorso ho conosciuto una ragazza bellissima, ad una festa noiosissima di compleanno di una amica nostra, lei è di origine sarda, mora con un fisico molto sexy, dopo un’ora che eravamo li a parlare, di nascosto siamo andate via dalla festa, ci siamo recate in un locale qui a Milano, un club di sua conoscenza, il tipico locale dove la musica è tranquilla, luci soffuse, divanetti accoglienti, cosi passammo due orette insieme, parlando del più e del meno, saltò fuori che lei era lesbica, e che le piacevo, io non rimasi stupita più di tanto, e man mano che parlavamo di lei e dei suoi gusti cominciavo ad eccitarmi, quel tanto che lei mi ha preso e mi ha dato un bacio in bocca, abbiamo limonato per un po’, alla fine siamo andate da lei e siamo finite a letto insieme, poi potete immaginare….. tutto la, vi basta? – Loro se ne stavano seduti comodi sul divano, ma avevano gli occhi sgranati su di me, non so perché ma cominciai ad eccitarmi guardandoli, Alvise mi chiese – Scusa… ma non ti sei dimenticata dell’ultima domanda? – Io pensai un po’ con fare da ingenua, ma sapevo cosa intendeva, poi come mi fossi ricordata una cosa importante dissi – Cavolo…. Mi ero scordata del discorso di sesso a tre, ehmm…. No non lo ho mai fatto con due uomini, però adesso che ci penso, non mi dispiacerebbe mica sapete?- Mi resi conto troppo tardi di quello che avevo detto, ma ero tremendamente eccitata, e notai il bozzo che avevano nei pantaloni proprio sui genitali, i miei fratellini, ormai il dado era tratto, come disse Giulio Cesare davanti al Reno, mi feci forza e presi l’iniziativa, divaricai un po’ una gamba in modo che uscisse dal spacco della gonna, mostrandola nuda e liscia fin quasi alla coscia, tenendo una mano sul fianco, bevetti tutto d’un fiato l’alcolico che mi aveva servito Alvise, loro cominciarono ad agitarsi sul divano, Luca mi disse – Se non l’ai mai fatto con due maschi… che ne dicci di rimediare? – Io sorrisi in modo molto intrigante e gli chiesi – Conoscete due maschiaci per caso che mi sappiano trattare a dovere? – Luca rispose – Beh… sai.. io e tuo fratello a volte portiamo qui qualche signora che conosciamo per farla divertire con due uomini, se vuoi possiamo farti provare questa bellissima esperienza – Io mi avvicinai a loro, alzai un piede e con la punta della scarpa premetti sulla patta di Luca dicendo – Chissà perché ho l’impressione che vogliate farmi la festa – Alvise non perse tempo, si alzò e venne di fianco a me, mi mise una mano sul culo e disse – Sorellina, sorellina…è da un pezzo che volevo farti la festa, e mi sa che stasera dovrai accontentare sia me che Luca – Io lo guardai con fare da troia esperta e gli dissi – Guarda che ti sbagli caro mio, siete voi che dovete accontentarmi…voglio proprio vedere cosa sapete fare – Luca si alzò portandosi davanti a me, mi prese la testa e mi baciò in bocca, cacciandomi la lingua dentro, io lo imitai piacevolmente mentre Alvise mi alzò la gonna fino alle chiappe, vide che portavo un tanga bianco, molto trasparente, si accucciò e cominciò a baciarmi il culetto, aprendo il tanga da dietro e infilando due dita sulla fighetta, io per agevolare l’operazione di mio fratello aprii di più le gambe, cosi lui potè ammirare la mia vulva bella rasata, si, perché adoro avere la fighetta senza peli, oltre tutto ho una prugnetta incredibile, due labbra vaginali molto grosse che a vederle chiuse ricorda molto una mela tagliata a metà, Alvise strofinò delicatamente le dita sulla mia fighetta ormai grondante di umori, mentre Luca continuava a baciarmi e palparmi le tettine. Dopo un po’ Alvise decise di mettersi comodamente nudo, quando si tolse gli slip uscì una sberla di cazzo incredibile, 25cm penso con una cappella grossa come un pugno, era bello e venoso senza un pelo, io ormai ero eccitatissima, i miei fratellini sapevano il fatto suo, Luca mi slacciò il vestito da dietro il collo, denudandomi cosi le tettine, amirò i miei capezzoli aguzzi, mi palpò delicatamente il seno e poi prese in bocca un capezzolo e cominciò a ciucciare amorevolmente, io ero in estasi totale, ero alla loro mercè, mi lasciai trasportare dal loro desiderio di sesso che avevano nei miei confronti, il tutto succedeva con il sotto fondo musicale di “ Us and them” dei PinK Floyd. Sembrava irreale ma era tutto vero, stavo facendo l’amore con i miei fratelli, mi ritrovai nuda in mezzo ai loro corpi anch’essi nudi, intanto che loro esploravano il corpo della loro sorellina, io mi dilettai a giocare con le mani con quei cazzi che da li a poco mi avrebbero posseduto, Luca si abbassò con la testa fino al mio pube nudo, e cominciò a leccare con molta passione, mentre Alvise si prese cura del mio bucchetto posteriore, ero in paradiso, io li accarezzavo sulle loro teste, mi sembrava di essere una mamma che accarezza amorevolmente i suoi bambini.Poi mi distesero sul tappeto, Luca cominciò a leccarmi partendo dalle mie gambe, mentre Alvise prese a leccarmi partendo dal mio stomaco, salivano lentamente tutti e due, insalivandomi tutta, io ero in estasi, era la prima volta che facevo sesso con due uomini contemporaneamente, e per di più loro erano mie fratelli, quando Luca arrivò con la lingua sulla mia fighetta, ormai grondante di umori, con due dita mi aprì le labbra vaginali, io per facilitargli la cosa aprìì oscenamente le gambe piegando anche le ginocchia, cosi lui oltre a leccarmi la passera in fiamme, ogni tanto passava la lingua anche sul mio bucchetto, Alvise intanto mi succhiava i capezzoli, poi mettendosi sopra di me, mi presentò il suo cazzo mostruoso proprio sopra la mia bocca, io lo presi con le mani sentendo la consistenza di quel pezzo di carne, e lentamente cominciai a masturbarlo, mentre lui accucciato mi strizzava le tettine, era un cazzo bellissimo e non esitai a mettermelo in bocca, cominciai a ciucciargli la cappella, aveva il gusto salato del sesso, leccavo ogni tanto con la punta della lingua, passando lungo l’asta in tiro, fino alle palle, grosse e piene di buon nettare, intanto Luca mi lavorava, con piacere mio ma anche suo, i miei buchi, infilando dalle due alle quattro dita sia in figa che nel culo, era veramente bravo a preparare una donna alla penetrazione, io gemevo e ansimavo selvaggiamente, fin che non ressi più e venni con un orgasmo forte, urlando di piacere, loro mi fecero le feste, ridendo, dissero – Hurrà!…La nostra sorellina è venuta… adesso preparati perché questo è soltanto il primo di una seri lunga- Luca si mise in posizione davanti alla mia fighetta sbrodolante, con il suo arnese in tiro, era un po’ meno dotato di Alvise, me era sempre un signor cazzo, mi entrò con estrema facilità, visto la lubrificazione naturale che avevo, fino alle palle, si fermò un secondo, giusto per farmelo sentire bene, e poi partì andando avanti e indietro, dapprima lentamente, poi sempre più veloce, con un ritmo a volte incredibile, mentre io ingoiavo fino alle palle il cazzo dell’altro mio fratellino, eravamo un bel trio, due fratelli e la sorellina, mi piaceva la trasgressione, avrei voluto urlare al mondo il mio amore per loro. Era passata un’ora, che mi scopavano a turno, Luca ebbe l’onore di aprire la strada nel mio ano, lo fecce con molta bravura, senza procurarmi alcun dolore, con due sole pompate mi fecce raggiungere il secondo e più violento orgasmo, si scambiavano i ruoli i fratellini, segno di una complicità che durava da tempo, non dovevano nemmeno scambiarsi una parola, mi chiamavano e inculavano in varie posizioni, pecorina, di lato con gamba solevata, alla missionaria, alla sforbiciata, avevano un repertorio da far invidia ad un porno star, oltre tutto non calavano mai di intensità i loro cazzi superbi, insomma, sapevano scopare alla grande e dopo tutte le donne che si erano fatte, ora si scopavano la sorella.Dicevo chedopo un’ora circa che scopavamo e io ciucciavo i loro cazzi alternativamente, mi proposero la doppia penetrazione, io non l’avevo mai eseguita, ma non mi tirai indietro, anzi ne fui lieta di provarla, mi posizionai sopra ad Alvise, che in un baleno mi infilò il suo cazzone in figa, Luca mi venne da dietro e puntò subito sul mio ano, Alvise si fermò per agevolare l’operazione al fratello,che coppia, e quando anche Luca mi fu dentro, io mi sentìì piena, chiusi gli occhi, gemevo ad alta voce, non volevo che finisse più quel paradiso, cominciarono ad andare dentro e fuori alternativamente, sembravano che avessero un sincronizzatore, mai sbagliarono un colpo, io godevo ormai come una vacca, bocca spalancata, e occhi chiusi, non capivo più niente, era una cosa bellissima, oltre a scoparmi i buchi tutti e due insieme, mi accarezzavano e palpavano, mi sembrava di stare a fare l’amore con un uomo unico, con due cazzi e quattro mani. Luca tirò fuori il suo cazzo dal mio culo, io brontolai per il dispiacere, ma lui mi assicurò che adesso avrei goduto ancora di più, infatti, puntò la cappella sulla mia fica, che già c’era quel cazzone di Alvise, io non ci credevo, sapevo che c’erano donne che si prendevano in figa due cazzi contemporaneamente, ma mai avrei creduto che potevo anch’io fare una cosa del genere, con un po’ di fatica e di aiuto da parte di Alvise, Luca entrò tutto fino alle palle, io mi sentii aprire come una mela, rimasi senza fiato per un dieci secondi, e quando loro cominciarono a scoparmi tutti e due in figa venni con l’orgasmo più violento e devastante della mia vita, fu un orgasmo lungo, non finivo mai di gridare dalla goduria, loro accelerarono il ritmo, e neanche fossero in simbiosi, mi scaricarono la loro sborra, dentro la vagina, fortuna che prendo la pillola, era un torrente in piena, sentii i loro getti inondarmi l’utero, continuando il loro dentro fuori, lo sperma mi uscì lordandomi l’interno cosce, io me li tolsi e mi distesi a gambe aperte sul tappeto con la pancia in aria, loro si precipitarono su di me con le bocche e la lingua sulla mia figa che ormai sbrodolava tutta, mi leccarono e pulirono la fighetta dal loro sperma, e a turno me lo portarono con le loro bocche sulla mia, io la spalancai per accogliere quel sperma che mi facevano colare con la saliva, non avevo mai fatto una porcata del genere, ma in quel momento mi sembrava la cosa più normale del mondo, beveti tutto quello che mi offrirono, gustando piacevolmente la loro sborra. Dopo ci accasciammo tutti e tre aggrovigliati, io ero in mezzo ai loro corpi caldie sudati, loro mi accarezzarono con dolcezza, restammo li per un’oretta, poi Alvise disse che sul letto si stava più comodi, era uin letto matrimoniale molto ampio, ci distendemmo la con me in mezzo ai miei fratelli, li baciai a turno, limonado e toccando i loro trofei, dopo, esausti ci addormentammo, dormimmo fino alle 9,00 del mattino, quando un cellulare suonò, Alvise di scatto lo prese e rispose, era la mamma, che preoccupata chiedeva dove fossimo, lui la tranquillizzò, gli disse che avevamo dormito tutti e tre li da lui, perché avevamo fatto tardi, lei gli ricordò che per mezzogiorno era pronto il pranzo, lui gli disse che saremmo venuti con…una gran fame. Che ci crediate o no, ma quando Alvise spense il cellulare, e rientrò nel letto con noi, io cominciai a cercare i loro cazzi, che subito si resero disponibili, e dopo una bella lavorata di bocca e mani, chiesi a loro – Se non vi dispiace, vorrei provare ancora la doppia come come questa notte, però questa volta le palle me le svuotate in bocca…vi va?- dalle 9,00, fino alle 11,00 non abbiamo fatto altro che scopare, alla fine, come da me richiesto, mi sazziarono con la loro sborra, che a pranzo arrivai senza un briciolo di fame, cosi da quel giorno, con uno o con tutti e tre i miei fratellini, almeno tre volte alla settimana, pratico l’incesto, una sera, portarono perfino un loro amico e sua moglie, mettendomi al centro dell’attenzione di loro quattro, seppi farli godere tutti compresa la tipa.
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20 anni fa
admin, 75
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Le Dimensioni Segrete
E' strana questa sensazione: come d'un soffio improvviso di qualcosa che non
è aria, e che non conosco. Non so da dove provenga, e non so dove potrebbe
portarmi, ma quando ho posato lo sguardo su questo quaderno ho subito
provato il bisogno di riempirlo in qualche modo. Credo, prima d'ogni altra
cosa, che si sia trattato del candore delle pagine: abituati come siamo a
dover seguire necessariamente sottili righe già tracciate, per esser
traghettati da un margine all'altro del foglio, spesso ci coglie
impreparati
ed infantili una semplice distesa di bianco.
12 Giugno
Ho deciso: scriverò un diario. E' il modo più banale di tenere in mano una
penna, forse, ma l'unico che in questo momento possa garantirmi l'intimità
necessaria a posare nell'inchiostro i miei pensieri: non so scrivere
d'altro
che di me stesso, e del resto non ho mai scritto niente di letterario in
vita mia. Del resto, il diario mi concede di non dover inventare niente, e
quindi mi solleva dal pesante onere d'essere scrittore o scribaccino; è
diritto di tutti raccontare ad un quaderno la propria vita, e permette di
ascoltare i suoni deliziosi del pennino che gratta la carta e della pagina
che fruscia e subito si riposa nel voltarsi, tutto senza doversi assumere
la
responsabilità di narrare, con quel che comporterebbe.
Rileggo le righe di ieri; di quando, all'improvviso, ho tirato fuori dal
taschino la mia penna stilografica ed ho cominciato a tracciare le prime
parole, dopo aver disteso per bene la prima pagina, immacolata, di questo
quaderno che ho trovato casualmente per casa, cercando tutt'altro (o forse
no?) e che, dopo aver ammiccato più e più volte dal fondo dello scatolone
dov'era posato, s'è deciso a saltarmi in mano.
Il traslco che ha portato me e la mia compagna in questa città nuova e
sconosciuta ha provocato un fisiologico rimescolamento di oggetti: da
esso,
come sempre accade quando ci si trova improvvisamente di fronte a qualche
cosa che non si mostrava da tempo, è scaturito un familiare odore di
ricordi. Vecchi libri letti anni fa, una orrenda lampada da tavolo che mia
madre ci aveva regalato per un anniversario e che aveva generato battute
cattive e qualche litigio amatoriale; è incredibile la nostra capacità di
seppellire e selezionare gli istanti della nostra esistenza, e porre
alcune
cose in bella vista, ed altre giù in cantina, stipate da qualche parte a
maturare dimenticanza.
Il quaderno, questo quaderno, non mi pareva d'averlo mai visto prima:
forse
l'ha comprato Anna tempo fa: ho provato a chiederglielo, ma lei era troppo
indaffarata a lavare tutte le stoviglie vomitate dall'ennesimo scatolone
sigillato a scotch, uno dei cinque con su scritto a grossi caratteri
pennarello: 'PIATTI E ROBA CUCINA'.
Del resto, sono praticamente certo che questo quaderno sia capitato per
caso, come un gattino raccolto sotto la pioggia. Non so perché, ma sono
contento.
13 Giugno
Questa mattina ho avuto una mezza discussione con Anna. Mi ha rimproverato
perchè, con tutto il lavoro di ordinamento e pulizia che dobbiamo svolgere
questo fine settimana, io non trovo niente di meglio da fare che perder
tempo a scibacchiare. Ma non è solo questo: sono troppo affascinato
dall'informe cumulo di oggetti casuali che saltano fuori dalle scatole di
cartone.
Lungo il corridoio sono ammassati pezzi di mobiletti da rimontare in
camera
da letto, fogli di ogni genere, due chitarre (le mie), un televisore
(quello
piccolo, che dovrò sistemare in cucina), svariati utensili per piccoli
lavoretti (forbici da elettricista, cacciavite, chiodi e martello...), gli
imballi contenenti il mio computer e tutte le periferiche ad esso
associate.
Non c'è senso nel caos che osservo, o forse il caos è semplicemente un
ordine del quale non riusciamo ad afferrare la logica.
Insomma: so benissimo che la settimana prossima sia io che la mia
compagna
dovremo iniziare a lavorare a tempo pieno, e che quindi è assolutamente
necessario riuscire a sistemare almeno il grosso di tutto quanto si
riversa
ora disordinatamente sul pavimento; tuttavia c'è qualcosa che mi eccita
vagamente, una miscela cangiante di colori, suoni ed umori che a volte mi
pare ribollire, fremere nel tentativo di generare qualcosa di geniale.
Così,
falsamente pigro, tendo inconsapevolmente a rallentare ogni operazione di
ordinamento. Anna, anche se non in profondità, ha capito il mio
atteggiamento: per questo è sbottata e mi ha ripreso. Ha ragione, lo so, e
proprio per questo suo semplice reclamo è sfociato in una piccola
questione. Poi, come quasi sempre accade tra noi, abbiamo risolto a letto
ogni diverbio: io l'ho amata e lei ha amato me. Siamo venuti assieme e i
nostri corpi si sono staccati l'uno dall'altro con un suono bagnato. Ci
siamo distesi nudi ed ancora ansimanti sulle lenzuola fresche, lei ha
borbottato una qualche formula di apprezzamento scivolando nel sonno. Lo
fa
solo quando riesco a procurarle un orgasmo di particolare intensità, e
questo accade quando io sono particolarmente eccitato. Mi sono girato su
un
fianco, abbracciando il cuscino nel tentativo di trarne ogni algidità,
tanto
si fa prepotentemente calda questa estate appena cominciata. Ho ripensato,
negli istanti che precedono il torpore e che annunciano il sonno profondo,
al caos che ancora ci circonda: anche il nostro letto è circondato dalla
confusione, simile ad un'oasi rosa in mezzo a montagne di indumenti,
scatole, scarpe e quant'altro dovrà trovare il suo spazio all'interno del
nostro nuovo armadio; ma che ancora attende, posato a terra o alla meglio
su
qualche sedia, la fatica di chi dovrà plasmare il caos, domarlo, per
trarne
un ordine compresibile: è come dar forma al pensiero, mi dico chiudendo
gli
occhi. E nel varcare il confine che separa la veglia dal sonno mi accorgo
languidamente d'una erezione inattesa.
16 Giugno
Mi sono rimboccato le maniche ed ho prestato le mie braccia alla causa
d'ordine: per tre giorni ho cercato di aiutare Anna sistemando i libri
nella
libreria, dopo averli spolverati uno ad uno, attaccando tutti i lampadari
al
soffitto, mettendo in ordine le videocassette in salotto, montanto tutti
quei piccoli mobili non necessari che i traslocatori hanno semplicemente
trasportato in casa a pezzi.
Il risultato di tanta fatica emerge, almeno un po', dal mucchio di
cianfrusaglie che sopravvive negli angoli e che attende il suo turno ora
dopo ora. Il grosso è fatto, e sono molto stanco. Mi sono sentito
parecchio
spossato per tre sere di fila, e per tre sere di fila io e Anna non
abbiamo
fatto l'amore.
Anche oggi, per quasi tutto il giorno, mi sono dedicato alla cura della
nostra nuova casa: è stata la volta di televisione, computer ed impianto
stereo.
Adesso che finalmente è sera scrivo al tavolo della cucina, mentre Anna
prepara qualcosa di veloce per cena e la TV trasmette il telegiornale
delle
venti. Annusando l'aria colgo finalmente odori di solito: di una cena
leggera, di biancheria da stirare, di spazzatura da buttare. Tutti i
profumi
di quotidianità che un trasloco soffia via per qualche giorno.
Ecco: è pronto. Anna mi chiede di apparecchiare il tavolo: non so se
abbia
o meno prestato attenzione a questa mia nuova occupazione. Tuttavia la
conosco abbastanza bene da sapere quanto lei conosce bene me, e quindi
trovo
quasi scontata l'idea che stia morendo dalla curiosità di dare un'occhiata
al mio diario. E' il momento buono per chiuderlo, per oggi.
17 Giugno
Stamane s'è svolta la prima giornata di lavoro nel mio nuovo impiego. E'
anche per questo lavoro che ci siamo trasferiti: era la svolta economica
che
cercavamo entrambi, io ed Anna, e non abbiamo esitato un attimo di fronte
alla possibilità di lasciare finalmente i paeselli e i prati in cui siamo
cresciuti per trasferirci in città. Una casa tutta nostra (senza contratti
di locazione, non so se mi spiego) che pagheremo un mese per volta. Un
ambiente ampio, vitale, in cui costruire progetti. Volti anonimi al
semaforo
o alla fermata dell'autobus, nessuno che possa sapere chi siamo o cosa
facciamo tra le mura del nostro nido; e chissà quali e quante esperienze
nuove ad attendere là fuori.
Sì, siamo felici assieme: a questo pensavo attorno alle otto del mattino,
mentre camminavo in direzione del mio nuovo ufficio. Mi sono lasciato
dietro
qualche anno di gavetta, un paio di contratti-fregatura utili solo per
riempire curriculum, e tanta voglia di movimento. Ora sono un database
administrator: finalmente svolgerò mansioni all'altezza dei miei studi e
della mia preparazione tecnica, per conto di una importante società
informatica. Nessuna pagina html da preparare, nessuna stupidaggine in
Visual Basic da progettare, nessun database Access con cui avere a che
fare.
Qui si fanno le cose sul serio, e me ne sono reso conto quando l'applet
dell'orologio in basso a destra sul mio monitor segnava appena le undici
del
mattino. Mi era stato detto semplicemente di sedermi lì e di ambientarmi
un
po', dando un'occhiata a una serie di lavori già pubblicati, tanto per
rendermi conto di cosa avrei dovuto fare. La macchina che mi hanno messo
sotto le mani è un comune PC desktop, ma ho avuto modo di valutare
positivamente la strutturazione accurata della rete interna: è evidente
che
c'è qualcuno ben pagato ad amministrare il tutto, e che non si tratta di
un
lavoro svolto dal solito 'ragazzo jolly' che fa un po' di tutto e un po'
di
niente.
Attorno alle undici, dicevo, mi si è presentato quello che da oggi in poi
dovrò imparare a conoscere come il mio capo: un uomo sulla quarantina, in
camicia e jeans; il genere di persona che si prende sul serio fino ad un
certo punto, e che per una mia qualche deviazione erotica sono solito
immaginare a masturbarsi di fronte ad un sito porno, la notte, quando
moglie
e figli dormono un sonno tranquillo e ristoratore.
Il mio capo ha detto di chiamarsi Roberto: mi ha stretto la mano ed
abbiamo
chiacchierato per un po' di questo e quello, prima di scendere in dettagli
lavorativi. Mi sono domandato un paio di volte, durante la nostra
amichevole
conversazione, se si trattasse di una tecnica acquisita o di spontanea
socievolezza nei riguardi dell'ultimo arrivato. Non ho saputo darmi
risposta.
18 Giugno
Ieri sera, appena chiuso questo mio scrigno di lettere, ho seguito Anna in
camera da letto. Erano più o meno le undici, e mi aspettavo che lei
volesse
coinvolgermi in qualche esperienza sessuale: così, sono rimasto piuttosto
interdetto e deluso non appena ho realizzato in cosa consistesse
effettivamente il suo richiamo: desiderava mostrarmi con quanta cura
avesse
suddiviso tutti i vestiti e la biancheria tra armadio e cassettiera.
"Nei primi tre cassetti," ha spiegato subito, "ci sono le tue mutande, i
tuoi calzini, le magliette e i pantaloni corti."
Ha aperto uno dopo l'altro i cassetti per mostrarmene il contenuto. Io
non
sono mai stato capace di ordinare le cose, in specie gli indumenti di
qualsiasi tipo. Quando ero ancora adolescente e mi capitava di trascorrere
un paio di settimane al mare, in un appartamento affittato con amici,
buttavo semplicemente le valige per terra e le aprivo, per trarne di volta
in volta ciò di cui abbisognavo, mentre parallelamente venivano issati da
terra cumuli di pantaloni, magliette, biancheria e quant'altro a fine
giornata si presentava accartocciato dal sole, dal sudore di pomiciate
sulla
spiaggia e sporcato a seguito di qualche sbornia serale. Quando i cumuli
raggiungevano un certo volume, si passava alla fase di lavaggio. Niente di
più: e per tutto il periodo delle vacanze, l'armadio onnipresente in
quelle
camere affittate a basso costo, rimaneva inviolato.
Anna mi ha mostrato poi i suoi tre cassetti, quelli in cui NON devo
mettere
niente di mio, per evitare confusione. I primi due sono colmi di slip,
calze, calzini e collant. Il terzo, inaspettatamente, contiene una
quantità
di capi che rararmente le ho visto addosso: posso distinguere reti ed
elastici, e più a fondo, seminascosto da una garrettiera bianca, un
corpetto
che le era stato regalato anni fa per scherzo, in occasione del suo
trentesimo compleanno.
Lei si è accorta della mia attenzione rapita ed ha richiuso
maliziosamente
il cassetto. L'ho osservata per un lungo istante ed ho scoperto che era
rilassata, contenta di intraprendere una nuova via accanto a me, e
disposta
a soddisfare ogni mio capriccio. Il suo sguardo m'è parso ammiccante, e mi
sono chiesto per un paio di volte se lei sapesse già che il mio cazzo
stava
iniziando a tendersi. Questa donna che ho amato ed amo possiede
l'eccitante
ed implicitamente sgradito dono di vedermi attraverso, come se i miei
vestiti e la mia pelle fossero carta oleata dalla quale trasudano le forme
danzanti dell'eros.
Io, testardo, le ho detto allora:
"Lo sai che il termine 'mutanda' deriva dal latino? Vuol dire 'che
cambia'
o qualcosa del genere. Per l'appunto, le mutande vanno cambiate".
Lei ha solo sorriso, m'è venuta vicino e mi ha baciato. Non c'è stato
bisogno di dire niente, né per me né per lei, e ci siamo trovati a fare
l'amore, prima di dormire, com'è sempre piaciuto ad entrambi.
19 Giugno
Oggi mi è successa una cosa davvero strana. Niente che mi sconvolga più di
tanto, ma certamente qualcosa che merita d'essere scritta qui.
Per farla breve: mi sono masturbato.
Niente di speciale, come avevo annunciato, ma ciò che mi ha dato da
pensare
per tutto il giorno, dal momento in cui ho osservato il mio seme
galleggiare
nel pozzetta del water in attesa dello sciacquone, è stata la modalità
dell'atto.
Mi trovavo più o meno immerso nel pomeriggio, in un qualche momento di
stasi tra le quindici e le sedici, durante il quale avrei dovuto
cominciare
a stendere un progetto di rinnovo al sistema di gestione del database di
un
grosso portale internet. E' questo il compito che mi è stato dato, anche
se
il tempo a mia disposizione è fortunatamente di molto superiore a quello
che
mi è realmente necessario a svolgere il lavoro. Così posso alternare
momenti
di concentrazione, in cui produco un sacco di codice e di documentazione,
ad
istanti di ricerca e riordino delle idee. Proprio durante una di queste
pause, girovagando svogliatamente per il web, sono incappato in uno di
quei
siti pornografici che in genere linkano risorse gratuite da una parte e
cercano di sparare costosissimi dialer dall'altra. Ma qui, come ho già
detto, la rete interna è ben progettata ed i controlli restrittivi per
l'esecuzione degli odiosi programmini sono attivi ed impassibili: non mi
resta che girovagare per centinaia di fotografie e filmati hard senza
nessuna preoccupazione. Il mio collega più vicino sta lavorando a sette
metri da me, nell'angolo lontano, e del mio monitor a 21' non può leggere
che l'anonima etichetta posta sul retro. In genere non ho mai fruito
abitualmente di materiale pornografico, e lì per lì ho voglia di chiudere
tutto e tornare a lavoro; inoltre inizia a ronzarmi in testa l'idea che il
router potrebbe loggare tutto.
Mi sono domandato per un istante il da farsi, e di nuovo m'è tornato in
mente questo mio diario e tutta la confusione da cui esso è sorto; gli
oggetti ed i colori buttati in giro, il fruscio delle pagine nel silenzio.
I miei trascorsi da amministratore di reti comprendono una certa
esperienza
in ambito underground: non ci ho messo molto a svolgere un controllo
sommario che mi ha convinto del fatto che nessun log dei siti visitati
viene
salvato.
Mi sono lasciato andare per un po', incuriosito più che altro dalla
novità
delle mie pulsioni che da una qualche loro intrinseca carica erotica, e ho
navigato per una mezz'ora, salvando su una cartella criptata del disco
fisso
del mio computer quantità ingenti di fotografie, racconti e filmati vari.
Situazioni banali, situazioni al limite dell'assurdo: uomini e donne,
donne
e uomini, donne e donne, uomini e uomini: un vortice di rosa e rosso e
nero,
un viaggio istantaneo tra quelle sfumature che possono descrivere un
glande,
una vagina, un capezzolo, una lingua.
Si erano fatte più o meno le sedici quando mi sono reso conto di avere di
fronte due sole possibilità per poter arrivare salubremente al termine
della
giornata: continuare ad oltranza a scaricare e visionare materiale
pornografico, o trovare una qualche valvola di sfogo all'impressionante
eccitazione che gonfiava il mio sesso.
Così, senza pensarci su, ho chiuso tutti i browser aperti sul mio desktop
e
mi sono incamminato verso il bagno: uscito dall'ufficio, ho percorso il
corridoio nella speranza di non incontrare nessuno (non sapevo quanto
della
mia erezione fosse visibile ad un'occhio meno che attento) ed ho raggiunto
la toilette. Mi sono chiuso dentro al primo dei tre gabinetti e mi sono
preso saldamente il cazzo nella mano destra, riuscendo ad eiaculare in
meno
di due minuti una quantità di sperma che non mi ero assolutamente atteso.
Poi, godendo per un attimo di un lieve indolenzimento localizzato appena
sotto allo sfintere, ho iniziato ad osservarmi i palmi delle mani e a
riflettere.
27 Giugno
E' molto che non scrivo, ma per tutti questi giorni non ho fatto altro che
rimandare il momento in cui mi sarei potuto sedere qui, al solito tavolo
della cucina, per continuare la narrazione di questo diario.
Ormai ne sono consapevole: qualcosa sta cambiando in me, e non so ancora
se
in bene o in peggio. Ancora una volta sarò breve, a costo di risultare fin
troppo diretto e venatamente volgare (ma nei confronti di chi, poi?): una
smania irresistibile mi coglie di tanto in tanto, nel pensiero che potrei
in
ogni istante prendere in mano la mia penna e schizzare d'inchiostro le
pagine.
Come sto facendo in questo momento, ora che l'orologio segna quasi la
mezzanotte. Anna è a letto, forse dorme. Non mi importa.
Oggi mi sono masturbato sei volte: la prima questa mattina, seduto sulla
tazza del cesso, sfogliando distrattamente una delle riviste hard che ho
preso a stipare nel cassetto del mio comodino, sotto alle scatolette di
analgesici e preservativi. Anna non lo sa, credo, ma anche se lo scoprisse
non sarebbe un grosso problema: penso che mi chiederebbe spiegazioni, ed
io
saprei fornirgliene di eccellenti.
Purtroppo, non so se posso ingannare con altrettanta leggerezza me
stesso:
perché se si trattasse soltanto di farsi delle seghe, eviterei
semplicemente
di farmele. Ma qui c'è qualcosa che non quadra, o per lo meno che quadra
in
un modo che non riesco a capire; e la cosa sta iniziando a darmi noia.
Sei volte, dicevo: e dopo la prima, la più difficile, è accaduto per ben
tre volte in ufficio (sto iniziando a preoccuparmi del fatto che i
colleghi
possano ritenermi incontinente), e due qui a casa; la prima non appena
arrivato, sotto la doccia che questo incipit afoso d'estate rende
indispensabile dopo una giornata di calura e aria condizionata. E la
seconda
pochi minuti fa, davanti alla televisione.
Anna, come ho già spiegato, è già a letto: il suo nuovo lavoro è
piuttosto
impegnativo (fa la disegnatrice di abiti) e lascia poco spazio alle veglie
notturne; il restare alzati contro le regole del buon riposo (o sono
quelle
della buona produzione?) a godersi il buio che filtra dalle tapparelle
quasi
completamente serrate. Il sudore sulla mia pelle attira le zanzare, e
riesco
a cogliere il ronzio acuto e quasi impercettibile che di tanto in tanto mi
si fa prossimo e minaccioso. Allora levo il capo dalle pagine ed
interrompo
la scrittura: ecco.
Mi sono guardato attorno per molti istanti, ho volto lo sguardo di qua e
di
là, ma niente: la zanzara non si vede. So che non appena sarò nuovamente
assorto nella scrittura il suo 'zzz' tornerà alla carica, proprio nel bel
mentre di un pensiero esaustivo, proprio adesso.
Ecco.
Ora basta: decido di non distrarmi più. Ho caldo, e preferisco accettare
l'idea di essere punto per irrigare le uova di uno schifoso insetto che
dover trasalire ad ogni segnale d'allarme. Al diavolo tutto: ecco quel che
ho fatto meno di mezz'ora fa.
Ero comodamente stravaccato sul divano del salotto, stanco in ogni
direzione e in attesa del momento buono per spegnere la televisione e
raggiungere la mia amata sul piano astrale dell'incoscenza. Una birra
fresca
in una mano, il solito spinello di fine giornata nell'altra, a saltellare
tra un canale e l'altro attraverso il monotono panorama del palinsesto
estivo. Tutti quei cicli di film per appassionati che tappano i buchi più
profondi della TV durante la bella stagione partiranno solo all'inizio di
Luglio, e per ora si vivono due settimane di semi incoscienza: programmi
in
replica, telefilm della peggior specie, documentari inutili e vecchi di
decenni.
Molta, molta noia: terminato lo spinello ero quasi certo di essere pronto
per il sonno. Solo che, un istante appena prima di levarmi dal divano, ho
dato un'ultima ditata al telecomando: passando velocemente dal sei
all'otto
ho sostato per almeno un secondo e mezzo su una rete privata, che
naturalmente stava trasmettendo una qualche pubblicità di linee
telefoniche
erotiche a valore aggiunto.
L'immagine di un seno prosperoso, talmente florido da apparire costretto
a
fuoriuscire dall'esile corpetto che lo costringeva (un corpetto in tutto e
per tutto simile a quello che ero riuscito ad intravedere nel cassetto di
Anna) mi era entrata dentro al punto che, approdato su una più
tranquillizzante vendita di automobili usate, non osavo tornare indietro,
per il terrore di non trovare più quella specifica immagine, ma una
inquadratura diversa; una sequenza in cui si fosse vista la donna per
intero, una figura femminile che per quanto peculiarmente eccitante non
avrebbe mai potuto corrispondere alla mia personalissima idea di bellezza:
di lei mi era bastata quella tetta perfetta, quella minuscola mezzaluna di
capezzolo sull'orlo di saltar fuori; e niente più, perché scoprire il
resto
sarebbe stato come scoprire che il miglior racconto che tu possa aver
scritto era già proprietà di qualcun altro da parecchio tempo.
E così, senza quasi rendermene conto, davanti ad un pacioso venditore
d'auto, ho iniziato a toccarmi sotto ai jeans, sotto alle mutande,
massaggiandomi lo scroto e saggiando di tanto in tanto la consistenza
della
mia erezione con il palmo della mano. Poi, sorseggiando nervosamente dalla
lattina di birra che tenevo nell'altra mano, ho preso a pizzicarmi il
prepuzio, per passare quasi subito a masturbarmi in modo vero e proprio,
dapprima con calma, poi calandomi non senza qualche intoppo i pantaloni di
quel tanto che mi era sufficiente.
Ed ecco: mi sono fatto la sesta sega della giornata guardando una
televendita di automobili in televisione. Ed è stato altrettanto bello ed
altrettanto intenso che tutte le altre volte, anche se a raccontare certe
cose non si può che attirare su di sé l'accusa di perversione e banalità.
Inizio a sospettare, forse, che io sia davvero perverso e banale. Non
sarebbe da escludere, ma questa cosa necessita una riflessione,
quantomeno,
e questa semplice evidenza già mi basta; e mi ossigena nella convinzione
che
non ci sia niente di scontato nella masturbazione.
28 Giugno
Non so perché abbia scritto qui sopra la data di oggi. A dire la verità,
sono passati solo pochi minuti da che ho terminato di scrivere del 27
Giugno, cioè di ieri.
Poi mi sono alzato, piuttosto soddisfatto.
Ho terminato la mia birra e mi sono diretto verso il bagno: ho orinato
abbondantemente e ho deciso con sollievo che era venuta l'ora di andare a
nanna.
Sicuro di aver esaurito le mie smanie mi sono spogliato e sono andato a
coricarmi accanto ad Anna: ho spento la luce e sono rimasto per alcuni
istanti solo nel buio, a sentirla respirare accanto a me. Ho ricominciato
a
riflettere su questa ultima settimana in cui non ho scritto una sola riga
del mio diario: ho solo detto che la situazione è andata peggiorando. Ma
so
che questo non significa molto, e che un giorno, rileggendomi, potrei non
capirmi.
E' andata così: tralasciando le date, ed abbandonandosi agli eventi:
La pratica di masturbarmi in ufficio s'è staccata dall'occasione dei siti
pornografici. L'eccitazione si manifesta in modi inusuali ed
obbiettivamente
strampalati: può capitare una frase colta all'improvviso, il tono della
voce
della donna delle pulizie che mi chiede se può svuotare il mio cestino
delle
cartacce, lo sguardo di una liceale sull'autobus prima di arrivare a
lavoro.
Sono tutte piccolezze che mai e poi mai considererei stimolanti, ma ciò
che
le muta in necessità sono tutte le costruzioni della mia mente. Non
fantasticherie, è bene chiarirlo, ma distinte sensazioni che prendono a
serpeggiare sotto, come una linea di basso comincia e si porta dietro
tutta
la canzone.
Anche la musica, difatti, riesce in questo: non è neppure necessario che
ci
sia una parte cantata; anzi, in brevissimo tempo mi sono reso conto di
quanto più potente sia la semplice melodia, di quanto più d'ogni altra
cosa
abbia la forza di farmi scorrere il sangue nelle vene appena più
velocemente, di come sia in grado un ritmo azzeccato o un inserto di
chitarra a catturare la mia attenzione più animale, il mio istinto.
Osservo le persone al bar, in pausa pranzo, e il mio sguardo si fissa sul
culo di uno dei camerieri. E' un ragazzo alto, ben formato, moro. Non
provo
verso di lui la minima attrazione fisica. Ma inizio a pensare che potrebbe
piacere ad Anna, anche se non me lo confesserebbe mai. Questo mi
provocherà
parecchie sortite al bagno, questo pomeriggio.
E poi, dopo tutto, c'è questo quaderno.
Sono ormai in grado di chiuderlo, credo, perchè ho imparato la lezione:
eccomi nuovamente seduto al tavolo della cucina, adesso nudo, nell'atto di
porre termine ad un gioco che potrebbe non piacermi, perché, come ho già
avuto modo di intuire, non so dove potrebbe portarmi.
Ricapitolando: ero nel buio, accanto a lei, insieme ai miei
vagheggiamenti.
E tutte queste immagini hanno preso a danzarmi in testa: le voci, gli
sguardi, le melodie; e sì, anche il bel cameriere che osservavo giorni fa.
Così mi sono levato, preso d'una eccitazione febbrile, e senza pensare ad
altro mi sono tolto le mutande e, postomi in ginocchio sopra al viso
dormente di Anna, ho preso a masturbarmi ferocemente: il pene indolenzito,
costretto e violentato dalla mia stessa brama d'ultima eiaculazione; fino
a
quando, con mia somma soddisfazione, sono venuto debolmente in faccia alla
mia donna, scopandomi il suo sonno e i suoi sogni d'un sol colpo.
Lei ha fatto un verso strano, a metà strada tra l'irato e il divertito,
perché probabilmente non si è quasi resa conto di cosa stava succedendo,
stanca com'era.
Poi mi sono sentito vuoto, incapace di dormire: così mi sono alzato e
sono
tornato qui in cucina. Ho preso una nuova birra dal frigo e l'ho stappata,
ma non riesco quasi più a berne.
So che ora è il momento buono per finire di scrivere su questo quaderno:
non ho mai avuto un diario, e ora so perché. Occorre troppo coraggio anche
solo per compilare la lista della spesa: e l'esperienza di una narrazione,
qualsiasi essa sia, mi porterebbe faccia a faccia con questioni che non ho
intenzione di affrontare; le dimensioni segrete del tempo e dell'anima, i
suoni e gli sguardi che improvvisamente scatenano la mia erezione e mi
costringono a restare calmo.
Ora il tempo è finito, e domani dovrò alzarmi molto presto: sono felice.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
In Campana... non siamo soli!!
Stamattina mentre gironzolavo per casa cercando di capire il senso di questa giornata, ho pensato a quanto è drammatica la quotidianità. Sì proprio la quotidianità!
Piatta e normale, scorre via veloce trascinandosi dietro la mia vita…la vita di tutti.
Vuota e insignificante, monotona …..ripetitiva…….uguale a se stessa per mesi, per anni. Tutti la vivono ma nessuno vi presta attenzione. Nessuno vuole raccontarla per come veramente è. Puzza troppo di marcio, è fatta di vita non vissuta, di speranze assassinate sul nascere, di facce senza occhi, senza bocca….senza colore.
Mi viene in mente che anche la storia non racconta questo dramma ma eventi “importanti”, eventi che lasciano un segno indelebile del cammino dell’uomo. Ma di quale uomo…e gli altri uomini, quelli che si sono fatti il culo, quelli che hanno faticato…sofferto, quelli che sono crepati per costruire quegli eventi? Anonimi come un foglio bianco, silenziosi nel trascinare la loro vita, tragica come un encefalogramma piatto.
Cerco e cerco fra i libri qualcuno che racconti finalmente cosa c’è dietro quegli occhi che tutte le mattine incontro sulla metropolitana……nessuno, nessuno che lo voglia sapere, scoprire. Paura di scoprire dietro quegli occhi, i nostri stessi pensieri, la nostra stessa delusione. Paura di capire che non c’è speranza. Paura di scoprire che siamo tutti legati alla stessa catena che non ci permette movimenti veloci, che circoscrive il territorio sul quale ci dobbiamo muovere. Sono quelli gli occhi che vedo tutte le mattine e nei quali mi rifletto come guardandomi allo specchio. Vorrei trovare conforto incontrandoli, ma ognuno nasconde ciò che tutti sappiamo!
Merda….merda….merda….ecco cosa nascondono quegli occhi, e quando dico MERDA dico quotidianità! Qualcosa di poco interessante? Eppure con quella merda è stato costruito il mondo!
Ecco sono arrivato alla stazione della metro, salgo le scale, prendo il giornale ed affretto il passo….sento che sta arrivando, corro, ma siamo in tanti a correre. Inciampo, sgomito, corro….tutti corrono…..la metro è partita, fatica sprecata, energia buttata….impreco, il mio vicino impreca, tutti imprecano, è un coro, una messa cantata in onore di un dio burlone, forse un po’ sadico. Riprendo fiato, riprendiamo fiato……………mi guardo intorno e mio accorgo che tutti si guardano intorno quasi a cercare solidarietà!
Per resistere ci vuole solidarietà, tutti ce ne rendiamo conto……ma è un attimo, tutto ritorna nella normalità. E’ stato solo un momento di debolezza!
aspetto e leggo qualche notizia dal giornaletto che ti danno all’entrata.
Notizie stupende! Preparano la mia giornata con una buona dose di veleno concentrato, hai visto mai che mi fossi alzato con delle buone idee per la testa….è meglio mettere subito in chiaro che qui non siamo in paradiso.
Finalmente arriva questo treno di merda e non è solo un modo di dire, perché veramente, forse perché siamo sotto terra, si sente puzza di merda….ma lasciamo andare.
Entriamo……spingo altrimenti rimango a terra…si lotta corpo a corpo per guadagnare l’entrata e la possibilità di essere traghettati all’inferno. Siamo schiacciati uno contro l’altro, non c’è ragione di tenersi in piedi perché ci sosteniamo reciprocamente e in questo sostenersi c’è un non so che di piacevole ……sembra quasi svanita la fatica che provavo prima di entrare……ci sosteniamo è questa la verità……ci sosteniamo e questo è bello, è bella questa reciprocità, solidarietà….comprensione.
Gli occhi sono ad una distanza ridottissima, puoi guardarci dentro e scoprire qualcosa di più….ma questo non è permesso nessuno si può insinuare negli occhi degli altri ed approfondire quella piacevole sensazione di comprensione. Comunque si sta comodi, c’è finalmente un contatto umano e se hai culo può essere un più che piacevole contatto umano…..non che uno cerchi in quel contatto chissà che cosa, ma il fianco della avvenente signora che preme contro di me e i suoi capelli che accarezzano il mio viso mi creano uno stato di piacevole eccitazione, anche se la situazione di moderata trasgressione fa a cazzotti con la più pesante condizione di merda in cui mi trovo e che farebbe ammosciare il più virile dei cazzi in circolazione…..ma ci pensate! Sto viaggiando a trenta metri sotto terra ….a cento kilometri orari, in una scatola di latta che in qualsiasi momento potrebbe trasformarsi in una di quelle simpatiche confezioni di carne con cui si guarnisce un’insalata!!
Pensiero stupendo che mi ricorda quanto sia pericoloso andare a lavorare.
Ma intanto per fortuna stamattina la pressione esercitata dalla signora di prima, fuga i pensieri molesti e mi proietta in una dimensione di eccitazione surreale.
Tutto il vagone è percorso da una strana elettricità, i corpi si risvegliano per un momento, i pensieri prendono strade non controllate e si abbandonano alle più sfrenate evoluzioni…il cazzo mi si sta facendo duro e mi rendo conto che potrebbe succedere di tutto…..compresa una figura di merda! Mentre passano nella mia testa questi pensieri, la signora gira la testa verso di me e mi guarda ….vorrei essere un indovino e sapere cosa stanno dicendo quegli occhi…. non riesco a capire se esprimono disappunto o compiacimento, in fondo non faccio schifo e anche lei dovrà sicuramente affrontare una giornata di merda……ehi un momento…..si è girata di culo e adesso ho le sue chiappe che premono proprio sul mio uccello. Ma chi se ne frega della brutta figura. Poi fra un po’ dovrò sorbirmi quel rompicazzo del capoufficio e quindi mi godo questo momento di autentica estasi….ormai il cazzo è duro e preme contro quelle chiappe anonime e stupende…..posso sentire l’eccitazione della zoccola dai movimenti impercettibili per tutti ma non per me, in quei movimenti c’è un’intesa sottile, una complicità profonda totale, una comprensione che trascende l’eccitazione per diventare atto di ribellione……stiamo comunicando…..ci stiamo raccontando il nostro comune destino di addetti alla quotidianità e sarebbe stupendo chiudere questa comunicazione sborrandogli in mezzo alle chiappe ma…….ma…….il treno rallenta….si ferma!
Merda….merda…merda….escono in molti e anche lei si avvia all’uscita. La guardo andare via insieme a tutta quella gente ….la guardo cercando i suoi pensieri…la guardo mentre si perde nel magma senza senso di quel gregge..….la guardo aspettando i suoi occhi che finalmente si girano per ricordarmi che c’è speranza….non siamo soli!
La metro riprende il suo viaggio……fra poco scenderò anch’io, risucchiato dal nulla.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 20 minuti fa -
Una vacanza speciale
Io e mia moglie Claudia avevamo un rapporto idilliaco eravamo veramente una coppia perfetta unico neo i nostri rapporti sessuali , non che non siano stati buoni ma alla fine notavo sempre quel senso di insoddisfazione nei suoi occhi come se mancasse quel qualcosa.
Tutto questo fino al quel famoso giorno.
Era l’estate del 2001 e da bravo marito ho fatto un regalo speciale alla mia mogliettina .
Per il suo trentesimo compleanno ho pensato di farle una grande sorpresa, dieci giorni prima del compleanno le ho fatto trovare due biglietti aerei per una vacanza nei Caraibi precisamente in Giamaica.
Spesse le avevo fatto dei regali ma questo la eccito` in maniera travolgente.
Tutto ando` alla perfezione, viaggio perfetto, stagione meravigliosa , hotel 5 stelle con servizio da favola e dulcis in fundo una meravigliosa stanza con l’aria condizionata .
Mangiavamo tutti i sere nel ristorante dell’albergo dove dopo qualche giorno notai un cameriere del posto che aveva un interesse particolare nei confronti di Claudia.
Glielo feci notare ma alla mia intuizione lei rispose con un sorriso dicendomi un sospirato magari tu avessi ragione
La sua frase mi dette quel senso misto di piacere e di gelosia che non so neanche descrivere.
Sonny quello era il nome del ragazzo che era veramente qualcosa di eccezionale era un ragazzo di 19 anni nerissimo alto un fisico statuario rivolgeva spesso frasi strane a mia moglie in inglese che io non riuscivo mai a capire ma che mia moglie con una padronanza della lingua molto superiore alla mia capiva e rispondeva con un’aria molto maliziosa.Tutto questo mi irritava ma aveva comunque quel non so che, che mi piaceva
Una sera alla fine di ritorno dal ristorante stavamo al letto e mentre stavo baciando mia moglie le usci una frase che disse < pero` quel Sonny > .
< cosa vorresti dire > dissi io irritato
Claudia
Io
Claudia
Io < sarebbe >
Claudia
Io < e allora? >
Claudia < Niente era cosi per dire ,sai che non ti tradirei mai >
Aveva ragione lo sapevo ne ero cosi sicuro che il dubbio fini li.Forse fu proprio quella sicurezza che mi spinse a farle una proposta : le dissi che se veramente quel ragazzino le tirava le avrei concesso una notte, purché fosse finita li e non ne avesse mai piu fatto riferimento nella vita a venire .
Stette almeno un dieci minuti in silenzio .Poi disse con una voce convinta
Non disse piu una parola si preparo in tutta fretta quasi la stanza stesse andando a fuoco non l’avevo mai vista cosi eccitata, apri la porta e voltandosi disse Chiuse la parta e se ne ando` .
Erano le 11 e 30 quando se ne ando` e fece ritorno che faceva giorno.
Io ero stato tutta la notte in uno stato di dormiveglia non se se eccitato o arrabbiato non lo sapro` mai.
Ma ricordo perfettamente i suoi occhi pieni di piacere e felici .Entrando al letto mi disse solo una frase
Non so cosa successe quella notte .
A volte mi piace pensare che se ne sia andata solo al bar a passare le ore solo per farmi irritare e a volte mi piace pensare che quel ragazzo le abbia regalato una notte indimenticabile.
Non lo sapro mai ma adesso Claudia ha una nuova luce negli occhi
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1
20 anni fa
admin, 75
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