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Femboy
Sono una femboy e mi racconto.
Molti anni fa, in una tiepida giornata primaverile, accaddero i fatti che sto per raccontare. Premetto che amo gli animali e ne ho sempre denunciato i maltrattamenti, quindi questa esperienza vissuta in prima persona, non intende invogliare a seviziare gli animali, imponendo un comportamento vizioso, ma, invece, descrivere il mio tentativo di assecondare il desiderio sessuale dell’animale, come vado a mostrare.
Si sa che i così detti “pet” sono di ottima compagnia per le persone sole, e, alcune volte, possono diventare di compagnia eccezionalmente “intima”. Dobbiamo partire, quindi, dal padrone.
Attraverso amicizie comuni, conobbi Ken (un nome e una garanzia che fa pensare subito al cane, neanche a farlo apposta): sui cinquantacinque anni; italiano, ma di padre inglese. Frequentavo, allora, parecchi uomini maturi con cui mi intrattenevo anche rapporti intimi. Ken, lo vidi per la prima volta in casa di una di queste “frequentazioni”. Fui presentata a lui e fu un colpo di fulmine al primo sguardo. Io partii di testa perché, a parte che era un bel uomo, si mostrò subito entusiasticamente incantato dal mio visetto da fanciulla, montato sul corpo di cerbiatta. Era scapolo, di mezza età, molto piacente, brizzolato, ben “conservato”, leggermente abbronzato, niente barba né baffi, un fisico glabro, come il mio e, poi, approfondendo approfondendo, nell’occasione, scoprii che aveva un bel cazzo lungo e grosso che, all’occorrenza, dopo qualche manipolazione, assumeva una “ testata” ben gonfia e turgida; insomma, una cappella a fungo rosa. Ma qui siamo arrivati … molto più “addentro”.
Non solo era bello e galante, ma sapeva essere trasgressivo, se non “maiale”, con molto savoire-faire, conservando un’eleganza mai al di là delle righe. Quello che mi lasciava perplesso era come mai, con le tutte le sue doti, potesse restare così a lungo singolo, senza che le donne se lo accaparrassero, riconoscendo in lui l’uomo perfetto da incastrare. Il mistero della sua libertà sentimentale lo scoprii al momento in cui, da semplice conoscenza, il nostro rapporto si consolidò in amore. Fu allora che si dichiarò apertamente gay. Anche così restava incomprensibile come mai nessuno, uomo, trans o altro, se lo fosse rubato perché mi sembrava perfetto per “tutte le stagioni”.
Ken era il proprietario di un bel cane che lui adorava e che aveva ben addestrato sin da piccolo: un pastore tedesco di nome Holly; strano nome da dare ad un cane, ma del resto anche molti degli umani, oggi, hanno nomi strani. All’epoca non feci molto caso al nome, invece fui ben impressionato dal fatto che avesse un animale domestico perché significava che era una persona sensibile. Piacevo al suo padrone quanto ad Holly. Stranamente, perché i cani, affezionandosi al padrone, diventano esclusivi nella fedeltà al padrone e non condividono quel sentimento con gli altri. Difficilmente sono disposti ad accettare altri nei propri affetti, che sia uomo o animale.
Ken mi riempiva di attenzioni, di complimenti, di baci e di carezze ad ogni incontro ed anche Holly, a suo modo, mi faceva capire che mi apprezzava molto. Non smetteva di leccarmi le mani, le orecchie e la faccia, anche se a quel punto mi tiravo indietro, ed ad odorarmi davanti, ma, in particolare, di dietro; finché non cominciò ad aggrapparsi alle mie gambe, mimando verosimilmente la monta. Era nel periodo del calore, mi disse Ken.
Non trovai nulla di strano, anzi apprezzai i suoi gusti, ma, contemporaneamente, mi accorsi di provare dei brividi in tutto il corpo quando Holly si aggrappava alla mia gamba e mimava l’atto sessuale; cercava di scoparmi ripetutamente. Ken si divertiva a vedere l’espressione perplessa del mio visetto rabbuiato; se la rideva di gusto e mi punzecchiava spesso con battutine ironiche, constatando che persino i cani volevano montarmi. Irritata una volta controbattei che doveva stare attento, perché avrei potuto preferire Holly a lui. Rise, ma in seguito si astenne dal prendermi in giro. Un pomeriggio Ken venne a trovarmi a casa e mi chiese il favore di lasciare da me il cane per qualche giorno perché doveva sbrigare degli affari fuori città, sostenendo che non poteva portarlo con sé per i suoi giri di lavoro. Da solo nell’appartamento era escluso che lo lasciasse e, non conoscendo altri di cui potesse fidarsi, si rivolse a me, che lo conoscevo bene e a cui il cane era affezionato, perché lo accudissi fino al suo ritorno.
Sapendo che amavo gli animali come lui, non si sarebbe fatto problemi ad affidarmelo. Fui ben contenta di assecondarlo e, quindi, mi dette accurate istruzioni, indicandomi quando e come dovevo portarlo fuori per i servizietti o cosa, quando e quanto dargli da mangiare agli orari prestabiliti e che mi avrebbe fornito gli alimenti per il suo bimbo. Mi disse soltanto di badare a che il cane non entrasse in contatto con altri simili, di qualsiasi sesso, onde evitare fastidiosi inconvenienti con i loro padroni, in quanto Holly era in calore. Ma Holly, tutto sommato, lo conoscevo come un cane tranquillo e cordiale: abbaiava di rado e non senza motivo ed era un coccolone.
Passai quindi l’intera prima giornata insieme al buon cagnone, che non mi mollava un secondo: se mi alzavo mi seguiva, anche quando andavo al bagno per i miei bisogni; se mi truccavo, assisteva con interesse ai miei movimenti; se andavo a bere dell’acqua al rubinetto della fontana, mi seguiva con la lingua penzoloni e voleva bere anche lui nella sua ciotola. Era di una simpatia unica; lo accarezzavo spesso e lui, quasi per ringraziarmi, cercava di montarmi la gamba. Ogni volta notavo, però, che in me si manifestava la stessa inquietudine che ho descritto prima; provavo brividi di piacere che mi facevano fremere fino nelle visceri.
Iniziava ad essere una fissa per me. La mattina successiva mi alzai dal letto combattuta dall’uzzolo di tentare la nuova avventura. La strana idea mi martellava in testa, ma avevo delle titubanze nel realizzarla. Dovevo farmi montare o no? Non avevo avuto ancora in vita mia dei rapporti intimi con animali. Non ci avevo mai pensato e lo ritenevo inopportuno, anzi, contro natura, però quell’idea malsana mi tormentava parecchio e dovetti lottare contro la mia troiaggine per non cedere al desiderio di istigare alla monta quel bravo cagnone. Più tempo passavo col Holly e più mi angustiava quell’insana fissazione. Alla fine cedetti di schianto. All’ennesima monta della gamba da parte di Holly, azzardai. “L’hai voluto tu! Mi hai provocato e ora dimostra quello che sai fare!” – gli dissi a muso duro. Lui mi guardò con aria interrogativa e guaì, sfiatando. Anche lui non ne poteva più.
Mi denudai rapidamente per non pensarci più, accarezzandolo sulla testa, mentre lui uggiolava, lasciandosi accarezzare il muso e dietro le orecchie. In fretta, lo condussi in camera da letto; mi sedetti sul lettone matrimoniale dal lato in cui dormivo e lo invitai a salire, battendo ripetutamente la mano sul lenzuolo per richiamare la sua attenzione. “Qui, Holly!” – gli ripetevo. Una volta che fu salito su letto, mi sdraiai, girandomi di schiena e offrendogli il lato B che Holly si affrettò ad odorare, infilandomi il naso umido fra le natiche e soffiando ripetutamente. Ciò provocò la reazione del mio “uccello” che si rizzò in una erezione mai prima tanto esibita. Raccolsi i capelli lunghissimi da un lato e affondai il viso sul guanciale, pronta a subirne le conseguenze, desiderate. Ciack, ciack, colpii con la mano le mie chiappe che mostravo a Holly, lo esortai a infilarci qualcos’altro che non fosse il suo muso: “Monta, su, da bravo!”. Allargai le gambe per permettergli di accostarsi il più possibile al mio “portaombrelli”, invitandolo alla monta. Non sapevo come l’avrebbe presa, se lo avesse fatto, ma solo la sua vicinanza mi aveva procurato una erezione ancora più dura della precedente che, sotto il peso del mio corpo, sentii violenta contro il lenzuolo.
Come un cane da tartufi mi annusava dappertutto, da tutti i lati e il contatto con il suo naso bagnato sulla pelle mi provocava più che mai brividi di desiderio. Vista la sua irresoluta dabbenaggine, alla fine mi decisi a guidarlo. Dato che non sapeva come fare, lo tirai bruscamente e comandai di montarmi con fare perentorio, chiamandolo per nome. Battevo la mano sul mio culetto che non vedeva l’ora di . Alzai il bacino e mi avvicinai al suo muso con il sedere, facendogli sentire l’odore della mia sessualità, allargando le gambe per agevolare la monta. Il mio cazzo, intanto, mi stava scoppiando; era gonfio e filava, ma non venni perché indaffarata a convincere quella bestia di un animale.
Holly, dietro le mie insistenze, ma ancor più per istinto, finalmente capì come doveva salirmi in groppa. Cercai di agevolarlo ancora una volta con una mano, tirandolo contro di me, ma non riusciva a montarmi. Il suo cazzone umido scivolava sul mio pur consistente culo. Mi armai di tutta la pazienza che mi rimaneva e mi sdraiai di nuovo con il viso affondato sul cuscino, lasciai che il cane si avvicinasse a gambe divaricate e mi posasse il pene sul culo e, pronta, l’afferrai con una mano, curando di non infastidirlo. Come s’inserisce il filo di cotone nella cruna dell’ago, cercai di guidarglielo con la mano, introducendolo io stessa dentro di me.
Temevo di irritarlo e che potesse, di conseguenza, mordermi. Ma non lo fece, quasi avesse capito che tentavo di aiutarlo, e uggiolava in continuazione. Dopo ripetuti, penosi tentativi, visto che non si approdava a nulla, ebbi paura che l’animale si stancasse e rinunciasse. Tenevo saldamente nella mano il suo sesso che sentivo anche bello lungo e duro, d’altronde era un colosso di cane e non un barboncino.
Snervata, stavo pensando di rinunciare, alzarmi e rivestirmi, quando Holly si decise a prendere l’iniziativa. Mi salì, deciso, sulla schiena aprendo le cosce e mi coprì d’un fiato. Gioia immensa. Mi acquattai, guidando il pene dell’animale con la mano in modo che non avesse retromarce e, lentamente, evitando gesti bruschi, gli offrii le chiappe, rialzandole fra le sue cosce. Feci così scivolare il lungo attrezzo poco alla volta dentro il mio fodero. Sentire il verro dell’animale introdursi nel mio intestino fu un momento davvero estasiante.
Non era molto grosso e quindi non mi forzava l’ano, ma scivolava all’interno, strofinandosi contro le pareti dell’intestino. Lo sentivo avanzare e strisciare come un verme, procurandomi una sensazione accentuata di vellicazione in tutto il corpo che mi arrivava sino in gola. Insomma me la godevo. Chiusi gli occhi e mi lasciai andare ad un gemito di piacere, mentre il cane uggiolava e spingeva ripetutamente, completando l’ingresso per tutta la lunghezza del suo bel cazzo nel mio prensile corpo. Percepii che l’attrezzo di Holly aumentava notevolmente di dimensioni, occludendomi l’intestino. Preso dall’ebbrezza del momento presi ad agitare il bacino in piccoli movimenti in avanti e indietro, aumentandone la frequenza man mano che cresceva la mia libidine, favorendo così l’accoppiamento. Senza freni, mi lasciai andare al piacere che mi avvolse in un delirio dei sensi. Non saprei ancora oggi descrivere la scala completa di emozioni che assaporai in quegli istanti meravigliosi.
Mai provato prima una sensazione simile, eppure di cazzi di uomini ne avevo già collezionati molti dentro di me. Era la prima volta che assaggiavo quello di un cane! Era tutto un’altra cosa, a dir poco esaltante. Capivo per la prima volta e “profondamente” perché molte donne gradiscono i rapporti con gli animali. Sarà contro natura, ma dà un piacere diverso e unico nel suo genere. Mi scostai dal viso i lunghissimi capelli che il cane ogni tanto mi tirava, spostandosi da una parte all’altra, tartassandomi la schiena con le zampe. Cercavo di non farmeli strappare, allontanandoli da lui. Ansimavo, incitando il cane a soddisfarsi, ma, più che altro, a soddisfarmi. Le mie parole, sussurrate tra sospiri e gemiti di piacere, sembrava fossero eccitanti per il cane che dimostrava di capire e, poveretto, cercava di mettercela tutta nella ricerca della piena soddisfazione.
A un certo punto squillò il cellulare. Esitai a rispondere, avevo il fiato corto per il coito animale che stavo subendo e vibravo ancora tutta dal desiderio di conservare a lungo quella posizione che tanto mi faceva godere. Fare una conversazione al telefono in quelle condizioni era proibitivo, ma fu proprio il gusto del proibito a spingermi a rispondere, nonostante tutto.
Era Ken che voleva notizie del suo cagnone. Mi chiese, premuroso, se mi avesse procurato problemi. Quella fu l’occasione buona per confermargli con entusiasmo che si trattava di un cane eccezionale e che me ne stavo prendendo cura “completamente”. Ken si accorse di una intonazione eccessivamente entusiasta e, forse, che avevo il fiato corto e la voce tremolante. Perplesso, chiese se mi sentissi bene. Inventai lì per lì la scusa che avevo fatto le scale di corsa perché stavo scendendo un attimo in portineria quando avevo sentito il suono del telefonino; ero corsa in casa e di conseguenza il mio fiatone. Sembrò abboccare, perché si scusò per il disturbo, mi ringraziò nuovamente e chiuse la conversazione con mia somma gratitudine.
Pochi minuti di conversazione non mi avevano affatto distratto dalla mia occupazione e continuai più vigorosamente a godere della monta del cane, accentuando il movimento della schiena. Sentii Holly guaire, uggiolare e mugolare quasi contemporaneamente, mentre si dannava, rovistando e trapanandomi il buco, con il pene ancorato saldamente alle pareti del mio intestino dall’ingrossamento in erezione che lo teneva incatenato a me senza possibilità di uscire dal mio sedere, con reciproco godimento.
Le unghione della grossa bestia ogni tanto mi graffiavano la schiena dove cercava di aggrapparsi per meglio operare, ma resistetti senza respingerlo, anzi, ogni graffio era per me una frustata di piacere. Mi colpiva al cuore, dove mi pareva arrivasse ogni scalfittura delle sue zampate, facendomi piegare la schiena verso di lui. Era come una frustata violentemente assestata, mentre il mio sesso vomitava tra le mie gambe sulle lenzuola fiotti del mio seme.
Ero decisa a subire la monta fino alla fine; la fine mia intendevo, ormai che c’ero. Scostai nuovamente i lunghi capelli da un lato con il viso affondato nel cuscino, sospirando e gemendo di piacere, dolore ed estasi, quando squillò nuovamente il cellulare. Cazzo! Mi domandai se proprio quel giorno il mondo intero avesse deciso di rompermi i coglioni, proprio mentre stavo subendo l’inculata più fantastica della mia vita, più interminabilmente lunga e più devastante che il mio amico Holly mi aveva riservato e che mi stava scodellando calda, calda.
Mi dovevano cercare tutti in quel momento? Chi poteva essere? Pensai a mia madre e manco a farlo apposta era proprio mia madre; di male in peggio, pensai. Come avevo fatto con il primo disturbatore, anche con mia madre tentai di essere laconica, simulando una certa fermezza, sia per non allarmarla che per stringare la conversazione al minimo possibile. Per quanto abile a dissimulare, evidentemente mi tradii; d’altra parte parlare al telefono mentre un grosso cane ti sta inculando non è mica semplice!
Mia madre conosceva molto bene le mie consuetudini puttanesche e mi sgamò al volo. Mi gridò nel cellulare: “Con quale ti stai rotolando nella melma?”. Cercai di dissuaderla alla meno peggio. Imbarazzata e irritata, affermai che non ero in una porcilaia; con me non c’era nessun “uomo” (e mi sentii sollevata perché dicevo il vero). Se solo avesse percepito che mi stavo facendo montare da un cane, non so quanto altro me ne avrebbe tirato in faccia, povera donna. Meglio sorvolare e tentare di negare l’evidente piacere che il bravo Holly continuava ad elargirmi con tanta ostinata generosità.
Non so come, ma riuscii a convincerla che ero sola o almeno fece finta di crederci. So solo che chiudemmo la telefonata abbastanza in fretta, in quanto temevo che il cane, infastidito dalle voci, potesse abbaiare o interrompere la monta. Non l’avrei sopportata quella interruzione. Una delusione non era nei programmi. Per quanto tempo mi montò non lo so esattamente. La durata della monta fra gli animali è molto più lunga ed estenuante della umana.
Quando fanno sesso gli animali possono continuare per ore intere nelle condizioni ideali. Holly continuò, continuò e continuò a montarmi per un tempo infinito ed io cominciavo a cedere al dolore non tanto dell’ano, ma più che altro dalla permanenza sotto il suo peso, anchilosata nella stessa posizione. Cominciavo a non sopportarne il peso considerevole, data la sua stazza. Cercai di sottrarmi a quel carico eccessivo e tentai di allontanarlo senza usare maniere forti per paura di irritarlo e farlo diventare aggressivo. Ovviamente il cane non se la dette ad intendere. Ormai stava godendo troppo.
Provai ripetutamente a rialzarmi, cambiare posizione, ma con esiti fallimentari. Il cane mi schiacciava giù con tutta la sua forza e non aveva voglia di staccare l’attrezzo che continuava a pompare dentro il serbatoio. Ormai il povero mio intestino tracimava. Forse Holly aveva intenzione di punirmi, come per dirmi: “Hai voluto che ti montassi? Adesso stai li finché non ho finito!” Le gambe e le braccia non le sentivo più, addormentate dalla posizione supina, mentre il busto e la schiena dolevano per lo sforzo di sopportare quel peso massimo; solo il mio culetto sembrava ancora voglioso di cazzo e se la godeva, bellamente aprendosi, il traditore, ad Holly.
Il tempo sembrava non passare più. Solo nel tardo pomeriggio, mentre esausto mi facevo sbattere, inerte, come carne da macello, tra le zampe del cane, finalmente, Holly si decise di smettere di versare nella mia brocca sbrecciata. Gli spruzzi, che fiottavano nella mia pancia e che mi auguro fossero tutti di sperma, smisero. Così, piena come un otre, con l’ano allargato e arrossato come quello di un babbuino, ero ormai ridotta ad uno straccio. Ingravidata dal cagnolone, gemendo e godendo, subendo e soffrendo tutti gli istanti della monta, giacevo inerte. Lui sì, una volta svuotato, soddisfatto, si sdraiò sulla mia schiena leccandomi contento, impedendomi di respirare. Si era calmato, tornando il giocattolone di sempre. Dopo un po’ si staccò da me. Respirai, finalmente; aveva ritirato il suo tirabusciò dal collo della mia bottiglia. Scese a terra con un salto, scrollando e sgrullando il pelo, sbadigliando soddisfatto. Potevo cercare di sollevarmi dal letto con le poche forze rimaste, mentre fitte di dolore e di indolenzimenti allucinanti tempestavano la mia schiena.
Fu necessario attendere un po’ di tempo distesa, ansimando, prima che potessi mettermi a sedere, allungando le gambe fuori del letto. Gli arti anchilosati dalla troppa immobilità non risposero subito. Dovetti aspettare che la circolazione tornasse regolare, massaggiandomi alternativamente braccia e gambe, prima di potermi rimettere in piedi, mentre Holly, felice e incosciente, scodinzolava avanti e indietro dal corridoio alla camera da letto.
Appena fu possibile, mi diressi in bagno per ripulirmi, barcollando e sostenendomi alle sedie, alle pareti e a tutto ciò di stabile che trovai lungo il percorso. Respirai profondamente e mi accostai allo specchio, dopo aver chiuso la porta. Non volevo che Holly entrasse. Ne avevo fin troppo di lui dentro di me. Mi affacciai dinanzi alla specchiera; il viso era tirato, esausto, pallido e i capelli, lisci lunghissimi erano disordinati, arruffati, sembrava che mi fosse passato sopra un treno. Mi girai di tre quarti per guardarmi la schiena che mi bruciava. Vistosi graffi rossi mi solcavano il dorso dal collo alla vita; dolevano, ma, per fortuna, non sanguinavano.
Mi ero tolta uno sfizio, ma, a quel punto, non sapevo se il prezzo ne era valsa la candela e, infatti, ne stavo pagando lo scotto. Comunque, i giorni successivi permisi al cane altre libertà e abusi della mia sessualità. Prima che Ken tornasse a riprendersi il cane, mi concessi ancora a Holly che completò tre o quattro monte su di me ogni volta che lo chiamavo in camera da letto. Ormai era esperto e subito si metteva nella posizione migliore per infilarmelo dentro con maestria. Non si perdeva più in preamboli e uggiolava, mentre il suo pene gonfio per l’inturgidimento mi fotteva il culo per un’ora intera.
Occorreva ogni volta una pazienza infinita perché potessi staccarmi da lui. Ma io comprendevo e assecondavo la sua esigenza e mi imponevo di sopportare abbastanza bene quel comportamento pur di provare e riprovare l’ebbrezza di quei coiti ripetuti che mi provocavano eiaculazioni continue. Nel giro di un’ora riuscivo a svuotarmi completamente le palle, anche se dovevo sbrodolare a vuoto col mio bastone gonfio anche senza bisogno dell’aiuto della mia mano. Tuttavia, per i giorni seguenti avevo preso delle precauzioni e mi coprivo la schiena con una coperta che tenevo legata sulle spalle e in vita, mentre mi montava. Inoltre, per alleggerire il peso non mi distendevo più completamente, come avevo fatto il primo giorno, perdendo il controllo di me e del cane, ma mi appoggiavo ad un sedia posta di traverso sul letto, in modo da sostenermi ed alleggerire il peso quando l’animale mi copriva completamente.
Riuscii a limitare di subire ogni volta la tortura della prima monta per effetto delle sue unghie e dei dolori di schiena e degli arti a seguito del suo peso. Potetti così godermi, con più serenità e completezza, più volte quel suo bel cazzo lungo e sottile, senza problemi.
Al suo padrone non dissi mai nulla. Conoscendolo, so che non mi avrebbe cazziata, anzi, si sarebbe pure eccitato all’idea di sapermi montata dal suo cane. Ho preferito che scoprisse da solo la novità, perché, come si era abituato Holly, gli avrà sicuramente avanzato la stessa “richiesta” sessuale, dato che tanto lo amava. Sono sicuro che il bravo Holly ha saputo soddisfare anche il suo padrone così come ha saputo incontrare i miei “gusti”. Au revoir…
(Rivisitazione: per gentile concessione rielaborato e arricchito da un racconto di una cara
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2 mesi fa
Nina69,
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Ultima visita: 1 giorno fa
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Incontro al buio
In motel al buio, ovest Milano, ti incontrai fuori dal pub... su di giri... volevi una testa fra le tue gambe...e la avesti. Morsi alle tue cosce, la sfiorare i tuoi seni e le tue braccia, i brividi sulla pelle al sussurrarti la mia eccitazione nell'orecchio e poi giù... la mia lingua sulle tue labbra che rapidamente si bagnano, la tua mano sulla mia testa e tu che non resisti nel chiedermi di entrare dentro di te...
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2 mesi fa
turbolento79, 45
Ultima visita: 2 settimane fa -
Una domenica iniziata come tante altre ….
Voglio raccontarvi un viaggio in treno di inizio d'estate di qualche anno fa perché non è stato ordinario come tanti altri ma estremamente divertente.
Dovevo andare per lavoro ad un meeting nella sede centrale dell’azienda per cui lavoravo. Non avevo proprio voglia, ma se devi, non hai scelta. Quindi ho preso il treno nel pomeriggio per essere in hotel la sera e, quindi, puntuale all’indomani mattina per l’incontro.
Sono salito sul treno, ho cercato uno scompartimento libero, mi sono seduto e ho preso qualcosa da leggere dallo zaino. Con alcune ore di viaggio davanti a me, era l’unica cosa da fare. Il treno partì perfettamente in orario e io cominciai a leggere.
Ero seduto e totalmente rilassato ma le cose sarebbero cambiate velocemente.
Dopo pochi minuti dalla partenza, una ragazza bruna sui vent'anni, magra, grandi tette e incredibilmente carina, aprì la porta dello scompartimento e chiese: “Sono liberi i posti?”.
Ho risposto con un “Sì, è tutto libero. Puoi sederti dove vuoi!”
Lei sorrise, prese la sua borsa, la posò su un posto vuoto e si sedette.
Era davvero carina, indossava una gonna corta e una maglietta attillata da dove trasparivano in modo chiaro le sue forme.
La ragazza aprì la borsa, prese anche lei un libro e cominciò a leggere.
Avrei voluto continuare a leggere anche io, ma ora era più difficile con una presenza così carina nello scompartimento, semplicemente non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.
Mentre stavo sognando ad occhi aperti, sono stato svegliato bruscamente dal controllore che voleva vedere i biglietti.
Gliel'ho dato, lui l'ha timbrato e poi me lo ha restituito.
La ragazza frugò freneticamente nella borsa alla ricerca del biglietto, ma non riuscì a trovarlo. Non trovò nemmeno il suo porta documenti e i suoi soldi.
Il controllore le disse che, se non fosse riuscita a trovare il suo biglietto, avrebbe dovuto pagarne uno nuovo.
Ma la ragazza non aveva i soldi necessari, quindi il controllore le disse che avrebbe dovuto farle una multa e farla scendere dal treno alla successiva fermata.
Ascoltando la discussione, ho chiesto quanto sarebbe costato il biglietto e mi è stato risposto che il costo era di 17€: “OK, nessun problema” risposi “pagherò io il biglietto alla ragazza!”.
Il controllore ha preso i miei soldi ed ha emesso un nuovo biglietto, ha salutato ed è andato via.
La ragazza ringraziandomi si presentò: “Sono Anna, grazie per avermi salvata. Non so proprio dove siano finiti biglietto e soldi. Li avrò dimenticati alla biglietteria o qualcuno mi ha derubato.”
Risposi: “Oh, sono stato felice di averti aiutato, comunque mi chiamo Bruno.” Poi con una battuta ironica tanto per sdrammatizzare la vicenda appena conclusa continuai dicendo con un sorrisino: “Poi puoi restituirmi i soldi, ti lascio i dettagli del mio conto."
Lei aggiungendo ironia alla mia ironia e mi rispose: “Posso inventarmi qualcosa di diverso e più divertente per rimborsarti il costo del biglietto.”
Rimasi interdetto, non sapevo cosa volesse dire quindi spontaneamente mi venne di chiederle: “Cosa vuoi dire? La mia era una battuta, non è necessario ridarmi i soldi.”
“Non ti darò indietro i soldi, penso ad altro. Te lo faccio vedere!”, sorrise in modo malizioso. Andò alla porta dello scompartimento, la chiuse e tirò le tende.
Mi sentivo molto eccitato, avevo capito davvero quello che pensavo avrebbe fatto?!
Lei venne di nuovo da me, si sedette proprio accanto e mise la mano proprio sul cazzo.
Il mio piccolo amico se ne è accorto subito e premeva contro l'interno dei miei pantaloni.
Sembrava che le piacesse che il mio cazzo le rispondesse direttamente.
"Pensi che io sia carina?" chiese.
"Sì, da quando sei entrata non riesco più a concentrarmi. Non riesco più a toglierti gli occhi da dosso."
A queste parole, lei mi ha aperto i pantaloni tirando giù la cerniera e ha messo la mano dentro sul mio cazzo e me lo ha accarezzato attraverso i boxer.
È stata una bellissima emozione, questo viaggio stava diventando sempre più eccitante.
Gli ho fermato la mano e le ho chiesto: ”Pensi sia sicuro farlo qui, in uno scompartimento di un treno?”
Lei rispose: "Oh, il treno si fermerà di nuovo tra molto tempo, non entra più nessuno dopo la precedente fermata e la tenda è chiusa, il controllore è già passato quindi non ripasserà, nessuno può vedere attraverso la porta!" probabilmente era proprio così, saremmo stati tranquilli per un po’, in ogni caso non mi importava.
Lasciando libera la sua mano sono andato a fare un'escursione sotto la sua maglietta.
Lì ho preso in mano una delle sue tette calde e l'ho massaggiata delicatamente, sembrava che le piacesse.
"Oh, la maglietta è proprio fastidiosa, aspetta ..." con queste parole se la tolse, poco dopo il reggiseno era anch’esso sul sedile.
I suoi seni erano davanti a me in tutta la loro bellezza, per me erano irresistibili, li presi con entrambe le mani e li massaggiai ben bene e poi vi seppellì il viso.
Cavolo, è stato fantastico! Il profumo della sua pelle era inebriante.
Lei, nel frattempo, ha infilato la mano sotto i miei boxer, continuando a masturbarmi, poi, molto velocemente ha abbassato un po' i miei pantaloni e i boxer in modo da avere libero accesso alla mia verga.
Si avvicinò lentamente con il volto, leccò la cappella, poi giù per tutta l'asta, di nuovo su e... poi lo infilò completamente nella sua bocca.
La sensazione calda e umida mi fecero fare dei gridolini di piacere e dissi: “Oh mio Dio, è così calda la tua bocca, semplicemente meravigliosa.”
Succhiava e leccava in modo perfetto. Dentro, fuori, su, giù, sinistra, destra, veloce, lenta. Nel frattempo, ho provato a slacciarle la gonna, ci sono riuscito dopo qualche tentativo e la tolsi.
Indossava un minuscolo tanga, uno spettacolo. Facendomi aiutare da lei, gli sfilai anche quello e rimase totalmente nuda davanti a me. Uno spettacolo bellissimo ed eccitantissimo.
Lei lasciò andare il mio cazzo duro e si sdraiò sulla panca.
Mi sono adagiato su di lei, prima l'ho baciata, poi ho spostato la lingua verso i suoi seni, le ho leccato i capezzoli, ... le è sfuggito un gemito: “Si … sì … mi fai morire … continua a scendere c’è la mia figa e il mio clitoride che ti attendono.”
Continuai sul suo ventre piatto e sexy, sul pube, quindi direttamente tra le gambe.
Cominciai leccandole la fessura con la lingua, ogni tocco la attraversava come un fulmine, vibrava di piacere.
L’apoteosi fu quando presi con la lingua il suo clitoride e lo leccai intensamente.
Con un gridolino di goduria mi disse: “Si … sì … mi piace … continua ti prego!”
La sentivo vibrare poi, all’improvviso, mi disse: "Fanculo, fottimi, qui e ora, ora! Lo voglio tutto dentro."
Non avevo bisogno di sentire altro, mi sono posizionato in modo da poter mettere il cazzo dentro, e l'ho spinto lentamente ma in profondità.
Lei aiutò il mio movimento muovendo il suo ventre verso di me e mi ritrovai completamente dentro di lei.
“Dai, vai, vai, scopami … scopami!”
Ho iniziato con spinte lunghe e lente, poi più veloci e in profondità. Dentro, fuori, dentro, fuori, a volte completamente fuori e poi completamente dentro.
Cavolo, è stato fantastico, quando oggi sono entrato nel treno non avrei mai immaginato di potermi scopare una bella e giovane ragazza arrapata.
Ho tirato fuori il mio cazzo, mi sono seduto e gli ho chiesto: "Dai, siediti su di me e cavalcami!"
Immaginavo che fosse ancora più eccitante farsi scopare da lei.
Lei venne da me di spalle, si sedette sul mio palo e se lo infilò di nuovo dentro muovendosi su e giù con molta intensità.
Con la mano si massaggiava il clitoride accentuando il suoi gemiti di piacere.
Oh, mio Dio, pensavo che il mio cuore si sarebbe fermato a causa di tutta l'eccitazione, ero in estasi, faceva così caldo.
Non avrei potuto resistere ancora a lungo, quindi l’avvisai: "Sto per venire!”
Lei, subito dopo, mi disse: “Sto venendo anche io … trattieniti un attimo voglio godere!” poi quasi immediatamente dopo: Vengo … vengo … vengo!!!”
Un fremito violento le percorse tutto il corpo, sentì la sua figa contrarsi e scorrere lungo il mio cazzo un getto di liquido caldo, in parte raggiunse il pavimento.
Capì che quel rilascio di liquido fosse da mettere in relazione al suo godere, una sorta di eiaculazione femminile, era una cosa che non mi era mai successa prima. Direi molto bella come sensazione ed eccitante come situazione.
Anna si è liberata velocemente, poi si è inginocchiata e mi ha succhiato il cazzo fino a farmi godere.
Le ho sparato il mio seme direttamente in gola e lei l'ha ingoiata diligentemente tutto e mi ha leccato il cazzo fino ripulirlo completamente.
Era stata una situazione davvero contorta, ma era quello che sognavo accadesse ogni qual volta viaggiavo in treno.
Lei si è rivestita lentamente, io mi sono alzato i pantaloni e ci siamo seduti di nuovo.
"Carissima, è stato fantastico!" era tutto ciò che potevo dire.
“Anche per me, non l'ho mai fatto al primo incontro e soprattutto su un treno, non so cosa mi sia successo oggi, però è stato davvero fantastico. Sarebbe potuto entrare qualcuno da un momento all'altro e questo mi ha fatto eccitare in un modo indescrivibile."
Non potevo che essere d'accordo con Anna, non avevo mai provato niente di più caldo.
Poi arrivò l'annuncio della prossima fermana dove lei doveva scendere.
Avevo recuperato tutte le mie forze dopo l’amplesso, avevo ancora del viaggio davanti a me per raggiungere la mia meta finale.
Anna uscendo dalla scompartimento mi ha detto semplicemente: “Ciao, magari ci rivedremo sul treno, ne sarei felice!”, poi se n’è andata.
Istintivamente ma irrefrenabilmente, ho preso velocemente il mio zaino e sono corso fuori dal treno per provare a parlarle ma, sfortunatamente, lei era già in compagnia di un uomo.
Il treno nel frattempo è ripartito. Ho pensato: “Bene, allora prenderò il prossimo per continuare il mio viaggio.”
C’era ancora del tempo di attesa, quindi, sono andata in un negozio a comprare qualcosa da bere e poi sono tornata ai binari.
Anna e il suo amico erano ancora lì, mi sono seduto su una panchina per attendere il treno.
Ho tirato fuori il libro per leggere nell’attesa.
Ho visto che il ragazzo che era con Anna mi stava osservando, probabilmente tra di loro avevano parlato di me.
Ho cercato di concentrarmi sul mio libro, ma ovviamente era difficile perché non riuscivo a togliermi Anna dalla testa. Il solo pensiero di lei mi faceva drizzare il pene.
Il giovane si accorse che ero distratto e pensieroso e, quindi, si avvinò e si presentò: “Ciao, mi chiamo Domenico. Stai leggendo qualcosa di interessante?"
Lo guardai e risposi: "Piacere, io mi chiamo Bruno. Beh, in realtà non è particolarmente interessante, speravo di distrarmi un po’ nell’attesa del treno!"
"E’ dove stai andando?”
Ho pensato per un momento: “Cosa vuole questo qui? Magari è geloso della sua ragazza, speriamo bene.”
Quindi gli ho risposto: “Sto andando ad un seminario di lavoro programmato per domani mattina!”
“Oh sì, io invece oggi torno finalmente a casa dopo tanto tempo.”
Pensai: “Interessante … ma perché me lo dice?”
Sfortunatamente non riuscivo ancora a togliermi dalla testa Anna che nel frattempo era andata via. Era evidente la mia eccitazione dal gonfiore dei miei pantaloni. Ho provato a nasconderlo, ma senza successo.
Domenico l'ha notato e ha iniziato a sorridere: "Vedo che sei eccitato, come mai?"
Ero imbarazzato, ho cercato di trovare una scusa, ma non ha funzionato; quindi, gli ho risposto in modo provocatorio immaginando che lui sapesse già tutto: "Ho avuto un vero e proprio incontro di sesso una ragazza molto sexy prima sul treno, e beh, è stato davvero carino fare sesso con lei!” Ho iniziato a sorridere.
Domenico non ha manifestato nessuna reazione, quasi si immaginasse le mie parole, quindi disse: “Non avevi paura che qualcuno vi vedesse?”,
“Sì, sì, ma ad un certo punto questa paura è svanita, ero troppo eccitato! Purtroppo, sarà difficile che ci possa essere un seguito con quella bella ragazza.”
Lui rispose: “Non è detto, c’è sempre la possibilità di un ulteriore round. Io credo che ad Anna possa interessare. E anche a me.”
Rimasi interdetto a quella risposta, mi sono guardato intorno e non vedendo Anna che evidentemente era andata via, mi feci coraggio e gli dissi: “Dove e quando, in un altro viaggio in treno? Improbabile.”
Domenico rispose:” No, a casa mia. Io ora ci vado e se vuoi puoi venire con me. È proprio qui di fronte alla stazione. Può darsi che Anna sia già lì o verrà più tardi. Che ne dici andiamo?”
Senza rispondere, in trance, mi alzai e lo seguì.
In effetti la sua casa era a pochi metri dalla stazione, siamo entrati in un ampio portone e poi abbiamo raggiunto il suo appartamento al primo piano, era un ambiente accogliente e ben arredato.
Domenico, appena entrato, nell’appoggiare le chiavi sul tavolo, fece scivolare il cellulare a terra.
Istintivamente si è piegato per raggiungere dove era caduto, abbassandosi mi ha mostrato le sue chiappe sode.
Wow, ho pensato: “Che bel culo che ha!!!” e il mio cazzo ha ripreso a drizzarsi.
Poi mi è passato per la mente: “Ma qual è il modo migliore per dirglielo?!”
Ho raccolto tutto il mio coraggio e gli ho semplicemente toccato il culo con la mano.
Ora c'erano due opzioni: o mi cacciava da casa, oppure accettava la mia provocazione.
Lui saltò in piedi perché non si aspettava una cosa del genere e si voltò verso di me.
Mi sorrise e mi desse: "Vedo che ti piace il mio fondo schiena … speravo che succedesse. Ci pensavo da quando ti ho visto in stazione!"
Si è avvicinato, mi ha fatto sedere nel divano e si è seduto accanto a me e ha iniziato ad accarezzarmi tra le gambe.
Fece scivolare lentamente la mano sotto la mia maglietta e mi accarezzò dolcemente il ventre.
Ho lasciato che lui prendesse l’iniziativa. Immaginavo cosa potesse accadere di bello da lì a poco. Prendendo il treno quel pomeriggio non me lo sarei aspettato nemmeno nei più rosei sogni.
Ad un certo punto si è inginocchiato davanti a me, poi mi ha tolto la maglietta e ha iniziato a baciarmi e accarezzarmi il collo e il petto.
Nel frattempo, io gli ho accarezzato con le mie mani la testa.
Poco dopo mi ha aperto la cerniera dei pantaloni, li ha semplicemente abbassati assieme al boxer e ha cominciato a farmi un pompino.
Era tutto così assurdo ed eccitante, prima una ragazza davvero sexy aveva avuto il mio cazzo in bocca e poi nella sua figa e ora lui, semplicemente indescrivibile.
Ho rantolato la mia goduria, gli ho fatto segno di fermarsi e gli ho tolto la maglietta, per massaggiargli il petto e i suoi capezzoli fino alla pancia tonica.
Mi sono sfilato i pantaloni e gli slip e poi gli ho aperto la cerniera dei suoi pantaloni.
Per prima cosa gli ho infilato la mano e gli ho massaggiato il cazzo, era già piuttosto grosso.
Ho iniziato a masturbarlo lentamente. Poi gli abbassai i pantaloni insieme agli slip, lui se li è sfilati in un attimo. Rialzandosi ha quasi sbattuto il suo cazzo sulla mia faccia.
Giocavo anche con le mani con il suo sacco e sul suo perineo, cosa che lo faceva impazzire.
Gemette e mi disse: “Ora devi fottermi, voglio il tuo cazzo dentro di me. Ti prego scopami il culo.”
Si girò inginocchiandosi sul divano e appoggiandosi con le braccia sullo schienale dello stesso. Davanti a me si presentò il suo culo sodo e senza peli. Uno spettacolo davvero piccante.
Ho capito le sue intenzioni e ho iniziato a baciargli prima le natiche, e la mia lingua è andata lentamente alla sua destinazione finale, il suo buco del culo.
Era già un sogno e quando ho toccato il suo buco del culo con la lingua per la prima volta, ero completamente estasiato.
Un brivido piacevole lo percorse e mi disse: "Adesso inizia a fottermi, sono così eccitato!"
Così ho cominciato a leccarlo, tra le natiche, fino al perineo e ritorno.
Volevo scoparlo, quindi gli ho appoggiato la mia verga tra le sue natiche; quindi, ho fatto pressione sul suo sfintere per penetrarlo. Era poco lubrificato e trovai difficoltà a farlo entrare dentro; quindi, lo massaggiai con il glande cercando di lubrificarlo, cosa che sembrava piacergli particolarmente.
Lui chiedendomi di nuovo di scoparlo, mi ha dato del lubrificante che prima aveva appoggiato vicino noi.
Ho aperto il tubetto di gel lubrificante, ne ho messo tanto sul mio cazzo duro, l'ho cosparso lungo l'asta. Poi ho distribuito il lubrificante sulla sua calda entrata.
Prima l'ho scopato con il dito lubrificando anche l’interno dello sfintere; quindi, ho iniziato a infilare lentamente il cazzo.
Domenico però non aveva molta voglia di andare piano, quindi ha insistito e mi ha gridato: "Dai, fottimi, scopami il culo con forza, io sono completamente arrapato!"
Ho sentito il calore del suo sfintere quando, all'improvviso, spingendo un po’, la porta si è aperta.
Ho cominciato a muovermi dentro di lui con una certa intensità.
Sono rimasto scioccato quando ho sentito e poi visto Anna entrare nell’appartamento.
Domenico non sembrava essere particolarmente infastidito dalla sua presenza e mi disse: "Dai, continua a scoparmi!!! Non preoccuparti di lei."
Anna è entrata, ha chiuso la porta e mi ha detto: "Adesso fai quello che ti chiede. Fottiti il culo di Domenico, non a tutti è permesso scoparselo!"
L'intera faccenda mi sembrava un mistero, ma in qualche modo non mi importava, ero troppo eccitato. Quindi ho continuato.
Anna, per nulla scossa, si tolse lentamente i vestiti, strisciò sotto me e Domenico e cominciò a succhiargli il cazzo.
Mi sarei aspettato tutto, ma non questo.
La situazione mi ha spronato ancora di più e ho continuato a fargli il culo con una intensità tale da farlo urlare.
“Si … siiiii … continua a fottermi così … mi stai facendo morire.”
All'improvviso ho sentito una lingua sul mio buco del culo. Anna aveva smesso di fare un pompino a Domenico e ora mi leccava le chiappe.
Non riuscivo quasi più a concentrarmi, faceva così caldo, ero frastornato dalla situazione.
Ho tirato fuori il mio cazzo dal culo di Domenico. Loro, insieme, hanno iniziato a giocare con la mia verga.
Situazione semplicemente arrapante, due persone armeggiavano sul mio pene.
Beh, volevo divertirmi di nuovo con Anna, quindi le ho detto di girarsi e darmi le sue chiappe cosa che ha fatto. Poi l'ho impalata con il mio cazzo direttamente nella sua figa da dietro.
Stavo scopando con lei e avevo perso di vista Domenico. Ero al settimo cielo quando all'improvviso ho percepito una sensazione di calore sul culo.
Ho capito di cosa si trattasse, Domenico mi stava baciando e leccando il culo, lo stava massaggiando con la sua lingua assieme alle mie palle.
Senza dire nulla, ha spinto dentro il mio sfintere un dito ed ha iniziato a scoparmi lentamente mentre io scopavo Anna.
Dove dire che la sensazione era molto eccitante, non avrei mai pensato che potesse piacermi. Anche se era una dei miei sogni erotici più ricorrenti: scopare una ragazza mentre un ragazzo mi leccava da dietro.
Dopo non molto Anna continuando a masturbarsi il clitoride, con un urlo liberatorio, si irrigidì e poi inizio a vibrare per via del suo orgasmo: “Si … sì … vengo …. vengo .. non fermarti fottimi … fottimi!!!”
La situazione era troppo eccitante e non ho resistito a lungo, ho gridato: "Sto arrivando! Vengo … vengo!!!" poi ho scaricato la mia crema calda direttamente nella faccia di Anna che nel frattempo aveva sfilato il mio cazzo dalla sua figa e si era girata a succhiarmelo.
Mentre il mio orgasmo si scatenava inondando di sperma il volto, collo e seno di Anna, tutto il mio tratto intestinale si stringeva e si contraeva, sentivo ogni spinta delle dita di Domenico ancora più intensa e all'improvviso lui scaricava il suo seme tra le mani di Anna che nel frattempo lo stava masturbando.
Cadiamo tutti a terra esausti, poi ci sediamo sul divano con Anna in centro e noi due ai suoi lati.
Ci abbracciamo soddisfatti per il sesso. Dopo qualche chiacchiera ci rivestiamo.
Dovetti andare via velocemente per poter proseguire il mio viaggio. Il treno che dovevo prendere sarebbe passato da lì a poco.
Quindi li salutai e raggiunsi la stazione.
Ero ancora tanto eccitato e sentivo su di me gli odori degli umori di Domenico e di Anna.
Avevo trascorso un pomeriggio meraviglioso con due partner eccezionali che mi hanno donato del sesso molto coinvolgente.
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Al2016,
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Cagna da monta
Prima parte
Siamo una coppia sposata da 20 anni Lei 47 e Lui 50 e nel corso della nostra vita assieme abbiamo avuto varie esperienze nel mondo bsdm. Da 2 anni a questa parte con molti alti e bassi abbiamo intrapreso un percorso di educazione per farmi diventare una schiava. Negli ultimi mesi il mio percorso sta evolvendo, lentamente ma con costanza e ultimamente il Mio Padrone gironzolando in internet ha visto questi video di donne che vengono scopate da cani. Me li ha fatti vedere durante le mie sessioni, ha scoperto che mi eccitano ed ha deciso che anch'io devo provare questa esperienza. Devo dire che in effetti sono eccitanti e sono curiosa ma ho anche paura che sia molto doloroso. Per me è importante fare questa esperienza perchè fa parte del mio percorso da schiava, diventare una vera cagna e soddisfare il mio Padrone. Ed eccoci qui, è arrivato il momento tanto atteso, da questa mattina alle 10 fino a domani sera alle 18 sarò una vera cagna e passerò la giornata assieme al mio amico Zag ed ai suoi padroni Carlo e Luca, 2 grandi amici che condividono il cane e la passione per il BSDM. Arriviamo a casa di Zag puntuali alle 10, il Padrone suona il campanello e i proprietari di casa ci fanno entrare. Appena dentro casa senza nemmeno salutare il Padrone mi fa spogliare nuda, mi mette il collare e mi fa mettere a 4 zampe.
Da questo momento fino a domani non sarò più Puttana ma cagna. Mi fanno andare in salotto a conoscere il mio amico Zag, che appena mi vede mi viene incontro, mi lecca la faccia e si strofina come per farsi coccolare. Mi siedo e gli faccio un po di coccole, in un attimo siamo già amici e i nostri Padroni soddisfatti ci accarezzano sulla testa per darci sicurezza. Zag non aspetta nemmeno un secondo, mi gira dietro la schiena e comincia a leccarmi figa e culo. Io comincio subito a bagnarmi, la sua lingua calda mi piace tanto. Comincio a sudare perchè capisco che Zag è gia pronto alla monta, il cuore mi batte forte ma non vedo l’ora di avere la mia “prima volta”. Mi metto in posizione mentre Zag continua a leccarmi, mi sale sulla schiena e aiutato daCarlo comincia a cercare la mia figa. La trova subito e con 2 colpi secchi mi inserisce il suo cazzo grosso nella figa. Io gemo, è stato doloroso all’inizio, un colpo secco ma ora che continua a pompare è bellissimo, sento tutta la sua grandezza che mi riempie e tanto liquido caldo che cola dentro e fuori dalla figa. Dopo nemmeno 20 colpi si ferma, si è formato il nodo e non può più muoversi. Luca lo tiene fermo dentro di me mentre lo accarezza e gli dice bravo, anch’io ricevo le carezze e dolci parole dal mio Padrone mentre aspettiamo che il nodo si sgonfi. Sono stanca ma molto contenta della prima esperienza con Zag.
Quando finalmente esce dalla mia figa lo sperma comincia a colare dappertutto e Zag da bravo cane lo lecca per pulirmi. E’ ora dei bisogni, ci aprono la porta del giardino e da bravi cagnolini usciamo per fare pipì. In giardino c’è anche la ciotola dell’acqua e ne approfitto per berne un goccino. E’ difficile bere a quattro zampe, ma con un pò di pazienza riesco a bere a sufficienza per rinfrescarmi. Dopo qualche corsa in giardino rientriamo perchè Zag ha ancora voglia di montarmi e si è già ripreso totalmente. Ricomincia a gironzolare dietro di me e lecccarmi culo e figa. Questa volta il mio Padrone mi fa mettere un pochino più bassa con il culo e capisco che l’intento è quello di farmelo sfondare da Zag. Mi sale sulla schiena e comincia a spingere. E’ più difficoltoso entrare nel buco del culo e perciò lo fanno scendere dalla mia schiena, mi mettono un pò di lubrificante, il mio padrone allarga un pochino il buco con 3 dita, dopo averlo allargato Zag mi risale sulla schiena. Questa volta anche se con più difficoltà entra. Sento un forte bruciore e lancio un urletto di dolore e piacere assieme, è grosso ma entra tutto senza problemi, comincia a pompare e sento di essere riempita forte, questa volta i colpi sono di più, e lo sento ansimare sulla mia schiena. Il nodo si forma all’esterno del buco del culo e quando si ferma, stanco e soddisfatto esce velocemente dal mio culo e comincia a leccarmi.
A quel punto me lo portano davanti alla bocca e il mio Padrone mi obbliga a fare un pompino a Zag che ha ancora il cazzo duro. Comincio leccandogli l’asta, ha un sapore strano ed è molto grosso. Lo prendo in bocca, è veramente molto grande e lungo, finisco il pompino pulendo tutto il cazzo del cane. Ora mi sento proprio umiliata e sporca, una vera cagna e Puttana che gode con un cane, spero però che nelle prossime ore possa anch’io venire durante la monta di Zag. Finito il pompino è il momento di tornare in giardino. Facciamo tutti e 2 la cacca nel prato questa volta, un sorso d’acqua e poi via a correre e giocare con la pallina che trovo in giardino. Ormai sono quasi le 14 e comincio a sentire fame, è ora di pranzo e anche Zag ha fame. Arriva una ciotola di pasta riscaldata con dentro riso soffiato e carne a pezzetti. Capisco che la ciotola è unica e che devo dividerla con Zag. Lui comincia a mangiare, io mi avvicino e comincio a mangiare anch’io. Finito
il pastone che ho condiviso con Zag sono stremata. Il Padrone mi porta a dormire. Il mio
giaciglio è un vecchio materasso che devo condividere con Zag. Poco dopo che mi sono rannicchiata per dormire Zag mi si sdraia accanto e in poco tempo ci addormentiamo.
Secondo parte
Ad un certo punto vengo svegliata bruscamente, non so che ore sono e non capisco cosa sta succedendo. I Carlo e Luca mi portano in giardino dove faccio i miei bisogni, poi mi fanno un bel clistere e senza preavviso un getto d’acqua che proviene dalla gomma del giardino mi inonda. E’ il momento del bagno, mi insaponano e poi sempre con la gomma mi risciacquano. A questo punto vengo bendata e mi vengono messe polsiere, cavigliere e un anello in bocca per tenerla bene aperta. Mani legate dietro alla schiena vengo accompagnata in casa e fatta inginocchiare al centro dell’ampio soggiorno. Sono inerme e vulnerabile, rimango li per un tempo che sembra interminabile anche se scopro poi essere solamente 10 minuti. La saliva mi gocciola sulle tette, non riesco a deglutire e sono spaventata. Il cuore comincia a battere forte e dentro di me una vocina dice: “stai tranquilla, non succede niente”. Ascolto e percepisco tutti i rumori e gli odori che mi circondano, comincio a bagnarmi perchè l’ignoto tanto fa paura quanto mi eccita molto, Spero dentro di me che ci sia l’incontro con diversi uomini che non posso vedere.
Suonano alla porta. Il mio desiderio si avvera…. entrano dei ragazzi ma non so quanti sono, comincio a sentire i passi, sento i loro profumi, mi vedono e cominciano a parlare:”guarda questa puttana, è proprio una cagna, mi sa che possiamo fare ciò che vogliamo, non può muoversi ne toccarci, oggi ci divertiamo.” Provo a distinguere le voci e contare dentro di me quanti potrebbero essere ma sono troppi per capirlo con certezza. A metà dei miei pensieri mi arriva una forte sculacciata sul sedere, caccio un urlo di dolore e piacere insieme, non me la aspettavo, poi una frusta comincia a vischiarmi la schiena e il culo. Non riesco a deglutire e la mia sbava comincia ad essere molta. Mi mettono le pinze alle tette e alle grandi labbra attaccate ad una cordicella. Ogni tanto qualcuno tira la cordicella e io gemo. Le sculacciate continuano fino a farmi dei bei segni sul culo e con il culo bello rosso mi sdraiano per terra e cominciano a far colare la cera. Brucia perchè molto sensibile ed io comincio a piangere. Mi sento umiliata ed usata, so che non posso parlare e l’unica cosa che posso fare è piangere dal dolore. Logicamente questo non li ferma. Mi tolgono l’anello, mi rimettono in ginocchio ed uno alla volta cominciano a scoparmi in bocca. Pompano vigorosamente e mi fanno venire gli sforzi di vomito, sputo e ricomincio fino a quando tutti non provano il piacere della mia bocca. Poi mi mettono sdraiata con il culo per aria, mi sputano su figa e culo e cominciano prima a scoparmi la figa, poi il culo e poi tutti e due assieme. Sono inerme e cerco di godermi ogni singolo momento, è difficile, mi stanno usando come una troia e non posso fare assolutamente nulla, solo subire. Li sento ansimare e venire, sento caldo sul mio corpo, dentro e fuori, ogni tanto una sculacciata mi fa sussultare, mi fa male dappertutto ma io sono una schiava e devo resistere per far godere il mio Padrone che mi sta guardando. Quando tutti sono venuti mi sento prendere dal mio Padrone per le braccia, mi libera le mani e mi mette a 4 zampe, finalmente mi toglie la benda. I ragazzi sono tutti in cerchio. Mentre conto il numero di 8 presenti e posso finalmente vederli in faccia mi rendo conto che sono uno schifo, sono coperta di sborra che mi esce da tutti i buchi, mi sento sporca e umiliata, mi hanno usata a loro piacimento e sporcata dappertutto, sono esausta e mi fa male dappertutto. Sono però soddisfatta del fatto che loro hanno goduto tutti e questo grazie a me.
A quel punto arriva Zag che vedendomi lì pronta a 4 zampe non ci pensa neanche un secondo, mi sale sulla schiena e mi monta davanti a tutti. Appena salito sulla schiena cerca la mia figa, comincia a pompare ma non la trova, scende dalla schiena e comincia a leccarmi la figa, è molto eccitato e lo sento che ansima, ci riprova e questa volta aiutato da Carlo riesce a trovare il buco. Entra subito e comincia a pompare vigorosamente. Tutti mi guardano. alcuni mi incitano, alcuni incitano Zag, altri mi insultano dicendomi che sono una vera cagna schifosa. Qualcuno scatta delle foto, mi sento forte, sto dando spettacolo, cosa che probabilmente nessuno di loro aveva mai visto dal vivo, mi sto eccitando sempre di più e sono consapevole che è vero, sono una cagna e mi piace far godere le persone che mi stanno guardando. Sono fiera di essere la schiava di Padrone Michele e sento attorno a me l’invidia di tutti quegli uomini che vorrebbero una donna così al loro fianco. Mentre sto pensando a tutto ciò vengo davanti a tutti con un orgasmo potente e prolungato mentre Zag ancora sta’ pompando.
I ragazzi se ne vanno e vengo accompagnata alla mia cuccia dal mio Padrone che mi lega con le mani dietro le ginocchia in modo da garantire a Zag accesso a culo e figa. Le luci si spengono e anche i nostri padroni se ne vanno lasciandoci soli. Zag mi monta altre 2 volte, una in figa ed una in culo, poi anche lui esausto si addormenta. I nostri padroni tornano dopo le 22 e ci trovano addormentati. La mia figa e il mio culo sono oscenamente aperti ma la mia espressione è di felicità, è stata una giornata intensa e difficile, ma positiva.
Terzo racconto
Dopo una lunga dormita assieme a Zag i padroni vengono a svegliarci, Appena alzati veniamo accompagnati a fare i bisogni in giardino, mi scappa proprio forte la pipì e farla in giardino comincia a piacermi. Per colazione mi servono delle crocchette e un po’ d’acqua come a Zag, nella ciotola. Le ciotole sono 2, una per me ed una per Zag, all’inizio resto riluttante, non sono mangiabili le crocchette per cani. Poi mi avvicino alla ciotola e sento dal profumo che la mia ciotola non contiene crocchette per cani ma biscottini a forma di crocchette. Lì ho capito perchè le ciotole erano divise. Comincio a mangiare, si fa fatica a deglutire ma con calma e pazienza e bevendo un pochino d’acqua ogni tanto riesco a finire la mia colazione.
Io e Zag poi cominciamo a giocare in giardino, corriamo dietro alla palla e faccio un po di capriole nel prato. Mentre mi preparo per una capriola sento la lingua di Zag che mi lecca la figa, è pronto di nuovo alla monta, lì in giardino all’aperto. Non faccio nemmeno in tempo ad accorgermi che me lo ritrovo sulla schiena e con un colpo secco mi entra nella figa. Ormai il cazzo entra senza problemi e comincia a pompare. Non ha nemmeno più bisogno di aiuto e spinge talmente in fondo che il nodo si fa dentro. Carlo accorre per tenerlo fermo mentre aspettiamo che si abbassi l’eccitazione di Zag e mi possa liberare dal nodo. Una volta staccato come il giorno prima vengo lavata e risciacquata con la gomma da giardino e riaccompagnata in casa.
Arrivata in soggiorno i 3 padroni mi fanno inginocchiare per terra su un materasso e cominciano a spogliarsi. Capisco che oggi tocca a loro, mi mettono a turno il cazzo in bocca per eccitarlo e farlo diventare duro. Poi Carlo comincia a leccarmi la figa ed il culo, Luca mi palpa le tette e Michele continua a farsi fare un pompino. Ad un certo punto il primo comincia a scoparmi e quello che mi palpava le tette mi mette il cazzo in bocca. Il terzo comincia ad allargarmi il culo con le dita, quando è abbastanza largo si sdraia sul materasso, mi fanno sdraiare sopra di lui e mi infilano il cazzo nel culo. Mi piace e comincia a pompare per farlo entrare bene. Quando è tutto dentro Carlo comincia a pompare per scoparmi la figa in una doppia meravigliosa. Io urlo dal piacere e in quel momento il Michele mi infila il cazzo in bocca per non farmi urlare e comincio a spompinarlo. Sono eccitatissima ed anche loro, si muovono in sintonia in modo da riempirmi e da non uscire dai buchi.Dopo alcuni momenti quasi come se si fossero messi d’accordo vengono tutti e tre assieme dentro tutti i miei buchi, Mi riempiono di sborra e sgocciolo da paura.
Appena finiscono arriva Zag e sentendo tutta quella sborra si eccita di nuovo. Comincia a leccare la sborra dai miei buchi e una volta pulito tutto mi sale sulla schiena e mi monta per l’ennesima volta. Senza problemi trova la mia figa ormai enorme e pronta a prendere qualsiasi cazzo e mi riempie di sborra anche lui. Finito di pompare scende dalla mia schiena e veniamo riaccompagnati in giardino per fare i bisogni e giocare un pochino.
Ormai siamo tanto amici e gli piace rotolarsi in giardino con me e correre a più non posso. Tra un gioco e l’altro si è fatta l’ora di pranzo e non vedo l’ora di mangiare. Mi portano in cucina e vedo che la tavola è preparata per 3, ancora una volta mi tocca il pavimento. Ma questa volta scopro che il mio pranzo è particolare, mi fanno andare sotto la tavola, i 3 padroni si siedono e tirano fuori il cazzo. Cominciano a mangiare e capisco che il mio dovere è fare un pompino per ciascuno. Comincio con il primo, su e giù per l’asta, sempre più veloce e sempre più in gola. Lo sento gemere fino a quando aumento la velocità e mi viene in bocca. Lo ingoio tutto senza perderne neanche una goccia, è il mio pranzo e non va sprecato. Dopo un attimo di ripresa d’aria passo al secondo ed al terzo, Stessa scena, li spompino partendo piano piano e poi sempre più veloce e profondo in modo da eccitarli e farli venire nella mia bocca. Finito il mio lauto pranzo vengo riportata in soggiorno dove Zag sta facendo un riposino dopo il suo pranzo.
Appena mi vede comincia a scodinzolare, so che cosa vuol dire questa sua felicità, è di nuovo pronto a montarmi. Mi metto a 4 zampe sul materasso ed essendo stanca morta mi cedono un pò le gambe. Zag non perde l’occasione di salirmi sulla schiena ed essendo io più accasciata questa volta nel pompare trova il buco del culo. Dopo la doppia di questa mattina è ormai largo anche quello e lui entra senza fatica anche nel buco del culo. Comincia a pompare e lo sento che ansima, mi viene nel culo molto velocemente, non so nemmeno come fa ad avere tutte queste energie, finito di pompare e riempita fino all’orlo scende dalla mia schiena e torna in giardino a fare pipì. Il mio Padrone mi mette in ginocchio per farmi svuotare dallo sperma di Zag e quando smette di colare la sborra mi riporta in cuccia e chiude la porta. Mi sono meritata un bel riposino e mi addormento stremata. Tutto sommato sembra una giornata tranquilla.
Ormai sono una cagna, non parlo da 2 giorni e posso solo guaire e ricercare attenzioni avvicinandomi ai padroni per farmi accarezzare. Mi sto davvero immedesimando nella parte, fare la cagna è divertente ma molto umiliante, sta cominciando a diventare difficile non potermi rapportare alle persone che mi circondano se non abbaiando o guaendo. Anche lo stare a 4 zampe non è facile, mi fanno male i polsi e le ginocchia, mangio a fatica e bevo troppo poco, sto facendo fatica a recuperare e sono molto stanca. Psicologicamente mi sento annullata, sto pensando a come mi devo comportare essendo una cagna da 1 giorno intero e mi sto concentrando per non parlare e non alzarmi in piedi. Non sto pensando a nient’altro che a questo e mi sto godendo ogni momento e godimento del mio Padrone, nella speranza che sia fiero di me.
Quarto parte
Alle 16 vengo svegliata dal suono del campanello. Il padrone di casa va ad aprire e entra una coppia sui 40. L’uomo è distinto e porta un bel vestito nero, la donna una mini mozzafiato ed un top da cui si intravedono due grossi piercing ai capezzoli di forma circolare. Ad un secondo sguardo vedo che la donna porta un collare da schiava e dalla gonna scende una specie di coda, anche lei è una schiava come me.
Ad un cenno dell’uomo la donna si mette a 4 zampe e corre verso di me. mi gironzola attorno e mi annusa il culo ed io ricambio il saluto facendo lo stesso e mi rendo conto che ha un plug anale. Il mio buco del culo è ancora pregno della sborra di Zag e lei lo pulisce accuratamente leccandolo con molto piacere. Veniamo portate in giardino dove facciamo la pipì e ci puliamo a vicenda come due brave cagne, leccandoci dappertutto. Poi si unisce a noi anche Zag e cominciamo a giocare tutti e 3 assieme, facciamo capriole e corriamo per il prato. Si vede che Zag la conosce.
Ad un certo punto i nostri Padroni si accordano per una competizione, si gareggia a chi riporta prima la pallina. Passiamo diversi minuti nel prato a correre e riportare il gioco ai nostri Padroni fino a quando il Padrone della mia nuova amica le toglie il plug che è veramente enorme e le lascia il buco del culo aperto. Io vengo fatta sdraiare nel prato ed aspetto che lei mi salga sulla pancia e mi mette la sua figa in faccia. Io comincio a leccarla e sento tutti i suoi umori in bocca. Mentre la lecco sento che lei fa lo stesso con la mia figa e comincio ad eccitarmi come non mai. Prima che lei possa raggiungere un orgasmo si avvicinano i nostri Padroni ed uno alla volta cominciano a scoparla in figa ed in culo. Io nel mentre continuo a leccarle il clitoride e quando i Padroni vengono uno per volta il loro sperma mi inonda la faccia e sentendomi tutta bagnata ingoio quello che mi arriva in bocca e cerco di pulirmi il più possibile con la lingua. Mentre io continuo a leccare arriva anche Zag che non resiste a questa posizione pronta della mia amica, le sale sulla schiena e comincia a cercare il culo. Mi sposto leggermente per lasciarlo entrare con più facilità ed appena trova il buco e comincia a pompare io ritorno a leccarle la figa e le palle di Zag assieme. Mentre Zag pompa ed io lecco anche lei continua a leccare la mia figa e all’improvviso all’unisono veniamo tutti e 3 assieme in un orgasmo molto intenso. Quando Zag esce dal buco del culo tutto il suo sperma mi arriva in faccia e mi inonda la bocca. Esauste e contente ci aiutano a staccarci, Zag viene preso da Carlo e portato in cuccia, io e la mia amica schiava invece rimaniamo in giardino a pulirci a vicenda, io lecco il suo buco del culo inondato dai Padroni e da Zag, poi lei pulisce la mia faccia inondata dalla sborra di tutti.
Si sono fatte ormai le 18 e per noi e’ ora di tornare a casa. Tutte e due veniamo fatte alzare e mandate a fare la doccia, finalmente in piedi dopo 1 giorno intero a 4 zampe. Non mi sembra vero che posso ancora camminare, le gambe sono incriccate e mi ci vuole un pò prima di riuscire a stare dritta. Nella doccia l’acqua è calda e noi entriamo assieme e ci laviamo a vicenda. E’ bello sentire le mani delicate sul corpo che mi lavano come se volesse prendersi cura di me dopo alcune ore intense condivise assieme.
Quando torniamo in salotto pulite e rigenerate tutti compresa la nuova schiava mi fanno un lungo applauso di gradimento e tutta la fatica e le emozioni di queste ore prendono il sopravvento. Comincio a piangere, un pianto liberatorio e di gioia, ce l’ho fatta. Sono riuscita a mantenere il ruolo assegnatomi ed accettare tutte le scelte dei Padroni senza ribellarmi. Ho liberato la mente e non ho pensato a nulla se non al fatto di far godere tutti del mio comportamento e della mia devozione al Padrone, facendo invidia a chi non possiede una schiava, facendo godere tutti quelli che mi hanno incontrata in questa esperienza. Mi sento sicura di poter essere guidata a fare tutto senza essere giudicata e senza sentirmi sporca perchè ho trovato altre persone che come me hanno delle esperienze che non fanno male a nessuno e che godono nel condividere la stessa esperienza. Mi rendo conto poi che posso finalmente parlare e ringraziare tutti, Carlo, Luca, la coppia e il mio Padrone per la magnifica esperienza passata mentre tutti assieme beviamo un gin-tonic. Dopo esserci fatti la promessa per un prossimo appuntamento salutiamo e guidiamo verso casa.
Nota a margine
Il mio Padrone mi ha commissionato la scrittura di un racconto per provare a lasciare andare la fantasia, non pensare a cosa mi piace e cosa no ma a quello che vorrei succedesse in determinate situazioni. All’inizio l’ho cominciato pensando proprio a quello che in questo momento sarei disposta ad accettare con tutti i miei limiti. Poi piano piano, mano a mano che scrivevo ho cominciato a sciogliermi un pò e a non pensare alle mie restrizioni mentali ma a scrivere tutto ciò che mi passava per la mente immedesimandomi nelle varie situazioni senza avere paura di trovarmi realmente in quelle situazioni. Mi è piaciuto molto scrivere questa storia, è stata dura solo all’inizio ma poi mi sono divertita molto a cercare dentro di me cose sempre più trasgressive e lo rifarei sicuramente anche se non ho molta fantasia. Questo modo di pensare alle situazioni e cioè scrivendo liberamente mi ha fatto crescere come schiava per quanto riguarda il fatto di cercare di abbattere i paletti mentali che ho e che credo tutti abbiano, poi non è detto che si vivranno realmente queste situazioni, ma se dovesse succedere ho un pensiero costruito in merito che penso possa aiutarmi ad affrontare la situazione nel migliore dei modi, non è una cosa sconosciuta. Questo è un racconto di fantasia ma molte cose descritte potrebbero diventare realtà e il fatto di averle già affrontate scrivendole mi fa pensare che avrò meno paura ad affrontarle realmente.
A tutti quelli che leggeranno questo racconto chiedo di farmi sapere cosa ne pensate e se avete voglia potete condividere i vostri pensieri con me.
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3 mesi fa
mogliesubtn,
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L'intrus* (parte 2)
Tornato a casa trovai la mia ex a letto che dormiva, e decisi di raccontarle tutto la mattina seguente. Andai in bagno e mi segai, ancora al pensiero di quella strana notte in spiaggia.
Il giorno dopo le raccontai tutto, e lei prima fece un po' la gelosa, poi eccitati dal racconto scopammo da dio, e alla fine mandò un messaggio alla nostra amica "Ah bravi porcelloni, senza di me eh?!". Lei rispose prima preoccupata di aver tradito la nostra amicizia, e poi capì che era ironica e con un messaggio ci disse "Rimedieremo".
Da quel momento in poi, ritornando sull'argomento la mia ex ripeteva che "Quindi ora tocca a me farlo da sola...". Ed era giusto, a me l'idea eccitava da morire. L'occasione arrivò non molto più tardi. Mi raccontò che c'era un collega a lavoro che le sembrava ambiguo, pareva ci provasse con lei, ma sapeva che era fidanzata. Un bel ragazzo, più giovane di noi di 4 o 5 anni, alto, muscoloso. Insomma ben messo. Me lo fece vedere sui social, un bel ragazzo davvero. La mia reazione fu un secco "Te lo faresti?". Lei sorridendo maliziosa rispose con un altrettanto secco "E certo!". Avevamo raggiunto un accordo, ora bisognava creare l'occasione. Io le dissi di fare un po’ la gatta morta con lui a lavoro, senza dare nell’occhio, in modo che poi sarebbe stato lui a fare una eventuale prima mossa. Non ci volle molto.
L’occasione fu un turno di lavoro in cui erano da soli loro due, in attesa poi del cambio turno con altri 2 colleghi. Alla reception di un hotel lo spazio è stretto e passando uno davanti all’altro si rischia di strusciarsi un po’ “involontariamente”. Lei mi raccontò… che lo fece apposta, inarcando la schiena e permettendo a lui di apprezzare le rotondità del suo culetto. E lui non perse tempo, ripassando dietro di lei, nel cingerla leggermente con una mano, fingendo di non volerla sfiorare, mentre con la patta dei pantaloni le accarezzava i glutei raccolti dalla divisa attillata. Si guardarono sorridendo e maliziosi, e capirono che potevano spingersi oltre.
Arrivò il primo collega per il cambio turno, e lui si diresse verso gli ambienti privati dei loro camerini, guardando lei, come a volerle dire di seguirla. Lei, da brava e dolce zoccola qual era, con lo scusa di dover andare in bagno detta al collega, lo seguì dopo poco. Entrando nei camerini, lui si stava cambiando, era senza camicia, solo con i pantaloni. E lei gli disse “Ah, ti stai cambiando?! Scusami…”, e lui per tutta risposta le disse “Se vuoi mi fermo, o puoi aiutarmi tu”. Lei a quelle parole (mi ha detto) sentì la sua figa bagnarsi all’istante, e sorridendo da troia gli si avvicinò, si alzò appena sulle punte e non perse attimo per infilargli la lingua in bocca, e una mano nei pantaloni. Il suo cazzo diventò pian piano duro, e glielo tirò fuori iniziando una dolce e lenta sega. Volevano proseguire ma si ricordarono che erano ancora a lavoro, e lui le disse “Ci vediamo fuori appena finisci? Ti aspetto con la macchina e mi segui, ok?”, e lei le fece cenno di sì, lasciandolo lì a cazzo duro, e leccandosi la mano dei suoi liquidi. Tornò in postazione, e da lì a poco lui andò via salutando tutti, e lei aspettando il suo cambio turno, con una voglia e calore tra le gambe che ormai stentava a trattenere.
Mi mandò un whatsapp “Ci siamo baciati nei camerini, e mi ha chiesto di seguirlo dopo lavoro”. Io la chiamai eccitato “Dici sul serio? E che è successo?”, e lei mi raccontò del bacio, della piccola sega, del suo bel cazzo duro, e che credeva volesse proseguire dopo lavoro, in qualche posto appartato in macchina. Le chiesi se le andasse e mi rispose “Sì, voglio scoparmelo!”, e io ancora più eccitato le chiesi di chiamarmi e lasciare il cell nascosto in modo che io potessi sentirli. Ma poi decidemmo di no, magari eravamo a rischio di esser sgamati. Quindi era deciso, ci sarebbe stata e poi mi avrebbe raccontato tutto. E così fu…
Dopo un paio d’ore, ormai era tarda notte, mi chiamò: “Sto tornando a casa”. Aveva il fiatone, e io ero già a cazzo duro pronto ad assaporare quella storia… Andò più o meno così: arrivato anche il suo cambio turno, si cambiò al volo e uscendo dal parcheggio lo vide un po' più in là che la aspettava. Gli fece cenno di seguirlo, e si diressero verso uno di quei posti da coppiette per il carsex vicino al mare. Lei scese dalla sua auto e andò da lui, entrò, si posizionò sul sedile passeggero e si salutarono, imbarazzati ed eccitati. Lui le si avvicinò, con una mano sulla sua gamba, e con il viso sempre più pronto alla sua lingua, che in un attimo furono nuovamente intrecciate ed insalivate, mentre le mani già si muovevano senza controllo tra le reciproche gambe. I pantaloni si slacciarono così facilmente, lei rimase in perizoma, ormai fradicio, lui tolse anche gli slip, e fece svettare il suo cazzo, duro e pronto a ricevere lussuria. Lo guardò e pian piano si abbassò verso il suo cazzo, iniziando a leccarlo dolcemente, fino a soffocarsene in un pompino da vera troia. Lui ansimava, lei lo insalivava e succhiava, lui la spingeva sulla testa con la mano, lei rispettava i tempi e ingoiava.
“Voglio sborrarti in gola amore, sei una troia!” le gridai io al telefono mentre me lo raccontava, e la sua risposta fu “Ah, porco, anche tu?!”. Quella risposta mi fece eccitare ancora di più, e riprese a raccontare… Lui le chiedeva di andarci piano perché voleva anche scopare, e nel mentre aveva due dita nella sua figa grondante di umori. Lei voleva assaggiare la sua sborra, era determinata a farlo venire e poi dopo a concedergli la figa per un bis. “Vai piano, così vengo” le diceva, e lei invece avvolgeva la sua asta con la lingua e ne aveva la bocca piena, fino a quando non lo fece sborrare! Tutto in gola, ingoiando tutto. Che puttanella, lo ripulì tutto e si staccarono un attimo. Non sembravano stanchi, e lei gli fece “Quindi vuoi anche la mia figa?”. Lui a quelle parole iniziò a toccarsi, come a volerlo rimettere in forze per scoparsela. Ci mise qualche minuto in più, mentre lei si mise a pecora verso di lui, masturbandosi la figa e toccandosi il culo. Lui iniziò a leccare, figa e culetto, inumidendo la rosetta e bevendo umori dalla sua figa. E il suo cazzo tornò duro. Prese un preservativo, lo indossò dicendole “Questa volta non mi sfuggi”, e le avvicinò il cazzo alla figa, massaggiandogliela. Fu lei a dirgli “Sono la tua troia stasera!”, e in quel momento iniziò a cavalcarla a pecora.
Fu allora che mi chiese “Ti stai segando, vero?”, e al mio sì aggiunse “Fermati e aspettami, sto parcheggiando, ho voglia di te!”. Mi fermai e la attesi, a cazzo duro, pronto a darle un’altra dose di sborra, scopandola come più voleva.
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3 mesi fa
Alessio3Bt, 41
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Il matrimonio svedese.
Mi chiamo Fausto, ho 47 anni, sono alto m. 1,88, capelli neri ma dalle tempie bianche, occhi marroni, fisico possente, ma non grasso. Sono sposato con Milena, una bella donna, mia coetanea ed abbiamo un figlio, Luca, che, oggi, ha 32 anni ed è sposato anche lui. Abito in una villetta bifamigliare, la cui rimanente parte è occupata da mio fratello, che ha tre anni più di me. Lui ha una figlia di nome Anna, di 29 anni. C'è sempre stato un buon rapporto, tra me e mia nipote. Si è sempre confidata con me, perché io per lei son sempre stato lo zio simpatico e disponibile. Tutto questo nasce dal fatto che lei e mio figlio, fin da ragazzi, sono stati molto insieme a me e, anche crescendo, il nostro modo di divertirci e di andare in giro è sempre stato costante e divertente. Fin quando Luca non si è sposato, entrambi stavano sempre con me, sia che si andava a pesca, attività in cui Anna è bravissima, oppure alla partita, essendo tifosi della stessa squadra; oltre questo si andava in giro nei boschi a cercar funghi. Siamo stati molto tempo insieme ed è per questo che, crescendo, per lei sono rimasto come un punto di riferimento. Inoltre essendo io un imprenditore edile e mio figlio geometra, lavora nella nostra ditta anche Anna come contabile e questo ha rafforzato di più la nostra familiarità. A 22 anni si è innamorata di un ragazzo e, dopo quattro anni di fidanzamento, si è sposata con lui. Sembrava una coppia abbastanza felice, invece, nel giro di un anno, si son separati per incompatibilità di carattere. All'inizio non mi era chiaro in cosa consistesse questa incompatibilità e, dal momento che tra noi due, c'era molta confidenza, ebbe a spiegarmi che tutto era derivato dal fatto che, sia da fidanzati, che da sposati, avevano fatto sesso non più di una ventina di volte, dovendo riconoscere che, in 5 anni, quelle venti volte, erano davvero poco. Come imprenditore edile, conosco tante persone e ce n'è una in particolare, con cui ero legato da tanto tempo sia per amicizia che come compagno di lavoro. Antonio era una persona schietta, allegra, solare, capace di sorridere anche nei momenti più duri. Titolare a sua volta di una ditta per lavori idraulici, collaborava quasi sempre con me nella realizzazione dei miei progetti edili, cui affidavo sempre tutto ciò che riguardava l'idraulica. Era sposato con Giulia, una bella donna molto amica di mia moglie. Un giorno lui è caduto da un tetto, mentre montava una grondaia ed è morto. Per tutti noi è stato un dolore immenso e allora ho creato una piccola società con sua moglie, inglobando nella mia anche la sua azienda, continuando a collaborare, garantendo, così, a lei una costante risorsa economica in grado di farle mantenere sua figlia Alessandra. Quest'ultima ha la stessa età di Anna, sono andate a scuola insieme e sono amiche in quanto si conoscono da sempre, essendo le nostre famiglie molto unite. Immaginavo già un bel matrimonio tra mio figlio e Alessandra, ma lei si è fatta conquistare dagli occhi azzurri di uno splendido svedese a nome Sven, che ha incontrato durante gli anni di università e, dopo la laurea in economia aziendale, lei lo ha seguito nel suo paese natale, la Svezia. Per la madre è stato un ennesimo colpo, ma, nello stesso tempo, era felice, perché la figlia, in questi 6 anni di convivenza, le aveva regalato due splendide nipotine. Quest'anno, a giugno, hanno deciso di convolare a nozze e, così, la nonna è volata a Stoccolma ed ha invitato tutti noi a raggiungerla per partecipare al matrimonio. Anna, addirittura, è stata invitata come testimone di nozze della sposa e Giulia mi ha chiesto se, in qualità di quasi zio e in considerazione che ero stato padrino di Alessandra al battesimo, ero fossi disposto ad accompagnare la sposa all'altare. Quando eravamo prossimi alla partenza, mia moglie ha dovuto declinare l'invito perché impegnata in quanto primaria in una clinica privata, che si occupa di procreazione assistita, così come ha dovuto rinunciarvi mio figlio, essendo incorso nel più stupido degli incidenti con la moto: una caduta da fermo. Cadendogli la moto sulla gamba, in prossimità di uno scalino, gli aveva procurato una bella frattura, perciò, alla fine, da quattro persone invitate, ci siamo ridotti solo in due, io e mia nipote Anna. Un mercoledì di giugno, nel primo pomeriggio ci siamo imbarcati su un volo diretto a Stoccolma. L'aereo era mezzo vuoto, su una capienza di circa 200 persone, eravamo circa una settantina di passeggeri e così, io e lei, ci siam trovati seduti ai nostri posti, senza aver altre persone intorno, se non viaggiatori nelle poltrone più avanti o più indietro. Questo esser da soli, ci ha permesso una confidenza tale da dialogare tra noi in maniera anche piuttosto discreta ed intima. Nel parlare, Anna mi ha riferito delle sue nuove conoscenze maschili, che le riempivano il periodo post divorzio; io l’ho messa in guardia, allertandola sui malintenzionati e di valutar bene ogni situazione che le si presentava. Poi le ho chiesto il vero motivo del divorzio e lei mi ha aperto il libro.
«Aveva scoperto d'esser gay. Prima di conoscermi, lui aveva avuto delle relazioni omosessuali e, poiché i suoi genitori non ne erano a conoscenza, si era fidanzato con me, nella speranza di poter tenere nascosta questa sua inclinazione, coprendo il tutto con una normale vita matrimoniale, mentre, in realtà, continuava ad incontrare i suoi amichetti segretamente. Negli anni di fidanzamento, non mi ero mai accorta di questa sua distorta sessualità, altrimenti non lo avrei sposato, ma, quando mi ha messo quasi davanti al fatto compiuto, non me la son sentita di accettare di dividerlo con un altro maschio. Capisci, Fausto (nei nostri dialoghi Anna mi chiama sempre per nome, senza usare il termine zio), come potevo fare a competere con i suoi amanti gay? Son sicura che anche tu ti sentiresti in difficoltà se dovessi competere con una donna che insidia tua moglie!»
A me è venuto da sorridere e lei mi ha guardato un po' incuriosita.
«Perché ridi? Ho detto qualcosa di tanto strano da farti divertire?»
Ho visto che nessuno ci ascoltava e così le ho spiegato una cosa, che lei non sapeva.
«Ho sorriso perché, tra me e tua zia Milena, c'è un accordo che ci fa superare queste situazioni.»
Anna mi guarda sbigottita.
«Cosa? Che tipo di accordo hai fatto con Milena?»
Ora sono io a sorridere.
«Con lei ho fatto un accordo molto semplice: se ti accompagni ad un altro, sia maschio che femmina, me ne devi mettere a parte.»
Anna mi guarda incredula, poi cerca di capire se sto scherzando o meno.
«Ma dai, non ci credo! Ti stai prendendo gioco di me! Com'è possibile che un bell'uomo come te, possa accettare che sua moglie, che ammetto esser una bella donna, possa andare con un altro per poi venirtelo a raccontare? Ma sei serio a dire queste cose?»
Osservo attentamente la sua faccia e mi rendo conto che sta per davvero aspettando una mia spiegazione.
«Tutto è cominciato quando è nato tuo cugino. Come sai, a tua zia hanno dovuto praticare il taglio cesareo, perché il feto non era posizionato bene per il parto. L'estate successiva, siamo andati al mare e lei era molto intristita per non sentirsi più al meglio della sua procacia, affermando che il suo corpo, dopo il parto, era diventato poco attraente ed il seno sembrava quello di una vacca da latte. Eravamo in Sardegna e, allora, l'ho portata su una spiaggia non tanto affollata e l'ho invitata a mettersi in topless, per verificare se davvero passasse inosservata o, piuttosto, avrebbe attratto l'attenzione di più di un maschio. Ti assicuro che gli ronzavano intorno come mosche sul miele. Più di uno, le ha mostrato il pacco duro e, solo perché c'ero io, con un bambino piccolo accanto, non è successo che qualcuno osasse farsi avanti e provare ad insidiarla. In quell'occasione, le ho anche chiesto se desiderasse scopare con qualcuno di loro, ma lei, estremamente soddisfatta e perfettamente appagata nella sua completa autostima, ha declinato l'offerta, affermando che era sufficiente sapere che ancora riusciva a suscitare interesse in altri maschi. Così, in quel momento, abbiamo concluso il nostro patto: io le ho chiesto di esser sempre onesta e sincera con me, se le fosse capitato di andare a scopare con qualcuno ed io mi sarei comportato allo stesso modo, se mi fosse capitato di farlo con altre donne.»
Anna mi guarda affascinata.
«Cavolo: è incredibile una cosa del genere! E ... ha funzionato?»
«Certo che ha funzionato. Lei, da allora ad oggi, ha scopato con altri tre maschi ed io ho fatto altrettanto con altre tre donne e poi, insieme, abbiamo fatto anche uno scambio di coppia.»
È rimasta affascinata da quelle mie parole.
«Cavolo: questa me la devi raccontare! Mi stai dicendo che tu e la zia avete fatto sesso insieme ad un'altra coppia?»
Annuisco e lei insiste per avere tutti i dettagli di quella esperienza.
«È successo casualmente qualche anno fa, mentre eravamo in vacanza in Portogallo. Siamo andati sull'isola di Tavira e, una volta lì, abbiamo scoperto che si trattava di una spiaggia nudista. Dopo qualche attimo di incertezza, ho invitato tua zia a mettersi nuda e lei, senza nessuna esitazione, si è spogliata completamente e, scherzando, ha detto che avrebbe voluto verificare chi, di noi due, avrebbe avuto più successo. Ammetto che lei partiva molto avvantaggiata, avendo uno splendido corpo, ma, ben presto, mi son reso conto che anch'io suscitavo un certo interesse e, non tanto per il mio aspetto fisico di certo abbastanza gradevole, quanto per quella specie di particolare dono, che mi ritrovo tra le gambe. A detta di tua zia, il mio è un bel gioiello, che soddisfa appieno le esigenze di una donna, sia per lunghezza che per spessore, perché, ad averlo dentro, ti dà la perfetta contezza di esser di fatto riempita.»
Vedo gli occhi di Anna brillare e poi sorridere, maliziosa.
«Dopo un po' che eravamo sdraiati al sole, una folata di vento ha fatto volar via l'ombrellone che era accanto a noi e che è finito addosso a me. Subito gli interessati son corsi verso di me, scusandosi, e così abbiamo scoperto che erano anche essi due italiani. Una coppia del Trentino che, quando ha capito che eravamo italiani anche noi, ci hanno invitato a trascorrere il resto della giornata sotto il loro ombrellone e scambiare facezie in allegria. Essendo camperisti, a sera ci hanno invitati a cena nel loro camper e ti assicuro che, per noi, è stata una vera sorpresa scoprire la bontà di quel tipo di vacanza, mai preso in considerazione. La cosa bella fu che, durante la cena, si son verificate tante situazioni, abbiamo fatto ricorso a tanti doppi sensi, insomma tutte cose che ci hanno fatto capire che desideravano giocare con noi e, così, dopo cena, ci siamo trasferiti sul retro del camper, sopra un comodo letto matrimoniale, dove abbiamo fatto sesso per tutta la notte. In tutto il resto della vacanza, siamo stati insieme ed abbiamo scopato le nostre donne insieme, con assiduità. A volte l'abbiamo fatto in doppia penetrazione oppure ci siamo goduti le performances femminili nel leccarsi tra di loro, mentre noi maschi le esortavamo a fare di più. Ne è nata una bella amicizia e, se ricordi bene, lo scorso anno, io e tua zia siamo andati a trascorrere il capodanno in montagna, a casa di questi nostri amici, che avevano organizzato un cenone insieme ad altre cinque coppie, con le quali, la notte di capodanno, abbiamo fatto un’orgia di quelle spettacolari!»
Vedo lo stupore e la contentezza negli occhi di Anna.
«Mamma mia, Fausto, questo sì che è godersi la vita! Ho sempre pensato che tu e zia siate due persone solari e schiette, ma ora ne ho la assoluta certezza. A volte, osservo mio padre e mia madre che si cornificano a vicenda, e non dire che non te ne sei accorto, con il rischio di rovinare il rapporto familiare, mentre, invece, basterebbe semplicemente esser due persone intelligenti, come te e zia, così da non perdersi niente di quanto può offrire la vita. Perciò, se un giorno decido di avere un altro compagno, vorrò che sia un uomo intelligente come te!»
Arrivati a Stoccolma, ci vengono incontro Giulia e Sven. Il neo sposo è il classico vichingo: alto, biondo, occhi azzurri, spalle larghe; noto che Anna ne rimane piacevolmente affascinata. Raggiungiamo il loro paesino, che si trova dall'altro lato di un lungo fiordo, che termina davanti alla città di Stoccolma. Essi, invece, abitano in una piccola insenatura di questo fiordo, dove ci sono una ventina di case e l'attività della famiglia di Sven: una immensa segheria. Veniamo accolti in maniera molto cordiale e le due ragazze si baciano ed abbracciano, felici di rivedersi. Ci accompagnano in un punto, dove ci hanno riservato una camera, spiegando che, purtroppo, non esistono strutture alberghiere nel loro piccolo paese e, il sopraggiungere improvviso e imprevisto di altri parenti dello sposo, li aveva costretti a riservare a noi due un'unica stanza, situata sopra la rimessa delle barche di un amico di Sven. Salita una piccola scala, entriamo in quella che è una cameretta non troppo grande, ma ben riscaldata. Oltre l'ingresso, in un angolo c'è un letto matrimoniale, tutto rigorosamente fatto in legno. Adiacente all'ingresso, sul lato destro, c'è un bagno abbastanza grande, con una doccia molto capiente. Lasciamo i nostri bagagli e subito Alessandra trascina me e Anna, a cena dai suoi futuri suoceri. La cena di benvenuto è stata apprestata all'interno di una sala, dove è riunita un po' tutta la scarsa popolazione di quel paese: una trentina di persone tra uomini, donne, bambini e ragazze di età diversa. Durante la cena, prendo atto di esser oggetto delle attenzioni di tante belle signore, ma, anche e soprattutto, di ragazze giovani. In quel momento, non comprendo il motivo di tanto interesse, ma è Anna che, una volta finita la cena e trovandoci da soli in camera nostra, mi spiega questo dettaglio.
«Accidenti, Fausto, tutte ti mangiavano con gli occhi. Secondo me, la metà di esse avrebbero voluto esser qui con te, in questo momento!»
Le chiedo una spiegazione a tanto interesse e lei mi guarda un po' stupita.
«Che cosa non hai capito? È un po' come è successo ad Alessandra! Da noi, i maschi son tutti mori, con gli occhi scuri, di conseguenza, quando capita uno biondo, con gli occhi chiari, suscita molto interesse e, forse non l'hai notato, ma stasera tu eri il maschio più desiderato presente in quella sala, perché sei un bel moro, alto dall'aspetto imponente, come i loro maschi, ma, soprattutto, hai dei meravigliosi occhi marroni. Se poi avessero modo di scoprire che sei anche munito di un ottimo arnese tra le gambe, allora dovrei preoccuparmi che, per ricondurti a casa, dovrei prendere un'ambulanza, perché ti prosciugherebbero di sicuro anche il midollo spinale!»
Ci mettiamo a ridere e poi giunge il momento di andare a letto. Anna subito si spoglia per farsi una doccia.
«La doccia la faccio io per prima!»
Immediatamente ha cominciato a spogliarsi, sino a rimanere in slip e reggiseno, prima di scappare in bagno. Era la primissima volta che vedevo mia nipote quasi nuda: aveva un corpo bellissimo. Alta, mora, con i capelli lunghi alle spalle, il seno alto e tondo con areole ben marcate, che si notavano al di sotto del reggiseno sottilissimo, e capezzoli grossi. Il ventre piatto e la fighetta, coperta da un sottile perizoma quasi completamente sparito tra le natiche, lasciavano scoperte due chiappe davvero invitanti. Le cosce poi, lunghe e snelle, sembravano due colonne stupende. Ammetto che, per la prima volta, ho visto in lei la donna, non la nipote, ed ho ricacciato indietro certi pensieri impuri che mi erano venuti, cercando di non alimentarli. Mi son spogliato e preparato per la doccia e poco dopo è arrivata lei, avvolta nel suo telo doccia, con un asciugamano attorcigliato sulla testa.
«È il tuo turno. L’acqua è caldissima, da favola.»
Appena entrato in bagno, mi son accorto che, nonostante tutti gli sforzi, avevo il cazzo duro. Finita la doccia, son tornato velocemente in camera, avvolto nel mio telo; avevo già indossato gli slip, mentre ho visto che, sulla sedia, accanto al letto, erano visibili reggiseno e pantaloncini del pigiama di lei.
Si è girata e mi ha suggerito di restare leggero.
«Fausto, con il caldo che c'è, non ti consiglio di indossare il pigiama. Inoltre, non c’è lenzuolo, ma una bella coperta imbottita di piuma d’oca, che di sicuro mette addosso un caldo pazzesco!»
In effetti dentro la camera, la temperatura era gradevolissima e, così, ho voluto aderire al suo consiglio, mettendomi a letto con indosso i soli slip e maglietta. Nell'atto di alzare la coperta, ho visto che anche Anna indossava la parte di sopra del pigiama e gli slip, ma ho fatto finta di niente e, solo per cercare di stemperare la tensione, ho preso un cuscino e l’ho piazzato in mezzo, tra lei e me. Ne scaturì una risata incontrollabile, ma fu lei stessa a smorzarla, ironizzando.
«Fausto, dai: non ti comportare da coglione. Metti via questo cuscino: credi sia la prima volta che dormo con un uomo?»
La stanza era avvolta in una leggera penombra. Ero rimasto girato verso di lei e la mia mente era in completo turbinio. Non riuscivo a prender sonno, nonostante il viaggio e la stanchezza, per la prima volta mi sentivo in difficoltà con lei. Le ero girato di spalle e, d'improvviso l’ho sentita avvicinarsi a me, sino a sfregare le sue cosce sulle mie ed i suoi seni che premevano sulla mia schiena. Mi ha accarezzato la schiena, forse convinta che stessi già dormendo. Son rimasto immobile e lei, dopo un attimo, si è girata dall'altra parte, appoggiando le sue natiche sulle mie. Non ne potevo più, mi sentivo il cazzo durissimo e, così, mi sono girato anch'io e, non essendoci tanto spazio, giocoforza gliel’ho appoggiato sul culo; un paio di minuti o, forse solo pochi secondi, e subito dopo lei si è mossa, ha sfilato gli slip ed anche la parte di sopra del pigiama. Poi ha di nuovo appoggiato il culetto contro il mio cazzo durissimo ed ha preso a sfregarcisi sopra. Per un po', l'ho lasciata fare, poi mi sono scostato e messo supino. Lei si è girata e mi è salita addosso. In un attimo di lucidità, mi sono bloccato.
«Anna, cosa stiamo facendo?»
Lei si è mossa rapidamente. Ha acceso la lampada del suo comodino, girandosi poi verso di me.
«Fausto, stiamo per scopare: cosa c’è non ti va?»
Ero eccitatissimo, ma anche in imbarazzo.
«Anna, ma ti rendi conto che siamo zio e nipote? Portiamo lo stesso cognome!»
Lei aveva uno sguardo determinato e serio.
«Ma, Fausto, un uomo come te, che mi ha confidato segreti intimi, dicendomi di avere scopato con una coppia insieme alla zia, che ha avuto le sue storie e le sue corna, adesso si fa degli scrupoli con me? Forse ti è sfuggito un dettaglio: io ho sempre desiderato di scopare con te; non te ne sei mai accorto, eppure è così. Lo so, è una specie di incesto, ma a me piace da morire e non m'importa nulla di quello che pensa la gente, il mondo! L’unico di cui m'importa il giudizio, è il tuo: quindi, mi scopi o no?»
Ho tentato una inutile ultima scusante.
«Adesso dormiamo: ci penserò su e ti farò sapere. Dai, ne parliamo domani sera.»
Ha capito che non ero in grado di reggere il suo attacco frontale e non ha esitato ad affondare il colpo.
«Va bene, però, almeno fammi toccare il tuo cazzo, ti prego...ti prego...ti prego! Dai, solo un po'.»
Impossibile resisterle quando mi fa la vocina cosi dolce. Ho accettato e lei subito lo ha afferrato con una mano, iniziando a menarmelo.
«Accidenti! È davvero un bel cazzone! Ora mi è chiaro quando mi hai detto che hai retto il confronto nella spiaggia nudista! Un cazzo così, non si trova tutti i giorni! Fausto, posso prenderlo in bocca? Ti prego...ti prego...ti prego!»
Mi son arreso ed ho sentito affondare la sua bocca su quel pezzo di carne rovente, iniziando un pompino travolgente. Era bravissima! Lo leccava tutto e lo bagnava di saliva, per poi affondarselo tutto giù per la gola, fino a che il suo naso sbatté sul mio corpo! Cazzo! Nemmeno mia moglie era capace di tanto! Dopo averlo bagnato a dovere, di colpo è salita su di me e, immediatamente, se lo è fatto entrare tutto dentro la fica, restando immobile. L'ho guardata e lei, per un attimo, mi ha sorriso, poi ha preso fiato ed ha iniziato a muoversi con una dolcezza infinita.
«Bellissimo! Non sai da quanto desideravo sentire questo tuo splendido membro, tutto dentro di me! Mi son sentita veramente riempire! Ho voluto solo assaporare un momento il piacere di averlo tutto dentro. Ora però scopami! Voglio godere con te, fino a sfinirmi!»
Ha iniziato a cavalcarmi in maniera davvero magnifica. Ho allungato le mani ed ho afferrate i suoi capezzoli, facendola gemere di piacere, mentre lei si abbassava e mi offriva quei succosi frutti da succhiare, leccare e mordere.
«Mordi i miei capezzoli. Mi fa impazzire sentir dolore sui seni! Oddio, Fausto, son pronta a godere.»
Ha goduto tanto. Poi, sfinita si è sdraiata su di me ed allora l'ho messa sotto di me ed ho preso a fotterla con lei che sollevava le gambe e le attorcigliava intorno ai miei fianchi. Anche in questa posizione ha goduto per due volte, poi si è resa conto che io ero prossimo all'orgasmo e allora ha stretto ancor più le gambe dietro di me, impedendomi di uscire.
«Non te ne andare! Non provare ad uscire! Mi devi sborrare dentro! Vengo! Dai, Fausto, vieni anche tu! Sborrami dentro, ora! Vengo!»
Ho sentito il mio piacere scorrere lungo il mio membro e riversarsi dentro il suo corpo, con lei che mi teneva abbracciato e stretto forte. Ci siamo baciati a lungo, facendoci ancora delle coccole, restando uno dentro l'altra. Ci siamo addormentati così e lei mi ha svegliato all'alba, succhiando il mio cazzo, che è subito diventato duro; allora mi ha tirato su di sé e mi ha chiesto di montarla ancora.
«Montami! Fammi sentire d'esser la tua vacca! Non ho mai provato il piacere come quello che ho provato con te questa notte! Sei un toro meraviglioso ed io voglio esser la tua vacca!»
L'ho pompata con calma, facendola godere altre due o tre volte, poi, quando era il momento di venire, le ho chiesto dove preferiva; lei mi ha fatto sfilare e si è avventata sul mio membro, accogliendo nella sua bocca una fantastica sborrata.
Abbiamo trascorso il resto della giornata insieme agli sposi e, a sera, siamo andati a cena ancora tutti insieme; qualcuno aveva messo della musica ed ho sentito qualche bella signora venire a strofinare il proprio corpo contro il mio, ma ho visto gli occhi di Anna che continuavano a scrutare ogni mio movimento. Anche Giulia si è stretta a me e mi ha ringraziato per aver partecipato a questo evento.
«Grazie, Fausto! Sei veramente una persona speciale, anche per me!»
Per un attimo non ho compreso il senso di quelle sue parole, ma mi è stato molto chiaro quando, due giorni dopo, ho accompagnato la sposa all'altare e, mentre tornavo al mio posto in chiesa, lei si è avvicinata a me e, sorridendo, con un cenno del capo mi ha indicato Anna, che ci stava guardando.
«Quella ragazza è follemente innamorata di te. Ti prego solo di non farla soffrire!»
Ho guardato Giulia, incredulo.
«Ma che mi stai dicendo? È mia nipote!»
Lei si è stretta al mio braccio, ha avvicinato la sua bocca al mio orecchio e mi ha risposto.
«Anna è innamorata di te da sempre. Ha scommesso con mia figlia che, prima che si fosse sposata, si sarebbe fatta ingravidare da te! Guardala: è raggiante di felicità e questo fa pensare che ci sia riuscita!»
Ho sentito tremarmi un po' il cuore e, dopo tutta la festa, la cerimonia e tutto quanto, quando siamo andati a dormire, ho avanzato una precisa domanda a mia nipote.
«Chi ha vinto la scommessa: tu o Alessandra?»
Lei mi ha guardato ridendo ed ha detto che dovevo darle un'altra bella innaffiata, alle ovaie: era già al terzo giorno fertile e io le ero sempre venuto abbondantemente dentro, quindi era quasi sicura di esser incinta! L'ho guardata stupito e le ho risposto che era pura follia, ma lei si è stretta a me e mi ha detto che non le importava niente di nessuno, solo del mio giudizio.
«Fausto, io ti ho sempre amato, dal primo istante di cui ne ho memoria. Quando mi son resa conto di aver sposato un coglione, mi sono ricordata di una cosa che mi avevi detto prima del matrimonio. Ti ricordi quando siamo andati a prendere il mio vestito da sposa e sei stato tu ad accompagnarmi? In quell'occasione, mi hai detto che potevo sempre contare su di te, in ogni occasione. Dopo il divorzio ho capito che eri l'unica persona al mondo che poteva aiutarmi a realizzare questo progetto: voglio un figlio e lo voglio tuo. L'ho sempre desiderato da te e ora lo avrò. Se la cosa dovesse darti fastidio, prenderò e me ne andrò lontano, così da non fartelo mai vedere; mentre, se invece la cosa dovesse farti piacere, io ne sarò contenta se fossi tu a farlo crescere tranquillo e sereno, come hai fatto crescere me in tutti questi anni!»
Anna è rimasta incinta e ha dato alla luce un bellissimo bambino, cui ha imposto il nome di Angelo, il mio secondo nome! Dopo circa un mese che lei era già incinta, un giorno, mentre ero nell'ufficio con Giulia, lei si è avvicinata a me e mi ha fatto una precisa richiesta.
«Non fraintendermi, non ti sto ricattando, ma vorrei un piccolo premio per il mio silenzio!»
Ho capito a cosa si stava riferendo e me la sono scopata per un pomeriggio intero. Le ho anche aperto il culo, in maniera delicata e fatta per bene, che si è rammaricata per non aver provato prima questo tipo di piacere. L'estate successiva è tornata a trovarci Alessandra, insieme al marito e, in quell'occasione, ho visto Anna parlare a lungo con lei e, prima di partire, grazie alla complicità di Anna e sua madre, me la son trovata nel letto e l'ho scopata come se non ci fosse un domani. Con gli auguri di Natale, ci ha mandato un biglietto dicendo che avrà un bambino che chiamerà Antonio. Giulia mi ha dato un bacio e mi ha detto: grazie.
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3 mesi fa
baxi18,
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Quella magica serata di sesso tra amici
Questo inizio di estate, dopo essermi trasferito temporaneamente per lavoro in una città della mia stessa regione, ho iniziato a frequentare due amici conosciuti casualmente una sera in un Pub del centro della città. Marco e Paolo, quasi miei coetanei.
Come detto, ero da poco in città e ci sarei rimasto non per tanto tempo; quindi, la nostra conoscenza era molto superficiale. Tuttavia, era nata una discreta amicizia e complicità tra di noi.
Spinti dalla intraprendenza soprattutto di Marco, trascorrevamo delle serate molto spensierate e interessanti, ci sentivamo molto a nostro agio l'uno con l'altro.
Abbiamo passato dei bei momenti ma, come accade con le nuove conoscenze, non avevo compreso appieno che loro avessero un segreto.
Segreto che hanno condiviso con me in circostanze particolari che vi racconterò di seguito.
Come accade a tutti i maschietti quando sono insieme, i nostri discorsi spesso arrivavano a toccare il sesso. Si parlava delle scopate con le nostre (e i nostri) precedenti partner in modo vivido e in totale libertà.
Loro all’inizio non hanno accennato alla loro tendenza sessuale più intima e, in effetti, nemmeno io mi ero confidato completamente con loro due.
In uno dei tanti momenti trascorsi insieme, un lungo e caldo pomeriggio di sabato, abbiamo organizzato per la sera una cena a casa di Marco, sembrava una buona idea per trascorrere insieme dell’altro tempo.
Quella serata finì in un modo per me inaspettato e, in conclusione, compresi pienamente il piano dei due miei nuovi amici.
Dopo aver consumato una buona cena preparata da Marco e bevuto abbondante vino e altri alcolici, ci siamo seduti in salotto per concludere la serata.
Le nostre chiacchere saltavano dallo sport, a breve sarebbero iniziate le gare olimpiche, ai viaggi e, non ultimo, al sesso.
Nella stanza vi era una grande tv. Marco, tra il serio e il faceto, disse: “Vi va di vedere un film porno, ne ho uno molto intrigante.”
Paolo, con sospetta velocità, rispose: “Si, certamente. Se è quello che ti ho dato io è perfetto per chiudere alla grande la serata.”
Marco fece partire il film che evidentemente era stato preparato da prima.
Già dalle prime immagini avrei dovuto avere qualche sospetto su quello che potenzialmente sarebbe successo in seguito.
Il film scelto da Paolo trattava il racconto di una donna molto sensuale che amava il sesso di gruppo con tanti uomini. In particolare, quando veniva montata da più uomini, gli piaceva vedere scopare i suoi partner tra di loro. Quindi nel film vi erano molte scene anche di sesso orale e anale tra uomini.
Alla visione del film, annebbiati dall’alcol bevuto, eravamo tutti molto eccitati. Erano evidenti i bozzi dei pantaloni.
Avevo avuto in precedenza esperienze simili con altri amici. In alcune occasioni, con un ragazzo con cui ero in rapporti molto intimi e complici, siamo andati oltre la visione del solo film.
Compresi successivamente che i piani dei miei nuovi amici prevedevano qualcosa di simile quando Paolo mi chiese: “Se ti va … mi piacerebbe succhiarti il cazzo?” Continuando disse: “Credo che sarei in grado di farti godere molto, con Marco lo facciamo spesso a vicenda.”
Ero molto eccitato, il mio cazzo era già duro da un po’. Non ho avuto difficoltà a rispondere: “Ok. Non vedo il perché non accettare di farmi succhiare il cazzo da te. In fondo non è la prima volta che un partner uomo mi pompa. Mi piacciono le donne ma, come sapete, ho avuto diversi incontri sessuali con uomini. Sono un bisex convinto. Quindi, perché no!!!”
Pochi secondi dopo aver accettato, Paolo era in ginocchio davanti a me, aveva sbottonato il pantalone e uscito il cazzo dal boxer. Tenendolo tra le mani si complimentava per quanto fosse duro.
Il mio cazzo non è enorme, leggermente sopra la media. Abbiamo scoperto in questa occasione che le nostre verghe erano tutte più o meno della stessa lunghezza e grossezza, con caratteristiche diverse. Marco aveva un glande enorme, dalla forma perfetta. Paolo aveva il cazzo più lungo ma meno grosso di diametro. Il mio si posizionava in una media ideale tra i loro due.
Dopo essersi complimentato con il mio cazzo duro e palpitante che stava accarezzando, ha iniziato a leccarlo, dalla cappella fino alle palle. Poi se lo è infilato in bocca quanto più poteva, soffocandosi leggermente.
Il solo pensiero della situazione in cui mi trovavo mi portava una eccitazione tale che quasi non potevo trattenermi dal venire, quindi dissi a Paolo: “Se ci dai dentro con questa intensità vengo quasi subito e ti sparo il mio sperma dentro la bocca.”
Paolo non ascoltando minimamente la mia richiesta di rallentare, muoveva la bocca su e giù succhiando come un ossesso, stava andando più forte che poteva spompinandomi alla grande, era evidente che voleva che gli venissi in bocca e non ho deluso le sue aspettative.
Con un urlo liberatorio seguito da un fremito irresistibile e un indurimento ancora più rilevate del mio cazzo, ho pompato a flotte il mio sperma nella sua bocca vogliosa e lui ha iniziato a grugnire dal piacere e deglutire il mio seme.
Gemendo dissi: “Si … Si ….. Vengo, vengo. Mi stai facendo godere in modo meraviglioso. La tua bocca è un velluto.”
Gli spruzzi erano così abbondanti e violenti che gli fuoriusciva dalla bocca e gli colava da un lato della stessa.
A quel punto è stato raggiunto da Marco che ha iniziato a leccargli il volto e succhiarmi il cazzo che nel frattempo avevo tirato fuori dalla bocca di Paolo.
Sembrava contrariato dal fatto che ero già venuto e che non avesse avuto l’opportunità di partecipare. Quindi mi ha detto: “Caro Alberto avrei voluto prendere parte anche io e gustare il tuo seme, un po’ ci sono riuscito ma resti in debito con me!”.
Gli risposi: “Non avere timore, se ci dai dentro, posso accontentarti molto volentieri, posso venire di nuovo facilmente se mi lecchi con molta passione.”
A quel punto Marco ci ha suggerito di spostarci nella camera da letto, li saremmo stati più comodi del salotto.
Noi tre lasciammo i nostri vestiti e ci avviammo per la stanza da letto.
Raggiunti la stessa, Marco e Paolo, insieme, cominciarono a giocare con il mio cazzo, uno mi leccava e succhiava il glande, l’altro andava giù per la canna fino alle palle e, ancora più in giù verso il buco del culo.
Nel giro di poco tempo divenne di nuovo turgido e pronto.
Stavo ricevendo il mio secondo pompino della giornata, questa volta da entrambi.
Paolo a un certo punto si è allontanato da me ed ha riversato le sue attenzioni su Marco, aveva iniziato a succhiare il suo cazzo.
Quello che vedevo era molto eccitante, gemevo e godevo sia per la pompa che mi veniva fatta sia per la situazione che si era venuta a creare tra di noi.
Marco ci dava dentro con forza e vigore, succhiava il mio cazzo e poi leccava dalle palle alla cappella per tutta la verga; quindi, lo infilava in bocca e andava su e giù, prima lentamente e poi con velocità crescente.
Io gemevo ogni qual volta lui lo ficcava dentro per tutta la sua lunghezza: “Wow … sei bravo a pompare. La tua bocca calda mi fa venire i brividi lungo la schiena. Continua e soddisferò il tuo desiderio di sperma.”
Dopo un lungo ed intenso suo lavoro con la bocca, l’orgasmo stava arrivando quindi gli chiesi: “Se vuoi che duri ancora rallenta il ritmo, altrimenti ti spruzzo in gola tutto il mio seme.”
Proprio come Paolo, Marco ha fatto il contrario, non ha rallentato la sua azione. Anzi ha accelerato il suo movimento con la bocca aiutandosi anche con le mani, una sulla verga e l’altra a palpeggiare le palle e il buco del culo. Sentivo un dito approfittarsi della mia apertura posteriore e la cosa mi eccitava molto.
Con un fremito di piacere ho svuotato il mio secondo carico nella sua bocca accogliente: “Si … si … vengo … vengo!!!”
Marco, ha continuato a leccare e menare la mia verga fino che l’ultima goccia del mio seme non fosse uscito dalle viscere.
Ancora eccitato e con in bocca buona parte del mio sperma, disse: “Visto che ormai il guado è stato attraversato e che ci conosciamo bene anche carnalmente, cosa ne pensate se ci scopiamo a vicenda il culo e ci inondiamo con il nostro seme in profondità l'uno nell'altro?”
Con un rapido sguardo tra di noi si capiva che tutti eravamo d’accordo. Non c’era la necessità di dire nulla.
Paolo, guardandomi mentre venivo succhiato da Marco, aveva il cazzo duro e pronto. Anche lui si era dato da fare, aveva succhiato Marco che gli è venuto in bocca quasi nello stesso momento in cui stavo venendo io.
Marco, prendendo l’iniziativa, ha tirato fuori da un cassetto del comodino un tubetto di gel lubrificante per rapporti anali e, facendomi distendere di schiena sul letto con le gambe alzate, ne ha cosparso un po' attorno al mio buco del culo. Poi prima con un dito e poi con due lo ha fatto scivolare dentro le mie viscere massaggiandomi il buco. Si preparava per essere il primo a prendermi!
Con quel magnifico massaggio, il mio cazzo era rimasto duro come se non fossi appena venuto.
Paolo, dopo essersi posizionato a cavalcioni sul mio petto, mi trapanava la bocca con la sua verga in tiro. Tra un gemito di piacere e l’altro mi avvisava che sarebbe venuto prestissimo, tanto era eccitato.
Nel frattempo, Marco, alzandomi le gambe e appoggiandole sulle sue spalle per allineare il mio buco con il suo un cazzo, ha cominciato a farsi strada dentro di me.
Immaginavo il dolore che avrei dovuto sopportare, era tanto tempo che non venivo scopato nel culo e, inoltre, il glande di Marco era veramente grosso.
Lui, però, ci sapeva fare. Prima pian piano ha allargato il buco con le mani poi lo ha lubrificato abbondantemente. Dopo aver messo una dose copioso di gel sulla sua cappella, la ha appoggiata sul buco ed ha dato una spinta con il ventre per farla scivolare dentro.
Senza forzare ha lasciato adattare il mio buco alle dimensioni del suo pene. Quindi ha iniziato a fottermi gradualmente e con movimenti lenti e lunghi.
Ero così impegnato a cercare di ingoiare prima il cazzo e poi lo sperma di Paolo che mi accorsi a malapena del dolore provocato dalla verga di Marco. Lui, dopo aver allargato le mie chiappe e dopo i primi movimenti lenti, andava disinvolto dentro e fuori dal mio culo.
La sensazione di pienezza, il piacere intenso che provavo, sia nell’ano che nella bocca, oltre all’eccitazione della situazione di trovarmi tra due partner, mi hanno fatto scatenare un altro orgasmo violentissimo e sono venuto per la terza volta.
Ero sdraiato sulla schiena con le gambe spalancate e alte fino quasi le spalle di Marco, lui mi stava scopando con intensità mentre il mio cazzo lasciava che il mio terzo carico mi schizzasse addosso e sulla schiena di Paolo.
Marco aveva quasi raggiunto l’orgasmo, pompava con forza il suo pene dentro e fuori di me. Sentivo il calore della sua verga che si propagava dentro le mie viscere, sentivo le sue palle sbattere con violenza contro di me con quel caratteristico rumore che tanto mi faceva eccitare.
La sensazione di piacere che provavo è diventata ancora più intensa quando, senza nessun avvertimento, ha iniziato a sparare il suo sperma caldo dentro le mie viscere, stava pompando profondamente dentro di me proprio come lo era stato il mio cazzo caldo e pulsante nella sua bocca.
Non avevo mai sperimentato così tanto sesso in una notte, ma non era ancora finita.
Avevo ricevuto un pompino da un ragazzo e sono venuto nella sua bocca, un altro mi aveva fatto gustare il suo cazzo e il suo sperma in bocca, mi hanno scopato il culo come si deve fino a venirmi dentro.
Tutto questo, quella notte, è stato replicato più volte, mescolando i partner; quindi, uno dopo l'altro abbiamo fatto e avuto sesso anale e orale.
Per quanto mi riguarda, mi sono fatto scopare il culo lentamente e mi sono venuti dentro tutti e due.
Quindi sì, dopo una pausa abbiamo continuato, Paolo mi ha scopato il culo e ha aggiunto il suo carico a quello di Marco.
Ancora una volta sono venuto mentre mi stavano scopando il culo, ma era nella bocca di Marco.
Quindi, quella notte, c'è stato così tanto sesso che lo ricorderò sicuramente per tanto tanto tempo. Sono state ore piene ed intense.
Quando ci siamo fermati per riposare, sentivo colare lo sperma dal mio buco del culo. Avevo pompato i loro cazzi e ingoiato entrambi il loro sperma, entrambi mi avevano trapanato il culo. Gli orgasmi che avevo sperimentato erano stati così intensi e numerosi che mi tremavano le gambe quando stavo in piedi o camminavo.
Quella è stata una notte di sesso selvaggio tra tre uomini. Se avessi l'opportunità di ripeterlo, probabilmente direi: “Cazzo …. sì, subito.”
Verosimilmente quello era stato il migliore sesso tra uomini che avessi mai provato.
Certo, avere l'opportunità di scambiare le nostre attenzioni anche con delle ragazze non sarebbe stato per nulla malvagio … anzi.
Anche se il pensiero di farmi scopare il culo fino a venire è qualcosa su cui mi eccito sempre. Gli orgasmi di quel tipo, con un cazzo veramente duro e prestante dentro, sono intensi.
Non ho nemmeno bisogno che venga manipolato o baciato, una verga dentro di me mi porta a godere e venire con violenza. La mia natura bisex sta proprio in questo.
Con Marco e Paolo abbiamo fatto altre volte sesso a tre, anche dopo essere rientrato nella mia città.
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3 mesi fa
Al2016,
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Secondo round
Ovviamente fuori da casa, in pubblico, questa cosa non doveva mai trasparire, seppur, in qualche occasione in cui eravamo a qualche serata insieme, ci guardavamo e ridevamo. Si era creata una sorta di complicità segreta. Non molto tempo dopo, capitò ancora che stessimo soli in casa, era l'unico momento in cui potevamo eventualmente far venire fuori questo lato di noi. Ricordo che era primavera/estate, io ero in camera a studiare per l'università e lei al pc in camera sua. Porta aperta, era in shorts e magliettina. Passo davanti camera sua, solito invito al caffè, lo beviamo, parlottiamo, ci sfottiamo un po’. Guardo i suoi seni turgidi (era senza reggiseno stando in casa) e le dico "Hai freddo eh?!". Lei prima non capisce, poi abbassa lo sguardo capendo dove stavo guardando io. Istintivamente si copre con le mani dicendo "Ooooh smettilaaa" e ridendo però poi mi dice "E tu invece, caldo?!".
Mi alzo, mi avvicino a lei e le porgo la mano dicendole "Vuoi giocare?", e con un sorriso malizioso mi dice di sì con la testa, mi prende la mano e le faccio cenno con la testa tipo "andiamo di là". Ci alziamo da tavola e andiamo in camera mia, e ci sediamo al letto, ridiamo dall'imbarazzo ovviamente. Le dico, "ok, senza obblighi per nessuno, se ci va una cosa ok, sennò basta dire di no", e lei mi da l'ok. Le dico "chiudi gli occhi", lei li chiude, e mi sono avvicinato per baciarle il collo. Lei vibrava, e iniziava a toccarsi i seni. Io le misi una mano sulle gambe, e mi avvicinavo alla sua patatina, e poi ci sdraiammo uno vicino all'altro. Lei si girò di spalle, viso nel cuscino. Mi misi a cavalcioni su di lei e mi avvicinai col mio cazzo duro a sul culo, per farle sentire come ce l'avessi. Ansimò un po’, e inarcò la schiena permettendomi di averla a pecora, con quegli shorts praticamente inesistenti.
Avevo il cazzo duro nei miei pantaloncini, mi avvicinai a lei fino a toccarci reciprocamente, e lì iniziò ad ansimare, e io a godere. Ci strusciavamo, era petting. Era porco. Nonostante ci separassero i nostri pantaloncini, potevo sentire la morbidezza, il calore e i piccoli rumori della sua fighetta, e lei poteva sentire quanto ce l'avessi duro. Mentre ci strusciavamo, le spostai quel tanto che bastava i pantaloncini, in modo che potessi toccarle direttamente le mutandine. Lei mi guardò e mi disse "però anche tu, sennò non vale", e così mi abbassai i pantaloncini restando in slip, e lo stesso fece lei. Ci stavamo strusciando e godendo, mutandina contro mutandina, con le sue ormai che rivelavano gli umori. Fu lì che iniziai a sentirne gli odori, dolci, li ricordo ancora.
Mentre ci strusciavamo, ormai preso bene, le chiesi "ti va per vero?". Lei si stava masturbando praticamente sul mio cazzo, attraverso le mutandine. Mi disse "no, se vuoi fallo tu". E io non vedevo l’ora di tirarlo fuori, e dissi "ok" senza pensarci due volte. Mi alzai un attimo, e tolsi gli slip. lei mi guardò e ovviamente mi guardò credo per la prima volta col cazzo duro davanti a lei. Ci fissammo negli occhi per qualche secondo, rise e si rigirò sempre a pecora dicendo "mehhhh daiiii". Io mi abbassai verso le sue mutandine, annusai forte, aveva un buonissimo odore, e d'istinto, tirai fuori la lingua e gliele leccai, spingendo sul clitoride. Lei spiazzata riuscì solo a dire "che fai..." mentre ansimava.
Fu bellissimo, le stavo leccando figa e culetto da sopra le mutandine. Poi, mi rimisi dietro di lei, e mi avvicinai a cazzo duro lì dove avevo leccato iniziando un lento strusciamento, tra figa e culetto, e quel contatto me lo ricordo ancora: fu davvero eccitante! Continuammo ancora un po’, finché le dissi che stavo per venire, e lei mi disse "stai attento!". Mi feci più insistente e le appoggiai i testicoli e lo scroto sul culo, e a quel contatto non mi riuscii a trattenere, sborrando a fontana sulla sua schiena. Ci pulimmo un po’, sorridendo e compiaciuti, imbarazzati, ma in un certo senso contenti. Io dissi “vabbè, torno a studiare”, e lei disse "ok, magari un'altra volta provo io per vero", lasciandomi a bocca aperta, e nuovamente eccitato.
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3 mesi fa
Alessio3Bt, 41
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Sharon la schiava. seconda parte.
La suocera complice.
Mi ripulisco la fica con un po’ di carta igienica e, mentre cerco di darmi una sistemata, scopro che anche il reggiseno è inzuppato della sborra di Giulio. Ne sento l’odore e questo mi preoccupa molto, perché ora devono andare a casa di mia suocera a riprendere i miei figli e lei non è una stupida: certe cose non le sfuggono e potrebbe capire. Mi guardo attentamente allo specchio, nella speranza che il mio vestito non si sia macchiato, mentre cerco, con un po’ di carta igienica messa nelle mutandine, di contenere l'ingente quantità di sborra che continua a colarmi. Se, ogni giorno, Rosa faceva un bocchino ad entrambi, è chiaro che, essendo in astinenza da molti giorni, mi hanno irrorato ventre e bocca con un ingente quantità del loro seme. Un po’ malferma sulle gambe prendo il mio giaccone e me ne vado.
Appena fuori, l’aria fresca della sera desta, in qualche modo, i miei sensi e comincio a riflettere su tutta la faccenda. Mentre scendo le scale della metro, sento ancora che mi cola sborra e, dentro di me, si affacciano i primi dubbi. Come faccio? Non posso accettare! Mi trasformeranno in una puttana! Per cosa poi? Per soldi? Ne vale la pena? Cazzo, sì. Ho goduto come una troia nel farmi sbattere da loro due come non mi era mai capitato, nemmeno con mio marito. Già, mio marito! Chissà cosa penserà, quando si renderà conto che, ora, guadagnerei più di lui; questo sicuramente sarà morivo di forte irritazione per lui, che si chiederà il perché e potrebbe anche giungere alla conclusione più reale, immaginando compiutamente ciò che possa aver fatto per ottenere un simile riconoscimento. Salgo nella metro e mi appoggio all'apposito sostegno e, al primo scossone, sento qualcuno, dietro di me, che appoggia il suo cazzo sul mio corpo. Per il passato ho lasciato correre e, qualche volta, ne ho anche goduto un po’, ma oggi no! Oggi, di cazzo, ne ha preso abbastanza! Mi sposto e, poche fermate più avanti, scendo e, prima di raggiungere la casa di mia suocera, mi fermo in un bar, ordino un caffè e vado in bagno. Sono un disastro fra le gambe. Riesco a far la pipì e questo in qualche modo lava un po’ la mia vagina e, sempre utilizzando della carta igienica, riesco ancora a contenere la fuoruscita di sperma. Le calze sono da buttare e le mutandine sono così inzuppate da farmi temere di sedere, perché certamente imbratterebbero il vestito. Mentre mi lavo un po’ la faccia per darmi una sistemata, sento l’odore della sborra provenire dal reggiseno: questo mi terrorizza ancor di più, così, dalla borsa, prendo un piccolo campioncino di profumo e, utilizzandone qualche goccia, cerco di coprire l’odore di maschio, di cui sono ancora ricoperta. Ne utilizzo giusto qualche goccia, perché non è mia abitudine impiegarne molto, cosa che potrebbe a maggior ragione insospettire mia suocera, che è una donna sveglia ed accorta. Poi, con passo deciso, vado a riprendere i miei figli. Entro in casa e subito corro ad abbracciarli: stavano giocando con mio suocero. È magnifico vedere quell'uomo così innamorato di queste due creature. Anna mi viene incontro e cerco di evitare un contatto fisico, perché sento sempre l'odore dello sperma affiorare dal mio reggiseno. Lei mi dice che devo restare a pranzo con loro, poiché Paolo è impegnato tutto il giorno. Accetto, ma prima devo recarmi in bagno. Quando abbasso le mutandine scopro che sono inzuppate da schifo e cerco, in qualche modo, di mascherare tutto quel bagnato che ancora mi cola dalla fica. Temo sempre che, nel sedermi, possa imbrattare il vestito. Rimedio in qualche modo e mi guardo allo specchio; non smetto di rimproverarmi per il mio comportamento: "Sharon, sei una puttana! Hai ceduto al desiderio di farti scopare, ma così non va bene. Non puoi accettare quello che ti hanno proposto. Come giustificherai il tuo comportamento, la flessibilità dell’orario, e, non ultimo, il tuo abbigliamento che a tuo marito sembrerà da zoccola? È troppo geloso per accettare una condizione simile e poi? Con i tuoi suoceri, come la metti? Che gli racconti? No, lascia perdere tutto! Come posso permettermi di chiedere a queste persone ulteriori sacrifici, mentre io andrei in giro per cazzi miei? No, non è possibile! Non posso diventar una puttana. La serenità dei miei figli è troppo preziosa e, soprattutto, rischierei di esser scoperta da mio marito che, geloso com'è, potrebbe metter in discussione la nastra unione. No, non posso rischiare tutto questo! Non voglio che accada tutto questo! Non devo accettare! Esco dal bagno e mi reco in cucina, dove Anna sta finendo di apparecchiare. Mi guarda e nota il mio viso preoccupato: si avvicina e mi guarda dritto negli occhi:
«Sharon, hai l’aria stanca; cosa ti preoccupa?»
La guardo e mi rendo conto che devo misurar bene le parole, altrimenti potrei complicarmi ulteriormente la vita. Abbasso lo sguardo e rispondo dicendo semplicemente che il lavoro mi sta impegnando un po' troppo. Lei naturalmente non ci crede, mi abbraccia, si avvicina a me, ho paura che avverta l'odore di maschio che porto ancora addosso e noto le sue narici che sicuramente hanno percepito questo dettaglio. Abbasso gli occhi e resto in silenzio, mentre la sua voce è calma e decisa:
«Sharon, sono molto fiera di te, del fatto che ti stai realizzando; il lavoro che stai facendo è qualcosa di importante per cui, se posso esserti utile, in qualche modo, vorrei che tu condividessi con me le tue preoccupazioni.»
Alzo gli occhi, la guardo e mi rendo conto che non posso cavarmela senza una esauriente spiegazione.
«Come ti ho già detto, il mio ufficio è diretto da due maschi, che lo hanno fondato, e da una donna, Rosa, moglie di uno dei soci. Purtroppo lei deve assolutamente smetter di lavorare e per questo mi hanno offerto il suo posto e, se riuscirò a dimostrare, da qui alla fine dell'anno, di esserne all'altezza, mi hanno proposto che, dal primo gennaio, diventerei socia al 10% e questo sarebbe di sicuro un cambiamento assai importante dal punto di vista economico, oltre che di natura satisfattiva.»
Lei mi guarda, sorride e mi abbraccia, mentre io tremo nel sentirmi stretta a lei. La sua voce è veramente compiaciuta.
«Ragazza mia, ma tutto questo è magnifico! Finalmente un passo in avanti molto importante che consentirà un miglior tenore di vita per le maggiori entrate, ma anche un vivere in maniera più serena. Proprio non capisco cosa ti preoccupa! C’è forse un rovescio della medaglia che ancora non mi hai
detto?»
La guardo e mi rendo conto che, come ho sempre pensato, Anna è una donna veramente speciale, intelligente, molto pragmatica, capace di intuire lo stato d'animo delle persone e, soprattutto, leggere dentro di loro.
«Sì, Anna, hai ragione: c'è un rovescio della medaglia. Il fatto di aver maggiori responsabilità ed una quota nella società, comporta cambiamenti di orario, soprattutto la mattina: dovrai esser lì una mezz'ora prima, alle 7:30, per preparare l'ufficio per quando arriva la clientela. Poi, a sera, qualche volta dovrei trattenermi un po' oltre l'orario e, soprattutto il venerdì, quando i soci si riuniscono a cena per fare il punto della situazione sul lavoro svolto, durante la settimana e programmare interventi futuri. Capisci che tutto questo comporta qualcosa di troppo oneroso che temo di non saper gestire. Non me la sento di chiedere a voi un ulteriore impegno e, soprattutto, son sicura che Paolo non accetterebbe che io, la sera, uscissi a cena con altre persone.»
Lei mi guarda, i suoi occhi brillano, sono un misto fra orgoglio e fierezza.
«Ragazza mia, non ti devi far nessuno scrupolo con noi, perché, come ti abbiamo già detto, aver con noi i nipoti non è un lavoro, ma una gioia immensa. Guarda tuo suocero: da quando ci sono queste due creature, la sua vita è come ricominciata, è ancor più bella di prima ed io sono orgogliosa dei miei nipoti e del fatto che ho una nuora in gamba, capace di farsi valere nel mondo del lavoro. Ora, se questo dovesse comportare un maggior impegno a dover badare ai tuoi figli, per noi non ci sono problemi: la camera dove dormiva tuo marito è libera e il letto è sufficientemente grande per farli dormire qui, se qualche volta se ne presentasse la necessità.
A volte la vita ti sbatte in faccia scelte difficili da rinunciare e tu, in questo momento, devi imbarcarti su questo treno, non puoi perderlo. I tuoi figli cresceranno e andranno per il mondo, ma tu non potrai nutrire il rimpianto di non aver colto questa grande opportunità. Non far lo stesso errore che feci io a suo tempo, per poi pentirmene amaramente. No, tu devi accettare questa offerta e, se dovesse comportare un maggior aggravio sotto ogni punto di vista, non importa, perché devi riuscire in quello cui aspiri, anche se, qualche volta, ti troverai a dover aprire le cosce per aver qualcosa di più da qualche maschio; non esitare, perché, dopo, ti basterà far una semplice doccia e tutto ritornerà come prima.»
La guardo sbigottita, non eravamo mai entrati in questi argomenti così intimi e sono davvero stupita dalle sue parole. Mentre lei mi guarda, mi rendo conto che questa donna è veramente speciale: continua a parlare con calma e molta determinazione.
«Sarà un cambiamento notevole, cui dovrai adeguarti e ci adegueremo anche noi, sta' tranquilla! Inoltre, non puoi più andare in giro con la metro, soprattutto se la sera ti devi recare ad una cena e sei vestita in maniera elegante o, magari, anche un po’ conturbante. Nel garage, ci son due auto: la mia e quella di tuo suocero. Io, della mia, posso benissimo far a meno, perché lui vuole sempre che guidi la sua, quindi, da oggi, puoi usare tu l'altra e, non guardarmi così sorpresa: ti è assolutamente indispensabile, tanto più che non la uso! Inoltre, se dovrai presentarti ad una cena e dovrai vestirti in maniera un po' più osé, son sicura che anche il tuo guardaroba andrebbe rinnovato. Pertanto oggi, appena finito di pranzare, andremo assieme a far spese, passeremo dalla città mercato, dove sicuramente troveremo qualcosa di carino da acquistare. Sharon, devi affrontare una scelta importante e, di conseguenza, devi fare un cambiamento importante; voglio che tu abbia tutte le carte in regola, perché ti possa realizzare al meglio.»
La guardo con espressione alquanto basita; il suo è un ragionamento così semplice, pratico e deciso. Son sempre stata convinta che in questa casa fosse lei a portare i pantaloni ed ora ne sono assolutamente certa. Consumiamo velocemente il pranzo, poi lei si cambia per uscire, mentre io le chiedo di passare un attimo da casa per far la stessa cosa. Quando è pronta la guardo e noto con quanta raffinatezza si è vestita. Indossa una gonna elegante con uno spacco laterale che le arriva al ginocchio, una camicetta bianca, da cui traspare un reggiseno di pizzo bianco che le modella lo splendido seno che si ritrova.
Le gambe sono fasciate da calze velate, ma, soprattutto, calza delle scarpe con tacco 12, che la fanno sembrare molto più elegante e seducente e, nello stesso tempo, come dice lei, mi fanno crescere quel tanto che basta per non sentirmi troppo bassa! Passiamo da casa mia; io mi spoglio e faccio una doccia rapida e, quando esco dal bagno, lei è seduta sul mio letto e tiene fra le mani il mio reggiseno e le mutandine ancora inzuppate. Mentre guarda i collant strappati, si alza e viene verso di me; mi guarda con un sorriso un po' sornione:
«Chi dei due, ti ha dato una promozione?»
Mi chiede mostrandomi gli indumenti inzuppati di sperma. La guardo ed abbasso gli occhi senza rispondere. lei mi abbraccia, mi solleva il mento e mi guarda dritto negli occhi. Il mio non rispondere è stata la conferma che si aspettava.
«Sharon, te li sei fatti tutti e due? Accidenti, hai proprio fatto bene. Dai, dimmi, almeno è stata una bella esperienza? Ne è valsa veramente la pena?»
La guardo dritta negli occhi e non posso far a meno di annuire, aggiungendo che è stato davvero qualcosa di molto bello, ma ora provo sensi di colpa nei confronti di mio marito. Lei sorride e scuote il capo, mentre la sua voce risuona nel silenzio della stanza.
«Lascia perdere, non ti angustiare per questo. Tuo marito sicuramente capirebbe, se mai lo dovesse scoprire. Per ora taci e va' avanti. Alla fine si troverà a camminare con le stesse scarpe di suo padre! Stai tranquilla e non farti scrupoli di esserti fatta una bella scopata. Vedrai che, con il tempo, anche lui, come tuo suocero, accetterà l'idea che un altro maschio ti possa far godere e, ti assicuro, sto parlando per esperienza vissuta.»
Lei mi guarda, mentre cerco di capire che cosa mi sta dicendo, poi si gira verso la finestra e, con voce malinconica, mi racconta una cosa del suo passato di cui non ero a conoscenza.
«Come ti ho detto, certe opportunità nella vita capitano una volta sola ed io, in passato, non ho avuto il coraggio di andar fino in fondo. È per questo che voglio che tu ti realizzi e che viva la tua vita da donna libera, con la consapevolezza che sei una madre, ma, nello stesso tempo, hai diritto di esser te stessa. Tu sai che ero la direttrice dell’ufficio postale situato molto vicino alla sede centrale. Era un incarico di prestigio che ricoprivo con molta attenzione e bravura. L'anno dopo, ebbero a cambiare il direttore del personale e, al suo posto, arrivò Augusto, un dirigente molto carismatico, bello, alto, spalle larghe, insomma un vero maschio Alfa. Fin da subito, decise di creare un gruppo ristretto per poter ottimizzare le risorse umane, così che, ogni ufficio postale, avesse l'adeguato numero di personale a disposizione. Di quel piccolo gruppo, molto esclusivo, facevamo parte io, due uomini e un'altra donna, che fungeva da segretaria. Ero affascinata da Augusto: anche gli altri due erano due bei maschi, ma lui era in qualche modo l'elemento dominante. Fin da subito, a trovarmi davanti a lui mi faceva bagnare le mutandine e, dopo una settimana, son diventata la sua amante. Era sconvolgente quando mi scopava. Aveva la più bella dotazione che avessi mai visto in vita mia. Era lungo, duro, grosso e molto resistente. Quando mi entrava dentro, mi sentivo letteralmente sfondare, ma era una sensazione bellissima. Angelo, tuo suocero, si è accorto quasi subito che mi facevo scopare da lui. Mi sarei aspettata tuoni e fulmini, invece lui, con fare pacato, ha accettato di buon grado che io mi facessi sbattere da un altro. Addirittura, dopo le prime volte, poiché prendevo già la pillola, gli ho chiesto di non usare più il preservativo e di scoparmi a pelle, inondando il mio ventre con tutto il suo seme. Era qualcosa di sconvolgente sentirsi riempire da quel maschio così forte e possente e, vedendo come sono ridotte le tue mutandine, posso solo immaginare quanto piacere devi aver provato nel sentirti irrorare la vagina da tutto quel seme. Dopo qualche mese che ero la sua amante, una sera, una volta tornata casa, dopo aver goduto con lui che mi era venuto dentro due volte, Angelo si è accorto che ero completamente inzuppata del suo piacere e, dopo un attimo di stupore, mi ha fatto notare quanto la cosa lo eccitava. Non so cosa mi abbia preso in quel momento, ma quando lui mi ha accarezzato ed ha infilato le dita nella mia vagina, completamente piena del piacere dell’altro maschio, ho avvertito uno strano brivido di piacere e, soprattutto, son rimasta stupita dal fatto che, dopo tanto tempo, a mio marito era venuta voglia di scoparmi. Mi è salito sopra ed il suo cazzo era durissimo; mi ha penetrato facendomi godere ancora una volta, per infine riversare, dentro di me, anche il suo piacere. Da quel momento, lui ha accettato le "corna" come un fatto assolutamente normale e, una sera, Augusto è venuto a cena da noi e, dopo cena, noi due ci siamo messi a scopare tranquillamente sotto gli occhi di Angelo, che ci guardava con un'espressione di gelosia mista a piacere. Quando è venuto dentro di me, Angelo si è avvicinato e mi ha chiesto di potermi scopare a sua volta, ma il mio amante lo ha guardato e gli ha detto che doveva prima ripulire la sua sborra. Ero lì sdraiata sul letto a cosce aperte, con la fica gonfia e tumefatta, per esser stata scopata per un tempo lunghissimo e sentivo colar fuori la sborra di quel maschio così autorevole da trattare, dominandolo, anche mio marito, che era incerto sul da farsi. Angelo si è avvicinato, aveva il cazzo in mano durissimo, ma Augusto lo ha fatto inginocchiare fra le mie cosce e con una mano poggiata sul suo capo, lo ha spinto contro la mia fica, affinché la leccasse così com'era intrisa dei suoi umori. Fu una sensazione incredibilmente bella e ben presto ebbi modo di raggiungere un nuovo orgasmo e, solo allora, Augusto diede il permesso a mio marito di potermi scopare. Per due anni, sono stata la sua amante e, quando lui fu trasferito in un’altra regione per un nuovo incarico, ancora più prestigioso, mi chiese di andare con lui. Era un cambiamento notevole. Avrebbe comportato due cose: un importante avanzamento nella mia carriera, e un cambiamento totale della mia vita. Avevamo Paolo piccolo e questo poteva significare che, dal lunedì al venerdì, sarei stata lontana, per tornare a casa solo nel weekend. Non me la son sentita di accettare. Augusto non ha battuto ciglio, lasciandomi libera di scegliere e, da quel momento, la mia vita si è concentrata solo sulla mia famiglia. Purtroppo però, più in là mi son accorta che mio figlio era cresciuto e se n’era andato, ed io ero rimasta quella che ero: una semplice direttrice di un qualunque ufficio postale. Per questo voglio che tu accetti, che ti realizzi a qualunque costo. Se quel fesso di mio figlio, dovesse metterti i bastoni fra le ruote, dovrà fare i conti con me: tieni bene a mente che, io e tuo suocero, saremo sempre dalla tua parte. Se poi dovessi litigare con lui, potrai sempre venir a vivere in casa nostra, dove tu ed i ragazzi sarete sempre ben accetti. Ricordati: in qualunque situazione io e mio marito saremo sempre dalla tua parte. Adesso andiamo, perché voglio andare a fare un po’ di shopping, insieme a te.»
Usciamo e ci rechiamo alla città mercato e, mentre camminiamo per i negozi, mi rendo conto che anche lei suscita interesse in diversi maschi e noto anche che di questo ne è molto compiaciuta. Dietro suo consiglio, acquisto dei completini sexy, delle gonne molto eleganti e alcune paia di scarpe dal tacco alto, che slanciano il mio corpo e mi fanno inarcare il mio splendido culetto.
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3 mesi fa
baxi18,
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Sharon la schiava.
Mi chiamo Sharon, ho 34 anni, sono alta, anzi bassa, 1,60, capelli lunghi, castano scuro, occhi marroni, terza abbondante di seno ed un bel culetto che attira l'attenzione dei maschi. Non sono magra, ma nemmeno grassa; credo di aver le curve al posto giusto. Sono sposata da otto anni con Paolo, dopo esser stati fidanzati per nove, ed abbiamo due figli piccoli. Lavoro da quattro anni, in uno studio associato di consulenza fiscale. Da poco son diventata una socia al posto della moglie di un altro socio che si è ritirata dal lavoro. Ho diversi clienti che seguo personalmente, perché hanno situazioni finanziare molto complesse che richiedono spesso la mia presenza. Fra essi c’è Bruno, un ricco industriale, che ha interessi in diversi settori ed un ingente patrimonio. Spesso mi trovo a discutere con lui di migliaia di euro, quasi fossero caramelle. Ha un aspetto imponente, molto alto, spalle larghe, fisico asciutto e muscoloso, mani grandi con dita lunghe e molto belle. Curatissimo, sempre molto pulito, capelli bianchi portati corti, occhi scuri e profondi che quando ti guarda ti entrano dentro e ti senti messa a nudo. Si, è un soggetto abbastanza carismatico, autoritario e dominante. La prima volta che mi ha visto, mi ha fissato per un tempo che a me è sembrato lunghissimo e poi, dopo un saluto, si è presentato e da allora ho come l’impressione che mi stia studiando. Ho subito avvertito uno strano brivido lungo la schiena e ogni volta che lo vedo provo sempre questa insolita sensazione. Alcune volte ho anche fantasticato di farmi scopare da lui, ma ho come la sensazione che non è questo che lui vorrebbe da me. Non mi ha mai mancato di rispetto, mai un accenno a situazioni sconvenienti o provocazioni di alcun tipo, eppure mi sembra che mi desidera, ma non riesco a capire in che modo mi voglia. Poi la svolta, se così si può dire, è avvenuta casualmente. Ero nel suo ufficio, in fabbrica e stavo controllando alcune fatture che a lui sembravano eccessive, non in linea con quanto concordato, quando è entrata una bella signora che mi ha guardato e, con una certa malinconia, mi ha chiesto di lui.
«Mi scusi signorina, sa dove posso trovare il signor Bruno?»
Per un attimo l’ho guardata, restando in silenzio, cosa che di sicuro deve aver interpretato a modo suo.
«Capisco! Non le è concesso parlare di lui, vero? Il suo padrone le ha forse imposto il silenzio assoluto! Capisco e mi scusi se ho cercato di metterla in difficoltà. Spero che lui non la punisca per questo mio errore.»
L’ho guardata incredula, non capivo e, nello stesso tempo, cercavo di risponderle che non ero la sua segretaria, ma non ho fatto in tempo. Lui è arrivato dietro di lei e l’ha guardata con occhi di fuoco. La sua voce ha rotto il silenzio ed ha tuonato, durissima.
«Come ti sei permessa di venir qui? Come hai osato farle certe domande, senza il mio permesso? Vattene! Sparisci! Lo sai che non ti voglio più vedere! Hai fatto la tua scelta e, quindi, sii coerente con te stessa! Non sei più nulla per me! Vattene subito e torna alla tua misera vita!»
Lei aveva le lacrime agli occhi, si è inginocchiata ai suoi piedi e lo ha supplicato, ma inutilmente.
«Ti supplico, mio signore! Riprendimi con te! Ho sbagliato! Hai ragione, ho sbagliato a lasciarti e non mi va di tornare alla mia vita insignificante! Ho capito che non sono nulla, senza te! Ti supplico! Farò qualunque cosa per te! Ogni tuo desiderio sarà un ordine, che io esaudirò senza fiatare! Ti supplico, non mandarmi via!»
Lui, impassibile! Una pietra! Le ha dato uno sguardo durissimo, indicando la porta. Lei si è girata, mi ha guardato quasi disperata, poi ha solo sussurrato alcune
parole.
«Se sei la sua nuova schiava, non lo lasciare! La vita senza di lui non vale nulla, dopo che ti ha portato in paradiso!»
Poi se n'è andata. Io ero in silenzio, lui mi ha guardato e poi, con un tono un po’ teso, ha cercato di darmi una qualche spiegazione.
«Scusala, ma è una malata: si è infatuata di me. Non riesco a togliermela di torno.»
Lo guardo e mi rendo conto che non può esser quella la verità. Più tardi, a pranzo, mentre siamo seduti al tavolo, gli chiedo se lui ha davvero sottomesso quella donna. Lui mi rivolge uno sguardo un po’ perplesso, indeciso se affrontare o meno l’argomento, poi mi fa una domanda specifica:
«Cosa ne sai tu di sottomissione?»
Gli rispondo non senza un certo disagio.
«Io, cioè ecco, non è che ne sappia tanto. Le parole di quella donna mi hanno portato a credere che lei possa esser uno capace di sottomettere una donna e questo mi ha, in un certo qual modo, incuriosito.»
Lui fissa i suoi occhi su di me e li avverto fin dentro l’anima. Abbasso lo sguardo intimidita, pensando di essermi permessa di chieder troppo.
«Sharon, ti piacerebbe esser la mia sottomessa?»
Incrocio il suo sguardo e non riesco a reggerlo. Quella sua domanda mi ha colto alla sprovvista ed ho quasi timore a rispondere.
«Come le ho detto, non saprei cosa dire. Mi è difficile capire come si possa esser sottomesse, senza considerare che sono sposata ed ho un marito molto geloso: si accorgerebbe subito, se mi dessi ad un altro uomo. Chissà, forse si, oppure no! Mi scusi, ma sono in completa confusione!»
Lui mi solleva il mento, mi guarda e rinnova la sua domanda:
«Ti piacerebbe esser la mia schiava? Ti farei provare cose mai provate prima. Sensazioni uniche! Hai sentito cosa ha detto l’altra donna: "la vita, dopo che lui ti ha portato in paradiso, non è più la stessa". Vorresti entrare in paradiso, Sharon?»
Tremo al solo pensiero. Mi sento inumidire fra le cosce. Lui mi scruta e cerca di capire quali emozioni possano alternarsi in me. Tremo, il mio corpo vibra ed ha deciso autonomamente.
«Sì, lo voglio. Voglio che mi trasformi nella tua schiava.»
Lui mi fissa ancora e, con un sorriso da esperto sornione, precisa:
«Farò di te la mia puttanella personale: una schiavetta del sesso.»
Tremo al pensiero di quello che ha appena detto e, dentro di me, avverto le conseguenze di quanto appena accettato. Poi si avvicina a me e, a bassa voce, mi impartisce un ordine.
«Ora va in bagno e togli ogni indumento intimo.»
Lo guardo alquanto sorpresa, lui annuisce serio e mi indica, con un gesto del capo, la porta del bagno. Mi alzo come un automa, raggiungo il bagno e, dopo essermi chiusa dentro, faccio un profondo respiro e mi sfilo mutandine e reggiseno. In quel momento, mi accorgo di aver lasciato la borsa sul tavolo e proprio non so come nascondere i miei indumenti. Li raggomitolo quanto più possibile e li tengo stretti tra le mani, ma, in ogni caso, mentre torno al tavolo, qualcuno nota ciò che nascondo nei pugni. Un senso di vergogna mi fa avvampare le guance, perché, di certo, in molti avranno notato che ciò che tenevo fra le mani non erano altro che i miei indumenti intimi. Noto che Bruno sorride compiaciuto.
«Brava, la mia puttanella! Hai subito capito le regole del gioco ed hai appena sperimentato il piacere che si prova ad obbedire ad un ordine, anche quando esso possa apparire sconvolgente! Continua così e vedrai che ti farò impazzire di piacere!»
Effettivamente sento addosso gli sguardi di molte persone e questo si traduce in una specie di scarica di adrenalina, che mi fa bagnare continuamente. Finito di pranzare ce ne andiamo, ma appena raggiunto il parcheggio, un immenso piazzale con tante macchine, lui mi appoggia alla vettura, solleva la gonna e mi scopa tenendomi appoggiata alla macchina. Siamo in un immenso piazzale, dove chiunque potrebbe passare e vederci; la cosa mi terrorizza, ma, nello stesso tempo, mi eccita. Godo, vengo improvvisamente, sconvolta da tutta questa insolita eccitazione che sto provando. Lui, dopo avermi sentito godere si sfila, mi fa inginocchiare e mi spinge il suo cazzo in bocca. Si sega velocemente e, improvvisamente la mia bocca viene riempita dalla sua crema densa e calda. È un ingente quantità di sborra che cerco di ingoiare velocemente, mentre lui mi guarda soddisfatto.
«Brava puttanella!»
Continuare il pranzo con quelle alternative, mi ha eccitato moltissimo e, una volta usciti, siamo andati in alcuni posti dove era necessaria la mia presenza assieme a lui. Esser nuda sotto, mi provocava una particolare eccitazione, soprattutto in considerazione del fatto che quel giorno indossavo dei collant ed il nylon che strusciava sulle labbra della fica, mi procurava una continua stimolazione e massima eccitazione. In particolare veniva stimolato il clitoride, che, già reso sensibile dalla forte eccitazione, al contatto con il nylon della calza mi procurava una emozione fortissima, che si traduceva in un orgasmo continuo. A sera, prima di tornare, lui ha fermato la macchina e, guardandomi dritto negli occhi, mi ha dato un ordine ben preciso, da perfetto "padrone".
«Puttana! Sicuramente sei bagnata fradicia. Adesso prendimi il cazzo in bocca e succhialo!»
Eravamo in un posto non esattamente appartato ed ho preso a succhiare di nuovo quella verga, che mi aveva già fatto godere, facendolo diventare ancor più duro. Lui, ad un tratto, è sceso dall'auto, è venuto dalla mia parte e, dopo aver aperto lo sportello, mi ha girato con le cosce in fuori verso di lui, ha strappato i collant all'altezza della fica e, con un colpo secco, mi ha infilato il suo cazzo tutto dentro, fino in fondo. Ho avuto un orgasmo istantaneo nel sentirmi possedere in maniera così potente e vigorosa, poi lui, senza nessuna esitazione, ha preso a sbattermi con forza, urlandomi che ero una puttana! È venuto poco dopo, riversando dentro di me tutto il suo piacere. Poi si è sfilato e, dopo avermi afferrato per i capelli, mi ha ordinato di leccare e pulire il suo cazzo, ancora gocciolante. Ero travolta da quel modo d'esser chiavata, ma mi sentivo anche incredibilmente eccitata. Avevo goduto nel sentirmi usata e maltrattata da lui, in maniera così rude e, nello stesso tempo, imperiosa. È stato un orgasmo istantaneo, mentre lui mi spingeva con forza ancora la sua verga in bocca. Poi siam tornati alla mia auto e mi ha detto: ora puoi tornare a casa. Nei giorni successivi non l'ho sentito; sembrava quasi scomparso dalla circolazione. Un pomeriggio mi chiama e mi dice che ha bisogno di me, perché deve fare alcune cose che necessitano della mia presenza. Lo raggiungo, saliamo in auto e lui, senza dir nulla, parte in direzione della periferia. Dopo averla attraversata tutta, si inoltra in campagna, in una zona dedita alla coltivazione e, ad un tratto, si ferma in prossimità di alcune baracche, adibite a dormitorio degli operai stagionali che vengono impiegati in agricoltura. Mi fa scendere, apre il bagagliaio dove sono contenute molte scatole e mi ordina di aiutarlo a portare quei viveri all'interno delle baracche. Entriamo in una baracca, quella un po' più grande, l'unica in muratura e, all'interno, ci sono sei persone di colore. Sono tutti extracomunitari, che hanno svolto un'intera giornata di lavoro ed ora, stanchi, si riposano seduti attorno ad un tavolo. Quando ci vedono arrivare, subito salutano Bruno cordialmente e mi aiutano con i pacchi dei viveri che gli abbiamo portato. Dopo averli posati, lui guarda verso uno di loro, quello più alto e più imponente, che lo saluta con rispetto. Bruno mi indica e gli dice:
"Questo è il mio regalo".
Senza dir nulla, tutti e sei mi si mettono intorno e le loro mani prendono a spogliarmi, mentre io guardo Bruno con espressione interrogativa; lui mi fa cenno di restare in silenzio.
«Schiava! Adesso soddisfa questi miei amici: lasciati usare come una puttana!»
Sento una scarica di adrenalina percorrere il mio intero corpo e, immediatamente, mi bagno fra le cosce. Subito mani vigorose mi prendono e mi toccano in ogni dove; rapidamente mi sollevano e mi portano nell'altro lato della stanza, dove c'è un letto con materasso; è un attimo e mi ritrovo sei grosse verghe intorno alla faccia, che desiderano esser succhiate o fatte diventare ancor più dure. Vengo sollevata e fatta impalare di spalle su un grosso cazzo, che mi entra dentro e mi slarga la fica nel massimo della sua capacità. Altri si alternano nella mia bocca e qualcuno mi schizza il suo piacere direttamente in gola. È un continuo scambiarsi di maschi, che usano e abusano liberamente del mio corpo. Vengo presa ripetutamente, sia davanti che dietro, e finanche in doppia, anzi, in tripla, perché, mentre ne ho due ben piantati dentro di me, un terzo si serve della bocca: inutile dire che vengo riempita di sborra dalla testa ai piedi, senza alcun riguardo nei miei confronti. Mi sento superlativamente eccitata da questo gioco che mi umilia, che mi fa sentir trattata proprio da puttana. Loro non si risparmiano. Mi scopano e mi spingono le loro verghe dentro ogni buco, fin quando, alla fine, stremata dal tanto piacere provato, quasi svengo. Solo allora, Bruno mi si avvicina e mi scruta con occhi carichi di lussuria. Solleva il mio viso, mi infila il suo cazzo in bocca e mi ordina di succhiarlo.
«Adesso, troia, succhia anche il mio. Come dai nostri patti, l'ultima sborrata che devi ricevere, dev'esser sempre la mia!»
Stravolta e sfinita, sento che mi scopa la bocca velocemente e poi, ad un tratto, mi scarica in gola una copiosa bordata di crema densa, che si rivela esser molto diversa da quella che, fino a quel momento, ho ingoiato: quella di quei ragazzi di colore era molto più speziata e salata. Ingoio anche la sua, poi, uno di quei ragazzi mi offre un asciugamano abbastanza pulito con cui riesco a darmi una sistemata. Cerco in qualche modo di ricompormi e poi mi rivesto sommariamente. Quando mi lascia davanti casa, Bruno mi guarda e mi dice che, con questo, ho superato tutte le prove di sottomissione che lui aveva in mente per me.
«Da oggi, sarai la mia puttana schiava che userò a mio piacimento. In effetti, dopo quella volta, è iniziato un periodo particolarmente piacevole e, nello stesso tempo, molto eccitante. Sono stata usata da lui e dai suoi amici in diverse occasioni. Ho passato serate con lui inginocchiata sotto un tavolo, a succhiare i cazzi di chi era invitato a consumar la cena. Altre volte mi ha prestato a qualche suo amico, che aveva bisogno di una escort, per far bella figura in qualche suo affare. È vero: mi ha trattato e mi tratta sempre da puttana, mi umilia e mi fa sempre sentir in colpa nei confronti di mio marito, che amo e che non si merita tutto questo; ma le sensazioni che provo con lui, questo sentirmi usata ed umiliata, mi genera un piacere carnale profondo, intenso e, molte volte, ho ricordato le parole di quella donna che, quel giorno, in ufficio, mi disse:
"La vita, senza di lui, non aveva nessun sapore".
Devo riconoscere che aveva più che ragione.
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3 mesi fa
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100 volte cornuto
La vendetta è un piatto che va servito freddo. Più volte ho sentito una collega recitare questo vecchio adagio, ne ho anche sorriso, ma mai avrei immaginato che un giorno lo avrei messo in pratica. Mi chiamo Liliana, ho trent'anni, sono definita una bella donna, sposata con Fabio, mio coetaneo, sono la lei di una coppia assolutamente normale e, fino a poco tempo fa, anche felice. La nostra vita coniugale va avanti da sette anni, insieme da dieci; mi son innamorata di lui e, dopo poco, ci siamo sposati. Tutto liscio? No! Il mio più grande cruccio è mia suocera. Flavia, questo è il suo nome, è una donna estremamente antipatica, invadente, despota. Fino a due anni fa, c’era mio suocero che, con una semplice occhiata, riusciva a frenare la sua tagliente lingua, ma, da quando lui è morto, lei non ha più limiti, ed il peggio è che mio marito le dà sempre ragione. Dopo la morte del suocero, ha preteso la domestica, ma poi quella non le è bastata più, ha voluto anche la badante. Ovviamente l'ha scelta lei, giovane bionda dell’est, con un visetto da troia, ma molto simpatica. Io, per mia suocera, sono sempre quella che le ha portato, no, rubato il suo prezioso figliolo; chiaro che non sono, per lei, la scelta giusta; avrebbe preferito una più ricca e bella. Nonostante questo, pretende che noi si vada d’accordo e, appena lei si sente pronta a diventare nonna, le dovremo sfornare anche un nipotino. Io, dopo un po', mi sono rassegnata, convinta anche dalle continue attenzioni di mio marito che, con baci e coccole, mi ha sempre chiesto di lasciar perdere.
«In fondo che ti costa? E' una persona anziana, senza compagno, si sente sola, e poi, a modo suo, ti vuol bene.»
Figuriamoci: non credo proprio mi voglia bene! Se mi odiava, allora sì che avrebbero stati dolori. Ho pazientato, mi son sempre presa cura di lei, anche sapendo che nulla le sarebbe mai andato bene. Ingenuamente, non ho mai fatto caso alle occhiate della badante a mio marito; non ho mai dubitato della sua fedeltà. Un po’ di tempo fa, un pomeriggio, dovevo seguire un corso di quattro ore di aggiornamento, una roba estremamente pallosa, ne avrei avuto fino alle sette e mezzo di sera.
Poco dopo l’inizio del corso, suona il cellulare dell’istruttore, un nostro dirigente, lo vediamo sbiancare, poi termina la conversazione e ci dice che la moglie ed il figlio di sei mesi hanno avuto un brutto incidente; si scusa con noi e ci chiede di interrompere per poter correre in ospedale.
Conoscendo la grande difficoltà che sua moglie aveva avuto per partorire questo bimbo, nessuno di noi ha avuto nulla da obiettare. Tutti ci ritroviamo con il pomeriggio libero. Le mie colleghe mi propongono di andare in giro per negozi, ma io mi sento stanca, piove e fa freddo, sogno un bel bagno caldo nella mia vasca idromassaggio, saluto e torno a casa. Durante il tragitto, sono costretta da dei lavori stradali ad una deviazione, mi ritrovo a passare davanti ad un motel e vedo la vettura di Fabio sfrecciarmi davanti. Resto stupita e incuriosita, mi avvicino giusto quel tanto che basta per vederlo scendere dalla vettura e, mano nella mano, avviarsi verso una piccola costruzione, insieme alla badante di mia suocera. Ero rimasta di ghiaccio! Il sangue non mi scorreva più nelle vene. Stropiccio gli occhi, convinta di sognare, ma è tutto maledettamente vero. Rimango immobile, come pietrificata, non so cosa fare, mi sento come inebetita. Immediatamente una rabbia mi assale, vorrei entrare e urlare con tutto il fiato che ho in gola, ma non ci riesco, resto impietrita lì, sotto la pioggia che mi bagna, incapace di reagire. Dopo un po’, mi avvicino con prudenza alla struttura, silenziosamente, mi accosto al posto dove sono entrati loro e mi rendo conto che, da una finestra, è possibile vedere ciò che succede all'interno, ma, soprattutto, si sente chiaramente quello che dicono; ascolto e resto ancor più amareggiata dalle parole di Fabio.
«Non ti devi preoccupare, lei è così ingenua che non va a pensare che tu mi stai scopando. A volte la sua ingenuità è talmente prevedibile, che mi fa quasi tenerezza. Dai scopiamo, non pensare a lei, tanto non saprà mai di noi due.
La vedo salire su di lui e impalarsi. Mi sento una stupida; non avevo mai pensato che questa troietta potesse portarmi via il marito, che avrà più di me? Va a capirli gli uomini! Inoltre la considerazione che Fabio ha di me, mi ferisce ancora di più. Me ne vado delusa e confusa, mi sento uno schifo. La sera, lui torna felice come sempre, mi bacia e devo subire le sue false attenzioni; mi danno quasi fastidio. Invento che ho dei dolori premestruali e me ne vado a letto, mentre lui, dopo cena, dice che fa un salto da mammina, tanto per vedere come sta. Ipocrita, bugiardo, bastardo! So benissimo che va a dare un saluto a quella puttanella. Passo una notte da schifo, non riesco a dormire nemmeno un po'. Al mattino, lui se ne va e io esco presto; non mi va di passare nel solito bar dove vado sempre; la mia aria distratta e pensierosa susciterebbe tante domande, cui non voglio dare seguito. Mi fermo nel bar della tangenziale, poca gente, e tutta intenta a farsi i fatti sui. Prendo un cornetto ed un cappuccino, mentre sto lì a pensare come fargliela pagare a quel bastardo di Fabio. Sono talmente distratta che non mi accorgo di essermi spostata ed inzuppo il cornetto nel cappuccino del mio vicino. Lui resta stupito, mi guarda e si gira convinto che stiamo girando una scena di Candid Camera; io lo guardo mentre intingo il cornetto e mi rendo conto dell’errore.
«Accidenti, mi scusi, sono così distratta che non mi son resa conto di ciò che facevo; mi scusi, la prego.»
Gli dico, guardandolo in faccia. Mi rendo conto che ho davanti un bell’uomo, alto, capelli bianchi, occhi scuri, un sorriso che mi disarma subito, mettendomi di buon umore.
«Nessun problema, evidentemente il mio cappuccino è più invitante del suo: mi chiamo Mario e lei?»
Mi chiede, continuando a guardarmi sorridendo e porgendomi la mano.
«Liliana... credo che la colazione, questa mattina, spetti a me pagarla.»
Gli rispondo dandogli la mano e sorridendo. Per un momento, sono svaniti i pensieri tristi che avevo.
«Liliana, lasciatelo dire, dovresti sorridere sempre; sei bellissima quando lo fai e, se non sono troppo indiscreto, ti sei distratta per problemi di lavoro o di cuore?»
Mi chiede con un modo estremamente gentile e spiritoso.
«Cuore, purtroppo, e non so come trovare una soluzione.»
È quanto gli rispondo, prima di ripiombare di nuovo nella mia amarezza.
«Ragazza mia, io non son di qui, non sono un tuo conoscente, quindi sono la persona giusta che può ascoltarti e consigliati. Non conosco nessuno tranne te, quindi sono l’elemento più adatto, con cui puoi sfogarti»
Mi dice sottovoce, con un tono serio, ma cordiale. Lo guardo, sono così afflitta, ci rifletto, trovo che la sua è una buona idea; in fondo, con chi ne potrei parlare? Le colleghe? Assolutamente no; le amiche? E chi ne ha di così intime da poter ricevere un buon consiglio? No, ha ragione lui: un estraneo, mai visto e conosciuto, sì, lui è perfetto. Ci spostiamo su un tavolino in disparte, e gli racconto tutto. Lui mi ascolta con grande attenzione, non fa domande, ascolta e basta, poi, quando gli dico che non so che pesci prendere, mi chiede qualche dettaglio.
«Hai detto che tuo marito è molto premuroso, che ti copre di attenzioni, ma che poi si scopa la badante di sua madre: è giusto?»
Gli confermo tutto, lui ci riflette un momento e poi esordisce con un bel piano, almeno come lo definisce lui.
«Per prima cosa devi aver la prova inconfutabile dell’adulterio, magari qualche foto o altro. Poi devi recitare una parte con lui fino a raggiungere un certo scopo; non ti dovrebbe esser difficile, ti dirò nel dettaglio cosa fare e,
infine, puoi prenderti la giusta vendetta, ma al momento opportuno.»
Mi espone la sua idea, tutta d’un fiato. Lo ascolto e mi rendo conto che ha centrato l’obbiettivo; una cosa talmente semplice, impensabile, che potrebbe funzionare proprio perché gioca sulla mia ingenuità e la semplicità dell’idea: semplice ma efficace ed è quello che voglio. Ci scambiamo il numero di cellulare, lui resterà in città tutto il giorno, ci accordiamo per la pausa pranzo. Passo il resto della mattina a pensare a lui e alla sua idea; la trovo veramente ardita, giusta e mi convinco che devo aver la mia vendetta. Ci incontriamo per il pranzo, lo vedo e mi rendo conto che davanti ho un bell’uomo, mi piace, sorride e mi tratta come una dea.
«Se tu fossi mia moglie, non ti metterei da parte per un’altra, ma farei l'amore con te tutti i giorni. Sei molto bella e devi valorizzarti di più. Ti sei accorta del meraviglio lato B che possiedi? E che dire dei tuoi occhi? Bellissimi! Inoltre dovresti indossare capi che esaltano il tuo fisico.
Son sicuro che, sotto i pantaloni, hai un bellissimo paio di gambe, inopportunamente tenute nascoste. Sì, decisamente sei molto bella, un diamante grezzo da tagliare e rendere lucente.»
Parla con un tono di voce che mi fa sciogliere tutta. Durante il pranzo definiamo i dettagli del piano e mi assicuro la sua piena collaborazione. Nei tre giorni seguenti, dietro mie precise informazioni, lui riesce a beccare Fabio con la puttana, gli scatta delle foto e riesce pure a farne due di loro a letto; non potevamo sperare di meglio. Poi scatta la seconda fase. Mi son studiata la parte alla perfezione, devo esser convincente fino in fondo, altrimenti tutto sarà inutile; seguendo i consigli di Mario, mi sento determinata. Mi piace, è meravigliosamente presente: pur lasciandomi campo libero, mi sono trovata spesso a pensarlo.
Per due giorni mi faccio vedere da Fabio sempre triste, depressa. Lui lo nota subito e mi chiede a cosa sia dovuto quel mio stato d’animo, ma io non rispondo, anzi, mi faccio trovare quasi in lacrime: lo vedo preoccupato.
«Amore, dimmi: che ti succede? Ti prego, parla! Dimmi che cosa c’è che non va? Ti prego, non farmi stare in ansia, ti prego.»
Lo vedo teso, cerca di sembrare tranquillo, ma non lo è. Temporeggio un po', tanto per tenerlo sulle spine, poi, in lacrime, eseguo la mia recita.
«Scusami, amore, ma mi è difficile spiegarti quello che non va; mi sento male per te, ti ho offeso e non so come rimediare: mi spiace.»
E giù a lacrimare. Lo vedo molto preoccupato, teso, allora, dietro l’ennesima insistenza, parlo lentamente, dispiaciuta.
«Amore, sono una stupida! Mi potrai perdonare? È che, da alcune notti, sogno di tradirti con un altro uomo. Non ne vedo il viso, ma il sogno è ricorrente e questo mi fa star male; sono dispiaciuta per te.»
Parlo a testa bassa, con le lacrime agli occhi. Lui rimane un momento in silenzio, si rende conto di quello che dico e realizza che la mia ingenuità è grande: si rilassa.
«Amore, basta, non piangere più, non è successo nulla. Ti prego, smetti di preoccuparti. Io ti amo e tu non devi farti perdonare nulla. È un sogno, non vale. Io ti amo, dai, smetti di piangere.»
Parla, respirando piano. Mi rendo conto che si sta rilassando, evidentemente era teso per il timore che potessi aver scoperto la sua tresca con l’altra, ma è qui che scatta la trappola.
«Sì, fai presto tu; oggi mi perdoni e magari domani ti arrabbi e mi lasci; io non potrei vivere senza di te. Le parole si dimenticano facilmente e, per questo, se lo sogno ancora mi sento male.»
Parlo e lo abbraccio forte. Lui esita e poi reagisce come previsto. Prende un foglio di carta e scrive di suo pugno.
«Io Fabio *****, con la presente, autorizzo mia moglie Liliana a tradirmi tutte le volte che vuole, di giorno o di notte, anche 100 volte; non le creerò alcun problema per il suo adulterio nei miei confronti. Sarà libera di tradirmi dove e con chi vuole. In fede Fabio***** .»
Mi porge il foglio, fingo di ignorarlo, lo abbraccio e bacio con passione, porto le mani sul suo membro, che accarezzo da sopra la stoffa. Lui si eccita, mi spinge di lato e, sollevata la camicia da notte e tirato fuori l’uccello, me lo infila dentro, senza nessun preliminare. Mi fa male, ma lui non se ne importa più di tanto, stringo i denti e resisto; lui si muove in fretta e, poco dopo, scarica dentro di me una abbondante gemendo sborrata, di solo suo piacere.
«Vedi, amore, ti amo e non ti devi preoccupare; sei più tranquilla ora, vero?»
Mi dà un ultimo bacio e si gira per dormire. Esco, vado in bagno, mi lavo e mi tocco; chiudo gli occhi e penso a Mario. Mi infilo due dita dentro, gemo di piacere, ma in silenzio. Quando torno in camera, lui dorme, prendo il prezioso documento e lo metto nella mia borsa; ora scatta la fase finale o, meglio, l’inizio della mia vendetta. L’indomani mi sento con Mario, gli racconto il buon esito del piano, lui mi dice che non aveva dubbi, mi chiede quando voglio attuare la mia vendetta, ci penso e lo invito a raggiungermi.
«Ti andrebbe di vederci?»
Gli chiedo con un tono languido di voce.
Due giorni dopo, stiamo insieme. Mi porta nella villa di un suo amico in riva al lago. Una volta dentro, lo abbraccio, sento il suo prepotente desiderio.
«Ti voglio, prendimi, ma sii dolce, ti prego.»
Gli sussurro, distendendomi nuda sul letto.
Si spoglia lentamente, ha un fisico da far invidia a tanti ventenni, lentamente si distende al mio fianco. Comincia a toccarmi e leccarmi dappertutto; è un demonio di bravura unica o, forse, sono io che ho un dannato desiderio di lui. Mi strappa un orgasmo che nemmeno mi aspettavo. Godo, urlo e godo di nuovo. La sua lingua è tremenda, esplora ogni singola piega della mia patatina, facendomi morire di piacere. Ho avuto tre orgasmi e ancora non l’ho nemmeno toccato, sto impazzendo dalla voglia di averlo dentro, ma lui dosa magistralmente piacere e lentezza, in una sapiente miscela di sensazioni che mi mandano via di testa. Poi mi permette di prendere il suo palo in bocca. Mi ritrovo un bel cazzo di ottime dimensioni fra le mie labbra, lo succhio, lui non dice nulla, mi osserva e lascia fare. Mi rendo conto della mia poca esperienza; lo guardo quasi ad implorare di prendermi, lui sorride, mi trascina su di sé. Sento la mia pancia a contatto con il suo membro, lo voglio dentro, lui lo capisce, io mi sollevo e me lo infilo dentro tutto, fino in fondo. In verticale su di lui, resto a bocca aperta quando lo sento sbattere in fondo all’utero; vorrei urlare, ma le parole non mi escono; resto solo a bocca aperta e godo! Mi lascia divertire per un po’. Poi, giusto il tempo di avere altri due orgasmi, mi distende di fianco e comincia a pomparmi con un ritmo sconvolgente, rapido e lento, a fondo o con la sola punta dentro, impazzisco, vengo e godo a raffica. Sconvolta lo bacio, piango di piacere, non avevo mai goduto tanto.
«Godi che, quando sarai sazia, con te godrò anch'io.»
Mi dice sussurrandomi le parole all’orecchio. Perdo il conto degli orgasmi, del tempo, non so più dove sono. Stravolta lo bacio con passione e lo imploro di venire. Si muove più veloce, mi strappa l’ennesimo orgasmo, poi esplode dentro di me. Sento i getti caldi inondarmi l’utero; si tiene ben piantato dentro, ho l’ennesimo orgasmo e resto abbracciata a lui. Dopo un po’ di tempo, lui continua a passare la sua mano sul mio corpo, accarezzandolo piano, mi sto eccitando di nuovo, poi lui esplora anche il mio fiorellino poteriore. Fremo, lui mi guarda.
«Lo prendi anche qui?»
Chiede sempre continuando a toccarmi dolcemente.
«No, sono vergine, mai provato, ma, se mi prometti di esser delicato, vorrei farlo con te, ora.»
Senza aggiungere altro, mi giro di schiena. Mi fa mettere in ginocchio, lui si mette di lato e, con la mano sinistra, mi stuzzica il bottoncino davanti, mentre, con la destra, mi accarezza dietro. Lo fa in modo delicato, ma deciso, sento che raccoglie lo sperma che mi cola davanti e lo spalma dietro, insinua un dito dentro, lentamente. Mi piace, avverto che sto provando un piacere nuovo, lo voglio, lui, con pazienza, continua lubrificare il buco e, senza accorgermi, mi mette dentro due dita, mi tortura davanti meravigliosamente, poi fa colare della saliva e continua a ruotare le dita dentro, fin quando si rende conto che son pronta.
«Prendilo in bocca, leccalo, bagnalo, sputaci sopra della saliva.»
Mi dice, offrendomi il cazzo, di nuovo duro. Lo bagno, lo succhio e lo sento ben sodo, lui si mette dietro di me e, pian piano, mi infila la punta. Lo sento entrare, mi apre, spinge piano, io mi masturbo davanti, cerco di infilarmi due dita dentro, ma non ci riesco. Allora mi scateno sul mio clito, lo torturo e, intanto, sento lui che sprofonda nel mio intestino. Lo agevolo nel compito, spingendo il corpo indietro, così da farmi penetrare fin in fondo. Avverto un lieve bruciore, lui resta un momento fermo, poi si scatena. Mi afferra per i fianchi e mi pompa, mi sfonda, godo e godo ancora, urlo e lo incito a darmelo tutto. Lui mi chiava fin quando lo imploro di sborrare. Affonda un ultimo colpo e mi riversa un'enorma quantità di calda sborra nell’intestino. Mi distendo sfinita, lui mi bacia e continua ad accarezzarmi piano.
Tre giorni dopo, è il mio anniversario di nozze, ritengo sia la data giusta per la mia vendetta. Fabio, per far contenta mammina che non vuole che noi festeggiamo, lo trattiene a cena da lei ed io, che ho altri programmi, non partecipo, anzi, quando lui torna gli faccio trovare la sorpresa che ho organizzato insieme a Mario. Completamente nuda e distesa sul letto, mi sto facendo sbattere da tre maschi molto dotati, amici di Mario. Lui controlla il rientro di Fabio e, quando irrompe in camera da letto, va su tutte le furie.
«Brutta puttana: che fai? Ma sei impazzita? Mi tradisci con quattro uomini? Io ti rovino, ti sbatto fuori casa e ti lascio senza un soldo! Troia che non sei altro.»
Mi urla mentre i miei maschi, tutti nudi, ma molto più dotati in tutto rispetto a lui, si sistemano intorno a me, pronti a difendermi.
«Ma che urli: sono solo quattro!»
Rispondo io per farlo infuriare di più.
«Poi, non sono tue le parole quando dicevi che ero troppo stupida ed ingenua da far pena? Non credevi che questa passera potesse pareggiare il conto che tu hai aperto con quella troia della badante che ti scopi? Mio caro, non hai nulla da strillare, perché ho le prove delle corna che mi hai messo scopando con quella vacca.»
E' quanto dico ora che son in piedi davanti a lui. Ha il viso rosso, l’ho beccato sul vivo, quando affondo l’ultimo colpo.
«Inoltre, cari amici, leggete questo.»
Tiro fuori dalla borsa il foglio che lui mi ha firmato e lo consegno a Mario, che lo legge ad alta voce. Fabio mi guarda stupito, incredulo, paonazzo dalla rabbia.
«Ma che dici? Quello non vale. Ti sei presa gioco di me!»
Balbetta, con poca convinzione. Mario lo guarda ed affonda il colpo.
«Invece direi che ha tutto il valore necessario: da quello che sta scritto qui, lei ha diritto a scoparsi altri 96 maschi, perciò ti conviene tacere.»
Lo guardo con disprezzo e lo distruggo psicologicamente.
«Allora, caro il mio maritino, siediti e guarda come dei veri UOMINI mi fanno godere. Se poi vuoi renderti utile, va in cucina e prepara del caffè: la notte sarà lunga!»
Senza aggiungere altro, mi distendendo di nuovo sul letto. Guardo Mario gli sorrido e gli prendo il cazzo in bocca.
La mia vendetta è appena cominciata.
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3 mesi fa
baxi18,
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Un triangolo tanto sognato
Era il lontano 2011, lavoravo come commesso in un negozio del centro storico di Ferrara e la clientela era quasi tutta over 40, specialmente di sesso femminile.
Io ero il tuttofare e mi prestavo anche per portare la spesa in auto alle signore.
Un pomeriggio, dopo aver allestito gli scaffali del negozio, mi stiro, con le mani appoggiate ai fianchi e sussurrando: aahhh, che dolore alla schiena, mi ci vorrebbe un massaggio rigenerante.
Non mi accorgo che una signora mi stava osservando e con il sorriso sulle labbra mi si avvicina.
Capisco che tu sia stanco, è un lavoro pesante e con tante ore in piedi.
Piacere mi chiamo Letizia, porgendomi la mano.
Piacere mio, Franco per servirla.
Ho sentito che hai detto sottovoce che ti servirebbe un massaggio, mi chiede, eh si rispondo io, mi ci vorrebbe proprio, mi lascerei andare completamente al piacere rilassante.
La signora infila una mano nella borsetta ed estrae un biglietto da visita, ecco, se posso esserti utile chiamami per un appuntamento mi dice.
Leggo velocemente e c'è scritto Letizia fisioterapista ecc ecc.
Grazie esclamo, sembra che sia arrivata al momento giusto, rivolgendomi e dando del "Lei"
La signora avrà avuto circa 55/58 anni molto curata e gentilissima.
Io all'epoca ne avevo circa 48 e avevo sempre la curiosità di esplorare qualsiasi cosa nuova mi si presentasse.
Congedandosi , mi rinnova l'invito a chiamarla al più presto, ha posto nei prossimi tre giorni dopodiché sarebbe partita per una crociera
Ok rispondo io, non mancherò, grazie infinite.
L'indomani con un pò di titubanza chiamo, sperando quasi non rispondesse, invece dopo il terzo trillo, pronto?
Una voce sensuale, calda e calma mi risponde.
Buongiorno, sono Franco il commesso del negozio, parlo con la signora Letizia?
Si sono io in persona, aspettavo la tua chiamata, se vuoi venire oggi pomeriggio, non ho appuntamenti fino sera.
Va bene, vengo sicuramente tra un'ora all'indirizzo che leggo sul biglietto da visita.
Ok Franco ti aspetto, a più tardi, click e chiude la chiamata.
Erano le 15 di un pomeriggio di giugno, l'aria era già molto calda qui a Ferrara, clima estivo, e io con un pantaloncino corto e una polo fresca di bucato arrivo all'indirizzo, una villetta a schiera in zona residenziale circondata da tanto verde e giardini attrezzati per bambini.
La zona la conosco bene, è una delle zone signorili di Ferrara.
Suono, sento il tiro del cancelletto che apre, entro, salgo qualche gradito e noto la porta d'ingresso socchiusa, busso spingendola per aprirla, vieni Franco accomodati.
Vedo Letizia, una donna stupenda, capelli neri raccolti da un mollettone lucicante, camice bianco leggermente sbottonato sul davanti che fa intravedere un body nero e il taglio coscia calzando sandali bianchi con tacco.
Che caldo, esclama lei, ho dovuto accendere l'aria condizionata altrimenti non ci si dura.
Eh si, confermo io, oggi è veramente molto caldo, frasi di circostanza così tanto per rompere il ghiaccio.
Vieni Franco, mi dice, accomodati in salotto, una sala con due divani grandi, fresca e ordinata.
Gradisci un bicchiere di acqua fresca? Um prosecco? Una bevanda alla frutta?
Un prosecco ci starebbe bene rispondo io.
Mi sembra giusto aggiunge lei e prende fuori la bottiglia dal frigobar, ti va di aprirla?
Mi chiede.
Con piacere rispondo io, stappo la bottiglia trattenendo il tappo per non farlo partire a proiettile, poi verso nei flut
Propongo questo brindisi a noi due dice Letizia, cin cin a noi due dico io facendo toccare i due bicchieri.
Eccellente, freddo come piace a me, esclamo, ci sta a meraviglia.
Il ghiaccio si stava sciogliendo, lei sembrava non avere nessuna fretta di arrivare al motivo per cui ero andato lì, si chiacchiera di tante cose nel mentre si beveva anche il secondo bicchiere di quel buon vino frizzante.
Allora Franco mi dice, dimmi dove senti dolore, se hai fatto movimenti bruschi e se è tanto tempo che ne soffri.
Io spiego accuratamente toccandomi le zone interessate.
Ok, vieni mi dice Letizia, accomodati in questa stanza.
Vedo un lettino professionale, un letto ad una piazza e mezza , due comodini e una vetrinetta con diversi oggetti all'interno ma non distinguo cosa per via dei vetri satinati.
Spogliati e stenditi pancia sotto mi dice Letizia, io eseguo, via la maglietta, via i pantaloncini e rimango con il boxer, mi accomodo sul lettino dove c'era un telo di carta di quelli che si srotolano, usa e getta.
Qualche istante ed entra pure lei.
Eccoci qui, se senti dolore dimmelo, si raccomanda.
Sento che fa cadere sulle spalle e un po sulla schiena olio tiepido versato da un'ampolla, si sfrega le mani e inizia un massaggio energico, prima sulle spalle, poi sulle scapole e via fino alla parte indolenzita dove sento un leggero fastidio che poco dopo scompare.
Si sofferma sulla zona lombare per poi fermarsi, prendere ancora l'ampolla e versare olio sulle gambe.
Parte dai piedi, un massaggio dove sento un piacevole benessere che si trasmette fino al collo.
Lei continua nel massaggio percorrendo le gambe, prima una poi l'altra.
Sei magro mi dice, sei un peso forma, non dovresti avere questi disturbi alla schiena, vedrai che con pochi massaggi tutto passa mi rassicura.
Continuando a massaggiare, sento e anzi, dentro di me lo spero anche, che con le mani si avvicina sempre più alla parte interna delle cosce fino all'inguine, è troppo piacevole, eccitante, perché io fantastico molto facilmente.
Cavolo!! Esclamo io, non lo avevo messo in conto dico sottovoce.
Letizia mi chiede cosa succede,
io rispondo, niente niente cercando di sistemare il mio pisello che si era un pò svegliato, quasi con imbarazzo.
Lei, che non è sicuramente un'ingenua, mi dice sorridendo: tranquillo non mi scandalizzo.
Ormai sentivo dentro di me quella voglia di essere toccato, massaggiato proprio la, tra le gambe e invece lei continua con il massaggio arrivando alle chiappe, le sue mani le sentivo in zona anale quasi a sfiorarmi l'ano, era così piacevole che speravo continuasse.
Cosa ne dici se ti sfilo il boxer?
Mi chiede con voce calma e pacata.
Mi vergogno un pò ma va bene rispondo io.
Con fare delicato mi sfila il boxer e rimango completamente nudo.
Ok adesso continuo il massaggio dice, versando olio sulle chiappe dove sento che gocciola anche nel solco anale fino ai testicoli.
Il massaggio si concentra proprio sul mio sedere, ci sa fare, mi piace veramente tanto.
Premetto che già in passato vedendo qualche video hard avevo visto e mi ero pure eccitato quando una donna ha fatto un massaggio prostatico ad un uomo ma non l'avevo mai provato di persona.
Dopo qualche minuto di massaggio sulle gambe e nautiche, Letizia si ferma, apre il cassetto del comodino e prende dei guantini in lattice bianchi e li infila alle mani.
Adesso Franco ti porto in paradiso mi dice, o se preferisci all'inferno dove tutto è concesso lasciandosi andare in una dolce risata.
Con voce bassa le dico che mi sta piacendo molto quel massaggio, continui le dico.
Cavolo!!! Si stava avverando quello che tanto desideravo, sento che poco alla volta mi allarga le chiappe, e con l'olio mi unge bene l'orifizio anale, sarò molto delicata mi rassicura e vedrai quanto ti piace mi dice.
Io lascio fare fiducioso, sento che un dito mi penetra, è piacevolissimo, lei è veramente delicata, e nel mentre mi dice che ora va a stimolare la prostata per farmi provare un piacere intenso.
Io ero immobile ma mi accorgo che il mio pisello era sempre più duro, lo sistemo bene sotto la pancia in posizione verticale al corpo.
Lei, vedendo che ho alzato il sedere per sistemarmi mi chiede: vedo che ti piace, non avevo dubbi, a voi uomini piace veramente tanto.
La stimolazione anale continua con un secondo dito inserito, sento un poco di resistenza ma era troppo bello anche perché Letizia ha le mani belle affusolate, non grandi e con unghie smaltate ma corte.
Ti piace Franco? Mi chiede
Si mi piace tantissimo rispondo.
Ok non voglio proseguire oltre perché non voglio rovinare la sorpresa che ho per te ma ti chiedo di non opporre resistenza se vuoi provare un grande piacere sia fisico che mentale.
Io le dico che sono completamente nelle sue mani, mi fido ciecamente.
Bravo mi dice dandomi una dolce pacca sonora su una chiappa, adesso inizia un bel gioco.
Si avvicina alla vetrinetta, apre la prima anta e prende un aggeggio che è semi nascosto da lei, si gira e vedo che alza una gamba come per mettersi delle mutandine ma non vedo ancora bene perché il camice copre tutto, noto che tira dai lati una cinghia nera e poi si gira verso di me.
Cavolo!! Esclamo io, no no, quello no le dico alzandomi seduto sul lettino.
Franco, vuoi provare e vivere un grande piacere che non dimenticherai mai? Mi chiede
No, non voglio quel coso ribatto io
Si chiama Strapon mi dice Letizia con il sorriso, ti farà provare un piacere assoluto, devi credermi, avvicinandosi a me e facendo cadere il camice rimanendo con il body nero e quel "cazzo" finto nero che le penzolava tra le gambe.
In un attimo percorro con lo sguardo tutto il suo corpo, una visione stupenda, era bella, un corpo da favola nonostante i quasi 60 anni che le davo, gambe bellissime e devo dire la verità, quel dildo che aveva indossato le stava a meraviglia.
Va bene dico io però non voglio sen dolore e poi voglio anche dirle che non sono gay, non ho mai provato una cosa cosi.
Ma tesoro, mi dice Letizia, questo lo adorano praticamente tutti gli uomini, soprattutto quelli etero, non ti devi preoccupare, lasciati andare senza pensarci e viviti questo momento.
Complice i due bicchieri di prosecco che mi stavano dando una mano, acconsento.
Vieni prendendomi per mano, scendi dal lettino e accomodati qui sul letto che stiamo meglio.
Io eseguo senza proferir parola, mi stendo sul letto ma lei mi dice: eh no così, vieni, mettiti in posizione pecorina così posso darti il massimo piacere.
Dentro di me tremavo un pò ma mi rendevo conto che ero trasportato da quella situazione, mi stava prendendo soprattutto la mente, Letizia era padrona di tutto quello che stava succedendo, era dolce e delicata.
Bene, adesso cerca di rilassarti più che puoi, stai vivendo una cosa stupenda mi dice prendendo in mano un altro gingillo color viola, era un piccolo cono.
Franco, adesso ti inserisco questo plug che serve per dilatare lo sfintere e la corona anale, ti piacerà tanto.
Sento una leggera pressione, mmmm dico io con un sospiro.
Ecco che è entrato mi dice Letizia iniziando a massaggiarmi le palle delicatamente.
Non c'è la faccio a trattenere quello che pensavo, mi piace tantissimo le dico, non credevo fosse così eccitante.
Lo so tesoro che ti piace, vedrai tra poco cosa proverai, continuando a stringermi delicatamente le palle che avevano procurato una buona erezione da parte mia.
Guarda guarda dice Letizia, vedo che ti sei eccitato, percorrendo l'asta del mio uccello cona la mano.
Adesso vedrai cosa ti faccio provare, sfilando quel plug dal mio ano.
Lei si alza in piedi, si posiziona dietro di me, prende un tubetto di gel lubrificante, lo spalma sul dildo che ha legato in cintura e poi ne mette ancora sul mio buco voglioso inserendo prima uno poi due dita.
Sei pronto tesoro mi dice
Sento quel cazzo che avrà avuto una misura di 18 cm non troppo grosso, circa come il mio uccello che si appoggia al buco del culo, sento un pò di pressione e...
aahhh, esclamo io.
Shhhhh, sento che Letizia mi dice di stare zitto, dai che lo so quanto ti piace, che lo avrai sempre desiderato, mi dice con voce più autoritaria, goditi questo bel cazzo tesoro.
Una spinta ed era dentro, lo sentivo tutto, mi stava riempiendo, era lungo e grosso per me, sentivo un po di bruciore ma dopo alcune pompate stava arrivando il piacere, mi piaceva tantissimo, soprattutto sapere che era Letizia a farmi quella cosa, una donna molto bella e matura.
Ti piace vero Franco? Lo vedo quanto ti piace il cazzo, scopandomi sempre più con vigore andando a sfregare qualcosa di eccitante dentro di me.
Masturbati se lo desideri mi diceva, lo so quanto ti piace dai tesoro che ti sto inculando come hai sempre desiderato.
Le sue parole mi eccitavano sempre di più la mente, mi piaceva da morire quel turpiloquio e soprattutto quel cazzo che mi stava scopando così bene il culo.
5 minuti di pompate a ritmo regolare, mi stavano portando in estasi, mi stavo masturbando mentre Letizia mi inculava e mi dava anche qualche sculacciata dicendomi: ti piace il cazzo nel culo vero troia... siete tutti uguali voi maschietti, vi piace il cazzo più della figa è vero Franco?
Sciaff, con una bella pacca sonora sul culo, dillo che ti piace dilloooo
Si mi piace tantissimo, siiii siiii lasciandomi andare ad un piacere immenso e una eiaculazione a getto che non avevo mai provato prima.
Dopo qualche pompata, Letizia sfila quel cazzo nero dal mio culo, ho sentito come una liberazione ma nello stesso tempo ho sentito il piacere che mi ha lasciato e mi sono steso sul letto quasi sfinito.
Letizia si era venuta a sedere di fianco a me a bordo letto e accarezzandomi il viso mi chiede:
Ti è piaciuto davvero così tanto?
Si le rispondo, mi è piaciuto veramente tanto, non avrei mai pensato di provare questo piacere unico.
Lei sorridendo mi dice che lo aveva immaginato, che non dovevo sentirmi diverso anzi, che era um nuovo modo di provare piacere.
Dopo dieci minuti di chiacchiere, mi sono alzato dal letto e mi ha invitato di andare al bagno per rinfrescarmi.
Nel bagno c'erano asciugamani puliti di un buon cotone morbido, saponi e detergenti vari per una buona pulizia e rinfrescata.
Nel frattempo Letizia aveva indossato nuovamente il camice bianco, aveva sfilato lo Strapon e si era seduta in sala sul divano.
Vieni Franco accomodati qui vicino a me, versando un altro bicchiere di prosecco.
Cin cin, al nostro incontro, brinda Letizia.
Al nostro incontro ribatto io che è stato una grande sorpresa per me e che mi è piaciuto tantissimo
Continuiamo a parlare altri dieci minuti finché le chiedo il costo del massaggio.
Allora Franco, dice Letizia, questa prima seduta è offerta poi se vorrai venire a farne altri ti dirò anche il costo.
Per quanto riguarda la sessione Pegging, anche questa prima volta te la offro io e se lo vorrai, tutte le volte che lo vorrai, mi chiami per fissare un appuntamento e ti dirò il costo della prestazione.
Diciamo che lo faccio per arrotondare, che è un extra lavoro mettiamola così.
Ok, rispondo io, la ringrazio per quel bellissimo pomeriggio di puro piacere, che l'avrei chiamata sicuramente altre volte per la sessione Strapon.
Con un sorriso e una stretta di mano ci siamo salutati.
Non ho saputo resistere, ci sono tornato altre due volte ma ahimè, il costo era abbastanza elevato per le mie tasche, lei una donna stupenda e molto professionale che ci sapeva fare veramente tanto.
Da allora, se mi capita una donna che indossa lo Strapon non me la faccio scappare.
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3 mesi fa
ritter,
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Tale padre, tale figlio
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Mi chiamo Lucio, ho 52 anni, sono alto, spalle larghe ed un bel fisico asciutto, che mantengo in perfetta forma grazie ad allenamenti giornalieri, essendo un sommozzatore dei vigili del fuoco. Sono sposato da trent’anni con Maria, una bella donna, mia coetanea, capelli castani, occhi chiari ed un bel seno, ancora alto e sodo ed un bel culo, abbastanza prominente, posto al culmine di cosce snelle. In tutti questi anni di matrimonio, casualmente, ho scoperto che uno dei miei figli, Luigi, che è il più grande, non è mio figlio. Mentre per Stefano, il secondo genito, non ho dubbi, con lui ho avuto la certezza per puro caso. Avevo qualche dubbio, perché quando mia moglie è rimasta incinta, ero già un vigile del fuoco e, per un lungo periodo, oltre una quarantina di giorni, sono stato impegnato in un devastante terremoto in alta Italia e, al mio ritorno, mia moglie mi disse di esser incinta. La notizia di diventar padre mi aveva, in un primo momento, reso più che felice, ma poi, col tempo, mi son accorto che qualcosa non quadrava. Durante tutto il periodo in cui io ero stato impegnato nei soccorsi per il terremoto, mia moglie, per non dormire da sola all'epoca avevamo comprato una casa in periferia a ridosso di un bosco, si era trasferita a casa dei miei genitori. Mia madre lavorava ancora come infermiera, mentre mio padre era andato in pensione l'anno precedente, anch'egli vigile del fuoco. Questo dettaglio mi è venuto in mente molto tempo dopo, quando mi son reso conto che mio padre era particolarmente affezionato, sia a mia moglie che a mio figlio. Qualche anno dopo, durante un’esercitazione, cui avevano partecipato anche i miei figli, casualmente, ci fu offerto di fare il test del DNA, come esperimento per l'identificazione di persone perite a seguito di crolli ed impossibili da identificare. Ricordo che i risultati mi furono consegnati in busta sigillata, perché, in ogni caso, costituivano elemento della privacy. Quando andai a leggere i risultati, mi colpì il fatto che, mentre Stefano aveva la metà del mio patrimonio genetico, per Luigi, quel patrimonio era ridotto ad un quarto. Mi son informato in maniera molto discreta e, alla fine, son giunto alla conclusione che se Luigi aveva un quarto del patrimonio genetico, l'unico che poteva averglielo trasmesso doveva esser stato mio padre. Con mia moglie non avevo mai parlato di quella mia scoperta, fino a che, un giorno che mio padre era molto malato, mi confessò che, prima di morire, doveva togliersi un peso dalla coscienza. Non gli ho permesso di dire nulla, perché gli ho detto che sapevo già tutto e, quindi, la questione poteva esser considerata caduta in prescrizione. Ho solo voluto che morisse sereno, mentre io, dopo il funesto evento, ho preso mia moglie in disparte e, una sera che eravamo da soli, le ho chiesto di dirmi tutta la verità. All'inizio ha provato a negare e allora le ho mostrato il test del DNA e le ho detto anche che mio padre, in punto di morte, mi aveva confessato tutto. Lei è rimasta molto stupita, ma poi alla fine ha ammesso che una sera in cui si sentiva particolarmente eccitata, si era messa a parlare con mio padre e, alla fine, erano finiti a letto insieme; lui l'aveva scopata e riempita, incurante del fatto che lei non prendeva alcun tipo di precauzione. Era successo una sola volta e, quando aveva scoperto di esser incinta, era stato proprio lui a pregarla di non dir niente. Era stata la debolezza di un momento e adesso che i ragazzi erano cresciuti, lei era pronta ad assumersi ogni responsabilità. Avevo riflettuto molto su questa faccenda ed ero giunto alla conclusione che ormai la questione, come avevo detto a mio padre, poteva considerarsi più che superata. Però il destino aveva deciso per me una specie di rivincita, che sarebbe maturata da lì a qualche anno. Dei miei due figli, solo Stefano aveva deciso di intraprendere il mio stesso lavoro, mentre Luigi si era diplomato in ingegneria petrolifera e dopo un mese che si era sposato con Federica, era stato assunto da una grande compagnia petrolifera che, dopo qualche tempo, lo ha spedito su una piattaforma nel mare del Nord. Ammetto che ero rimasto molto colpito dalla bellezza di mia nuora. Alta oltre la media, mora, con i capelli ricci, occhi neri, un bel seno, non troppo grosso ma di una terza piena, un bel ventre piatto ed un culo a mandolino da far impazzire finanche un santo. La consideravo una brava ragazza e non mi sarei mai aspettato di trovarmi nella condizione in cui, casualmente, mi son trovato qualche tempo dopo il loro matrimonio. Durante il primo mese, mia nuora non avvertì alcun problema circa l'assenza di suo marito. Essi abitavano in un appartamento distante dal nostro e lei, per mangiare qualcosa, avendo il lavoro a due passi da casa nostra, veniva tutti i giorni a pranzo da noi.
Al secondo mese, Federica era molto nervosa; a causa dei miei turni al lavoro, capitava spesso che pranzassimo assieme e lei non si faceva scrupolo di sfogarsi con me.
«Accidenti al mondo! Luigi non viene a casa nemmeno questo mese. Lucio son due mesi che non lo vedo ed io… io ho voglia di divertirmi un po’. Quando c'era lui, andavamo in giro per locali con tutta la banda di amici, ma ora son qui, reclusa in casa. Non ce la faccio più»
Allora, una sera, decisi di accontentarla.
«Senti, che ne dici se domani sera usciamo assieme? Maria ha il doppio turno in ospedale e non torna prima delle due del pomeriggio di domenica e anch'io ho voglia di distrarmi un po'. Mi è sempre piaciuto ballare il latino/americano e, se svuoi, andremo a divertirci. Che ne pensi? Ti va?»
Lei ha fatto salti di gioia e mi ha dato un bacio, dopo avermi abbracciato forte.
«Mi va? Sì, che mi va! Eccome se mi va! Lucio sei il mio angelo salvatore!»
Mi son messo in ghingheri e siamo andati a ballare. Ci siamo trasferiti in una nota località balneare, famosa per i suoi locali da ballo; siamo entrati in uno di questi, dove abbiamo deciso di trascorrervi l'intera notte. Sembrava impazzita! Io adoro ballare soprattutto samba, rumba, bachata, salsa e merengue. Non si è persa un ballo! È rimasta tutta la serata attaccata a me come un francobollo e, in più di un'occasione, ho sentito che è venuta a strofinarsi contro il mio pacco, non completamente duro, ma abbastanza turgido. Quando siamo usciti dal locale, era quasi l'alba, eravamo stanchi, così, per non correre rischi, al primo motel lungo la strada ho chiesto se avevano due camere. Il proprietario mi ha detto che aveva disponibile solo una matrimoniale e Federica mi ha guardato dicendo che per lei andava bene lo stesso. Così siamo entrati nella camera, lei è subito corsa in bagno e, quando è uscita, indossava una camicia da notte cortissima, nera, trasparentissima e molto sexy. Era così trasparente che si poteva vedere tutto. Era praticamente nuda! Sono rimasto un attimo sorpreso.
«Federica io … dormirò sul divano, tu va pure a letto.»
L’ho fissata era stravolta. Aveva una fighetta piccola e depilata ed erano visibili le due grandi labbra, che fuoruscivano dal triangolino dell’esiguo perizoma nero, mentre il filo che lo reggeva era dentro il solco delle sue natiche tonde ed alte. Non ho avuto il tempo di andarmi a rifugiare in bagno, che il mio cazzo è diventato duro all’istante. Lei se ne è accorta subito che mi era diventato duro e, guardandomi negli occhi, si è messa ridere e ci ha scherzato un po'.
«Vedo che sei uno che si accende subito! Davvero ti ho eccitato? Accidenti, mi sembra proprio di sì!»
Ammetto che ero in imbarazzo. Non immaginavo che saremmo finiti in una simile situazione. Pensavo che saremmo andati a dormire, perché molto stanchi e basta, invece qui la situazione stava prendendo una piega davvero imprevista. Ho cercato di guadagnare il bagno.
«No.… no... va tutto bene... ora vado a cambiarmi per la notte, tu, intanto, mettiti a letto.»
Ho cercato di andare in bagno, per togliermi dall’imbarazzante situazione che ero certo non avrei saputo controllare. Lei mi ha preso per il braccio e mi ha tirato verso di sé.
«Dove scappi? Dai vieni qua! Lo vedo che ti sei eccitato ed io ho tanto bisogno di un cazzo che mi penetri la fica. Mi hai fatto eccitare tutta la notte, quindi, o me lo dai adesso tu, o me ne vado fuori così abbigliata e vediamo chi mi scopa! Ho una voglia incontenibile! Dai, scopami tu! Ti prego, non resisto più!»
Un attimo dopo si è inginocchiata davanti a me, mi ha aperto la patta dei pantaloni e mi ha tirato fuori il cazzo, quasi completamente duro. Grande è stato il suo stupore quando si è trovata davanti la mia bestia: un cazzone lungo oltre i venti e molto grosso di spessore!
«Oh, mio Dio! Ma tu ce l’hai molto più grosso e lungo di tuo figlio! Cazzo avrei dovuto sposare te, non lui!»
Mi è venuto da ridere. Dentro di me sapevo per quale motivo lo aveva più piccolo. Così ho deciso che adesso mi sarei preso una piccola rivincita.
«Dammi un attimo che mi spoglio e poi ci divertiamo!»
Un attimo dopo, ero nudo, ci siamo sdraiati sul letto ed abbiamo iniziato un meraviglioso 69. Ha preso a succhiarmi il cazzo in una maniera bellissima: lo leccava e ricopriva di saliva, poi, se lo infilava giù tutto nella gola, fin in fondo. Mi son reso conto di avere una nuora che era un'esperta bocchinara! Naturalmente le ho ricambiato il piacere, facendo scorrere ripetutamente la mia lingua tra le pieghe della sua vagina e martellando e succhiando con vigore il suo clitoride, alquanto pronunciato, che sporgeva come un piccolo cazzetto da quelle sue labbra: era simile ad una pesca succosa. Ha avuto un orgasmo sconvolgente, che mi ha urlato a bocca piena, mentre riempiva la mia di nettare dolcissimo, che ho raccolto ed ingoiato fino all'ultima stilla. L'ho lasciata godere ancora un po', poi mi son rigirato e mi son posizionato tra le sue cosce ben aperte e, dopo aver appoggiato la punta della verga sul suo spacco, completamente fradicio, con un solo affondo gliel'ho affondata tutta dentro. Lei ha avuto un sussulto e mi ha guardato a bocca aperta.
«Accidenti, che mazza che hai! Mi sfondi! Sì, la voglio, ma… dai, fa piano... mi stai aprendo tutta. Mi spacchi la fica. Cazzo mi sembra di perdere adesso la verginità! Dai, fottimi... fottimi, toro meraviglioso! Dai, che hai trovato la tua puttanella; da oggi in poi, solo il tuo cazzo mi farà godere! Scopami fortissimo! Dai che …oddio: già vengo! Pazzesco! Mi fai già godere?»
Ho preso a pomparla con un ritmo molto sostenuto e lei ha iniziato a godere di continuo. Poi l’ho mesa di lato, le ho infilato la bestia da dietro e, mentre la chiavavo, con una mano, le massaggiavo il clitoride e con l’altra le torturavo i capezzoli. Ha avuto altri due orgasmi sconvolgenti.
«Vengo! Sei un meraviglioso stallone! Mi fai godere! Vengo! Ancora, non ti fermare che… oddio, già vengo?»
Ero anch’io molto contento. Da tempo non scopavo con una puttanella giovane; avevo della carne fresca e tenera, che si squagliava sotto i miei colpi, sempre più profondi e scomposti. La stavo devastando senza nessun riguardo. L’ho pompata ancora per diversi minuti e lei ha goduto di nuovo, poi, mi son scaricato dentro di lei, schizzando tutto il mio sperma in quella fica goduriosa.
«Piccola troietta, sto sborrando! Lo senti come te la farcisco? Senti il mio seme che ti inonda?»
Ha serrato le gambe dietro di me, mentre godeva ancora.
«Sì, ti sento! Oddio, che bello! Sei bollente! Dai, ancora, riempimi tutta! Schizzami dentro tutto il tuo seme. Vengo! Pazzesco! Non ho mai goduto così tanto in vita mia!»
Mi son svuotato, rimanendo abbracciati; poi il sonno ci ha sorpresi. Stranamente non abbiamo dormito molto. Poche ore dopo, mi son svegliato perché provavo un piacere immenso nel sentire la sua bocca succhiare il mio cazzo, che stava già diventando di nuovo duro. Ho aperto gli occhi e le ho sorriso.
«Buongiorno, adorabile puttanella! Sembri molto affamata, questa mattina!»
Lei si è sfilata il mio cazzo dalla bocca e mi ha sorriso.
«Buongiorno, magnifico stallone! Certo che sono affamata: ho a disposizione un bel cazzone come il tuo? Su, dammelo ancora. Scopami ancora forte. Lo vorrei anche nel culo, ma temo sia un po' troppo grosso per il mio buchetto.»
Subito dopo è salita su di me e si è impalata sulla mia verga. Ha preso ad oscillare su e giù, iniziando ben presto a godere, ancora molto intensamente. Ha avuto due orgasmi in rapida successione, mentre io le impastavo i seni e le torturavo i capezzoli. Dopo il secondo orgasmo, l'ho messa di nuovo sotto di me. L'ho girata di lato e, sollevato una gamba, ho iniziato un po' a scoparla da dietro, poi, quando il mio membro era ben lubrificato dai suoi stessi umori, mi son sfilato ed ho appoggiato la punta al suo culetto. Si è girata e.… mi ha pregato di far piano.
«Va bene, proviamoci! Però ti prego, fa piano!»
Ho iniziato a spingere lentamente, lasciando che i suoi muscoli anali si allentassero lentamente e, con un po' di pazienza, le sono entrato per metà nel culo. Contemporaneamente la masturbavo davanti e questo ha, in qualche modo, alleviato il fastidio della mia intrusione.
«Piano, che mi spacchi! Sei enorme! Quando mi incula tuo figlio, non sento questa sensazione di pienezza! Però mi piace, spingi! Spingilo dentro! Tutto, fin in fondo! Oddio, mi squarti!»
Le sono arrivato tutto dentro. Poi ho cominciato a limare il tuo buchetto, facendo molta attenzione a non farle male e, ben presto, lei si è rilassata ed ha preso a godere anche con il culo.
«Fantastico, bellissimo, sconvolgente! Non ho mai goduto così tanto nel culo.»
Ho continuato a pomparla per parecchio tempo, facendo sì che lei venisse altre due volte, poi mi ha pregato di uscire, perché cominciava ad avvertire un certo dolore.
«Mi brucia un po'! Per favore, esci; mettimelo di nuovo davanti, che mi piaceva tantissimo. Non nascondo che mi è piaciuto tanto anche nel culo, ma sei troppo grosso!»
Ho ripreso a scoparla davanti e lei ha iniziato a godere ancora in continuazione. Poi l'ho fatta inginocchiare a pecora davanti a me e, mentre la tenevo per i fianchi, ho preso a chiavarla da dietro: lei ha urlato ancora di piacere.
«Mi stai sfondando. Sei un toro meraviglioso: mi hai trasformato in una vacca; sì, Lucio, sono la tua vacca, VENGO!»
Ero al limite anch'io, così le ho lasciato il tempo di godere ancora e poi mi son svuotato dentro di lei, schizzando in profondità tutta la mia crema. È stata una bella sborrata lunga e completa, che mi ha svuotato completamente. Dopo di che, abbiamo fatto una doccia veloce e siam tornati a casa; nessuno si era accorto della nostra assenza. Circa due settimane dopo, per le feste di Natale, è rientrato mio figlio. Li ho visti molto felici e contenti, e tra noi due nulla ha fatto immaginare quello che era successo. C'era stato come un tacito accordo, che entrambi abbiamo rispettato. Né una parola, né un gesto, hanno tradito il nostro comportamento, certamente riprovevole. Dopo un mese, a fine gennaio, mia nuora ci comunicò di esser incinta e che saremmo diventati nonni.
In un momento, eravamo soli e lei mi ha sorriso e ringraziato.
«Grazie, Lucio! Quella notte mi hai farcito a dovere! Ero nei giorni fecondi ed ero certa che mi avresti ingravidato, ma non mi son creata problemi, anzi ne sono stata più che contenta. Adesso, però, voglio ancora scopare con te in tutte le occasioni che ci capiteranno: d’accordo?»
Certo che ero d’accordo. Adesso capivo l’interesse di mio padre per Luigi e mia moglie. Bene eravamo pari e ne ero contentissimo.
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3 mesi fa
baxi18,
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Ultima visita: 2 settimane fa
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Prima di Entrare
Un momento prima di entrare ci guardiamo negli occhi senza dire una parola. Siamo in macchina, ho appena spento il motore, nel parcheggio. Davanti a noi, un’entrata anonima. Quello sguardo che ci scambiamo ha molte domande: siamo davvero sicuri? Siamo davvero qui, a un passo dall’entrare, per la prima volta, in un privè durante una serata BDSM?Prima di incontrare te, tutto quello che ho sempre avuto sono stati desideri forti, curiosità spinte, immagini che mal si inquadravano in qualunque relazione vivessi. C’era spesso dolcezza, sintonia, armonia, trasporto, anche molta passione, ma mancava un significato profondo, quello di ammettere che c’era un desiderio diverso. Quel desiderio è diventato legittimo incontrandoci. Prima di incontrare te, non sapevo – o meglio, lo sapevo come si può sapere una cosa che si conosce, non che si sente – che fosse possibile avere un rapporto di coppia così intenso ed esclusivo da lasciare aperta la possibilità di esprimere se stessi appieno.Si tende spesso a considerare che cosa è “normale” e che cosa è “pervertito” e a considerare una persona con certi pensieri oltraggiosi, come a una persona che è settata in quel modo, con un’idea fissa in testa, con cui una normalità non è possibile. Invece con te è tutto normale, nel senso bello del termine. É nato a poco a poco, come spesso accade in una storia, quel sentimento. Invitare fuori a uscire, passeggiare, chiacchierare, ritrovarsi a condividere punti di vista, a confrontarsi, a discutere, anche, per quanto ci si trova diversi. Abbiamo quarant’anni, è normale, siamo ormai entità solide con idee chiare e punti di vista sul mondo tutti nostri. Eppure, dentro questa normalità, nel nostro litigare, perderci e ritrovarci, nel nostro tira e molla, nel nostro lasciarci e perderci di vista e poi ritrovarci e sentire il legame, abbiamo cominciato ad essere davvero noi stessi. Così, quando mi ha detto che stavi frequentando una ragazza, che un rapporto lesbo non l’avevi neanche mai pensato ma che era una sensazione nuova, che non era qualcosa che potessi darti io, invece di sentirmi rifiutato e messo da parte, ho sentito che stavi esprimendo apertamente te stessa, di fronte a me. Ti sei messa nuda, completamente, oltre qualcosa che può esprimersi con la semplice assenza di abiti. L’ho fatto anche io, perciò, raccontando di quanto la mia fantasia e la mia voglia mi portasse in altre storie, e come quelle storie non fossero in antitesi con te, di come noi non fossimo opposti ad altro. L’ho ammesso e, da inconfessabile desiderio, da fantasie solitaria, è diventata una cosa normale. Nel senso bello del termine. Quando ci siamo persi e poi, invece che dirci addio ci siamo rimessi a parlarci e ho ammesso che stavo frequentando altre e anche tu hai ammesso che stavi frequentando un lui, ogni mia consapevolezza è crollata. Ero così abituato, in una relazione, ad essere al centro, che tutto quello che vedevo in quel momento era cenere. Mi bruciava in modo ignobile, quanto mi sentissi messo da parte, e ricordo quanto mi venisse da dire, semplicemente, ok, allora basta, che cosa sto qui a fare? Eppure siamo rimasti, soffrendo entrambi, perchè anche tu sentiva lo stesso: messa da parte, sostituita. Eppure siamo rimasti.Per quanto mi bruciasse, ho iniziato ad immaginarti, con quella sua ragazza, con quel mistero di ciò che io non ti davo, al di là delle differenze anatomiche, pensando, allo stesso tempo, che cosa dalla mia altra ragazza io ottenessi, che non mi davi tu. Bruciavamo, feriti ma coinvolti, decisi a rimanere e a comprendere l’altro e anche noi stessi. Fino a capire che il centro non era con chi andavamo, il centro non era capire perchè gli altri, ma perchè noi. Perchè stavamo lì, nonostante tutto, ad amarci in modo osceno anche se quel letto in cui scopavamo aveva visto, magari la notte prima - non potevo saperlo – te posseduta intensamente da un altro uomo o te stringere con quella determinazione che conoscevo, il corpo magro e sodo della tua amante?La risposta era lì, nel parcheggio sciatto di quel privè. Perchè con nessun altro, di tutti quelli che avevamo conosciuto e conoscevamo, condividiamo quell’intensità di significato, quella ragione solo nostra, quel senso di essere noi, davvero, uno dentro l’altra, soggiogati e padroni, arroganti e sottomessi, profondamente connessi in quello che sentiamo essere noi. A confronto, tutto il resto, tutte le scopate, gli incontri che facevo con le ventenni che bramavano di essere punite e controllate, o le mie relazioni alternative, tutto questo non era niente, a livello di intensità. Era un prendere ciò di cui avevamo bisogno per poter tornare a casa sereni e consapevoli. Noi, invece, siamo proprio questo: casa.Così abbiamo cominciato a condividere fantasie, e a scoprirci davvero: la tua natura molteplice e switch, che passa dal chiamarmi “papino” e dal desiderare di essere disciplinata ed allargata, alla tua brama di stare zitto e rendermi docile con una mungitura severa a cui non posso sottrarmi; dalla mia necessità di vederti legata stretta, immobilizzata in una posizione oscena, in cui essere riempita in ogni buco, alla voglia di vederti padrona totale della tua femminilità mentre mi imponi di leccarti quelle tue tette tatuate che ami guardare e guardare. Poi siamo andati oltre, quando ho aperto la fantasia a quella tua fidanzatina che ami mettere sotto, a quanto ti piaccia coinvolgere giovani ragazze innocenti e a quanto ami far vedere loro come si fa scopare una vera donna, portandole a pregare per avere il cazzo e poi negandoglielo, perchè lo vuoi tutto tu. A quanto tu voglia vedermi godere mentre insieme scopiamo una piccola schiavetta ubbiente, o mentre fantastichi di incontrare una coppia di nostri amici e di guardarmi mentre godo con quella tua amica, perchè tu sei lì, spettatrice ma protagonista e sapendo profondamente che non sei in discussione, ma al centro, sempre.Fino a dirci come sarebbe bello in una discoteca di Berlino, portarti vestita soltanto di quelle scarpe vertiginose, quella minigonna di pelle, senza intimo, quel reggiseno nero, senza coppe, che è soltanto un ricamo intorno al seno, e quella giacchetta corta e stretta, che ti copre appena mentre siamo per strada, con pudore, ma puoi facilmente lasciare aperta una volta dentro, valutando man mano che cosa mostrare, appena, e che cosa celare. “Perchè fino a Berlino, perchè non in una serata BDSM qui a Milano?”, mi hai fatto quella domanda quando ancora per me, l’idea di condividerti era soltanto una fantasia che stavo ancora imparando a gestire, ma non era di certo un progetto concreto. Non ci è voluto molto, però, per prenderne coscienza. Una ricerca veloce, una telefonata, la condivisione di informazioni di base, tutte le rassicurazioni possibili da parte dei gestori, gentilissimi e, poi, eccoci qui.Nel parcheggio, un momento prima di entrare, a guardarci negli occhi senza dire una parola.
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3 mesi fa
Notturno84, 40
Ultima visita: 2 giorni fa -
Il circuito chiuso
Il circuito chiuso.
Premesso che siamo una coppia affiatata, innamorata con una vita sessuale eccellente, siamo fantasiosi e spesso utilizziamo anche sexy toys, un certo dì siamo incappati in una esperienza inaspettata.
In casa, come molte altre persone, abbiamo le telecamere di controllo collegate con i nostri smartphone, devo dire che mentre si è in casa ci si dimentica che ci sono, questo non costituirebbe un problema se, quando si è soli, non si facesse qualcosa che non vorresti venisse visto dagli altri componenti della famiglia.
Un giorno ero al lavoro, in un attimo di pausa, così per cazzeggiare mi collegai e quando visualizzai la telecamera della camera da letto ebbi una piacevole sorpresa: mia moglie a cosce aperte sul letto con vari “giocattolini” intorno e ne stava utilizzando uno che a lei piace molto con una lingua in lattice vibrante. Era in evidente stato di eccitazione, era uno spettacolo arrapante e quindi continuai a “spiarla”. Ad un certo punto, senza mollare la “lingua” vibrante con la quale continuava a stimolarsi il clitoride con una mano, con l’altra prese un bel cazzo di lattice e cominciò ad infilarselo nella figa. Mi arrapai di brutto, abilitai anche il microfono e potevo sentire bene i suoi gemiti, fin chè cambiò posizione, si mise a pecora col viso poggiato al materasso e il culo all’aria, prese il tubetto di vasellina e cominciò a lubrificarsi il buco del culo, stavo per venire nelle mutande, ma non era finita lì, prese il fallo di lattice che poco prima si era infilato nella figa e iniziò a farsi largo nel culo, pian piano se lo infilava sempre più dentro fino a quando quella bestia di 20 centimetri non le fu interamente nel culo. M;entre con la destra continuava pomparsi da sola il culo col grosso fallo, con la sinistra riprese a farsi leccare la fessa con l’altro giocattolo, a questo punto dovetti correre nel cesso e appena me lo segai un paio di volte venni copiosamente sul pavimento. Io e mia moglie abbiamo abitualmente rapporti anali, ma vedere quella scena come uno spettatore e vedere lei così arrapata fu un cosa veramente eccitante che però diede luogo ad altre fantasie nelle mia mente.
Pensai, e se la vedessi a sua insaputa scopata da un altro uomo? Questo desiderio cominciò ad arrovellarmi il cervello, come realizzare questa fantasia? Da qui iniziai a studiarle tutte per mettere in atto questa fantasia, senza coinvolgerla direttamente, in sicurezza, con la persona adatta in tutti i sensi e che avrebbe riscosso il consenso di lei, era complicato! Poi mi venne in mente una coppia che abita nel nostro parco, lui è un bell’uomo, mia moglie lo ha definito tale più volte, hanno figli, quindi sono persone sane e lui è una persona molto emancipata e colta così misi in atto un “piano” di reclutamento dell’uomo. Innanzitutto strinsi maggiormente l’amicizia, iniziai a condividere con lui un hobby, ci scambiammo varie visite con le rispettive famiglie, fin che un giorno ci trovammo da soli a parlare di sesso, decisi che era il momento e gli raccontai per filo e per segno dello spettacolo che avevo ammirato dalle telecamere e che vedeva mia moglie come protagonista. Apparve molto interessato, avevo capito da molto che a lui piaceva mia moglie, d’altra parte è una bella figa e non c’era da meravigliarsi dell’interessamento e così sottolineando che mi fidavo della sua discrezione gli feci vedere anche la registrazione della performance. Beh, se non gli gocciolò la bava quando la vide con quel cazzo di gomma in culo, poco ci mancò, era esterrefatto e palesemente eccitato, commentò: E’ fantastica!
Un primo passo era fatto, ora avrei dovuto indurlo a provarci con mia moglie, così in fasi successive gli dissi che a mia moglie piaceva come uomo, invece a mia moglie dicevo degli apprezzamenti che faceva lui di lei e così via fin quando ritenni che era il momento adatto per essere più esplicito. Avevo registrato una scopata tra me e mia moglie e gliela feci vedere, potè apprezzare quanto fosse una donna bella, caliente ed eccitante, alla fine della visione introdussi l’argomento che nella vita bisogna sperimentare e lasciarsi andare a varie esperienze
senza troppi tabù e quindi gli chiesi chiaramente se avesse voluto tentare un approccio con mia moglie senza preannunciare nulla a lei. Lui tentennò qualche istante, il tempo di rassicurarlo che non mi avrebbe fatto nessun torto, ma poi lui si preoccupò anche della reazione di lei che, se non avesse condiviso la sua iniziativa, quanto meno avrebbe compromesso il rapporto di amicizia che c’era tra noi famiglie. Lo rassicurai anche su questo e gli dissi che gli avrei organizzato la cosa nel momento più propizio, lavorando lui in smartworking era abbastanza facile, stava quasi sempre in casa, gli dissi che al momento opportuno lo avrei chiamato, in quello stesso momento avrebbe dovuto bussare a casa mia con una scusa e poi con i suoi modi garbati sondare il terreno.
Passarono alcuni giorni e finalmente mi imbattei in un’altra performance di mia moglie, questa volta era sul divano nel salone, le cosce aperte, i piedi l’uno appoggiato al tavolino e l’altro alla poltrona, alcuni sexy toys e la vasellina accanto a lei. Quando la vidi eccitata al punto giusto telefonai al mio amico e gli dissi: questo è il momento, vai! Non perse tempo, era una giornata calda di luglio, si tolse la shirt, Marco aveva un fisico notevole e solo in pantaloncini si recò a bussare alla porta di casa mia, intanto io osservavo mia moglie la quale quando squillò il campanello la prima volta lo ignorò, era troppo presa a masturbarsi, poi Marco furbamente da fuori squillò di nuovo e a ad alta voce si fece riconoscere: Sono io Debora, aprimi, ho un problema. Al che mia moglie si chiuse la vestaglia che occultò il suo corpo sinuoso nudo ed aprì la porta, era rossa in viso e la voce tremolante:
Lei: Ciao, dimmi
Lui: Scusami ero in giardino a fare un lavoretto, ma sotto il Sole ho avuto un leggero malore e mi sono accorto di essere rimasto chiuso fuori, si è chiusa la porta e ho lasciato le chiavi dentro, mi daresti un bicchiere d’acqua e zucchero?
Lei: certo entra
Si era dimenticata completamente che sul divano aveva lasciato tutti i “giocattolini” per i suoi sfizi e quando furono alla portata dello sguardo di lui fu troppo tardi
Lei: (imbarazzatissima con un rapido gesto li nascose sotto un cuscino) Scusa mi stavo riposando un po'. Lui: (con un sorriso) Non preoccuparti, mi dispiace averti disturbata
Lei: nessun fastidio. Ti preparo acqua e zucchero, sdraiati, avrai avuto un calo di pressione Nel frattempo io vedevo e sentivo tutto dalla telecamera
Lei: (col bicchiere in mano gli si avvicina e glielo porge)
Lui: (Si solleva un po' col busto, sorseggia) Non devi imbarazzarti per quello che ho visto, non ci vedo nulla di male e sarò discreto.
Lei: Sai, con mio marito c’è un’ottima intesa, non mi manca nulla, ma questi momenti solo per me mi fanno rilassare Lui: Beh, ti capisco, ti ripeto, nulla da vergognarsi, sei una bellissima donna ed è evidente che non ti manca nulla
sessualmente, sei attraente sono sicuro che con tuo marito vi divertite.
Lei era seduta accanto e lui disteso sul divano che essendo di basso di seduta non le permetteva di tener ben chiusa la vestaglia e quindi metteva in mostra le sue belle gambe fin quasi alla figa, così Marco aveva una bella visuale.
Io, tremolante ed ansioso, osservavo e udivo tutto dal tablet collegato alla telecamera di sorveglianza
Lui: Non voglio essere maleducato, ma devo dirtelo, sei proprio bella, (e sbirciando tra le gambe) che gambe che hai Lei: Grazie, sei gentile, anche tu sei un bell’uomo
Nel mentre diceva questo lo sguardo di lei cadde sul pantaloncino di Marco smoderatamente rigonfio che lasciava capire lo stato di eccitazione cui era giunto per la situazione che gli si presentava.
Lei: (ironicamente) Vedo che già stai meglio
Lui: Ora sei tu che devi scusarmi, sono imbarazzatissimo… Forse… sai… ho visto i tuoi “giocattoli” ho immaginato la situazione…
Lei: Non preoccuparti, capisco!
Lui: Giusto per sdrammatizzare, qual è il giocattolo che preferisci? Se ti va di parlarne Lei: Si, certo. Sono due
Lui: Posso vederli?
Lei: (imbarazzata) Beh, non so se è il caso… vabbè, dai, ridiamoci sopra, sono questi due.
Debora prese i due sexy toys, un fallo in lattice di discrete dimensioni del tutto verosimile e questa sorta di bocca dalla quale sbucava una lingua che poteva vibrare a varie velocità.
Nel frattempo, la mano di Marco, ancora steso sul divano, si era posata con disinvoltura sulla coscia di mia moglie seduta accanto a lui. Per la posizione in cui si trovavano, la mano era situata sull’interno coscia e cominciava a muoverla accarezzandola lievemente e puntando sempre di più in alto, verso l’inguine.
Lui: (riferendosi al fallo) Questo ne capisco l’uso… (con una risatina maliziosa) ma quest’altro? Come funziona?
Lei: Beh… sai… (imbarazzata) è come una lingua… (e con un lieve gesto del braccio accennò a dove andava collocato il sexy toys)
Lui: Non capisco… dai, non vergognarti dammi un esempio
Intanto dal pantaloncino di Marco era evidente una imponente erezione che mia moglie non esitava a sbirciare continuamente.
Lei: Ok… dai…
Debora, sempre seduta sul divano divaricò lievemente le cosce, attivò la linguetta meccanica e si portò l’aggeggio tra le gambe, alla figa. Subito emise un lieve mugolio e socchiuse gli occhi, Marco si sollevò un po' e andò a sbirciare tra le cosce spostandole la vestaglia. Io dal tablet guardavo la scena ed avevo il cuore in gola, lui non era il solo ad avere un cazzo durissimo, Marco, spostò il pantaloncino, sotto non aveva gli slip e lasciò schizzare fuori la sua mazza turgida di notevoli dimensioni, Debora, con l’altra mano, non esitò ad aggrapparvisi e commentare “quant’è grosso” mentre con l’altra continuava a farsi “leccare” la figa dal “giocattolino”, era eccitatissima, si appoggiò su un fianco e prese dolcemente in bocca l’enorme capocchia di Marco, il quale si lasciò andare ad un lungo sospiro di godimento. Debora glielo succhiava con maestria, non le sembrava vero avere un cazzo di quelle dimensioni a disposizione, poi Marco le disse devi lubrificare un po', fai fare a me, scese dal divano, si inginocchiò davanti a lei, le allargò ulteriormente le cosce le spostò la mano col “giocattolo” e affondò la sua bocca nella figa di mia moglie, la quale non oppose alcuna resistenza. Dai movimenti della testa di lui intuivo che le stava facendo una leccata di fessa memorabile e lei aveva cominciato a mugolare e sospirare in stato evidente di profondo piacere, in tanti anni non c’era stato nessun tradimento, almeno da parte mia e credo, spero anche da parte sua, ma lo sappiamo, la sessualità femminile e molto più complessa della nostra e la sua eccitazione era in gran parte dovuta alla circostanza molto trasgressiva che le aveva sbloccato i freni inibitori. La situazione era estremamente erotica anche per me che non resistevo e mi stavo masturbando, ma dovevo trattenermi per non venire all’orgasmo, volevo godermi il seguito di quella scena. Dopo qualche minuto Marco le rimise il sexy toys leccatore” in mano e gliela condusse nuovamente alla figa per farla continuare a stimolarsi, intanto lui, sempre in ginocchio tra le sue cosce, ma col busto eretto, prese il suo cazzo e col grosso
capocchione fece su e giù tra le labbra della figa di mia moglie per poi lentamente affondarglielo dentro. Mia moglie, all’introduzione di quel cazzone rimase senza fiato, avevo stretto l’inquadratura e mi godevo a pieno quella scena, vedere mia moglie scopata da un altro, come dicevo, era eccitante anche se un pò rosicavo di gelosia. Intanto sentivo Debora che ansimava ritmicamente all’unisono col movimento di Marco che le faceva sentire dolcemente tutti i suoi , credo almeno, 20 centimetri di cazzo nel frattempo si trastullava anche con la linguetta meccanica sul clitoride. Era bellissima, stava godendo alla grande, ad un certo punto Marco, mentre continuava a chiavarsela, prese il cazzo di lattice, prese il tubetto di vasellina che era lì sul divano già da prima che lui entrasse e ne cosparse il fallo, non capivo che intenzioni avesse, poi vidi che si fermò, si spostò e col fallo di gomma passandolo tra le pacche di mia moglie cercò il buco del culo.
Lei: Che fai?
Lui: Fai fare a me…
Dopo un attimo un sospiro profondo misto ad un gridolino di Debora mi fece capire che le aveva infilato nel culo il cazzo di gomma, vidi la sua mano muoversi delicatamente avanti e dietro con l’attrezzo, Debora ansimava: Siiii, andò avanti qualche minuto, poi quando la ritenne pronta, senza toglierle il fallo dal culo ripuntò il suo grosso pesce alla figa e molto lentamente le infilò anche il suo pesce dentro accompagnato da un urlo soffocato di piacere di quella troia di mia moglie che per la prima volta stava provando un cazzo in culo e uno in figa. Andò avanti così in quella posizione per una decina di minuti, Debora aveva il trucco ormai tutto sciolto ed incredula guardava tra le sue cosce cosa stava accadendo, quel grosso membro che l’uomo muoveva con maestria, era in estasi, la situazione, le dimensioni e non dimentichiamo che prima che arrivasse Marco lei era già bella che arrapata fin quando Marco esclamò: Adesso facciamo cambio !
Sfilò i due cazzi dagli orifizi di mia moglie, la pose a pecora sul divano, lei si faceva governare abbandonata al piacere, ebbe cura di farle volgere il culo verso la telecamera per farmi ammirare la scena, si mise dietro di lei e le piantò il suo pesce nel culo ormai già bello che aperto e lubrificato senza tanti complimenti. La tratteneva per i fianchi torniti e la pompava forte, bastarono pochi colpi e senti le urla di piacere di mia moglie che inculata in modo selvaggio venne ad un orgasmo impetuoso. Ancora tra le urla di lei si lasciò andare anche lui ad una sborrata evidentemente copiosa nel culo di mia moglie, l’eccitazione di essere sborrata nel culo prolungò l’orgasmo di lei che ad ogni colpo di lui emetteva un urlo. Esausti si abbatterono stesi sul divano, lei a pancia sotto e lui sopra di lei evidentemente ancora col membro dentro di lei. Rimasero così per riprendersi un minuto o due, poi marco si spostò, Debora si alzò in ginocchio sul divano e le vidi fare un rapido gesto per fermare tutto il seme di lui che le colava dal culo sulla coscia per evitare di imbrattare il divano. Insieme a loro mi ero lasciato andare anche io ad una sborrata memorabile, ma poco dopo avevo di nuovo il cazzo durissimo e non desideravo altro che andare a scoparmi mia moglie. Dalla telecamera vidi che si scambiarono qualche effusione e qualche commento su quanto era accaduto, poi Marco si rimise i pantaloncini, Debora si rimise la vestaglia e lo accompagnò alla porta. A questo punto mi precipitai a casa, in pochi minuti fui lì, entrai dalla porta,Debora era ancora sul divano seminuda che si stava prendendo una pausa, non si era neanche ancora lavata, era meravigliata di vedermi già a casa ed anche imbarazzata probabilmente al pensiero che io potessi intuire qualcosa dall’evidente stato di disordine in cui si trovava. Ti desideravo, le dissi ed essendo lei già nuda cominciai subito a baciarla e toccarla, mi tolsi i pantaloni ed avevo già il cazzo durissimo, lei presa così ed evidentemente ancora eccitata per quanto aveva vissuto poco prima si lasciò andare subito. Mi prese il cazzo in bocca voracemente, ma tempo un minuto
si poggiò con le spalle allo schienale del divano e divaricò le cosce, aveva la fessa bagnatissima, senza esitare lo introdussi e sentii un calore insolito che mi avvolgeva il pesce, le scivolava dentro una bellezza, lei subito cominciò a godere, penso che nella sua mente il fatto di essere posseduta da due uomini a così poca distanza fosse estremamente eccitante, si sentiva una troia. Io ero andato lì con un unico biettivo, stavo scoppiando, le chiesi di mettersi a pecora, non se lo fece ripetere, il culo all’aria e il volto sul divano, i glutei erano aperti al massimo e svettava il buco del culo ancora rosso per lo stress subito poco prima, mi chinai e glielo leccai un po', si sentiva ancora il sapore acido della sborra di Marco, spinsi con la lingua, entrava facilmente, era ancora apertissimo, mi alzai, le puntai la mazza al culo e cominciai a scoparla dapprima con dolcezza e fuori fuori, poi con forza e fino all’ultimo millimetro del mio paletto. Godeva e ne voleva di più, ad ogni mia spinta spingeva anche lei contro di me, quando avverti dal suo ansimare e dalle contrazioni del suo ano che stava per giungere all’orgasmo mi lasciai andare ad una sborrata interminabile in contemporanea col suo orgasmo, fu fantastico! Le sfilai il cazzo dal culo e ammirai quel buchetto meravigioso ancora dilatato, molto arrossato che cominciava a far fuoriuscire tutto il mio seme forse ancora mischiato con chi mi aveva preceduto e glielo leccai, quasi veniva di nuovo per questa mia porcata. Ci stendemmo sfiniti ma soddisfatti e rimanemmo abbracciati baciandoci appassionatamente.
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1
3 mesi fa
coppiacarinasempre,
50/50
Ultima visita: 6 giorni fa
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Io dina e l, avvocato 1:parte
Io e Dina eravamo sposati da pochi anni,la nostra vita era soddisfacente,anche l,intesa sessuale era buona ,io sono stato sempre fantasioso ed anche un po' perverso,non mi piace il rapporto monotono ,quello che poi costringe ognuno dei due partner a tradirsi reciprocamente oppure a vivere nell, ipocrisia, volevo un rapporto aperto dove l,idea di tradirsi al limite lo avremmo fatto insieme appagando la nostra reciproca libidine ma la parte difficile era fare capire a mia moglie che doveva essere un gioco da fare ogni tanto e non un atto sessuale troppo chiuso dai tabù dell, educazione di genitori con scarsa cultura in epoche diverse , Lavoravamo nel piccolo albergo di un paese dove eri sotto esame dall' alba al tramonto, ognuno vedeva le cose che facevano gli altri ,poi però nei piccoli alberghi ne vedevi di tutti i colori,gente che si tradiva ,amanti a gogò ad ogni ora del giorno,una coppia ci colpiva più di tutti,un avvocato e la sua amante,puntuali tutte le settimane,lei gridava come un,ossessa durante i rapporti sessuali,ed io e mia moglie spesso origliavamo e poi giu a scopare magari nella camera a fianco alla loro in modo che i loro gemiti accrescevano la nostra libidine e soprattutto Dina era bagnatissima, quando sentiva la donna direi a voce alta,mamma come è grosso il tuo cazzone,fai piano mi rompi la fica ,sono convinto che immaginava di essere lei al possibile dell,amante dell'avvocato,poi a letto la sera parlavamo spesso di questa cosa ed io puntualmente,Dina gli dicevo ,vorrei poterti guardare mentre fai sesso con l,avvocato ,la risposta : porco so che ti eccita ma ho paura che poi ci lasciamo ed io a farla stare tranquilla: vedrai che se succede deve essere un gioco e poi voglio che sia l,inizio di una vita sessuale che in futuro ci porti allo scambio di coppia completo ,dai promettimi che ci pensi e che capisci che voglio fare queste esperienze insieme a te,una sera avevamo bevuto a cena ,dai gli dico domani con una scusa prendiamo un appuntamento con l,avvocato andiamo al suo studio tanto sono 50 km abbiamo il suo nome dai documenti e vediamo prima di tutto se lui vuole avere un rapporto con te che hai 24 anni almeno 50 ,poi soprattutto se e d,accordo che io sia presente ma per parlare di queste cose dobbiamo invitarlo a casa nostra oppure optare per un albergo fuori regione
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3 mesi fa
admin, 75
Ultima visita: 59 minuti fa -
La regina del car sex.
Mia moglie si chiama Mara, ha 36 anni, alta, occhi marroni, sguardo intrigante, mora, capelli mossi, fisico longilineo, un bel culo alto e sodo: insomma una bella donna da godere appieno. Io sono Adriano, 37 anni, alto, moro, occhi scuri, fisico longilineo e robusto, ma non palestrato. Sessualmente parlando, Mara oggi è una donna molto calda ed anche alquanto porcella, anche se con ancora qualche limitazione. Stiamo insieme da oltre una dozzina d'anni e, da sette, siamo sposati. Quando l'ho conosciuta, veniva da una storia lunga, iniziata in giovane età, che poi si era appiattita al punto che con quel fidanzato la noia era diventata tale che, alla fine, si erano lasciati, perché sembrava non avessero più nulla da dirsi. A letto Mara non era molto esperta. Lo prendeva in bocca senza troppa enfasi ed anche scopare era alquanto monotono per lei, infatti con lui non aveva mai provato il piacere del rapporto anale. Invece tra noi è stato subito sesso molto fantasioso e, soprattutto, molto intenso, vissuto anche in condizioni, a volte, particolarmente eccitanti. Dopo il matrimonio, il nostro rapporto si è stabilizzato in un crescendo di emozioni e sensazioni, che ci tenevano sempre in eccitazione. Avevo accarezzato una fantasia divenuta ricorrente, che mi intrigava molto: consisteva nel fatto che potessimo far sesso mentre qualcuno ci guardava o, addirittura, vederla giocare con il cazzo di un estraneo. Già, bello, ma come fare a dirglielo!? Con lei queste cose non le avevamo mai prese in considerazione. Certo, in casa, avevamo fatto sesso in tanti modi, in piedi, sulla lavatrice mentre vibrava, oppure in cucina, o in qualunque altro posto della casa, ma non era mai capitato che avessimo potuto coinvolgere un'altra persona. Mi sarebbe piaciuto molto far questo gioco con lei, ma temevo un netto rifiuto, così mi son lambiccato il cervello a cercare la soluzione adatta. L'idea era quella di prendere un porno, attraverso il quale poterla introdurre in argomento. Più d'una volta avevamo guardato un porno assieme, perché ci dava lo spunto per giochetti nuovi, e così, una sera, noleggiai un dvd la cui trama riguardava una coppia cui piaceva farsi guardare e che, alla fine, si lasciava coinvolgere in un'orgia con guardoni o con altre coppie. Mentre stavamo guardando il film, Mara aveva cominciato a succhiarmi il cazzo (lei oggi è molto brava a far pompini). Così decisi di sondare un po’ il terreno.
«Amore, ti piacerebbe se, in questo momento, ci fosse qualcuno a vedere mentre me lo lecchi? Sei così eccitante che son certo lo faresti impazzire.»
Lei ha sollevato lo sguardo, ha sorriso e, con la bocca piena del mio cazzo, rispose: "si".
È mancato poco che non le sborrassi in bocca. A letto, poi, abbiamo scopato come pazzi! Era calda, sembrava che questa fantasia l’avesse eccitata tantissimo, ma non le ho chiesto altro, per non tirare troppo la corda. Il sabato sera successivo, stavamo tornando a casa in auto, ed era circa l'una di notte. Avevo già pianificato tutto: volevo scopare con lei in un posto dove c'erano dei guardoni; per l’occasione avevo coinvolto un mio amico, cui avevo fatto un identico favore, spiando lui e sua moglie, e che sapevo che a lei era gradito, perché lo trovava simpatico, ma, ovviamente, senza dirle niente. Quindi lasciai la strada principale e mi diressi verso un parcheggio un po’ defilato, ma illuminato da qualche lampione.
«Ma… amore: dove vai?» Le rispondo in tono di scherzo.
«Tesoro, ho voglia di far l'amore con te, subito. Sento che non resisto!»
Mi ha sorriso, scuotendo il capo.
«Ma, amore, forse saremmo stati più comodi a casa, nel nostro lettone?!» Le ho sorriso.
«Ma dai, facciamo una cosa diversa!»
Sembra convinta e, dopo aver parcheggiato, cominciammo a baciarci. Ben presto ci togliemmo i vestiti, rimanendo nudi. Ci baciavamo e toccavamo, portando alle stelle la nostra eccitazione. Lei cominciava a bagnarsi ed io, a quel punto, cominciai a leccarle la fighetta, parzialmente depilata e gonfia per l'eccitazione. Sapevo che presto si sarebbe fatto vivo il mio amico e, quindi, indugiavo il più possibile. Dopo qualche minuto che la leccavo, ho sentito che lei si tirò su con il bacino e lo vide, spaventandosi.
«Amore, fermati! Amore, c'è un uomo che ci guarda!»
Ho sollevato il capo ed ho riconosciuto il mio complice.
«Amore, sta tranquilla! È tutto a posto! E poi: non era quello che ti sarebbe piaciuto provare l'altra sera? Sta tranquilla, vedrai che sarà solo una cosa molto piacevole.»
Lei allora si tirò su, guardò quell'uomo sui 45 anni, senza riconoscerlo a causa dell’oscurità, (mentre io ero certo che fosse lui per il fatto che, avvicinandosi, teneva entrambe le mani in tasca), poi, sorridendo, ha finto d'esser adirata.
«Sei un porco! Mi hai portato qua, apposta!»
Si è avventata sul mio cazzo ed ha preso a leccarlo. L'uomo si era avvicinato, fino ad arrivare ad un metro dall'auto. Lei leccava il mio cazzo con una foga diversa dal solito, lo leccava da sotto fino alla cappella, poi lo faceva sparire per metà nella sua bocca, facendo più rumore del solito. Nel frattempo avevo esposto il suo culetto allo sguardo del guardone, che non aveva esitato a tirarsi fuori l'uccello. Lei non se ne accorse subito, ma quando si tirò su e si girò, si trovò il cazzo dell'uomo a dieci cm. dal viso; premetto che avevo di proposito lasciati aperti i finestrini. Lei restò per un attimo interdetta a guardarlo. Sapevo che l'amico era ben messo e, quindi, ho osato.
«Amore, perché non glielo tocchi?»
Lei, dopo un attimo di esitazione, lo prese in mano e cominciò a fargli una sega: mamma mia, che eccitazione! Mi posizionai sul suo sedile e la feci salire sul mio cazzo. Il mio complice si nascondeva il viso con una mascherina, di quelle bianche usate al tempo del covid, e lei non lo ha guardato più di tanto, era troppo interessata al suo cazzo. Così, mentre la scopavo, lei teneva il cazzo dell'uomo in mano. Lui ha iniziato a toccarla dappertutto ed a strizzarle le tette, come avrebbe fatto con una troia. Speravo che, eccitatasi, si sarebbe determinata a prenderglielo in bocca, ma ciò non avvenne. Lei prese a segarlo sempre più velocemente, fino a che lui non venne. Al solo vederle lo sperma di un estraneo nella mano, mi riempì di eccitazione e, comunque, mi ritenni soddisfatto. Il complice, come da accordi, si allontanò e noi continuammo a scopare. L’ho vista contenta e mi ha chiesto, se mi fosse piaciuto.
«Amore, ti è piaciuto? Sei contento?»
Ero molto contento, ma, eccitato, ho alzato un po’ la posta.
«Sì, sono molto contento, però, son sicuro che puoi far di meglio, perché tu sei la MIA troietta!»
Tenni a sottolineare quel "mia": non volevo pensasse che il mio cederla a qualcun altro, potesse farla sentire umiliata. Stavo quasi per venire via, quando mi accorsi che una persona si stava avvicinando; era un ragazzo sui 30 anni, carino e, forse, era già da un po’ che ci guardava, perché teneva aveva il cazzo in mano. Lo feci notare anche a lei.
«Abbiamo un altro spettatore! Dai, giochiamo ancora un po’! Dai, che ci divertiamo!»
Lei guardò il ragazzo e mi sembrò le piacesse al punto da sconvolgermi.
«Ok, giochiamo, se va bene a te? Ma adesso sarò io a metterti alla prova: vediamo se sei sempre contento della tua troietta!»
Mi fece sedere sull'altro sedile e sorrise al ragazzo che non si lasciò scappare l'occasione. Si avvicinò e lei gli disse: "sali dietro". Lui salì subito e lei saltò dietro. Glielo prese in mano, trovandolo bello grosso e mi ha esortò a guardarlo.
«Accidenti! Sono stata proprio fortunata: guarda che bel cazzo!»
In effetti era un bel cazzo lungo e, soprattutto, grosso, con una cappella bella pronunciata. Lei lo prese e cominciò a leccarlo. Il ragazzo era in estasi ed io pure.
«Che troia! Come succhia bene! Ancora, continua!»
Non l'avevo mai vista così avida di cazzo.
«Brava, amore, succhialo bene!»
Il pompino durò cinque minuti, in cui, più volte, mi rivolse il suo sguardo, mentre con le labbra avvolgeva quella grossa cappella. Poi salì sul cazzo del ragazzo: che spettacolo! Impalata su quel cazzo, che era più grande del mio. Ho sentito i suoi gemiti di piacere:
«Ooooohh, sì! Sapessi come mi sfonda!»
Dopo averla scopata così, lei si è messa a pecora e lo ha esortato a prenderla da dietro, ma lui le propose di uscire dall'auto e lei acconsentì. Si appoggiò sul cofano dell'auto e lui cominciò a scoparla come un toro. Avreste dovuto vedere quanto godeva lei.
«Bello! Mi sfonda tutta! Sì, ancora! Vengo!»
L'ho vista venire un paio di volte durante quella chiavata, mentre il ragazzo la rivoltava in tutte le posizioni possibili. Intanto io guardavo eccitatissimo e mi segavo. Poi, mi ha fatto quasi sborrare all’istante!
«Adesso dai scopami il culo!»
Cazzo! Non l'avevo mai sentita chiedere questo; a me l'aveva dato solo qualche volta, ma, a quel punto chiamò anche me.
«Avvicinati, che ti voglio. Mettiti sul cofano.»
Mi fece appoggiare sul cofano, si mise sopra di me, prese il mio cazzo e se lo infilò nella sua fighetta ed aspettò che l'altro la penetrasse nel culo, così da farsi prendere in doppia. Che troia: non avrei mai pensato potesse diventare così sfacciata! Potevo guardarla in viso, ma lei si girò verso di lui.
«Dai, rompimi il culo! Mettimelo tutto dentro!»
Vidi il ragazzo avvicinarsi e iniziare a premere quella grossa cappella contro il buchetto della mia donna. Ad un certo punto, lei ebbe uno spasmo, aprì gli occhi e mi guardò. Poi cacciò un urlo di piacere: l’aveva aperta.
«Oddiooo! Mi spacca il culo!»
Lei aveva un'espressione di dolore e di piacere. Avevo il cazzo che scoppiava. Che spettacolo! Stavo scopando mia moglie nella fica, mentre un estraneo le scopava il culo, e lei godeva come una troia.
«Vengo! Mi squartate, ma sto godendo! Vengo!»
Nel frattempo, altri due uomini si erano avvicinati e si stavano segando. Lei li guardava e godeva; a quel punto, io venni e lei mi sorrise.
«Amore, sento che me la riempi tutta, sì, che bello!»
Mi son sfilato ed ho visto lei che, dopo aver chiavato ancora un po’ con quel ragazzo, gli ha chiesto di sborrare.
«Adesso voglio sentire che vieni anche tu!»
Subito dopo ha preso a segarlo velocemente, mentre glielo leccava. Lo masturbava che era un piacere a vederla giocare con la lingua su quella cappella ed assaporarla con ingordigia. In un paio di minuti il ragazzo venne. Ma, mentre stava per venire e lei stava per ritirare la testa, lui gliela bloccò e le venne in bocca.
«No, troia, devi berla tutta: su, ingoiala!»
Che eccitazione! Ero sconvolto! Mara non aveva mai osato ingoiare la mia crema, ma adesso non si faceva scrupoli ad ingoiare quella di un estraneo. Ha fatto la faccia un po’ schifata, ma è stata costretta a berne buona parte, mentre un po’ le colò sul corpo nudo, esondando da un angolo della bocca. Doveva esser tanto lo sperma che le era stato inoculato, perché la vidi ingoiare più volte, mentre il ragazzo aveva spasmi di piacere e, ad ogni spruzzo, spingeva il suo cazzo nella gola di mia moglie. Lei però lo ha pulito tutto e, subito dopo, lo ha guardato in faccia.
«Sei un porco bastardo! Ma ti ringrazio per avermi fatto godere! Hai un gran bel cazzo!»
Ho avuto come l’impressione che non fosse contenta per averla costretta ad ingoiare. Con la lingua, si leccò lo sperma che era sulle sue labbra e si avvicinò agli altri due uomini, sulla quarantina e li finì con due seghe, alternate a qualche leccata. Questa volta i due le vennero sul corpo, sulle tette e qualche schizzo le finì anche sul suo bel viso. Dalle tette, lo sperma le colò giù lungo il corpo.
Che serata! Mara si ripulì un po’ dello sperma e venne verso di me, che ero rimasto esterrefatto da tutto quel gioco fuori programma: non mi sarei mai aspettato un simile comportamento da parte sua.
Mi rivolse un sorriso particolarmente malizioso.
«Allora? Sei contento? Ti è piaciuto? Sono abbastanza troietta?»
L’ho abbracciata e baciata. Sapeva di sborra, ma ero contento.
«Sì, sono molto contento! Sei stata magnifica, ma resti MIA!»
Lei ebbe a confermare.
«Certo, sono e resterò sempre tua, ma con la voglia di far ancora la troietta: va bene?»
Mentre tornavamo a casa, le sentivo indosso l'odore di sperma e, a casa, abbiamo ancora scopato.
Da allora è diventata la regina del car sex.
19
1
3 mesi fa
baxi18,
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Ultima visita: 2 settimane fa
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Giulia e l’amico sconosciuto
Quando ho conosciuta Giulia, casualmente in un bar che frequentavamo tutti e due, sembrava una ragazza così tranquilla, non lasciava per nulla intravedere la sua forte personalità.
Era una dominatrice nata. Ho scoperto su di me che, per quanto riguardava il sesso, quello che voleva se lo prendeva senza nessun tentennamento.
Giulia è una donna alta circa un metro e sessantacinque, molto magra ma dalla silhouette invidiabile per via di un bel seno sodo e dei fianchi pronunciati. I capelli lunghi castano scuro racchiudevano un volto bellissimo dove sovrastavano degli occhi verde scuro.
Convivevamo ormai da diversi mesi. Era sempre lei nel fare sesso a prendere l’iniziativa, gestendo il rapporto in modo quasi dittatoriale.
Non avevo mai avuto una donna con tale personalità e la cosa mi piaceva molto, ero gestito da lei ma ne tiravo fuori una grande soddisfazione, soprattutto sessuale.
Lei dominava ma si concedeva sempre con molta soddisfazione da parte mia.
Molte volte, dopo aver fatto sesso, parlavamo di noi e di cosa ci sarebbe piaciuto fare per incrementare la nostra storia.
Lei dichiarava sempre che le sarebbe piaciuto molto avere un altro uomo a letto insieme a noi. Il sesso in tre l’eccitava.
Io non le avevo mai dato l’impressione di essere contrario alla cosa, anche se non mi pronunciavo esplicitamente.
Mi sono reso conte in seguito che dovevo invece esprimermi sulla questione, negando qualsiasi mio eventuale interesse.
Una sera, dopo essere rientrato da un viaggio di lavoro, molto stanco, sono andato in bagno a fare una salutare doccia.
Quando sono uscito dopo la doccia, lei mi sorprese con una novità a dir poco sconvolgente.
Nudo com'ero, dopo essermi asciugato, entrai nella camera da letto. Stranamente era quasi completamente buia, vi era solo una fioca luce che proveniva dal bagno.
Giulia era al centro della stanza ed indossava una vestaglia nera di seta molto corta e sexy.
Una presenza strana apparve davanti a me, ho notato nei pressi della tenda della finestra una sagoma scura, vi era qualcuno all’interno della stanza oltre Giulia.
Pensai “C'è qualcuno nella nostra camera da letto? Forse ho le traveggole, chi sa cosa ho visto? Impossibile sono le ombre della tenda che hanno creato quell’immagine!!!”
Invece era proprio così.
Mentre stavo ancora guardando con una certa ansia la sagoma, ho sentito Giulia prendermi le braccia e posizionarle dietro la schiena e, repentinamente, mettermi qualcosa di freddo attorno ai polsi. Erano delle manette di cui non conoscevo l’esistenza.
Gli chiesi: ”Cosa stai facendo? Cosa sta succedendo qui? Chi è quella persona?”
Lei mi disse solo: “Stai sereno, è tutto sotto controllo.” mi superò e scomparve nella semioscurità finché non accese la luce tenue di una lampada.
A quel punto, la sagoma davanti alla finestra ha preso forma.
Sono rimasto stupito quando ho visto un uomo molto alto, ben fatto e nudo in piedi davanti a me.
Giulia mi sorrise ed esclamò: "Sorpresa!!!" dando le spalle allo sconosciuto.
Un uomo nudo era in piedi dietro la mia donna poco vestita.
Era una situazione che non mi sarei mai aspettato di vivere quella sera.
Lei aggiunse con un tono calmo ma fermo: “Lui è Raffaele. Lo conosco da diverso tempo, siamo stati insieme per un po’. Ci siamo incontrati casualmente l’altro giorno e gli ho parlato del mio desiderio di farmi scopare da un altro uomo davanti a te. E lui ha accettato di farlo. Sei contento della bella sorpresa?"
Rimasi interdetto e la fissai incredulo dicendo: “Fino ad ora questo desiderio era esistito solo nelle nostre fantasie. Non immaginavo che sarebbe successo così, all’improvviso. Soprattutto senza conoscere il lui e senza nemmeno averne parlato prima.”
“Lo sai come sono in fatto di sesso,” lei rispose “se voglio una cosa faccio di tutto per realizzarla. Questo è quello che voglio e, rivisto Raffaele, ho pensato che fosse la persona giusta e il momento per farlo.”
Lei sciolse la cintura della vestaglia, la aprì leggermente e la nudità di Giulia era quasi completa.
Ho visto parte del suo seno, l'ombelico e la zona pubica.
Dietro di lei c'era un altro uomo alto e ben messo.
Quella vista mi fece irrigidire il cazzo velocemente.
Raffaele, senza dire nulla, si era avvicinato a Giulia, le sue mani stavano già armeggiando per tirare via la vestaglia dalle sue spalle. Subito dopo la fece cadere a terra.
Lei era lì nuda, con lo sconosciuto, anche lui nudo, dietro di lei.
Sembrava impossibile, ma il mio cazzo era diventato ancora più duro.
Le grandi mani di Raffaele si posarono sul suo corpo nudo, lei chiaramente stava godendo di quel tocco.
Alzò gli occhi al cielo e ruotò il bacino strofinando le chiappe sul cazzo del nostro nuovo amico.
Raffaele con le mani le accarezzava i fianchi, si spostava sullo stomaco e infine si fermava sotto i seni.
Poi le sue mani afferrarono le tette di Giulia, massaggiandole. Lei, con trasporto, ha appoggiato la testa all'indietro, gemendo.
Posò la nuca sull'ampio petto dell'uomo mentre lui lavorava sui suoi seni.
Giulia allungò una mano e gli afferrò il cazzo, che era già enorme anche da flaccido, e iniziò a segarlo.
Con una mano l'uomo si è infilato tra le sue gambe, lei le ha subito allargate e si è lasciata palpare.
Io ero lì come spettatore non potendo fare null’altro visto le manette che mi legavano i polsi dietro la schiena. Il pre-sperma luccicava sul mio glande a causa della mia eccitazione.
“Ti piace … vero? Vedo che ti ecciti! Il tuo cazzo è su!”, disse Giulia e all’improvviso si liberò dalla presa di Raffaele.
Si avvicinò al letto e vi strisciò su.
Accovacciandosi a quattro zampe, ha sporto il culo verso Raffaele e mi ha sorriso.
Rimase lì con il sedere alzato finché l'uomo non si avvicinò a lei, si inginocchiò davanti al letto e cominciò a leccarla.
Le pupille di Giulia ruotavano in tutte le direzioni e lei gemeva come non l'avevo mai sentita prima: “Oh … sì … così mi piace … continua non ti fermare, infilami la tua lingua in tutti i miei buchi, leccami anche il clitoride.”
Io mi sono spostato per avvicinarmi a loro, vedevo un altro uomo che leccava il culo e la figa della mia donna e non potevo far altro che guardare.
Dopo un poco Giulia si gettò di spalle sul letto.
Si allungò gemendo e presentò il suo corpo nudo a Raffaele.
Lui non si è fatto pregare, è salito sul letto, ha allargato le gambe di Giulia e le ha leccato la figa.
Estremamente arrapata, Giulia abbassò la testa, che ora penzolava oltre il bordo del letto.
"Vieni qui Luca" gemette piano. Io mi inginocchiai davanti a lei, guardandola in faccia.
Lei disse: «Voglio che tu lo guardi mentre entra in me.“
Raffaele era completamente su di lei. Le sue mani le afferrarono i fianchi, risalirono dallo stomaco fino ai seni, massaggiandoli.
Il suo enorme pene sfiorò il clitoride di Giulia e lei gemé di lussuria.
Allora Raffaele prese in mano il suo grosso cazzo venato e lo strofinò sulla vulva bagnata di Giulia.
Su e giù. Su e giù di nuovo. Ogni volta il glande brillava un po' di più.
Giulia sembrava essere completamente prese dal godimento.
Poi il mega cazzo è scivolato tra le labbra della sua figa e ha trovato subito l'apertura bagnata.
La cappella scomparve dentro di lei e Giulia urlò dall’eccitazione.
Senza preavviso, il grosso cazzo è scomparso completamente nella sua figa.
Così è successo che un altro uomo stava scopando la mia Giulia, ed era ancora più eccitante di quanto immaginassi.
Avrei voluto masturbarmi, ma avevo le mani legate dietro la schiena.
I due hanno scopato davanti a me. L'ho sentita gemere e i suoi lamenti di piacere riempivano la stanza. Vedevo il suo volto eccitato e la sua bocca che sbavava dalla lussuria.
Dopo un po’ Giulia mi tirò a sé e mi sussurrò all’orecchio: “Leccagli il culo. “
“Cosa?” risposi
“Devi leccargli il culo!!!” lei mi intimò.
“Ma …”
Stavo per chiedere spiegazioni ma lei mi ordinò in modo perentorio: “Niente ma, devi farlo. Io voglio così!!!”
Continuando disse: “Ti prometto che esaudirò un tuo desiderio, ora tu esaudirai il mio. Leccagli il culo mentre mi scopa!”
Sorpreso, cercai di alzarmi in piedi, cosa che non era così facile con le mani legate.
Poi ho fatto il giro del letto e mi sono inginocchiato dietro l'uomo nudo.
Lo vedevo scopare, andare su e giù sulla mia donna con forza ed energia.
Vedevo il modo in cui le sue palle schiaffeggiavano il suo culo e il modo in cui il suo cazzo le riempiva completamente la figa.
Giulia aveva allargato le gambe più che poteva, accogliendo l’enorme membro che la stava scopando.
Le piaceva tanto quel movimento dentro di lei e lo faceva sentire con i suoi gridolini di compiacimento.
Poi ho guardato il sedere dell'uomo, che faceva continui movimenti di spinta.
Si contraeva ad ogni movimento.
Erano troppo strette le chiappe per poter vedere il suo ano.
"Lo stai già leccando?" volle sapere Giulia.
Guardai pensieroso il culo, per fortuna senza peli, poi tirai fuori la lingua e leccai la fessura tra le due chiappe.
Lui ha aiutato il mio compito e, rallentando i movimenti, ha aperto un po’ le chiappe mostrando il buco del culo.
Ho cercato di raggiungere l'ano con la punta della lingua e, quindi, ci ho infilato dentro la lingua mentre lui si dimenava.
Aveva un sapore pulito, aveva appena fatto la doccia.
Così ho potuto godermi la mia indesiderata escursione nel territorio omosessuale.
Ho infilato la lingua più che potevo. Lasciandola girare, leccando il suo buco.
Ho notato quanto lui fosse eccitato a questa mia azione.
Avrei voluto prendere in mano il mio cazzo grondante di piacere, ma le manette me lo impedivano.
Mentre la mia lingua ruotava nel buco del culo dell'uomo, il suo sedere si muoveva continuamente avanti e indietro.
L'ho sentito scopare Giulia, diventando tutt'uno con loro.
Non potermi toccare il cazzo è stata una benedizione: sarei venuto immediatamente se l'avessi toccato.
Ma Giulia all'improvviso ha sentenziato: "Dai, ora dopo averlo lubrificato, fottilo nel culo!"
"Cosa?" ho esclamato con orrore.
"Devi fottergli il culo!"
In cosa mi ero cacciato? Vedere la mia donna scopare con uno sconosciuto poteva anche andare bene, era un suo desiderio. Ma, ora avrei dovuto scopare un uomo? Avere un rapporto sessuale con un ragazzo?
“Cosa stai aspettando? Mettigli il tuo cazzo nel culo!" mi impose lei.
"Giulia, io non ho mai scopato un uomino e poi sborrerei in un batter d'occhio, sono troppo eccitato. "
"Ottimo. Spruzza il tuo seme nel suo culo. Vai avanti, o vuoi il suo di cazzo nel tuo di culo? Tanto per lui è uguale, lo conosco da tempo ed è pronto a tutto … è un bisex versatile."
Quella cosa enorme che aveva Raffaele non sarebbe mai potuta entrare nel mio culo vergine senza fare danni irreparabili.
Quindi mi sono alzato. Posizionato dietro di lui ed allungai il mio membro eretto verso il culo.
Non appena il mio glande ha toccato la pelle nuda dell'uomo, sono quasi venuto, ma sono riuscito a trattenermi.
Respiravo pesantemente. Ho sentito la mia donna gemere a quella visione, l'ho vista mentre veniva scopata.
Mi sentivo stordito dalla lussuria. Tutto girava e sembrava surreale.
Ho osato quindi provare a scopare il culo di un altro.
Mi sono inginocchiato e ho spinto il cazzo giù per le natiche di Raffaele.
Ho visto un fiotto di pre-eiaculatorio uscire dal mio glande, scorrere lungo il mio cazzo e gocciolargli sul culo.
Ho immaginato che questo avrebbe favorito la penetrazione.
I suoi movimenti selvaggi ora sono più lenti per consentirmi l’approccio.
Ha immediatamente distribuito il precum sul mio cazzo e ha massaggiato delicatamente anche il suo buco del culo.
Mi sono appoggiato su di lui in modo da allineare il mio cazzo al suo buco.
Allora la mia Giulia è uscita da sotto Raffaele, che rimase accovacciato a quattro zampe.
Giulia si inginocchiò accanto a me e mi disse: “Perché non te lo scopi … dai ficcalo dentro, lui lo sta aspettando.”
“Tesoro, è un uomo. Non è facile per me … è la prima volta, non so se riuscirò a sborrare dentro di lui.”
"A sì? Non me ne ero accorta … è un uomo … ma dai!!! Certo che è un uomo ma ha anche un bel buco del culo!!!" Ha dato uno schiaffo al sedere di Raffaele, poi gli ha allargato le natiche.
Giulia ha afferrato il mio cazzo e lo ha posizionato contro il buco di Raffaele.
L'uomo ha spinto indietro il sedere e Giulia ha spinto il mio addome in avanti.
Allora il mio cazzo e scivolato facilmente nel buco del culo, immagino che avesse già preso tanti cazzi prima del mio.
Mentre lo penetravo, lei mi incitava: “Dai fottilo … mettigli tutto il tuo cazzo nel culo … sbattilo come una troia.”
Con questo incitamento e per il piacere che provavo ho preso a fottere il culo di Raffaele con movimenti ampi e veloci.
Lui che fino a quel momento era rimasto quasi completamente in silenzio a iniziato ad ansimare e ad incitarmi: “Si … si … fammi godere … sbattimi come una troia … scopami il culo e tu Giulia succhiami il cazzo.”
Ho continuato con una intensità che non immaginavo potessi fare.
Nel frattempo, Giulia si era accovacciata sotto Raffaele ed aveva preso in bocca il suo grosso cazzo pompandolo alla grande. Con una mano teneva le mie palle ed accompagnava i miei movimenti.
Dopo una lunga cavalcata, ho sparato il mio sperma direttamente nel culo con un forte gemito. Il mio corpo vibrava per l’orgasmo avuto: Si … siiii … godo … godo!!!”
Giulia sorrise. "Vedo che sei venuto, quindi ti è piaciuto il culo di Raffaele?" volle sapere.
Annuii esausto.
“Bene, ora tocca a Raffaele e a me.” Giulia mi allontanò mentre ancora gocciolava il mio sperma dal suo culo e si adagiò con la schiena sul letto per farsi scopare da Raffaele.
Avevo pensato che il gigante stesse finendo di trapanare la mia Giulia nella figa invece, si è inginocchiato davanti a lei, sorridendo, ha spinto indietro le gambe di giulia alzandola in modo da poterla penetrare nel culo.
Ho spalancato gli occhi e ho mugolato: "No, no, no! Non se ne parla nemmeno. Ha un cazzo troppo grosso, ti sfonderà. Ti farà male.”
Loro due si sono limitati a sorridere senza dire nulla.
Giulia si è accarezzata il culo e, poi, prendendolo in mano, ha massaggiato il suo buco con il cazzo di Raffaele.
Ho urlato. "Giulia, per favore, non farlo!" Ma lei si limitò a sorridere.
Poi ha afferrato il cazzo di Raffaele e lo ha spinto dentro il suo buco del culo.
Ho supplicato ancora, ma invano.
Raffaele ha infilato il suo bastone nerboruto nel culo.
Questa volta lei ho urlato dal dolore mentre quella grossa verga la penetrava: “AAARGH … cazzo fa veramente male. AAAAH! … AI! … Spingi ma fai attenzione, non andare lateralmente ma dritto per dritto, sento che mi sta spaccando tutto.”
Le ha deflorato il culo. Seguendo il suggerimento di Giulia, ha iniziato lentamente a fotterla, poi, dopo un po’, ha velocizzato i suoi movimenti aumentando la profondità della penetrazione con forza.
Sorridendo, Giulia mi passò una gamba sopra le spalle per costringermi ad avvicinarmi e vedere tutto da vicino.
Adesso si stava facendo scopare e vedevo da vicino come quel grosso cazzo le stava violando il culo. Si vedeva la fessura del suo ano, dai margini increspati, entrare e uscire attaccata alla verga di Raffaele.
Un immagine che non avrei mai immaginato di vedere così da vicino.
La vidi madida di sudore, vidi lei e Raffaele scambiarsi baci durante la sua monta.
Dopo una intensa cavalcata lui è venuto, sparando la sua crema dentro lo sfintere di Giulia.
Ha continuato a cavalcarla finché non è arrivata anche lei.
Per tutta la stanza risuonavano i gemiti dei due.
Urla di goduria che impressionavano per la loro forza.
A quel punto Raffaele ha tirato fuori il cazzo ancora di una dimensione ragguardevole.
Giulia ha afferrato il cazzo di Raffaele e spingendomi dalle spalle lo tenne davanti al viso dicendo: “Raffaele fai assaggiare il tuo sperma a Luca, è da tanto che ho questo desiderio.”
L'uomo ubbidì e mi ha sparso il suo sperma sul viso fin dentro la bocca.
Non lo volevo ingoiare e ho fatto in modo da accumularlo sull’esterno del viso, sulle mie guance.
Qualche goccia arrivò anche dentro e mi colò lungo gli angoli della bocca.
Giulia le ha leccate e mi ha dato un bacio.
Ci siamo baciati con lo sperma dell'altro sulle nostre lingue, e soprattutto, nella mia bocca.
"È stato bello", ha detto Giulia “mi ha fatto male al culo ma ne è valsa la pena, era quello che volevo.”
Poi aggiunse: “La prossima volta, con Raffaele o con qualche altro, sarai tu a farti fottere il culo, e non è un suggerimento ma un ordine a cui tu obbedirai, vero?”
Io lasciai cadere la cosa facendo l’indifferente. Anche se dentro di me pensavo: “Questa donna è impossibile da fermare, quello che vuole, prima o dopo, lo otterrà.”
Dopo un po’ Raffaele andò via e noi ritornammo alla nostra routine di tutti i giorni.
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Al2016,
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Adesso sono sua.
Mi chiamo Angela, ho 25 anni, sono alta m. 1,70, occhi chiari, capelli castani lunghi fino alle spalle. Ho dei seni di una terza misura che somigliano a due splendidi pompelmi, tondi e sodi, con capezzoli piccoli. Il fisico è snello, perché mi piace molto correre e mantenermi in perfetta forma. Il sedere è alto, tondo e abbastanza prominente, posto alla sommità di due cosce lunghe e ben tornire, di cui vado molto fiera. Sono studentessa della Facoltà di Architettura e, da 15 anni, sono orfana madre. Ho sempre vissuto con Gianni, mio padre, che, oggi, ha 45 anni, è uno splendido maschio, alto, dal fisico asciutto, con delle braccia muscolose e forti, tra le quali mi sento molto protetta quando mi stringe a sé. Ha capelli neri, anche se le tempie iniziano ad imbiancarsi quel tanto che basta per conferirgli un fascino che non sfugge alle donne. Tra noi due c’è sempre stata una gran sintonia, mi ha cresciuta da solo, senza l’aiuto di nessuno, sono la sua regina. Avevo dieci anni quando è morta mamma e lui mi ha visto diventare ragazza, adolescente e ora donna, una bella donna. È stato un padre, un amico, un confidente, che ha sempre avuto molta attenzione nei miei riguardi. Ha sempre tenuto a bada lo sguardo degli uomini che mi desiderano, ne intuisce la voglia e i suoi stessi amici, scherzando, glielo dicono.
«Gianni, tua figlia è veramente bella! Se non stai attento, un giorno arriverà qualcuno a cogliere questo splendido fiore!»
Lui, quando sente queste parole, fa la faccia brutta, quasi adirata, anche se, dentro di sé, è perfettamente consapevole che, ormai, non sono più una bambina. Capisco che lui vorrebbe proteggermi, vorrebbe non vedermi mai soffrire, mi vorrebbe sempre felice e sorridente e sono consapevole di questo. Vedo in lui il mio modello di maschio perfetto, il mio uomo ideale lo immagino come lui. È capace di corteggiare le donne e lo sa fare bene, ama farle sentire al centro dei suoi pensieri, al centro del suo mondo, è un adulatore e ne ha piacere; ha avuto donne molto belle al suo fianco, ma, fino ad oggi, nessuna è durata molto a lungo. Ho sempre pensato e sperato che potesse avere di nuovo una donna cui accompagnarsi, fin quando, da alcuni mesi, ha preso a frequentarne una. Si chiama Stefania, è più piccola di lui di due anni ed è alta, bionda, bella, occhi chiari ed un bel seno, che è sicuramente una quarta abbondante. Ha un bel fisico tonico, con un bel culo prominente, posto al culmine di cosce lunghe, che lei valorizza indossando sempre calze velate e tacchi alti. A lui piace molto al punto da mandarle sempre dei fiori, la porta a cena fuori, a ballare, al cinema. Vedo che si divertono molto insieme. Quando entriamo in argomento, lui me ne parla da innamorato, da uomo perso per lei, solo lei, nessun’altra che lei. Non vivono assieme, non ancora, però lei spesso si ferma a dormire a casa nostra. Poi una sera è avvenuto un fatto che ha, in qualche modo, cambiato tutto. Erano giorni che lui lavorava più da casa che dallo studio, uno degli studi di architettura più rinomati della città e questo, in qualche modo, ci rendeva felici perché ci permetteva di passare molto tempo assieme. Facevamo colazione assieme e ci viziavamo a vicenda. Ormai sono cresciuta e con lui ho una confidenza più simile a quella di un amico, piuttosto che di un padre. Non ho nessuna vergogna di girare per casa in vestaglietta o slip e maglietta, e lo stesso vale per lui. Poi, un venerdì sera, è arrivata Stefania. Si cena tutti assieme, prepariamo da mangiare e si instaura quasi una gara. Tra noi c’è sempre stato molto rispetto, lei non mi ha mai dato l’impressione di volermi allontanare da mio padre e, anche se non so perché, inconsciamente avverto una lieve gelosia nei suoi confronti. Non ho mai provato un simile sentimento per nessun’altra conquista di mio padre. Ora, però, quei baci, quelle carezze, li vorrei per me. Mi sorprende questo pensiero e mi sconvolge oltremodo. È una cosa che mi scuote, mi provoca una sensazione ed un'emozione molto forte e contrastante, che provo improvvisamente, mentre mi preparo per uscire. Devo andarmene, perché mi sento a disagio. Volutamente evito entrambi. Lui se ne accorge, ma io non gli do il tempo di approfondire.
«Ciao, esco con gli amici. Tornerò tardi. Buona serata.»
Scappo di corsa da casa. Fuggo per non vederla tra le sue braccia che lo bacia e si stringe a lui. Sono gelosa: è pazzesco, ne sono convinta, ma è la verità. Passo la serata a distrarmi, anche se non ci riesco molto. Quando parcheggio la macchina in garage, sono le tre passate e salgo le scale in punta di piedi. Quasi inconsciamente, evito di farmi sentire, convinta che adesso dormono, invece, appena entro silenziosamente in casa, sento dei gemiti di piacere, sento lei godere, sento mio padre godere. Mi fermo ad ascoltarli. Mi sfilo le scarpe col tacco, appoggio la giacca sul divano e mi siedo sulle scale, che portano alla zona notte di casa. È incredibile però mi eccita sentirli. Sento i loro discorsi, sento i continui orgasmi di Stefania e lui che la prende e la fa urlare di piacere. Ad un tratto mi rendo conto che non so nulla di lui come maschio, come uomo da letto. Lei lo incita.
«Dai, toro, scopami più forte! Sei magnifico! Che toro! Che cazzone grosso che hai e come mi sfonda! Ancora… ancora… PIÙ FORTE!»
Lui, le chiede di cambiare posizione. Prima la scopa tenendola sopra, poi la fa mettere sul bordo del letto e poi, ancora, le chiede il culo. Quando mi accorgo che lei, a sentirlo nel culo, gode come una maiala, improvvisamente avverto una vampata di calore addosso, sento di bagnarmi. Mi sto eccitando, sento il piacere scorrere dentro di me, fino ad inzuppare il mio perizoma. Ascoltarli mi ha fatto quasi godere, senza toccarmi. Allargo le gambe, sposto il perizoma e mi tocco tra le cosce. Ho la testa appoggiata al muro, le gambe allargate e con la mano mi sto ravanando la fica, con gusto. Assecondo il movimento delle mie dita al rumore del letto, che mi fa impazzire. Mugolo di piacere, ma non mi sentono, sono troppo presi dal loro piacere. Socchiudo gli occhi e lavoro di fantasia. Immagino mio padre nudo, immagino il suo cazzo, lo vedo affondare in lei. Immagino i suoi baci, le sue mani strizzarle i capezzoli e poi, insieme, raggiungere l’orgasmo. Allora subito mi alzo, mi sfilo il perizoma fradicio e, a piedi nudi, tenendo le mutandine in mano, vado in assoluto silenzio verso il bagno, a luce spenta. Nello stesso istante si accende la luce; è mio padre, che, completamente nudo, con il cazzo ancora duro, ancora eretto, sta uscendo dalla camera e va anche lui verso il bagno. Restiamo per un lungo istante immobili a guardarci, senza proferir parola. Io glielo guardo, quasi con insistenza. È bellissimo! Un super cazzo! Lungo e grosso, reso lucido dagli umori di Stefania. Poi mi riprendo dallo stupore e, dandogli un bacio sulla guancia, gli auguro buonanotte. Vado direttamente in camera e, sfinita, mi stendo sul letto, addormentandomi. L’indomani è sabato, non devo andare all'università. Ho sonno e decido di restare a casa. Nel dormiveglia, ripenso alla notte. Ripenso a loro due che avevano scopato e goduto; rivedo mio padre nudo e mi eccito. Sento subito la mia lumachina che prende a schiumare. Per un momento mi pento di questo insano pensiero, ma il piacere è più forte. Adesso lo vorrei qui con me, nel mio letto. Vorrei godere con lui. Vorrei sentire il suo cazzo che mi apre, mi riempie e mi scopa forte, come ha fatto con lei. Vorrei sentire i gemiti di piacere che prova nello scopare me. Improvvisamente lui bussa alla porta. Entra e si siede sul letto. Io sono di spalle, vorrei evitare il suo sguardo, siamo sempre stati sinceri l’uno verso l’altro, gli ho sempre confidato tutto, ma questa nuova situazione mi spiazza. Il fatto di continuare a desiderarlo mi sconvolge e non riesco a levarmi dalla mente questi pensieri. Appoggia una mano sulle lenzuola, sulla gamba, mi chiede se sono sveglia. Faccio cenno di sì e lui, accarezzandomi, accarezzando la sua bambina, mi dice che sta per uscire.
«Amore mio, ti ho lasciato la colazione pronta. Come mai sei rimasta vestita?»
Mi giro, sedendomi sul letto.
«Ero stanca e avevo troppo sonno, che mi son addormentata all'istante.»
Ci fissiamo per un lattimo. C’è davvero molto imbarazzo tra di noi, in questo momento. Sta per dirmi qualcosa, ma io lo precedo, con un bacio sulla guancia, ringraziandolo per la colazione e poi scappo via, rifugiandomi in bagno. Ho paura di non riuscire a controllarmi. La mattina passa con me che, pigramente, giro per casa, restando in slip e maglietta. Accendo il pc e, senza volerlo, mi ritrovo in siti porno, con video a tema incesto. Li guardo senza pudore. Mi eccitano, mi fanno perdere il controllo di me stessa. Sprizzo adrenalina da tutti i pori. Mi masturbo furiosamente e vengo, godo, una, due, tre, cinque volte. Perdo il controllo di me stessa. Guardo e vedo madri con figli, soprattutto padri e figlie e su questi ultimi mi soffermo, per guardarli con maggior interesse. Non provo nessuna vergogna, vedo loro e immagino me con mio padre; ora avverto questo desiderio irrefrenabile: voglio averlo! Lo voglio! Lo desidero con tutta me stessa. Mi sconvolge e mi eccita da morire questo pensiero Decido di cucinare per lui, così, quando torna per pranzo, gli faccio trovare tutto pronto.
Canticchio allegra e civettuola, faccio la micetta, strofinandomi casualmente, facendogli notare quanto sia donna. Voglio che non mi veda più come la sua bambina, ma come una donna pronta per lui. Faccio in modo che la camicetta che indosso gli lasci intravedere il seno, bello, tondo, sodo. Mi piego in avanti, così che possa vedere il mio culetto, perché indosso un esile perizoma, infilato volutamente tra le natiche nude. Mi sento in calore. Ora voglio solo che mi scopi, non penso ad altro. Lui lo nota. È chiaro che nota tutto, ma fa finta di nulla. Non può, non vuole far nulla. Mi ignora: è mio padre! Non dice nulla, ma nei suoi occhi leggo il suo turbamento, ma stavolta lui ragiona per entrambi. Di colpo esce di nuovo e mi dice che rientrerà dopo cena; ha appuntamento con Stefania. E io? Sento i miei ormoni impazziti che reclamano piacere, ho bisogno di godere, ma non da sola. Chiamo Marco, un amico di università, che ogni tanto mi aiuta nello studio e, a volte, ci siamo anche abbandonati a scopare, solo per il gusto di godere; non c’è assolutamente nulla di più tra di noi. È un bel ragazzo, coetaneo, abbastanza porco e, quando gli dico che ho bisogno di lui, che son giù di morale, mi invita a casa sua, che dista pochi minuti dalla mia. Lo raggiungo e appena entro, mi strappa i vestiti di dosso. Mi butta sul letto e mi scopa, mi dà piacere per tutto il pomeriggio. Godo, ma, nella mia mente, non è con lui che sto scopando. Penso che sia mio padre e non lui, che mi sfonda; immagino che le sue mani siano quelle paterne. La sua voce, il suo corpo, e anche il cazzo, come si somigliano nella mia mente. Poi, me ne vado. Ho scopato, ma non sono soddisfatta. Mi sento inquieta. Mi cambio, esco a fare jogging e quando torno mi faccio una doccia calda, per poi addormentarmi sfinita, sul divano. È notte fonda, quando lui torna. Si appoggia sul divano e mi accarezza il viso, cerca di svegliarmi con la sua solita dolcezza.
«Ehi, piccola! Dai, che ti porto a letto, come facevo quando eri bambina. Ti prendo in braccio, vuoi?» Allungo le braccia e le aggrappo al suo collo, le sue mani sul mio corpo mi danno piacere, tanto piacere. Sento le sue dita sul mio culetto, appoggio la testa al suo petto e la bocca al suo collo, lo bacio piano. Lui è un uomo intelligente, conosce le donne, le sa ascoltare e certamente ha capito qualcosa. Sul letto, mi si siede di fianco, la vestaglietta lascia le gambe scoperte, il seno in bella vista. Mi guarda contento.
«Piccola mia, ormai sei una donna e...devo dire, una bella donna!»
Gli sorrido ed appoggio le mani sulle sue. Anche lui sorride, ma si vede che è un po’ in ansia.
«Amore mio, tu non devi esser gelosa di Stefania. Tu sarai sempre al primo posto, per me! Ti assicuro che nessuna donna sarà mai più importante di te!»
Giro lo sguardo e lo abbasso. Lui prende il mio viso tra le sue mani e mi fissa in silenzio. Lo guardo con un’aria di sfida.
«Allora, dimostramelo! Dai, dimostrami che ci sono solo io: coraggio, che aspetti?»
Mi guarda, ho come l’impressione che ora sia debole, indifeso, in forte imbarazzo, perché non ha il coraggio di ammettere di aver intuito quello che voglio da lui.
«Ma… cosa mi chiedi? Come te lo devo dimostrare?»
Per un istante, un solo rapido istante nel quale non riesco a pensare, non voglio pensare, ma agire. Mi metto a cavalcioni sulle sue gambe e lo bacio.
«Gianni, amami, amami. Fammi tua!»
Lui mi evita e si sposta di lato. Io insisto e lui, con un gesto repentino, mi butta sul letto, mi rialzo, e lui, con uno schiaffo, mi dice di smetterla.
«Smettila! Come fai a non capire che non si può?»
Mi brucia la guancia; è la prima volta che mi dà uno schiaffo, ma non demordo. Sono inginocchiata sul letto, la vestaglietta è ora completamente aperta e, sotto, non indosso nulla. Lo guardo ancora, cerco il suo sguardo. Lui, adesso, mi guarda, ma ora non cerca i miei occhi. Vedo che mi esamina tutta, i suoi occhi si stanno riempiendo di me e la sua bocca, appena dischiusa, mi sta già assaporando. Esita, tentenna, è combattuto con sé stesso, mentre io mi levo la vestaglietta. È sconvolto mentre mi ammira, perché mi son alzata e sono di fronte a lui, nuda, calda, indifesa, completamente offerta a lui. La mia voce lo sconvolge.
«Sei mio padre; che male può esserci nell’amarci? Perché tu mi ami, vero?»
Non risponde, mi prende tra le braccia e le sue mani scendono giù dietro, mi afferrano il sedere ed inizia a baciarmi. Mi divora la bocca, la lingua, le sue mani sono tra le mie cosce e il mio umido tra le gambe lo
«Siamo due pazzi, lo sai vero? Lo sai, bambina mia, che siamo pazzi? Dopo questo, nulla sarà più come prima e non si potrà più tornare indietro. Ne sei consapevole anche tu, vero?»
Lo spoglio, gli strappo via la camicia, slaccio i pantaloni che cascano a terra. Sono in preda ad una frenesia incontrollabile.
«Ti voglio: adesso ti voglio, papà! Voglio amarti tutto. Voglio esser tua, fin in fondo. Solo tua.»
Mi stende sul letto e nudo si sdraia sopra di me. Mi bacia ancora, mi stringe a lui, prende le mie mani e le intreccia forte tra le sue. La sua bocca passa sulle orecchie, sui lobi, sulla nuca a leccarmi. Adesso anche lui è sconvolto dal desiderio. Mi desidera quanto io desidero lui. Si stacca dal mio corpo, si abbassa e mi bacia il seno. Le sue mani li afferrano, li strizza, li lecca e succhia.
«Amore, sei bellissima! Sei sempre stata il mio sogno proibito! Ho cercato di resisterti, ma non ce l’ho fatta! Adesso ti voglio anch'io!»
Scivola sempre più in basso. Si mette tra le mie cosce, che io spalanco. Mi guarda per un istante e appena sento la sua bocca posarsi sulla mia micetta, godo all’istante!
«Oddio mi fai venire subito! Ora! Vengo!»
Gli ricopro il viso del mio miele, che la sua lingua raccoglie e ci si disseta. Mi muovo, stringo le gambe e mi strofino contro il suo viso, contro la sua barba di qualche giorno. Non parliamo, le parole non servono; ora sono i nostri corpi che lo fanno per noi. Lui si stende di fianco a me e mi accarezza, mentre la mia mano cerca e trova il suo cazzo. Com’è duro, com’è bello, lo guardo e lo meno, tiro indietro la pelle, guardo la sua cappella, tocco con le dita le palle gonfie, piene. Mi abbasso con la testa, arrivo a trovarmi il suo splendido cazzone davanti alla bocca, poi, con la lingua, lo assaporo, lo lecco tutto. Si rigira e di nuovo si insinua tra le mie cosce. Se io godo, lui mi restituisce il piacere. È un godimento continuo. Sento che si gonfia di più nella mia bocca, ora me lo spinge più dentro. Anche lui non resta inattivo, mi fa godere di nuovo. Sono brava, sono porca, lo faccio impazzire. Me lo sfila diverse volte dalla mia bocca, non vuole venire, non ancora. Lo supplico di scoparmi.
«Prendimi! Ti voglio! Dai, non fermiamoci, papà! Adesso fammi tua! Fai godere la tua bambina, dai… fa godere la tua donna…ti prego… ti voglio dentro!»
Mi viene sopra tra le gambe e, preso il suo cazzo in mano, lo strofina lungo lo spacco.
«Come sei bella! Sei bellissima, accidenti! Mi fai fare una pazzia! Non ragiono più! Non mi fai capire più niente! Il mio cervello è spento! Ti voglio! Mi stai sconvolgendo!»
Spingo il bacino verso l’alto e mi spingo incontro a lui. Lo sento entrare tutto, fin in fondo! Mi sfonda! Mi apre tutta e poi godo subito, all’istante.
«Mi fai… sì! Dai, che vengo! Vengo! Era ora, ti sento tutto dentro!»
Lui mi monta, è un toro, uno stallone, come lo avevo sentito e immaginato quando chiavava Stefania. Lo sento dentro completamente. Il suo corpo sbatte contro il mio, i suoi coglioni sbattono contro le mie chiappe. Geme di piacere, anche lui. Ora sta scopando una donna, la sua donna. Sono la sua carne. Troviamo il giusto ritmo. È un orgasmo, senza soluzione di continuità, che ci regala adrenalina, eccitazione, sempre più forte. Siamo consapevoli di aver superato ogni limite ed ora vogliamo godere sempre di più. Cerca la mia bocca, mi bacia, mentre continua a scoparmi senza sosta. Urlo di piacere nella sua bocca. Gli mordo le labbra, ci divoriamo a vicenda. Mi fa godere all’infinito e poi lo sento pronto a venire. Mi sente godere e, per l’ennesima volta, cerca di sfilarsi, ma lo blocco dentro di me.
«Resta lì, dentro di me! Vienimi dentro! Sono protetta!»
Mi sborra dentro. Lo sento scaricarsi con degli spasmi di piacere. Ad ogni spasmo, un getto. Ne conto quattro, cinque schizzi di sborra calda, che mi riempiono la vagina.
Siamo esausti, senza fiato, lui si distende di fianco a me e, mano nella mano, ci addormentiamo. L’indomani, quando mi sveglio, lui è già andato in studio, al lavoro. Sono appagata, corpo e anima, mi sento beata, felice.
Quando vado in cucina, trovo un biglietto sul tavolo.
“Alla mia bambina, alla mia donna, al mio amore più grande, con tanto amore!” Un cioccolatino e una rosellina bianca.
Inizia così la mia vita dedicata a lui.
Da oggi in poi, non ci saranno altre donne nella sua vita: gli basto io! Chiudo per un attimo gli occhi e penso: adesso voglio un figlio!
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3 mesi fa
baxi18,
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Io e dina la nostra prima volta
Io e Dina siamo sposati da trent'anni ma all' epoca dei fatti eravamo appena sposati da due anni,io sono stato sempre vivace nel rapporto mentre Dina era all' apparenza più tranquilla ma forse per questo più troia di quanto non sembrasse, comunque durante i nostri rapporti sessuali più volte coinvolto dal momento intenso gli avevo proposto di fare l, amore con un altro uomo e se io potevo assistere,l, occasione venne a metà ,nel senso che un giorno mentre lavoravamo nello stesso albergo venne un cliente che solitamente era accompagnato da belle donne ,ma questa volta era solo ,Dina diceva sempre che Renato: il nome dell' ingegnere era proprio un bell,uomo e che se non era sposata ci avrebbe scopato molto volentieri,hai visto è solo gli ho detto io in preda all' eccitazione,vai a bussargli dicendo se ha bisogno di qualcosa,io mi nascondo nella camera a fianco e voglio ascoltare cosa fate ,dai amore è la nostra occasione,Dina era titubante non voleva rovinare il nostro matrimonio ma io la persuasi ,deve essere solo sesso le dissi ,una scopata e basta fai finta che lo stai sognando,Mia moglie si lascia convincere e va a farsi un bide e mettere delle mutandine piu sexy,rimani qui tu però mi raccomando per qualsiasi motivo ti faccio un cenno battendo sul muro,che ne so come reagisce e poi se vuole cose strane , Tranquilla amore vedrai che è un uomo così a modo e poi ha 50 anni tu appena 24 si comporterà bene vedrai ,Dina un po' impacciata gli bussa , ingegnere sono Dina le fa in modo gentile,mi chiedevo se aveva bisogno di qualcosa sa l,ho vista da solo questa volta , Renato gli risponde con garbo avendo intuito cosa potesse volere,si signora avevo bisogno di un altro cuscino ,glie lo vado a prendere,e cosi dicendo dopo due minuti si ripresenta con il cuscino , Renato le apre e Dina varca la porta chiudendola e dicendo ,gli sistemo un po' il letto ingegnere e facendo la gatta si mette a 90 gradi in modo che Renato potesse guardare il suo culo e le cosce ,mia moglie indossava dei pantaloncini corti che facevano intravedere le sue cosce sinuose ,fu in quel momento che Renato gli tocco il culo ,Dina che bel culo che hai mi viene voglia di mangiarlo ,oh Renato non faccia cosi ,ma lui ormai arrapato gli era addosso e la strinse fra le braccia,ho voglia di fare l, amore con te ,mi piacerebbe ma mio marito torna fra poco e se ci scopre ,Dai guarda come sono messo e si tira fuori il cazzone duro che svettava prepotente in tutta la sua virilità Renato mamma mia che cazzo che hai ,non ho mai visto dal vivo un arnese cosi ,Dina glie lo ha preso in mano mentre lui le sfilava i pantaloncini e le mutandine la bloccava vicino al muro ,la sua fica pelosa e bagnata era in vista e Renato la prese di colpo vicino al muro alzandole una gamba e poggiandola sul letto,lì in piedi la prese in fica con dolcezza prima e poi gli sbatteva dentro il cazzone ,mia moglie gemeva come una puttana in calore ,siii Renato sbattimi dammelo tutto e lui eccitato ,ohhh sii piccolina senti quanto cazzo ti do ,godo Renato godo come sei bravo a fare l, amore ,e lui dopo averla chiavata la mette a pecorina,ti voglio prendere da dietro e gli mise il cazzone in pancia in quella posizione,io ascoltavo tutto nella camera a fianco e mi ero masturbato ed ero venuto non appena Renato glie lo aveva messo dentro,Renato grido di gioia sborrroooooo e venne sulla schiena di Dina poi prese le sue mutandine neree gli ripuli la sborra ,amore gli fece tienile in ricordo di questo giorno ,voglio che le fai vedere a tuo marito,da uimo esperto aveva capito che io li stavo ascoltando
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3 mesi fa
admin, 75
Ultima visita: 59 minuti fa -
Con il cliente
Siamo una coppia innamorata da 11 anni,Lei 35 Io 45 ed abbiamo 2 bellissime bimbe e siamo molto sinceri tra di noi. Quasi subito abbiamo incominciato a giocare con singoli…soli o in compagnia. Vi racconto una storia realmente accaduta poco tempo fa. Lei, lavorando in un negozio di abbigliamento,ovviamente incontra e parla con tanta gente tutti i giorni. Durante una normale giornata di lavoro, in negozio conosce un tizio….bel uomo di 40, anni…bella presenza fisica. Fece il suo acquisto, lanciando sorrisi ammiccanti e scherzando con la mia mogliettina….e ando’ via. Sulla busta del negozio, recupera il telefono del negozio stesso (un whatsapp) e li, manda un messaggio dove poi risponde mia moglie. Da li in poi….si sono sentiti quasi regolarmente, lui la riempiva di complimenti corteggiandola con educazione. Durante i loro messaggi,si parlava di tutto ,famiglia,lavoro…e poi, arrivarono i messaggi piu’ caldi,riguardanti il sesso. Lui si sbottono’…dicendole che le piaceva da impazzire e avrebbe fatto di tutto pur di stare con lei. Lei se la tiro’ un pochetto, giusto per tenerlo sulle spine, per farlo cuocere bene….fino a quando una mattina, prima di andare a lavoro…Lei manda un breve video, nel quale era in completino sexy mentre si apprestava a vestirsi. Da quel momento gli animi dei 2 si sono scaldati…gli ormoni cominciavano a girare a palla…e cominciarono a cercare di trovare una mattina libera per giocare. Dopo un po’ di tempo,finalmente riescono a conciliare una mattina di divertimento…, lei mi avvisa 2 giorni prima dicendomi che era super eccitata di questo incontro, perché cmq il tipo le piaceva molto. Cominciai a domandarle come voleva avvenisse questo incontro….e Lei, inizialmente voglio cominciare da sola….e poi ti unisci tu. Io consapevole del fatto ke era arrapata di Lui….”sei sicura che è cio’ che vuoi?”, …puntini puntini e mmh….il suo mesaggio !!! Sinceramente mi attizza molto…e mi piacerebbe scopare da sola con lui. Ok fu la mia risposta, l’importante è che tra noi ci sia chiarezza su tutto. E le chiesi ancora….ma vuoi che io sia li...o fuori casa? Mi risponde quasi subito, se a te non dà fastidio….vorrei che tu fossi fuori casa ed io sola con lui!!!! Mi piacerebbe scopare da sola…mentre tu mi guardi dalla telecamera (in camera abbiamo una cam di sorveglianza alla quale posso accedere ovunque io sia), e vedermi come in un film porno !!! cosa ne pensi? Al chè io….cazzo e me lo chiedi pure….mi piace questa situazione. Cosi, dopo 1 ora, conferma l’incontro con il tipo…la mattina orario di scuola. Allora,mi scrive, viene domani x le 9….tu porta le bimbe a scuola e vai in ufficio, ti colleghi alla cam….e ti guardi lo spettacolo, ok?...certo ,domani guardo il tuo film !!! In casa, abbiamo alcune cam di sorveglianza di cui una appunto in camera da letto un’altra all’ingresso di casa. Domani, come ti vesti, per aspettare lui?....Ho pensato di indossare, la vestaglia trasparente nera (corta), un mini slip (forse) e i tacchi….cosa ne pensi? Beh…ottimo direi…cosi gli fai avere un colpo appena entra in casa !!!! La mattina del giorno “X”: corri corri,veloce veloce….alle bimbe…la scuola chiude !!! Io e le bimbe, usciamo prima…in modo tale da darle il tempo di prepararsi,farsi la doccia ecc ecc….Alle 8,40 sono in ufficio solo,….accendo il PC (con schermo grande) e mi collego alle telecamere di sorveglianza. Faccio un rapido controllo se sono posizione bene…camera OK…ingresso e soggiorno OK….quelle che mi interessano,sono perfettamente collegate e visibili. Nel frattempo sbircio lei, che fa su e giu in camera, per prendere la vestaglia, ovviamente nascosta per le nostre figlie che sbirciano ovunque, e vedo lei che si copre con questo bel capo trasparente nero, ma che lascia vedere bene il suo bello e grosso seno. Ore 9…le arriva il messaggio del Tipo, è fuori il portone,guarda il videocitofono ed apre (noi viviamo in piano rialzato,in una palazzina dove al 1 piano i miei parenti non ci sono,quindi siamo solo noi), lasciando la porta socchiusa. Il tipo arriva,apre la porta e…..BUUH !!! lei era nascosta dietro la porta per fargli uno scherzo….e quando la vede, gli si sbarrano gli occhi….WOOW….esclama…vedendola praticamente quasi tutta nuda vicino alla porta. Il tempo di chiudere la porta, si abbracciano e baciano appassionatamente…come 2 amanti. Lui al volo si toglie giacca e maglia, sedendosi sul divano per spogliarsi….al che lei si avvicina inginocchiandosi e lo aiuta a tirare giu i pantaloni, notando un grosso gonfiore (pare che il tipo sia ben messo)…lo accarezza sui boxer mentre si baciano animosamente. Continuo’ a baciarlo con la lingua che si vedeva uscire ogni volta dalla sua bocca vogliosa,continuando a baciarlo sul petto fino a scendere giu’,arrivando sul boxer grigio bello gonfio. Con grande maestria, le infila la mano dentro per abbassare l’intimo e tira fuori il cazzo grosso XL del suo nuovo amico di letto. Anche Lei alla vista del giocattolone che si trova avanti i suoi occhi neri,ha un’esclamazione di sorpresa ….AZZ….pero’ !!! E come un serpente quando si appresta a mangiare la sua preda, si avventa sulla sua e lo porta tutto dentro la sua bocca voraginosa, cominciando il lento su e giu’ per gustarlo tutto bene…..ed io, dal mio grande schermo, ad ammirare lo spettacolo della mia mogliettina arrapata da questo bel uomo. Terminato di gustare il bel giocattolone, si alza portando le sue belle tette vicino alla sua bocca per farle baciare (perché adora quando le baciano il seno), lo afferra per capelli tirandogli in alto la testa e riprende a baciarlo sedendosi su di lui, mentre con l’altra mano libera prende il giocattolone e lo sistema per portarlo tutto dentro di Lei. In quel momento, lancia un urlo di piacere e goduria nel sentire il grosso arnese dentro di lei. Comincia a cavalcarlo lentamente,godendo ad ogni movimento….io dalla web Cam impazzivo a vederla seduta su di lui, mentre godeva. Si alza,per portarlo in camera da letto….mamma che gran bel culo che hai,fu’ l’escalmazione del Tipo…Lei si china leggermente per mostrarlo ancora meglio, al che lui la ferma contro il muro e lo infila nuovamente facendo gemere di piacere la mia mogliettina. Dopo 2 colpi sontuosi, lo prende per mano e lo porta in camera sul nostro lettone. Si stende e aprendo le gambe,…. sfondami…..Lui non ci ha pensato 2 volte alla richiesta e ritorna ad infilare per bene il suo grosso uccello, con ritmo sostenuto e forza. Sentivo dalla WebCam le urla di goduria di mia moglie, facendomi eccitare da impazzire. Dopo averla stantuffata per bene, Lui si stende mentre Lei per farlo rilassare un po’…prende il mano il suo grosso cazzo,massaggiandolo leggermente e guardando verso la telecamera, se lo riporta in bocca leccandolo per bene…come se volesse dirmi, guarda come sono troia !!! Dopo avergli terminato il pompino, si siede nuovamente su di Lui…dandogli la vista del suo bel culo. Bella posizione e belle immagini vedo dal monitor….Lei che si muove forte su di Lui con le sue grosse tette che fanno su e giu !!!! Mi fa impazzire il tuo culo solo a guardarlo le dice….cosi’ la sposta mettendola a pecora e mentre Lui continua a scoparla, lei guarda fissa sempre verso la Cam. Ti piace che sono cosi’ troia? Chiedeva mia moglie allo stallone…. Certo, gli rispose….sei una gran troia….e ti voglio ancora piu’ troia. Lei: ancora piu’ troia? e cosa vuoi farmi? (ansimando di piacere) Lui: la prossima volta che passo a trovarti, vengo con un amico cosi ti scopiamo in 2….Si Si lo voglio(godendo mentre viene scopata), ma solo se ha il cazzo grosso come il tuo…. È piu grosso del mio, ti faremo impazzire dal piacere…..adesso girati che di voglio fare la doccia. Il tempo di girarsi, prenderlo tra le mani….guarda verso la Cam….fammi la doccia !!! e le viene tutto sul viso, mentre Lei lo accarezzava pulendolo per bene. !!! Io dal mio monitor…ho goduto da impazzire vedendo e ascoltando tutta questa scopata, proprio come fosse un film XXX. Dopo questo incontro, si sentono regolarmente e progettano una nuova data a breve.
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4 mesi fa
frillycoppia, 45/45
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Sesso in tre in una lunga serata di giugno
Dopo quella prima volta con Tommaso, e successivi altri incontri sempre con lui, per un lungo periodo non accadde nulla con altri singoli.
Gli impegni con il lavoro e il trasferimento nella nuova casa avevano completamente assorbito, sia fisicamente sia mentalmente, me come anche Camilla.
La casa che avevamo affittato era molto carina ed aveva un bel giardino riservato. Eravamo in bella solitudine, nessun vicino di casa se non alcune altre abitazioni ma distanti da noi.
Fu Camilla a gestire l’arredamento della casa e anche quello del giardino.
Infatti, fu lei ad avere l'idea di mettere un letto per esterno da giardino proprio nella parte più riservata dello stesso.
Aveva creato un’area di relax molto bella e accattivante.
Non avevo immaginato a cosa altro potesse servire oltre che a prendere sole in totale libertà e comodità.
Vivevamo una vita intensa, il lavoro, gli impegni, gli amici lasciavano poco tempo a tutto il resto.
Spesso ricordavamo i momenti belli passati con Tommaso e la nostra fantasia viaggiava in alto.
Ogni qual volta che lei ricordava con nostalgia le serate in tre, le dicevo: "Per quel che mi riguarda, mi piace guardarti scopare con un altro uomo. Mi eccita vederlo farti godere ma anche come tu riesci a farlo arrivare al settimo cielo e farlo venire dentro di te, anche a me piace il sesso in tre".
Lei confermava di essere ben disposta, l’idea le piaceva molto, ma era consapevole della difficoltà di trovare un partner affidabile e riservato, doveva essere quello giusto non uno tanto per farlo.
Anche io ero consapevole che non era facile trovare un amico da inserire nel nostro ménage.
Non insistevo più del dovuto ogni qualvolta lei aveva dei dubbi sui possibili partner che incontravamo.
Camilla affermava che amava quando due uomini si dedicavano a lei, e che l’idea di farlo di nuovo era molto vivo in lei.
Una sera, in particolare si lasciò andare ad alcune affermazioni che mi hanno colpito, disse: "Voglio essere scopata in tutti i modi possibili, senza limiti. Voglio godere di tutta la sborra che riesco a tirare fuori dai miei compagni di letto". Poi, con mia sorpresa, aggiunse: "La prossima volta voglio farlo al tramonto. Quel momento magico appena prima del tramonto. Voglio che mi guardi mentre mi scopano sul grande letto fuori, in giardino".
Continuando, divenne propositiva dicendo: "Sai che giorno è dopodomani? Il solstizio d’estate!" Fece una pausa, poi aggiunse: "Che ne dici, potremmo invitare Enrico per una piccola festa, una serata insieme, per guardare il tramonto nel giorno più lungo dell'anno?"
Enrico è un nostro amico conosciuto casualmente in una festa di compleanno. Un simpatico ragazzone di 35 anni dalla carnagione bruna e dal fisico molto ben strutturato.
Dopo aver fatto conoscenza ed aver passato quasi tutta la serata a parlare tra di noi, ci siamo rivisti in molte altre occasioni, anche in gite giornaliere fuori città.
Lei lo aveva invitato diverse volte a casa nostra per cene o pranzi domenicali.
Enrico aveva sin dal primo incontro flirtato con Camilla, quasi sempre con discrezione.
A volte, per via delle libagioni eccessive di alcol, senza inibizioni o tabù, andava sul pesante.
Oltre alle parole, spesso, vi erano stati allusioni provocanti e momenti con contatti fisici molto spinti tra Camilla ed Enrico.
A lei piaceva molto Enrico, non le davano nessun fastidio le proposte, spesso spinte, che lui lanciava, anzi.
Le sue risposte erano anch’esse sempre molto esplicite e provocanti.
Sembrava ben disposta ad accettare le sue avance e ben predisposta a farci sesso.
Quando, tra di noi, parlavamo di lui, lei affermava: “Mi piace Enrico, è molto sexy, credo che le piaccia anche io, oltre ad apprezzamenti verbali nei miei confronti, a volte, la sua mano scivola in modo indiscreto su di me, io non do seguito alla cosa ma nemmeno lo fermo. Credo, inoltre, sia ben fornito lì sotto, le poche volte che abbiamo ballato ho sentito un pacco niente male.”
L’idea di Camilla di invitarlo a casa per la sera del solstizio mi andava bene, in fondo era un amico che conoscevamo abbastanza e con cui avevamo trascorso diverso tempo insieme.
Alla sua idea risposi senza perplessità: "Possiamo organizzare, mi va … Tramonto? Non è quello che guarderò se la serata diverrà più intrigante, te lo prometto."
Camilla, prendendo l’iniziativa, telefonò a Enrico e lo invitò, gli disse: “Carissimo che ne dici se dopodomani sera la passiamo insieme? Se vieni preparo la cena e il dopo cena in giardino a guardare il tramonto … cosa ne pensi?”
Lui accettò immediatamente. Aggiunse al suo sì, inoltre, non smentendo sé stesso, una frase allusiva sul sesso, lo faceva spesso a mo’ di scherzo: “Va bene la cena ma a me interessa soprattutto il dopo, questa volta non mi scappi, mi piacerebbe poter avere un approccio con te di altro tipo, un po’ più sensuale, cosa ne pensi?”
Lei rispose: “Si vedrà, se ci sai fare ci potrebbe essere una bella sorpresa per te.”
L'immagine di Camilla che veniva toccata dal nostro ospite balenò nella mia mente sentendo la telefonata.
I due giorni prima della cena passarono velocemente.
Camilla, quel pomeriggio, si preparò per la cena oltre che con un make-up particolarmente accattivante, anche con un peculiare taglio dei peli pubici. Si era depilata completamente le labbra della figa, lasciando dei peli solo nella parte sovrastante. Aveva visto delle foto online che l’avevano colpita e si era ripromessa di rifarsi quel taglio alla prima occasione.
Completò la sua opera indossando un vestitino molto sexy.
Un tubino molto stretto e trasparente che non lasciava nulla all’immaginazione.
Non indossò il reggiseno ma solo un piccolissimo perizoma in pizzo che copriva a malapena i peli del pube.
Enrico arrivò molto presto nel pomeriggio, come avevamo concordato. Ci sedemmo nella veranda per parlare e bere qualcosa.
La serata iniziava nel migliore dei modi.
Poi, poco prima del tramonto cenammo in veranda.
Camilla aveva preparato una cena con delle pietanze non molto complicate ma sicuramente d’effetto. Un risotto allo scoglio e poi un piatto di crudità di pesce, tra cui anche ostriche ed altri frutti di mare, tutto accompagnato da un buon vino bianco freddo.
Per dessert un sorbetto al limone e vodka chiuse la cena.
Dopo qualche chiacchera ci siamo trasferiti, su suggerimento di Camilla, nel lettone in giardino.
Eravamo tutti rilassati, ridevamo e ci godevamo il momento di relax.
Col senno di poi, ricordo gli sguardi scambiati tra Camilla ed Enrico, soprattutto quanto lei fosse euforica e spensierata.
Ci stavamo godendo un bicchiere di grappa Amarone fredda e, per tutto il tempo, gli occhi di Enrico continuavano a incrociare quelli di Camilla.
Lei era distesa sul lettone con la schiena appoggiata su dei grossi cuscini, il leggero vestitino che indossava copriva a malapena il perizoma lasciando completamente scoperte le gambe.
Enrico le stava accanto ed io ero seduto sul bordo del letto osservando loro due.
In seguito, Camilla mi disse di aver sentito lo sguardo di Enrico sul suo corpo: "Era come se sapesse quanto fossi bagnata sotto il vestito. Come se stesse immaginando tutti i modi in cui mi avrebbe fatto godere".
Dopo diversi minuti che eravamo lì distesi ad assaporare la grappa, Enrico chiese a Camilla se fosse possibile avere dell’acqua. Lei, annuendo con un cenno della testa, si alzò per andare a prenderla dentro casa.
Enrico l'aveva seguita con gli occhi per tutto il tragitto fino dentro casa, una volta che lei era lontana da noi mi disse: “Luca, lo sai che mi piace da morire Camilla, sia come amica sia come donna. Sono molto legato anche a te, sto benissimo quando siamo insieme. Però, c’è un però che mi assilla e ne vorrei parlare prima con te. Senza mancarti di rispetto e perdere la tua amicizia, a cui tengo molto, devo dirti che sono completamente preso da lei e vorrei farci sesso, sempre se tu mi dai il tuo consenso, altrimenti resta tutto come è ora.”
Io, dopo un attimo di riflessione, risposi: “Non devi chiedere a me se puoi o meno scopartela, lei è libera di scegliere con chi fare sesso ovviamente sempre con me presente e partecipe, è stata sempre una sua prerogativa la libertà sessuale, io non le pongo limiti. Quindi chiediglielo esplicitamente, parlane con lei. So che lei è ben disposta nei tuoi confronti e non credere che lo sia con tutti i maschi che le girano intorno.”
Enrico fu rincuorato dalla mia risposta e, dopo un sospiro di sollievo, si alzò e raggiunse Camilla dentro casa mentre io rimasi seduto fuori a godermi la visione della notte che lentamente scendeva, assaporando gli ultimi sorsi della mia grappa.
Raggiunse Camilla in cucina dove stava riempiendo una brocca di acqua fresca con del ghiaccio, entrò e si fermò a pochi centimetri di distanza da lei.
Un improvviso brivido di eccitazione percorse la schiena di Camilla quando si trovarono uno di fronte all’altro.
L'elettricità tra loro era densa e lei poteva sentire i suoi capezzoli prendere vita, eretti sotto il sottile cotone del suo vestito. Sapeva che anche lui poteva vederli.
Lui allungò la mano e la toccò, afferrandole, una ciocca di capelli. Poi, lasciandola scorrere tra le mani, le accarezzò il volto facendola sussultare.
La sua mano scivolò più in basso, sfiorandole leggermente dal seno alla curva del sedere.
Gemette mentre lui le stuzzicava lentamente la punta delle dita lungo l'interno delle cosce, lasciandole librarsi sul punto inzuppato del suo tanga, quasi toccandole la figa.
Le loro bocche si sfiorarono e lei sentì il cazzo di Enrico premerle contro attraverso i pantaloni.
Enrico con un filo di voce le disse: “Ho parlato con Luca, volevo avere il suo assenzo prima di provare a coinvolgerti in qualcosa di più di una semplice chiacchierata. Luca mi ha risposto che dovevo parlare con te, che solo tu puoi decidere se andare oltre. Ormai sei nella mia mente, vorrei fare sesso con te in tutti i modi che tu vorrai, ovviamente senza escludere Luca. Cosa ne pensi? Ti piacerebbe farlo?”
Camilla, dopo qualche secondo rispose: “E’ da un po’ che ci penso, anche io ne ho parlato con Luca. Certo che mi andrebbe, l’idea di essere posseduta da te e Luca insieme mi eccita da morire. È molto tempo ormai che non faccio sesso con due uomini insieme, il sesso in tre mi attira immensamente. Pertanto, certo che mi piacerebbe stare con te e Luca. Questa serata è stata organizzata anche affinché questa possibilità potesse diventare una realtà.”
Lui, per tutta risposta, le spostò di lato il perizoma e le toccò le morbide labbra della sua figa e di seguito il clitoride.
Il corpo di Camilla fu percorso da un brivido di piacere, un gridolino di approvazione e di desiderio gli uscì dalle labbra.
La figa di Camilla aveva inondato di umori la mano, inzuppandogli le dita.
Era rimasta senza fiato per qualche istante, poi baciò Enrico avidamente, la sua mano scivolò sul suo cazzo duro massaggiandolo attraverso i pantaloni.
Quindi si sistemò il perizoma e il vestito, prese la brocca d'acqua, e con Enrico mi raggiunse fuori in giardino.
Sedutasi sul lettone in giardino, Camilla mi disse: “Enrico mi ha detto tutto. Io sono d’accordo come già sai. Se non aveste nulla in contrario mi piacerebbe fare sesso qui in giardino, è una location che mi piace molto.”
Si vedeva negli occhi di Enrico una luce particolare mentre annuiva con un cenno della testa, ed io annuì allo stesso modo dicendo: “Come desideri tu mia padrona … noi siamo qui per compiacerti e soddisfare tutte le tue fantasie.”
Sorrisero tutti e due.
Senza dire una parola, con l’aiuto di Enrico, sfilammo il vestito che indossava Camilla.
Seduto accanto al suo corpo quasi nudo, i seni turgidi, i capezzoli eretti, la baciai sulle labbra, ancora con il gusto della grappa che avevamo bevuto prima.
Feci scivolare lentamente la punta delle dita sulle curve dei suoi seni e dei suoi fianchi mentre lei gemeva dolcemente.
Sapevo quanto fosse eccitata, potevo quasi assaporare il suo desiderio di sesso.
La guardai contorcersi soddisfatta sotto il mio tocco.
La baciai dolcemente e poi le feci scorrere le mani lungo l'interno delle cosce verso la sua figa umida, e le dissi: "Camilla ... ti ha fatto bagnare così tanto solo l’idea di stare con Enrico?"
"E si … sono molto eccitata!!! La situazione è invitante!!!" ammise con un sussurro.
Lasciai che la punta delle mie dita sfiorasse appena il suo clitoride, e lei ansimò e tremò visibilmente.
Mi afferrò la mano e la fece passare tra le gambe, appoggiandola contro il suo monte di venere inzuppato e spingendo le mie dita nella sua fessura fradicia di umori.
Enrico che fino a quel momento era rimasto inattivo, in ammirazione dell'intesa che c’era tra me e Camilla, si avvicinò posizionandosi dietro di lei.
Si abbassò lentamente la cerniera dei pantaloni e li sfilò. Quindi, fece scivolare via anche gli slip. Questo movimento di Enrico ha ipnotizzato Camilla soprattutto quando tirò fuori il suo grosso pacco.
Rimanemmo entrambi sorpresi e impressionati dalle sue dimensioni.
Il suo cazzo oltre ad essere molto lungo era notevolmente grosso. La cappella, dalla forma perfetta, sovrastava una stanga veramente bella e impressionante.
Una ondata di piacere comparve sul viso di Camilla mentre lui faceva scivolare lentamente, dopo averla fatta mettere di fianco ed averle alzato la gamba destra, la sua verga pulsante nelle labbra della sua figa.
A quel tocco lei gemette dolcemente e disse: “Wow, che bell’arnese. Se è già così impegnativo esternamente figuriamoci quando lo metterai dentro, non vedo l’ora di potermelo gustare tutto. Mi fai quasi paura per le dimensioni ma è stupendo, voglio sentirlo tutto dentro di me.”
Il mio cazzo pulsava mentre lo guardavo far entrare quella verga enorme nella sua figa viscida.
Enrico si muoveva lentamente dentro e fuori di lei, assaporando ogni spinta.
Lei si è girata verso di me, mi guardava con un volto pieno di goduria, i nostri sguardi si incontrarono e si incrociarono.
Venivo catturato dalla bellezza del suo volto mentre il cazzo di un altro uomo la riempiva e la scopava nella figa.
Tra un gridolino e l’altro Camilla disse: “Wow Enrico … non ti facevo così possente, il tuo cazzo è veramente grosso, lo sento dentro di me e una forte sensazione di piacere mi fa perdere la testa.”
Lui spingeva dentro tutto il suo cazzo.
Ogni penetrazione Camilla l’accompagnava con un gridolino di piacere: “Argh … come è grosso, sento la figa allargata e piena come non mai. Wow … che bello averti dentro.”
Lei si contorceva tutta quando Enrico la fotteva in profondità, con maggiore forza e velocità. La sentivo ansimare e godersi tutto il cazzo.
Contemporaneamente lei mi stava portando al limite dell’orgasmo accarezzando il mio cazzo con le sue mani, mi stava portando fino all'orlo dell'esplosione masturbando la mia verga con una intensità crescente.
La fermai indietreggiando, desiderando che quei momenti potessero durare più a lungo.
Mi abbassai sul suo seno ed iniziai a baciarle e leccarle i capezzoli, mentre con le dita portai indietro la pelle che le copriva il clitoride e lo massaggiai intensamente dall’alto verso il basso.
Il suo piacere cresceva a ogni spinta, il suo orgasmo aumentava dentro di lei mentre Enrico la prendeva da dietro.
Io contribuivo con il mio lavoro di lingua e con le dita.
Lui, ad un certo punto, si fermò e lo tirò fuori per un secondo, poi lo fece entrare di nuovo dentro di lei con una spinta incredibile. Esclamò: “Wow … che meravigliosa figa. Arg … mi cattura il cazzo in un modo indescrivibile. Si … sì …. mi ero immaginato mille volte tutto questo ma mai così bello ed intenso.”
Camilla sobbalzò gridando mentre quel grosso membro la penetrava con forza, sbavava e gli gocciolava la saliva dalla bocca per la goduria che provava.
Io le stuzzicavo tette e clitoride, in simbiosi con i movimenti di Enrico, ogni spinta generava in lei piacere e bisogno di interagire con urli e apprezzamenti: “Si … Siiii … è meraviglioso averti dentro … continua così. Anf … Yum … fammi godere dei tuo cazzo dentro … tutto dentro di me. E tu, luca, leccami il capezzolo tutto intorno e poi, con la punta della lingua stuzzicalo. Vai su e giù sul clitoride, aiutami nel farmi godere, tra non molto vengo, lo sento crescere in me l’orgasmo!!!”
Lui le teneva sollevata la gamba mentre la scopava, ansimando per il movimento le accarezzava le cosce e le baciava il collo.
Camilla mi guardava con un luccichio negli occhi, un misto tra estasi e compiacimento: “Vedi che piacere può darmi!!!” sembrava dire. “Vedi il suo grosso cazzo pulsare dentro di me? Guardalo come mi martella, proprio nel modo in cui ho bisogno di essere scopata.”
Le stuzzicavo il clitoride con la punta del dito mentre lui continuava a spingere dentro di lei il suo cazzo. I gemiti di Camilla riempivano l'aria della notte.
I miei sentimenti in quei momenti erano estremamente contrastanti, passavano dal piacere estremo nel vedere Camilla godere della situazione, all’invidia pressante della prestazione che il nostro amico stava avendo con lei.
Gli invidiavo il suo cazzo e la forza che gli consentiva di farla godere così tanto.
Questi pensieri durarono pochi attimi nella mia mente e tutto fu sciolto dallo sguardo di Camilla, lei mi comunicava con forza la sua gratitudine e la sua ammirazione nei miei confronti per quello che le consentivo di fare ed avere, oltre al fatto che la sentivo mia, solo mia.
Confermava questa mia sensazione in ogni suo gesto. Enrico era solo l’oggetto del suo desiderio come un vibratore ma non il suo amore o la sua passione.
Le luci che Camilla aveva sistemato con cura in giardino e intorno al letto si accesero al tramonto. Illuminavano il suo splendido corpo e quello del suo amante che la stava scopando.
Angolo rischiarato mentre l'oscurità si infittiva intorno a noi.
Mi alzai e mi avvicinai lentamente al punto in cui Camilla appoggiava la testa sui cuscini mentre Enrico continuava a montarla muovendosi dentro di lei.
Avevo il cazzo duro come una roccia, ero teso come le corde di un violino, scoppiavo dal desiderio.
Lei osservando il mio movimento comprende quali fossero le mie intenzioni, si separa momentaneamente da Enrico per posizionarsi sulle ginocchia girandosi verso di me con la testa, mi guarda e con un movimento delizioso prende per intero il mio cazzo dentro la sua bocca, infilandoselo fin giù nella sua gola.
Con quel movimento, lei mette ben in vista il suo fondo schiena, era un invito perfetto, posizionata con i fianchi per aria affinché Enrico la potesse prendere da dietro alla pecorina.
Le accarezzai teneramente il volto mentre lui scivolava dentro di lei, assaporando di nuovo la sua figa, seppellendo il suo grosso membro dentro.
Ci fissiamo negli occhi io ed Enrico, senza dire una parola ma di comune accordo, accarezzavamo amorevolmente Camilla. Lei lanciava dei gemiti di piacere.
Sono in estasi, il mio cazzo pulsa, e lei se ne accorge e lo fa scivolare tra le sue labbra prendendosene cura, la morbida carezza della sua bocca e della sua lingua mi inonda di goduria.
Mi accarezza con le mani le palle mentre Enrico la scopa da dietro più forte e veloce.
I suoi baci diventano più selvaggi mentre il suo orgasmo aumenta, Enrico si muove ritmicamente con movimenti lunghi e armoniosi, il suo sguardo è fisso mentre nell’area della sera si propaga il rumore del ventre di Enrico che batte sul fondoschiena di Camilla.
Il suo corpo veniva attraversato da brividi e tremori violenti, si sentono per tutto il giardino i suoi lamenti di piacere: “Argh … Si … Siiii … Vengo … Vengoooo … non fermarti ti prego Enrico.”
Respirava affannosamente, poi, sorridendo e gioendo incitava Enrico e me a fotterla con intensità mentre assaporava l’ultimo tremore del suo orgasmo.
Enrico le accarezzava il corpo con ancora dentro di lei la sua verga.
Sarà anche venuta, ma ci sono ancora due cazzi pieni di sborra da far godere.
Pertanto, mi muovo per andare verso Camilla, desideroso di avere il mio turno per scoparla, Enrico comprende e si sposta di lato per farmi entrare in ballo.
Mi lasciai cadere sulle lenzuola calde e la mia compagna si mise a cavalcioni della mia erezione, affondando lentamente la sua fica gocciolante su di essa.
Era più bagnata di quanto l'abbia mai sentita, stantuffava, saltando sul mio membro gonfio e duro come una roccia.
Mi cavalcava mentre fissava negli occhi Enrico che ora era davanti lei, baciandolo si muoveva su e giù su di me.
I suoi gemiti aumentarono di intensità, sentivo che iniziava a crescere in lei, con mia forte sorpresa per la velocità, un altro orgasmo.
Esplodeva di nuovo in lei un orgasmo potente e vibrante, un'ondata di umidità si propagava sul mio cazzo e la sua figa si contraeva con spasmi sulla mia verga.
Per l’eccitazione non riuscivo più a contenere il mio di orgasmo, esplodendo dentro di lei, sentivo il calore del mio sperma inondare la sua vagina e il mio cazzo.
Lei alzandosi lo tirava fuori e io le accarezzavo la vulva mentre il mio seme caldo scivolava lentamente fuori.
Stava baciando con trasporto Enrico mentre sentiva gli ultimi fremiti del mio orgasmo.
Una volta scesa da me, dandomi un bacio affettuoso rivolse le sue attenzioni verso Enrico.
Non ha ancora finito con lui, da ora in poi sarà il suo momento, Camilla farà di tutto per soddisfarlo e fargli raggiungere un amplesso per completare il primo giro della serata.
Mentre Camilla si sdraiava supina sul letto alzando le gambe e mettendo in bella mostra la sua figa, Enrico si posizionava su di lei.
Le cosce di Camilla erano inondate ancora del mio sperma mentre lui scivolava dentro con il suo cazzo.
Immaginavo cosa dovesse essere la sensazione che lui provava, far entrare il cazzo dopo che un altro uomo l’aveva appena scopata e riempita di sperma.
Fantasticavo quanto dovesse essere morbida, calda e deliziosa la sua vagina.
Questi pensieri fecero sì che il mio cazzo iniziasse di nuovo a drizzarsi.
La guardavo mentre un altro uomo le dava piacere e, per un momento, sembrava che la notte più corta dell'anno durasse una eternità.
Continuò a fotterla con movimenti prima lenti e poi veloci per un tempo lunghissimo.
Ansimavano entrambi quasi all’unisono quando, con un urlo più intenso, Enrico esclamò: “Ohhh … vengo … vengo … sì … sì …”
Si irrigidì e, quindi, tirando fuori la sua verga, venne sul ventre di Camilla, inondandolo fino quasi al seno. Fu scosso da un orgasmo lungo e potente con il quale svuotò tutto il suo seme su Camilla.
Poi, dopo essersi adagiato accanto a lei, disse; “Immaginavo che potesse essere bello scopare con te, ma non così bello. Ho provato sensazioni di una intensità tale da sconvolgermi. Mi è piaciuto tantissimo stare con voi due.”
Ci rilassammo per un attimo distendendoci nel letto, eravamo pienamente soddisfatti di quanto avevamo vissuto fino a quel momento. Il cielo su di noi era splendido.
Quel silenzio incantato fu interrotto da Camilla che con voce ferma disse: “Mi piacerebbe che mi scopaste in due, uno nella figa e l’altro nel culo. Vorrei provare con due cazzi insieme dentro di me. Vi va di farlo?”
Siamo rimasti tutti e due, io ed Enrico, sorpresi da quelle parole.
Enrico non se lo fece ripetere due volte, anche a me l’invito piaceva molto.
Lo avevo sognato più volte ma non avrei mai immaginato che potesse chiedere lei di farlo. Ero sorpreso ed eccitato.
Anche se la serata era calda una certa umidità era presente nell’aria. Il letto esterno era eccessivamente inumidito.
Camilla propose di rientrare in casa ed andare nella nostra stanza da letto dicendo: “Andiamo dentro, credo che staremo meglio sul letto di casa.”
Per noi due la cosa andava bene, quindi ci alzammo tutti e, seguendo Camilla, andammo dentro fino alla stanza da letto.
Arrivati Enrico si distese supino sul letto e fece salire Camilla sopra la sua verga con la schiena rivolta verso di me.
Iniziarono loro due a scopare sotto il mio sguardo attento.
Poi, mi avvicinai alle spalle di Camilla e iniziai a stuzzicarle il buco del culo, cercando di inumidirlo per lubrificarlo.
Avevo preso nel cassetto del comodino il lubrificante intimo che utilizzavamo generalmente.
La mia iniziativa piaceva a Camilla, infatti mi incitava a continuare dicendo: “Dai Luca, inondami di lubrificante e infilami le dita nel culo, mi eccito da morire.”
A lei piaceva farsi manipolare il didietro, tra un gridolino di compiacimento e un altro, disse: “Si, si … continua così Luca, mi fai eccitare alla grande, ficcami dentro anche più di un dito ma, poi, voglio il tuo cazzo, voglio sentirvi dentro tutti e due.”
Dicendo questo saltellava sulla grossa verga dura e possente di Enrico.
Ho continuato ad inumidire le mie dita con il lubrificante e ho infilato prima due dita nel culo di Camilla, e poi tre muovendoli su e giù dentro lo sfintere.
A queste stimolazioni lei vibrava e ci incitava: “Vai così, continua … Enrico muovilo dentro la figa, fammelo sentire per tutta la sua lunghezza. Datemi piacere insieme … sono la vostra troia … voglio essere scopata da tutti e due.”
Era in estasi, tutta questa situazione le piaceva da matti.
Anche Enrico era infoiato come un tricheco e ci dava dentro con forza nella figa di Camilla.
Dopo aver giocato e lubrificato con le dita il buco del culo di Camilla è arrivato il momento di infilarle il cazzo.
La posizione era perfetta, Camilla, piegandosi in avanti sul petto di Enrico aveva messo in bella mostra il suo orifizio anale.
Lei facilitava i nostri movimenti per poterci consentire di fare sesso in due. Quindi, mi sono sistemato un po’ più in alto di lei, ho appoggiato il mio cazzo sul suo buco ben lubrificato e spingendo con una certa forza l’ho infilato giù per il suo sfintere.
All’inizio solo una parte, era effettivamente molto stretto per la presenza dentro di lei già della verga di Enrico.
Anche la posizione non favoriva i miei movimenti, stavo quasi sospeso su di loro in un equilibrio precario.
Camilla era decisamente un'amante della penetrazione anale. In molte altre occasioni me lo aveva dimostrato praticamente.
Però, la presenza di un altro cazzo nella vagina, per giunta grosso come quello di Enrico, le creava qualche difficoltà.
Infatti, disse: “Piano Luca, vai piano dagli il tempo di adattarsi. Enrico fermati per qualche secondo, facilita Luca nella penetrazione del mio sfintere.”
Lei percepiva una dilatazione estrema che le dava un certo fastidio. Quindi ci diresse in modo magistrale per superare l’impasse.
Enrico vedeva negli occhi di Camilla la sua eccitazione mentre si faceva scopare sia il culo sia la figa; quindi, la incitò a farsi penetrare da entrambi: “Dai Camilla, facci godere dei tuoi orifizi, trasforma questo momento in qualcosa di indimenticabile, fatti fottere da tutti e due, fatti penetrare in profondità, ho una voglia matta di godere tutti insieme.”
Era la prima volta che aveva due cazzi in contemporanea nei suoi buchi, e la cosa l’eccitava tantissimo.
Pertanto, superò l’iniziale difficoltà muovendosi prima sul cazzo di Enrico, facendolo entrare tutto dentro, e poi chiedendomi di spingere la mia verga tutta dentro di lei: “Dai Luca, è il tuo turno spingi il tuo cazzo dentro di me.” Ansimando aggiunge “Fammi godere come una troia in calore.”
Lei era eccitata, io ero in attesa di questa sua richiesta, cosa che attuai immediatamente, spinsi con forza il mio cazzo che si fece strada dentro di lei.
Sentì il suo sfintere catturare completamente la mia verga, la sensazione della presenza del cazzo di Enrico nell’altro canale aumentava la mia lussuria. Percepivo la sua presenza, come lui la mia.
Si sentiva per aria un insieme di gridolini, manifestazione di goduria e sospiri di piacere che coprivano l’insieme dei nostri corpi accaldati e sudati.
Enrico sbatteva il suo cazzo dentro Camilla.
Io, lentamente, infilavo il mio cazzo nel suo buco del culo.
Per tutto il tempo Enrico la guardava negli occhi. Lui in modo duro, quasi prepotente la penetrava.
Io spingevo dentro di lei con velocità crescente la mia verga.
La penetravo in profondità, le conficcavo il cazzo nel culo senza fermarmi un attimo.
Camilla sembrava ipnotizzata mentre veniva penetrata da noi due.
Urlava, sorrideva senza controllo, piangeva per il piacere provato.
Si sentiva in tutto al centro del suo universo di goduria sessuale.
Dopo una lunga cavalcata lei è venuta.
Ha avuto un orgasmo violento, esclamò: “Si … siiiii …. Continuate non fermatevi, sto arrivando, sento dentro di me tutti e due e sto godendo come non mai. Continuate a fottermi sto arrivando …”
Concluse le sue parole dicendo solo un “Siiiiiiiii” prolungato con una violenta vibrazione di tutte le sue membra.
Potevo sentire il suo sfintere vibrare e stringere il mio cazzo in un modo incredibile.
Credo che la stessa sensazione fosse stata percepita anche da Enrico.
Camilla era completamente in estasi e pienamente soddisfatta.
Restavamo noi due da compiacere.
Era tanto in estasi che avrebbe fatto qualsiasi cosa per soddisfarci.
Ho subito messo alla prova questa teoria chiedendole di succhiare il cazzo ad Enrico mentre io continuavo a prenderle il culo.
Lei ha obbedito con molto piacere.
Si alzò dal cazzo di Enrico, si mise a quattro zampe davanti a lui.
Faccia in giù e culo in su, le natiche si aprivano mentre riceveva il mio cazzo dentro.
Era diverso da come fatto prima, avevo maggiore possibilità di movimento per scoparla bene nel culo. Poteva prendere tutta la lunghezza del mio cazzo dentro.
Stava ululando e si contorceva mentre spingevo il mio cazzo nelle profondità delle sue strette chiappe.
L'ho scopata tenendole i fianchi, ho spinto forte dentro di lei.
Mi ha fatto un bel regalo, potevo vedere lei che succhiava e andava su e giù sulla grossa verga di Enrico, a mala a pena riusciva a farla entrare in bocca ma non per tutta la sua lunghezza.
Allo stesso tempo io le scopavo il culo con una intensità che mi mandava in estasi.
Ho continuato a ficcarle dentro il mio cazzo, deliziandomi con le sue urla attutite perché soffocate dal cazzo di Enrico.
Erano i lamenti più eccitanti che avessi mai sentito. Mi stimolavano così tanto che venni.
Spruzzai il mio seme caldo dentro Camilla. Giù dove non splendeva il sole.
Mi era piaciuto così tanto che urlavo la mia gioia.
Pensavo tra di me: “Camilla è un giocattolo meraviglioso. Una drogata di sesso di prima categoria. È una grande e bella donna. E non mi stanco mai di scopare con lei.”
Fui interrotto in questi miei pensieri dai gemiti di piacere di Enrico, le stava sparando in bocca tutto il suo seme: Si … sì … vengo, vengo … non ti fermare succhiamelo e leccamelo ancora e ancora. Pompalo tutto, ingoia il mio seme.”
Lei continuò a succhiarlo e leccarlo fino all’ultimo fiotto di sperma, raccogliendo con le mani anche quello che le colava dalle labbra, ingoiando fino all’ultima goccia, poi disse: “Meraviglioso, il tuo cazzo è stupendo e la tua sborra gustosissima. Mi è piaciuto molto farti godere in bocca.”
Ci distendemmo sul letto, appoggiati con lei al centro.
Eravamo tutti e tre sfatti ma soddisfatti.
Il sesso fatto era stato intenso e super piacevole.
Avevamo immaginato di realizzare una bella serata ma mai con questa intensità e soddisfazione.
Enrico si era dimostrato un partner perfetto, sempre pronto alle stimolazioni ma, allo stesso tempo, rispettoso nei nostri confronti.
Una scoperta meravigliosa.
Siamo stati tutti bene ed eravamo felice per esserci divertiti molto.
Camilla, in particolare è riuscita a soddisfare la sua voglia segreta. Avere due uomini in contemporanea dentro di lei.
Esperienza cercata e trovata con il massimo della goduria possibile.
Nei giorni successivi abbiamo parlato tra di noi della bella serata trascorsa con Enrico.
Camilla era entusiasta del sesso fatto e mi confermava che avrebbe molto gradito farne di altri incontri con il nostro amico.
Io ero d’accordo, in fondo mi era piaciuta molto la serata trascorsa insieme.
Le parole di Camilla che mi sconvolsero, ovviamente positivamente, furono quelle dette poco dopo: “Il prossimo incontro, però, ti chiederò di invertire le posizioni, nel culo voglio il cazzo di Enrico, devo provare a farmi fottere da lui, voglio provare il suo di cazzo.”
Rimasi sbalordito da questa richiesta, non immaginavo che Camilla potesse bramare ad avere un così grosso cazzo tra le sue chiappe.
Però, visto che era un suo desiderio, cosa potevo fare io se non tentare di farlo avverare.
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4 mesi fa
Al2016,
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Piccolo e insignificante
Ciao, ho il fetish di essere minuscolo, tipo alto 1cm, e di venir torturato da una gigantessa, che lo fa solo per puro piacere. Mi può torturare in vari modi, con le tette, con il culo, con i piedi, adoro venir chiuso nelle sue scarpe con un forte aroma, e con i suoi bianchi calzini sudati e salati.
1920
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4 mesi fa
Sottomesso1926,
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Un trio imprevisto.
Da qualche tempo il mio sogno ricorrente era quello di avere un incontro a tre. Io e un amico che condividevamo la mia donna scopandola insieme.
L’idea di mettere al centro dell’attenzione di due uomini la mia lei mi eccitava tantissimo.
Pensavo tra me e me: “Devo essere un vero pervertito! Eccitarsi nel guardare il cazzo di un altro uomo che scivola dentro e fuori dalla bocca, dalla figa e dal culo della tua donna non è del tutto normale, Però mi attira molto, almeno nei miei pensieri e nei miei sogni.”
Non so spiegarlo, ma solo il pensiero del cazzo che martella la figa di Camilla mi eccita. Sarà stata la mia naturale tendenza ad essere un cuckold.
Ne avevo parlato con lei, ma nulla nella sua risposta mi poteva far presagire quello che poi in realtà, tempo dopo, è successo.
Vi racconto la nostra prima volta.
Nella previsione di un trasferimento di città per via di un nuovo lavoro abbiamo iniziato a cercare un appartamento dove traslocare.
Abbiamo trascorso alcuni weekend nella nuova città a cercare casa e alla fine abbiamo individuato un appartamento.
Il broker con cui avevamo appuntamento per vedere l’appartamento non si è presentato, quindi, abbiamo deciso di girare per il complesso per farci una idea almeno delle aree comuni.
Un uomo, più o meno della nostra età, vedendoci girare a vuoto si è avvicinato e ci ha chiesto se potesse aiutarci: “Buon giorno, sono Tommaso, cercate qualcuno, posso aiutarvi in qualche modo?”.
Noi ci siamo presentati, Camilla e Luca, quindi gli abbiamo spiegato che ci sarebbe piaciuto vedere un appartamento da affittare nel complesso, però, l’appuntamento con chi doveva farcelo vedere era fallito.
Lui, per tutta risposta, ci disse: “Se volete, posso mostrarvi il mio in quanto è del tutto simile a quello che volete affittare.”
Senza pensarci molto, abbiamo accettato l’invito.
Entrati dentro casa di Tommaso, lui ci ha guidato per il suo appartamento e, in effetti, ci è piaciuto.
Dopo averci fatto visitare la sua casa chiacchierando amichevolmente, ci ha invitato a sederci nella sua sala da pranzo e ci offerto da bere.
Io e Camilla abbiamo accettato ben volentieri, in fondo quel pomeriggio lo avevamo dedicato interamente alla visita dell’appartamento e non avevamo altro in programma.
Ha preparato alcuni drink e, seduti al suo tavolo, abbiamo parlato degli inquilini che vivevano nel complesso. La maggioranza delle persone che vi abitavano, almeno per lo più, erano coppie giovani, lui era uno dei pochi single che vivevano in quel complesso.
Chiacchierando amabilmente, sembrava che ci conoscessimo da tanto tempo, dal pomeriggio siamo rimasti da lui fino a sera, i drink continuavano a scorrere e stavamo tutti iniziando a essere piuttosto allegri.
Camilla dopo tanto bere ha avuto la necessità di andare in bagno, ha chiesto il permesso e si è allontanata.
Quando siamo rimasti soli, Tommaso, mi ha detto: “Se posso, volevo dirti che hai una compagna davvero carina. Direi veramente sexy.”
Ho fatto un cenno di assenso.
Camilla aveva 31 anni, alta circa 1,65, pesava circa 54 chili, aveva un seno molto bello e decisamente sodo, lunghi capelli scuri, volto molto bello ed espressivo, occhi di un verde scuro molto intenso. Insomma, una gran bella ragazza
Lui, insistendo su Camilla, mi disse: "Devo essere sincero, ho notato che sotto il vestito il suo seno è nudo, ed è veramente bello. Non usa mai reggiseno?"
Sono rimasto un po’ interdetto dal riferimento al corpo di Camilla, ma senza dare l’impressione che la cosa mi avesse infastidito, gli risposi: "Non sempre, però con certo abbigliamento non usa il reggiseno, in fondo non ha bisogno di supporto, il suo seno è bello sodo e sta su da solo. Non hai idea di quanto siano belle le sue tette quando è senza vestiti.”
Lui è rimasto colpito positivamente da questa mia risposta, forse si aspettava una mia alzata di scudi.
Camilla tornò dal bagno, un po’ barcollante e ridendo con la sua classica risata da brilla.
A quel punto le nostre chiacchere passarono da un livello formale a uno molto più libero ed esplicito.
Lui ci fece molte domande su di noi, sul sesso e sulla relazioni che avevamo con gli amici e amiche.
Camilla in preda ai fumi dell’alcol rispondeva con molta sincerità e in modo esplicito.
Tra una chiacchera e l’altra, tra un bicchierino e l’altro, Tommaso ci ha chiesto se volessimo vedere un film e noi, senza pensarci su molto, abbiamo accettato. Infondo era un modo per passare la serata.
Aveva un grande divano davanti la tv e ci siamo seduti tutti e tre. Ha avviato un film che era già pronto e ha abbassato le luci.
Ci aspettavamo un film “normale”, magari un best seller recente ma, invece, già dal titolo si capiva che si trattava di un film porno. Il titolo della pellicola era: "Non mi basta mai. Due cazzi sono meglio di uno".
Questo ci ha colto un po' alla sprovvista e sorpreso.
Camilla mi ha guardato e ha scrollato le spalle, come dire che per lei andava bene guardare quel film.
La pellicola è iniziata con due uomini che parlavano con una donna. Sono andati tutti e tre in una stanza di un motel e hanno incominciato a baciarsi, toccarsi e spogliarsi.
Entrambi gli uomini avevano dei cazzi di buone dimensioni ed era evidente come Camilla li osservava attentamente, con gli occhi spalancati.
Mentre entrambi gli uomini hanno iniziato a baciare e toccare la donna, Camilla scusandosi si è alzata perché doveva riandare in bagno per una “certa cosa che doveva fare”.
Si alzò e si allontanò senza specificare altro. Probabilmente voleva rifarsi il trucco, pensammo sia io sia Tommaso.
Quando se è allontanata lui mi ha chiesto: “Il film va bene? Non volevo mettervi in imbarazzo ma credevo che vista la situazione potesse interessarvi andare oltre tra di noi.”
Io gli risposi: "Non ho nessun problema a vedere il film e andare oltre … immagino che sia lo stesso per Camilla ... ma dobbiamo chiedere a lei e poi vedremo".
Camilla, dopo pochi minuti ritornò e si sedette tra di noi sul divano.
Tommaso ha fatto ripartire il film, gli uomini avevano iniziato a succhiare e baciare tutto il corpo della donna.
Uno le succhiava il seno e l'altro scivolava giù per iniziare a leccare la figa.
Camilla sembrava completamente catturata da quello che vedeva, si dimenava sul divano eccitatissima, così colsi l'occasione e le girai il viso verso di me e la baciai.
Le sue labbra si aprirono e la sua lingua roteava nella mia bocca, poi iniziò a succhiarmi la lingua mentre ci baciavamo. Con la mano le sollevai top per accarezzarle i seni.
Continuammo a baciarci dimenticandoci di Tommaso accanto a noi. Le accarezzavo con insistenza i suoi capezzoli duri.
Ora gemeva e si contorceva sul divano.
I suoni che provenivano della TV la riportarono con i piedi per terra e si rese conto della presenza di Tommaso accanto a noi.
Mi fermò e diventò rossa per l’imbarazzo. L'alcol aveva fatto il suo effetto rimovendo tutti i tabù, mi guardò interrogativamente come per dire: “Cosa stiamo facendo? Dove ci porterà questa situazione?”
Guardò di nuovo verso la TV e vide che gli uomini sullo schermo erano davvero presi dalla donna.
Uno la stava scopando nella figa e lei stava succhiando il cazzo dell'altro.
Camilla, alla visione di quelle immagini, ebbe dei brividi che le percorsero tutto il corpo, poi respirò profondamente e disse: "Chissà come sarebbe? Sembra una bella situazione da provare"
Io risposi: "Tesoro, possiamo scoprirlo ora se vuoi! Credo che Tommaso sia d’accordo."
Si voltò a guardare il nostro ospite che era seduto lì accanto a godersi lo spettacolo e gli disse: "Vorresti baciarmi e scopare? Vorresti provare a farlo in tre?"
Tommaso rispose immediatamente: “E’ quello che penso di fare da quando vi ho invitati a casa mia!”
Non aspettò un secondo e posò le labbra su quelle di Camilla.
Potevo vedere le lingue roteare e la sua mano che stava andando sotto il top per cercare i suoi capezzoli.
Poi le fece alzare le braccia e le tolse il top lasciandolo cadere a terra. Prese un seno e io l'altro e iniziammo a leccarli.
Le massaggiava e poi pizzicava i suoi capezzoli, situazione che stava facendo impazzire dal piacere Camilla.
I baci di Camilla passarono da lui a me, ognuno di noi due si divertiva a toccarla.
Dopo qualche minuto, la feci alzare e le slacciai i jeans sfilandoglieli.
Tremava tanto dal desiderio e la sua figa aveva bagnato il perizoma come non mai.
Il padrone di casa era in estasi e, con movimenti lenti, le tolse il perizoma lasciandola completamente nuda.
Sia io che lui respirammo l'aroma del suo dolce sesso.
Io la feci sedere di nuovo sul divano e, sia io che Tommaso, ci mettemmo in piedi di fronte a lei e slacciammo entrambi i pantaloni e li lasciammo cadere prima di toglierli. Entrambi avevamo cazzi eretti sotto le mutande.
Lei allungò le mani e, come aveva fatto Tommaso con lei, afferrò entrambe le nostre mutande e le tirò verso il basso togliendocele.
I nostri cazzi erano proprio lì davanti alla sua faccia.
La verga di Tommaso era veramente impressionante, lunga e nerboruta come non ne aveva mai visti Camilla.
Mi guardò e disse: "Potremmo anche provarci a fare sesso in tre, cosa ne pensi? Mi piace molto quello che vedo".
Annuii e lei prese immediatamente il cazzo di Tommaso in bocca mentre iniziava ad accarezzarmi.
Faceva fatica a farlo entrare per quanto fosse grosso, provò a succhiarglielo iniziando a leccare tutta la grossa cappella, poi passò a leccargli tutta l’asta fino alle palle per risalire su e infilarselo in bocca.
Si propagava per tutta la stanza il rumore della pompa che gli stava facendo, la vista di quella operazione e i rumori conseguenti mi eccitavano da morire.
Tentò di farlo scivolare più in profondità che poteva, ma viste le dimensioni non riuscì a contenerlo tutto, allora si aiutò con la mano accompagnando il movimento su è giù della bocca.
Dopo una lunga sequenza si fermò e andò verso il mio. Se lo infilò in bocca fino alla gola senza nessun problema, succhiava e leccava con una intensità tale che feci fatica a non sparare tutto il mio sperma immediatamente.
Ci succhiò entrambi e ci leccò le palle con una foga che non avevo mai visto e provato in precedenza.
Tommaso fermò Camilla dicendoci: “Se vi va, possiamo andare in camera da letto, li staremo più comodi.”
Lei smise immediatamente di succhiarci.
Lui e io le afferrammo le mani e lui ci condusse lungo il corridoio fino alla stanza da letto.
Quando fummo dentro, Camilla si sdraiò completamente nuda sul letto, totalmente esposta a me e al nuovo nostro amico.
Lui si inginocchiò sul letto mentre lei ricominciava a succhiargli il grosso cazzo.
Io le allargai le gambe e mi infilai tra di loro.
Cominciai a leccarle la figa dal buco del culo al clitoride.
Potevo sentire la sua eccitazione iniziare e crescere dentro di lei, si stava eccitando alla follia sul letto mentre gli succhiava il cazzo.
I gridolini di piacere, soffocati dalla verga che aveva in bocca, si propagavano per la stanza e si percepiva quanto fosse eccitata per quella situazione che si era creata.
I suoi gemiti di piacere preannunciavano l’avvicinarsi del suo orgasmo.
Alzai lo sguardo e vidi le sue labbra prendere il cazzo di Tommaso, il modo in cui le sue labbra si arrotolavano e il cazzo si infilava nella bocca, ancora e ancora, era veramente entusiasmante per me e, credo, anche molto per lei.
Tommaso la incitava a continuare. Era una situazione veramente infocata ed io ci davo dentro a leccare e succhiare il suo clitoride. Con le dita le massaggiavo la figa e il buco del culo, movimenti che lei gradiva moltissimo.
Sentii le sue cosce strusciarsi e schiacciare il mio viso mentre in lei esplodeva un orgasmo violentissimo e lungo.
I suoi gemiti erano veramente potenti mentre lui ritraeva il suo cazzo dalla sua bocca.
Anche Tommaso, dopo pochi secondi, masturbandosi il cazzo, raggiunse un orgasmo liberatorio e le spruzzò il suo sperma prima sulla faccia e poi su tutto il petto.
Lo sperma bianco gli scivolava sul viso e Camilla, ancora eccitatissima, aiutandosi con la mano, lo portò alla bocca e l’ingoiò.
Si accasciarono entrambi sul letto mentre io stavo ancora leccando la figa di Camilla.
Mi fermai dopo i loro orgasmi, le afferrai i fianchi e la girai sulle ginocchia e sui gomiti.
Lei obbedì senza esitazione.
Le infilai il mio cazzo dentro la figa e, lentamente, iniziai a scoparla.
Accompagnava ogni mio movimento con repentini suoi movimenti del ventre.
Le sensazioni che provavo erano indescrivibili.
Durante la scopata le infilai un dito nella sua figa bagnata per lubrificarlo e, poi, lo posizionai all'ingresso del suo buco del culo.
Lei sentì la punta e spinse indietro il suo culo ancora con maggiore energia.
Tommaso ci osservava con interesse mentre scopavo lentamente la figa di Camilla e, con il mio dito, il suo culo.
Lei accompagnava, per tutto il tempo, ogni mio movimento gemendo.
Dopo alcuni minuti, raggiunsi anche io l’orgasmo, venni spruzzando la mia sborra dentro la figa di Camilla continuando a massaggiarle anche il culo.
Lei si compiaceva di tutto quello che avevamo fatto. Mi pregò di non tirare fuori il dito dal suo culo perché disse: “Mi piace da morire, però vorrei dentro qualcosa di più grosso.”
Compresi a cosa si riferiva, feci segno a Tommaso di avvicinarsi.
Lui aveva osservato attentamente mentre la scopavo e le toccavo il buco del culo.
Tommaso voleva unirsi al mio lavoro ma gli dissi: "Camilla ci chiede qualcosa di più stuzzicante, fottile il culo non con il dito ma con il tuo cazzo, a lei piacerà sicuramente".
Camilla annuì con una apprezzamento per la mia iniziativa dicendo: “Si lo voglio, lo voglio tutto dentro, infilamelo nel culo Tommaso, fammi godere come una troia.”
Tommaso prese un po' di gel lubrificante e se lo spruzzò sul cazzo, poi ne cosparse in abbondanza sul culo di Camilla e con un dito lo fece scivolare dentro.
Quindi, appoggiò la cappella del suo cazzo contro il buco del culo, fece dei movimenti per massaggiarlo con delicatezza prima di infilarlo dentro.
Lei si contorceva mentre lui le infilava il glande nell’ano.
Evidentemente era troppo grande e grosso il cazzo di Tommaso.
Gemette molto forte e all'improvviso lui lo spinse tutto dentro, facendola urlare.
Quando iniziò a scoparle il culo, lei si calmò e rispose ai suoi movimenti.
Ero seduto lì e guardavo mentre il cazzo di Tommaso entrava e usciva dallo sfintere di Camilla, visione bellissima.
Stavano scopando e lei mi chiese: "Vieni da me così posso succhiarti il cazzo".
Andai davanti a lei, mi afferrò e inghiottì il mio cazzo in profondità nella sua bocca.
Eccoci in una terra di fantasia. Di una mia fantasia. Lei in ginocchio con un cazzo in bocca e uno nel culo.
La scopata continuò a lungo e lei ritirò il mio cazzo e ansimò mentre ricominciava a venire.
Tommaso e io capimmo cosa stesse per accadere.
Lui aumentò la penetrazione dentro il culo di Camilla facendogli raggiungere un potente orgasmo.
Le urla di goduria di Camilla, di una violenza inusuale, riempirono la stanza.
Quasi in contemporanea Tommaso gli spruzzò il seme dentro di lei.
Io poco dopo, venni sul suo viso e sulle sue labbra.
Camilla crollò e ci sistemammo tutti sul letto cercando di riprendere fiato.
Parlammo per un po’, Tommaso voleva che prendessimo in affitto l’appartamento così da poter diventare vicini di casa.
Dopo un po' ci siamo alzati, ci siamo vestiti e siamo tornati a casa pensando cosa era successo e quanto potesse essere divertente condividere il sesso con un altro partner.
Non ci siamo trasferiti nell’appartamento del complesso di Tommaso, ma ne abbiamo trovato un altro molto vicino.
Gli incontri con Tommaso si sono susseguiti per un lungo periodo di tempo, insieme abbiamo esplorato tutti i meandri di un rapporto libero tra due uomini e una donna.
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4 mesi fa
Al2016,
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Storie di sesso tra ragazzi, ragazze e …... - terza parte
Quando siamo rimasti soli io e Martina ci siamo abbracciati e abbiamo bevuto del brandy. Dopo un po’ lei mi ha detto: "Questa sera mi sono divertita molto. Tu sei stato fantastico! Mi è piaciuto in particolare quando mi hai leccato la figa dopo che Francesco mi ha scopato. A te quale momento ti è piaciuto di più? Ti ha appagato la combinazione di Francesco e me?"
"Sì, anche a me è piaciuto leccarti. Sono rimasto sorpreso da quanta sborra è uscita dalla tua figa, si vede che era proprio carico."
Quasi interrompendomi, Martina mi chiese: “Che sensazioni hai avuto quando mi scopava? Eri davvero d'accordo con quello che è successo.”
"Non all'inizio. Anche se l'ho organizzato io, quando stava per infilarti il cazzo volevo fermarlo. Ma dopo che lui è entrato nella tua figa, è stato molto bello vedere la soddisfazione e il piacere nel tuo volto, è stata una situazione molto eccitante. In fondo mi è piaciuto che ti scopasse."
"È stato bello anche per me, poi ha scaricato della bella sborra. Beh, sai, l'hai leccata tutta dalla mia figa. Ti ringrazio ancora per averlo fatto. Spero che possa accadere di nuovo, mi piace il sesso orale dopo esser stata scopata. Se Francesco partecipasse di nuovo, cosa ne pensi? Potrebbe essere divertente fare sesso di nuovo insieme. Mi ecciterebbe molto guardarti mentre gli scopi il culo. La prossima volta potrebbe leccarmi la figa mentre lo inculi. Cosa ne pensi?"
Risposi: "Sì, credo che mi piacerebbe. Lo sai, come ti ha detto, lui è più interessato ai ragazzi ma con te l’ho visto sotto una luce diversa, si vedeva che ti scopava con gusto. Martina sei ancora la mia ragazza, giusto?"
"Assolutamente. Però, ogni tanto, ripenso ai giorni in cui avevo due ragazzi nel mio letto e mi piacerebbe rifare quelle serate. Francesco ovviamente ha bisogno di un po' di esperienza ma sembra abbastanza avventuroso. Poi ha quel grosso cazzo che mi piace. Non ero sicuro che volesse scoparmi. Però poi ci ha dato dentro alla grande. Con lui che scopa con me, ti succhia e si fa scopare il culo potrebbe essere una bella situazione con un bisessuale. Potrebbe essere una bella aggiunta alla nostra relazione. Ma non andrebbe oltre. Tu sei il mio ragazzo.”
Dopo una breve pausa, aggiunse: “Oh, e visto che stiamo parlando di altri all’interno del nostro rapporto, ti ricordi che ho detto che ho avuto una relazione con una ragazza per un lungo periodo. Bene, mi ha chiamato e vuole vedermi di nuovo. A quanto pare, ha rotto con l'altra amica e le manca il sesso. Si chiama Alessandra. Comunque, le ho detto che avevo un ragazzo fisso. Alessandra è una che ama entrambi i sessi e penso che forse sarebbe divertente aggiungerla al nostro letto. Cosa ne pensi?"
"Dio, Martina, non riesco quasi a stare al passo con quello che sta succedendo. Certo, sarebbe eccitante guardare voi due. Lei si lascerebbe scopare da me? E tu me lo faresti fare? "
"Oh, ne sono sicura che ti scoperebbe. Si è portata diversi ragazzi a letto. Non credo di essere gelosa nei suoi confronti, quindi si, lascerei che te la scopassi. Una volta io e lei ci siamo divisi un ragazzo. Alessandra è alta, gran bel corpo e molto carina. Ti piacerebbe."
"OK, che ne dici se ci incontriamo per pranzo o cena da qualche parte e vediamo come va. Se nasce il feeling giusto ci organizziamo."
Alessandra era proprio come descritta: una focosa ragazza pronta per il sesso. Aveva un fisico tutto proporzionato anche se snello. L'ho spogliata con gli occhi per tutta la sera.
Martina continuava a guardarmi con un sorriso malizioso. Sapeva che approvavo la sua amica.
Dopo cena andammo a casa di Martina, entrati mi disse: "Luca, Alessandra e io faremo una doccia insieme e poi giocheremo. Solo noi due per ora. Ma vogliamo che tu guardi. OK?"
Dopo la doccia, si posizionarono sul letto. Alessandra soffocò Martina di baci e poi le succhiò e le mordicchiò il seno. Le leccò, massaggiò e accarezzò il suo corpo con calma.
Era sensuale guardare una ragazza che dava amore a un'altra ragazza.
Alla fine, Alessandra raggiunse la sua figa. Mettendo una mano sotto il sedere di Martina, la incoraggiò a inclinare la figa verso l'alto mentre allargava le gambe.
Le labbra della figa di Martina si aprirono come delicati petali di un fiore. L'umidità luccicava sulle sue labbra.
Mi piaceva guardare la tecnica di Alessandra. Stava facendo l'amore con la figa di Martina. Sesso lento e tenero. Martina si contorceva e si dimenava mentre Alessandra la mordicchiava.
Disse cose senza senso mentre afferrava la parte posteriore della testa di Alessandra e la tirava tra le sue gambe.
Con un urlo di goduria la mia ragazza venne. Dopo un minuto per riprendersi, Martina ricambiò la cortesia, iniziò a leccare lentamente il corpo di Alessandra.
Le sue gambe erano quasi del tutto chiuse, la sua figa le sue labbra erano celate all’interno delle sue cosce, Martina le allargò delicatamente con le mani e poi infilò la punta della lingua nella sua fessura. Per fare questa operazione il sedere di Martina era in aria con l'ano e la figa esposti.
Ero tentato di avvicinarmi da dietro e ficcarle il cazzo nella figa, ma decisi che la loro riunione sessuale non doveva essere interrotta.
Martina continuò a leccare su e giù la sua figa; quindi, si posizionò con la bocca sul suo clitoride. La sua lingua si stampò su di esso leccandolo e succhiandolo insistentemente.
Alessandra si contorceva e lanciava dei lunghi gemiti di piacere. Martina con le dita della mano le scopava la figa.
Dopo una lunga attesa, all’improvviso, dopo un urlo che riempì tutta la stanza, Alessandra raggiunse un orgasmo violento e prolungato.
Dopo qualche secondo, ci furono molte risate e lunghi abbracci tra loro due.
"Ti è piaciuto guardare?" mi chiese Martina.
"Sicuramente. State così bene insieme. Quanto tempo è passato dall’ultima volta?"
"Quasi un anno. Troppo, vero Alessandra?"
"Si, un tempo enorme. Si è vero, tra noi c’è una intesa sessuale perfetta, stiamo così bene insieme."
Martina con un fare quasi impertinente disse: "Alessandra, ti va di scopare con Luca?"
"Sì, certamente. Credo che sia giusto far godere anche lui. Quindi se non vuoi pensarci tu, volentieri lo faccio io. Spero di poter prendere tutto il tuo cazzo, Luca. Martina ha detto che è grosso. Fammelo vedere."
Mi spogliai in fretta, il mio cazzo sporgeva duro come una roccia.
"Oh, ragazzo, quello che vedo mi piace. Non lo so, Martina, la mia figa potrebbe non essere abbastanza aperta per reggerlo? Sai, non ci sono stati molti cazzi lì dentro ultimamente. Credo che ci proverò se tu sei d’accordo. Ma Luca, devi promettere di andare molto piano e fermarti se te lo dico. OK?"
Si è sdraiata supina sul pavimento sopra il tappeto, con il sedere per aria, e ha appoggiato la testa sulle mani.
La sua figa era ancora luccicante per la saliva di Martina.
Ho appoggiato il mio cazzo sul suo buco e l'ho strofinato lentamente su e giù.
"Aspetta, Luca. Ecco del lubrificante", mi passo Martina.
Ne ho spalmato un po' sulla sua figa e sul mio cazzo.
Poi mi sono rimesso in posizione e, sotto lo sguardo attento di Martina, ho spinto la testa del mio cazzo nella figa lubrificata di Alessandra. Senza particolare difficoltà la cappella è scomparsa dentro. Ho continuato a stantuffare lentamente, ogni volta andando un po' più in profondità.
"Dio, dove sta andando il suo cazzo?" ha esclamato Martina "È quasi completamente nella tua figa".
"Va bene," ha risposto Alessandra "tutto quel lubrificante ha aiutato. Fottimi, Luca".
La sua figa era molto stretta. Mi muovevo lentamente avanti e indietro, guardando le sue labbra vaginali spingersi dentro e fuori, a ogni colpo.
Volevo che avesse un orgasmo, ma non ero sicuro che ci sarei riuscito. Pensavo che le piacessero solo le ragazze, ma non era così. I gemiti di piacere che lanciava dicevano tutt’altro. Tutto mi portava a pensare che non avrei dovuto preoccuparmi. Le piaceva il mio cazzo.
Per aiutarla a godere di più, Martina sdraiatasi di lato a noi, le massaggiava il clitoride con movimenti lenti ma continui. Cosa apprezzata molto da Alessandra.
Andavo avanti lentamente, su e giù prima con brevi colpi solo con il glande, poi con colpi più lunghi sino a far sbattere le palle con il suo didietro. Ad ogni spinta più profonda sentivo la sua figa che mi cingeva il cazzo con una intensità bellissima, lei ansimava e si masturbava i capezzoli delle tette.
"Martina, se altri ragazzi fossero stati bravi anche solo la metà del tuo, avrei rinunciato alle ragazze! Luca è così bello. Mi stai facendo impazzire, mi stai stantuffando dentro come non avevo mai provato. Vai un po' più veloce, mi sto avvicinando a godere. Ti prego Martina, non ti fermare, massaggiami il clitoride, mi piace da morire."
Pochi minuti dopo raggiunse l'orgasmo che le fece tremare tutto il corpo e io, lasciandomi andare con gli ultimi colpi dentro di lei, la seguii riempendo la sua figa del mio sperma.
Le sue e le mie membra vibravano sotto l’effetto dell’orgasmo, la sua figa si contraeva sul mio pene con una intensità meravigliosa.
Appena lo tirai fuori, Martina afferrò il mio cazzo e leccò i nostri succhi combinati.
Dopo, passò alla figa di Alessandra, leccandola voracemente.
Subito dopo ci abbracciammo e ci accarezzammo tutti e tre.
I mesi successivi furono come una fantasia notturna che si avverava.
Martina e io scopavamo regolarmente.
Tutte le volte che stavo da solo con lei il mio obiettivo era di farle raggiungere più orgasmi possibili. Lo stesso faceva lei nei miei confronti.
Giuseppe si univa a noi ogni tanto.
Martina si divertiva a guardarmi essere succhiato da Francesco ma, soprattutto gli piaceva quando lo scopavo. Gli piaceva molto anche scopare insieme, io dentro di lei e lei che succhiava Francesco o al contrario. Alcune volte ci voleva insieme dentro di lei. Situazione che la portava a godere in modo molto vibrante.
Alessandra quando era in città si univa a noi due. Anche lei era spesso nel nostro letto.
La mia situazione preferita era scopare la sua figa mentre lei si lavorava con la lingua Martina. Altre volte ero io a leccare Martina mentre Alessandra mi succhiava il cazzo o mi cavalcava. Spesso, preferivano giocare tra loro mentre io le guardavo seduto su una sedia a masturbarmi. Alessandra era così sexy e la amavamo così tanto entrambi.
Nella mia vita non è capitato mai più di avere una attività sessuale così intensa e soddisfacente.
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4 mesi fa
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Storie di sesso tra ragazzi, ragazze e …... - seconda parte
La sera dopo, avevo un appuntamento con Martina. Abbiamo cenato in una piccola pizzeria e siamo rimasti un paio di ore a parlare.
Dopo cena, tra una chiacchera e l’altra, lei mi chiese: "Luca, esci con un'altra ragazza?"
"Perché me lo chiedi?" risposi un po’ disorientato.
"Sembra che noi ci stiamo vedendo seguendo una specie di programma. Io in certi giorni. Qualcun’altra in certi altri giorni. Mi piaci molto e ho bisogno di sapere se ho concorrenza."
Pensai: “Uh, oh. Come faccio a tirarmi fuori da questa situazione?”
Decisi di essere sincero e le dissi: "Beh, sì, è vero. Mi vedo con qualcuno che conoscevo da molto prima che ci incontrassimo."
"Oh." Lei rimase interdetta.
"Ma non è quello che pensi. Beh, sì, lo è. Dio, penserai il peggio di me. Ma ti spiego meglio. Non c’è un’altra ragazza ma il mio amico con cui faccio sesso."
"Vuoi dire che tu e lui siete amanti?"
"Non proprio, lui mi succhia il cazzo, a volte lo scopo. È solo sesso. È mio amico ma di certo non lo amo."
Ci fu una pausa prima che Martina riprendendosi rispondesse.
"Capisco. Quindi scopi lui e poi scopi me. Una situazione piuttosto piacevole per te."
Ero mortificato, la scoperta che sono un pervertito per il buon senso comune mi teneva in tensione. Immaginai che per noi fosse la fine.
Continuò Martina: "Oserei dire che sono sorpresa. Mi ero preparata pensando che avessi un'altra ragazza. Non mi aspettavo che fossi gay. Ti sei comportato così bene con me, di sicuro mi hai ingannato."
"Non lo sono. Mi ecciti. Mi fai venire il cazzo duro. Mi piace scoparti. Mi piace molto stare con te. Penso di essermi innamorato di te. Non sono gay."
"Eppure..."
"Lo so. Non riesco proprio a spiegarlo. È mio amico e facciamo del sesso tra di noi. Ma non lo amo. Non lo bacerei mai. Le cose sono successe e basta e mi fa stare bene quando lo facciamo. È solo una questione fisica. Non come tra noi."
"Lui sa di me?"
"Oh, sì. E penso che sia geloso. Mi ha chiesto di te e della nostra intimità e io gliel'ho detto."
A quest'ora Martina e io saremmo normalmente a letto, a scopare. Non ora. Questa era una conversazione seria.
"Luca, giusto per farti sapere, non sono turbata per quello che mi hai detto. Sono totalmente sorpresa ma non turbata. Devo essere onesta con te. Ti ho detto che mi piace il sesso. Ho avuto una relazione con una ragazza. Una del mio liceo. Abbiamo fatto tutte le solite cose che le ragazze possono fare insieme. Ci siamo divertite e anche quello mi è piaciuto. Non ho mai avuto un vero fidanzato prima di te, ma sono andato a letto con un certo numero di ragazzi. Ho anche avuto due ragazzi insieme, godendo di due cazzi in contemporanea. Mi sono fatta scopare sia la figa sia il culo. E per quanto riguarda il sesso tra ragazzi, li ho persino incoraggiati a giocare tra loro mentre guardavo. Quindi vedi, per quanto io sia sorpresa di sentire del tuo amico, ho i miei segreti e non mi scandalizzo per nulla. Ma voglio che tra noi sia un rapporto sincero. Quindi cosa farai con il tuo amico?"
"Non lo so. A quanto pare, è un po’ geloso del fatto che noi stiamo diventando una coppia. Dopo tutti questi anni da migliori amici, questo potrebbe farci rompere."
"Oltre all'amicizia, cosa ne pensi del sesso?"
"Mi piace farlo. Mi fa stare bene quando mi succhia. Ma non è come con te."
"E il sesso anale?"
"Lo abbiamo fatto solo una volta, proprio l’altro giorno. È stato lui a volerlo fare credo per incrementare il nostro rapporto. Non è stato facile ma poi si è abituato alle mie dimensioni e gli è piaciuto, almeno così ha detto dopo. Il suo culo era molto stretto, sono venuto dentro ed anche lui ha eiaculato quasi in contemporanea. Però lui non mi scopa il culo né io lo pompo, non mi interessa la cosa."
"Perché no?"
"La prima volta che ho provato a farlo ho dovuto fermarmi perché non mi è piaciuta la sensazione provata, forse mi vergognavo un po’ e quindi non ho continuato. Il suo cazzo è più o meno delle stesse dimensioni del mio e a lui non interessa particolarmente avere le mie attenzioni, almeno così a me è sembrato, non ne abbiamo mai parlato."
"Ma se la situazione cambiasse, ti piacerebbe provare. O se avesse un cazzo più piccolo, vorresti essere scopato?"
"Non lo so. Non ci ho pensato. Poi chi lo sa, si dovrebbe creare la condizione particolarmente sensuale."
"Cosa ne pensi di condividere con lui una serata di sesso? E se il tuo amico avesse la possibilità di scoparmi? Ti andrebbe o no? Hai detto che ha anche un bel cazzo. Potrebbe piacermi provarlo."
"È mio amico e faccio sesso con lui, ma guardarlo infilare il suo cazzo dentro di te? Non lo so."
"Beh, potrebbe anche non essere interessato a scoparmi. Parlane con lui se vuoi e vedi cosa ti risponde, in fondo sa tutto di noi."
Il giorno dopo, quando ho incontrato Francesco, iniziai il discorso dicendogli: "Francesco, ti ho mai mostrato una foto di Martina? Eccone alcune che ho scattato di recente."
Le foto mostravano Martina in varie fasi di uno spogliarello. Ne ho scelte alcune particolarmente provocanti. Nell’ultima lei era completamente nuda, con le tette e la figa in bella mostra.
"Dio, è bellissima! E ti ha lasciato scattare queste foto? Non si arrabbierà perché me le hai mostrate?" Dissi: "Al contrario, è lei che voleva che tu le vedessi."
"Cosa? Non ci posso credere. Le hai detto tutto di noi? Perché vuole che io le veda?"
"Le ho raccontato tutto di noi. Le cose che facciamo insieme. Dice che ha visto altri ragazzi scopare tra loro e che vorrebbe guardare noi. Le ho detto che hai un grosso cazzo. Ha detto che vuole che tu faccia sesso con lei, che tu la scopi."
"Non ci posso credere. Per te va bene?"
"Sì. O meglio, non sono completamente convinto ma tu e io siamo amici e penso che sarebbe divertente per noi tre stare insieme. Cosa ne pensi?"
"Certo che mi piacerebbe. Allora cosa vorrebbe fare con noi due?"
"Vuole guardarci insieme, poi tu le scopi la figa. E poi, forse, ti fotto nel culo. Credo che questo sia un programma che potrebbe interessarle."
"Non ho mai scopato una ragazza prima e non voglio sembrare uno incapace."
"Anche lei è stata la mia prima e mi ha aiutato a iniziare. Il resto mi è sembrato naturale. Non avrai problemi."
"Beh, se non ti dispiace condividere la figa della tua ragazza, ribadisco, ci sto."
Venerdì, due giorni dopo, era il giorno.
Quando ci siamo incontrati Francesco era molto nervoso ma Martina lo ha subito tranquillizzato spogliandosi e aiutandolo a spogliarsi.
Guardandolo nudo davanti a sé, Martina gli disse: "Hai un cazzo molto bello, Francesco. Luca ha detto che era delle stesse dimensioni del suo ed è così. Quindi non vedo l'ora di sentirti dentro di me. Ma prima voglio che tu succhi Luca.”
Francesco si è inginocchiato tra le mie gambe. A questo punto aveva perfezionato la sua capacità di succhiare cazzi e sapeva esattamente come farmi eccitare.
Con Martina che guardava ci sono voluti molti minuti prima che mi eccitassi a tal punto e gli svuotassi tutto il mio sperma in bocca.
"Non devi venire Francesco," ha avvertito Martina "Voglio il tuo cazzo nella mia figa."
Ammonì mentre si sdraiava sul divano. "Vieni qui, Francesco. Metti il tuo cazzo dentro di me."
Lo tirò a sé e si strofinò la punta su e giù per tutta la fessura.
"Ti senti bene? Ti sentirai ancora meglio tra un momento."
Guardai il cazzo del mio migliore amico spingersi nel suo buco. Francesco stava perdendo la sua verginità con la mia ragazza.
Martina rispose alle sue spinte, la sua figa divenne rossa e gonfia. Il suo cazzo era ricoperto di un liquido schiumoso mentre si tirava fuori e poi si rimetteva dentro.
Con un grido spinse in profondità la verga di Francesco: "Ecco fatto, tesoro, riempi la mia figa con la tua crema. Il tuo cazzo è così grosso. Riesco a sentire che stai schizzando."
Con dei gemiti di piacere Francesco venne dentro Martina dopo una serie di affondi molto intensi.
Rimase dentro di lei per qualche istante. Poi tirò fuori il suo cazzo mentre la figa si spalancava e lasciava scivolare fuori un rivolo di sperma.
"Martina, è stato fantastico. Grazie per avermi fatto scopare. Non pensavo potesse piacermi tanto."
Martina sorridendo a Francesco mi disse: "Ora, Luca. Lecca la mia figa. Fammi venire. Voglio godere anche io."
La sua fica era ancora dilatata e tremolante, i succhi uscivano. Ho pensato “che diavolo, ora saprò che sapore ha lo sperma di Francesco. Ora posso assaggiarlo mischiato con gli umori di Martina.”
Mi sono infilato tra le sue gambe divaricate. Le sue labbra gonfie erano leggermente separate, un po' dello sperma di Francesco usciva. Ho spinto la punta della mia lingua tra le sue labbra, assaporando i risultati del loro accoppiamento.
"Riesci a sentire il suo sapore?"
"Sì, credo di sì. Ma sento anche il tuo."
Ho ripreso a leccare dal clitoride alle labbra della figa, spingendo poi la mia lingua più in profondità.
"Spingerò fuori un po' di sperma, leccalo e non ingoiare, voglio che tu me lo mostri."
Ho visto un grumo bianco emergere e l'ho leccato.
"Fammi vedere. Mostrami la lingua. Oh, ne hai un sacco. Dio, è sexy. OK, ora ingoia."
Pochi secondi dopo che ho ripreso a leccare con una certa intensità il clitoride, prima intorno e, poi, con la punta della lingua stuzzicandolo, Martina è venuta con violenza ed intensità, urlando dal piacere con brividi che le percorrevano tutto il corpo. La sua figa pulsava e lei mi strinse la testa tra le gambe, praticamente soffocandomi.
"Accidenti, sei così bravo. Sei il mio stallone!" esclamò.
Si sdraiò sul divano con un sorriso soddisfatto.
"Siete stati così bravi. Francesco, te la sei cavata davvero bene per la prima volta. Ora hai solo bisogno di una ragazza con cui esercitarti."
"Grazie. Sei così sexy. La tua figa era fantastica. Molto meglio di qualsiasi pompino che mi è stato fatto fino ad ora. Sono rimasto sorpreso da quanto mi sia piaciuto."
"Allora ti sei ricreduto sui tuoi desideri sessuali?” chiese Martina.
"Beh, sono attratta da Luca e da quello che facciamo insieme. Guardo gli altri ragazzi e i loro genitali. Quando mi ha invitata a unirmi a lui, ero molto titubante. Potevo fare sesso con te e venire, questo per me era nuovo e mi stuzzicava. Me la sono cavata bene, eh, cosa ne penso? Non so ancora decifrare le mie sensazioni, ti posso dire che con te sono stato bene e che se mi chiedessi di rifarlo non ci penserei due volte, ma la voglia di cazzo mi rimane sempre.”
Francesco, mentre rispondeva alle domande di Martina, si rivestiva e dopo qualche minuto ci ha salutato, doveva andare via perché aveva un impegno.
Ci siamo abbracciati e siamo rimasti d’accordo che ci saremmo sentiti presto.
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4 mesi fa
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Storie di sesso tra ragazzi, ragazze e …... - prima parte
Era un periodo molto turbolento della mia vita sessuale. Mi dividevo tra la mia ragazza, Martina, e il mio amico Francesco.
Facevo del gran sesso con tutti e due. Dividevo le giornate della settimana avendo cura di poter incontrare sia l’una che l’altro.
Francesco sapeva di Martina. Lei invece era completamente all’oscuro della complicità sessuale che avevo con Francesco.
Per me era molto difficile renderla partecipe del nostro segreto.
Tra un appuntamento e l’altro con Martina rimanevano giorni liberi per poter incontrare Francesco. Quindi ci organizzavamo sempre.
Ad ogni incontro lui mi chiedeva come andavano le cose con Martina, io ero molto sincero non gli nascondevo nulla.
In effetti lei era una ragazza fantastica. Ci divertivamo sempre quando eravamo insieme.
Francesco mi spronava a parlarne: "Sembra una ragazza molto interessante per quello che mi racconti."
"Si, è così, è molto carina e molto sexy. Penso che tu sia un po’ geloso viste tutte le domande che mi fai?"
"Non proprio, finché continuiamo a vederci, a divertirci insieme capisco che ti possa piacere fare sesso con lei. Ma a proposito, cosa hai fatto l’altro ieri? Raccontami qualcosa dei vostri incontri."
"Lei, tanto per iniziare, mi succhia il cazzo. L'ha fatto più o meno come lo fai tu." - Non ho detto che i suoi pompini erano sicuramente più eccitanti, anche perché poi prevedono un seguito molto interessante - "A lei piace molto avere leccata la figa. In questo modo raggiunge sempre un orgasmo violento. Ogni volta che lo facciamo è veramente divertente, soprattutto quando viene tra urla e gridolini di piacere. Gioca con il mio cazzo fino a farlo diventare duro come una roccia e poi scopiamo. Anche così, se presto un po’ delle mie attenzioni a lei, raggiunge un orgasmo molto intenso."
"Beh, è molto interessante quello che mi racconti."
"Mi piace tutto quello che facciamo. Mi è piaciuto in particolare scopare la sua figa."
"Meglio del mio pompino?" chiese Francesco.
"Sì. Devo essere sincero con te. Le sensazioni che provo sono veramente molto intense."
A quel punto Francesco, un po’ pensieroso, disse: "Penso che dovremmo provare qualcosa di nuovo tra di noi. Ci ho pensato. La scopata nella figa e quella nel culo dovrebbero essere simili. Che ne dici se mi scopi nel culo? Poi puoi decidere cosa ti piace di più."
Sospettavo che ci fosse dell'altro. Francesco era geloso, risposi per compiacergli: "Potrebbe essere divertente. Ma pensi di poter prendere il mio cazzo? Non sei mai stato scopato nel culo e il mio cazzo è abbastanza grosso."
"Voglio provarci. Ho comprato un dildo molto realistico, un po' più piccolo del tuo cazzo. Immagino che, se riuscissi a farlo entrare e a farmi sciogliere, potremmo provare poi con la tua verga. Cosa ne pensi?"
Annuì con un cenno della testa.
Francesco tirò fuori il dildo e del lubrificante. Si sdraiò a pancia in giù, posizionò un cuscino nel ventre per far alzare un po’ di più il suo culo, le gambe divaricate, l'ano in bella mostra.
Spalmai del lubrificante sul dildo e, con un dito, nel buco del culo di Francesco. Lo massaggiai a lungo facendo penetrare il dito con il gel lubrificante anche dentro. Poi, gli appoggiai la punta nell'ano. Spinsi delicatamente ma penetrò a malapena. Evidentemente Francesco non era per nulla rilassato e la tensione lo portava a contrarre i suoi muscoli anali.
"Non credo che ci entrerà. Non riesco nemmeno a far entrare la punta. Ti devi rilassare, pensa ad aprire il buco non a chiuderlo."
"Spingi di nuovo un po’ più forte. Continua a premere … prova! Sono pronto!” disse Francesco.
Spinsi con maggiore intensità e il suo ano si aprì e la maggior parte della cappella del dildo entrò dentro il suo buco.
Continuai ad accarezzare il suo sfintere con il dildo, ogni volta che provavo entrava un po' di più. Un minuto dopo tre quarti del fallo erano dentro.
"Aspetta, Luca. Non andare più in profondità. È troppo grande. Sento molto dolore e una sensazione di pienezza molto strana."
Ho tirato indietro il dildo ed ho accarezzato il suo buco, poi l’ho spinto di nuovo dentro e il suo sfintere esterno si aprì un po' di più. Ho spinto forte e la maggior parte del dildo è penetrata.
"Oh, Dio. Mi stai facendo il culo a pezzi con quella cosa. Tiralo fuori, per favore."
"No, hai detto che volevi che ti scopassi. Come farai se non riesci a prendere questo dildo."
L'ho tirato un poco fuori e poi ho spinto lentamente fino all'impugnatura.
Giuseppe alla fine si è calmato mentre lavoravo delicatamente il dildo. Il suo culo ha gradualmente accolto la penetrazione.
"Sei pronto per il mio cazzo?" gli chiesi alquanto eccitato dalla situazione.
"No, Luca. Voglio farlo ma mi farebbe troppo male ora. Continua a fottermi con il dildo. Forse la prossima volta potremo farlo."
Continuammo per un po’ fino a quando, con mia grande soddisfazione, Francesco mi fece uscire il dildo, si alzò da quella posizione, si girò e prese in bocca il mio cazzo ormai duro e teso come le corde di un violino.
Mi fece un pompino meraviglioso con ingoio, poi, ci ricomponemmo e ci salutammo dandoci appuntamento per l’indomani.
Il giorno dopo, quando ci siamo rivisti, come voleva Francesco, ho preso il suo culo di nuovo con il dildo.
Francesco si posizionò in ginocchio sul letto, appoggiò la testa sul materasso lasciando in bella vista il suo buco del culo già lubrificato dal gel.
Ha detto: “E’ ancora dolorante ma il dildo oggi dovrebbe penetrare e scivolare più facilmente.”
Io mi posizionai proprio dietro di lui, già nudo e con il dildo in mano. Con accortezza lo appoggiai sul suo buco e lo spinsi dentro.
Effettivamente scivolava su e giù senza nessuna difficoltà, sentivo Francesco che ad ogni movimento lanciava dei piccoli sospiri di piacere, evidentemente la cosa gli piaceva.
Il suo cazzo era in erezione e faceva bella mostra tra le sue gambe. Le palle erano enormi e sode.
Dopo un po’ di questi movimenti, senza chiedere, ho tirato fuori il dildo e, dopo aver lubrificato ben bene il mio pene, ho appoggiato rapidamente la testa del mio cazzo sul suo buco.
Lui ha preso fiato mentre lo penetravo delicatamente, ha trattenuto il respiro provando a non irrigidirsi ma, inevitabilmente, un grugnito per i dolore gli uscì dalla bocca. Evidentemente le dimensioni maggiori del mio pene gli avevano accentuato la sofferenza. Infatti, mi chiese di tirarlo fuori e di continuare con il fallo finto.
Ho ignorato la sua richiesta e ho spinto più a fondo.
Il suo culo era decisamente più stretto della figa di Martina. Era così stretto che quasi faceva male.
Lui, in una prima fase mi supplicava di tirarlo fuori e lasciarlo riposare un po’.
Ma io ho perseverato anche in preda a una folle sensazione di piacere, quindi ho continuato a penetrarlo.
Nella stanza si diffondeva il rumore del mio ventre che sbatteva contro il suo fondo schiena, rumore eccitantissimo. Io ansimavo sia per l’azione che effettuavo sia per il piacere che provavo.
Francesco dopo le prime incertezze e richieste di fermarmi, sempre con maggiori gemiti di piacere, ha iniziato ad incitarmi a penetrarlo: “Mi fai morire dal piacere, infilalo tutto dentro e trombami alla grande. Scopami il culo come se fosse la figa della tua ragazza, fammi godere.”
Dopo una lunga cavalcata, gli ho sparato lo sperma in profondità nelle viscere. Quando l'ho tirato fuori, il suo ano era spalancato e un fiotto di sperma gocciolava fuori.
Dopo essermi ripreso, dissi: "Dio, Francesco, spero di non averti distrutto il culo, sembra tutto dimesso."
"Spero di no. Fa male ma ho goduto del tuo cazzo come un porco. L'hai fatto entrare fino in fondo?"
"Ogni centimetro. Sbattevo le mie palle sul tuo culo."
"Dammi un minuto. Devo riprendermi! Sono venuto anch’io, l’eccitazione e la sensazione di piacere che provavo era così grande che sono venuto quasi all’unisono con te."
Scopare il culo del mio amico mi era piaciuto veramente, per me andava bene fermarsi un po’.
Anche il cazzo di Francesco era ormai moscio dopo l’orgasmo. Ma anche se fosse stato su, duro, lui non aveva nessuna intenzione di continuare a fare sesso.
Ci ricomponemmo e dopo aver chiacchierato un po’ andai via non prima di chiedere a Francesco come andavano le cose nel suo didietro.
Lui mi ha rassicurato che aveva dei dolori ma che erano tranquillamente sopportabili e che, in ogni caso, ne era valsa la pena farlo.
Sicuramente era una esperienza che gli interessava particolarmente fare.
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Un vero amico (i racconti di tom e samantha)
L'altra sera, mentre ero comodamente seduta in salotto, a vedere la tv, vedo il mio Tom che prepara amorevolmente qualcosa da bere per noi due, mentre mi racconta di aver incontrato nel pomeriggio un amico che non vedeva da tanti anni, conosciuto prima ancora di conoscere me.
Poi, porgendomi un bicchiere di caffè con ghiaccio, si siede al mio fianco sorseggiando il suo caffè.
Gli chiedo, curiosa, di continuare il discorso riguardo al suo amico e mi dice di averlo conosciuto in palestra, quando erano ventenni ed è nata tra loro una grande amicizia, durata quasi dieci anni ed interrotta perchè costretti a trasferirsi in città diverse per motivi di lavoro.
Per questo desidera sapere da me se io sia d'accordo ad invitarlo a cena da noi una di queste sere. Si chiama Francesco.
Io gli dico subito di sì e penso, tra me e me, che la cosa potrebbe essere anche intrigante. Il mio Tom è sempre stato molto geloso di me e non ha mai voluto invitare a casa nostra nessun amico, ma di questo evidentemente si fida moltissimo, inoltre conosce le mie fantasie erotiche, che sono anche le sue e sospetto che abbia qualcosa in mente, il birbantello. Se qualcosa bolle in pentola lo scoprirò presto.
Oggi a pranzo Tom mi dice che ha nuovamente incontrato il suo amico Francesco, che, di passaggio nella nostra città, alloggia momentaneamente in un albergo e, mentre mi fa vedere alcune foto di loro due in palestra, scattate a quell'epoca, mi riferisce che questa sera Francesco verrà a cena da noi.
Io annuisco distrattamente mentre la mia attenzione è concentrata su quelle foto dove non posso fare a meno di ammirare il bel fisico atletico e attraente di Francesco che mi fa già pregustare la presenza di quell'ospite prima del suo arrivo.
L'ora dell'appuntamento si avvicina, Tom ed io abbiamo preparato una buona cenetta per tre, semplice e gustosa ed io comincio a prepararmi per ricevere l'ospite. Devo fare colpo su di lui, così mi infilo una giacca blu aderente su camicetta bianca un po trasparente e intimo bianco, gonna blu fin sul ginocchio, autoreggenti e scarpe con tacco. All'ora concordata Francesco arriva puntuale presentandosi con scatola di cioccolatini. Mi è simpatico, ha un atteggiamento spontaneo e solare e un fare accattivante. Ci accomodiamo in sala da pranzo e lui si sistema di fronte a noi due, per meglio guardarci mentre si parla.
Intanto che io comincio a servire, loro due parlano della loro vecchia amicizia e così vengo a sapere, tra una risatina e l'altra, che a quei tempi dormivano nella stessa stanza d'albergo ed insieme andavano a "caccia" di ragazze. Infatti noto una particolare intesa tra loro due.
Più tardi, mentre Tom è in cucina, Francesco comincia a farmi i complimenti per la casa e per il mio abbigliamento, e mentre faccio la civettuola, togliendomi la giacca, lui continua con i complimenti soffermandosi sul mio fisico e lodando il mio sorriso, le mie gambe, il mio seno e sopratutto il mio lato B.
Mi piacciono i suoi complimenti che mi fa sentire anche un po eccitata e comincio a percepire nell'aria qualcosa che mi dice che la serata mi riserverà alla fine una bella sorpresa. Comincio a sentire un pò di caldo e distrattamente, senza dare nell'occhio, mi sgancio un bottone della camicetta, in modo da lasciar intravedere parte del mio seno prorompente, che non passa inosservato allo sguardo attento e malizioso di Francesco.
La serata continua fra risate e battute a doppio senso, fatte a turno da tutti e tre, mentre ci raccontiamo i ricordi dei nostri primi amori di gioventù.
Durante una pausa, Francesco si allontana per andare in bagno ed il mio caro Tom ne approfitta per chiedermi se la serata è di mio gradimento e come mi sembra Francesco. Io gli rispondo che mi sto divertendo e che il suo amico è amabile, un'adorabile canaglia e faccio notare che anche lui, Tom, stasera ha un'occhietto birichino ed un fare intrigante e accattivante. A questo punto gli chiedo di dirmi che cosa ha in mente per stasera e cosa devo aspettarmi ancora. Lui mi dice che se io avessi voglia di giocare un po con loro due potrei farlo benissimo, poichè questa serata è un regalo per me.
Infatti avevo espresso da tempo questo desiderio e il mio adorabile Tom ha pensato bene di esaudirlo stasera. La cosa mi eccita tantissimo. Ora sarò io a guidare il gioco.
Alla fine della cena, ci alziamo per accomodarci in salotto per un caffè e noto che i due birbantelli mentre mi passano davanti mi toccano col braccio il seno, facendo sembrare il gesto involontario, ma so bene che l'hanno fatto apposta. Poco dopo, in cucina, mentre sto piegata in avanti vicino al lavello, sento passare alle mie spalle prima uno e poi l'altro e con la scusa del passaggio stretto li sento strusciare sul mio sedere. A questo punto decido di dare il via alle danze.
Vado un momento in bagno e mi tolgo il reggiseno, mi riabbottono la camicetta lasciando ben in vista le mie belle tette con i capezzoli già turgidi ed esclamo ridendo: "Adesso voglio gustarmi le vostre carezze, porcellini, datevi da fare". Tom mi bacia sulla bocca mentre Francesco comincia a leccarmi e baciarmi dolcemente i capezzoli.
Con le loro azioni delicate, armoniose ed afficaci, mi stanno mandando fuori di testa, questi due, mentre continuano a massaggiare, succhiare e leccare dolcemente seni e capezzoli, a turno.
Decido di eccitarli ancora di più, così mi alzo e mi sfilo la gonna, rimanendo in mutandine, autoreggenti e camicetta tutta aperta. Mi piego in avanti su di loro, baciando sulle labbra prima Tom e poi mi sposto baciando anche Francesco e intanto intravedo un gonfiore nei loro pantaloni che mi dice che i loro peni stanno per esplodere.
Continuo a baciare sulla bocca Francesco mentre sento le mani di Tom che da dietro mi sfila le mutandine e sento poi la mano di Francesco accarezzarmi dolcemente l'interno coscia, dall'altra parte sento anche la mano di Tom fare la stessa cosa e le due mani salgono insieme fino a toccare la mia "morbidosa" già tutta bagnata.
Una mano cerca di penetrarmi mentre l'altra mi massaggia il clitoride. Sto già impazzendo di piacere. Intanto con le mie mani tasto i "birilli" e comincio a slacciare le cerniere dei loro pantaloni; mi accorgo che non hanno mutande e vedo subito schizzare fuori quelle due aste carnose che non vedono l'ora di penetrare in qualche mio buco caldo e umido mentre ardo dal desiderio di ingoiarmele.
A quel punto invito i miei due stalloni ad alzarsi e mettendomi davanti a loro e dando loro le spalle afferro con la mia mano destra la mazza di Tom e con la sinistra quella di Francesco e me li porto nella stanza da letto per continuare a divertirci più comodamente.
Arrivati là ci togliamo di dosso gli ultimi indumenti e ci buttiamo sul letto tutti e tre completamente nudi.
Mi accorgo che il mio Tom ha preparato su di un tavolino vicno al letto una ciotola di panna, un'altra con crema di cioccolata, una ciotola con ghiaccio e un secchiello con spumante. Io mi spalmo un po di panna sul mio seno e sui capezzoli e sdraiandomi dico: "chi vuol favorire?". Francesco si fa avanti per primo ed inizia a "pulirmi" con la lingua seno e capezzoli ed ogni tanto me la infila in bocca.
Io gradisco eccitata sia la panna che la sua lingua calda e umida dal dolce sapore di panna.
Tom intanto mi spalma un pò di cioccolata sulla mia figa già bagnata e comincia a leccare dolcemente, solleticando il mio clitoride. Sento la mia eccitazione alle stelle. Poi vedo che i due maschioni, dopo un'occhiata di intesa, si scambiano di posto, così che Francesco scende leccandomi lungo tutto il corpo fino ad arrivare laggiù dove fino a poco prima la lingua di Tom esplorava l'interno della mia figa, continuando il lavoro interrotto. Tom, invece, conoscendo i miei gusti, intinge il suo bel cazzo nella cioccolata e lo porge vicino alla mia bocca, io comincio a lavorarmelo, mi fa impazzire di piacere avere in bocca il cazzo col gusto di cioccolata.
Tom lo sa bene, è una cosa che facciamo spesso. Intanto Francesco con la sua lingua mi sta facendo raggiungere il primo orgasmo, mentre trattengo in bocca il pene di Tom che non voglio mollare fino a che non mi riprendo da quel primo orgasmo. Francesco è una frana, ci sa fare con la lingua.
Appena mi riprendo vedo Francesco intingere il suo pene nella panna e capisco che anche lui vuol provare il piacere di ricevere da me un bel pompino. Lo merita, per l'orgasmo che mi ha fatto provare e mi metto d'impegno a succhiare quel pene bianco e dolce di panna, ma prima mi sistemo su Tom che intanto si è sdraiato e infila la sua grossa verga nella mia vagina.
Continuo a tenere ancora un pò nella mia bocca il pene di panna di Francesco mentre sento il cazzo di Tom che va sù e giù nella mia figa calda e fradicia. Mi sto eccitando nuovamente come una pazza e quella posizione mi fa venir in mente qualcosa che ho già provato tempo fa e che mi ha lasciato un bel ricordo e cioè una doppia penetrazione.
Come se i due porcellini mi avessero letto nel pensiero, vedo Francesco infilarsi il profilattico sul suo uccello, poi da dietro comincia a lubrificarmi e massaggiarmi dolcemente l'ano, e dopo aver lubrificato anche il suo pene, comincia ad infilare prima un dito e poi due, sempre dolcemente, io non sento nessun dolore, ma solo una gran voglia di ricevere nel mio sederino quell'uccello ancora caldo e duro.
Tom da sotto si ferma un po per dare l'opportunità a Francesco di infilarmelo lentamente e interamente.
Io mi abbraccio a Tom offrendo il mio di dietro a Francesco e favorire così l'ingresso nel mio ano del suo voglioso uccello e comincio a sentire un gran calore che mi eccita tantissimo.
Sento che i due peni, entrati totalmente, riprendono il loro ritmo insieme, quasi sincronizzato, mentre uno entra l'altro esce e viceversa, ed io mi sento scoppiare dal piacere, un piacere mai sentito, vorrei che non si fermassero mai, finchè dopo un po, col ritmo che aumenta sempre più sento che sto per godere ancora ed infine urliamo di piacere tutti e tre, mentre raggiungiamo insieme l'orgasmo, ansimando e stringendoci a vicenda in quel amplesso paradisiaco.
Io mi sento schiacciata da quei due corpi caldi e ansimanti, mentre mi sento piacevolmente invasa dal calore del loro sperma all'interno dei miei meandri vogliosi mentre continuo a godere, e quando sentiamo placato il nostro ardore cadiamo sul fianco, senza forze, soddisfatti.
E' stato bellissimo.
Loro mi baciano a turno sulla bocca ed io corrispondo con piacere.
Andiamo tutti e tre a farci la doccia. Poi tutti e tre ci sdraiamo sul letto, esausti, ma sazi di piacere, mentre ridiamo pensando a quello che abbiamo fatto e già sento in me risvegliarsi il desiderio di riprovare nuovi orgasmi.
Tom intuisce subito che la serata potrebbe ancora continuare e riempie tre coppe di spumante ben freddo offrendole a noi. Brindiamo insieme e dopo una seconda coppa noto i peni dei miei due arzilli giovanotti nuovamente eretti, pronti per una nuova performans.
Ridendo mi sdraio nuovamente sul letto guardandoli con un sorriso malizioso e curiosa di vedere cos'altro hanno in mente, mentre una nuova voglia cresce in me.
Vedo che prendono dei cubetti di ghiaccio dal tavolino e, posizionandosi ai miei lati lasciano scivolare lentamente e dolcemente sul mio corpo quei cubetti ghiacciati provocando in me brividi di piacere mai provato.
Io sussulto al contatto di quelle gocce fredde mentre sento in me il fuoco divampare. Francesco si adagia su di me per un 69 e comincia a leccarmi nuovamente la vagina e clitoride mentre mi mette in bocca il suo cazzo caldo e duro che io accolgo con immenso piacere col desiderio di farlo godere ancora.
Con mia grande meraviglia vedo il mio Tom prepararsi a fare qualcosa che non gli ho visto mai fare prima.
Si mette il preservativo e dopo averlo unto ben bene vedo che comincia a lubrificare anche il sederino di Francesco, che è sopra i miei occhi.
Questa è una nuova esperienza che mi fa eccitare tantissimo, vedere da vicno il cazzo di Tom entrare nell'ano di Francesco mentre quest'ultimo mi lecca la figa e tiene nella mia bocca il suo cazzo.
Tom conosce bene i miei gusti e questo è il secondo regalo che mi fa stasera. Mentre comincio a sentire che Francesco sta per farmi raggiungere un altro orgasmo e mentre sento nella mia bocca il suo pene gonfiarsi, vedo la verga di Tom spingere nell'ano di Francesco e scivolare lentamente tutta al suo interno.
All'improvviso i movimenti di tutti e tre si fanno più rapidi, vedo l'asta di Tom scorrere velocemente avanti i indietro nell'ano di Francesco, la lingua di quest'ultimo mi sta facendo impazzire dal piacere mentre il suo pene, gonfio al massimo, va su e giu nella mia bocca e sento che sta per godere.
Dopo un po vengo presa da convulsioni per l'orgasmo raggiunto e faccio appena in tempo a togliere dalla mia bocca il pene di Francesco che mi spruzza tutto lo sperma sul mio petto, mentre vedo Tom fermarsi col suo pene dentro l'ano di Francesco facendomi intuire che anche lui ha goduto.
Rimaniamo immobili così, non so per quanto tempo, questa volta veramente esausti.
Andiamo a farci una seconda doccia e dopo di che ringrazio Tom con un bacio appassionato sulla bocca per il bel regalo di stasera, mentre penso a come ricambiargli la sorpresa, ma di questo ve ne parlerò la prossima volta.
Samantha.
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4 mesi fa
admin, 75
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Corna impreviste.
Mi chiamo Marcella, ho 27 anni, sono di media statura, bionda, occhi chiari, un bel seno di una quarta misura a goccia, con i capezzoli ben rivolti verso l'alto, un bel ventre piatto, fianchi stretti, ed un culo prominente che tanto piace ai maschi, posto al culmine di due magnifiche cosce lunghe e ben tornite. Da sei anni sono sposata con Paolo, un bel maschio abbastanza ambito dalle donne, perché ha un fisico ben scolpito anche se non palestrato, con addominali in bella mostra, braccia forti e, caratteristica migliore, ha tra le gambe un gran bel giocattolo, che spesso e volentieri mi fa divertire fino allo stremo delle forze. Ci siamo conosciuti e fidanzati molto giovani, a 17 anni e, dopo quattro, abbiamo deciso di sposarsi. Siamo una bella coppia che ha un'ottima intesa, anche sessuale, e diversi amici con i quali usciamo e ci divertiamo molto. Paolo ha ereditato dal nonno paterno, una splendida casa colonica, appena fuori la città, posta a metà di una collinetta, che la rende panoramica. L'abbiamo perfettamente ristrutturata e, nel retro della casa, abbiamo ricavato una magnifica piscina, dove entrambi amiamo prendere il sole, anche nudi, in considerazione del fatto che è ben protetta alla vista di elementi indiscreti. Ultimamente, gli impegni di lavoro sono stati talmente intensi e stressanti, da farci avere un calo di libido riducendolo ad un rapporto alquanto scarso e poco soddisfacente. Non ho mai pensato di tradire mio marito e quello che è successo è stato qualcosa di assolutamente imprevisto. Da un po' di tempo, dopo che nella zona c'erano stati alcuni furti, Paolo ha deciso di far installare un sofisticato sistema di allarme. Naturalmente me ne ha parlato e io sono stata perfettamente d'accordo su quel tipo di protezione, ma, dopo una stressante giornata di lavoro (sono un'impiegata che si occupa del recupero crediti per un'azienda), passata a discutere con vari debitori, ho deciso di tornare a casa. Stanca e stressata per il lavoro, ma, soprattutto per il gran caldo che in questa estate sembrava aver superato ogni limite tollerabile, avevo deciso che era il caso di svagarmi un po' e, quindi, me ne sono andata via in anticipo e son tornata a casa, con in testa una sola cosa: spogliarmi e fare un bagno in piscina. Sono entrata dall’ingresso posteriore, dove c'è il garage e, senza nemmeno entrare in casa, mi son spogliata nuda, consapevole del fatto che il luogo è ben riparato da occhi indiscreti e mi son tuffata subito in acqua. La sensazione che provavo era estremamente appagante; finalmente potevo crogiolarmi nel fresco abbraccio di quelle acque limpide e cristalline, senza alcun pensiero. Ho allungato una mano verso il bordo, ho preso un materassino per godermi un piacevole momento di relax, baciata dal sole. Finora sono sempre stata una persona che non ama mettersi in mostra o provocare i maschi, anzi tutt’altro e, consapevole della mia intimità casalinga, ho assaporato subito il piacere che mi derivava da quella condizione. Ero ad occhi chiusi, in piena beatitudine, quando ho sentito, all’improvviso, un colpo di tosse, come se qualcuno in imbarazzo stesse cercando di schiarisci la voce, per manifestare la sua presenza. Ho alzato la testa di scatto e…non potevo crederci: c’era un operaio, sulla scala, che si stava occupando di montare dei sensori alle finestre. Son rimasta paralizzata dalla vergogna. Solo allora mi son ricordata che Paolo aveva consegnato le chiavi ad una ditta specializzata, perché credeva che entrambi saremmo stati fuori per tutto il giorno. Ero in grandissimo imbarazzo nel trovarmi completamente nuda di fronte ad un perfetto sconosciuto.
«Accidenti! Mi scusi se ho interrotto il suo lavoro!»
Ho farfugliato, in preda ad una confusione totale. Subito dopo, però, per la prima volta, ho provato sensazioni contrastanti: era qualcosa di molto strano, mai capitato. Una parte di me suggeriva di scappare in casa a nascondermi, mentre l’altra parte mi faceva sentire intrigata da questa situazione, al punto da eccitarmi non poco. Sono stata sopraffatta da un insano desiderio di sfrenata lussuria. Potevo controllare lo sguardo di quell’uomo, senza esser vista, grazie agli occhiali da sole che indossavo. Vedevo che spesso lanciava occhiate maliziose e vogliose verso di me e questa cosa faceva emergere la mia indole da puttana e godermi una scopata all’insaputa di mio marito. Una improvvisa, quanto oscena voglia di cazzo, che mi ha travolto al punto da togliermi quasi il fiato. Ero eccitatissima. Avevo i capezzoli così duri da farmi male. Non avevo mai pensato, fino a quel momento, di far le corna a Paolo ma, quella situazione mi stava eccitando al di là di ogni immaginazione. Era un imprevisto non voluto, ma così eccitante, che ho deciso di sfruttarlo al massimo. Ho iniziato a provocarlo per verificare la reazione che avrebbe avuto. In maniera molto naturale e, fingendo indifferenza, ho iniziato ad accarezzarmi delicatamente seno e capezzoli con una mano, mentre, molto lentamente, facevo scorrere l'altra sul mio interno coscia, aprendo leggermente le gambe per fare in modo che, dall’alto, il tipo, potesse vedere la mia figa rasata e vogliosa. Ormai in preda alla lussuria più sfrenata, ho deciso di trasformare questo gioco erotico in qualcosa di più provocante e licenzioso. Ho voluttuosamente messo due dita in bocca per lubrificarle, prima di infilarmele lentamente nella figa, già fradicia di umori ed iniziare una masturbazione in piena regola. Il tizio, a questo punto, ha smesso del tutto di lavorare ed ha preso a strofinarsi il pacco al di sopra dei pantaloni, pacco che, a distanza, si presentava ben gonfio. Si è girato ed ha guadato dentro la finestra; per un attimo son rimasta sorpresa non capendo cosa stesse facendo, ma poi si è di nuovo voltato verso di me e, senza nessuna esitazione, ha aperto la lampo dei pantaloni e ha subito messo in mostra un cazzo bello grosso e duro, che ha preso a segare dinanzi al mio corpo nudo. Eccitata da far paura, ho abbandonato ogni pudore o remora ed ho aperto ancor di più le gambe, iniziando a masturbarmi con foga, senza nessun ritegno, emettendo anche dei gemiti di piacere.
«mmhuuummm… sì, bello! Che bel cazzone! mhuuumm…»
Il tizio, dopo avermi sentito gemere, è sceso dalla scala, si è spogliato mentre si avvicinava al bordo della piscina, in cui si è poi tuffato, ormai completamente nudo e mettendo in evidenza un bel cazzo davvero grosso come spessore, molto di più di quello di mio marito. Si è avvicinato, mi ha sorriso, mi ha appoggiato al bordo della piscina e, subito dopo, era tutto dentro di me. Mi ha sollevato le gambe, facendomele artigliare saldamente dietro la sua schiena; ha iniziato a scoparmi con una voluttà mai vista prima. Ormai ero travolta dal piacere e l’ho incitato:
«Sì, porco, scopami! Dammelo tutto! Sì, dai, più forte!»
Lui mi ha fissato ed ha sorriso.
«Hai una fica stretta, come piace al mio uccello, che adora dilatare e sfondare fiche da troia, come la tua! Sei la padrona di casa più sexy e troia che abbia mai visto e, adesso, sta sicura, puttana, che ti scoperemo fino a stremarti.»
Per un attimo non ho realizzato il senso delle sue parole, fin quando ho sentito un tuffo ed un altro maschio si è unito a noi: erano in due. Non ho avuto il tempo di dir nulla che l’altro mi ha presentato alla bocca un bel cazzo grosso, non troppo lungo, ma di notevole spessore, e io, dopo un attimo di esitazione e in preda alla sfrenata lussuria, l’ho accolto tra le labbra, succhiandolo. Ero sconvolta. Mi son resa conto, in un barlume di lucidità, che stavo tradendo mio marito e, per giunta, con due perfetti sconosciuti: pazzesco! Per un attimo, ho provato sensi di colpa. Poi, però, non ho avuto tempo per ripensamenti, perché sono stata travolta da un orgasmo che mi ha fatto urlare a piena voce.
«Vengo! Ancora, che vengo! Mi fai godere!»
Mi ha lasciato godere, poi si è sfilato, lasciando posto all’altro, che mi ha infilzato con un solo affondo. L’ho sentito tutto dentro e mi stava davvero dilatando, avendo un fallo di spessore più grosso dell’altro. Ha preso a chiavarmi con una violenza quasi animalesca, ho goduto subito anche con lui. L’altro allora si è messo dietro di me e, mentre io godevo, ho sentito la punta che cercava di entrarmi dietro; ho avuto un attimo d'incertezza e mi son girata, ma, nello stesso momento, lui mi è entrato tutto nel culo.
«Piano, me lo sfondi! Fa piano, che mi fai godere!»
È vero; ho avuto un orgasmo istantaneo, quando ho sentito due cazzi dentro di me. Hanno preso a pomparmi molto bene e ben sincronizzati. Ho avuto altri due orgasmi e poi, insieme, mi hanno farcito i buchi. Ho sentito il mio corpo invaso dal loro piacere e son quasi svenuta, per quanto ho goduto. Essi, dopo essersi svuotati, si son sfilati, sono usciti dall’acqua e si sono rivestiti; son tornati al lavoro senza dire una parola, come se tutto quanto non fosse mai accaduto. Son rimasta, per ancora qualche istante, immobile, quasi incredula da quanto era appena successo, ma poi ho deciso che sarebbe stato meglio rientrare in casa e rivestirmi, perché, di lì a poco, sarebbe tornato Paolo. Appena il tempo di mettermi una vestaglia leggera, da casa, che di colpo è apparso mio marito. Mi ha quasi sorpreso, perché non l’avevo sentito arrivare e mi ha lanciato uno sguardo un po’ strano; ha sorriso in un modo un po’ nervoso. Ha parlato con i due ragazzi ed essi, poco dopo, se ne sono andati ed io non li ho più visti. Appena usciti, Paolo mi ha preso per un braccio e mi ha trascinato in camera da letto. L’ho guardato senza capire, ma lui mi ha quasi strappato di dosso la vestaglia, mi ha messa piegata sul letto e di colpo mi ha penetrato con durezza.
«Ma che fai? Fa piano! Che ti prende? Sei impazzito?»
Mi ha dato una sculacciata fortissima e poi mi ha risposto duramente.
«Taci, puttana! Ho visto che ti sei fatta sbattere da quei due maschi! Sei una troia! Una zoccola sfondata! Adesso, mentre ti scopo, giurami che lo rifarai ancora, giuralo, ora!»
Ero sconvolta. Ho dovuto fare uno sforzo notevole per capir quello che voleva.
«Ma sei pazzo? Ma tu… mi stai chiedendo di…cioè vuoi che io faccia ancora cosa?»
Lui mi ha urlato ancora addosso.
«LA PUTTNA. DEVI FARE ANCORA LA ZOCCOLA, COME HAI FATTO POCO FA CON QUEI DUE. Hai capito?»
Ero sconvolta, ma molto eccitata.
«Va bene lo farò, ma perché vuoi che lo faccia? Non sei arrabbiato per le corna che ti ho appena fatto?»
«Arrabbiato? No, cazzo, no! Sono molto eccitato e voglio vederti ancora far la troia con altri, per poi scoparti, come faccio ora. Se accetti, questo sarà il nostro patto!»
Non solo ho accettato, ma lui si è organizzato per farmi trovare sempre dei bei cazzoni, che mi hanno mandato in estasi.
E pensare che avevo avuto dei sensi di colpa: che stupida!
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4 mesi fa
baxi18,
55
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Buongiorno
Non pensare al sesso non farebbe al caso tuo, nella vita l'importante è capire quale sia la propria posizione e la tua e' ai miei piedi, sei pronto a ridicolizzarti e ad assecondare ogni mio desiderio e capriccio ? Non sarai valido ma sarai utile, con il tempo imparerai a fartelo bastare.
2238
2
4 mesi fa
Ginger1982, 42
Ultima visita: 2 ore fa -
L'inganno
Dopo un periodo di pausa vanilla, due anni fa all’età di cinquant’anni suonati, avvertii nuovamente il richiamo del mio istinto di slave che ricominciava a farsi sentire, sempre con maggiore insistenza. Cominciai a cercare una Padrona e dopo un paio di tentativi di approcci con mistress, interrotti nel giro di un paio di incontri per incompatibilità, finalmente ebbi la fortuna di trovare colei che, mio malgrado, fu l’artefice del mio grande passo che, mai e poi mai, avrei pensato di fare.
Dopo la risposta della Signora al mio primo messaggio, obbedii alla richiesta di inviare alcune foto. Non ricevetti alcuna risposta fino a quando, ormai persa la speranza, senti il tintinnio di telegram che mi avvisava di un messaggio in arrivo. Aprii il messaggio e scoprii che era lei e mi convocava per un incontro conoscitivo.
Mi convocò nella palestra dove si allenava e all’orario fisato si fece trovare all’ingresso.
Era una donna matura, mora, dal viso simpatico, di fisico abbastanza abbondante, soprattutto nei seni.
Dopo che mi ero presentato, mi face entrare nella palestra dicendo alla segretaria che dovevo fare una prova, e mi disse di cambiarmi.
Scesi nello spogliatoio e, mentre mi cambiavo, mi chiedevo il motivo della convocazione in una palestra. Lì per lì infatti, nonostante mi avesse chiesto di portare la borsa da palestra, avevo pensato che sarei dovuto passare solo a prenderla e la borsa sarebbe servita per non dare nell’occhio.
Salito al piano di sopra, la Signora mi invitò a seguirla e ad aiutarla a svolgere alcuni esercizi, mi chiese di tenerle ferme le caviglie durante gli addominali, contare gli esercizi, passarle i pesi e pulire le panche ed i tappetini prima del suo allenamento.
Terminati gli esercizi la Signora mi ringraziò e mi congedò; pensai quindi di non essere il suo tipo e ne fui certo quando nemmeno rispose al mio messaggio con cui le avevo scritto che mi aveva fatto piacere conoscerla.
Dopo una settimana mi arrivò un messaggio che mi ordinava di andare casa sua. Mi chiese se sapessi cucinare e, alla mia risposta affermativa, mi disse di portarmi il grembiule da cucina.
Da lì iniziò una frequentazione con la Padrona di circa due volte a settimana, a seconda delle sue esigenze e degli impegni a casa, era infatti sposata ed il marito, come da lei riferito, era a conoscenza della sua indole dominante e le lasciava campo libero con eventuali schiavi.
Gli incontri inizialmente vennero dedicati alla sola cura e pulizia della casa, che eseguivo seguendo i suoi ordini indossando come divisa il solo grembiule. La Padrona di casa mi faceva rifare i letti, le lavatrici ed a volte mi faceva cucinare; una volta terminati i compiti assegnati venivo rispedito a casa. Nello svolgimento delle faccende domestiche la Signora si divertiva a contestarmi inesistenti imprecisioni per aver la scusa di punirmi a suon di sculaccioni o con il frustino, cosa che, mi diceva, le dava immenso piacere.
Con il tempo le richieste della Padrona si estesero all’adorazione dei piedi, ai massaggi del suo corpo, fino a sfociare nell’uso di toys ma solo per il suo esclusivo piacere. La Signora aveva un morso con fallo da legare sul viso e, quando mi voleva premiare - magari per i complimenti da lei ricevuti dal marito per la casa pulita o per un buon piatto preparato - me lo faceva indossare e me lo faceva usare o su di lei distesa o, come massimo premio, cavalcandomi e inondandomi del suo piacere.
Gli incontri andarono avanti così, con concessioni sempre maggiori fino a quando mi chiese se fossi stato in grado di fare un pompino ad un uomo. Lì per lì rimasi impietrito anche perché era un limite che le avevo rappresentato fin dall’inizio. La Signora sorrise e disse che si trattava solo di una sua curiosità e con l’occasione mi chiese di fale vedere cosa sapevo fare al dildo che spesso mi faceva utilizzare su di lei.
Con imbarazzo mi cimentai nello spompinamento del dildo e lei, nel farmi i complimenti, mi dava suggerimenti.
La cosa finì lì e gli incontri proseguirono regolarmente.
Un giorno, mentre eravamo nel letto a giocare con i suoi giocattoli, si sentì chiudere la porta di casa. Gelai. Lei nel panico mi disse che era suo marito rientrato inaspettatamente da una trasferta, uscì dalla stanza e mi ordinò di nascondermi.
Non me lo feci dire due volte, arraffai al volo i miei vestiti e mi infilai al volo sotto al letto con il cuore a mille.
Ero nel panico, avevo una paura da matti. Da sotto al letto sentivo i padroni di casa discutere senza capire le parole fino a quando lui, nonostante la Signora gli avesse chiesto di andare a parlarne in cucina, entrò di soppiatto nella camera. Smisi di respirare.
Il Signore girò per la stanza e chiamò la Padrona e le disse: “Qui c’è qualcuno!” Lei rispose “no dai non c’è nessuno” e cercò di portare il marito fuori dalla stanza fino quando io, sempre sotto al letto, non sentii cadere delle chiavi, lui si chinò alzò la coperta e mi vide. “Esci subito di lì” ordinò. Lo feci e lui cominciò a sbraitare più con me che con lei; avevo il cuore in gola non riuscivo a proferire parola, se non: “scusi non sapevo che fosse sposata…”. Il Signore si arrabbiò ancora di più indicò le foto ai lati del letto e disse: “mi prendi per il culo stronzo? Ora ci penso io a te”, e si sfilò la cintura. “Non ti siederai per un bel po', piccolo parassita” continuò.
Lei cercò di fermarlo assumendosi ogni colpa e lo invitò a uscire ed a parlarne insieme. Lui acconsentì ed io esclamai “allora posso andare?” Lui si infuriò ancora di più e disse “no stronzo!! te aspetti qui” e mi strappò i vestiti dalle mani, lasciandomi impalato solo con i boxer ed uscirono.
Sentìì grandi urla e rumori di cose che cadevano a terra… tra me e me mi promisi che se fossi uscito vivo, avrei smesso di seguire le voci della dominazione.
Poco dopo il silenzio, entrarono entrambe nella stanza con accappatoio indosso, non ci feci caso, ero devastato dalla paura.
Lui venne da me con la cinghia in mano e mi ordinò di girarmi e disse: “ora ti massacro, girati”!
Cercai lo sguardo della Padrona implorando una sua intercessione, lei mi guardò in silenzio facendo cenno con la mano di non preoccuparmi (si, pensai io, tanto ora massacra me).
Mi girai e, guardando il muro, mi trovai proprio davanti ad una foto dei Signori al mare. Chiusi gli occhi. Lui discuteva con lei e nel frattempo, a sorpresa, Slam…! Mi arrivò una frustata sul sedere. Mi fece un male boia, e d’istinto misi le mani sulle mele. “Levale subito!” urlò, “non ho ancora finito”.
Finalmente intervenne La Signora e disse al marito: “dai la punizione l’ha avuta, mandalo via”. Lui rispose: “no, andrà via con un sedere talmente rosso da non potersi sedere per un po', così ricorderà la sua avventuretta”.
“Aspetta” disse la Signora al marito, “cosa potrebbe fare per farsi perdonare?”. Lui rispose: “nulla, deve andare via con il culo a strisce”.
La Signora chiese: “e se ti facesse una pompa?” Lui rimase in silenzio. Io, interdetto, in quanto stavo aspettando un’altra scudisciata osai dire che avrei preferito di no. “Bene allora”, disse lui, “se questa stronza me lo fa bene la lascio andare”.
Sempre girato, provai in tutte le maniere a dire di no, con scuse tipo non lo so fare e non l’ho mai fatto.
Lei si rivolse a me dicendomi “con un dildo l’hai fatto” (ma che stronza pensai)”dai ti aiuto io e ti dico cosa devi fare”.
Lui ordinò di girarmi. Dal suo accappatoio faceva già capolino una protuberanza. Avvicinati e mettiti in ginocchio. Eseguii come in trance quasi non sapendo cosa stessi facendo.
Il marito aprì l’accappatoio e spuntò fuori un cazzo depilato barsotto. Lei disse: “dai prendilo in mano”. Eseguii tremolante. E continuò: “accarezzalo, disse ancora lei”. In realtà accennai ad una mezza sega e d’impeto il cazzo si drizzò.
La Padrona mi accarezzava la testa spingendomi verso il membro, ma io facevo resistenza.
Disse lei: “dai, apri la bocca”. Abbozzai una richiesta di mettere il preservativo. Come risposta ella ordinò “apri la bocca”. La spalancai e lei mi spinse dalla nuca verso il membro che entrò in bocca. La mia mano, che ancora teneva il cazzo del Signore, impedì che entrasse tutto in bocca. Lei cominciò a muovermi la testa dandomi il ritmo. La bocca era ancora spalancata e non avvolgeva bene il cazzo del Signore. Lui ordinò: “succhia bene troia”! Chiusi bocca e occhi e cominciai a fare quello che mi era stato ordinato. Lui disse: “vedi che ci sai fare?”. Dopo qualche minuto lui disse “brava zoccola, sto quasi per venire”. La Padrona mi ordinò di smettere, smisi subito rincuorato ed il membro uscì dalla bocca turgido, pulsante e ben lubrificato.
La Padrone disse al marito: “vieni qui e scopami, mentre te schiavo guarda”.
Rimasi di stucco. La padrona cominciò a scopare con il marito. Non capii più niente. Ero in ginocchio davanti al letto dove la Padrona ed il marito stavano scopando. Dopo poco vennero.
Lei scese dal letto, si avvicinò a me avvicinandomi al viso il suo sesso e disse: “bravo, vedi che ce l’hai fatta?” Seguì una grossa risata di entrambi i Padroni.
Ci rimasi di stucco. Chiesi: ”ma eravate d’accordo?” e loro due annuirono, lei disse: “con te ci voleva un aiutino, ed alla fine ci sei riuscito”.
Mi vestii e scappai senza dire una parola.
Non risposi più ai messaggi né alle chiamate della Padrona, fino a quando dopo dieci giorni arrivò un messaggio con una foto dei due Padroni, nudi sul letto e con su scritto. “Sei stato bravo, da oggi, se vorrai potrai essere il nostro schiavo, ti aspettiamo sabato alle otto, ci devi preparare la cena”. Non me lo feci dire due volte.
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4 mesi fa
criptoslave,
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Una coppia amica (i racconti di tom e samantha)
Penso a Martina e Luca, una coppia conosciuta un mese fa, al mare.
Una sera, dopo aver cenato insieme, in albergo, ci siamo ritrovati tutti e quattro sul lettone della nostra stanza. Io e Martina eravamo al centro del letto. Tom, il mio stallone, vicino a me e Luca al fianco di Martina. L'eccitazione ha cominciato a invaderci, lentamente la mano di Tom ha iniziato ad accarezzarmi e scoprire il mio seno e baciarlo, mentre Luca faceva la stessa cosa a Martina. Ormai eravamo tutti in preda ad una tale eccitazione che dopo 5 minuti eravamo nudi sul letto. Tom iniziò a leccarmi il clitoride facendomi avere orgasmi uno dietro l'altro mentre Martina mi leccava i capezzoli e Luca le leccava la figa facendo godere anche lei.
Eravamo tutti presi in un vortice di passione. I nostri gemiti non si fermavano, era un continuo godere, poi decisi di girarmi e mettermi a pecorina, lasciando a Tom la libertà di sfogare la sua eccitazione dentro di me, Martina mi imitò e si mise anche lei in posizione accanto a me, aspettando Luca e dopo un attimo un nuovo improvviso gemito collettivo dava inizio ad una nuova carica di libidine, venivamo sbattute io e Martina avanti e indietro dai nostri stalloni, con lo stesso ritmo, le loro mani strette sui nostri fianchi, sentivo entrare e uscire dentro di me violentementequalcosa mai sentito prima che mi faceva gridare e ansimare per il piacere, a tratti, ad ogni colpo.
A un certo punto girai la testa verso Martina e alzai gli occhi per guardare dietro di lei, volevo vedere l'espressione di Luca, ma il mio sguardo incontrò quello di Tom, rimasi per un attimo quasi senza respiro per la sorpresa, i nostri due porcelloni si erano scambiati di posto a nostra insaputa, ma la scoperta non mi dispiacque, anzi, mi eccitò ancora di più e Martina, che lo aveva notato prima di me, mi sorrise compiaciuta e visibilmente eccitata.
Continuavo a guardare Tom che sbatteva Martina mentre sentivo quel pistone caldo di Luca che vibrava violentemente gli ultimi colpi, prima di godere dentro di me. Alla fine crollammo esausti e di addormentammo insieme abbracciati, tutti e quattro, sognando il nostro successivo gioco erotico.
Al nostro prossimo racconto. Tom e Samantha.
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5 mesi fa
admin, 75
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Un regalo per lui (tom e samantha)
Tom mi dice che sono sempre più vogliosa e sexy e il mio corpo invitante lo manda in estasi.
Spesso si avvicina alle mie spalle per abbracciarmi dolcemente e le sue mani immancabilmente scivolano lentamente sul mio caldo seno esuberante, scoprendolo e accarezzando i capezzoli sempre turgidi mentre, chinata leggermente in avanti per favorire le sue intenzioni, sento la sua eccitazione dietro di me che cresce e vorrebbe farsi strada tra i meandri più caldi e ingordi del mio corpo che già freme e arde dal desiderio di abbandonarsi ai più arditi e lussuriosi giochi erotici, fino a impazzire di piacere.
Lui sa che mi piace essere presa alle spalle e so che gli piace tanto il mio sedere rotondo e sodo, che sogna spesso di penetrare, cosa che gli concedo ogni tanto, ma a parte questo sa inventarsi nuovi giochi per sorprendermi e soddisfarmi.
Tra un orgasmo e l'altro le nostre fantasie galoppano all'unisono, mentre immaginiamo situazioni sempre nuove e stuzzicanti.
Lo guardo avida, appena uscito dalla doccia. Mi avvicino a lui per aiutarlo ad asciugarsi mentre continuo ad accarezzarlo ed ammirare il suo fisico atletico, vedo già nel suo sguardo accendersi quella luce di desiderio, gli tolgo di dosso ll'accappatoio umido e si sdraia sul letto, nudo, noto subito il suo pene eretto, gonfio...non resisto alla tentazione...mi sfilo velocemente la vestaglia e lo slip e mi chino nuda su di lui e appoggio piano le mie labbra su quella verga carnosa, calda, profumata, con l'intenzione di regalargli un orgasmo, lo sento già mugulare..., lo inumidisco con la mia saliva e lo faccio scivolare lentamente nella mia bocca...
Continuando ad andare su e giù con la mia testa mi sdraio su di lui e metto sulla sua faccia la mia figa, umida, eccitata, sento la sua lingua accarezzarmi il clitoride, me ntre le sue mani mi allargano le chiappe e cercano di penetrarmi l'ano con un dito inumidito degli umori della mia figa, la mia eccitazione è alle stelle, sento che sto per raggiungere l'orgasmo, mi concentro affinchè possiamo godere insieme e appena sento la sua cappella gonfia e pronta ad espellere tutto il suo piacere, con un ultimo colpo trattengo nelle mie labbra chiuse quel gonfiore, decisa a non mollarlo, lasciandomi andare alle mie convulsioni orgasmiche mentre sento esplodere nella mia bocca quel nettare cremoso e caldo che con avidità ingoio lussuriosamente.
Rimaniamo così per un po con la sua lingua nella mia figa, fino ai miei ultimi spasmi e quando sento il suo pene floscio lo mollo, lo vedo scivolare via dalla mia bocca e lo accarezzo con le mie labbra leccandolo e succhiando piacevolmente l'ultima goccia del suo sperma ancora caldo.
Un pompino così non lo faccio spesso, ma a volte, come ora, sento una particolare voglia pazza di gustarmi fino in fondo quella essenza cremosa, specie quando ha un buon sapore, così faccio felice anche lui. In fondo lo merita, è il mio stallone, sempre pronto a soddisfare i miei desideri.
Alla prossima, il mio nuovo racconto. Samantha.
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5 mesi fa
admin, 75
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Ho soddisfatto tre maschi.
Mi chiamo Anna, ho trentadue anni e sono single convinta. Sono alta m. 1,70, occhi marroni, capelli neri e lunghi, bocca con labbra carnose, che sono state definite perfette per i bocchini, che amo fare in maniera davvero speciale; quarta di seno, ventre liscio e gambe lunghe e ben tornite, che confluiscono in un bel culo tondo e sodo. Lavoro nel pubblico impiego ed ho una reputazione di "zoccola", di cui vado davvero fiera. Mi piace il cazzo e non me lo faccio mancare quando capita a taglio, anche se non disdegno qualche bella leccata di fica, in specie se fatta da qualche amica sposata. Giusto venerdì scorso ero a cena con Silvia, una di queste amiche, per festeggiare la sua promozione; lavora come infermiera e da poco è stata promossa caporeparto. Con lei vi erano tre suoi colleghi: Piero, che avevo già conosciuto, anche se non intimamente, ma da fonte sicura so esser ben dotato, Luca, un ragazzo dal fisico snello e Marco, il più grande dei tre, che sospetto si scopi la mia amica, che, seppur sposata, non disdegna anche lei qualche botta fuori casa. Era una serata tranquilla, allegra, con brindisi di congratulazioni e scherzi e battute di ogni tipo, quando lei è stata chiamata per un'emergenza: suo figlio più piccolo, affidato ad una baby sitter, il marito al lavoro, era caduto e si era procurato un bel bernoccolo. Impaurita è subito accorsa per assicurarsi delle reali condizioni del piccolo, così mi son ritrovata da sola con tre bei maschietti. Mentre finivamo di cenare, la mia amica mi ha contattato, informandoci che tutto era sotto controllo e che lei, ormai, sarebbe rimasta a casa; io, se lo volevo, potevo godermi la serata. Ha sottolineato il fatto “del godere”, alludendo ai tre maschi che lei sapeva esser molto interessati a me. Una volta tranquillizzati, abbiamo ripreso i nostri discorsi alquanto birichini, perché incentrati sul rapporto uomo/donna. È emerso che Piero è attratto dalla donna che sa rendersi molto complice con il partner e, soprattutto, disponibile a giocare in assoluta libertà. Ho sorriso e ho chiesto a Luca cosa invece apprezzava in una donna.
«Il culo! Deve esser come il tuo, bello, sodo e, spero, ben aperto!»
È stato quanto mi ha risposto, con un sorriso da vero porco e tanta voglia. Per Marco, invece, una donna deve saper essere versatile, romantica e dolce, ma anche in grado di sapersi adattare ad ogni esigenza. Li ho guardati e sono giunta alla conclusione che, in qualche modo, ognuno di loro mi avrebbe scopato per un diverso motivo, ma per la mia mente correva il dubbio: sarei riuscita a soddisfare tutti e tre? La risposta me la potevano dare solo loro, così, mentre stavamo consumando il dolce, ho chiesto a loro tre se avevano qualche idea per completare la serata. Si sono dati un'occhiata e mi hanno fatto notare che erano venuti con la mia amica e, in ogni caso, sarei stata io a doverli accompagnare alle loro auto, quindi ho chiesto se volevano venir da me, per un digestivo. Naturalmente la cosa è stata subito accolta con entusiasmo. Giunti a casa, li ho fatti accomodare sull’ampio terrazzo, prospiciente il mio appartamento; da lì si gode una bella vista sulla città sottostante e, nel mentre, ho aperto una bottiglia di mirto e una di limoncello, ben ghiacciate. Abbiamo fatto qualche brindisi, poi ho messo della musica dolce, melodiosa ed essi, a turno, hanno ballato con me. Indossavo un vestito bianco di lino, abbastanza trasparente, sotto cui si intravedeva il mio intimo costituito da un perizoma, ormai infilato fra le natiche, mentre davanti divideva in due la mia fica, già grondante umori. Sentivo le loro verghe premere contro il mio corpo e poi, d'un tratto, mentre ballavo con Luca, Piero, da dietro, si è appoggiato con il cazzo durissimo fra le mie natiche e mi ha afferrato i seni, facendo scendere la parte superiore del vestito e così ha potuto slacciare il reggiseno, facendo subito schizzar fuori i miei seni, in tutto il loro splendore. Ho sentito le sue mani che hanno stretto con vigore i miei capezzoli, la sua bocca sul mio collo, dietro la nuca, il suo respiro caldo, mentre mi baciava e continuava a premere il membro contro le mie natiche. Anche Marco si è avvicinato e, piegando un po' il capo in avanti, si è impossessato con le labbra di un mio capezzolo ed ha iniziato a succhiarlo, stringendolo un po' tra i denti; quella carezza mi procurava un misto di dolore/piacere, che tanto mi sconvolge. Stretta tra di loro, sentivo i loro sessi premere contro il mio corpo, mentre ormai la mia lumachina schiumava in maniera incontenibile. Ho baciato Luca in bocca e la sua lingua si è insinuata tra le mie labbra, andando alla ricerca della mia, con cui ha iniziato una danza erotica sconvolgente. Ero tutta un fremito. La voglia si è impossessata del mio corpo e così, dopo essermi un attimo staccata da lui, li ho guardati tutti per un attimo e, con un sorriso ammiccante, li ho invitati a seguirmi.
«Ragazzi ho un comodo letto! Che ne dite di provare se è in grado di contenere la nostra passione?»
Mi hanno seguito tutti insieme e, appena varcata la soglia della camera da letto, ho sfilato il mio ormai inutile vestito e son rimasta con il solo mio perizoma, ormai oscenamente inzuppato dei miei stessi umori, che sgorgavano copiosi. Mi son girata ed ho visto che loro erano quasi completamente nudi e, soprattutto, ho avuto la conferma di ciò che avevo immaginato: ero davanti a tre splendide mazze lunghe, dure, con delle belle cappelle, grosse e rosse. Senza nessuna esitazione, mi son inginocchiata tra di loro e subito mi son ritrovata con quei membri duri e pulsanti, che si presentavano alla mia bocca in modo da farsi assaggiare. Ne ho accolto uno in bocca, quello che mi sembrava il più grosso e, sollevando lo sguardo, ho visto che apparteneva a Piero; lavorandolo bene con la lingua e le labbra, ho iniziato a coprirlo di saliva, facendo scorrere la bocca lungo la sua grossa asta, dove erano ben evidenti delle grosse vene, che lo rendevano ancora più voluminoso. Con le mani ho impugnato gli altri due e, in nessun caso, son riuscita a congiungere le dita per il notevole spessore che avevano le altre due verghe. Ho sentito un'ondata di piacere colare ben oltre il mio perizoma, ormai zuppo da far schifo. Ho continuato a scivolare su e giù lungo la splendida asta, fino ad arrivare a due grosse palle, di sicuro ricolme di crema prelibata, che avevo intenzione di gustare, fino all'ultima goccia. Le ho assaporate in bocca, una per volta, facendo gemere di piacere Piero. Poi sono risalita fino alla punta e lui mi ha messo una mano sulla testa, spingendomi il suo scettro nella bocca, con lo scopo di farlo penetrare nella mia gola. Un movimento lento, ma deciso ed ha lasciato a me la scelta di decidere, quanto infilarne in gola. Al terzo tentativo, la punta del mio naso è andata a sbattere contro il suo corpo, suscitando il suo profondo stupore.
«Accidenti, che gola profonda! Sei una splendida succhia cazzi! Meravigliosa! Una delle pochissime donne che siano mai riuscite ad ingoiarlo tutto!»
Ho sbrodolato di piacere nel sentirmi definire "succhia cazzi", ma soprattutto mi son sentita molto orgogliosa, per esser riuscita là dove altre avevano fallito. Gli ho lasciato assaporare il calore della mia bocca per un po' e poi l'ho sfilato, passando a dedicarmi agli altri due, ripetendo la stessa operazione ed infilando anche questi fin in fondo alla mia gola. Dopo di che mi hanno sollevato di peso e sdraiata sul letto; Luca mi ha sfilato il perizoma e, prima di metterlo via, lo ha portato alle labbra ed ha assaporato il miele, di cui era ricoperto.
«Profumo di cagna in calore! Sei fantastica!»
Un attimo dopo, la sua lingua è andata a lappare tra le pieghe della mia ostrica; ha cominciato ad ingurgitare il nettare che da essa sgorgava. Io, intanto, avevo la bocca piena del membro di Marco, mentre Piero continuava a brucare i miei capezzoli, torturandoli con morsi dei denti. Ho avuto il primo orgasmo! Il mio corpo si è teso come un arco e ho preso ha sussultare scossa da fremiti e brividi di piacere, che ho urlato a bocca piena. Poi è stato Luca il primo che, inginocchiato tra le mie cosce, ha appoggiato la sua splendida verga sullo spacco della mia fighetta, che pulsava pronta a riceverlo. È scivolato tutto dentro fino in fondo. Ho sentito la cappella sbattere con forza sul fondo e questo mi ha provocato un'ondata di piacere, che ha scosso di nuovo il mio corpo con un nuovo orgasmo. Ha preso a fottermi lentamente, mentre io continuavo a dedicarmi agli altri due, alternandoli nella mia bocca. Il tempo di raggiungere un ennesimo orgasmo e lui mi ha abbracciato e, ruotando su sé stesso, si è sdraiato sotto di me, che mi son ritrovata su di lui, impalata sulla sua splendida verga. Giusto il tempo di assaporare bene quel palo di carne ben piantato nel mio ventre, che Piero mi ha fatto spalmare su di lui e, inginocchiatosi dietro, ha appoggiato la sua bruciante cappella contro la mia rosetta e, con una spinta decisa, mi è penetrato tutto dentro l'intestino. Mai provata una sensazione di quel tipo; mi son sentita piena come un bignè, riempita da quelle due enormi verghe, che mi stavano devastando i buchi, ma, nello stesso tempo, hanno sconvolto la mia mente, procurandomi ondate di piacere che mai avevo provato fino ad ora. Come ho detto, sono una troia che ama il cazzo, ma questa era la prima volta che mi trovavo a gestirne tre nello stesso momento. Sconvolgente! Meraviglioso e intenso il piacere che stavo provando; era qualcosa di assolutamente nuovo per me! Mi son sfilato il membro dalla bocca e, sconvolta dal piacere, li ho incitati a farmi impazzire.
«Scopatemi più forte! Fatemi impazzire! Sfondatemi tutta! Voglio vedere! Più forte!»
Non si sono risparmiati. Hanno preso a pomparmi senza sosta, alternandosi nei miei buchi a rotazione e siamo andati avanti per tre ore, durante le quali ho perso il conto di quante volte son venuta, mentre loro mi hanno farcito ogni buco, almeno una volta ciascuno. È stata la prima e più bella orgia, che abbia mai fatto! Alla fine, ho chiesto loro se possedevo tutte le qualità che essi cercavano in una donna e, con mia sorpresa, hanno risposto che incarnavo la donna dei loro sogni. Piero mi ha detto che ero stupenda nel mio modo di succhiarlo e molto troia, cosa che lui ha apprezzato molto. Luca ha detto che avevo un gran bel culo, meraviglioso e molto accogliente, cosa che lui si aspetta di trovare in una donna. Marco è rimasto stupito della mia versatilità e disponibilità nel partecipare ai giochini che mi avevano proposto, e di come ero riuscita a tener testa a tutti e tre. Dopo quella volta ci siamo rivisti molte altre volte e, in più di una occasione, ha partecipato anche Silvia, la mia amica, ed entrambe siamo state prese e godute in ogni buco, da loro tre, oltre da Marcello, un quarto loro amico che, oltre ad esser anch'egli ben dotato, ha in più il dono di avere una fervida fantasia, che ci ha portato a godere di tante situazioni particolari, da lui create.
Mi sento troia, felice e ne vado fiera.
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5 mesi fa
baxi18,
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A casa dei suoi
La mia ex viveva con i suoi genitori (età intorno ai 45), noi eravamo poco più che 20enni. Un giorno lei era a lavoro, quindi io ero rimasto a casa. Suo padre anche era fuori per qualche commissione, la sorella era fuori città. In casa c'era solo la madre, una bella donna: non molto alta, capelli rossi appena sotto il collo, occhi castani, seno normale e culetto sodo da fitness. Una vera milf insomma, e dopo averle sgamato le foto osé sul pc era diventata il mio sogno proibito. Come nei più classici dei film porno, il volersi scopare la madre della propria ragazza. Ecco, per me era quello, l'oggetto del mio desiderio, a volte ormai ne ero ossessionato.
Ogni volta che potevo, specialmente quando ero da solo, frugavo nei suoi cassetti della biancheria intima: mutandine, perizomini trasparenti, autoreggenti, corpetti, tacchi alti e vestiti eleganti. Non ho mai trovato giochi erotici, peccato. Annusavo le sue mutandine, mi masturbavo leccandole, inumidivo con la mia saliva il filo del perizoma. E dopo aver sborrato, le rimettevo a posto, sapendo che quando le avrebbe indossate, la mia saliva le avrebbe toccato la figa e il buchetto. L'idea mi eccitava molto. A volte le ho lasciato qualche mio piccolo peletto pubico nel risvolto delle mutandine. Mi faceva sentire porco, volevo sentirmi il suo schiavo e volevo anche possederla.
Quel giorno quindi eravamo in casa solo io e lei, io impegnato a cazzeggiare al pc, lei intenta a preparare il pranzo. Indossava qualcosa di casual, da casa insomma: magliettina e una gonna jeans fino al ginocchio, e sandali con la zeppa. Ogni tanto andavo in cucina a bere dell'acqua e le guardavo sempre le gambe, era un giochino perverso per me nel quale volevo coinvolgerla, ma non sapevo fin dove potevo spingermi, ne avevo paura. Conoscevo la figa di quella donna, l'avevo vista aperta nelle sue foto, poco pelosa e carnosa, ma non potevo dirglielo. Cazzo quanto la volevo.
Decido di raffreddare i bollenti spiriti e di andare a farmi una doccia, glielo dico, e mi chiudo nel bagnetto di servizio. Era un bagno stretto, con lavandino, lavatrice water e in fondo la doccia ampia quando lo spazio tra i due muri, e una piccola finestrella per il vapore della doccia. Essendoci la lavatrice, c'era anche il bidone della biancheria sporca: era sempre una manna dal cielo. Ci trovavo mutandine e collant, perizomi, sia della madre che della sorella (altra troietta da sogno erotico...). In quel periodo estivo anche i costumi da bagno usati. Ce n'era uno molto stretto, con un reggiseno a triangolo e una mutandina che le lasciava scoperto gran parte del culo. Lo aveva messo il giorno prima in cui eravamo stati a mare. Dopo aver annusato i perizomi della sorella, ed essermi eccitato un po' con il costume della madre che mi ero passato inevitabilmente sul cazzo duro, rimettendo tutto a posto mi accorgo che il lavandino perde acqua. Poca in realtà, ma sotto si stava formando una piccola pozza d'acqua.
Sovrappensiero, ero nudo dato che stavo per entrare in doccia, indosso l'accappatoio, apro la porta e chiamo la madre della mia ex: "Vieni a vedere, mi sembra che qui ci sia il lavandino che perde acqua". Lei mi raggiunge e incuriosita mi chiede di indicarle meglio cosa avessi visto. Così le faccio capire che sotto il lavandino si stava formando una piccola pozza d'acqua, e la vede anche lei. Mi dice "Mah, strano, sarà qualche guarnizione. Quando torna mio marito glielo faccio vedere. Vado a prendere uno straccio". Si allontana un attimo per recuperare uno straccio per asciugare sotto il lavandino. Come vi dicevo, lo spazio non era molto per i movimenti in quel bagnetto. Dopo poco quindi torna, io ero fermo lì vicino, lei si avvicina a me per mettere lo straccio sotto il lavandino e si piega un po' sulle gambe, dando a me la sua visuale di una milf a pecora. Io che in quel momento ho ricordato ciò che stavo facendo prima di chiamarla, ho avuto uno spasmo quasi incontrollato.
Il cazzo mi è tornato duro sotto l'accappatoio e l'ho toccato un paio di volte per sistemarlo, sperando che non si notasse il gonfiore. E senza accorgermene ho fatto un piccolo movimento nella sua direzione, mentre lei era intenta ad asciugare. Forse inconsciamente volevo farle sentire quanto ce l'avessi duro per colpa sua. Fatto sta che lei, rialzandosi fa un movimento tale da toccarmi con il culo il mio cazzo duro, strusciandosi praticamente contro l'accappatoio. Io resto impietrito (anche perché più duro di così sarei esploso), lei si rialza velocemente e si gira verso di me di scatto, guardandomi negli occhi. Sguardo fisso, nessuna espressione nel volto. Io avevo gli occhi sgranati, cazzo duro, e non emisi parola. Qualche secondo che ricordo come un'eternità, e un silenzio che profumava di porco. L'aveva sentito, duro su di lei, aveva capito forse che volevo possederla. D'istinto il mio cazzo si mosse, un sussulto, succede a volte, i maschietti sanno di che parlo. Abbassò lo sguardo e vide il mio gonfiore, prepotente, sotto l'accappatoio. Tutto in 10 secondi. Non fiatò, si girò, chiuse la porta del bagno e tornò in cucina.
Io ancora in trans, dopo qualche altro secondo, mi tolsi l'accappatoio, entrai in doccia, e le dedicai una delle più belle sborrate.
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5 mesi fa
Alessio3Bt, 41
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Pensieri di una sottomessa
La sottomissione sessuale può essere un viaggio profondo di fiducia e intimità. È un atto che richiede vulnerabilità, dove la persona che si sottomette si abbandona completamente, liberando il proprio io in un contesto di sicurezza e consensualità. In quel momento, c'è una connessione intensa, una danza di potere e di piacere, in cui i confini si dissolvono e i desideri più profondi emergono.
La sensazione di lasciare andare il controllo, di essere guidati da un partner che si prende cura di te, crea uno spazio di esplorazione unica. Ogni sussurro, ogni tocco diventa un'esperienza sensoriale intensa. La mente e il corpo si allineano in un ritmo che è sia liberatorio che appagante, trasformando il momento in un'opera d'arte di passione e connessione umana.
In quella vulnerabilità, si trova una forza straordinaria: la capacità di esprimere e vivere i propri desideri più autentici, costruendo legami che trascendono il fisico e toccano l'anima. È un'esperienza che, se vissuta con rispetto e consapevolezza, può portare a una comprensione più profonda di sé e dell'altro.
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5 mesi fa
Jeanny, 52
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La metamorfosi di Eva (capitolo 5)
Scusate per la lunga assenza, riprendo il racconto della strada ce sta percorrendo Eva con suo marito, senza che siano entrambi consapevoli di dove li condurrà.....Si, l’ho visto un po’ demoralizzato, credeva di avere a che fare con una donna ipocrita e ritrosa invece ha trovato una disposta a tutto per di fare sesso, a dire il vero sono rimasto un po’ perplesso anch’io.Lui in bagno sicuramente si stava lavando e lei stava li in piedi, aspettava il suo turno per sistemarsi.Ad alta voce Rex in modo da farsi sentireR:-“ non credevo di trovare in te una “signora” così disponibile e vogliosa di cazzi, come hai già detto, visto che desideri essere la mia prostituta, tutto sarà più semplice, non ci sarà bisogno di forzare la mano. Perché ormai il tuo destino è segnato, volendo o no.”E:-“ma cosa hai capito???? Mi stavi scopando ed ero eccitata, ma non intendevo dire che volevo fare la puttana vera e propria, fra dire ed il fare c’è di mezzo il mare”R:-“ di fatto tu ormai sei in mio potere, ti è piaciuto il cazzo? Ebbene, ora farai la mia puttana, cosa ne pensi se facessi arrivare a tuo marito qualche immagine del tuo bel culo mentre ci gioco?E:-“ non ci posso credere che tu voglia svergognarmi veramente, eppure mi sono fatta anche rompere il culo senza chiedere niente.”R:-“ah ah ah lo vedi??? Questa è la prova che sei una puttana nata! Perché?? Volevi essere pagata?? Di sicuro c’è solo che domani tornerò e completeremo l’addestramento, voglio trovarti vestita adeguatamente, ma il trucco dovrà essere un po’ più pesante”Mentre lui si è vestito in fretta ed è uscito di casa lei stava ancora leccandosi le ferite, I miei pensieri correvano e...... Hai capito questa stronza, con me ogni volta che mi avvicinavo al suo culo faceva la ritrosa e non voleva, a lui come amante, oltre che beccarsi qualche sculaccione le ha concesso tutto quello che voleva, allora non è uno stereotipo quando si parla tra uomini dicendo che le donne con il marito fanno le vergini e con l’amante son delle vere troie!!Tutto quello accaduto oggi mi ha fatto riflettere sul modo di vedere la mia mogliettina, ora che so cosa le piace mi comporterò di conseguenza.Come sempre sono tornato a casa, l’unica differenza era che mi sono portato dietro l’eccitazione di quanto successo con Rex, nel salutarla l’ho abbracciata più calorosamente del solito, le ho anche messo le mani sulle chiappe e tirandola a me le ho fatto sentire il cazzo gia pronto e lei...E:-“ dai..... smettila, cosa ti è successo, sembrano i primi giorni di matrimonio!”Io:-“ e allora?? Non posso venire a casa ed avere voglia di scoparti? Lo sai..... questo tuo culetto prima o poi dovrai darmelo!”E:-“ si, va bene, te lo prometto un giorno di questi te lo darò, ma ora tesoro proprio non me la sento.”Dentro di me stava montando lo sconcerto e pieno di rabbia e invidia nei confronti di Rex, non ce l’ho fatta più, mi sono abbassato i pantaloni ed ho tirato fuori il cazzo.lo;-“vedi cosa mi fa starti vicino? Non puoi sacrificarti un po’ per il tuo maritino, ne ho proprio bisogno, sei passata da essere una divoratrice di sesso la settimana scorsa ad un pezzo di ghiaccio, cosa ti ha fatto cambiare così?”Lei probabilmente per non insospettire che stava accadendo qualcosa, ha iniziato a cambiare atteggiamento, ma...... ha voluto pesare il fatto che lo avrebbe fatto solo per me, non per un reciproco piacere.Io:-“ su dai..... non pesare questo almeno e poi, detto tra noi non mi importa un cazzo di quello che pensi, altrimenti per me sarebbe meglio andare a prostitute, loro almeno non ti fanno pesare niente.Visto il suo comportamento stavo perdendo l’erezione e solo a quel momento......E:-“ vuoi dire che mi scoperesti pure senza affetto?”Io:-“ certo, per me non fa differenza, quando sono eccitato scoperei anche una racchia come la mia cugina”E:-“ e va bene allora io ora sono una puttana, cosa mi faresti?”Ho capito, “ed ho fatto di necessità virtù”, forse lei sta cogliendo l’occasione di fare una prova generale, si vuole immedesimare su quelloche potrebbe accaderle ed io le farò vedere veramente cosa vuol dire essere una puttana!Io:-“ecco, facciamo che io arrivi da te come sono ora, con il cazzo che vorrebbe ma non riesce ancora funzionare, dovrai fare qualcosa per arrivare all’eccitazione voluta.”E:-“ dai, è allora!!!! Io sono qui. Sono la puttana che dovrai pagare per essere soddisfatto, cosa faresti?”L’aria si stava surriscaldando, “almeno per me e molto” non so per lei. Anzi mi stava facendo incazzare di brutto. Non me ne fregava più niente di lei, tant'è che davanti ai miei occhi non avevo più la mia mogliettina, ma solo un buco con cui avrei solo voluto provare piacere.Anzi, a questo punto una puttana mi avrebbe fatto più tenerezza, ma quella stronza non meritava niente, meritava di essere scopata e basta.L’ho girata di spalle, l’ho spinta in camera, l’ho fatta mettere in ginocchio al bordo del letto, e lei senza dire niente si è posizionata automaticamente a pecora appoggiando la testa sul materasso.Non si era nemmeno tolta la sottoveste ed abbassata le mutandine, ma ho sistemato tutto io in un attimo violentemente, l’elastico che aveva in vita le limitava l’apertura delle cosce, non potevo mettermi in mezzo le sue, così ho aperto le mie chiudendole i polpacci tra le mie ginocchia ancora meglio, poi mi sono posizionato vicino a lei, con una mano mi sono abbassato il cazzo che ormai non tenevo più, glielo ho piazzato al buco del culo e con una unica spinta gliel’ho piantato dentro fino alle palle.Non era stata preparata amorevolmente per una cosa del genere e il suo ano che già si stava riprendendo dall’inculata mattutina non era pronto ad una cosa del genere.Nemmeno lei si aspettava una reazione così violenta da parte mia e considerando che me la sono inculata senza lubrificante capivo il suo dolore, il suo lamentarsi, si lamentava molto di più di quello che le aveva provato la mattina con Rex.Non me ne è importato niente, non mi sono messo a scoparla, le ho lasciato il cazzo piantato dentro di lei il più possibile tirandola a me presa per i fianchi.Io:-“ eccoti accontentata puttana da strada, ecco cosa devi aspettarti da qualche cliente.”Continuavo a spingerlo dentro il più possibile, tanto stavo spingendo che sentivo il prepuzio tirare il fremulo, questi tirare di continuo mi ha portato a raggiungere l’orgasmo più bello della mia vita, di solito raggiungevo in silenzio, ma quell’orgasmo ha provocato in me anche il bisogno di manifestarlo verbalmente con un ahhhhh che non finiva più, sono rimasto dentro di lei sempre tirandola a me.Solo allora lei:-“ si, tesoro, ora capisco cosa intendi dire , con me non hai mai provato un piacere così, ed è piaciuto anche a me, ti voglio sempre così.”Ormai persa l’erezione mi sono staccato da lei dandole una sonora pacca su una chiappa e esclamando :-“ la mia puttana, ti piacerebbe veramente farla?”Con sorpresa sento lei :-“si, mi è piaciuto molto, vorrei essere proprio una puttana, mi sono sentita veramente donna e amata.”Lei ormai avrebbe dovuto sistemarsi, per questo si è alzata in piedi e tolta la vestaglia, ha lasciato le mutandine alle ginocchia e come è successo con Rex le ho visto uscire dello sperma dal culo, e messasi la mano dietro è corsa in bagno; sono stato contento di vederla così.Non credevo alle mie orecchie, credevo che finito quello che le ho fatto chiedesse la separazione, invece.... pur trascurando il suo piacere, pur avendogli procurato dolore ha sentito piacere e soddisfazione.Mi sono chiesto se veramente le donne desiderano questo, mi chiedevo è questo amore? Si può amare in questo modo, può una donna sentirsi desiderata e amata così?Le donne per me resteranno sempre un mistero. Ma sono intriganti proprio per questo.La sera a tavola per cena nuovamente abbiamo parlato di cosa era accaduto poco prima e restammo dell’idea che per entrambi la cosa era stata molto piacevole ed io visto che lei aderiva senza fuggire all’argomento ho voluto approfondire il tutto e lanciavo dei discorsi per sentire cosa mi rispondeva.Io :-“piacevole vero fare la puttana, magari solo perché fatta per finta.”E :-“ forse è così, ma credo che tutto stia nel come vengono impostati i discorsi ed i presupposti.”Ho capito che l’ho sempre giudicata male, ho sempre pensato che fosse “dal punto di vista sessuale” una ipocrita. Ma mi stavo rendendo conto che l’ipocrita a quel punto ero io.Io :-“ ora capivo quelle coppie che frequentano i club prive, si possono amare anche frequentando sessualmente persone diverse.”E :-“ è si, l’amore non è solo sesso tra due, l’amore comprende molte più cose, tra cui la famiglia, i figli, l’affetto.”Io :-“ cosa vuoi dire? Che se io ti proponessi di fare per me la puttana o di frequentare un club prive tu accetteresti.Eva che non voleva scoprirsi del tutto metteva sempre dei ma, dei se, e dei forse....,E :- “ se fossi sicura che tu desideri una cosa del genere da me e se fossi sicura che comunque mi ameresti come mi ami ora credo che vorrei farti contento.”Io :-“ va bene tesoro, non ne sono sicuro, ma se a te piace vorrei provare a portarti in uno di quei club o a fare un giro in un posto frequentato da puttane”.E :-“ va bene, se lo desideri anche te mi sta bene.”L’eccitazione per questa svolta grazie a Rex era fortissima, non abbiamo finito nemmeno di cenare che eravamo nuovamente a letto, senza romanticismi, senza carezze, ma solo col desiderio di possesso e di sesso.Lei ormai credo ancora stesse facendo prove per capire cosa sarebbe stato il suo nuovo gioco, perché credo che per lei, a differenza di Rex questa sia solo una cosa liberatoria di tutti quegli stereotipi.Di fatto con me supino mi ha cavalcato alla grande portandomi all’orgasmo in pochissimo tempo, lei resasi conto di questo per equilibrare le cose, con il cazzo completamente dentro si è masturbata alla grande.Io distrutto da quei due orgasmo senza fine ho aspettato lei per andare a letto e, ho iniziato nuovamente a raccontarle i miei desideri e lei......
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5 mesi fa
Soniatravslave, 54
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L'intrus* (parte 1)
Come detto, io e la mia ex eravamo scambisti, e lei era bsx. Ci eccitava molto tanto da arrivare anche allo scambio separato. Ma andiamo per gradi...
Ne parlavamo ogni tanto, del tipo "mi immagini con quella, o con quello? e tu immagini me? ti piacerebbe?" e cose simili. Ovviamente era tutto un eccitarsi reciproco, a parole siamo tutti bravi ad accettare le cose. Finché non ci capitarono 2 occasioni: questa è la parte 1 del racconto...
Festa in spiaggia di sera, compleanno di una nostra amica. La mia ex aveva turno a lavoro serale, quindi non sapeva poi se ci avrebbe raggiunti o meno (difatti poi non arrivò). Io ero lì a bere, ballare, divertirmi con gli altri. Tra gli invitati, c'era una tipa con la quale ogni tanto avevamo avuto un rapporto a 3 (farà parte di un altro racconto, non temete!). In pubblico ovviamente cercavamo di non dare mai nell'occhio, ci limitavamo ad un rapporto di normale amicizia, anche se c'era sempre quel non so che che ci stuzzicava e spesso si voleva andare oltre. Quella sera, mancando la mia ex, non c'erano i presupposti perché accadesse qualcosa. Mi sbagliavo.
Passata la mezzanotte, fatti gli auguri, e bevuti un po' di cocktail e birre, si decise di fare il bagno di notte. Il mare era una tavola e la situazione era divertente e allegra. Si entra in acqua in 6 o 7, non tutti volevano farsi il bagno. Tra questi c'ero io e la nostra amica. Andiamo un po' al largo, comunque si toccava il fondo, quando uno dei ragazzi più ubriachi, essendo al buio, si toglie il costume e inizia a sventolarlo in aria ridendo e scherzando... la situazione diventa comica, tutti iniziano ad imitarlo, anche quelle amiche e amici più timidi. L'alcool ha anche alcuni pro a volte. Noi maschietti più scemi fingiamo di rubare il costume alle ragazze, ma tutto fatto nella goliardia più tranquilla. Io però guardavo lei, la nostra amica, aveva tolto lo slip, e io anche non avevo il costume, e man mano, con quel poco di luce che ci concedeva la luna, ci guardavamo con la coda nell'occhio e ci si avvicinava l'un l'altro.
A poco a poco, i ragazzi si diressero verso riva uscendo dall'acqua, si vedevano a malapena. Io restavo lì, lento nel ritornare, e lei faceva lo stesso, finché abbastanza vicini non iniziammo a scherzare con l'acqua e ad avvicinarci... Fu lì che le dissi "Vieni qui..." e la strinsi a me, facendole sentire il mio cazzo già duro, che premeva sulla sua gamba. D'istinto lei cerco con la sua mano sott'acqua il mio cazzo, e lo prese con forza chiedendomi "Che vuoi fare?". Io senza troppi complimenti le dissi "Questo..." e la presi a cavalcioni, facendole attorcigliare le sue gambe al mio corpo, uno di fronte all'altra. Le puntai il cazzo sulla figa, che nel frattempo avevo iniziato a sgrillettare con le dita, era calda. Lei gemeva, e in un attimo mi infilò la lingua in bocca, mentre io attendevo solo un suo segnale. Mentre io, camminando arrivai un po' più al largo, in cui miei piedi toccavano e l'acqua l'avevo appena sul petto, lei si staccò un attimo dopo quel bacio appassionato, e ansimando ancora disse "Scopami!".
Non ci pensai due volte, e con il mio corpo che vibrava ancora al sentire quell'ordine, le infilai il mio cazzo duro dentro la sua figa calda come burro fuso... La sbattevo, ci baciavamo, il mio cazzo dentro la sua figa e le lingue intrecciate, e l'acqua di mare che ci inebriava. Mi disse "Non mi sborrare dentro", le risposi, "Tranquilla, girati ora...", e si girò dandomi le spalle. Volevo il culo, e le puntai il cazzo lì, ma mi disse fermamente di no. Così semplicemente la iniziai a scopare "a pecora" mentre con una mano le tenevo la gola, e con l'altra la sgrillettavo. Mi incitava, le piaceva, stava godendo. Quando ad un tratto...
Dalla riva arrivarono urla "Oh ragà, ci siete? Andiamo??", i nostri amici ci stavano invitando ad uscire. Forse sgamati o forse no, io risposi con un ironico "Ok, arriviamo...", e lei scoppiò a ridere. Verbo azzeccato. Ma va bene così, fummo interrotti sul più bello, ci baciammo ancora, rimettemmo i costumi e uscimmo, maliziosi come mai, senza badare a commenti qualora ci fossero stati.
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5 mesi fa
Alessio3Bt, 41
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L'inizio
Incipit: tutto quello che leggerete nei miei racconti sono mie vicende personali realmente accadute.
C’è stato un periodo in cui, con la mia ex compagna, eravamo scambisti e lei bsx. Per noi il mondo dell’eros era un piacevole svago, e incontrare coppie o singole una intrigante realtà. Non c’erano taboo tra noi, il sesso e l’eros ci piacevano in tutte le sue forme, eravamo di mentalità aperta a 360°.
Una volta eravamo soli in casa dei suoi, genitori giovani, e noi poco più che ventenni. Stavamo lavorando al pc, quando ad un certo punto apro per errore una cartella del padre: foto osé dei genitori, bellissime. Lui un bel uomo, ben dotato anche, lei in pose erotiche, gambe aperte con poca peluria… io strabuzzai gli occhi, la mia ex arrossì sorridendo… ci eccitammo, e scoprimmo che frequentavano un sito di videochat erotica. È così che nacque tutto tra noi, e ne seguimmo il percorso. Iniziammo a giocare in quella videochat, e da lì scoprimmo qualche sito di incontri (tra cui anche Desiderya).
Ci piaceva entrare in sintonia con altre persone, appagate da questo mondo come noi. Lei era bsx, quindi cercavamo principalmente coppie con lei bsx. Io ero affascinato da quanto era sensuale e porca lei, a suo agio tra lingue di alte donne e di altri uomini, tra leccare una figa pulsante o un cazzo duro, per poi baciare me e farmene assaggiare i sapori. All’inizio non scambiavamo, era più che altro un gioco soft. Ma poi l’eccitazione prese il sopravvento e iniziammo a giocare con coppie con scambio completo. E non solo. Mi appassionavano le sue voglie bsx, ogni tanto aveva “strane idee” nel volermi vedere in giochi soft con altri uomini. Non ci volle molto per accontentarla, io ero più che altro attivo: le piaceva vedermi mentre un uomo insieme a lei o alla compagna mi masturbava o mi spompinava. E onestamente piaceva anche a me. Non ho mai penetrato, non è mai stato di mio interesse. Giocavo soft, e andava bene così.
Una volta, successe che incontrammo altre 2 coppie (conosciute qui su Desy) a casa di una di queste. Eravamo tutti presi bene, c’era chi scopava da una parte, chi succhiava dall’altra, chi godeva gridando, fregandosene dei vicini… Ad un tratto, io ero impegnato con una lei di coppia, mentre la mia ex era con l’altra coppia. Mi stava segando divinamente mentre slinguazzava un po’ me e un po’ il marito. Eravamo presi bene, avevamo bevuto un po’ di vinello, quando ad un certo punto lei guardò me e poi guardò il marito e… mentre continuava a segarmi, con l’altra mano prese la mia e me la portò sul cazzo duro del marito e mi disse “vai, vai tranquillo…”.
Lui sorrise, io mi eccitai molto, lei scese a spompinarmi eccitata mentre guardava la mia mano, e io iniziai a segare dolcemente il cazzo duro del marito. Mi sentivo strano ma eccitato, e d’impulso mi voltai a guardare la mia ex: era a pecora mentre l’altro tipo se la stava scopando alla grande mentre lei leccava la figa bagnata della compagna, e incrociò il mio sguardo: si eccitò non poco, iniziò a farsi sbattere più forte e mi sorrise come a dire “divertiti!”. Mi piaceva segare quel bel cazzo duro e sentirlo pulsare nella mia mano, mentre la moglie mi stava spompinando, e mentre la mia ex si stava facendo scopare a pecora mentre leccava una figa. Una visione ancora molto chiara nella mia testa, seppur siano trascorsi più di 10 anni...
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5 mesi fa
Alessio3Bt, 41
Ultima visita: 2 settimane fa -
Il compleanno della sua amica
Eravamo giovani, lei aveva già le sue forme da ragazza, io ero in piena crisi ormonale. Mi eccitavo segretamente quando in bagno trovavo i suoi perizomi, le mutandine, i reggiseni, i collant…
Lo facevo anche con la lingerie di mia madre, ma con quelle di mia sorella, tutto era più eccitante. Dalla biancheria sporca, spesso, prendevo i suoi perizomini e li annusavo, li vedevo macchiati a volte, e mi eccitavo, masturbandomi al solo pensiero di vederla indossarli. Sborravo copiosamente, a volte anche all’interno delle mutandine, provando a pulire ma tanto li avrei rimessi nella biancheria sporca.
Ogni tanto, capitavano fugaci visioni, magari mentre lei era intenta a prepararsi per uscire e quindi andava avanti e indietro seminuda tra il bagno e la sua camera, e io fingevo di passare casualmente in corridoio, per vederla ed eccitarmi poi nella mia stanza. Lei mi guardava ma faceva finta di nulla, era abbastanza normale che stessimo in intimo in casa mentre ci si preparava. Si era messa in tiro quella sera, era il compleanno di un’amica: gonna nera sopra il ginocchio, collant color carne, tacchi neri, camicetta bianca un po’ scollata e giacca. Una coda di cavallo che raccoglieva i suoi lunghi capelli castani e un filo di trucco. Era una gran figa. Mi chiese di accompagnarla, non guidava ancora, e poi a fine serata di andare a riprenderla. Le dissi ovviamente di sì, mi eccitava già solo l’idea di continuare a guardarla. Nel tragitto in macchina non perdevo occasione di guardarle le gambe e i tacchi, mi stava eccitando, avevo pensieri che mai avrei pensato di poter rivolgere a mia sorella. Ho avuto la sensazione che ogni tanto se ne fosse accorta, perché si teneva la gonna in modo che non si alzasse o si sistemava la camicetta che nei sobbalzi della strada ogni tanto lasciava intravedere il reggiseno. Arrivammo a casa della sua amica, uscì mostrandomi quel bel culetto che aveva, e mi disse con un sorriso “Ti avviso io quando puoi venirmi a prendere, ok?!”. Le feci cenno di sì, le sorrisi anche io e ci salutammo. La guardavo allontanarsi mentre sculettava, chissà forse lo stava facendo apposta? Non lo so. Attesi di vederla entrare e tornai a casa, molto eccitato.
Verso mezzanotte e mezza mi chiamò, chiedendomi di andarla a prendere. La sentii piuttosto su di giri, d’altronde era una festa di compleanno. Arrivai da lì a poco, mi aspettava già fuori, capelli sciolti, giacca in mano, camicetta appena più sbottonata di come la ricordassi, e quel solito bel culetto con gambe incrociate ad attendermi. “Ciao!” mi disse sorridendo… “Ciao” le risposi sorridendo anche io, “tutto ok? Com’è andata la festa?”. Soliti convenevoli del caso, ma una cosa mi era balzata agli occhi, aveva un po’ bevuto, lo si sentiva nell’aria di alcool che emanava. “Mah, tutto ok, sai come sono queste feste, si balla, si beve, amici che ci provano…” e mentre lo diceva mi guardava e rideva. Io la ascoltavo divertita, d’altronde è più piccola di me di qualche anno, e ci ero passato anche io. Un po' di radio in macchina nel tragitto, abbassa il finestrino e si accende una sigaretta. Le dico “dai oh, non in macchina, rimane la puzza poi”, e lei per tutta risposta, con un sorriso malizioso, mi fa “Ah, questa cosa di me non ti piace, eh?!”. Ci rimasi di sasso. Mi aveva sgamato? Credo proprio di sì, cioè, è l’unica cosa a cui pensai. Non fiatai più per tutto il ritorno, e lei si fumò la sua sigaretta, compiaciuta.
Entrammo in casa, i miei erano ancora fuori essendo un sabato sera. Avviandosi verso camera sua barcollava un po’, sarà stato l’alcool della festa in contrasto con i suoi tacchi, entra in camera e si lancia di petto sul suo letto. Con gli occhi socchiusi mi fa “Mi aiuti a mettere il pigiama, sto un po’ sfatta”… io non riuscivo a credere alle mie orecchie. Iniziai a sentire il mio cazzo avere una improvvisa seppur lieve eccitazione. Mi avvicinai, era sdraiata di viso sul cuscino e mi dava le spalle, non poteva vedermi. Mi sedetti alla sedia bassa li vicino, la aiutai a togliersi i tacchi lentamente, ne sentivo l’odore, e mi stavo eccitando sempre di più. I movimenti dei suoi piedi e delle sue gambe mentre glieli toglievo mi stavano facendo impazzire. Mentre poggio i tacchi per terra si era sbottonata la camicetta e con un gesto me la porge, restando di spalle, mostrandomi la schiena con il reggiseno attaccato e la chioma di capelli che lateralmente dava sul letto, senza mai guardarmi. Con un gesto lento si avvicina con la mano alla cerniera della gonna e mi dice “mi aiuti a sfilarla?”, e nel dirlo inarca un po' la schiena, mostrandomi la rotondità di quel culetto che tanto avevo desiderato nei miei pensieri più perversi. Io non ci stavo capendo più nulla, avvicinai la mia mano alla sua quasi tremante, e le tiro giù la cerniera, che le allarga la gonna in vita, pronta ad essere tolta. Lei lascia andare la sua mano sul letto e con un gesto mi fa un cenno come a dire “fai tu che non c’ho forze”.
Io le abbasso la cerniera, mi alzo e la cingo con le mani, provando (o facendo finta) a non toccarle il culo, ma era impossibile. Le sfilo pian piano la gonna, godendo non poco di quella visione che mi si stava presentando: i collant color carne su quel culo meraviglioso che bramavo, che lasciavano intravedere il suo perizoma nero sottile tra le natiche, con qualche pizzo qui e lì. Lei inarca ancora un po' il culo e quasi ordinandomelo mi dice “toglimi i collant”. Non ce la facevo più, capivo lo stato di ebrezza in lei, ma il mio stato di eccitazione ormai era agli sgoccioli. Sentivo il cazzo premermi sulla patta dei jeans, ero arrapato e duro. Con i pollici mi frappongo tra l’elastico dei collant e quello del perizoma, lungo i suoi fianchi, prendendo per errore su un solo lato anche il perizoma, ed inizio a sfilarle i collant. Lei capisce che il gioco sta diventando pericoloso e con una voce un po' più seria mi redarguisce con un “Solo i collant!”. In quel momento ho capito che era comunque vigile, e che mi stava davvero provocando, non era per nulla fuori di sé, anzi. A quel punto, per stare al gioco le rispondo “Ok, come preferisci” e le sfilo tutti i collant liberandole le gambe e quei piedini che farebbero la felicità di qualsiasi feticista. D’istinto le porto al mio naso, l’avevo fatto un sacco di volte quando le trovavo nella biancheria sporca per assaporarne l’odore. Lei sente il mio inspirare e maliziosa mi dice “ti piace il mio odore?”, ed io “sì, molto, e anche la visione”. Non avrei mai creduto possibile una mia frase del genere davanti a lei, ma ormai ogni freno inibitore era saltato, da parte di entrambi. Tant’è che lei mi risponde così: “Se c’è qualcosa che vorresti fare ora, falla, e resterà tra noi”.
Non potevo crederci, era un desiderio perverso che stava diventando realtà. L’istinto animale e primordiale mi ordinava di scoparmela a pecora selvaggiamente, c’era odore di sesso nell’aria. Mi soffermai sul suo culo inarcato, mi avvicinai col viso, annusando ed odorando lì dove il perizoma solcava di più, tra la rosetta del suo culetto e quella figa rigonfia di voglie. Con la punta del naso le toccai una natica lì vicino ed inspirai forte, sentendo in lei un lieve gemito, e le risposi semplicemente “Ok”. Quell’odore di figa bagnata mi aveva inebriato, e decisi di realizzare quei desideri che avevo sempre fantasticato: mi sedetti ancora accanto a lei avvicinandomi al suo corpo il più possibile, mi abbassai e poi tolsi jeans e mutande, lasciando svettare il mio cazzo duro e pulsante, che lei non poteva vedere perché era girata dall’altra parte, e continuando ad annusarla iniziai a segarmi dolcemente, beneficiando di quegli odori, umori e visione. Sì, mi stavo segando davanti al culo nudo e racchiuso in un perizoma di mia sorella, e ad ogni mio sospiro, sentivo anche lei vogliosa gemere un po’. Ad un tratto vidi nuovamente la sua mano muoversi, come ad invogliarmi, ad avvicinarmi. E la mia mente non perse tempo: mi avvicinai con il mio cazzo duro, e glielo misi in mano.
Gemette appena e lo strinse forte, e vidi l’altra sua mano andare verso le sue parti basse. Io avvicinai la mia alla sua mentre me lo stringeva e la accompagnai in una sega dolcissima, insieme, mentre con l’altra mano le accarezzavo la schiena e il culo. Fu un qualcosa di celestiale, mia sorella mi stava segando e io la accompagnavo, mentre lei si masturbava senza essere vista. Avvicinai l’altra mia mano all’altra sua, lei all’interno del suo perizoma, io all’esterno: era fradicia. Mi inumidii un po’ le dita, annusai e leccai i suoi umori, era tutto così peccaminoso e porco, e piacevole e dolce. Sentii il mio cazzo indurirsi pronto a venire, provai a rallentare il ritmo delle nostre mani per goderne al meglio, ma non servì a molto: le lasciai il controllo, e la sua mano mi fece sborrare in maniera abbondante un po' sulla sua schiena, un po’ per terra, e un po’ sul suo letto. Colava la mia sborra tra le sue dita, la sola visione di quella scena, ancora mi aiuta nei momenti di solitudine. Mi chiese un fazzoletto, glielo porsi, tutto senza guardarmi mai. Si pulì la mano e mi disse “Beh, buonanotte ora, vai, metti che tornano mamma e papà”. Io ero ancora inebriato da tutto quanto, fui solo capace di dirle “Ok, vado, buonanotte”, e me ne andai in camera mia. Ancora in preda a quell’orgasmo, ancora con il fiatone. Ancora con la voglia e la speranza che, magari in un altro momento, avrei potuto osare di più da quella insolita e piacevole nuova scoperta. L’incesto con mia sorella.
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5 mesi fa
Alessio3Bt, 41
Ultima visita: 2 settimane fa